I misteri sullo sfondo di eventi storici più o meno lontani sono un qualcosa che continua ad appassionare il pubblico, unendo più generazioni, grazie anche allo spazio che questi temi continuano ad avere nell’immaginario, tra romanzo, film, serie TV e fumetti.
La casa editrice torinese Yume, attivissima anche in questo momento non facile, propone nelle librerie e edicole due nuove iniziative sul rapporto tra misteri e Storia che non mancheranno di entusiasmare chi ama questo filone sempre appassionante.
Ogni due mesi da marzo uscirà la rivista Mystery in History, un insieme di articoli e approfondimenti scritti da studiosi, con temi curiosi e affascinanti, che fanno capolino da un passato ormai dimenticato e a volte travisato. Si parlerà del dietro le quinte della Storia ufficiale, quella scritta dai vincitori, trattando argomenti come Stregoneria, i Misteri della musica e dell’arte, la criminologia, gli UFO, i fatti strani. L’ottica è scientifica, nel primo numero si parla di vampiri, di un misterioso ritratto femminile di epoca fiamminga, dell’automa turco raccontato da Edgar Allan Poe, dei sabba e di molto altro ancora.
Il sito ufficiale del magazine è http://mysteryinhistory.it/
In parallelo Yume lancia una collana di volumi, per iniziare a viaggiare con la fantasia e fare progetti in attesa di poterlo fare anche nella realtà, gli Itinerari del Mistero, per scoprire luoghi tra Storia, misteri e leggende del nostro Paese. Il primo volume, in uscita a marzo, parlerà di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, ad aprile sarà la volta della Lombardia, a maggio di Veneto e Friuli Venezia Giulia, a giugno il Lazio, a luglio la Toscana e a settembre l’Emilia Romagna, sperando che nel frattempo in alcuni di questi posti si possa andare dal vivo.
Stig Dagerman lo abbiamo conosciuto grazie al romanzo “Autunno tedesco” uscito nel 2018 per Iperborea. Ora l’editore pubblica la prima opera narrativa dello scrittore, “Il serpente”, uscita in Svezia nel 1945. Il romanzo è suddiviso in due parti, ma quello che narra al lettore è l’umanità messa a dura prova dall’incombere della Seconda guerra mondiale che opprime e non lascia intravedere un chiaro evolversi del futuro per i protagonisti. La prima parte – Irène-è narrata in terza persona, quindi chi racconta ai lettori è qualcuno che conosce bene da vicino quelle che sono le esperienze dei soldati protagonisti nella caserma di Stoccolma. In quel luogo non accade nulla di particolare, se non il fatto che i commilitoni presenti in quel campo di addestramento in campagna convivono tra loro e con la presenza di un serpente. Il rettile scatena reazioni diverse tra coloro che lo vedono, per esempio il sergente Bohman è un po’ in panico e in lui scatta un qualcosa che lo blocca alla vista della serpe che si muove in modo veloce e imprevedibile. Bill, invece, non teme la biscia, anzi, con grande tranquillità la cattura. Eroismo? Non si sa. Forse la sua è più voglia di farsi vedere coraggioso dal sergente per avere qualche libera uscita in più, perché sa che ci sarà una festa e che, oltre a bevande alcoliche a fiumi, lì saranno presenti davvero belle ragazze. Il lettore segue Bill, Wera e Irène, ma anche quel serpente che il soldato si porta sempre appresso, dentro lo zainetto e che ad un certo punto, agendo da solo, seminerà il panico completo e confusione tra gli invitati, ma ancora di più in Irène e Bill. I due giovani cominceranno a sentirsi coinvolti in situazioni che stanno in bilico tra realtà e surrealtà, dove l’incapacità di capire i fatti e gli eventi in modo completo li porterà anche a compiere gesti inaspettati. Il libro di Dagerman ha poi una seconda parte, “Non riusciamo a dormire”, dove la narrazione è diversa, nel senso che si alterano diverse storie (sei in totale), come se fossero dei racconti che possono essere letti assieme o anche in modo singolo. In essi ci sono soldati in attesa che qualcosa accada e mentre attendono, si raccontano storie di vita vissuta per allontanare le paure. Il libro di Dagerman è un insieme di momenti lirici, un susseguirsi di metafore che devono essere decifrate e scandagliate per garantire la comprensione del loro senso e, una volta comprese, diventa più facile addentrarsi delle menti e animi dei diversi personaggi protagonisti e negli impulsi che li spingono ad agire. Lo stesso serpente del titolo però è qualcosa di più dell’animale che viene catturato e nascosto come se fosse un giocattolo per fare paura o per divertire. Il serpente rappresenta la paura, il terrore che attanaglia e blocca chi lo incontra. Il serpente che mette tutti a disagio è però anche la rappresentazione metaforica quella libertà e autonomia decisionale che i protagonisti invece in quel momento non hanno, perché sottomessi alle regole imposte loro dalla società e dagli eventi storici nei quali vivono. Traduzione dallo svedese postfazione Fulvio Ferrari.
