:: I Maigret 13 di Georges Simenon (Adelphi 2018) a cura di Daniela Distefano

31 luglio 2018 by

I MAIGRET 13 - SimenonIl volume “I Maigret 13” (Adelphi) contiene i seguenti racconti di Simenon: “Maigret perde le staffe”, “Maigret e il fantasma”, “Maigret si difende”, “La pazienza di Maigret”, “Maigret e il caso Nahour”. Parliamo di una raccolta stupefacente per estro, inventiva, precisione psicologica. Dalle pagine del testo piuttosto corposo, emerge il lato sfaccettato del personaggio creato da Simenon: i suoi tentennamenti, del tutto umani, le sua fragilità, i suoi metodi di indagine singolari e vincenti:

Maigret non seguiva un piano prestabilito. Non aveva nessuna idea. Era un po’ come un cane da caccia che va avanti e indietro, annusando. E tutto sommato non gli dispiaceva ritrovare l’aria di quella Montmartre, un’aria che non respirava da anni. (..) La gente aveva la mania di interrogarlo sui suoi metodi. Alcuni sostenevano addirittura di saperli analizzare, e allora li guardava con una sorta di beffarda curiosità, visto che lui, il più delle volte, improvvisava, basandosi semplicemente sull’istinto.

Basta un dubbio, a volte, per smascherare la dietrologia di un caso anche contorto:

Era capitato altre volte, anzi parecchie volte, mai però in modo così preciso, così caratteristico. Tu avanzi in una certa direzione, con tanto più accanimento quanto meno sei sicuro di te o quanti meno elementi hai in mano. Poiché nulla ti impedisce, al momento opportuno, di fare dietrofront e prendere un’altra strada. Mandi gli ispettori a destra e a manca, hai l’impressione di non concludere nulla, poi scopri un piccolo elemento nuovo e cominci a procedere con cautela. Ed ecco che improvvisamente, quando meno te l’aspetti, l’inchiesta ti sfugge di mano, non sei più tu a dirigerla. Sono gli eventi a comandare costringendoti ad adottare misure che non avevi previsto, e che ti colgono impreparato. E così passi dei brutti quarti d’ora, continuando a chiederti se, fin dall’inizio, non hai preso la strada sbagliata e alla fine non ti ritroverai davanti al vuoto o, peggio ancora, di fronte a una realtà diversa da quella che avevi immaginato.

Forse il racconto più impressionante è quello in cui il celebre commissario deve difendersi da un’accusa infamante. Al suo fianco, però c’è sempre l’amata moglie che lo accudisce quando è a casa e lo protegge dai raggi del sottobosco criminale.

Non si chiamavano mai per nome, né con appellativi tipo “caro” o “tesoro”. A che scopo, visto che, in un certo senso, si sentivano un’unica persona?

Maigret non è una figura cartonata, ritagliata e appicciata nell’album delle certezze. Anche da ragazzo il futuro commissario viveva e respirava come un pesce che guarda, osserva il mondo da un oblò, quello di vetro e trasparente del suo mondo interiore.

Quando era in collegio, dalla finestra della sua classe il giovane Maigret guardava con nostalgia l’andirivieni di uomini e donne sul marciapiede, sentendosi come prigioniero. La brasserie era affollata: dopo tanti anni si stupiva ancora nel vedere tanta gente in giro nelle ore in cui altri faticavano in ufficio, in laboratorio, in fabbrica. Appena sbarcato a Parigi, poteva restare un intero pomeriggio in un caffè dei Grands Boulevards o del boulevard Saint-Michel a scrutare il brulichio della folla, a osservare le facce, sforzandosi di indovinare le preoccupazioni di ognuno.

Questo volume è una primizia che consiglio di assaporare con molto godimento, perché ci trasporta a Parigi gratis, ci occupa la mente nelle ore di canicola, perché Maigret appare come mai prima d’ora nel suo volto più sguinzagliato, perché Simenon ha lasciato qua e là tracce del suo terreno percorso e noi lo ringraziamo di cotanto riguardo, buone vacanze.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Nuno di niente di Roberto Morgese (Piemme 2018) a cura di Marcello Caccialanza

