Marcello Simoni continua la Secretum Saga con un nuovo capitolo, Il patto dell’abate nero, ambientato di nuovo
nell’Italia del Quattrocento, tra lo splendore della Firenze dei Medici e zone meno note ma altrettanto interessanti, come la Sardegna, crocevia di varie culture, tra cui quella ebraica e quella musulmana, purtroppo assente dai libri di Storia e dai romanzi storici ambientati in quell’epoca.
Tutto parte infatti dal porto di Alghero, oggi noto luogo di vacanza ma allora snodo importante in un mare che si percepiva ancora come ricco di pericoli e insidie, oltre che luogo di incontro di interessi commerciali di culture politicamente contrapposte dove un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, Teofilo Capponi. Scopo dell’incontro è vendere un segreto, l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcania, un saraceno vissuto all’epoca di Carlo Magno e scomparso in circostanze misteriose, lasciando dietro di sé la leggenda di ricchezze scomparse, uno dei tanti miti del genere che fiorirono legati all’epopea dei paladini e che durarono per secoli.
La notizia arriva alle orecchie di Bianca de’ Brancacci, infelice moglie di Capponi, che giunge alla conclusione che quel tesoro può avere a che fare con la morte di suo padre. Per questo, Bianca elabora un piano, in cui coinvolge il noto ladro fiorentino Tigrinus, legato a Cosimo de’ Medici. Tigrinus parte per Alghero, dove dovrà spacciarsi per Teofilo Capponi e poi mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus. Ma non mancheranno colpi di scena e imprevisti, tra Firenze, Alghero e altri luoghi di un Mediterraneo ricco di culture e contrasti, allora come oggi.
Ancora una volta Marcello Simoni porta nel passato, mescolando il thriller con il romanzo di avventure storiche alla Dumas, e ancora una volta fa centro, costruendo un intreccio avvincente, da cui non si riesce a staccarsi, ma nello stesso tempo documentato sul piano storico e senza licenze poetiche e inesattezze.
Ne Il patto dell’abate nero sono molti i punti di interesse e le scoperte che si fanno mentre ci si diverte e ci si appassiona, a cominciare dal già citato ruolo della Sardegna, Regione di cui non si parla abbastanza nei romanzi storici e dove avvennero fatti interessanti anche se meno noti. Poi torna il tema della caccia al tesoro, archetipo da Stevenson in poi, riletto in una chiave mediterranea e leggendaria, partendo dalle tradizioni della Storia europea tra Medio Evo e Rinascimento, tutte da rileggere, perché non hanno niente a che invidiare a epopee ben più note come quella dei Corsari dei Caraibi.
Un secondo capitolo interessante per una saga che avrà altri sviluppi che a questo punto i lettori sono ben ansiosi di leggere. Spesso si sente fare il discorso trito e ritrito che gli italiani non sono bravi nella letteratura di genere, per fortuna Marcello Simoni è uno dei tanti che smentisce questo luogo comune ormai superato.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringrazia Federica Capelli.
Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga(L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e i primi due capitoli della Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero e Il patto dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.
Questo insetto è diventato il protagonista di “La rivoluzione delle api. Come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo”, scritto da Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga, edito da Nutrimenti 2018, con prefazione di Vandana Shiva. Il libro è un interessante saggio in pellegrinaggio nei diversi luoghi del pianeta per mettere in evidenza l’importanza delle api per l’agricoltura e sottolineare i pericoli in cui esse incorrono a causa dell’utilizzo sproporzionato ed esasperato di pesticidi che, purtroppo, spesso decimano questi poveri insetti. Quando sentiamo parlare di api pensiamo subito al loro dolce miele, in realtà come indicato all’inizio di questo scritto e nel libro, gli insetti giallo e neri sono davvero importanti per la produzione di molta della frutta e verdura che permette a noi umani di sopravvivere. Le api sono le dirette protagoniste del processo di impollinazione e il loro essere bottinatrici (ossia raccogliere acqua, polline, propoli) è proprio ciò che garantisce la sopravvivenza e il ciclo vitale delle piante. Purtroppo questi insetti sono in pericolo, perché oltre ai pesticidi (in particolare i neonicotinoidi), ad eliminare le api ci sono i cambiamenti climatici. Sono degli insetti in perenne pericolo, ma il libro della Pelliccia e della Zarlenga racconta anche le storie umane di coloro che stanno lavorando e lottando per salvare le api. Questo sta avvenendo in contemporanea e in diverse parti del globo. Tra le pagine del libro emerge una profonda speranza proprio perché ci sono apicoltori, studiosi del mondo naturale, agricoltori, enti, istituzioni pubbliche e pure ex cacciatori di miele che si sono rimboccati le maniche per sostenere i piccoli insetti e mantenerli in vita, favorendone la riproduzione. Ci si imbatte così nell’apicoltore di Castel San Pietro in provincia di Bologna che alleva le sue api per i girasoli che daranno l’olio di girasole. La contadina indiana che cresce api per favorire lo sviluppo del frutto del mango; le angurie dell’Honduras (a Nacaome) nate dall’amore per l’agricoltura di sussistenza di padre e figlia; le mele di Malles, in Val Venosta, coltivate senza pesticidi o il pregiato e salutare cardamomo del Sikkim (Stato a Nord est dell’India). “La rivoluzione delle api. Come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo” è una vera e propria inchiesta che le due autrici hanno compiuto girando in lungo e in largo il mondo, evidenziando come in un globo sempre più ferito dai cambiamenti climatici e dai pesticidi, un piccolo e pacifico esercito di allevatori, stanno cercando di salvare e tutelare gli insetti volanti per permettere a tutti gli umani – noi compresi- di poter sopravvivere. Il libro è nato grazie al progetto Hunger for Bees, che ha permesso a Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga, con la fotografa Daniela Frechero, di vincere il Premio internazionale di Giornalismo ‘Innovation in development reporting’, gestito dal Centro europeo di Giornalismo.
