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:: Le mie sirene. E del Cilento fino a Stromboli di Francesco D’Angiolillo (L’ArgoLibro editore 2019) a cura di Nicola Vacca

1 luglio 2019

COPERTINA_le mie sirene-page-001Francesco D’Angiolillo, scrittore e cantautore, dedica al mare la sua creatività.
Il suo grande amore per il mare (soprattutto quello straordinario del suo nativo Cilento) è il tema fondamentale della sua opera.
Si putésse è il titolo del suo ultimo cd. Tutte canzoni dedicate al mare. Meravigliose poesie scritte da Francesco in dialetto cilentano.
Da L’ArgoLibro editore esce in questi giorni Le mie sirene. E del Cilento fino a Stromboli.
Un romanzo breve che ovviamente ha come protagonista il mare e Antonio, un giovane pescatore di Ascea alle prese con le svolte della sua esistenza che avvengono durante una notte di pesca alle alici.
Il pescatore nel bel mezzo della sua battuta di pesca viene colto da una tempesta.
La barca subisce un’avaria al motore e lui si ritrova alla deriva in balìa delle correnti.
Inizia qui il vero viaggio nell’esistenza di Antonio che viene soccorso da un mercantile e si ritrova sull’isola di Stromboli.
L’autore scrive pagine brillanti di bella poesia per raccontare le emozioni di Antonio che sul mare intraprende soprattutto un viaggio alla ricerca di se stesso seguendo la rotta del pesce azzurro.
Dove c’è il mare non finiranno di nascere storie singolari e di grande spessore umano.
Francesco D’Angiolillo racconta la sua e quella di Antonio che nel naufragio incontra il grande amore della sua vita.
Tra venti di scirocco e fotogrammi variegati di colori, il mare è quello straordinario caleidoscopio di meraviglie che contiene un universo che noi abbiamo il dovere di preservare.
Ogni mattina Francesco appena sveglio apre la finestra e guarda se c’è ancora il mare.
Davanti alla bellezza del suo incantevole infinito prende la chitarra e trova l’ispirazione per scrivere le sue storie dove l’acqua e l’elemento che dona la vita.
Davanti al mare lo scrittore apre il taccuino e inventa i suoi romanzi che parlano del mare e della sua gente, e di noi che senza il mare non siamo niente.

Nota: scheda dell’editore qui.

Source: libro arrivato dall’ ufficio stampa al recensore.

:: Armenia e Nagorno Karabakh di Mauro Morellini (Morellini editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

30 giugno 2019
Armenia e Nagorno Karabakh

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Paese misterioso e affascinante l’Armenia, territorio antichissimo ai piedi del monte Ararat. Così antico che a oltre 2000 metri a Karahundj si trovano i resti di un osservatorio astronomico neolitico precedente di secoli a Stonehenge.
Crocevia tra Europa e Asia, culla della cristianità testimoniata dalla presenza di moltissimi monasteri medioevali (tra i più conosciuti Sevanavank, fondato nel 929, Sanahin e il complesso di Tatev, raggiunto in cima ai monti dalla più lunga teleferica del mondo) e chiese e cattedrali, meta di pellegrinaggi religiosi, ricco di cultura e tradizioni enogastronomiche, l’Armenia è un paese solo da pochi anni al centro delle mete turistiche degli italiani, che l’hanno scoperto quasi per caso attirati dal suo paesaggio perlopiù montano, incontaminato, quasi deserto, dei 3 milioni di abitanti ben un milione risiede nella capitale Yerevan, città cosmopolita caratterizzata da un’ intensa vita notturna e di giorno da attività culturali e conviviali.
L’Armenia guarda all’Europa, come dice Mikayel Minasyan già Ambasciatore d’Armenia presso la Santa Sede, e l’Europa guarda all’Armenia si potrebbe dire, molti infatti eleggono questo splendido paese come meta turistica e culturale anche grazie al rafforzamento e ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti, oltre che delle strutture alberghiere per merito dei lungimiranti politici locali. Il resto l’ha fatto la natura, perlopiù inaccessibile e difficile da conquistare.
Mauro Morellini, titolare della Morellini Editore, con la guida ‘Inisder’ “Armenia e Nagorno Karabakh”, aggiornata e di semplice consultazione (oltre al cartaceo c’è anche il formato ebook) l’ha resa finalmente più accessibile, svelando anche molti dei suoi tesori così gelosamente conservati fino a oggi.
Tante le attrattive, dalle acque termali di Jermuk, con sorgenti calde naturali, che ne hanno fatto una delle più rinomate località di villeggiatura dai tempi dell’epoca sovietica, ma si potrebbe andare più indietro nel tempo fino al periodo zarista.
Alla zona del vino, con numerosissime cantine, tra cui una grotta che testimonia la vinificazione del mosto già in epoca preistorica, alle montagne, rinomate per gli sport invernali come quelle del Tsaghkunyats, agli alberghi super lussuosi come il Golden Palace Hotel di Tsaghkadzor, lussuoso resort a 5 stelle che ha ospitato capi di stato come Putin e Chirac, con tutti i confort e una veduta spettacolare delle montagne circostanti.
Insomma modernità e antichità si fondono lasciando inalterato il fascino di terre ancora perlopiù preservate dal turismo più affollato. Per chi ama insomma il silenzio, la pace e la contemplazione.
Ma davvero tante ancora sono le cose da vedere, e soprattutto non si può lasciare l’Armenia senza aver assaggiato il brandy armeno o visitato la maestosa cattedrale di Myar Dajar, il più antico sito cristiano in Armenia.
Al termine una sezione dedicata alla scoperta del Nagorno Karabakh, regione al centro di una disputa territoriale tra Armenia e Azerbaijan, ma di fatto estensione dell’Armenia, di cui possiamo ammirare il Monastero di Dadivank, il sito archeologico di Tigranakert, e la bellissima capitale Step’anakert.
Insomma se avete dei risparmi da parte e vi piace viaggiare, anche in modo piuttosto avventuroso, sembra che l’Armenia faccia al caso vostro, considerate solo il periodo in cui programmare il viaggio considerato che ci sono estati molto calde, fino a 44 gradi nella capitale, e inverni estremamante rigidi con temperature ben sotto lo zero, ma questa guida vi sarà preziosa anche per queste scelte. Dunque infine che dire se non: buon viaggio!

