C’è tempo fino al 9 settembre per visitare a Milano alla Fabbrica del Vapore Harry Potter The Exhibtion, mostra dedicata ad uno dei più grandi fenomeni dell’immaginario fantastico contemporaneo, letterario prima e cinematografico dopo: l’evento infatti festeggia i vent’anni dalla pubblicazione del primo libro ed è l’unica tappa nel nostro Paese di una esposizione che ha già toccato varie città all’estero.
La mostra parte da come il mondo di Harry Potter è stato visto negli otto film usciti tra il 2001 e il 2011, con spezzoni proiettati su maxi schermi e la ricostruzione dei set con i luoghi simbolo come la capanna di Hagrid, il negozio degli scherzi magici di Fred e George Weasley, la Foresta proibita, il dormitorio di Grifondoro a Hogwards, il treno e la serra di Erbologia con le famose e famigerate mandragole.
Nelle varie sezioni sono presenti oggetti, copie dei libri, locandine, foto di scena e altro materiale proveniente dai set originali, per un tributo ad un mito del nostro tempo, raccontando quello che è stato uno dei più grandi sforzi produttivi e recitativi del cinema anglosassone.
Infatti la serie di Harry Potter ha lanciato nel mondo della Settima Arte alcuni giovanissimi e giovanissime, che si stanno rivelando i volti di riferimento per la generazione dei Millenials, ma ha fatto conoscere ad un pubblico molto vasto i grandi nomi di cinema e teatro inglese, come Maggie Smith, Kenneth Branagh, Ralph Fiennes, Emma Thompson e il compianto Alan Rickman.
Lo spazio di via Procaccini 4, un’area ex industriale recuperata per attività culturali e eventi, racconta quindi in 1600 metri quadrati un mondo fantastico che ha avvicinato tanti giovanissimi e non alla letteratura e ad un cinema capace di coniugare intrattenimento e qualità, con un percorso interattivo, con tanto di smistamento iniziale e poi partecipazione a tanti momenti, partita di Quidditch compresa.
La mostra ha anche il suo bookshop con gadget, locandine, cartoline e tanti libri, sia i romanzi che i vari volumi che sono usciti negli anni sui film.
Harry Potter The Exhibtion è aperta il lunedì dalle 15 alle 22, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 22, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 23. E’ possibile acquistare il biglietto al momento ma si consiglia di farlo o on line o nei punti vendita di Viva Ticket. Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale.
Harry Potter in mostra a Milano
25 luglio 2018:: Free Book #Giveaway: Le Bestie – Kinshasa Serenade di Lorenzo Mazzoni
24 luglio 2018
Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo.
Mentre il paese sta per precipitare nella guerra civile, un medico inglese, la sua giovane e avvenente compagna, un losco individuo dei Servizi segreti sudafricani e un giornalista freelance disilluso e allucinato, portano avanti la loro esistenza rinchiusi a Gombe, il quartiere dei ricchi.
Fra feste, echi di una guerra sempre più vicina, tradimenti, traffici di diamanti e di organi umani, le giornate di questi personaggi vanno avanti, intrecciandosi e scontrandosi, fino all’inquietante e drammatico finale, quando la guerra “arriva ovunque”.
Un romanzo di forte denuncia, con sfumature da spy-story classica.
Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006), Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007), Le bestie/Kinshasa Serenade (Momentum Edizioni, 2011), Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista (fotografie di Marco Belli; edizione bilingue italiano/romeno; Lite Editions, 2012). E’ il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Momentum Edizioni) Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico (2011; Premio Liberi di Scrivere Award) e Malatesta. La Tremarella (2012). Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su “Il manifesto”, “Il Reportage”, “East Journal”, “Il reporter” e “Torno Giovedì”. Cura la collana internazionale Atlantis per la casa editrice Lite Editions.
Collabora a “Il Fatto Quotidiano”.
Ecco il libro scelto per il giveaway estivo: una copia cartacea di Le Bestie di Lorenzo Mazzoni messa gentilmente a disposizione dall’ autore che ringraziamo.
Come si partecipa?
E’ semplice: commentando questo post e scrivendo cosa vi viene in mente sentendo parlare di Africa. Tra tutti i partecipanti verrà estratta copia del libro più alcuni adesivi di Liberi.
Alcune regole:
- Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
- Si partecipa commentando questo post e rispondendo alla domanda secondo le modalità sopra riportate.
- Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
- Il libro è messo a disposizione dall’ autore nell’edizione (ormai rara) 1° Edizione gennaio 2011 momentum, io mi occuperò della spedizione.
- Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
- Il giveaway apre oggi martedì 24 luglio e termina martedì 31 luglio. Il vincitore sarà avvertito per email mercoledì 1 agosto e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione.