Stieg Dagerman nato nel 1923, segnato da una drammatica infanzia, considerato il “Camus svedese”, in perenne rivolta contro la condizione umana, anarchico viscerale cui ogni sistema va stretto, militante sempre dalla parte degli offesi e umiliati, incapace di accontentarsi di verità ricevute, resta nella letteratura svedese una di quelle figure culto che non si smette mai di rileggere e di riscoprire. Dal 1946 scrisse quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti, articoli, sceneggiature di film, che continuano a essere tradotte e ristampate. Bloccato da una lunga crisi creativa e angosciato dal peso delle enormi aspettative suscitate dal suo talento, si uccise nel 1954.
Source: richiesto all’ufficio stampa Iperborea. Grazie a Francesca Gerosa dall’ufficio stampa.
Oggi conosciamo meglio da vicino un altro interessante scrittore di lingua tedesca, vincitore di numerosi premi, Andreas Gruber. Andreas è nato a Vienna nel 1968, vive con la sua famiglia a Grillenberg, nella Bassa Austria ed è autore sia di racconti che di romanzi di notevole successo da cui è stato tratto anche un TV Movie per Constantin Film nel 2019 per conto di SAT.1, Todesfrist – Nemez und Sneijder ermitteln con Josefine Preuß e Raymond Thiry. I suoi libri sono stati nominati per il Friedrich-Glauser-Krimi-Preis, con l’Herzogenrather-Handschelle, lo Skoutz-Award, il Leo-Perutz-Krimi-Preis, tre volte con il Vincent Prize e tre volte il German Fantastic Prize. In Italia per Longanesi ha pubblicato i thriller Sentenza di Morte (2016) e Fiaba di morte (2018). Per maggiori informazioni potete visitare il suo sito internet: http://www.agruber.com/ o la sua pagina Facebook https://www.facebook.com/Gruberthriller
Berna. Il cadavere di una donna fluttua nel vuoto, appeso a un ponte per i capelli. Quando il detective Rudolf Horowitz nota un misterioso segno sulla pelle della vittima, capisce subito che, per risolvere il caso, non potrà fare a meno dell’aiuto di Maarten S. Sneijder, il profiler olandese noto in tutta Europa per il suo talento. Affiancato dalla giovane collega ed ex-allieva Sabine Nemez, Sneijder individua subito inquietanti somiglianze tra il metodo dell’artefice dell’omicidio a Berna e quello dello spietato serial killer Piet van Loon, da lui arrestato anni prima dopo una estenuante caccia all’uomo. Ma, procedendo nelle indagini, l’assassino sembra essere sempre un passo avanti a loro. Nel frattempo, la giovane psicologa Hannah Norland arriva a Steinfels, un penitenziario psichiatrico nel nord della Germania, con il pretesto di dirigere sessioni di terapia di gruppo con i detenuti. Ma Hannah, in realtà, è interessata a un solo prigioniero, Piet van Loon, lo stesso che per Sneijder torna misteriosamente ad essere una figura chiave in un gioco diabolico. Un gioco che dovranno fermare a ogni costo prima che altri innocenti possano cadere vittima di una nuova, perversa violenza.
Dintorni di Vienna, notte. La sagoma che compare fra gli alberi del bosco sembra un fantasma, evanescente e sottile, ma non lo è. È reale, Clara, ma è smagrita, sconvolta, tanto sotto shock da non riuscire più a parlare. Non può raccontare cosa le sia successo durante l’ultimo anno: dodici mesi che l’hanno vista sparire dal mondo, tanto che nessuno sperava più di rivederla viva. Eppure, sulle prime non presenta alcun segno di violenza… Fino a quando viene fatta una scoperta sconcertante: qualcuno le ha tatuato su tutta la schiena delle immagini tratte dall’Inferno di Dante. Ma senza la sua testimonianza, è un caso impossibile da risolvere. O così sembra… Intanto a Wiesbaden, in Germania, una giovane e ambiziosa agente, Sabine Nemez, viene ammessa al corso del Dipartimento investigativo federale, sotto la guida di Maarten Sneijder, un abilissimo profiler olandese che come metodo di studio affida ai suoi studenti una serie di cold ¬case da risolvere. Sabine si trova così a dover indagare al fianco di Sneijder su tre casi particolarmente cruenti, che non hanno niente in comune. Forse. Perché forse invece c’è in gioco molto di più di un corso di formazione, e toccherà proprio a Sabine e a Sneijder evitare che altre vite siano orrendamente spezzate, che altre giovani donne cadano vittime del maniaco ossessionato dalle opere di Dante…
Per gli aspiranti scrittori sono di nuovo aperte le porte di IoScrittore, il torneo letterario online gratuitopromosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol in partnership con ilLibraio.it, IBS.it, Ubik e a cui si aggiunge da quest’anno Taobuk – Taormina International Book Festival.