Mauro Morellini dopo essere stato l’editore italiano di Rough Guides con il marchio Fuori Thema, è ora titolare del marchio Morellini Editore. È autore per Hoepli del best seller “Expo Milano 2015 For Dummies”, “Milano for Dummies”, di “Giubileo 2015 for Dummies”. e “Taranto for Dummies” e per la sua stessa casa editrice della guida ‘Inisder’ “Armenia e Nagorno Karabakh”. Ha collaborato con Gambero Rosso, Guide L’Espresso, Donna Moderna e Starbene. Ha inoltre pubblicato “Bolognesi” per Edizioni Sonda e “100 libri di Enogastronomia” per Unicopli.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Morellini.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il naufragio della ragione – Reazione politica e nostalgia moderna di Mark Lilla (Marsilio 2019) a cura di Giulietta Iannone

29 giugno 2019

Il naufragio della ragioneMark Lilla, saggista americano, docente universitario, collaboratore di riviste americane e inglesi, intellettuale eclettico e stimato, è l’autore di Il naufragio della ragione un libro quanto mai necessario nei nostri tempi confusi per capire quali forze, idee, strutture di pensiero sono alla base della sfiducia, del pessimismo, se non del vero e proprio catastrofismo che intride la nostra epoca.
Il naufragio della ragione è composto da una prefazione dell’autore, tre sezioni (pensatori, correnti ed eventi), e una postafazione.
Il libro racchiude tre saggi su pensatori del primo Novecento: Franz Rosenzweig, Eric Voegelin e Leo Strauss, inoltre l’autore analizza due movimenti intellettuali contemporanei: i neo-con, un importante filone della destra americana, e un piccolo ma interessante movimento dell’estrema sinistra accademica, devoto a un “nuovo ordine” capace di sfidare l’apparente deriva della storia che vede profonde affinità tra san Paolo, Lenin e Mao. E infine troviamo un saggio relativo a un singolo evento (i terribili attentati jihadisti francesi a Parigi nel gennaio 2015) che contiene due articoli che Lilla scrisse per il “New York Review of Books” relativi a due libri Il suicidio francese di Eric Zemmour e Sottomissione di Michel Houellebecq in cui i francesi, e il mondo intero con loro, cercarono una chiave di lettura illuminata per dare senso ai drammatici fatti appena trascorsi.
Il naufragio della ragione in sintesi analizza con acume e perspicacia una forza tellurica che sembra scuotere in modo sempre più incisivo il dibattito sociale e politico di questi anni difficili che stiamo vivendo: la nostalgia. Per un passato, per un Eden perduto di cui non ci restano che le macerie. La nostalgia, questo sentimento tardo romantico sembra il carburante propulsore dello “spirito reazionario”, spirito che ha attraversato tutta la storia contemporanea, ma proprio a causa della sua immaterialità e indefinitezza non è mai stato sconfitto dalla storia, a differenza dello spirito rivoluzionario che ha portato nel Novecento a tragedie e derive totalitaristiche, di cui è il contraltare.
Ma quando le cose iniziarono ad andare male, quando la storia prese l’accidentata strada che la sta portando verso l’abisso? Su questo i cosiddetti teorici della reazione sono divisi: per alcuni l’après moi le déluge va ricercato a partire dall’illuminismo, altri dalla Controriforma, per altri ancora prima, a partire dal Medioevo.
Per capire tutto ciò Lilla sceglie tre pensatori del Novecento, i su citati Franz Rosenzweig, Eric Voegelin e Leo Strauss, e ne studia il pensiero, le origini familiari, e li mette a confronto. Poi analizza le correnti intrise di nostalgia, animate e vivificate dallo spirito reazionario così volubile e volatile, attaccato per molto tempo come retrivo e oscurantista, relegato ai margini del discorso pubblico, e invece oggi quanto mai vitale e quasi riabilitato.
Interessante lo sguardo che dà ai fatti di gennaio 2015 occasione per un’amara riflessione su dove stia andando la società Occidentale e su quali siano stati i germi intellettuali, le idee che hanno portato a questa deriva, questa indubbia crisi che stiamo vivendo. Nella postfazione poi termina con un affascinante parallelismo letterario che ci porta a confrontare Don Chisciotte e Madame Bovary.
Tanti dunque sono i concetti analizzati con spirito lucido e partecipe, tanti i fraintendimenti in cui spesso cadiamo che Lilla stigamatizza e disvela. Innanzitutto pone come punto fermo la sostanziale differenza che esiste tra conservatori e reazionari, spesso confusi. Chiarito questo concetto tutto acquista nuova luce e maggiore chiarezza.
Certamente va ammirata la vasta cultura di Mark Lilla che passa elegantemente e senza apparente sforzo intellettuale da riflessioni teologiche, storiche, letterarie, filosofiche, politologiche rendendo però il testo di fatto complesso, un tantino ostico per il lettore non avvezzo a queste tematiche. Usa un linguaggio abbastanza settoriale il cui intento non è certo quello di farsi capire da tutti ma solo da persone culturalmente preparate per non perdersi tra accenni, ironiche frecciatine, riflessioni e sottintesi.
Un po’ del sapore iniziatico dello gnosticismo è calato anche su di lui, anche se forse non del tutto consapevolmente. Tuttavia io ho trovato il testo una lettura stimolante e ricca di rimandi e approfondimenti su concetti che forse non avevo mai messo in relazione a tematiche politiche o politologiche.
Propedeutiche alla lettura di questo testo sono molte letture dalle Lettere di San Paolo, al Corano, alla Città di Dio di sant’Agostino, al Libretto Rosso di Mao, davvero troppe per una sterile elencazione ma Lilla parla a lettori che questi testi li conoscono e possono seguire le sue divagazioni sempre intelligenti e mai avulse da una anche divertente verve polemica.
Destra e sinistra, Europa e America, mondo accademico e opinione pubblica, Islam e cristianesimo, sembra che il mondo contemporaneo viva di blocchi contrapposti, antinomie pervase da una nostalgica tensione verso una mitica e immaginaria età dell’Oro, un mondo ideale intriso di valori tradizionali dall’onestà alla purezza di intenti, alla rettitudine che virtuosamente governavano l’agire umano.
Non si può non rivolgerci all’origine delle religioni o per meglio dire dei miti ancestrali che lasciano nell’uomo contemporaneo alcune delle poche certezze che ancora gode, preoccupato dalle incognite del futuro.
Sottovalutare questo significa precludersi una delle chiavi interpretative più che mai necessarie per comprendere il mondo contemporaneo, dalla Russia di Putin all’America di Trump, e le loro politiche di restaurazione e ordine, che sembrano attrarre tanti consensi, ma possono nello stesso tempo contenere i germi di derive dagli sviluppi ancora non del tutto prevedibili. Traduzione dall’inglese di Stefano Travagli e Anita Taroni.