31 luglio 2018 by

Nuno di nienteL’ultimo libro di Roberto Morgese: “Nuno di niente”, edito dalla casa editrice Piemme, costo al pubblico euro 15, è una deliziosa favoletta moderna adatta, non solo ad un pubblico più giovane, ma anche a lettori più navigati e smaliziati.
Si può definire una sorta di parabola ecologista che strizza anche l’occhio alla onerosa tematica della povertà più conclamata in un Brasile multi facce!
Nuno è un ragazzino, già provato dalla cattiveria della vita, cresce in una discarica alle porte di Rio De Janeiro, dove per sopravvivere cerca tra i rifiuti stessi la sua sussistenza: dal cibo, agli oggetti per arredare la casa e alle cose da rivendere.
Ma un giorno, come in una specie di miracolo, trova uno strano pacco che lo incuriosisce non poco, cosa ancora più strana che insieme a quel pacco vi è pure un biglietto, il messaggio di Marianna, una ragazzina dei quartieri benestanti. Così per gioco Nuno le scrive una lettera e da quel momento tra i due nascerà una meravigliosa amicizia per corrispondenza.
Un piccolo romanzo ben scritto e costruito, mai banale o mieloso, piace perché nella sua disarmante semplicità regala forti emozioni che sanno traghettare lo stesso lettore in una serie di riflessioni che anche al solleone dovrebbero essere fatte! L’autore usa in modo pregevole carta e penna, perché in una tematica così di grande attualità, facile sarebbe scivolare nella più bieca piangeria o nella più falsa ipocrisia di modo!
Ma Roberto Morgese con grande classe e savoir faire riesce brillantemente ad uscire da questo émpasse offrendo alla stessa opinione pubblica un libro che merita di essere letto e riletto!

Roberto Morgese è nato a Milano, ed è insegnante di scuola elementare e formatore per il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Milano-Bicocca. Scrive da anni per bambini e ragazzi, e questo è il suo primo romanzo per Il Battello a Vapore, con cui ha vinto l’omonimo premio nel 2017.

Source: libro del recensore.

:: Attività Montessori all’aperto di Marta Versiglia (BUR 2018) a cura di Marcello Caccialanza

31 luglio 2018 by

Attività Montessori all_apertoSi potrebbe così sintetizzare: viva il gioco all’aperto, abbasso la tecnologia! il libro dal titolo “Attività Montessori all’aperto”, edito da Rizzoli e scritto dalla sagace penna dell’autrice Marta Versiglia, costo al pubblico euro 13.
Ormai si è purtroppo giunti ad una via senza più ritorno, dove si assolda la stessa tecnologia per adempiere al delicato compito educativo delle generazioni future.
Questo coraggioso manuale mette in evidenza la necessità di riscoprire quel piacere perduto di far giocare i nostri bambini all’aria aperta; invece di parcheggiarli davanti alla Tv o a qualsiasi altra diavoleria del terzo millennio.
Lo scopo medesimo di questo libro è dunque quello di ricordare ai genitori i giochi antichi sempre verdi e fattibili anche ai giorni nostri, quelli tipici di un sano e genuino passato, come ad esempio nascondino o campana. Si offre quindi la concreta occasione agli stessi adulti di riportare i nostri bambini a riappropriarsi della propria manualità, magari costruendo collane o aquiloni, con cui poter correre e divertirsi a piedi nudi in un prato per rivivere il contatto con la terra!
O ancora si tenta, con dovizia di particolari, di rifar scoprire nuovamente quel diletto, ormai passato di moda, del farsi cullare dall’altalena. Si vorrebbe anche riportare in auge quell’intramontabile godimento di una accattivante caccia al tesoro o di un calcio dato ad un pallone in vero cuoio, sognando di entrare in una squadra di grido!

Marta Versiglia è pedagogista e insegnante di scuola primaria. Segue sul territorio la ricerca e l’applicazione del metodo Litigare Bene. Lavora per i bambini nel servizio di consulenza pedagogica presso il CPP di Piacenza di Milano. Scrive regolarmente su “Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica”. Con BUR ha pubblicato anche Imparare giocando (2017).

Source: libro del recensore.

Death is not the worst di Julia Sienna e Helena Cornell (Gainsworth, 2018) a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018 by