- C’è una soglia minima di partecipanti: devono partecipare almeno 10 lettori altrimenti il giveaway sarà annullato (e io mi tengo il libro 🙂 )
- Gradita, ma non obbligatoria, una foto che testimoni il ricevimento del libro.
Ecco è tutto! Partecipate numerosi!
:: Uomini e cani di Omar Di Monopoli (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca
23 luglio 2018
È una voce particolare quella di Omar Di Monopoli, uno scrittore che con la sua lingua sferzante sa indagare i lati oscuri e il marcio che si annidano nella nostra pochezza di esseri umani.
Dopo Nella perfida terra di Dio, Adelphi rimanda in libreria Uomini e cani, un romanzo che Di Monopoli pubblicò nel 2007.
Ancora un’ altra storia gotica, un libro estremo, un amen narrativo per la nostra pochezza, un intreccio di narrazioni da una terra rozza e indisciplinata dove la speranza è morta.
Da un mondo fuori dal tempo (Languore, una immaginaria ma verosimile città del Salento), Omar Di Monopoli racconta storie di uomini malvagi, affaristi senza scrupoli che assumono la fisionomia di bestie.
Lo scrittore con una lingua barocca ma sempre diretta e dissacrante racconta una provincia che si tinge di orrori e affari sporchi , mette in scena un personale meridiano di sangue.
Al centro una dilaniata provincia pugliese nelle mani di uomini senza scrupoli dediti alla corruzione. Sullo sfondo di una terra martoriata dalle lottizzazioni e dagli abusi di potere, Di Monopoli racconta una settimana di ordinaria follia in cui si alternano violenza e brutalità . Il filo comune è il sangue, l’unico credo che i potenti della zona conoscono per raggiungere i loro obiettivi.
Toglie il respiro la scrittura di Omar Di Monopoli. Le sue cronache da una terra desolata sono popolate da personaggi che difficilmente dimenticheremo: Don Titta, il potente di turno che è disposto a ogni nefandezza per arricchirsi, il folle Pietro Lu Sergi che scatena un massacro, Nico, la guardia forestale senza pistola, onesto ma impotente davanti alla malavita che impazza, il vecchio Sputazza, che per difendere la sua proprietà combatte da sempre contro lo strapotere dei Minghella.
Uomini e cani è un’altra cartolina dall’inferno spedita da Omar Di Monopoli, scrittore originale che nei suoi libri ha sempre scavato nelle zone nascoste degli abissi umani, per raccontarci con una lingua che non fa sconti il rapporto stretto e intimo che noi esseri umani abbiamo con il male.
Come Nella perfida terra di Dio, Uomini e cani è un romanzo duro. Un grande libro.
Omar Di Monopoli (Bologna, 11 ottobre 1971) è uno scrittore italiano. Ha scritto Nella perfida terra di Dio e Uomini e cani.
Source: libro del recensore.
Il mistero dell’orto di Rocksburg, K. C. Constantine, Carbonio editore (2018) A cura di Viviana Filippini
23 luglio 2018Prendete Rocksburg, una località della Pennsylvania, dove si ha la sensazione che nulla di strano accada. Poi prendete una donna, Mary Frances Romanelli alle prese la Ortomisteriosa scomparsa del marito. Aggiungete Mario B
alzic, capo della polizia locale diviso tra i grattacapi con l’amministrazione locale e il lavoro sulla strada e avrete “Il mistero dell’orto di Rocksburg” dello scrittore americano K. C. Constantine, edito da Carbonio editore (Collana Cielo Stellato). Jimmy, ex minatore senza lavoro, passa molto tempo nel suo orto a coltivare pomodori rigogliosi, poi però scompare e questo getta nel panico la moglie che chiama la polizia. Jimmy sparisce una volta, due e poi torna, alla fine scompare in modo definitivo lasciando -ancora una volta- la consorte nella disperazione. Balzic, un uomo dalle origini italo serbe, indaga su quella che si è trasformata in una vera e propria scomparsa. Gli indizi porteranno ad un risoluzione che lascerà il capo della polizia, e anche il lettore, un po’ di stucco, perché non ci si aspetta come l’animo umano possa arrivare a compiere certi gesti. “Il mistero dell’orto di Rocksburg” non è solo una – la prima- delle indagini svolte da Balzic, il libro è un vero e proprio sguardo sulla società americana della zona nota con il nome di Rust Belt (cintura della ruggine), ossia quell’area che si estende per tutto il Nord Est statunitense, dai monti Appalachi fino ai Grandi Laghi, dove Rocksburg si trova. Una zona che nella seconda metà del ‘900 è stata investita da una profonda crisi del settore siderurgico e la crisi, non a caso, la si percepisce nel testo di Constantine. Jimmy Romanelli non lavora più come minatore, fa altro, lecito e non, per racimolare soldi. Lui e molti altri cittadini sono figli, nipoti