:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017 by

fantasmi imperoQuesto libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

:: Stormy Weather – Enrico Gregori

8 settembre 2017 by

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Era il dolciastro del mio sangue, che inghiottivo insieme a scaglie di pelle e al succo di una caramella. Ma il sapore di sangue non se ne andava. E comunque non riuscivo a fare a meno di mordermi le labbra e l’interno delle guance.
Ti stai scarnificando, mi disse. Ti cola il sangue dagli angoli della bocca, sembri un vampiro. Hai ancora la paura addosso?
Invece era rabbia. Perché ormai quella storia che non avevo potuto cambiare, potevo solo raccontarla. Nero su bianco su un arido verbale, come fosse il furto di un’autoradio.
Questo dobbiamo fare, mi disse. E’ il nostro dovere.
Fallo tu quel cazzo di verbale, risposi. Io la storia te la racconto a modo mio.
Sì okay…”c’era un volta…”, disse per sfottere.
No, c’era sempre il sottofondo di Stormy Weather…
Di cosa?!?!

…o almeno c’era da quando lui era andato a lavorare in quella fabbrica.
Aveva 10 anni, Minù. E almeno due li aveva passati ad arrivare fino a lì da Chiang Mai.
Che poi Minù non era il suo nome… no. Il suo nome era lungo e difficile. Nemmeno lui lo sapeva dire bene. Figurarsi i padroni della fabbrica.
Sentirono una cantilena debole, ma capirono solo Minù.
Lì ce lo aveva accompagnato un connazionale più grande, uno esperto che sistemava tutti.
Avrai un tetto e da mangiare, gli aveva detto, basta che alla fabbrica ci lavori sodo.
Minù aveva il suo banchetto tra polvere e puzza.
Sei giovane, gli dicevano i padroni, e se non lavori tu…
E lui lavorava sì, col sottofondo di Stormy Weather. Che mette allegria, dicevano i padroni.
Nella mezz’ora di pausa, Minù guardava sempre il cielo.
Il cielo è il cielo, pensava. E’ uguale per tutti. E’ lo stesso cielo che vedono mamma e papà dove li ho lasciati. Perché lì c’è la fame, qui invece…
Qui mangi e hai un tetto, dicevano i padroni, basta che lavori. Poi c’è anche la musica, e ci puoi cantare sopra.
Stormy Weather, la polvere e la puzza.
Che poi Minù quando arrivò alla stazione quasi finì con la faccia sul mazzo di rose del fioraio ambulante.
Sarà tutto così il profumo di questo paese, pensò. Invece dove stanno mamma e papà…
Non sudava mai, Minù. E allora lo caricavano di cose da fare. Perché se non lavori tu che sei così giovane…
E la solita mezz’ora a guardare il cielo. Quello di mamma e papà, morti di fame.
Per lui invece un tetto e da mangiare. E Stormy Weather.
Ma di notte restava solo, Minù. La fabbrica era tutta sua, solo sua. Era guardiano e proprietario.
Meglio di un cane Minù, dicevano i padroni, perché mangia pure meno. Pane, riso, carne in scatola. E se succede qualcosa, altro che abbaiare! Gli abbiamo insegnato a telefonare col cellulare. Chiamaci Minù, ma abbassa la musica, perché Stormy Weather a noi rompe i coglioni. Dobbiamo dormire, noi.
Era il padrone di notte, Minù. Padrone della polvere, della puzza e di Stormy Weather.
Ma niente cielo da guardare, di notte. A montare la guardia, lui, meglio di un cane. Che mangiava troppo.
E una notte Minù la vide quella piccola scintilla nella fabbrica. Un minuscolo lapillo mentre andava Storrmy Weather.
C’era il telefonino, bastava correre e chiamare. Lui era il guardiano, meglio di un cane.
Ma non aveva mai visto il firmamento, di notte.
Però stavolta le vedrò le stelle, pensò Minù.
E lasciò andare la scintilla. Che diventò tante scintille. E poi un fuoco a catena.
Finché il boato della fabbrica di fuochi artificiali coprì Stormy Weather.
Minù volò in cielo insieme ai bengala colorati.
Mamma adesso arrivo, pensò.
E Minù fu l’unica luce che rimase in cielo.
Mentre tutti i razzi ricadevano a pioggia. Sulle note di Stormy Weather.