DINTW fronte coversmallLa casa editrice Gainsworth si è distinta ormai da alcuni anni per aver dato voce agli autori e autrici italiani del fantastico, con edizioni curate e come presentazione e come contenuti.
Death is not the worst è un romanzo tra horror e urban fantasy scritto a quattro mani da Helena Cornell e Julia Sienna, autrici già note agli appassionati e cultori, incentrato su un universo parallelo e simile a quello dei vampiri e dei lupi mannari. Ma no, non è del genere a cui purtroppo troppa letteratura non proprio edificante ci ha abituato per anni, è qualcosa di decisamente duro, tosto, sanguinario e oscuro.
Nella cittadina universitaria di Norwich, nel Mississippi ci si sta preparando ad affrontare un nuovo anno accademico, cercando di ignorare una lunga scia di macabri omicidi e sparizioni che sta affliggendo il Sud degli Stati Uniti, colpendo anche studenti e frequentatori dell’ateneo.
Catherine O’Bryan è una  giovane studentessa della Ole Lady ed è tornata in città dopo una brutta storia di molestie e diffamazioni via Internet (molto attuale, tra l’altro). Vorrebbe voltare pagina e concentrarsi sul suo futuro di studi e lavorativi e si imbatte nello spavaldo Tristan, l’unico erede dell’antica e misteriosa famiglia Averhart.  Tra i due nasce subito una grande attrazione e il ragazzo infrange subito ogni regola e divieto del suo clan per stare con Catherine. Ma dietro di lui ci sono ben altri segreti e misteri, perché  Tristan fa parte di una stirpe di predatori soprannaturali, che hanno portato lutti e tragedie, con una maledizione che nessuno può spezzare, nemmeno dopo secoli e morti infinite.
Presto Catherine dovrà fare i conti con il segreto del ragazzo di cui si è innamorata, scoprendo la verità su un mistero che affonda le radici nella notte dei tempi, quello dei Cacciatori, odiati e cacciati a loro volta, insieme a tutte le persone che per qualche motivo si accompagnano a loro.
Death is not the worst è il primo romanzo di una nuova serie, una storia capace di avvincere e di dimostrare che si può parlare di storie d’amore senza scadere nel banale e nel melenso, costruendo un microcosmo con echi di Stephen King, Clive Barker, Anne Rice e Charlaine Harris, ma originale e pronto ad evolversi ulteriormente, anche perché il finale è scioccante e fa attendere con impazienza i prossimi sviluppi.
I personaggi di Catherine e Tristan, entrambi perseguitati dal loro passato e alle prese con un presente non facile e presentano due varianti insolite sulla coppia della ragazza umana e del ragazzo con poteri, due eroi non perfetti, anzi più anti eroi, alle prese con maledizioni e persecuzioni più grandi di loro che non rendono certo scontato il lieto fine. E meno male.

Provenienza: libro del recensore.

Julia Sienna nasce nel 1989, da sempre appassionata lettrice inizia a cimentarsi con la scrittura nell’adolescenza, intraprendendo poi studi di editing e tecnica narrativa.
Antiquaria di giorno e scrittrice di notte, pubblica il suo romanzo di esordio nel 2013 I Predatori Oscuri, primo volume della saga epic fantasy The Dark Hunt al quale fanno seguito nel 2014 Cacciatori di Ombre e nel 2017  Il Tempio degli Abissi tutti editi da Gainsworth Publishing.

Helena Cornell nasce nel 1983. Scrittrice amatoriale sin da ragazzina, è finalmente riuscita a esordire grazie all’incontro fortuito con Julia, che ha collaborato con lei all’editing dell’ultimo volume di The Dark Hunt. Grazie ai suoi studi, Helena ha sviluppato un forte senso critico e di analisi letteraria, che le ha permesso di entrare nel mondo dell’editoria.
Ora editor e Raccontastorie a tempo pieno, è guidata dal sottile filo che la tiene saldamente legata alle sue trame e personaggi, narrandoli con l’ironia che la contraddistingue.
Death is not the Worst è la loro prima opera a quattro mani.

Il fantasy secondo Sandro Ristori a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018 by

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Sandro Ristori è una nuova voce del fantasy italiano, autore de Il regno del male per Newton Compton, primo capitolo di un’affascinante e cupa epopea. In attesa di andare avanti con la sua saga, gli abbiamo fatto alcune domande, su di sé e sul perché ha scelto di raccontare una storia così.
Come è nata l’idea de Il regno del male?
Un giorno, in spiaggia, due mie amiche, due sorelle, mi raccontano una storia. Giocavano da bambine, tiravano un lenzuolo, una da una parte e una dall’altra. A un certo punto, presa da un impulso inspiegabile e senza senso (direi quasi malvagio) la maggiore ha lasciato di botta la presa. Sapeva che la minore avrebbe perso l’equilibrio. Sapeva che sarebbe inciampata e sapeva che si sarebbe fatta male. Cosa che poi è puntualmente successa, senza conseguenze gravi per fortuna. Quando ho sentito questo racconto, così quotidiano e ordinario, la mia mente si è subito messa in moto. Ho visto in quella scena l’eruzione del male, i rapporti ambivalenti tra persone che si vogliono bene, le scelte inconsce e le conseguenze imprevedibili che possono causare. Tutti temi che ricorrono nella mia saga. A partire da quello spunto tutta la storia si è delineata davanti a me, pulita e precisa.

Perché hai scelto di scrivere una storia fantasy?
Non credo ai generi. O meglio, ci credo, ma non come narratore. Mi spiego meglio. Come lettore e come professionista del settore ho i miei gusti e le mie preferenze, e le distinzioni in generi sono molto utili per orientarsi. Come scrittore, al contrario, trovo dannose le classificazioni. Mi sembrano delle barriere che possono impedirti di andare dove la tua fantasia vorrebbe portarti. Meglio eliminarle, quindi. Mi sono accorto di aver scritto un fantasy dopo averlo scritto. Non ero certo partito con l’intenzione di fare un grimdark o cose del genere. I miei personaggi e la mia storia mi hanno guidato, io li ho seguiti. Io credo che sia dannoso, per uno scrittore, cercare di adeguarsi a un genere. O imporsi dei temi, così come voler veicolare un messaggio. Sono risultati che si ottengono naturalmente, con il fluire della trama, o non si ottengono affatto. Stephen King l’ha fatto dire con molta semplicità a Billy di It, costretto a tirarsi fuori da una sfibrante discussione letteraria: Non capisco proprio. Non capisco assolutamente. Perché un racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica… la cultura… la storia… non sono forse gli ingredienti di qualsiasi racconto, se ben scritto? Cioè… non potreste permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?.