La Sardegna brucia, per il calore del sole e del fuoco. Le fiamme si alzano improvvise e inarrestabili e il vento le porta nei punti giusti.
Il ritratto di Pier Paolo Pasolini ci dà il benvenuto sulla copertina del libro “Dal tratto alle parole” di Mario Pugliese (disegni) e Nicola Vacca (parole poetiche). Questi due artisti si sono uniti per omaggiare alcuni grandi della letteratura non solo del Novecento: uomini e donne, persone prima che personaggi, che hanno messo il loro talento al servizio dell’arte, della vita, della bellezza.
“Sono pesi queste mie poesie,/
Nika Turbina nasce a Yalta, il 17 dicembre 1974, in una famiglia di artisti. La madre è scultrice, la nonna interprete, il nonno scrittore e poeta. Nika raggiunge l’apice della notorietà all’inizio della sua vita, quando a soli sette anni i suoi versi appaiono su un quotidiano nazionale. Nel giro di un anno la sua prima raccolta, “Quaderno di appunti”, viene publicata a Mosca. In occasione del festival internazionale di poesia “Poeti e pianeta Terra” tenutosi in Italia, nel 1985 le viene conferito il Leone d’oro di Venezia. Prima di lei, solo un altro poeta russo è stato insignito dello stesso riconoscimento: Anna Achmàtova. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in dodici paesi. Nika trascorre l’ultima parte della sua vita lontano dall’attenzione generale. Muore tragicamente a Mosca, a soli ventisette anni, l’11 maggio 2002.
A più di settanta anni dall’ uscita di Cristo si è fermato a Eboli e a quarantatré dalla sua scomparsa, Carlo Levi resta uno dei più grandi scrittori del Novecento.
ricorda cose della sua infanzia, ma per il resto vive in un eterno presente, ed è costretta a scrivere quello che le succede su un diario, sui post-it, o anche su mani e braccia.
letteratura, scritto da una donna, Mary Shelley, personalità in anticipo sui suoi tempi e antesignana di tutte le autrici che l’hanno seguita da allora cimentandosi con il fantastico in tutte le sue forme, da Ursula K. Le Guin a Margaret Atwood.
Puntuale, come un’allergia a cui non possiamo dire di no, arriva a vele spiegate l’estate con i suoi ritmi e le sue molteplici consuetudini. E allora ecco spuntare come funghi i cosiddetti giardinieri per diletto o per moda, esercito di forzati d’ogni sorta che d’inverno bivaccano in uffici e si perdono in aperitivi il fine settimana. Ma poi, quando le vacanze fanno capolino, gli stessi si investono ad honorem del titolo di pollice verde, non rendendosi conto di essere dei potenziali killer seriali di bonsai ed affini!
Nadia Paprikas è una blogger francese che cura un blog di cucina molto bello (vi consiglio di visitarlo
Per lei non sembrano esserci speranze di trovare qualcuno che la voglia. Poi, un giorno, un fortunato gesto del destino la porterà ad Avonlea, un piccolo paesino dove vivono Marilla e Matthew Cuthbert. I due anziani fratelli si aspettavano un ragazzo e quando vedono Anna rimangono un po’ perplessi, tanto è vero che Marilla vorrebbe rispedire Anna nel luogo da dove è arrivata. La piccola, protagonista del romanzo “Anna dai capelli rossi”, edito da Gallucci, racconta la sua drammatica storia e i due anziani la accolgono tra le mura della loro fattoria Green Gable. Anna hai i capelli rossi, tante lentiggini e un passato fatto di dolore e sofferenza al quale reagisce con la fantasia e l’immaginazione. Un agire non sempre compreso dalle persone che le stanno attorno, soprattutto da Marilla, una donna molto pragmatica e concreta. La storia di Anna è un romanzo di formazione creato dall’autrice nel 1908 per ogni tipo di lettore ma, nel corso del tempo esso si è trasformato in un classico della letteratura per l’infanzia. Anna è una bambina che ha avuto, a soli 11 anni, un passato di dolore, sofferenza (i genitori sono morti quando lei era molto piccola), di mancanza di affetto e per lei i due fratelli Cuthbert sono una nuova famiglia nella quale trovare un po’ di tranquillità. Certo per la protagonista non sarà facile conquistare i due anziani e i nuovi compagni di scuola (Gilbert compreso), però un poco alla volta, passo dopo passo, Anna riuscirà a sistemare le cose e a farsi comprendere da tutti. “Anna dai capelli rossi” della canadese Lucy Maud Montgomery, tradotto da Angela Ricci, è una storia di ricerca di amicizia, di amore e di speranza, dove la protagonista sarà sì sottoposta ad un serie di prove, ma la sua tenacia, la voglia di mettersi in gioco e di imparare le permetteranno di riuscire a trovare il suo posto nel mondo. Oltre alla famosa serie animata trasmessa in tv dagli anni ’80 (vista una marea di volte), Netflix ha distribuito in tutto il mondo una fiction di recente produzione con protagonista “Anna dai capelli rossi”.
