Enrico Gregori è nato a Roma nel 1954. Giornalista professionista dal 1983, si è sempre occupato di cronaca nera. Caposervizio per anni a Il Messaggero di Roma, ora collabora al sito on line del quotidiano. E’ autore di romanzi, memoriali di cronaca nera e di due biografie del cantautore Rino Gaetano : Un tè prima di morire (Bietti Media, 2007), Doppio squeeze (Bietti Media, 2008), Le mille facce della morte (Historica Edizioni, 2010), Cinque verticale (Senzapatria, 2010), Il percorso degli incubi (Azimut, 2011), “Quando il cielo era sempre più blu: Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2012), “E io ci sto ancora, Rino Gaetano raccontato da un amico” (Historica edizioni, 2013), “Roma in nero” (Historica Edizioni, 2014) scritto insieme con la collega Paola Vuolo, “Le identità di Cleo” (Historica edizioni 2016), “Le ultime preghiere” (Historica edizioni 2017). Ha scritto inoltre alcuni racconti per varie antologie.

:: Free Book #GiveawaysforKids – Gli impermealibri: Un bel tuffo e Il bagnetto

7 settembre 2017 by

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Buongiorno lettori, questo è il primo giveaway ufficiale di Liberi ed è un giveaway molto speciale, dedicato ai bambini. Naturalmente possono partecipare solo gli adulti: genitori e nonni, zii e amici, ma il premio finale andrà ai più piccoli. Dai 3 mesi in poi.

Sono due impermealibri (libro impermeabile + guanto impermeabile) del valore commerciale ognuno di Euro 13, 90. Il vincitore potrà scegliere quale dei due ricevere, a cui io spedirò il premio, gentilmente messo a disposizione dall’editore Gallucci.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post con i motivi per cui questi libri vi piacciono e spiegando il perchè volete riceverli. Vincerà la risposta più originale e divertente, a mio insindacabile giudizio. Quindi niente estrazione.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • L’editore è lo sponsor del giveaway, ma io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi giovedì 7 settembre e termina sabato 23 settembre. Il vincitore sarà avvertito per email domenica 24 settembre e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione, oltre a scegliere quale dei due libri ricevere.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi ed è educhiamo i ragazzi alla lettura già da piccoli, è un dono che li accompagnerà per tutta la vita.

Contest chiuso.

La vincitrice è: Alessia.

I vincitori avranno una settimana di tempo per rispondere alla mail di vincita. Oltre il premio si riterrà rifiutato.

A Torino Giorni Selvaggi – a cura di Elena Romanello

7 settembre 2017 by

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La nuova stagione letteraria inizia sotto la Mole con Giorni selvaggi, progetto del Circolo dei Lettori e del Salone del libro, che porta a Torino alcuni dei nomi più celebri dell’ultima stagione letteraria, con tra gli altri tre Premi Pulitzer, un National Book Award, un maestro dell’Europa orientale, un inglese di culto.

Giorni selvaggi vuole essere un’importante occasione di crescita, con il coinvolgimento del Salone OFF 365, del Circolo dei lettori, dei gruppi di lettura delle Biblioteche civiche, delle scuole superiori, della Scuola Holden e i librai del Colti, il Consorzio delle librerie torinesi indipendenti.

Si apre con Richard Mason, nato a Johannesburg nel 1978, diventato un caso editoriale con Anime alla deriva uscito quando aveva solo 22 anni, giovedì 7 settembre alle 21, in dialogo con Francesco Pacifico a parlare de Il respiro della notte, sua ultima fatica.

Lunedì 11 settembre, ore 18 è la volta di Fernando Aramburu, con Michela Murgia di nuovo al Circolo dei lettori, autore di Patria (Guanda), salutato da alcuni come il Guerra e pace iberico, bestseller in Spagna con quasi 500 mila copie, incentrato sulle vicende legate all’Eta, il gruppo terroristico spagnolo.

Sempre l’11 alle 21 e di nuovo al Circolo dei lettori spazio a William Finnegan, vincitore del premio Pulitzer con Giorni selvaggi, libro che dà il titolo alla manifestazione e che l’ha rivelato come una delle voci più interessanti degli Stati Uniti di oggi. Finnegan dialogherà con Massimo Vincenzi, vice direttore La Stampa.

Il 12 settembre alle 18 e 30 spazio per Elizabeth Strout, reduce dal successo della sua raccolta di racconti Olive Kitteridge, diventata una serie tv prodotta dalla Hbo, che parlerà del suo nuovo libro Tutto è possibile con Elena Varvello.

Yu Hua è il quinto autore protagonista di Giorni Selvaggi: un’occasione per scoprire uno dei migliori scrittori contemporanei cinesi, feroce critico del capitalismo socialista in salsa orientali, che alla Biblioteca Civica Centrale mercoledì 13 settembre alle 18 presenterà Il settimo giorno.