Quali sono i tuoi maestri letterari, fantasy e non solo? E che fonti di ispirazione hai avuto da cinema, telefilm, fumetti e videogiochi?
Come si sarà già capito, considero Stephen King un maestro della letteratura mondiale. Cito gli autori che hanno influenzato più direttamente Il Regno del male: Saramago, Ammaniti, Wu Ming. Un nome più classicamente fantasy: David Dalglish. E per quanto riguarda le “influenze”esterne… troppo facile: Il Trono di Spade.

Cosa ne pensi della situazione attuale sul fantasy, in generale e legata all’Italia?
Ahhhh, sono assolutamente inadeguato a rispondere a questa domanda. Riesco a fatica a formarmi un’opinione sulla mia situazione personale – non mi so certo pronunciare sulla floridezza o sugli stenti di un intero genere. E sinceramente me ne preoccupo anche poco: le mode sono cicliche, i libri si vendono sempre a fatica, e in fin dei conti i discorsi sullo stato di salute dei vari generi sono sempre gli stessi.  Il Regno del male mi ha dato già quindici regioni e una trentina di protagonisti a cui badare (escluso il Nord e i personaggi minori!): cerco di seguire loro per quanto posso, e le considerazioni sul mercato le lascio agli esperti, che sicuramente possono dire cose più interessanti e accurate di me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Terminare la saga, ovviamente. Scrivere un libro su una bizzarra morte di un liceale ambientato nella città in cui sono cresciuto. Poi ho in mente un’altra trilogia completamente diversa, ma con i miei tempi non la potrò iniziare prima di una decina d’anni… e non ci voglio nemmeno pensare per non mettermi ansia da solo.

 

:: Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy mi rincorre da molto tempo a cura di Andrea D’Angelo

30 luglio 2018 by

Il dio delle piccole cose di Arundhati RoyIl dio delle piccole cose di Arundhati Roy mi rincorre da molto tempo. Questo titolo imponente mi colpì la prima volta all’età di dieci anni. Lo vedevo osservarmi di rimando, stampato in rilievo sulla sua copertina rossa, decorata con tanti piccoli pavoni senza profondità, di un’edizione SuperPocket a sole 7900 Lire. Ci misi tra anni per superare quel timore reverenziale e decidermi ad aprirlo. Quando però lo andai a cercare era sparito.
L’ho ritrovato qualche mese fa, in un cassetto dimenticato a casa dei miei.
Il dio delle piccole cose è una grande costruzione narrativa e una grande opera di sincretismo. Riunisce in sé forme della letteratura europea e temi profondamente indiani, giocando più volte con le prospettive.
Mette in scena il decadimento di una ricca famiglia indiana di Ayemenem, inquadrandola nei passaggi delle sue ultime tre generazioni. È un romanzo familiare ad ampio respiro. Inquadra un preciso momento storico della società indiana, ma allo stesso tempo riflette sulle più profonde strutture della sua cultura. Descrive l’India dalla fine degli anni 60 agli inizi degli anni 90, ma anche l’India senza tempo. Il dio delle piccole cose è un Buddenbrook di Thomas Mann o un Os Maias di Eça de Queiroz. Organizza col suo linguaggio immaginifico e volutamente naïf la ricostruzione di un puzzle che restituisce l’immagine di una realtà universale e particolare.
È un libro dal messaggio complesso e profondo, in cui ogni personaggio ha sempre il ruolo sia di vittima che di carnefice. I gemelli Estha e Rahel sono vittime di un padre ubriacone, vittime di molestie e dell’abbandono, ma sono anche bugiardi al punto da portarsi una morte sulla coscienza per il resto della vita. La loro madre, Ammu, è l’artefice della più grande delle colpe: non si attiene ai limiti delle convenzioni sociali, condannando la famiglia alla distruzione.
Arundhati Roy non giudica apertamente l’ingiustizia, ce la presenta semplicemente davanti agli occhi a cose fatte. Elaborare quella sensazione di amaro in bocca è un lavoro che viene lasciato completamente al lettore.
Sono felice di aver ritrovato Il dio delle piccole cose in età adulta, è un testo a cui non sarei stato pronto se l’avessi letto prima.