Arrivato all’undicesima edizione, nel 2020 il torneo ha festeggiato il suo decimo compleanno con la partecipazione di oltre 5.600 iscritti sul sito www.ioscrittore.it. Negli ultimi tre anni IoScrittore ha dimostrando una crescita importante fino astabilire un record assoluto nel 2020 riconfermandosi quindi un punto di riferimento per chi desidera mettere alla prova il proprio talento.
IoScrittore è organizzato dalle case editrici di GeMS, il più grande gruppo editoriale indipendente italiano (astoria, Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Newton Compton, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Tre60, Vallardi). Un progetto che unisce loscouting editoriale, mettendo in contatto da più di dieci anni aspiranti autori con professionisti dell’editoria sempre alla ricerca di storie da pubblicare e di voci nuove e originali, a una vera e propria palestra di scrittura. La sua formula inedita infatti, coinvolge attivamente i partecipanti che, iscritti sotto pseudonimo, sono impegnatisia nella veste di scrittori che in quella di lettori, valutando le opere degli altri partecipanti e ricevendo a loro volta utili giudizi per migliorare la qualità della propria storia.
Ilcalendario di IoScrittore 2021: in questa prima fase che termina l’8 aprile i partecipanti sono chiamati a caricare sulla piattaforma online l’incipit della propria opera. Sabato 19 giugno sarà Taobuk a ospitare in streaming, e se possibile in presenza, l’evento in cui saranno annunciati i finalisti che potranno accedere alla seconda fase del torneo caricando l’intero testo e che quest’anno, per rispondere alla grande richiesta di partecipazione al torneo, passerannoda 300 a 400. L’evento di proclamazione dei dieci romanzi vincitori si svolgerà a novembre in occasione di Bookcity Milano.
IoScrittore premia ogni anno 10 opere con la pubblicazione in e-book e cartaceo on demand, e saranno distribuite in tutti i principali negozi online italiani e internazionali. Inoltre, a insindacabile giudizio delle direzioni editoriali, uno o più romanzi che hanno partecipato al torneo verrà pubblicato in cartaceo da una delle case editrici del Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Sono inoltre previsti premi per i migliori lettori, a sottolineare l’importanza della fase di valutazione nel processo di selezione e pubblicazione editoriale.
Dal 18 marzo Planet Manga ripropone in una nuova edizione Akira di Katsuhiro Otomo, manga fondamentale per vari motivi, oltre che storia avvincente, intrigante, in un futuro distopico per gli anni Ottanta che è il mondo di oggi nella realtà.
Nella Tokyo del 2019, Kaneda, il leader di una banda di motociclisti adolescenti, cerca di capire che fine ha fatto il suo amico Tetsuo, arrestato dall’esercito, scoprendo man mano che è parte di un progetto segreto del governo che vuole sfruttare i suoi poteri ESP, sconquassando la città e risvegliando un individuo, un eterno bambino, di nome Akira, ancora più potente.
Sulla sua strada Kaneda incontra l’attivista politica Kei, un trio di esper e il colonnello Shikishima, in una lotta contro il tempo, dove si parla di isolamento sociale, corruzione, potere, forze occulte, violenza urbana e molto altro ancora. Akira arrivò in italiano per la prima volta nel 1990, per Rizzoli, in una edizione colorizzata e simile ai fumetti francesi, e inaugurò la nuova ondata di manga, rivolti a chi era cresciuto con Goldrake e Candy Candy, ormai grande e in cerca di un approccio diverso a questo mondo di storie incredibili e nuove.
Inoltre Akira ha aperto la strada alla conoscenza della cultura dei fumetti giapponesi anche nei Paesi anglosassoni, fino a quel momento abbastanza restii, dove sono diventati un fenomeno di costume, sdoganando termini come otaku e cosplayer. Akira ispirò anche un film d’animazione, anche lui apripista di una nuova generazione di anime rivolti ad un pubblico adulto, usciti qui in Occidente per l’home video, mentre si parla da tempo di un adattamento in film live action, per ora solo un progetto. Ma resta anche un classico per gli amanti della fantascienza, animata e non, e una storia che ha fatto scuola.
I singoli volumi costeranno 22 euro, e presenteranno una nuova impostazione grafica e il senso di lettura originale, secondo il volere dell’autore.
Oscar Fantastica torna a proporre una voce del fantasy ispirato all’Estremo Oriente con il romanzo autoconclusivo La stirpe della gru, di Joan He, dove intrighi di corte, lotte, contrasti e un personaggio femminile forte sono coniugati in un mondo simile alla Cina fantastica di film come Hero o La tigre e il dragone. Il libro immerge in un mondo fantastico e altro a cominciare dalla bellissima copertina, rielaborazione in chiave fantasy di immagini di quelle terre così lontane e ormai così vicine.
La protagonista è una principessa ribelle, come nelle migliori storie di sempre, Hesina di Yan, che ha sempre desiderato vivere nell’anonimato: un giorno il suo amato padre muore e lei deve prendere parte ai giochi di potere, trovandosi sovrana di un regno instabile e corrotto.