Sabato 16 settembre alle 18 di nuovo al Circolo dei lettori interverrà il romeno Norman Manea, che ha conosciuto il regime stalinista del dopoguerra e la dittatura di Ceausescu e da trent’anni vive negli Stati Uniti. L’autore presenterà con lo scrittore Andrea Bajani e con il filosofo Edward Kanterian Corriere dell’Est, la sua biografia definitiva.

Dopo quasi un mese, un nuovo appuntamento alla Scuola Holden il 21 ottobre alle 21 con Colson Whitehead e La ferrovia sotterranea, libro amato da Oprah Winfrey e Barack Obama: con uno stile che ricorda quello cinematografico di Tarantino, Whitehead è vincitore sia del National Book Award che del Premio Pulitzer.

L’ultimo incontro previsto con data è quello con Geoff Dyer, uno dei più importanti scrittori inglesi, appassionato di letteratura, musica e fotografia, che parlerà del suo Sabbie bianche, un misto tra romanzo, raccolta i racconti e saggi, che sarà presentato al Circolo dei lettori martedì 21 novembre, ore 21.

La rassegna non finisce qui: nei prossimi mesi arriveranno anche Patrick McGrath, con il nuovo thriller La costumista che descrive una Londra del dopoguerra cupa e violenta e Andrew Sean Greer, autore bestseller con Storia di un matrimonio, con il suo nuovo libro Less, entrambi al Circolo dei lettori.

:: La felicità vuole essere vissuta – Loredana Limone (Salani 2017) a cura di Viviana Filippini

7 settembre 2017 by

la felicità vuole essere vissutaViene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso...”

Nell penultimo romanzo con protagonista Borgo propizio (Un terremoto a Borgo propizio, ed Salani) la piccola comunità era sconvolta dal sisma. Di certo il destino della popolazione del paesino nato dalla penna di Loredana Limone non poteva restare sconosciuto e, non a caso, l’autrice napoletana di nascita, ma milanese d’adozione, è tornata con un quarto volume dedicato al magico borgo. “La felicità vuole essere vissuta” è il titolo del romanzo edito da Salani, nel quale la popolazione del borgo è raccontata mentre sta cercando di tornare alla vita quotidiana dopo la distruzione causata dall’evento sismico. Loredana Limone non tradisce gli appassionati lettori delle vicissitudini del simpatico borgo medievale, e così, accanto all’arrivo di turisti stranieri, alla squadra di calcio locale che sale sempre più nelle classifiche, passando per l’apertura di nuovi negozi- compresi i parrucchieri cinesi e la boutique alternativa Amandissima- si scopre che tutti gli abitanti sono in fermento, perché presto arriverà una troupe cinematografica pronta a girare un film su Borgo Propizio e su Aldighiero il Cortese, suo fondatore. Questo evento crea curiosità, ma non impedisce alla scrittrice di trascinarci in un trama, come sempre ben costruita, dove le storie personali dei diversi personaggi si intrecciano le une alle altre con situazioni quotidiani velate a volte da ironia e altre da comicità, a dimostrazione di come un piccolo borgo possa essere considerato un mondo in miniatura dalle infinite sfumature. Pagina dopo pagina ritroviamo i personaggi di sempre, quelli che conosciamo e che, nel corso del tempo, sono diventati amici di noi lettori. C’è Belinda, moglie e mamma della piccola Letizia, non possono mancare le simpatiche Mariolina e Marietta alle prese con una terza sorella sbucata da chissà dove. Non è finita, perché ci sono anche Claudia e Cesare, alle prese con un matrimonio dalla crisi conclamata e Antonia con il suo travagliato amore per Rocco Rubino. Come sempre Loredana Limone, con la sua scrittura scorrevole, crea situazioni di vita quotidiana nelle quale gli imprevisti, i doppi sensi nascosti e momenti di riflessione sul senso dell’esistere sono sempre presenti. Loredana Limone ci fa sì sorridere, ma il suo scrivere è curato e mai banale, ci fa pensare a quello che succede nella vita di ogni giorno. Questo suo modo di raccontare ci trascina dentro ad un mondo fatto di personaggi di fantasia che rispecchiano tanti caratteri e comportamenti di noi umani, impegnati – come le creature letterarie della Limone- nelle piccole lotte del quotidiano per trovare un po’ di sana felicità da vivere e condividere. “La felicità vuole essere vissuta” della Limone ha un altro personaggio importante, lo stesso Borgo Propizio stesso, non solo set di ambientazione delle diverse vicissitudini dei propiziani, ma parte attiva e fondamentale di una storia dalla quale si impara che, a volte, nella quotidianità si devono riconoscere anche i propri errori, e non solo quelli degli altri, per trovare serenità.