di immigrati (nella trama ci si imbatte in diversi cognomi italiani e tipicamente europei) che arrivarono in America in cerca di fortuna e di un benessere che, nel mondo dello scrittore americano è già scomparso per lasciare spazio a industrie chiuse e fattorie sul lastrico. L’autore utilizza il filone del mistery e del giallo per mostrare ai lettori l’immagine reale della provincia americana segnata e ferita dalla crisi economica. Leggendo il lavoro Constantine – del quale si è scoperta la vera identità solo nel 2011 – ci si accorge che i personaggi per la miseria economica e umana che li caratterizzano richiamano alla memoria i protagonisti dei libri di Steinbeck, di Caldwell e di Faulkner. Sono esseri viventi duramente provati dal corso della vita. Basta vedere lo stesso Mario Balzic, uomo di legge, che non disegna l’alcol e non rifiuta modi e linguaggio bruschi pur di ottenere informazioni utili alle indagini. Jimmy Romanelli e lo suocero non sono di certo l’esempio del marito affettuoso e del padre premuroso, anzi l’essere maneschi con chi sta loro attorno è cosa del tutto normale e lo sa la povera Mary Frances Romanelli. “Il mistero dell’orto di Rocksburg” è il primo di diciassette romanzi con protagonista le inchieste dell’ispettore Mario Balzic, pubblicate da Constantine tra il 1972 e il 2002 e con Carbonio editore ora potremo conoscere il mondo letterario dello scrittore americano e le dinamiche psicologiche di tutti i suoi personaggi. Traduzione Nicola Manuppelli.
K.C. Constantine ha rappresentato un enigma per il mondo editoriale fino al 2011, quando ha finalmente rivelato la sua identità, accontentando i numerosissimi fan. Constantine è Carl Kosak, classe 1934, ex marine, giornalista e professore di inglese di Greensburg, Pennsylvania. Annoverato tra i migliori scrittori statunitensi, nei suoi romanzi con il detective Mario Balzic ha raccontato tre decenni di storia americana, immortalando l’America dei sobborghi piccolo-borghesi.
Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa di Carbonio editore.
:: Geopolitica dell’incertezza di Giancarlo Elia Valori (Rubbettino, 2017), a cura di Daniela Distefano
19 luglio 2018
Questo libro raccoglie contributi e ragionamenti di un esperto di relazioni internazionali, Giancarlo Elia Valori, il quale a proposito della Brexit – che nel libro è una opzione non ancora convalidata dal voto – scrive:
“La Gran Bretagna ha il potenziale, le idee e le armi per divenire, da sola, il power broken in tutte le aree che la interessano direttamente: il Mare del Nord, l’Oceano Indiano, il grande Medio Oriente. Londra, fuori dall’Unione, potrà rinegoziare un nuovo sistema tariffario globale senza essere obbligata a subire le normative di Bruxelles”.
Per quanto riguarda l’Italia, cosa fare?
“Uscire dalla moneta unica non servirebbe. Ma, invece, operare liberamente sui grandi mercati globali, dove possiamo ancora fare concorrenza ai nostri “alleati” europei. Questo lo si deve fare subito, ma con tecniche dure e decise. Inoltre, accettare operazioni estero su estero, non in Euro, come avviene con la Cina e la Federazione russa. Ecco a cosa servirebbe una buona intelligence e una classe politica non composta da soli parvenu, come lo è oggi”.
Giancarlo Elia Valori è anche uno studioso certosino delle vicende che riguardano Medio Oriente e Israele. Secondo l’esperto, Israele fa una strategia globale, che è la ripetizione del vecchio “divide et impera” nello spazio arabo, tipico della Guerra Fredda, nonché della sua naturale ambizione a divenire potenza regionale, ora che l’Islam si scopre in guerra contro tutte le molteplici anime e poteri. Il riequilibrio strategico e nucleare si svilupperebbe poi in tre punti, tutti collegati fra loro. Il primo elemento riguarda un’Europa marginalizzata, dopo la fine della Guerra Fredda, che tale rimarrà negli anni a venire (sarà la Cina il prossimo competitor globale degli Usa). Il secondo tratto di rinnovamento geopolitico riguarda l’Asia, dove cresce la regionalizzazione delle tensioni e delle dottrine mondiali. Il terzo elemento di trasformazione riguarda il Medio Oriente. Integrare il caos mediorientale dentro un’area senza guida globale, salvo il ricatto petrolifero, e con un armamentario ormai obsoleto, come lo è oggi l’Ue, è un invito alla guerra, non alla pace. Infine, l’attezione va focalizzata proprio sullo scenario finale della crisi europea che si dibatte tra un umanitarismo da salotto e una reazione populista irrazionale e impossibile da gestire, esattamente come gli sbarchi dei migranti.