Mark Lilla (1956) insegna al Dipartimento di Storia della Columbia University. Collabora con la «New York Review of Books» e altre riviste americane e inglesi. Autore di diversi volumi, in Italia sono usciti Il Dio nato morto. Religione, politica e Occidente moderno e Il genio avventato. Heidegger, Schmitt, Benjamin, Kojève, Foucault, Deridda e i tiranni moderni (2010). Con Marsilio ha pubblicato L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica (2018).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Marsilio.

:: Una favolosa estate di morte di Piera Carlomagno (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

27 giugno 2019

Una favolosa estate di morteTerra di mezzo, di tradizione e di mistero. Terra di Basilicata, fra i Sassi di Matera e Potenza. Terra che sta per essere nominata Capitale della Cultura 2019. E terra protagonista di un duplice omicidio. Due corpi vengono ritrovati per caso, avvinghiati in un ultimo abbraccio all’interno di un’apertura di un calanco. L’atmosfera è tesa e silenziosa. La natura fitta e prepotente sembra fermarsi appena l’indagine ha inizio. Se ne occupano il magistrato Loris Ferrara e l’anatomopatologa Viola Guarino. Due personalità forti e competenti, in grado di osservare e delineare il percorso da seguire da poli opposti. Riusciranno a incontrarsi mai?
Chi sono le vittime? Si parla di amanti, di un uomo influente e di una ragazza bellissima ma sola. Si parla tra le vie e nei negozi, si ottengono piccole informazioni preziose. Si ricostruisce il loro passato e il loro presente. Si scattano fotografie, si preleva materiale utile e si cerca di entrare in contatto con i luoghi che li hanno visti in vita. Mentre il magistrato Ferrara segue la procedura e si affida alle carte, Viola segue anche l’istinto. Perché lei lo sa fare bene, sa che ogni indagine è una missione, le sue visioni le saranno utili. Perché lei ha un “dono” particolare.
In questo noir il male e la tradizione camminano paralleli, la prevaricazione psicologica ha un’importanza unica. La speculazione senza scrupolo alcuno lascia senza parole. L’autrice non dimentica l’amore e la gelosia, l’odio radicato da troppo tempo e il potere che può essere rappresentato in mille modi.
Questo romanzo è femmina, è donna. Con la capacità di dare e di togliere, con la forza di uno sguardo, con la cattiveria impressa in una parola. Con l’abitudine ad essere chiusa in sé e l’autonomia di confidarsi solo a pochi.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Piera Carlomagno è giornalista professionista e presidente dell’associazione noir “Porto delle nebbie”, che organizza il SalerNoir Festival.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Sette rose per Rachel di Marie-Christophe Ruata-Arn (Sinnos editore 2019) a cura di Viviana Filippini

