Il mondo dove il tutto accade è il regno di Fizzland, l’anno è il 1065 e per Bjorn e la sua famiglia ogni cosa cambierà con l’arrivo di un tremendo nemico che ha la forma di neve e ghiaccio. Questo è lo scenario di “Bjorn il morfirio” di Thomas Lavachery, edito da Gallucci. Il “Demonio bianco” prenderà d’assedio i villaggi dei vichinghi, compreso quello dove vive Bjorn. L’obiettivo è preciso: sterminare la popolazione e prendere tutte le anime di ogni singolo essere vivente. Tra gli abitanti del villaggio che cercano di sfuggire al gelido nemico ci sono Bjorn e la sua famiglia. Il gruppo decide di rintanarsi in casa per trovare riparo (c’è un richiamo all’esperienza di noi chiusi in casa con il Corona-virus), mentre, per altri abitanti invece la reclusione forzata causerà forme di pazzia, di egoismo e comportamenti inaspettati. Il protagonista Bjorn è un ragazzino e lui e la sua famiglia resistono, stanno a casa e non escono, perché sanno che il pericolo è lì fuori e che basta un attimo per diventare le sue prede. Ed è proprio in questa clausura forzata che in Bjorn comincerà a succedere qualcosa. Il ragazzo spesso e volentieri farà dei sogni dove s troverà a combattere come se fosse un guerriero e, giorno dopo giorno, risveglio dopo risveglio, Bjorn cambierà davvero. Da ragazzino timido e impacciato, si trasformerà in ciò che mai avrebbe pensato di diventare. Qualcuno gli farà notare che quel suo nuovo coraggio e maestria nel combattere ricordano molto il morfirio, un raro eroe nordico, ma Bjorn non è del tutto convinto di questo. Comincerà a cambiare pensiero, quando una serie di inaspettati eventi (la casa distrutta dalla neve, la scoperta che i nemici sono interamente fatti di ghiaccio, il trovare quella che diventerà la sua inseparabile compagna di avventure in una magnifica spada e nuove amicizie), porteranno Bjorn ad agire sul campo e a mettere in uso tutte quelle nuove qualità (energia, astuzia, intelligenza, intuito, coraggio e passione) per salvaguardare le persone che ama e la sua terra. Il romanzo è il primo capitolo di una saga con protagonista il giovane Bjorn e ha preso forma da una storia che l’autore stesso raccontava a suo figlio da piccolo. Ora, quell’avventurosa narrazione è leggibile grazie alla pubblicazione fatta in Italia da Gallucci. Nel libro c’è l’avventura, c’è un po’ di mitologia nordica con troll, giganti, lupi mannari e draghi, che permettono al lettore di immergersi un’atmosfera narrativa tipica del fantasy. Non solo, perché ad una lettura ancora più profonda si intuisce anche che il libro può essere identificato come un romanzo di formazione, perché Bjorn vive in prima persona quello che è identificabile come un percorso di crescita, di maturazione, di scoperta del sé, di nuove competenze che erano sopite nel proprio io. Non a caso, il protagonista sarà coinvolto in una serie di eventi dove lui dovrà superare prove su prove per trovare e portare un po’ di pace. “Bjorn il morfirio” di Thomas Lavachery è una bella avventura narrativa, corredata dai disegni realizzati dell’autore, che evidenzia quanto situazioni di forte stress e pericolo possano indurre le persone (in questo caso Bjorn) a trovare il meglio delle proprie qualità da tempo sopite. Traduzione Simona Mambrini.
Thomas Lavachery è nato nel 1966 a Bruxelles, dove vive. Ha cominciato la sua carriera come disegnatore di fumetti, pubblicando le sue prime strisce a diciott’anni sulla rivista “Tintin”. Ha poi lavorato prima come sceneggiatore e poi come regista in una casa di produzione cinematografica. Ha diretto due documentari, uno dei quali dedicato alla spedizione sull’isola di Pasqua condotta nel 1934 da suo nonno, l’archeologo Henri Lavachery.
Source: inviato dall’editore Gallucci. Grazie a Marina Fanasca dell’ufficio stampa.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
Nota: disponibile anche in ebook, in alternativa scegli il punto di consegna e ritira quando vuoi.


