:: Le interviste di Lady Euphonica (usatele con cautela): Elisa Torsiello

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Joe Wright. La danza dell'immaginazione, da Jane Austen a Winston ChurchillDopo alcune opere di narrativa, questa volta tocca a un saggio, in particolare a “Joe Wright. La danza dell’immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill”, edito da Bietti.

Così leggiamo nella descrizione:

“Sono pochi i registi capaci di trasformare grandi romanzi in film epocali. Joe Wright è uno di questi, maestro degli adattamenti letterari – da “Orgoglio e pregiudizio” ad “Anna Karenina”, passando per “Espiazione” – con i suoi movimenti di macchina coreografici, gli omaggi al mondo dell’arte, cast stellari spesso capitanati dalla musa Keira Knightley. Pubblicata all’indomani di “L’ora più buia” – protagonista Gary Oldman, vincitore del premio Oscar 2018 per la sua interpretazione di Winston Churchill – e impreziosita dai contributi di due collaboratori storici, il direttore della fotografia Seamus McGarvey e il compositore Dario Marianelli (premio Oscar per la colonna sonora di “Espiazione“), la monografia italiana dedicata alla produzione di Joe Wright ne analizza l’intera carriera, inclusi gli esordi in tv e le pubblicità per Chanel, sempre in bilico tra realismo e fantasia.”

Ne parliamo con l’autrice, Elisa Torsiello, che ringraziamo di aver accettato di rispondere alle nostre domande.

Partiamo dal principio, ovvero dal titolo. Per chi conosce Joe Wright, quella “danza dell’immaginazione” richiamerà alla mente almeno una manciata di suggestioni. Però, ponendo di non aver mai visto un lavoro del regista britannico, puoi spiegarci il perché di questa scelta?

Se pensiamo ad alcune delle opere più famose di Joe Wright (“Anna Karenina” o “Orgoglio e Pregiudizio”) le prime scene che ci verranno in mente sono quelle di danza, impiegate dal regista come metafora della nascita della passione e di sentimenti tra I protagonisti. Con “danza” ho voluto soprattutto riferirmi al modus operandi di Joe Wright, al suo particolare utilizzo della cinepresa. La danza infatti non è solo quella compiuta fisicamente sullo schermo dai personaggi, ma è anche quella della sua macchina da presa che si muove elegante e silenziosa tra i protagonisti.

Se non sbaglio, durante una tua recente intervista hai dichiarato che quello per Joe Wright non è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Puoi raccontarci come è invece nato questo amore duraturo?

Diciamo che sin dalla prima visione di “Orgoglio e Pregiudizio” rimasi piacevolmente affascinata da Joe Wright. Mi piacque come si fosse rapportato a un testo classico come quello della Austen, donandogli una freschezza perduta. Però è vero, non lo annoverai subito tra I miei registi preferiti. Anche se l’interesse di subito forte e lampante. La passione scoppiò del tutto con Espiazione. Quel film mi sconvolse così da tanto che mi fece uscire dalla sala convinta che il mio futuro sarebbe stato nella critica cinematografica. Mi portò a interessarmi ad aspetti più tecnici prima del tutto ignorati.
I film successivi (“Il solista”, “Hanna”, “Anna Karenina”) non fecero altro che confermare questo “amore” per il cinema di Joe Wright. Fino a “Pan” che, pur deludendo le mie aspettative, mi ha portato a scrivere questo libro.

Del tuo testo mi ha colpito in particolare lo stile: si tratta di un saggio scritto come un romanzo. Credo che tu sia riuscita – e non è semplice – a fondere la competenza per l’oggetto (o gli oggetti, se parliamo dei singoli film) dell’analisi con una passione profonda. Puoi pertanto essere letta con profitto da chi ben conosce l’opera di Wright, ma anche da un neofita che abbia voglia di lasciarsi guidare dagli stimoli interpretativi che proponi. Ti riconosci nella mia descrizione? Quali erano i tuoi obiettivi, quando hai cominciato a scrivere?

Il mio obiettivo principale era quello di far conoscere Joe Wright a un pubblico più ampio possibile e recuperare un’autorialità che spesso non gli viene riconosciuta. Ho evitato di utilizzare tecnicismi o espressioni da “addetti al lavoro” proprio perché il mio interesse non era quello di mostrare le mie conoscenze tecniche, ma far conoscere semplicemente Joe e la sua immaginazione messa in campo.

Questa rubrica è dedicata in particolare (non solo, ma principalmente) alla conoscenza di autori e realtà cosiddette emergenti. Volevo quindi chiederti come ti sei mossa per cercare una casa editrice.

Devo ammettere che per una volta nella vita sono stata molto fortunata. Appena finita la stesura della prima bozza ne ho inviato una copia alla Marsilio Editore e una alla Bietti. Conosco entrambe molto bene, avendo a casa un sacco di volumi di entrambe le case editrici, soprattutto della seconda visto che la collana Heterotopia si occupa principalmente di registi e quelli pubblicati sono volumi dedicati ad autori che mi piacciono molto (Nolan, Paul Thomas Anderson, Wes Anderson). Poco dopo quella che sarebbe stata la mia editor mi ha contattata chiedendomi di vederci al Lucca Film Festival perché interessata al mio volume. E il resto è storia.

In alcuni film, più che in altri, si avverte la profonda influenza che il teatro ha avuto sullo stile e sulla poetica di Wright (nell’uso dello spazio, nello studio prossemico ecc.). Quali sono, a parte il cinema, le “influenze” di Elisa Torsiello?

La storia dell’arte. Forse è per questo che mi ha sin da subito attratto il cinema di Joe Wright. Mi ricordo che alle superiori e poi all’università era un piacere studiare l’opera di grandi pittori e scultori come Canova, Michelangelo, Caravaggio, David Waterhouse ecc.
Ovviamente ha giocato un ruolo principale nella mia formazione anche la letteratura, da quella più commerciale (soprattutto in età adolescenziale) a quella più introspettiva.

Dato che questa volta parliamo di un saggio, vario leggermente la formulazione dell’ultima domanda che in genere pongo agli intervistati.
Se potessi suggerire a Joe Wright un romanzo da adattare, quale gli consiglieresti? E che attori gli proporresti di scegliere per i ruoli principali?

Adoro questa domanda. Sicuramente “Miele” di Ian McEwan. Joe è uno dei pochi che sa trasporre sul grande schermo i romanzi di questo autore (che poi è il mio preferito, ma dettagli). Come attori suggerirei quelli che mi sono immaginata nel corso della lettura: Saoirse Ronan, Tom Hiddleston, Tom Hardy e Rufus Sewell.
Altrimenti un’altra storia che ho sempre sognato che Joe Wright portasse sul grande schermo è quella tra Mary e Percy Bysshe Shelley. Sicuramente la versione che ne trarrebbe sarebbe molto meno edulcorata di quello stucchevole romanticismo che tanto caratterizza quella portata recentemente al cinema con Elle Fanning.
Come attori forse Keira Knightley e Aaron Taylor Johnson.

Elisa Torsiello, Joe Wright. La danza dell’immaginazione, da Jane Austen a Winston Churchill, Bietti Heterotopia, http://www.bietti.it/negozio/joe-wright-la-danza-dellimmaginazione-da-jane-austen-a-winston-churchill/

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