Ufficialmente il re è morto per cause naturali, ma Hesina si convince sempre di più che sia stato assassinato, da qualcuno che vive alla corte e che è insospettabile: del resto, intorno a lei è pieno di ipocriti e delatori, e ciascuno di loro potrebbe essere il colpevole.
I consiglieri vogliono che Hesina accusi il regno confinante di Kendi’a, che sta già radunando le truppe per la guerra, ma lei capisce che si tratta di un gioco per favorire poteri e favoritismi: nel suo regno la magia è da secoli vietata dalla legge, ma Hesina si rivolge lo stesso in segreto ad un’indovina, il Giaggiolo argenteo, compiendo un atto di tradimento punibile con la morte, perché certe regole valgono per tutti.
La veggente consiglia alla giovane sovrana di rivolgersi ad Akira, un delinquente in galera, brillante e acuta, che conosce e nasconde non pochi segreti, trovandosi presto alle prese con un qualcosa che non prevedeva, nella ricerca di giustizia per suo padre. La stirpe della gru porta in un mondo che affascina fin dalla prima pagina, dove gli appassionati dell’immaginario dell’Estremo Oriente, manga compresi, troveranno pane per i loro denti, ma che piacerà anche a chi ama il fantasy più occidentale, visto che certi tempi e archetipi sono trasversali e funzionano sempre, ovunque uno li collochi.
In un periodo di saghe sterminate che non si chiudono mai o chissà quando, il libro ha un suo arco che si apre e finisce, e questo lo rende indubbiamente interessante, sia per chi ama il genere sia per chi vuole sperimentare senza impegnarsi troppo.
Joan He è nata e cresciuta a Philadelphia ma, di tanto in tanto, le capita ancora di perdersi per le vie della città. Da piccola ha studiato la pittura a olio classica, prima di rendersi conto che la sua forma espressiva preferita era raccontare storie.
Ha studiato Psicologia e Lingue e culture dell’Estremo Oriente all’Università della Pennsylvania e attualmente scrive da una postazione che domina il fiume Delaware. La stirpe della gru è il suo romanzo d’esordio, seguito, nella primavera 2021, da The Ones We’re Meant to Find.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Nella luce del tramonto avvistò Giulietta che cantava tra i ruderi di un tempo passato, “Dove sei stata?” le domandò,”Molto lontano e molto vicino”.
Giulia Masina nacque a San Giorgio di Piano, Bologna, nel 1921, esattamente 100 anni fa, una bella occasione per riscoprire l’albo illustrato Giulietta e Federico edito da Camelozampa nel 2019, con testi di Federica Iacobelli e disegni, coloratissimi e naïves, di Puck Koper. Copertina cartonata, 48 pagine, l’albo è un simpatico omaggio a una coppia di artisti, innamorati nella vita, che hanno fatto la storia del cinema, non solo italiano. Con i suoi cinque premi Oscar, quattro al miglior film straniero e uno alla carriera, Federico Fellini si è guadagnato un posto di primo piano nella storia dell’arte tutta. Forse non tutti sanno come si conobbero Federico e Giulietta (questo era il nome con cui Federico chiamava affettuosamente sua moglie) né sanno chi fossero Cico e Pallina, questo albo aiuta a scoprirlo, come aiuta ad entrare nel mondo fantastico e meraviglioso che caratterizzò l’arte di questi artisti così straordinari. Prima di fare cinema Federico Fellini si occupò di teatro e radio e infatti era l’autore di una fortunata serie di piccoli radiogrammi intitolata Le avventure di Cico e Pallina, in cui Giulietta Masina era la voce di Pallina. Così si conobbero, si innamorarono e non si lasciarono più fino alla morte. Dopo la morte di Federico Giulietta aspettò cinque mesi e lo seguì nel riposo eterno. Questo albo ci aiuta a entrare nel loro mondo, allegro, colorato, fatto di schizzi e disegni, suoni, e immagini in movimento in cui emerge la gioia di vivere, di amare e creare. Tante le citazioni e rimandi all’immaginario felliniano, tratte da film indimenticabili in cui Giulietta fu protagonsita come La strada, Le notti di Cabiria, Giulietta degli spiriti, e infine Ginger e Fred. Giulietta e Federico si fregia inoltre del prestigioso logo Fellini 100, in occasione delle Celebrazioni per il centenario di Federico Fellini.
Federica Iacobelli lavora come scrittrice, sceneggiatrice e drammaturga. Insegna sceneggiatura all’ISIA Urbino e scrittura e drammaturgia in corsi di alta formazione e universitari. Ha scritto racconti, romanzi, testi teatrali, script per film documentari, film d’animazione e programmi tv. Ha pubblicato tra gli altri Uno studio tutto per sé (Motta Junior, Premio Pippi scrittrici per ragazzi 2008), Mister P (illustrato da Chiara Carrer, Topipittori), La città è una nave (Topipittori).