Loredana Limone, napoletana di adozione milanese, dopo una decina di libri tra fiabe e gastronomia, ha esordito nella narrativa con Borgo Propizio, premiato con la menzione speciale al Premio Fellini 2012, tradotto in Spagna, Germania e Bulgaria. Gli altri libri sul borgo sono “Borgo Propizio”, “E le stelle non stanno a guardare” e “Un terremoto a Borgo Propizio”, è in arrivo il quarto capitolo dell’amatissima saga: La felicità vuole essere vissuta.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Il sorcio – Georges Simenon (Adelphi, 2017) a cura di Nicola Vacca

6 settembre 2017 by

sorcioMosselbach, detto il sorcio, è un chlochard alsaziano che vive sotto i ponti di Parigi da molti anni. Una sera mentre è impegnato nei suoi soliti vagabondaggi nei pressi dell’ Opéra trova un portafogli gonfio di dollari e non solo. Architetta un piano infallibile per venire in possesso di quei soldi senza trovarsi nei guai con la polizia che lo conosce.
Ma ancora non sa che quel portafogli e il suo proprietario defunto gli procureranno un mare di guai.
Inizia così, Il Sorcio (Adelphi, pagine 155, euro 18), il romanzo di Georges Simenon che Adelphi ha pubblicato questa estate
La casa editrice milanese continua a scavare nell’opera del grande scrittore belga e bene ha fatto a dare alle stampe questo romanzo che mancava da molto tempo. Simenon lo scrive nel 1937 e arrivo nelle librerie nel 1938.
In una Parigi che non è mai abbandonata dalla pioggia battente, Georges Simenon costruisce un intreccio ricco e intrigante in cui ritroviamo alcuni dei personaggi vicini al commissario Maigret come il commissario Lucas e lo sfigato ispettore Lognon.
Ma è il Sorcio il re di questa storia. L’anziano barbone alsaziano è forse il personaggio più accattivante che Simenon abbia creato.
Ugo Mosselbach che sogna di comprarsi una canonica a Bischwiller – sur Moder si troverà al centro di peripezie e di complotti. Lui non crede che aver trovato un portafogli accanto a un cadavere lo porti a essere il protagonista di una vicenda intrigata che ha a che fare con la finanza internazionale e molti altri affari sporchi. È troppo preso dall’organizzazione del suo piano per rendersi conto del pericolo in cui è precipitato.
Quando scompare un importante finanziere si accorge di essere stato il testimone inconsapevole di qualcosa di molto più grande di lui quando ha trovato tutti quei soldi. Lognon e Lucas lo pedinano perché sospettano che lui sappia qualcosa e non hanno torto.
Sullo sfondo di una Parigi dei quartieri alti, Simenon ci conduce in una storia da commedia poliziesca che sarebbe piaciuta molto al commissario Maigret.
Infatti quando Il Sorcio uscì fu immediatamente definito «un Maigret senza Maigret».
Mosselbach è «un ometto, magro con due occhi eccezionali, vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza» Così come è descritto da Simenon, il Sorcio è uno dei più riusciti tra i numerosi personaggi indimenticabili partoriti dalla sua straordinaria fantasia.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Un interminabile inverno – Alex Boschetti (Edizioni Alpha Beta Verlag 2017) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2017 by