24 giugno 2019

Sette rose per RachelElena ha quasi 18 anni ed è la protagonista del romanzo “Sette rose per Rachel”, scritto da Marie-Christophe Ruata-Arn e pubblicato da Sinnos. Elena ha tutto dalla vita, è bella, benestante, ha amici e ogni cosa. È l’adolescente viziata che più ha, più vorrebbe. Mentre il suo compleanno si avvicina, e la ragazza è convinta di trascorrerlo con il fidanzatino Arthur, a Ginevra, la madre le fa una sorpresa (non tanto amata però dalla ragazza) portandola in Italia. Motivo del viaggio è la messa in ordine della casa della nonna morta un anno prima. Elena si lamenta ogni singolo momento, poi arrivata in quella casa da svuotare, la giovane scoprirà che lo stabile non è vuoto come sembra e oltre ai mobili -e secondo le dicerie del paese- qualcuno in quelle mura ci vive e si muove ancora. Elena, che ritrova anche l’amico d’infanzia Matteo, all’inizio vorrebbe andare via, poi però capisce che quella strana presenza nella casa abbandonata è in stretto rapporto con la defunta nonna Rachel. In un romanzo che è un perfetto mix tra situazioni verisimili e fantasia, Elena dovrà fare i contri con il fantasma che vive nell’abitazione di nonna Rachel. La protagonista si approccia allo spettro anche se non lo vorrebbe udire, però quella cosa o resti di un individuo che si fa chiamare Tita chiede di essere ascoltato da lei, proprio per farle sapere come sono andate davvero le cose. Un ascoltare che aiuterà Elena a scoprire dolorose verità nascoste che da sempre hanno minato l’esistenza di sua nonna Rachel, di Tita e di suo nonno. “Sette rose per Rachel” è un romanzo di formazione nel quale la protagonista grazie alla scoperta della vita della nonna, riuscirà a compiere un percorso di crescita emotiva che la aiuterà a diventare più adulta e meno capricciosa. Elena dovrà fare i conti con il tormentato Tita, con Matteo l’amico di sempre che forse non è solo amico, con Arthur che arriva dalla Svizzera, con sua madre che non le crede, con le chiacchiere e i pettegolezzi di paese su sua nonna Rachel e Tita. Un magma di eventi che scuoteranno nel profondo la giovane protagonista. E sarà proprio grazie alla tormentata storia d’amore vissuta dalla nonna Rachel in gioventù, che Elena imparerà a conoscere il passato della sua famiglia materna, compresi quegli eventi drammatici che segnarono per sempre la vita dei suoi nonni e di quel fantasma che la assilla. Non solo, perché la quasi maggiorenne Elena, proprio grazie alle esperienze della nonna e in soli nove giorni (tempo in cui si svolge la narrazione) imparerà ad ascoltare e a conoscere se stessa, comprendendo i sentimenti in contrasto presenti nel proprio animo e imparando a riconoscere quali sono le persone, le scelte, le cose e le azioni davvero importanti per la sua esistenza. “Sette rose per Rachel” della Ruata-Arn è quindi un romanzo di formazione vero e proprio, nel quale la protagonista vive una serie di prove (eventi e ostacoli da superare) che le permetteranno di comprendere, attraverso la riscoperta delle proprie origini, quali sono i veri insegnamenti da cogliere per diventare una persona migliore. Traduzione dal francese Federico Appel.

Marie-Christophe Ruata-Arn ha un doppia formazione di architetto e sceneggiatrice. Oltre a insegnare, progettare, scrivere sceneggiature per spettacoli teatrali e programmi televisivi, romanzi per ragazzi e adulti, suona anche in un gruppo rock tutto al femminile

Source: inviato al recensore dall’editore Sinnos. Grazie a Emanuela Casavecchi dell’ufficio stampa.

:: di terra, di mare, di cielo di Barbara Cobianchi (Biplane Edizioni, 2019) a cura di Federica Belleri

24 giugno 2019

Di terra, di mare, di cielo Barbara CobianchiLa singolarità di questo romanzo breve è legata alla storia di una famiglia particolare e al linguaggio utilizzato dalla scrittrice. Discorso indiretto, dal principio alla fine. Singolare è anche l’ambientazione, che si sposta da Torino a Venezia e le sue isole, a un’isola mediterranea dove non esiste una farmacia e la tv si guarda solo se c’è una necessità.
Una coppia di genitori omosessuali, una figlia originale e sensibile e un giovane letteralmente “calato dall’alto”.
Questa storia è il percorso di una famiglia, attraverso la paura di non essere accettati e compresi, ma invasa da un amore immenso in grado di aiutare sempre. È la forza di andare avanti, oltre le difficoltà. Di guardare davanti a sé pur non dimenticando cosa ci si è lasciato alle spalle. È Sarg che prende per mano Saro e gli racconta la sua vita … E viceversa. È Leo che ama Bart dal profondo … E viceversa.
Un romanzo questo, di Barbara Cobianchi, che si insinua nel cuore del protagonisti e in quello del lettore. Con delicatezza e modo.
Buona lettura.

Barbara Cobianchi, insegnante di liceo e mamma, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1977. Dopo la laurea in lettere classiche, ha frequentato la Scuola Holden. Ha mosso i primi passi con la pubblicazione di alcuni racconti nel 2007 nell’antologia Via Stella 42 (Bonaccorso editore), nel 2011 ha pubblicato il romanzo Il Codice Rolloni (L’Autore Libri Firenze) e, negli anni successivi, ha dato il suo contribuito alle antologie “100 storie per quando è troppo tardi” e “100 storie per quando è davvero troppo tardi” (Feltrinelli) e “Piccola antologia di figuracce in 100 parole” (Giulio Perrone Editore).