Puck Koper è un’illustratrice di Rotterdam. Si è laureata in Illustrazione alla Kooning Academy di Rotterdam per poi conseguire un master in Children’s Book illustration alla Cambridge School of Art. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui l’AOI World Illustration Awards, il Nami Concours ed è tra i finalisti ai Golden Pinwheel Illustrations awards assegnati dalla International Children’s Book Fair di Shanghai. Ha inoltre ottenuto il prestigioso Dutch Fiep Westendorp Foundation Award.
Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.
Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, teologo gesuita e saggista scrisse Carver: un’acuta sensazione di attesa ormai vent’anni fa nel 2001, a 34 anni. Lo scorso ottobre il volume è tornato in libreria, per le edizioni Ares, ampliato e aggiornato con una meditata premessa, con il titolo Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver e si può dire che l’autore abbia sperimentato con mano quanto Carver abbia operato nella sua vita, l’abbia plasmata, positivamente si potrebbe aggiungere. Il saggio monografico sulla vita e le opere di Carver, nella collana Profili, per quanto breve tocca i punti salienti discussi sia dalla critica americana, sia dalle personalissime riflessioni che Spadaro modella sulla sua propria vita. Temi come se Carver fosse principalmente un poeta o un narratore, o quanto Gordon Lish modificò (e per alcuni snaturò) i suoi testi, etc… passano sullo sfondo, sebbene vengano toccati, dando invece spazio a riflessioni più intime, come la totale mancanza di ideologia delle pagine di Carver, l’importanza della vulnerabilità dell’essere umano, il trovare nella vita la sola e unica fonte di ispirazione, l’origine e la sequenza esatta della sua arte: storie, immagini, parole, punteggiatura. Spadaro non decostruisce la lingua carveriana, per trovare i suoi segreti nascosti e la sua grandezza letteraria, ma fa qualcosa di più alto e profondo, ne cerca il senso ultimo, quel senso che fa trovare la santità nella vita ordinaria e quotidiana. Gli eroi di Carver sono persone comuni, fragili, problematiche, ma non per questo meno nobili o degne di stima o di considerazione. E proprio perché sono veri, autentici, questi eroi sono degni di essere osservati con tenerezza e commozione. Perché chiunque affronta la vita, il dolore, la morte di per sé è eroico. Punto centrale di tutto questo studio è la riflessione di quanto per Carver la scrittura sia diventata a tutti gli effetti col tempo un co-strumento di redenzione, dalla sua vita “dannata” dall’alcool e dal disordine. Redenta soprattutto grazie all’amore di una donna, Tess Gallagher, ma anche dalla scrittura e qui amore e scrittura si fondono dando un senso al tutto, perché non è forse vero che quando Carver si interroga sul cosa voleva ottenere dalla vita, l’unica risposta sensata da darsi resta “Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra”.
Antonio Spadaro (Messina, 1966), gesuita, teologo e saggista italiano, è direttore della rivista «La Civiltà Cattolica». Il 10 dicembre 2011 papa Benedetto XVI lo nomina consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e il 29 dicembre consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Nel gennaio 2012 ha ricevuto a Caserta il prestigioso premio Le Buone Notizie – Civitas Casertana, uno dei più importanti premi di giornalismo italiani. È autore, tra gli altri, di Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea (2009), Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete (2011), Il disegno di papa Francesco. Il volto futuro della Chiesa (2013), Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato (2013), La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro (2013), Oltre il muro. Dialogo tra un mussulmano, un rabbino e un cristiano (2014, con Omar Abboud e Abraham Skorka) e Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani (nel quale intervista papa Francesco, 2017).
Conosciamo meglio da vicino Charlotte Roth, autrice in Italia per Sperling & Kupfer del suo romanzo d’esordio Quando eravavmo immortali, (Als wir unsterblich waren–Knaur 2014) e di altri libri ancora da noi inediti:
Charlotte è nata a Berlino nel 1965, ed è una docente di letteratura che da dieci anni si dedica con passione alla scrittura. Nelle sue vene scorre il sangue di una globetrotter: ama viaggiare per l’Europa con il marito e i figli, ma torna sempre alle sue radici berlinesi, anche se oggi vive a Londra. Con Quando eravamo immortali, ispirato in parte alla storia della sua famiglia, ha finalmente realizzato il sogno di una vita. Il romanzo ha scalato le classifiche dei libri più venduti in Germania, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.
Un romanzo indimenticabile come la passione dei vent’anni, quando si vive per cambiare il mondo e amare alla follia; come una pagina di Storia che è anche la nostra storia; come una città dal fascino unico e universale: Berlino.