interminabile invernoSecondo romanzo per Alex Boschetti. Un interminabile inverno, che tocca il Trentino, Bologna e New York. Tre luoghi diversi per tradizione, cultura e dimensioni. Luoghi che permettono di respirare aria pulita, ma anche umidità e caos. Strade dove è possibile sentirsi anonimi o vivi, a seconda delle esigenze. Proprio questo sta cercando Albert Kleim, ex professore universitario e noto volto della tv. Lui, che ha ancora voglia di leggerezza ma si chiude troppo spesso nella solitudine e nel silenzio. Ha un matrimonio fallito alle spalle, una carriera distrutta e un difficile rapporto con la figlia adolescente. È intrappolato in un immenso dolore, che lo soffoca. La scomparsa di suo figlio Nicola, un bambino, solo due anni prima. Un dolore muto, che in famiglia ognuno ha vissuto a modo suo, senza condividerlo.
Nasce così, con Albert, un personaggio ben costruito, anche se discutibile in alcuni atteggiamenti egoistici e fin troppo schietti. Il lettore riesce ad immedesimarsi nella sua muta sofferenza, grazie alle parole utilizzate dall’autore, profonde e sensibili dove serve. Questo noir intreccia in modo perfetto passato e presente del professor Kleim, fra amicizia, promesse, patti pericolosi, tradimenti e segreti. Il suo male di vivere si mescola a terribili eventi, mai sradicati dalla sua memoria. Come cambiano gli amici di sempre nel corso del tempo? Cosa significa per Albert piangere? Ha paura della morte? Questi sono alcuni degli interrogativi che Kleim si pone e sui quali anche il lettore è invitato a riflettere. Albert Kleim, una vita passata a cercare uno spiraglio. Il quotidiano trascorso cercando di evitare la negatività.
Un interminabile inverno. Quando l’orrore dell’anima supera ogni limite. Quando la vendetta è marcia e distorta. Noir splendido, feroce. Terribile ma efficace. Le frasi sono essenziali. I capitoli, brevi. Le parole lasciano un diffuso senso di inadeguatezza e di malessere. Così deve essere.
Editing praticamente perfetto, complimenti alla ab edizioni Alphabeta Verlag di Merano. Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Alex Boschetti (1977) ha al suo attivo diverse sceneggiature per fumetti e graphic novel, tra cui La strage di Bologna (Becco Giallo, 2006) e La scomparsa di Emanuela Orlandi (Becco Giallo/Fandango 2013). Nel 2017 è prevista l’uscita del suo nuovo lavoro, sempre per Becco Giallo, dal titolo Mani Pulite. Ha scritto anche sceneggiature per cortometraggi in animazione e videoclip. Ha inoltre pubblicato racconti in diverse antologie e il romanzo Nera Neve (ENS, 2003).
Un Interminabile Inverno è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Silvia di Manzoni22 ufficio stampa Edizione Alpha Beta Verlag.

:: Cleopatra – L’ultima regina d’Egitto – Christian Jacq (tre60 2017) a cura di Daniela Distefano

5 settembre 2017 by

cleopatraDiciamolo pure: gli adolescenti di oggi sono depotenziati rispetto ai teenager dell’antichità che potevano ereditare regni, imperi, principati anche in tenera età e li sapevano amministrare sotto la supervisione di un tutore non sempre in odor di saggezza.
Cleopatra era una girl che a diciotto anni ha ereditato da Tolomeo XII il regno d’Egitto.
Non era un regalo della Fortuna. Allora l’Egitto attraversava un passaggio critico del suo sistema politico.
Cleopatra doveva risollevare le sorti non solo economiche del proprio Paese. Sul suo cammino poi mille nemici (funzionari corrotti, ufficiali spietati, consiglieri sleali, e un ragazzino, suo fratello Tolomeo, che le voleva strappare il trono); l’eunuco Fotino, il precettore Teodoto e il generale Achilla, rappresentavano un consiglio di reggenza per spezzare il potere di Cleopatra. Dopo averla indotta all’esilio, volevano eliminarla.
Ma il pericolo incombente era un altro, era Roma.
Ecco allora il simulacro dell’Amore a trasfigurarle il destino.
Giulio Cesare, il padrone del mondo, divenne il suo amante.

“Una guerra civile è sempre un’impresa disastrosa” ammette Cesare.
“Se riesco a favorire una riconciliazione tra voi rinuncerai a combattere?”
“Lo prometto. E tu, rinuncerai a impossessarti del mio paese?”
“Roma ha bisogno delle ricchezze dell’Egitto, in particolare dei suoi cereali, e intendo promuovere stabili relazioni commerciali con un potere forte e duraturo.”
“Con me e Tolomeo, in altre parole.”
“Queste erano le esigenze del tuo defunto padre, e tale è la vostra legge; dal suo rispetto dipenderà una pace dalla quale trarremo tutti profitto.”
“Queste parole sagge mi soddisfano. Celebriamo il nostro patto.”

Cleopatra voleva avere un figlio da lui però, dopo la nascita di Cesarione, Cesare fu ucciso, il resto è storia nella Storia.
“Cleopatra. L’ultima regina d’Egitto” (tre60), romanzo di Christian Jacq, è una cavalcata narrativa che toglie il respiro, si lascia sfogliare con accanimento e avidamente. Un trucco da prestigiatore per far dimenticare le ore al lettore.
Ottimo compagno per chi rimane ancora in spiaggia a settembre nonostante qualche nuvola e qualche brivido non solo causato dal tempo.
Non mancano gli ingredienti genuini del racconto d’avventura, forse un po’ annacquata l’introspezione psicologica dei personaggi, forse qualche concessione furba alla verve dell’immaginazione, ma l’impalcatura letteraria regge, la sostanza è dipinta con i colori della perizia artigianale creativa di cui Jacq è maestro. Traduzione: Maddalena Togliani.