Chiara Marchelli è nata ad Aosta e si è laureata in Lingue Orientali a Venezia. È autrice di quattro romanzi, una raccolta di racconti e un saggio su New York, la città dove vive. Insegna Letteratura Contemporanea, Traduzione e Scrittura Creativa alla New York University. Nel 2017 ha pubblicato Le notti blu (Giulio Perrone Editore), selezionato tra i dodici finalisti del Premio Strega.
Oggi vi parlo di un tè delizioso, leggero, dolce, Rosa d’Oriente Tè verde, della famiglia dei tè verdi, consigliati al mattino essendo molto depurativi dalle scorie della notte. Questo è ottimo e speziato, composto di sencha cinese, gunpowder, Wu Lu, Pai Mu tan, Jasmin, erba cedrata, boccioli di roselline, fiori di calendula, aroma di mango e rosa, e fiordaliso.
Tra le iniziative atte ad aiutarci ad affrontare questa emergenza, c’è sicuramente quella che permette la possibilità di scaricare gratuitamente, dai principali negozi online, quasi tutti i migliori libri della letteratura mondiale, nelle traduzioni più prestigiose. Da lettrice, che si occupa di libri su questo blog ormai da anni, è una cosa che mi colpisce nel profondo, la creatività, non solo artistica, ma anche solidale ha davvero mille modi di esprimersi, e questo è sicuramente segno che per quanto distruttivo sia questo virus noi abbiamo la possibilità di neutralizzarlo. Per cui qui va il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno operato perchè questo si sia realizzato: editori, traduttori, redattori. Anna Karenina, nella traduzione di
Una storia in apparenza come tante, quasi scontata. Una storia di violenza che raggiunge però un epilogo inatteso e non funzionale alla trama classica di una storia del genere, ma semmai alla comprensione profonda dei protagonisti.
Il giorno della nutria, di Andrea Zandomeneghi, è un romanzo dedicato alle parole e alle immagini del pensiero conscio e inconscio di un uomo pieno di nevrosi irrisolte, in una giornata particolare. Del dipanarsi della giornata di Davide, assistiamo al breve prequel, alle motivazioni e alla soluzione dell’enigma iniziale: la scoperta di una nutria scuoiata e congelata sugli scalini di casa, con tutte le implicazioni, le attribuzioni e i possibili significati, visibili e nascosti. Nello scioglimento dell’enigma, Andrea non fa sconti alle immagini da incubo presenti nella realtà, come quando racconta della malattia della madre di Davide, né a quelle del sogno o dell’ebbrezza: niente edulcoramenti né giustificazioni. Un libro coraggioso e ricco di citazioni provenienti da letture evidentemente assimilate dall’autore e non pretestuose, che fa ben sperare sulle case editrici e sugli scrittori autentici.
Grazie a Fazi nei negozi online o direttamente sul loro sito in formato epub o mobi potete scaricare gratuitamente, da oggi a lunedì 22 marzo, l’ebook di
“Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica” edito da Marsilio è il nuovo libro di Massimo Cotto. Nel titolo, oltre al rock, riecheggia il “Decamerone” di Boccaccio (citato all’inizio di ogni nottata), e questo ci fa capire che il lettore farà un viaggio in una sorta di metaforica peste (vita di eccessi estremi) la quale, nel corso del tempo, ha colpito il mondo del rock. Vero, qui non ci sono un gruppo di ragazzi che si ritira in un luogo protetto per salvarsi dall’epidemia, ma ci sono storie su storie, grazie alle quali Cotto ci intrattiene. Lo speaker ci accompagna un viaggio nelle vite dissolute e sregolate di molti artisti della musica rock, organizzando i contenuti del libro in Dieci nottate, più un momento intitolato “Prima dell’alba”, alternati a frammenti narrativi nei quali lui racconta la sua infanzia e adolescenza a Genova. “Decamerock” ti porta nelle vite vissute all’estremo, che sono sì un po’ maledette, ma che hanno anche tante fragilità e un fascino travolgente e appassionante. Per esempio c’è il Club del 27 dove si trovano quei cantanti che morirono, per una strana coincidenza, tutti a 27 anni. Qualche nome? Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse e tanti altri con alle spalle una vita breve, fatta di eccessi, dove la musica era però il cuore che li animava. Tanti nomi, tanti cantanti e musicisti che sono passati alla storia per ciò che suonavano o per la band dove militavano, ma anche per dei retroscena non sempre noti. Un esempio? Avete mai sentito la musica di Moondog? Lui, all’anagrafe Louis Thomas Hardin, era un compositore e musicista americano, non vedente, e nonostante questo compose musiche eccellenti, scrisse poesie e inventò pure strumenti musicali. Lo si notava subitoperché, oltre a vivere come un homeless, girava sempre con un lungo mantello e un cappello in stile vichingo. Che dire poi di John Bonham, che non sapeva suonare strumenti musicali e che diventò il batterista ufficiale dei Led Zeppelin di Jimmy Page e Robert Plant. Bonham suonò in ben nove album della band, prima di morire a soli 32 anni, dopo aver bevuto litri su litri di alcolici e super alcolici. La cosa interessante del libro di Massimo Cotto è che l’autore non si limita a narrarci le vite del mondo del rock e del jazz, perché lo scrittore ad un certo punto tra i lunghi viaggi, le stanze di albergo, le bottiglie di alcool , ci infila la musica classica con Mozart e Paganini. Mozart con la sua morte ammantata da un’atmosfera misteriosa e con quel “Requiem” che compose poco prima della sua scomparsa e prima di finire in una fossa comune. Accanto a lui, la figura istrionica di Paganini, che conquistò tutti per la sua bravura così fuori dalla norma, tanto che i suoi coevi pensavano avesse fatto un patto col diavolo per suonare in quel modo. “Decamerock” di Massimo Cotto è una lettura davvero piacevole, perché se da un lato, ti fa conoscere la dimensione umana e nascosta degli eccessi esistenziali di molte icone della musica, dall’altro, ad ogni storia letta, si sente l’irrefrenabile bisogno di andare ad ascoltare quella musica del passato che ti conquista anche nel presente.
Tra quarantene e coprifuochi in questi giorni si sta più tempo in casa, non si può andare a teatro, non si può andare al cinema, non si può andare nei musei, o alle presentazioni dei libri, almeno in alcune regioni, e ammetto non è facile, capisco come si deve sentire chi è agli arresti domiciliari, o anche confinato a casa per motivi sanitari per la salvaguardia di sè stesso e degli altri. Lo so il momento è difficile, in Italia da alcuni giorni viviamo sotto assedio, sprattutto a causa della paura, di contagiarci, di contagiare involontariamente gli altri, di ammalarci con tutte le incognite del caso. Non sottovalutiamo il problema, e seguiamo le indicazioni delle autorità preposte alla nostra sicurezza. Ma ecco teniamoci occupati, nella certezza che bene o male questo periodo difficile finirà, tutte le influenze hanno un inizio e una fine. Lasciamo lavorare i medici, i virologi, gli scienziati e noi che non possiamo fare niente di attivo cerchiamo di passare il tempo in modo proficuo, non sempre attaccati a smartphone e TV. Un telegiornale alla sera è più che sufficiente per capire cosa sta succedendo. Il resto del tempo perchè non lo occupiamo a leggere un classico che non tramonta mai: I Promessi sposi? Bene o male tutti ne abbiamo una copia in casa, di varie edizioni. Ma sul serio, non a capitoli come si faceva a scuola (io a scuola lo odiavo, non capivo cosa ci vedesse Lucia in quel bietolone di Renzo), ma dall’inizio alla fine come un romanzo “normale”. Saprà sorprendervi. Innanzitutto è una storia a lieto fine, insomma la “peste” che colpì Milano in qui tempi lontani alla fine finisce e sia Renzo che Lucia, gli “eroi” del romanzo, possono coronare il loro sogno d’amore. Insomma un po’ di ottimismo ci vuole di questi tempi, ne converrete. Poi è un classico senza tempo, e il Manzoni è meno buonista di quanto si potrebbe pensare. Nella sua analisi di usi e comportamenti è lucido e sferzante, ci presenta molti nostri difetti italici, e anche qualche pregio, e lo fa senza cinismo o cattiveria. Prendete solo l’assalto al Forno delle Grucce, forse vi ricorda qualcosa. Poi è una storia in cui si ride, Manzoni è molto spiritoso, ironico, anche buffo a tratti. Il personaggio di don Abbondio per esempio è molto comico. E si sa ridere fa bene e alza le difese immunitarie. Non scherzo, è vero. Dunque togliamo dalla polvere quel tomo e iniziamo dall’inizio:
