9 novembre 1989. «Non puoi perderti la notte più folle della tua vita»: è con queste parole che Alexandra si lascia trascinare fuori di casa dall’amica del cuore. Fosse stato per lei, se ne sarebbe rimasta tra quelle quattro mura anguste, insieme alla nonna che l’ha cresciuta, Momi, in mezzo alle poche cianfrusaglie che non bastano a svelare un lontano passato di cui la nonna è molto gelosa. Invece, in quella notte che sta per cambiare la Storia, Alex si ritrova catapultata nel cuore della vita, quella vita di cui, nei suoi ventitré anni, ha sempre avuto paura, senza sapersi spiegare il perché. Travolta dal mare di folla che si sta riversando da Berlino Est alla parte opposta della città, fino ad allora inaccessibile, Alex viene letteralmente spinta tra le braccia di un ragazzo dell’Ovest: Oliver. Con lui, scoprirà non solo un mondo dai confini più vasti, colorato da cibi sconosciuti, profumi stranieri, nomi dal suono irresistibile, ma scoprirà soprattutto per la prima volta l’amore, quello capace di infrangere ogni paura. Berlino, inizio Novecento. Giovanissima e coraggiosa, Paula si batte per i diritti delle donne e dei lavoratori. Condivide il sogno di un mondo nuovo e più giusto con Clemens, impegnato in politica. Credono di poter fare la Storia, ma il corso impetuoso della Storia non si lascerà fermare dall’amore e dagli ideali che li fanno sentire invincibili e immortali. In Paula e Clemens rivive l’entusiasmo di un’intera generazione dimenticata, che ha creduto nella libertà con tutta la forza incosciente dei vent’anni. A distanza di decenni, toccherà ad Alex e Oliver raccoglierne il testimone, ricucendo un antico legame spezzato e continuando il sogno di un mondo migliore.
Altri libri:
Grand Hotel Odessa –City in the Sky (Grandhotel Odessa –Die Stadt im Himmel, Dicembre 2020)
Primo volume della saga e una grande storia d’amore. L’affascinante saga su un grand hotel sul Mar Nero e una storia familiare dall’autrice di bestseller Charlotte Roth. Una storia d’amore di un mondo che è scomparso per sempre.
Odessa nel 1910 e un gran ballo al Grand Hotel per celebrare il 21 ° compleanno di Oda, la figlia del fondatore dell’hotel. Sarà una festa di cui si parlerà in città, no, in tutto il Paese, a lungo. Ma Oda sta aspettando con impazienza due ospiti in particolare: Belle, la figlioccia berlinese di suo padre, e Karel Albus, una celebre ballerina del nuovo e magnifico teatro dell’opera di Odessa. Oda è sempre stata gelosa di Belle, temendo che suo padre potesse amarla più di sua figlia. Tuttavia, al ballo le confida il suo grande segreto: è perdutamente innamorata di Karel e ha intenzione di fuggire quella sera stessa con colui che suo padre considera indegno di lei. Tuttavia, Karel non si presenta al luogo dell’incontro e la vita di Oda prende una piega inaspettata …
Grand Hotel Odessa –The Faun Garden (Grandhotel Odessa –Der Garten des Faun, Marzo 2021)
Secondo volume della saga e una grande storia d’amore.
Odessa 1920-1935: sembrano possedere tutto ciò che gli altri sognano nei ruggenti anni ’20. Esternamente, Oda e Belle, le sorelle preferite del Grand Hotel Odessa, si dilettano tra bellezza, ricchezza, fascino e felicità d’amore, ma nessuno riesce a vedere cosa le sta mangiando vive dentro. Durante i sanguinosi anni della guerra civile, Oda riesce a mantenere l’hotel un’oasi lontana dalla vita di tutti i giorni. Persino la multietnica città di Odessa ha conservato parte del suo fascino contro ogni previsione e diventa un punto di riferimento per avventurieri europei, avanguardie artistiche e pensatori politici. La fontana sopra il fauno di marmo nero continua a zampillare imperturbabile, e tutt’intorno gira di nuovo la giostra dell’amore e dell’intrigo. Con Nadeshda Mandelstam, la moglie del poeta Ossip, Oda condivide il coraggio di lottare incondizionatamente per ciò che è importante per lei. Un’amicizia per tutta la vita si sviluppa da questo terreno comune. Ma dietro la facciata scintillante si nascondono pericoli che mettono Oda di fronte a sfide sempre nuove.
