Posts Tagged ‘Stig Dagerman’

:: Autunno tedesco di Stig Dagerman (Iperborea 2018) a cura di Viviana Filippini

15 marzo 2018
Autunno tedesco

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Autunno tedesco di Stig Dagerman è uno dei libri che meglio riescono a raccontare al lettore quelle che furono per i tedeschi le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946, l’autore svedese aveva 23 anni e venne contattato dall’Expressen che gli propose di andare in Germania per fare una serie di reportage sulle condizioni del Paese dopo la fine del conflitto bellico. Dagerman aveva appena pubblicato il suo prima romanzo, ma non rifiutò l’incarico e per due mesi circa sì stabili in Germania. Uno degli aspetti che più colpì lo scrittore anarchico e antimilitarista fu la folta presenza di giornalisti nelle diverse città tedesche dove lui si recò. Ad ogni angolo, dentro ad ogni piazza o via c’erano giornalisti come lui intenti a provare a raccontare il dopoguerra. Dopo aver raccolto materiale e testimonianze, quello che Dagerman fece nelle pagine del suo libro edito ora da Iperborea fu semplice, e molto reale, perché lui raccontò la realtà dei fatti per come li vide e per come li percepì. Uno degli aspetti costanti del testo sono le macerie, i resti distrutti dei palazzi e delle costruzioni entro le quali l’autore di aggirava. Da Amburgo a Berlino, fino a Colonia lo scrittore viaggiò su treni stracolmi di persone che non erano gli ebrei deportati nei campi di sterminio, ma i tanti tedeschi rimasti senza tetto. Dagerman ebbe la possibilità di vedere tanto altro, da intere famiglie che abitavano in scantinati mezzi allagati, a individui che cercavano riparto tra le macerie che un tempo erano state della abitazioni. Persone affamate alla costante ricerca di cibo per riempire la pancia costante vuota. Accanto a questi tedeschi che non avevano più nulla, e che in certi momenti della lettura di Autunno tedesco sembrano quasi non essere del tutto consapevoli dello stato di precarietà nel quale si trovavano a vivere, si innestano le Potenze occupanti che vinsero la guerra, tutte impegnate ad allestire i processi di guerra per punire i colpevoli delle malefatte compiute. Accanto a questo processo ci fu quello della denazificazione che prese di mira nomi già noti alla Storia, ma anche gente comune, la quale aveva pensato bene di arricchirsi a spese delle innocenti vittime. Quello che però Dagerman evidenzia è come il voler epurare dal nazismo i tedeschi a lui sembrò una messa in scena, più che qualcosa di concreto, perché le preoccupazioni e gli interessi della gente erano altrove. Autunno tedesco di Stig Dagerman è un ritratto lucido e sferzante che scava nelle viscere della Germania del dopoguerra e della gente comune che la viveva e che però non riusciva a concentrarsi sulle questioni politiche, perché era troppo impegnata a tentare di sopravvivere alla povertà, alla fame e alla distruzione per non soccombere alla tremenda miseria causata dal conflitto. Traduzione di Massimo Ciaravolo. Postfazione di Fulvio Ferrari.

Stig Dagerman era nato nel 1923, segnato da una drammatica infanzia, considerato il “Camus svedese”, in perenne rivolta contro la condizione umana, anarchico viscerale cui ogni sistema va stretto, militante sempre dalla parte degli offesi e umiliati, incapace di accontentarsi di verità ricevute, resta nella letteratura svedese una di quelle figure culto che non si smette mai di rileggere e di riscoprire. Dal 1946 scrisse quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti, articoli, sceneggiature di film, che continuano a essere tradotte e ristampate. Bloccato da una lunga crisi creativa e angosciato dal peso delle enormi aspettative suscitate dal suo talento, si uccise nel 1954.

Source: inviato al recensore dall’ufficio stampa Iperborea.

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:: Mi manca il Novecento – Stig Dagerman e Il nostro bisogno di consolazione a cura di Nicola Vacca

13 marzo 2018

Stig DagermanStig Dagerman ha attraversato il Novecento con la velocità di una cometa. Morto suicida a soli trentuno anni, è stato uno dei più importanti scrittori svedesi e ancora oggi possiamo considerarlo un gigante della letteratura, leggendo i libri che ci ha lasciato.
Dagerman è stato un uomo in rivolta, in molti lo hanno paragonato a Camus e a Kafka.
È un anarchico inquieto e sempre in lotta contro se stesso e con un’angoscia lucida come pochi è riuscito a stare dento la catastrofe bellica del suo tempo, lasciandoci con i suoi libri una testimonianza unica.

«La scelta anarchica è, – scrive Fulvio Ferrari nella postfazione a Il nostro bisogno di consolazionenella formazione di Dagerman, un momento fondamentale da cui non si può prescindere se si vuol comprendere la sua persona e la sua opera».

Come non si può prescindere da Il nostro bisogno di consolsazione, che tra i suoi libri è quello che più lo rappresenta, e soprattutto mette in evidenza il dramma dell’uomo e le contraddizioni esistenziali di un grande scrittore di fronte al peso enorme del male di vivere.
Proprio questo piccolo libro verrà considerato il testamento letterario di Dagerman.
In queste pagine lo scrittore scava nel fondo del suo abisso di uomo a cui manca la fede e afferma di non essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa.
Inizia così Il nostro bisogno di consolazione, un viaggio di uno scrittore nel tormentato inferno della sua coscienza. Pagine intense, di disperazione e di sconforto, ma anche attraversate da un grande amore per la letteratura di cui Dagerman si avvale per scavare nella consumazione terribile della sua tormentata interiorità, sempre interrogando quella vita che sta stretta ai suoi anni.
Sono queste riflessioni che lo conducono a riflettere su quel concetto di consolazione spaventosa che riesce solo a fargli vedere le cose con intensità cinque volte maggiore.
Stig Dagerman scrive sempre in preda al dubbio e all’incertezza, mentre lo sconforto lo assale in ogni istante. L’unica cosa che gli importa è proprio quella che non ottiene mai:

«l’assicurazione che le mie parole hanno toccato il cuore del mondo».

Il mondo è più forte di lui, al suo potere non ha altro che opporre se stesso. Così non gli resta altro che la scrittura e la letteratura. Finché avrà la forza di resistere, si sentirà dotato del potere di opporre le sue parole a quelle del mondo.
Questa è la sua unica consolazione che non gli salverà la vita.

«Tutto quello che possiedo è un duello, e questo duello viene combattuto in ogni istante della mia vita tra le false consolazioni, che solo accrescono l’impotenza e rendono più profonda la mia disperazione, e le vere consolazioni, che mi guidano a una temporanea liberazione».

Il nostro bisogno di consolazione è un monologo di un uomo che scrive perché combattuto tra il desiderio di essere felice e l’impossibilità di esserlo. È un libro la cui lettura non lascia indifferenti. Le parole di Stig Dagerman scorticano, fanno male, sanguinano. Solo come i grandi scrittori sanno fare.