Christian Jacq ha raggiunto il successo mondiale con Il Romanzo di Ramses, una saga pubblicata in 29 Paesi che ha battuto ogni record di vendita. Un caso editoriale eclatante, nato dalla sua passione per l’antico Egitto, dai suoi studi di archeologia e dalla sua ispirata forza narrativa.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore, ringraziamo Barbara Trianni.

:: La cattura dell’effimero – Beatrice Colin (Neri Pozza 2017) a cura di Federica Spinelli

5 settembre 2017 by

la_cattura_dell_effimero_01La cattura dell’effimero è ambientato nella Parigi alla vigilia dell’Esposizione Universale del 1889, quella in cui sorgerà una delle meraviglie del mondo moderno: la Tour Eiffel. Siamo nella Parigi delle stagioni dell’alta nobiltà, dei corsetti e delle redingote, dei balli e degli inviti a colazione, ma anche nella Parigi dell’impressionismo e della pittura di Jeorge Seurat. Un Ottocento ancora ruggente nelle sue consuetudini e nelle sue regole ferree.
La storia si apre con un viaggio in mongolfiera in cui Alice Arrol e suo fratello Jamie, due giovani scozzesi nel bel mezzo del loro Grand Tour, accompagnati da Caitriona Wallace, si godono in una fredda mattina invernale la vista di Parigi. Sulla stessa mongolfiera si trova anche Emile Nougier, ingegnere co-responsabile insieme a Gustave Eiffel della costruzione della Tour Eiffel. Cait fa per caso la conoscenza di Emile e tra i due scatta subito il colpo di fulmine, ma Jamie si intromette architettando di far sposare la sorella al giovane ingegnere ed entrare così anche lui nella costruzione della famosa Torre. Sarà proprio intorno alla costruzione della Torre si intrecceranno così i destini di tutti i personaggi, restando inevitabilmente compromessi.
Il romanzo tocca il tema del ruolo della donna nella società di metà Ottocento, incastrata in un dedalo di regole dell’etichetta e la cui unica speranza di sopravvivenza è commisurata alla possibilità di fare un buon matrimonio. Cait, dopo essere rimasta vedova, secondo la società ha come sola speranza di sopravvivenza quella di risposarsi se non vuole incorrere in un destino di povertà. La stessa Alice, seppure provvista di mezzi materiali, ha come unica aspirazione quella di sposarsi con un buon partito. La prima riesce a riscattarsi solo fuggendo lontano dalle convenzioni in un luogo dove resterà libera di prendere le proprie decisioni, mentre la seconda pagherà ben presto il prezzo della sua superficialità. Nel corso del romanzo, come metafora della rete di cui sono vittime le donne per via dell’etichetta, si fa riferimento alla quantità di vestiti e indumenti che le signore sono costrette a indossare, con numerosi commenti circa la scomodità e la difficoltà ad annodare, tirare, allacciare, abbottonare, costringere e schiacciare il corpo in questa armatura di ferro e stoffa. In riferimento agli abiti come esempio della costrizione delle regole della società, nel finale la libertà raggiunta dalla protagonista si esprime anche nell’indossare vestiti leggeri e comodi.
La Parigi descritta nel libro è esattamente come ci si immagina la città all’epoca dell’impressionismo, con i caffè e i locali notturni dove dare sfogo a vizi proibiti, Montmatre e la vita di strada, gli artisti e personalità notabili che camminano lungo i nuovi viali voluti dal barone Haussman. Il sapore di quest’epoca è restituito alla perfezione dall’autrice che ne evoca non lo solo lo spirito ma persino colori e profumi. Il romanzo scorre sotto gli occhi del lettore come un film dove la trama lascia poco all’immaginazione ma è ben scritta e funzionante. La cattura dell’effimero a cui il titolo fa riferimento si rivolge sia alla Tour Eiffel che svetta verso il cielo – una volta eretta era l’edificio più alto dell’epoca – , a tutte le storie legate alla sua costruzione e allo sgomento che questo strano edificio suscitava, ma anche alle illusioni verso cui ciascun personaggio tende nel corso del romanzo e che sarà costretto ad abbandonare.