“Tenere l’Europa sempre più irrilevante e spesso ridicola in politica estera, per contenere la Russia e poi la Cina, questo è il progetto degli Stati Uniti, che passerà da Barack Obama al suo successore, chiunque egli sia”.
Da il denaro.it, del 16 febbraio 2016.
Parole che suggellano le nostre inquietudini a due anni dal loro pronunciamento. Un libro che coinvolge, che perlustra, che sviscera fatti e dietrologie. Forse pecca di eccessivo tatticismo, di troppo meticoloso vivisezionamento delle prospettive geopolitiche, però questo è la garanzia che lo scrittore ha profuso riflessioni marcate da un punto di vista non sempre condivisibile ma di certo puntuali e ben argomentate.
Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario, è stato consulente di qualificati organismi. E’ presidente de “La Centrale Finanziaria Generale”, della “Fondazione Laboratorio per la Pubblica Amministrazione” e “Membro dell’Advisory Board School of Business Administration College of Management di Israele”.
Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.
Il tempo dei maghi di Cressida Cowell (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello
18 luglio 2018
In un’epoca molto lontana, i guerrieri decisero di estirpare dal mondo la magia, sterminando prima le streghe, depositarie della Magia Nera, e poi giurando guerra ai maghi e a tutte le altre creature di Magia Buona. I due fronti vivono ora separati nelle loro roccaforti, ma lo scontro prosegue senza esclusione di colpi, perché legato a un qualcosa che si pensa non poter cambiare.
Xar, 12 anni, è figlio di Ecanzo, re dei Maghi, ma a differenza del fratello maggiore Looter non mostra ancora di possedere poteri, però ha molto coraggio e farebbe di tutto pur di avere un po’ di magia. Seguito da un gruppo di creature fatate, entra nella foresta proibita a caccia di una strega che, è convinto, si nasconde lì dentro, per risolvere i suoi problemi e avere considerazione dai suoi simili. Il piano di cattura però non funziona e la trappola che prepara imprigiona invece Desideria, sua coetanea, figlia della regina dei Guerrieri, goffa e pasticciona proprio come lui, in possesso suo malgrado di un oggetto magico di cui vorrebbe disfarsi
I due ragazzi appartengono a tribù nemiche ma devono per forza unirsi per entrare nelle segrete della regina Sychorax dove qualcuno addormentato da secoli si sta risvegliando, pronto a seminare terrore.
Il binomio ragazzi e fantastico è vecchio ma funziona sempre, soprattutto oltre Manica, dove da decenni c’è una grande attenzione per questo, con toni diversi, anche a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, dai bambini ai giovani adulti, ma sempre efficaci.
Non fa eccezione Il tempo dei maghi, una storia di avventure e di fantasia, dove l’aspetto grafico e delle illustrazioni ha una grandissima importanza, con il testo che si integra con immagini e impaginazione insolita, tutto per raccontare la storia di un viaggio in un mondo magico, da dove i due protagonisti torneranno cambiati. Cressida Cowell è del resto sia disegnatrice che illustratrice e racconta in maniera complementare le sue storie, alternando i due registi narrativi.
Tra l’altro i disegni ricordano molto quelli con cui Quentin Blake illustrava i romanzi di Road Dahl, a testimonianza di una tradizione di costruzione di universi fantastici che continua.
Il tempo dei maghi è un libro per ragazzi, ma non solo, un’epopea tutta da gustare con gli occhi, qualunque età uno abbia, immersi in una storia senza tempo che parla con parole e immagini, scorrevole ma che rimane dentro.
Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Claudia Fachinetti.
Cressida Cowell ,cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie di libri fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli.
Maria Antonietta la gioventù di una regina di Fuyumi Soryo (Star Comics, 2018) a cura di Elena Romanello
18 luglio 2018
La Star Comics propone l’edizione italiana del manga di Fuyumi Soryo Maria Antonietta la gioventù di una regina, realizzato dall’autrice con la supervisione e collaborazione della reggia di Versailles e inserito nelle varie edizioni internazionali nei bookshop del palazzo.
Si tratta di un volume unico concentrato sui primi anni di vita di Maria Antonietta a Versailles, con un antefatto che porta avanti di alcuni anni, quando è madre felice al Trianon, in alcune tavole a colori pastello semplicemente splendide.
Non si fa cenno alla sua tragica fine, ma i toni del manga non sono da favoletta perché prevale la ricostruzione storica e filologica, per raccontare non certo la storia di una principessina delle fiabe, ma di una giovanissima catapultata in una corte dove vigeva un’etichetta obsoleta e rigidissima. La storia racconta infatti i primissimi tempi di vita a corte della principessa austriaca, con una cura del dettaglio notevole e ambienti e costumi grandi protagonisti.