Source: omaggio dell’editore al recensore.

:: Giochiamo con l’inglese: Numeri, Parole e colori (Gallucci 2019) a cura di Giulietta Iannone

20 giugno 2019

Oggi vi parlo di due simpatici libri sonori, consigliati dai 18 mesi in su, dedicati all’apprendimento dell’inglese. Occasione per permettere anche ai più piccoli, tramite stimolazioni visive e auditive, di accostarsi a questa lingua che sarà così importante nella loro vita futura.

Giocando avranno modo di imparare i numeri inglesi (dall’uno al sei) e potranno associare immagini, suoni e colori. I disegni di Marie Leghima sono colorati e divertenti, il testo è stampato in maiuscolo secondo le attuali indicazioni pedagogico-didattiche e ministeriali, e la voce, molto gradevole, è di Olivia Ross.

Ma come si utilizza? Il genitore o l’educatore deve andare all’ultima pagina, sollevare il cartoncino e posizionare l’interruttore su ON, verso sinistra. Da quel momento il libro si anima e permette, sfiorando i chip argentati, di ascoltare la voce e i suoni registrati. Facile no?

Il bambino potrà ripetere le parole della voce registrata, o seguire le attività proposte come cercare altri oggetti dello stesso colore (in Parole e colori) o trovare altri oggetti o animaletti, numerandoli (in Numeri).

6 sono gli effetti sonori per ogni libro, e nell’ultima pagina ci è un riepilogo di verifica che invita il bambino a contare fino a sei in iglese, o a pronunciare in inglese il nome degli oggetti raffigurati.

Colorati, divertenti, utili, due libri per la crescita che stimolano l’immaginazione, la fantasia e la capacità mnemonica.

:: Liberalismo politico – Liberalismo economico di Friedrich A. von Hayek e Ludwig von Mises a cura di Dario Antiseri e Enzo Grillo (Rubbettino, 2017) a cura di Daniela Distefano

19 giugno 2019

HAYEK E MISES - Liberalismo politico. Liberalismo economicoOramai è assodato: siamo nel vivo del dibattito sul Liberalismo e soprattutto sul suo inarrestabile declino. Si sprecano fiumi di inchiostro negli ultimi tempi, complice una crisi sottocutanea che ci si augura non sfoci in un virus di maleficio trasversale e incontrovertibile. Già, ma cos’è davvero questa icona concettuale che ci trasciniamo sulle spalle come mantello che non riesce più a proteggere? Innanzitutto, esiste davvero una distinzione tra liberalismo e liberismo? Il liberismo è una dottrina e una politica economica che considera come condizione ottimale di funzionamento del sistema economico quella risultante dalla libera iniziativa dei singoli individui, che nel perseguimento del proprio interesse non devono essere condizionati né ostacolati da nessun vincolo esterno imposto dall’interferenza dello Stato. Quest’ultimo infatti deve limitarsi a garantire con norme giuridiche la libertà economica e a provvedere ai bisogni della collettività soltanto quando non possono essere soddisfatti privatamente. In particolare, il liberismo si fonda sulla completa libertà di produzione e di scambio di merci e servizi. Esso difende cioè l’economia di mercato che significa innanzitutto proprietà privata dei mezzi di produzione e perciò garanzia di rispetto e di tutela delle libertà politiche e dei diritti individuali.
In questo compatto lavoro – Liberalismo politico. Liberalismo economico (Rubbettino) – ritroviamo masticate concezioni cardini del pensiero di Friedrich A. von Hayek e Ludwig von Mises riguardo il dilagare di aberrazioni socialiste, collettiviste e altri feroci spauracchi. In particolare, si approfondisce l’idea e la concretezza del pensiero liberale. Tre principi, strettamente connessi, caratterizzano, ad avviso di Hayek, la tradizione liberale Whig: la libertà di opinione, l’imperio della legge e la proprietà privata a cui è connessa l’economia di concorrenza. Il più importante di tali principi? Quello della libertà di opinione. Convincimento di fondo è che i problemi economici nascono sempre e solo in conseguenza di cambiamenti. La migliore soluzione dei problemi sociali non deriva perciò dal sapere di un individuo, quanto piuttosto “da un processo interpersonale di scambio delle opinioni, da cui emergerà un sapere migliore”. Afferma Hayek:

“Così come per la sfera intellettuale anche in quella materiale la concorrenza è il mezzo più efficace per scoprire il modo migliore di raggiungere i fini umani. Solo là dove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci tra queste, un miglioramento costante”.

Mises va più a fondo, è più radicale; per lui l’eliminazione della libertà economica trascina con sé la morte di ogni libertà politica:

“Solo l’individuo pensa. Solo l’individuo ragiona. Solo l’individuo agisce”.

E’ questo il principio cardine della dottrina liberale. Cosa sono allora le entità collettive come lo Stato, la nazione, il popolo, la classe o il partito? Che cosa corrisponde a questi concetti?
Afferma Mises:

“Non v’è esistenza e realtà al di fuori delle azioni dei membri individuali; la realtà di un tutto sociale consiste nelle azioni degli individui che lo compongono. Lo Stato non è né freddo né caldo, esso è un concetto astratto nel cui nome agiscono uomini viventi…”

Mises definisce l’economia di mercato come:

“Quel sistema di cooperazione sociale e di divisione del lavoro che è basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione”.