Arundhati Roy è una scrittrice indiana e un’attivista politica impegnata nel campo dei diritti umani, dell’ambiente e dei movimenti anti-globalizzazione.
Nel 1997 ha vinto il Premio Booker col suo romanzo d’esordio, Il dio delle piccole cose (The God of Small Things). Il suo secondo romanzo, a 20 anni dal precedente, si intitola Il ministero della suprema felicità (The Ministry of Utmost Happiness) ed è uscito in contemporanea in Italia, USA e Regno Unito nel giugno 2017. (Fonte Wikipedia).

Source: libro del recensore.

:: Una ragazza inglese di Beatrice Mariani (Sperling & Kupfer 2018) recensione a cura di Marcello Caccialanza

30 luglio 2018 by

Una ragazza ingleseUna ragazza inglese”, l’ennesima fatica letteraria di Beatrice Mariani, edito da Sperling & Kupfer, costo al pubblico euro 16.90, è un piacevole romanzo di sentimento che descrive in maniera alquanto appassionata ed avvincente quell’amore a tutto tondo, che riempie i cuori di emozioni complicate e allo stesso modo trasognanti. È senza ombra di dubbio una sorta di corrispondenza di amorosi sensi che non conosce confini! Una sorta di viaggio intimo sempre vivo che conduce l’individuo stesso in quel labirinto segreto di magie parallele che trasportano in una dimensione quasi irreale di sogni e percezioni tutte ancora da dipanare per essere vissute a pieno e ben comprese!
La protagonista di questo mitico viaggio all’interno dell’emozionalità umana è la giovane Jane, una allegra fanciulla inglese, fresca di diploma, che decide di trascorrere le sue meritate vacanze estive nella città di Roma, in qualità di bambinaia presso una famiglia assai benestante e di alto rango. Proprio lei avrà dunque l’oneroso compito di occuparsi dell’irrequieto erede di famiglia.
Qui Jane, inaspettatamente, fa la conoscenza dello zio del bambino, all’anagrafe Edoardo Rocca, un uomo d’affari, tanto di bell’aspetto quanto misterioso, di cui la stessa sprovveduta si innamora perdutamente, nonostante Edoardo Rocca sia molto più grande di lei.
Ma si l’amore quando bussa, esige una brusca presa di posizione, senza se e senza ma, e così Jane si butta a capofitto, senza salvagente, in quel turbinio di passioni avvolgenti ed irrinunciabili.
Però Edoardo Rocca non è un tipo chiaro e manifesto; nasconde un segreto che potrebbe in un certo senso turbare e allo stesso tempo compromettere quella meravigliosa storia d’amore nascente.
Si legge molto volentieri perché ben scritto e ben strutturato. La trama ti prende con caparbietà, e ti accompagna, con maestria, nei meandri oscuri di tutti quegli accorgimenti narrativi, ben utilizzati dalla stessa autrice del testo, che hanno l’oneroso compito di mostrarti il dipanamento ultimo di tutti quei sottili meccanismi psicologici che minano e fanno crescere il forte legame d’attrazione tra Jane ed Edoardo Rocca.

Beatrice Mariani è nata a Roma, dove vive con il marito e i due figli. Laureata in Scienze Politiche, lavora da sempre nell’ambito della ricerca e della comunicazione. Questo è il suo primo romanzo. http://www.beatricemariani.it

Source: libro del recensore.

:: Lo Sconosciuto di Magnus (Mondadori 2018)

30 luglio 2018 by

MagnusLo Sconosciuto di Magnus è un fumetto nato a metà degli anni ’70, ancora carico di una potenza narrativa davvero sconcertante. Non sono fumetti per “ragazzi” per intenderci, questa forma artistica è sicuramente indirizzata a lettori adulti, smaliziati e con un certo pelo sullo stomaco. Sono fumetti con alcune controindicazioni, che non ne inficiano però la carica anarchica, sovversiva e straniante. Magnus disegna il male, e lo fa in modo realistico e senza filtri. L’eroe, perché sì c’è un eroe al centro di queste storie Unknow, è un uomo solo, tormentato dal passato, circondato da vecchie pessime conoscenze, che cerca di andare avanti, sopravvivere a se stesso e al passato. Niente più di questo. Che Magnus sia stato il maestro di tanti è indubbio, echi della sua poetica narrativa sono presenti in quasi tutta la narrativa d’azione (non solo fumettistica) uscita dagli anni ’70 ad oggi in Italia. E’ moderno, sporco, cattivo, può fare male. Anche se la vita è così, la fotografa e ce la mostra in bianco e nero sotto gli occhi. I cattivi sono veri cattivi, non cattivi d’operetta, fanno male, agiscono male, pensano male. Le scene di violenza sono “nere”, non una caricatura anestetizzata di cosa è il male. Immagino che in Italia, quando uscì destò scompiglio in una società abbastanza borghese, provinciale e tradizionalista tuttavia Lo Sconosciuto ne fotografa le derive più oscure, più nascoste e ci lascia riflettere su ciò che siamo, su cosa stiamo diventando. Non credo di aver letto mai niente di così destabilizzante. Ringrazio Anna di Mondadori che me l’ha mandato, in edizione cartacea da collezione. Ci sono 12 storie, una più nera dell’altra. Non credo rispecchi appieno il mio gusto, ma non posso negare che alcune tavole sono di una forza che ti trasporta nell’azione e infrange l’indifferenza o la separazione tra lettore e opera artistica. Magnus aveva un talento mostruoso. Mentre andavo avanti ripetevo “terribile”, “terribile” e non come modo di dire. Prima di ogni storia è segnalato dove e quando uscì per la prima volta, ogni storia è stata rielaborata dall’autore stesso per l’ edizione che uscì per la prima volta nel 1985. Buona lettura ai coraggiosi che si cimenteranno. Pagine: 414 pagine, illustrato, rilegato.Introduzione di Diego De Silva. Postfazione di Fabio Gadducci.

Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola (Bologna, 31 maggio 1939 – Imola, 5 febbraio 1996), è stato un fumettista italiano. È considerato uno dei più grandi artisti italiani nel campo del fumetto.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Anna dell’ Uficio stampa Mondadori.

:: Nyx e altre poesie di Catherine Pozzi, curato e tradotto da Claudia Ciardi (Via del Vento Edizioni 2013) recensione a cura di Daniela Distefano

30 luglio 2018 by
Nyx -Pozzi 1

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Ave
Altissimo amore, se accadrà che muoia/
senza aver saputo dove vi possedevo,/
in quale sole era la vostra dimora,/
in quale passato il vostro tempo, in che ora/ vi amavo,/
altissimo amore, che la memoria superate,/
fuoco senza dimora da cui l’intero mio giorno ho tratto,/
in che fato solcavate la mia storia,/
in qual sogno la vostra gloria s’immaginava,/
o mia costante…
Quand’io per me stessa sarò perduta/
e sull’infinito abisso spartita,/
infinitamente, quando spezzata sarò,/
e il presente che m’avvolge/
avrà tradito,/
dall’universo in mille corpi infranta/
di mille istanti non ancora raccolti,/
di cenere nei cieli fino al nulla stacciata,/
per una strana stagione testimoniate/
un solo tesoro/
il mio nome testimoniate e la mia effigie/
di mille corpi trascinati dalla luce,/
viva unità senza nome e senza volto,/
cuore dell’anima, oh centro del miraggio,/
altissimo amore.

1 luglio 1928- gennaio 1929

Se le parole trapuntano l’anima di chi le concepisce è anche vero che non è grazie ad esse che conosciamo la parabola di un essere umano: questa poetessa è stata tanto fortunata nella fecondità poetica, quanto vittima di un destino impietoso. Catherine Pozzi è nata a Parigi il 13 luglio 1882, figlia di Samuel Pozzi, celebre chirurgo. Il raffinato ‘salotto’ dei genitori in place Vendome ospita alcuni dei maggiori intellettuali che occupano il panorama francese. Un nome per tutti? Proust. Questa atmosfera favorirà la sua iniziazione letteraria, assorbendo gli influssi del Simbolismo, gli effluvi di un’epoca che ruggisce nei suoi vagiti sperimentali. Dal matrimonio con Edouard Bourdet, nasce un figlio maschio. Poi Catherine si innamora di André Fernet, giovane scrittore che morirà in un duello aereo nel’16. Il 17 giugno 1920 incontra Paul Valéry, e per lei è amore a prima vista. I due iniziano una burrascosa relazione, durata tra alti e bassi fino al ’28. Alle soglie degli anni’30 il consumo di oppiacei per lei è pressoché quotidiano. Catherine è una donna segnata dalla ricerca di una corrispondenza del proprio sé nel mondo e negli altri. Muore il tre dicembre del ’34. La sua è una costante ricerca del pieno, per colmare il vuoto di uno spirito indomito e sofferente. Non si arrende e continua a scavare, a perforarsi, ma traballa, si concede al crollo fisico e poi vince la morte con questi versi, gli ultimi del suo percorso terreno:

Nyx-Pozzi 2

…Non so perché muoio e annego/
prima di entrare nell’eterna sosta./
Non so di chi sono la preda,/
non so di chi sono l’amore.

Da Nyx
5 novembre 1934

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Fabrizio Zollo de “Via del Vento Edizioni”.