Ancora una volta Fuyumi Soryo dimostra il suo grande amore per le ricostruzioni storiche, con disegni e tavole ispirati ai quadri del Settecento e alle atmosfere, per un’opera di erudizione storica più che di svago, una versione in immagini dei tanti libri usciti negli anni su Maria Antonietta, comunque fedelissima alla realtà storica, un qualcosa che del resto sta molto a cuore all’autrice..
Del resto, Maria Antonietta è uno dei personaggi storici più amati in Giappone, al centro di eventi come un’importante mostra l’anno scorso alla torre di Tokyo e icona della moda Gothic Lolita, dai tempi di Versailles no Bara di Riyoko Ikeda, noto in italiano come Lady Oscar.
Però le due opere sono molto lontane negli intenti e nello stile: Riyoko Ikeda realizzò infatti un’epopea al femminile e femminista, dove la protagonista era Oscar, guardia del corpo di Maria Antonietta, guardando alla realtà storica ma non dimenticando la lezione romanzesca di autori come Dumas. Fuyumi Soryo invece vuole raccontare una storia reale, di secoli fa, e nello stesso tempo ricostruire un mondo ormai perduto, ma che rivive nelle sue pagine e visitando la reggia di Versailles.
Un’opera molto interessante, consigliata a tutti i cultori della Storia, in attesa di poter leggere dell’autrice i prossimi numeri di Cesare il creatore che ha distrutto, sua monumentale biografia di Cesare Borgia, altro personaggio della Storia europea amatissimo nel Paese del Sol levante.
Provenienza: libro del recensore.
Fuyumi Soryo, classe 1959, è una mangaka che si è affermata scrivendo shojo di ambientazione contemporanea, per poi preferire dedicarsi a opere a sfondo storico oltre i confini del genere. Tra le sue opere ricordiamo Mars, Tamara, Cactus, Never Ending Heart, ES, in cui si mescolano tematiche anche thriller e paranormali. Da alcuni anni sta lavorando a Cesare, il creatore che ha distrutto, biografia di Cesare Borgia, che alterna ad altre storie, come appunto questa su Maria Antonietta. In Italia Fuyumi Soryo è stata pubblicata da Star Comics.
:: Il peso dell’ inchiostro di Rachel Kadish (Neri Pozza, 2018) a cura di Marcello Caccialanza
18 luglio 2018
“Il peso dell’inchiostro,” splendido gioiellino dell’autrice Rachel Kadish edito dalla Casa Editrice Neri Pozza, racconta la toccante ed avvolgente vicenda di Helen Watt, una studiosa di storia ebraica.
Il romanzo si sviluppa nella Londra degli anni duemila e prende inizio dal momento in cui la nostra protagonista viene convocata con urgenza in una casa privata del XVII secolo al fine di visionare alcuni documenti ritrovati provvidenzialmente.
Questa dunque non è che una consulenza di routine per la nostra Helen!
Sembrerebbe quasi una banale richiesta di un lavoro qualunque, ma non è così! Infatti Helen si ritroverà, senza un vero perché, catapultata nei misteri più profondi ed angoscianti della rifondazione della comunità ebraica, dopo ben quattro secoli di espulsione forzata dal suolo inglese.
Nella sua professione, talvolta, alla nostra protagonista, le capita, dunque ,di venire a contatto con alcune vecchie carte, magari sepolte per anni in una buia soffitta; celate misteriosamente sul fondo di un baule di famiglia. Quindi, come vuole la stessa prassi, o si procede informando la Soprintendenza, o ci si rivolge direttamente ad una facoltà di Storia dell’arte di un’ Università. Ma cosa succede ad Helen Watt di tanto anomalo che fa partire a bomba questo intrigo? Il giorno prima dell’avvenuta scoperta, un uomo misterioso compie un gesto inspiegabile e telefona inaspettatamente a lei, la protagonista di questa vicenda, per metterla sulle tracce di questa immensa scoperta dai mille risvolti. Naturalmente giunta sul posto, Helen è al settimo cielo; non riesce a trattenere lo stupore, l’adrenalina è al top! Infatti in un ripostiglio segreto, situato in un vano rettangolare e, segregato con grazia, da un pannello, la attendono due pacchetti colmi di documenti: da una parte trova dunque una serie di preziose lettere scritte in ebraico e in portoghese; che risalgono a più di tre secoli prima e dall’altra fascicoli sciolti ed alcuni volumi rilegati in cuoio dai dorsi sbiaditi.
Tutto ciò diviene , a sorpresa, una sorta di testimonianza inedita e preziosa della medesima rifondazione della comunità ebraica avvenuta dopo quasi quattro secoli di espulsione dal suolo inglese. La nostra Helen per compiere questo lavoro, così imponente e coinvolgente, necessita della presenza e dell’aiuto di Aaron Levy, lui è uno studente americano, molto dotato ed assai preparato sulla materia in questione.