E aggiunge:

“La libera impresa costituisce la caratteristica tipica del capitalismo. Lo scopo di ogni imprenditore – sia industriale che agricoltore – di realizzare profitti”.

Ed è chiaro che in un’economia di mercato sovrani non sono gli imprenditori, sovrani sono i consumatori. Senza calcolo economico non è possible poi alcuna attività economica razionale. Ebbene il socialismo – vale a dire le società che hanno abolito la proprietà privata dei mezzi di produzione – è la negazione del libero mercato. Negando il mercato, si arriverà ben presto alla negazione della libertà, anche di pensiero. Tutto questo è stato dimostrato, ma anche distorto nei nostri decenni di sbornia finanziaria. La coda del Secolo breve era dorata, oggi rischiamo di affogare se seguitiamo a non trovare soluzioni appropriate ai mali del nostro Tempo alieno, e profondamente opposto ad ogni blanda previsione. Forse il Liberalismo non morirà, ma adesso è così mutato che difficilmente riusciremo a coglierne i frutti del suo cambiamento. Lacerandoci il petto in ricordo del vecchio buon socialismo, ci feriamo col rasoio della storia. L’obiettivo del liberalismo per entrambi gli studiosi? Far rivivere l’ideale dello Stato di diritto. Oggi forti raffiche contrarie a questa tesi avanzano nella melma delle ideologie passate in giudicato.

Friedrich August von Hayek – Economista (Vienna 1899 – Friburgo in Brisgovia, 1992). Esponente di rilievo della scuola economica austriaca, ne ha sviluppato gli indirizzi teorici collegando le teorie dei prezzi, del capitale, del ciclo e della moneta in una visione integrata dei processi di mercato. Nel 1974 gli è stato assegnato, insieme a Gunnar Myrdal, il premio Nobel per l’economia. Direttore dell’Istituto austriaco di ricerche economiche (1927-31), poi emigrato, ha insegnato alla London school of economics (1931-50), su invito di L. Robbins, e nelle univ. di Chicago (1950-52), di Salisburgo e, dal 1977, di Friburgo. H. ha richiamato la centralità del problema del coordinamento intertemporale delle azioni individuali, che risulta dal decentramento delle informazioni e delle scelte e che può essere garantito solo da un sistema dei prezzi che funzioni quale canale di trasmissione delle informazioni da una parte all’altra del sistema. Lo sviluppo di una concezione del sistema economico quale realizzazione di un “ordine spontaneo” si snoda parallelamente alle intense ricerche nel campo della metodologia della scienza: approfondendo l’impostazione soggettivistica tipica della scuola austriaca, H. giunge al rifiuto del cosiddetto “metodo scientifico” applicato alle scienze empiriche e sposta sempre più l’ambito dell’indagine economica dall’oggetto (la teoria del valore, centrale per l’economia classica) al soggetto e ai suoi processi di valutazione della realtà circostante. Opere. Tra i suoi pubblicazioni si ricordano: Geldtheorie und Konjunkturtheorie (1929); Preise und Produktion (1931); Monet ary theory and the trade cycle (1933); Profits, interest and investment (1939); The pure theory of capital (1941); The road to serfdom (1944); Indi vidualism and economic order (1948); The counter-revolution of science/”>science (1952); The constitution of liberty (1960); Studies in philosophy, politics and economics (1967); The confusion of language in political thought (1968); Law, legislation and liberty (3 voll., 1973-79); Denationalisation of money (1976); Choice in currency: a way to stop inflation (1976); New studies in philosophy, politics, economics and history of ideas (1978); The fatal conceit (1988). Ha curato inoltre le edizioni di H. H. Gossen (1927), F. Wieser (1929), K. Menger (1933-36), H. Thorton (1939).

Ludwig von Mises – Economista austriaco naturalizzato statunitense (Leopoli 1881 – New York 1973), fratello di Richard; professore nell’università di Vienna (dal 1913), nell’Istituto superiore di studî internazionali di Ginevra (1934-40) e nell’università di New York (1945-65); fondatore (1926) dell’Österreichisches Institut für Konjunkturforschung. Seguace di E. Böhm Bawerk e di F. Wieser, ha rinnovato, insieme con H. Mayer, la scuola di Vienna, aprendole nuovi orizzonti d’indagine dinamica. È uno dei più noti rappresentanti del neoliberalismo e si è opposto a qualsiasi forma di interventismo. Op. princ.: Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel (1912, ed. riv. 1924), dove è data una spiegazione monetaria del ciclo economico; Die Wirtschaftsrechnung in sozialistischen Gemeinwesen (in Archiv für Sozialwissenschaften, 1920; trad. ingl. in Collectivist economic planning a cura di F. A. von Hayek, 1935, a sua volta trad. in it., 1946) in cui è negata la possibilità di impostare razionalmente la pianificazione economica; Die Gemeinwirtschaft. Untersuchungen über den Sozialismus (1922); Liberalismus (1927); Geldwertstabilisierung und Konjunktur politik (1928; trad. it. 1935); Die Ursachen der Wirtschaftskrise (1931); Grundprobleme der Nationalökonomie (1933); Nationalökonomie (1940, in ingl. Human action. A treatise on economics, 1949); Bureaucracy (1944; trad. it. 1991); The anticapitalistic mentality (1956); Theory and history (1957); The ultimate foundation of economic science/”>science (1962).