:: 13 anni dopo di Kerry Wilkinson (Newton compton 2018) a cura di Federica Belleri

30 luglio 2018 by
13 anni dopo

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Stoneridge, una piccola cittadina inglese dove di solito nulla accade. Dove tutti si conoscono e il diverso, l’insolito, vengono additati e marchiati a fuoco. A vita. Impossibile scappare da lì, ci si sente accerchiati anche se desiderosi di scoprire altro.
Olivia ritorna a casa, dopo tredici anni. Era scomparsa nel nulla a soli sei anni. Stava giocando in giardino, il padre era in casa e poi il nulla. Sparita. Rapita? Chi è il colpevole? Quante sono le mancanze o le sviste legate all’indagine che la riguarda? Chi ha delle responsabilità?
Da quel giorno solo sofferenza e dolore, alternati. La forza di voler scoprire la verità e lo struggimento di non poter piangere nemmeno su dei piccoli resti. Il vuoto, il silenzio. La ricomparsa di Olivia è un colpo al cuore, tutto viene rimesso in discussione. La madre alterna momenti di felicità ad altri di angoscia. Ha paura a riabbracciarla ma non vuole perderla di nuovo. Che fare?
Olivia Adams deve ricostruire ciò che ha perso, a partire da se stessa. Fatica a raccontare di sé, non sa da dove cominciare. O forse sì. La sua persona e la sua storia sono sulla bocca di tutti, la comunità è piccola ed è complicato andare in giro normalmente senza sentirsi osservati. C’è curiosità, ma anche il gusto macabro di scoprire i particolari di una vicenda che ha troppe ombre. C’è il desiderio di ritrovare le amicizie perdute e di ricomporre un puzzle al quale mancano alcuni pezzi importanti. Perché di giorno le cose assumono un aspetto prevedibile, di notte si trasformano in pericolose. Qualcuno osserva Olivia, è diffidente, è strano. Qualcuno la protegge, perché non vuole perderla. Qualcuno insinua dei dubbi e delle perplessità. Perché?
13 anni dopo è un thriller volta pagina, scritto su due piani temporali diversi ma strettamente collegati. Due storie in una che si intrecciano e portano ad un finale decisamente azzeccato. Due storie, dicevo, legate alla ricerca di sé, all’amore genitoriale e alle bugie. Perché non tutto può essere raccontato, anche se ha una motivazione precisa.
Buona la traduzione, seppur con qualche imprecisione. Da leggere.

Kerry Wilkinson è uno scrittore di thriller diventati bestseller in Inghilterra, America, Canada, Sud Africa, Singapore e Australia, con un milione di copie vendute nel mondo. È originario del Somerset, ma ha passato gran parte della sua vita nel nord dell’Inghilterra. Quando è a corto di idee per scrivere, va in bicicletta o inforna dolci. 13 anni dopo è il primo libro pubblicato in Italia dalla Newton Compton. Per saperne di più visitate il suo sito: kerrywilkinson.com

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Notturno metropolitano di Alessandro Bastasi (Fratelli Frilli Editori 2018) a cura di Nicola Vacca

30 luglio 2018 by
Notturno metropolitano

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Il commissario Davide Ferrazza è alle prese con un caso complicato. In una Milano notturna si consumano crimini atroci.
Notturno metropolitano è il nuovo noir di Alessandro Bastasi. Un altro avvincente capitolo in cui lo scrittore mette a fuoco questo nostro tempo che sembra non sfuggire all’escalation di una violenza che non conosce tregua.
Dopo Era la Milano da bere e Morte a San Siro, arriva Notturno metropolitano e Alessandro Bastasi continua il suo viaggio nel cuore della notte milanese, dove la cronaca nera impazza e sull’asfalto lascia vittime.
Cosa si nasconde dietro la morte del brigadiere Tarantino e di sua moglie? Davide Ferrazza si trova nel bel mezzo di una bufera con un caso di omicidio che nasconde altri risvolti che lo porteranno a indagare nella direzione di personaggi insospettabili.
Bastasi porta il lettore nella realtà della Milano criminale, ne racconta gli aspetti più cruenti.
Nel cuore di una Milano violenta, notturna e avvolta nell’oscurità surreale di un gelido gennaio, si svolgono i fatti del romanzo e il commissario e alle prese con una reste complessa di crimini collegati con l’omicidio del brigadiere e di sua moglie che lo porteranno a essere coinvolto in una serie di vicende che avranno a che fare con organi dello Sato reticenti e lo spaccio di droga.
Anche questo come i precedenti è un noir a sfondo politico. In una Milano che da tempo ha smesso di essere capitale morale, Alessandro Bastasi è abile nell’intrecciare un racconto avvincente in cui la verità non esiste, esistono solo i punti di vista.
I colpi di scena sono numerosi, la narrazione è incalzante, i personaggi sono calzanti alla serie di eventi che si susseguono nella soluzione del caso.
Al centro come sempre c’è Milano città metafora di una decadenza tutta italiana.
Notturno metropolitano è un romanzo nero e duro che racconta anche la deriva di questo nostro paese. Un noir sociale e politico. Un altro tassello fondamentale della produzione letteraria di Alessandro.