Il giovane viene scelto in quanto in quel preciso momento della sua vita è alle prese con una tesi sulle possibili connessioni fra l’opera di Shakespeare e gli ebrei, che si sono rifugiati nella Londra elisabettiana, per sfuggire alle stesse persecuzioni.
La protagonista nelle sue innumerevoli ricerche scopre dunque che le lettere appartengono al rabbino HaCoen Mendes. Questo individuo non è altro che uno dei primi insegnanti della rifondata comunità ebraica londinese. In gioventù è stato accecato dall’Inquisizione; e non dimentichiamoci pure di quelle innumerevoli vergate ricevute dallo scriba!
Analizzando in modo pedissequo e certosino le lettere in questione; i due giovani studiosi possono osservare come queste rechino in basso, nell’angolo a destra, la lettera ebraica aleph, che non nasconde altro che la stessa iniziale del nome del misterioso copista.
Queste ricerche condurranno Helen e soci in una dimensione misteriosa, in un certo senso quasi mistica, verranno quindi trascinati a sorpresa dinnanzi ad una sconcertante rivelazione: a tradurre sulla carta i pensieri del stesso rabbino non era, come si era creduto fino a quel momento, un suo studente, bensì niente di meno che una anonima donna!
Poco alla volta, come spogliando una margherita quasi inerme, da queste meravigliose pergamene finemente vergate e lavorate, va emergendo il prezioso ritratto di Ester Velasquez, una giovane ebrea che, nella Londra del XVII secolo, aveva combattuto per gli unici due valori esistenziali, capaci di dare un senso alla propria vita: la libertà di essere e la sete di conoscere.
Un libro meravigliosamente educativo ben scritto che narra in modo davvero impeccabile una vicenda epica, forse lontana e poco conosciuta che ancora oggi ha però l’innata capacità di commuovere ed appassionare anche quelle stesse generazioni di lettori, che, per la loro età anagrafica, non hanno –grazie a Dio – neppure annusato una tale sciagura! Da leggere e rileggere più volte con vivo interesse, per poi riflettere in silenzio dentro di noi!
Rachel Kadish è la pluripremiata autrice dei romanzi From a Sealed Room, Tolstoy Lied: A Love Story e del racconto I Was Here. Le sue opere sono apparse su NPR e New York Times, Plowshares e Tin House. Vive fuori Boston.
Source: libro del recensore.
:: Il quaderno dei nomi perduti di Sofia Lundberg (DeA Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza
18 luglio 2018
Sofia Lundberg confeziona un delizioso romanzo che per contenuti si può tranquillamente definire di “formazione esistenziale”.
Infatti “Il quaderno dei nomi perduti” non rappresenta altro che un mistico viaggio compiuto dai personaggi femminili nei meandri più segreti delle loro passioni; delle loro vicissitudini più intime, come se silenziosamente avessero deciso di fare un improbabile cheek-up alle loro storie di famiglia, nel bene o nel male!
La vicenda narrata dalla Lindberg ha dunque inizio nel momento in cui la nostra prima protagonista, all’anagrafe Doris, ritrova sulla sua strada, con vivido stupore, quel piccolo e prezioso quaderno, che il suo stesso padre le ha regalato quand’era piccina con la solenne promessa di annotarvi, con meticolosa puntualità, ogni nome e situazione importante.
Di cosa è fatta davvero una vita? Cosa vale la pena salvare dalla stessa impalpabilità dei giorni degli anni; che trascorrono tiranni e feroci? Se lo chiede, tutta sola nel suo appartamento a Stoccolma, l’anziana Doris.
La risposta è racchiusa in questo piccolo quaderno, per tanti forse banale, ma per lei molto speciale. Alle sue pagine ingiallite e sbiadite dal tempo incalzante, Doris ha consegnato tutti i nomi della sua lunga e tumultuosa esistenza: Stoccolma, Parigi, New York. Madame Serafin, Gösta il pittore, l’ingenua sorella Agnes e Allan: parenti, nemici, amanti; ognuno occupa un posto cruciale nel romanzo della sua vita. Ognuno ha una storia e tocca proprio a lei, la nostra amata Doris raccoglierla. Per poi riannodare le fila di un destino che, malgrado tutto, prepara gli ultimi colpi di scena. Col risultato inaspettato di ritrovare a sorpresa il senso di un viaggio che forse si chiama amore!
Da quel giorno sono oramai trascorsi parecchi anni e la stessa Doris pensa che quella mappa dei ricordi potrebbe essere il dono più adatto – la terapia più azzeccata – per la nipote Jenny, affinché la medesima abbia in questo modo la ghiotta opportunità di ritrovare il senso di una vita alquanto complessa!