Beatrice Colin, nata a Londra e cresciuta in Scozia, ha vissuto per anni a New York lavorando come giornalista freelance per il Guardian e numerose altre testate. Autrice di testi teatrali e radiofonici per la BBC, ha pubblicato il romanzo La vita luminosa di Lilly Afrodite, tradotto in molti paesi e pubblicato in Italia da Neri Pozza. Vive a Glasgow. http://www.beatricecolin.co.uk/

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

:: Gruppo di lettura – Il libro di ottobre

4 settembre 2017 by

Oggi sceglieremo insieme il libro da leggere per sabato 28 Ottobre, che discuteremo qui sul blog.

L’orario è confermato dalle 18,00 alle 19,00. Poi chi vuole proseguire fin che gli impegni ce lo consentono.

Qui sarà aperto un sondaggio, ognuno può scegliere il libro preferito votando per i libri proposti. Quello con più voti sarà il libro di cui ci occuperemo questo mese.

Potete aggiungere titoli, non appariranno nel sondaggio, ma io li vedrò nel report risultati. Buona scelta!

N.B. : si vota fino a sabato 9 ore 12.

Risultati:

Il libro scelto è:  Casa Howard di Foster,

partecipate numerosi, vi aspettiamo!

 

:: Il manifesto del libero lettore – Alessandro Piperno (Mondadori, 2017) a cura di Nicola Vacca

4 settembre 2017 by

libero lettoreIl libero lettore è colui che si lascia guidare dal capriccio, dalla sete e dalla necessità, che immergendosi in un’opera di narrativa non sta lì a interrogarsi sullo spazio che essa occupa nella storia letteraria.
Il libero lettore tralascia i proclami estetici dell’autore, le dotte postfazioni e i peana del risvolto di copertina. Cerca atmosfere, personaggi, buone storie, mica qualcuno che gli spieghi perché cercarle è un obbligo morale.
La nostra letteratura ha davvero bisogno di liberi lettori. Alessandro Piperno pubblica Il manifesto del libero lettore, un volume di saggi letterari dedicato a otto scrittori di cui lui non sa fare a meno e nel prologo discute sull’arte del romanzo e del meraviglioso vizio di leggere abbracciando la causa del libero lettore.
Questo è un libro che elogia la narrativa e vede nel libero lettore una intelligente via di fuga.
Il libero lettore appartiene a una categoria umana che considera il romanzo un vizio e che non si vergogna di insolentire i libri che detesta.
Il santo patrono del libero lettore è Michel Montaigne, il decano delle lettere francesi.
Con il punto di vista del libero lettore, Alessandro Piperno cerca di rispondere ad alcune domante sul romanzo. Lo scrittore si chiede quando un libro è un classico, come si stabilisce la qualità di un romanzo, discute sul rapporto tra scrittore, lettore e personaggi.
Un discorso a tutto tondo sulla meravigliosa «religione del romanzo» visto, amato e letto con gli occhi eretici del libero lettore. La sola classificazione che lo interessa è quella che separa i romanzi che producono endorfina da quelli che fanno venire l’emicrania, i pochi che cambiano la vita dai troppi che non cambiano niente.
Da libero lettore Piperno ripercorre la storia del suo amore per la letteratura, e soprattutto per i romanzi, percorrendo le rotte tracciate da otto giganti della narrativa universale.
Gli otto scrittori di cui l’autore non sa fare a meno sono: Austen, Dickens, Stendhal, Flaubert, Tolstoj, Proust, Svevo, Nabokov.
Otto classici proposti da un libero lettore e che senza ombra di dubbio ancora oggi fanno la storia della letteratura.
Alessandro Piperno propone una quindicesima definizione di classico da aggiungere alle quattordici stilate da Italo Calvino.
Per lo scrittore romano un romanzo è davvero un classico se ha apportato una rivoluzione tecnica rispetto ai romanzi scritti prima del suo avvento sulla scena letteraria.
Il manifesto del libero lettore è un libro entusiasta che ci conduce nel meraviglioso mondo della letteratura e nel magico paese della narrativa che noi tutti amiamo.
E poi troviamo il libero lettore che considera la lettura un vizio e i libri strumenti di piacere, come la droga, il sesso, l’alcol, non il fine ultimo della vita.
Del libero lettore si ama soprattutto la sua insubordinazione e la sua volubilità. Infatti le sue esigenze mutano a seconda delle circostanze, degli stati d’animo e dell’età.
Quello che lo distingue dalla categoria dei lettori professionisti è appunto l’euforia della libertà e quindi non gli interessa leggere romanzi allo scopo di confermare le proprie idee sul romanzo e soprattutto si tiene lontano dai presunti messaggi morali.
Il libero lettore, quindi, è libero veramente e sa benissimo che i libri, come qualsiasi altro piacere, hanno parecchi inconvenienti.

