:: La dea di Morgantina. Il ritorno della madre terra (Bonfirraro, 2015) di Emilio Sarli a cura di Daniela Distefano

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La dea di Morgantina - BonfirraroIl plot di questo libro ci parla di un nostos singolare: il ritorno a casa della dea di Morgantina, di un mitologico capolavoro sganciato dal castone di terra, costretto in mani furtive, peregrino per le botteghe d’oltralpe e d’oltreoceano.
Dopo aver vagato per il mondo, la statua – dal 2011, nel Museo archeologico di Aidone- incanta di nuovo la Sicilia. Attraverso le vicende del protagonista Alfeo Rosso, prende corpo la parabola della dea di pietra. Il lettore si ritrova così catapultato nel tempo di Ducezio da Mineo e del suo sogno di dominio e libertà, duemilacinquecento anni prima. E la narrazione si trasforma in fiaba, un favola triste ma anche destinata a sovvertire i limiti e lacci del Tempo.

Una mattina di primavera sotto i portici dell’agorà (Ninfodoro)incontrò l’amore. Le chiese il nome, si chiamava Castalia, come la figlia del dio fiume; i primi raggi del sole erano gradevoli e nello zéfiro svolazzava la chioma d’oro della fanciulla, scapricciata, col sorriso dolce sulle labbra e tanta luce negli occhi. Si guardarono intensamente, si abbracciarono con passione, si baciarono a lungo”.

Erano felici Ninfodoro e Castalia. Ma una febbre letale s’impadronì del corpo di Castalia e, pian piano, si spense la luce dei suoi occhi. Il suo amato Ninfodoro vorticò nel precipizio, della mente e del corpo. Fu in una di quelle nottate nelle quali l’assillo fa male e graffia il cervello, le voglie sono trafitte e uccise dagli abissi del cuore, che un tarlo s’insinuò, come un chiodo fisso, nella sua testa: una statua per Castalia, perenne ricordo di un amore bello e fugace. Non perse tempo e si mise subito all’opera.

Allora, se Castalia non tornerà più, voglio fare per lei il monumento più bello del mondo, dev’essere la prova della bellezza del nostro amore!”.

Nella valle di Morgantina echeggiavano gli schiocchi delle mazzuole, il picchettio delle martelline di Demetrios, Kalistos e Philippos accompagnati dalla poesia di Alexandros. La statua doveva essere alta come dieci palmi di mano e ancora più. La testa doveva essere di marmo e così i piedi e le mani.
Gli abiti dovevano aderire bene al corpo, quasi fossero bagnati, la figura poteva essere ammirata da ogni parte. La scultura assunse così le sembianze della madreterra che – abbandonato l’Olimpo, arrabbiata con Zeus e tutti i numi – si fa donna calata sull’ecumène per trovare la Kore. La dea di Morgantina divenne e resta il simbolo di un amore immortale, carico di quel magnetismo che allontana ogni bizzarro schiaffo della sorte.
E incarna anche quel bisogno di ‘leggenda personale’ insito nel cuore di ogni essere umano. Forse per questo ne siamo così affascinati,oggi più di ieri, e smuoviamo mari e monti per andare a vedere se davvero quei panneggi, quelle pieghe, quel corpo di moderna eternità, sono in grado ancora di intrecciare l’anima. Un libro dallo stile sostenuto, posto ad un livello superiore di narrazione, lingua, immaginazione. Volutamente aulico, per affondare le incertezze che circondano i misteri, gli enigmi, i rebus della Sicilia, una terra attraversata da quadrati bianchi e neri come un cruciverba.

Emilio Sarli (Padula, http://www.emiliosarli.it) è avvocato, componente del Centro Studi e Ricerche Pietro Laveglia del Vallo di Diano e presidente del Caffè Letterario Il Meridiano. Segue tematiche giuridiche, storiche e ambientali, ha collaborato con riviste di diritto e ha pubblicato opere di narrativa e saggisitica.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Alberto Bonfirraro della casa editrice “Bonfirraro”.

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