Il quaderno dei nomi diviene dunque una sorta di specchio magico, in cui la giovane Jenny, come moderna Alice, può tuffarsi al suo interno per scoprire finalmente le parti più recondite del suo animo in tumulto e i segreti più torbidi del suo clan familiare!
Sofia Lundberg, classe 1974, è una giornalista e redattrice svedese e vive a Stoccolma insieme a suo figlio. Il quaderno dei nomi è il suo romanzo d’esordio.
Source: libro del recensore.
:: Fontamara – Ignazio Silone – Oscar Mondadori 1981
17 luglio 2018
Lessi Fontamara di Ignazio Silone e La paga del soldato di William Faulkner in terza media, pressapoco agli inizi degli anni ’80, la maggior parte dei miei lettori forse non era ancora nata, e io avevo su per giù 14 anni. Cosa ricordo di questo libro? Innanzitutto che era molto bello, doloroso, ma molto bello. Ringrazio la professoressa di italiano di allora di avercelo proposto. Parlava di un corso d’acqua e della lotta senza esclusione di colpi per ottenerne la proprietà esclusiva. Parlava di cafoni, che non erano altro che i contadini meridionali, il termine “Cafoni” nell’ accezione di Silone non aveva alcuna connotazione negativa, anzi il contrario. Ignazio Silone scrive divinamente, e il fatto che si sia occupato di temi per così dire umili, della sofferenza della povera gente, che non trova certo spazio nei libri di storia, il fatto che i suoi personaggi siano persone “invisibili” da un punto di vista sociale e economico, la cui lotta per la sopravvivenza è reale, (lottano ogni giorno per vivere, per mangiare, per avere i mezzi primari di sussistenza), non ne sminuisce il valore, anzi l’accresce. La lotta impari contro una natura avversa, fa di questi personaggi degli eroi moderni, nel senso antico del termine. Il Fato qui è spietato, crudele, senza speranza. I personaggi non sognano un futuro di quiete, si accontentano di non morire di fame. E quando ci si trova in una situazione così estrema, è facile per noi dare giudizi, sempre con la pancia piena, pieni di agi, e di privilegi. Ignazio Silone non lo fa, documenta la realtà in maniera “verista”. Non giudica, ma si indigna. Perchè le ingiustizie che patiscono queste persone gridano vendetta (o meglio giustizia) al Cielo. Ripeto lessi questo libro molto giovane, e in un certo senso contribuì a costruire la mia coscienza etica e sociale. Già da bambina non ho mai creduto alle favole, ho sempre saputo che erano racconti allegorici, non ho mai creduto reali gli spettacoli televisivi, (mio nonno se mi vedeva troppo coinvolta o spaventata, mi ricordava è solo un film), ho sempre avuto una percezione distinta tra il reale e l’immaginario, sempre grazie a lui e ai suoi insegnamenti. Sul libro ho poco altro da dire, ma vi consiglio la lucida analisi di Giacomo Raccis che potete trovare qui. Buona lettura!
Femmes magnifiques di Varie autrici (Oscar Ink, 2018), a cura di Elena Romanello
12 luglio 2018La biblioteca ideale di libri e graphic novel dedicate a storie di donne insolite e ribelli si arricchisce di un nuovo titolo
con Femmes Magnifiques, nella collana Oscar Ink con cui Mondadori si dedica da alcuni mesi al mondo delle nuvole parlanti presentando opere di interesse culturale e non solo di puro intrattenimento.
Femmes Magnifiques è un’antologia di storie disegnate dedicate a donne celebri di ieri e di oggi, realizzate da fumettiste contemporanee, ognuna con un suo stile particolare, dalla pop art alla graphic novel stile Neil Gaiman, dal manga alle vignette stile striscia di quotidiano. Il libro è completato da alcuni contributi di Cindy Whitehead, Nina Simone, di Kristy Miller, di Cathy Unsworth e Shelly Bond, oltre che dalla possibilità di creare la propria storia a fumetti, con vignette vuote dove sbizzarrirsi e i consigli di alcune professioniste del settore. Per l’edizione italiana si segnala l’aggiunta dell’introduzione di Claudia Durastanti.
Come anche Cattive ragazze uscite per Sinnos e Indomite della Bao, Femmes magnifiques si rivolge ad un pubblico eterogeneo, di giovani e giovanissime ma anche a chi avrebbe voluto e dovuto avere graphic novel come queste anni fa su cui formarsi.