Tutti, come lettori o studenti, ci siamo imbattuti nell’inizio dell’ “Iliade” di Omero, in quel «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi». La diva alla quale l’autore greco si riferiva era proprio Calliope, perché tra le Muse era quella che donava l’arte dialettica ai poeti, ai principi o ai re che la invocavano nei momenti in cui avevano bisogno di ispirazione. Calliope è la protagonista de “Il canto di Calliope” di Natalie Haynes pubblicato da Sonzogno. O meglio, Calliope e tutte le donne dell’ “Iliade”, perché l’autrice racconta la storia della guerra di Troia dal punto di vista femminile. Quelle che si presentano nelle pagine sono le voci delle donne che, da secoli, sono presenti nel poema omerico, ma che non hanno mai avuto la possibilità di parlare e di narrare le vicende vissute dalla loro ottica di visione. La Haynes attua un vero e proprio ribaltamento dei piani narrativi che porta le donne ad essere le protagoniste principali, mentre gli uomini finiscono in secondo piano. Sono delle vere e proprie comparse che lasciano il “palco” narrativo alla dimensione femminile. Appena ci si immerge nella lettura, da subito Calliope, la musa, chiede di essere ascoltata perché ha qualcosa da dire e raccontare. Il lettore lasciandosi trasportare dalla musa, inizierà un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo. In principio si incontra una donna che corre nella notte, allontanandosi dalla città di Troia in fiamme. È Creusa la moglie di Enea, è sola, il marito e il figlio non ci sono e lei assiste al rogo della città rendendosi conto che morte, desolazione e distruzione stanno dilagando ovunque. Poi, si affaccia sulla scena narrativa Andromaca, la moglie di Ettore, che colpisce per la sua complessità emotiva e caratteriale. Accanto a lei arriva Pentesilea, la regina delle Amazzoni. La sua è l’immagine di una donna coraggiosa, forte e decisa e lo dimostrerà anche in guerra, quando sul campo di battaglia, trovandosi davanti Achille, non farà un passo indietro, anzi dimostrerà un’intraprendenza che farà parecchio pensare il “piè veloce”. Accanto a loro ci sono anche Penelope, che attende il ritorno di Ulisse; Clitennestra, moglie di Agamennone. Nomi noti, ai quali la Haynes unisce figure poco conosciute come Enone e Teano. Enone, madre di quel Corito nato dalla relazione tra la ninfa e Paride che poi l’ha abbandonata per andarsene lotano. Teano, altra figura femminile tutta da scoprire, prima sposò un re troiano e rimasta vedova si unì ad un altro troiano (Antenore) dal quale ebbe diversi figli. Accanto a loro anche le troiane, sconfitte e rese schiave, e le voci delle donne greche che aspettano il ritorno dei loro mariti. Il libro della Haynes ha per protagoniste le donne, quelle che Omero ha lasciato in secondo piano e grazie alla visione insolita della Haynes, il lettore conosce meglio queste figure femminili che nel corso della storia sono sempre state un passo indietro rispetto ai loro corrispettivi maschili, mentre qui le protagoniste femminili si prendono una piccola rivincita. Certo è che “Il canto di Calliope” è un versione nuova dei classici della letteratura antica, alternativa, ma davvero travolgente e appassionante. Affermo questo perché la Haynes in “iIl canto di Calliope” ci presenta delle creature letterarie che sono donne nei cui animi ci sono dolori, sofferenze, soprusi uniti all’amore, al coraggio e alla forza per andare avanti. Quella forza che rende queste figure mitologiche profondamente umane tutte da conoscere come se le si incontrasse per la prima volta. Traduzione Monica Capuani.
Natalie Haynes è scrittrice e giornalista. Classicista di formazione, ha pubblicato romanzi tra cui The Amber Fury e The Children of Jocasta, oltre al saggio The Ancient Guide To Modern Life. È autrice e conduttrice della trasmissione Natalie Haynes Stands Up for the Classics per Bbc Radio 4. Nel 2015 ha ottenuto il Classical Association Prize come riconoscimento per il suo lavoro di divulgazione dei classici. Il canto di Calliope (A Thousand Ships) è stato finalista al prestigioso Women’s Prize for Fiction 2020 ed è stato segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Times e The Guardian.
Source richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa.
Da anni si conosce e legge il fantasy anglosassone, britannico e statunitense, a cui si sono aggiunti romanzi fantasy provenienti dall’Oriente e dall’Italia, mentre non è arrivato molto da noi dal resto d’Europa, dove pure c’è una produzione non disprezzabile, a cominciare dalla vicina Francia, dove esistono da anni autori e autrici che si cimentano con questo genere, amatissimo anche a quelle latitudini e non solo quando è d’importazione.
Oscar Fantastica propone Il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney, inglese di nascita ma francese d’adozione, primo libro di una saga che porta in un mondo ispirato al periodo tra Medio Evo e età moderna, sfondo di una tragica storia di formazione e di crescita, riflesso di tante vicende reali.
I quattro piccoli orfani Syffo, Merlo, Cardù e Brindilla crescono in campagna, nel podere della vedova Tarron, che li ha accolti per avere un aiuto nel lavoro dei campi. Il loro unico orizzonte è il fiume Brune, tra le durezze di una vita dove però a loro modo sono felici, malgrado le lotte per sopravvivere e mangiare una ciotola di minestra di rape la sera.
Il mondo fuori però può chiamare a gran voce e far cambiare ogni cosa: un giorno d’estate dell’anno 621 dell’era di quel mondo, nel vicino borgo di Corna-Brune giunge la notizia della morte del re Bai Solistero, che aveva unificato quelle terre. I quattro ragazzi pensano che tanto è qualcosa di lontano, ma quello nascerà una guerra che travolgerà il loro mondo, costringendoli a dividersi verso l’ignoto.