Alessandro Piperno è nato a Roma nel 1972. Insegna Letteratura francese a Tor Vergata. Ha pubblicato per Mondadori il suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni (2005). E’ inoltre autore di Il demone reazionario. Sulle tracce di Baudelaire e di Sartre, (Gaffi, 2007) e Contro la memoria (Fandango, 2012). Nel 2010 è uscito per Mondadori Persecuzione, che in Francia è stato finalista ai premi Médicis e Femina, e ha vinto il Prix du Milleur livre étranger e che insieme a Inseparabili (Premio Strega 2012), dà vita al dittico Il fuoco amico dei ricordi (pubblicato in un unico volume nel 2016. Nel 2013 è uscita una raccolta di racconti Pubblici Informati, e nel 2016 Dove la storia finisce, entrambi editi per Mondadori.

Source: acquisto del recensore.

:: Il fratello unico – Alberto Garlini (Mondadori, 2017) a cura di Federica Belleri

4 settembre 2017 by

Fratello unicoMettetevi comodi e lasciatevi prendere per mano dalla giovane e brillante Margherita. Sta per farvi conoscere un singolare personaggio, schivo e ombroso quanto basta. L’ha assunta come segretaria. Siamo nel parmense, nelle campagne che seguono le anse del Po. Saul Lovisoni è un uomo ricco di famiglia, laureato ad Harvard, famosissimo in polizia per aver risolto casi importanti e complicati; scrittore di un giallo da un milione di copie, rinchiuso in un silenzio preoccupante da qualche anno. Perché? Saul è bello, intrigante, originale. Perché scrive sui suoi taccuini neri senza più pubblicare nulla? Perché si è rifugiato in un casolare sperduto? Perché ha lasciato la polizia? Margherita lo scoprirà presto, mentre lo aiuta a sistemare la sua ricca biblioteca e l’agenzia di investigazioni appena aperta. La ragazza racconta la sua storia, fra il potere dell’energia che sprigiona e i momenti di chiusura e isolamento. La sua vita si incastra con quella della giovane donna e di Bernardo, fratello scomparso di una contessa. È il primo caso importante che Saul decide di accettare. Fin dalle prime battute capiamo che il modo di fare dell’ex poliziotto è unico, perché fa sua questa vicenda accogliendo lo stupore e la curiosità di Margherita, in un botta e risposta fatto di citazioni letterarie, colori, frasi dirette, ironiche. L’importanza della sparizione di Bernardo è la stessa che potrebbe essere legata alla trama di un libro, al modo in cui viene raccontata, a come, leggendola, si è in grado di osservare e di “sentire” i particolari. Chi è Bernardo e cosa gli è accaduto? Margherita è affascinata e intimorita dalla complessa personalità di Saul. Lui le sta insegnando a sentire il dolore, a percepire le sfumature delle parole scritte e di quelle non dette. I due si completano in modo anomalo. Lui la studia, la punzecchia, le propone imput insoliti riconducibili al caso. Discutono, litigano, si scoprono nei punti deboli, ma Saul è sempre un passo avanti a lei. Come fa?
Il fratello unico porta a un epilogo che ricorda i gialli di P.D.James. Una rosa di possibili responsabili o colpevoli al cospetto di Saul e Margherita, in una sorta di schermaglia fatta di domande, indizi e ricostruzioni rappresentative di un racconto, nel racconto stesso. Affari, denaro, cattiveria, prevaricazione. Prepotenza, egoismo, potere. Segreti, frustrazioni, rabbia. Garlini ha scritto un giallo dai toni classici, rivisti in chiave originale. Parma è teatro di un mistero. Arte e cultura sono parte integrante della vicenda. La scrittura è coinvolgente, la psicologia dei personaggi è in primo piano. La sensibilità e le emozioni si srotolano pagina dopo pagina. L’autore scava nell’anima, mescola odio e amore, solleva il coperchio e osserva l’effetto delle parole di Saul, in ebollizione. Come afferma Garlini nelle note finali, Il fratello unico è una narrazione umile ma, aggiungerei, assolutamente meravigliosa e speciale. Complimenti all’autore. Buona lettura.

Alberto Garlini: è nato a Parma nel 1969, vive a Pordenone. Ha pubblicato Una timida santità e Fútbol bailado per Sironi editore; Tutto il mondo ha voglia di ballare per Mondadori e, nel 2012, La legge dell’odio per Einaudi. È tra i curatori della manifestazione culturale Pordenonelegge.Nel 2017, con Mondadori, pubblica Il fratello unico. Un’indagine di Saul Lovisoni.

Source: inviato al recensore dall’ editore.