Ogni donna è raccontata da tre pagine, attraverso o un episodio cardine della sua vita o alcuni suoi stati d’animo: chiaramente non è un’enciclopedia, ma uno stimolo ad approfondire, con letture e ricerche, la vita di cinquanta donne straordinarie, che in qualche modo si sono ribellate a schemi e stereotipi, in società e luoghi diversi, ma sempre ottenendo risultati, anche pagando prezzi alti, ma cambiando la loro vita e quella delle donne che sono venute dopo di loro.
Nelle pagine del libro emergono i nomi delle cantanti Bjork e Kate Bush, della paleontologa Mary Anning, ispiratrice delle teorie dell’evoluzione di Darwin, della cronista Nellie Bly, della matematica della NASA Margaret Hamilton, delle autrici di fantascienza Ursula K. Le Guin e Margaret Atwood, della collezionista d’arte Peggy Guggenheim, della dottoressa e attivista per il controllo delle nascite Margaret Sargent, dell’astronauta Sally Ride, delle autrici di fumetti Dale Messick e Rumiko Takahashi, della spia contro i nazisti Margery Booth, della prima ballerina afroamericana Misty Copeland, delle pioniere dell’informatica Ada Lovelace e Hedy Lamarr, dell’icona nerd Carrie Fisher.
Tanti nomi, tante vicende note e meno note, tante curiosità e un mondo che emerge per far crescere curiosità e autoconsapevolezza. Un’antologia da leggere, rileggere, approfondire a qualsiasi età.
Provenienza: libro del recensore.
Shelly Bond è l’ideatrice e curatrice di Femmes magnifiques. Ha lavorato come direttrice editoriale presso la Vertigo Comics e ha lanciato recentemente la nuova linea Black Crown.
I guerrieri di Wyld L’orda delle tenebre di Nicholas Eames (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello
12 luglio 2018La casa editrice Nord è stata per decenni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di fantasy e fantascienza,
con collane amatissime e ricercatissime ancora oggi. Negli ultimi anni sembra purtroppo aver un po’ mollato filoni che continuano a piacere e a appassionare, ma ogni tanto esce un titolo presso di loro che farebbe sperare ad un ritorno a vecchi e mai dimenticati fasti, guardando anche alle tante voci di oggi, non solo anglosassoni, per generi che hanno sempre qualcosa da dire.
I guerrieri di Wyld L’ora delle tenebre è il primo romanzo di una nuova saga, che si pone sull’onda del successo suscitato da George R. R. Martin, ma con una sua originalità e anche, per fortuna di noi lettori, meno personaggi da seguire.
Clay Cooper si è ritirato a vita privata in un paesino sperduto e ogni sera va nella solita locanda, dove qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca con le sue avventure picaresche. Ogni sera Clay ascolta chi ne parla, spesso molto giovane e che non sa che lui è stato uno dei Saga, anche se ormai quei tempi sono finiti, il mondo è cambiato e il passato è svanito per sempre. O almeno lui crede che sia così.
Ma una notte arriva a casa sua Gabe, il vecchio comandante della banda, ormai anziano, anche se nei suoi occhi si vede ancora la voglia di combattere: è venuto a chiedergli aiuto per ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di un’orda di mostri e orchi. Clay non vorrebbe accettare, ha una famiglia a cui pensare ed è stanco, ma capisce presto che se Castia cade l’invasione arriverà fin da loro e che deve difendere la vita che si è costruito, perché tutto altrimenti verrà spazzato via.
Per raggiungere Castia però bisogna attraversare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori, da cui nessuno è riuscito ad uscire vivo, tranne i Saga che a questo punto dovranno riunirsi per salvare il mondo da una nuova minaccia.
Nicholas Eames riprende gli archetipi del fantasy, ma si confronta con un tema con cui difficilmente gli autori, da Tolkien a Martin, hanno voglia di avere a che fare, cioè con che succede agli eroi quando diventano vecchi, riprendendo Dumas e i suoi moschettieri vent’anni dopo, ma anche Kurosawa con le storie di anziani samurai pronti a scendere in campo per un’ultima volta. Il risultato è una storia originale e appassionante, con eroi insoliti, non senza macchia e senza paura e nemmeno cinici e bastardi, ma una via di mezzo e per questo molto umani e realistici. Una storia di cui sarà interessante leggere i prossimi sviluppi.
Lo stile avvincente e anche divertente dell’autore è stato ben reso in italiano da Aislinn Sara Benatti, lei stessa autrice di romanzi di genere fantastico.
Provenienza: libro del recensore.
Nicholas Eames ha iniziato a scrivere racconti alle superiori, suscitando l’ammirazione di Ed Greenwood, il creatore di Forgotten Realms. Ma ci sono voluti ancora diversi anni e una laurea in Teatro prima che riuscisse a completare la stesura dei Guerrieri di Wyld. I Guerrieri di Wyld è il suo romanzo d’esordio.

