Il protagonista e voce narrante della storia è Syffo, sorpreso a rubare una frittella e costretto a lavorare per il temutissimo Hesse, un militare, prima lama dell’Alto-Brune. Da qui inizierà il suo viaggio forse non tanto eroico ma avvincente, dove sarà servo, spia, apprendista chirurgo e per finire guerriero. Syffo verrà accusato di stregoneria e omicidio, finirà in carcere, fuggirà, sarà bollato come traditore, in una prima serie di avventure che continueranno e che finiscono, come nella migliore tradizione romanzesca, con un cliffhanger che fa attendere con impazienza il seguito. Il bambino di polvere è un libro fantasy anomalo, perché del fantasy inteso come magia, creature non umane e simili, non ha praticamente niente: porta in un mondo alternativo, affascinante e spietato, dove gli appassionati potranno trovare elementi dei romanzi di Martin, con lotte di potere non viste dalle case regnanti ma dai più poveri, le vittime da sempre, nel mondo reale, di guerre, conflitti, contrasti, fame e disastri.
Si tratta senz’altro di un titolo da consigliare a chi accusa il fantasy di essere un genere di pura evasione, senza contare la costruzione di una vicenda in cui ci sono echi di Hugo e Dickens e della loro capacità di parlare dei più umili, non certo meno interessanti di nobili, prelati e sovrani.
Tutto questo, in attesa dei prossimi capitoli delle disavventure di Syffo, alle prese con un mondo più grande di lui, in cui è costretto a cercare la sua strada, e magari di scoprire nuove voci del fantasy d’oltralpe.
Patrick K. Dewdney (1984), nato in Inghilterra, dall’età di sette anni vive in Francia e scrive in francese. Ha esordito nel 2007 con Neva, seguito da altri romanzi. Del 2018 sono i primi due libri del Ciclo di Syffo (oltre a Il bambino di polvere, La Peste e la Vite), illustrati da Fanny Etienne-Artur, che hanno ricevuto tra gli altri il Grand Prix de l’Imaginaire, il più importante riconoscimento francese per la letteratura fantastica.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, che ringraziamo.
Accanto alle uscite dei fumetti, in edicola e fumetteria, nel corso degli anni si sono aggiunti vari libri che hanno esaminato il fenomeno delle nuvole parlanti e del fandom ad esse collegato da vari punti di vista, tra correnti, personaggi, Paesi, autori e molto altro. Mancava un libro che parlasse di uno dei fenomeni più amati e vistosi, cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli anni, e cioè le fiere del fumetto, che da mesi ormai latitano qui in Italia e chissà se torneranno mai, un po’ di pessimismo è d’obbligo. Il volume illustrato Lucca Comics & Games, sottotitolo Storie e immagini del festival della cultura pop, a cura di Christian Hill, con vari contributi, vuole parlare di questo, partendo dall’evento più amato e popolato, qui da noi, attraverso un tributo fotografico con anche testi, concentrato soprattutto sulla fiera del 2006 in poi, quando si è spostata nel centro storico della città toscana per renderlo unico. Il libro ha anche interventi di Emanuele Vietina, direttore artistico della convention dopo aver iniziato tanto anni fa spostando le sedie per le conferenze, e Licia Troisi, che racconta come Lucca sia l’unico posto in cui si sente a casa, e Pierdomenico Baccalario che parla di un lungo sodalizio con l’evento, iniziato quando era ragazzino e mai finito, come per molti e molte. Le sue pagine raccontano con immagini gli ospiti alla fiera, da Leiji Matsumoto a Terry Brooks, da Cristina d’Avena a Michael Moorcock, da Lucio Parillo a Gabriele Salvatores, ma soprattutto fa parlare l’evento tramite i volti degli appassionati, dei cosplayer, degli standisti, portando in giro per padiglioni e vie, in quello che è stato uno dei più importanti fenomeni di costume e di fandom di questi anni. Oggi, in fondo, si è tutti diventati nerd, da quando il mondo dell’immaginario è diventato mainstream grazie a libri, film, serie TV, moda e questo prezioso volume colorato ha davvero un potere evocativo magico, di far rivivere un mondo così vicino ma ormai così lontano, almeno in questo momento. Il volume Lucca Comics & Games è senz’altro un’interessante testimonianza di un fenomeno di costume ed è per tutti i curiosi e gli studiosi di costume, ma è soprattutto un tributo a tutti coloro che in questi anni hanno amato e frequentato la fiera, come espositori, operatori, creativi ma anche come appassionati. Sperando che sia un libro attuale e non una testimonianza storica e che un giorno possano tornare eventi come questo.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l’Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensava…»
«Thrushcross Grange è roba mia, signore» m’interruppe, con un fremito. «Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!»
Quell’“entri” fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava “va’ al diavolo!”. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare l’invito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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