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

:: Linea di sangue di Angela Marsons (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 giugno 2019

Linea di sangueTorna Angela Marsons con la sua detective di spicco Kim Stone. Impegnata in un susseguirsi di omicidi in apparenza scollegati fra loro ma studiati in modo preciso e pulito. Perché?
Perché Kim è in grado di trovare il responsabile, perché è capace di affrontare l’angoscia che le leva il respiro, perché sa cosa significa tornare sui propri passi anche se può farsi molto male. Kim ha una scorza dura ma i colleghi attorno a lei sanno come prenderla e quando è il momento di preoccuparsi per lei. Hanno il dubbio che qualcuno la stia riportando indietro nel tempo per manipolarla e renderla fragile e ossessiva. Ma Kim cerca di non farli preoccupare. Riuscirà a risolvere questa indagine?
Ancora una volta l’autrice ci parla di donne, perché loro sono le vere protagoniste insieme alla paura che le perseguita. Insieme al dolore che non si alleggerisce mai, alla voglia di dominare cercando un riscatto, una vendetta.
Ancora una volta, scava nella mente del più forte ma anche del più fragile, per farci scoprire che a volte i ruoli si possono stravolgere. Basta saper osservare i dettagli, le piccole cose che in apparenza scivolano davanti agli occhi.
Ottimo thriller volta pagina, ben strutturato. Un complimento alla scrittrice.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta e Linea di sangue. Vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 3 milioni di copie. Per saperne di più: www.angelamarsons-books.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Estate 2019: i miei libri da non perdere

18 giugno 2019

n_a0d7f91174Curiosi di sapere quali sono i libri imperdibili quest’estate? Non conoscendo i gusti di tutti posso limitarmi ai miei. Nessun editore mi ha imposto di citarli, nessun ufficio stampa me li ha suggeriti, sono i libri che ho già letto e mi sono piaciuti, che leggerò a breve, che aspetto e non sono ancora usciti, ma usciranno in questa afosa estate 2019. Una carrellata di libri da portare in spiaggia, sui monti, sullo yacht (per chi ce l’ha, fortunello lui).

Ecco i titoli:

La campana d’islanda di Hallador Laxness – Iberborea

Il romanzo capolavoro – fino a oggi inedito in Italia – del premio Nobel islandese Halldór Laxness, considerato da molti scrittori d’eccezione come Susan Sontag, Juan Rulfo, Antonia Byatt, Alice Munro e Jonathan Franzen, uno dei più grandi maestri del Novecento.

Evelyne – Il mistero della donna francese – Interlinea

In piena Belle Époque in un albergo di Novara arriva una donna francese così affascinante da diventare l’oggetto delle attenzioni di tutti i viveur della città. Quando, nel fossato del castello, viene trovato il corpo di una giovane terribilmente sfigurata, i giornali si buttano con avidità sulla vicenda, che sembra ricalcare quella londinese di Jack lo Squartatore.

Appuntamento a Trieste di Giorgio Scerbanenco – La Nave di Teseo

Una storia sulla seduzione e sull’inganno, in cui spie e soldati si fronteggiano in un grande gioco ad alta tensione, sullo sfondo di una Trieste appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol – Marcos Y Marcos

Un classico della letteratura russa nella smagliante traduzione di Paolo Nori.

Marco Polo di Gianluca Barbera – Castelvecchi

La più incredibile delle storie, per molti ritenuta pura invezione, sulle orme di Marco Polo che percorre La via della Seta.

Ragazzo d’oro, ragazza di smeraldo di Yiyun Li – NNE

Un libro di racconti di un autrice cinese da anni traferitasi negli Stati Uniti. Storie ambientate nella Cina contemporanea travolta da una modernità che non intacca le tradizioni sociali del passato.

Il grande inganno di Internet di David Puente – Solferino

Tra tante fake news quale è la verità? Un saggio di un esperto della materia che dà alcune tracce su come orientarci.

La luce è là di Agata Bazzi – Mondadori

La saga di una famiglia tedesca trasferitasi a Palermo a fine ‘800, raccontata da una discendente grazie al ritrovamento del diario di un suo avo.

La maledizione delle ombre di Jean- Christophe Grangé – Garzanti

Un serial killer vaga per le strade di Parigi, spetterà al comandante della Brigata criminale Stephane Corso mettersi sulle sue tracce.

Che succede signor parroco? di Carlo Maria Paradiso – Edizioni San Paolo

Anche i parroci nel loro piccolo si arrabbiano. Cosa succede quando un parroco stanco del lassismo e della superficialità dei suoi parrocchiani, tra sindaci leghisti e vescovi  preoccupati di finire sui giornali, sbrocca? Coi toni della commedia, l’occasione per riflettere sul vero messaggio del Vangelo.

Inarrestabile di Lee Child – Longanesi

Una nuova avventura per Jack Reacher, il celebre personaggio creato da Lee Child. Questa volta tutto inizia con un anello commemorativo di una classe di liceo: West Point 2005.

Ragione da vendere di Enrico Pandiani – Rizzoli

Una nuova avventura per Les italienes sulle tracce di una preziosa opera d’arte scomparsa nel nulla, in una Parigi estiva piena di sconcertanti scoperte.

Il Montacarichi di Frederic Dard – Rizzoli

Un pregiudicato esce di galera e la notte di Natale incontra una donna capace di tutto. Un noir parigino come li sapeva scrivere Dard, si legge in poche ore.

Musica sull abisso di Marilù Oliva- Harper Collins

L’ispettore Micol Medici alle prese con uno stranissimo caso. Un poliziesco al femminile sulle strade di Bologna.

:: Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

18 giugno 2019

ec copEmmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
Sono anni che Carrère ha scelto di non utilizzare la finzione e di confrontarsi nei suoi libri con la realtà. L’avversario, Limonov, e Il Regno sono i libri in cui lo scrittore francese trasforma la vita in grande letteratura.
Il libro più importante di questo nuovo corso del grande scrittore francese è senza dubbio Vite che non sono la mia. A dieci anni dalla sua prima pubblicazione il volume torna in libreria pubblicato da Adelphi nella nuova traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio.
È il suo libro più empatico e più temerario. In queste pagine Carrère sceglie di mettersi da parte e di dare voce al dolore degli altri. Lo scrittore stesso ci dice che ha scritto un libro in cui tutto è vero.
Quando uno scrittore nella sua opera riesce a farsi carico delle esistenze altrui, raccontando con intensità umano tutto il dolore che consuma, diventa un servitore umano troppo umano del vero.
In Vite che non sono la mia succede tutto questo e Carrère è capace di guardare nelle profondità dell’animo umano, di fare della vita e dei suoi sguardi letteratura.
Lo scrittore francese decide di scrivere il libro dopo essere stato toccato da due episodi dolorosi che hanno toccato nel vivo la sua sensibilità di uomo: il devastante tsunami in Skri Lanka del 2004. Lui si trovava in vacanza in quel posto quando l’evento si scatenò in tutta la sua drammatica brutalità.
Ha vissuto da testimone questa sciagura ed è riuscito a cogliere in presa diretta tutte le macabre impressioni.
L’altra vicenda che lo ha colpito è la morte per cancro della sorella della sua compagna.
Per Carrère c’è stato un solo modo per ricevere il dolore degli altri, dargli voce, farlo diventare il proprio dolore.
Senza nessuna enfasi nelle pagine di Vite che non sono la mia, lo scrittore e l’uomo sono riusciti con le parole a testimoniare nei minimi particolari le lacerazioni inevitabili di un dolore che ci riguarda tutti.
Carrère, scrittore di storie vere che sente di avere delle responsabilità morali e, quindi, quando scrive ritiene vano contrapporre vita e letteratura.

«La vita mi ha reso testimone di queste due sciagure, l’una dopo l’altra, e mi ha assegnato il compito, o almeno io ho capito così, di raccontarle»

Lo stile Carrère continuerà ad appassionarci e siamo sicuri che le sue narrazioni non ci deluderanno mai.
Il 21 giugno a Emmanuel Carrère verrà assegnato il prestigioso Premio Hemingway per la sezione letteratura.
Lo scrittore francese incontrerà il suo pubblico al centro Kursaal di Lignano Sabbiadoro.
Carrère dialogherà con Alberto Garlini, presidente di giuria del premio.
Il riconoscimento gli verrà consegnato sabato 22 giugno, alle 18.30 al Cinema City di Lignano Sabbiadoro, nel corso della cerimonia di Premiazione. Siamo sicuri che Hemingway avrebbe approvato.

Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivo Bravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Nel 2015 sempre per Adelphi esce Il regno, a cui seguono A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018).

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

:: Streghette! di Giulia Besa (Acheron 2019) a cura di Alexander Recchia

18 giugno 2019

Streghette! di Giulia BesaStreghette! colpisce dall’inizio. Fin dalle prime righe la cura per i particolari della descrizione immedesima il lettore nella scena, le tinte paiono subito fantasy, ma più cupe.
La protagonista Sophie è una studentessa delle scuole superiori. Ragazza dalla veloce immaginazione e aspirante scrittrice. Non è ancora consapevole di essere la figlia di una strega e finchè non fa la conoscenza del suo famiglio, uno strano draghetto: Allumette. Questo incontro le cambia la vita. Costretta ad abbandonare il padre, ultimo famigliare rimastole in vita, si reca a Venezia per frequentare una scuola per streghe. Il viaggio stesso verso la meta si rivela essere ben più pericoloso del previsto. L’azione diventa frenetica e si incomincia a fare conoscenza delle streghe. Non quelle da libri fantasy, ma versioni steampunk con fucili e dal carattere alquanto irritabile.
Nel proseguo della storia si fa la conoscenza di altre streghe ed allieve che accompagneranno Sophie nella sua avventura e che ci porta a conoscere questo mondo incantato.
Giulia Besa con Streghette! ci catapulta un ambiente fantastico, ma non canonico. Agli elementi classici del genere come magia, mostri, si fondono elementi steampunk ed alcuni particolari che strizzano l’occhio ai manga giapponesi. Nonostante tutto la commistione risulta molto gradevole e incuriosisce il lettore.

Giulia Besa, è nata a Roma nel 1990. Esordisce giovanissima con il romanzo urban fantasy Numero Sconosciuto (Einaudi Stile Libero, 2011). Seguono Raccontami ancora noi (Sperling & Kupfer, 2015) e quattro romanzi per Giunti Editore: Il cattivo ragazzo che voglio (2016), Con te al di la del mare (2017) vincitore del premio Racalmare Sciascia – Scuola, e Gemelle (2018) e Il segreto del mio migliore amico (2019). Nel 2014 esce il racconto dark fantasy La Gatta degli Haiku per Vaporteppa e nel 2018 il romanzo fantasy Streghette!

Source: pdf inviato dall’editore al recensore.