Alessandro Bastasi è nato a Treviso nel 1949. A 27 anni si è trasferito a Milano, dove attualmente vive e lavora. Con un passato di attore teatrale, a Venezia aveva recitato al teatro Ridotto con il mitico Gino Cavalieri. Ha continuato in seguito a calcare le scene, ultima partecipazione nell’atto unico Virginia (2010) di Giuseppe Battarino e altri. Nella seconda metà degli anni ’70 ha scritto numerosi articoli di argomento teatrale per riviste del settore (Sipario, La Ribalta), per il periodico “Fronte popolare” e per il quotidiano “La sinistra”. Tra il 1990 e il 1993 vive a Mosca. Gli avvenimenti di quegli anni – di passaggio dall’URSS alla nuova Russia – gli danno materia per il suo primo romanzo La fossa comune, pubblicato nel 2008 e ambientato nella capitale russa. In seguito pubblica: 2010 – La gabbia criminale (romanzo, Eclissi Editrice) 2011 – Città contro (romanzo, Eclissi Editrice) 2012 – Ologrammi (racconto, MilanoNera Edizioni) – La caduta dello status (racconto, quotidiano Il Manifesto) – Cronaca di un’apocalisse annunciata (racconto, nell’antologia Cronache dalla fine del mondo, Historica Edizioni) 2013 – La scelta di Lazzaro (romanzo, Meme Publishers editore) 2014 – Milan by night (racconto, nell’antologia Una notte a Milano, Novecento Editore). 2016 – Era la Milano da bere (romanzo, Fratelli Frilli Editori) 2017 Morte a San Siro (romanzo, Fratelli Frilli Editori) Altri racconti sono presenti in vari siti letterari.

La Forza sia con voi di Paolo Gulisano e Filippo Rossi (Ancora, 2017) a cura di Elena Romanello

25 luglio 2018 by

20170919-laforzasiaconvoi-coverSono passati ormai quarant’anni dall’uscita nei cinema di tutto il mondo del primo film di Star Wars, noto qui in Italia come Guerre stellari, titolo con cui gli over 40 continuano a chiamare la serie.
Anche nel nostro Paese escono ormai per fortuna saggi sui fenomeni dell’immaginario nerd, e La Forza sia con voi: Storia, simboli e significati della Saga di Star Wars, lavoro a quattro mani dei due esperti Paolo Gulisano e Filippo Rossi si inserisce nel filone, dimostrandosi uno degli studi più esaurienti e completi su un microcosmo che è ancora ben lontano dall’essere finito, visto che è in corso di uscita la nuova trilogia e altri film seguiranno.
Star Wars  è stato definito da molti fantascienza, ma, come ricordano i due autori in realtà ci siamo trovati di fronte ad un’opea in cui confluiscono il mito, l’epica, l’avventura, la fiaba, i richiami alle culture orientali. Nelle pagine del libro viene fuori il mondo di Luke e Anakin Skywalker, figlio e padre dai destini opposti ma complementari, dei loro amici, alleati e antagonisti, nelle varie fasi della storia di film che sono diventati il punto focale di un marketing multimediale, il primo in Occidente, oltre che una vera e propria epica  contemporanea.
Un universo complesso e affascinante, quello creato da George Lucas, una lotta per la libertà contro un potere totalitario che ricorda tanto i totalitarismi del Novecento, una serie di avventure, un confronto con l’altro e il diverso, un percorso di emancipazione della donna, un inno all’amicizia ma anche un omaggio alle filosofie orientali, al cinema di Akira Kurosawa, all’avventura in tutte le sue forme.
I due autori scendono in profondo nell’analisi dei film, raccontando tutte le simbologie che ci sono, mettendo al centro il tema fondamentale, gli errori dei buoni, i cavalieri Jedi, perché in realtà il loro ruolo è molto ambiguo ed è alla base dell’affermazione del lato oscuro della Forza. Paolo Gulisano e Filippo Rossi non dimenticano inoltre di fare paralleli con altre famose saghe dell’immaginario, a cominciare da quella del Signore degli anelli di Tolkien.

Provenienza: libro preso in prestito dalla biblioteca Riccardo Valla del Mufant, Museo del fantastico di Torino, a cui è stato donato dagli autori che ringraziamo.

Paolo Gulisano è nato il 27 maggio 1959 a Milano e vive a Lecco. È autore di una trentina di libri e la sua produzione ha trattato tutti i maggiori autori e argomenti della narrativa dell’immaginario, in particolare J.R.R. Tolkien, cui ha dedicato il saggio Tolkien. Il mito e la grazia e altri volumi su diversi aspetti del mondo della Terra di Mezzo. Si è occupato anche di C.S. Lewis, G.K. Chesterton, J.M. Barrie e il suo Peter Pan, Herman Melville e il suo Moby Dick. Ha scritto di Oscar Wilde, J.H. Newman e, come studioso della cultura celtica, è andato alle radici dei miti arturiani e delle leggende irlandesi. È autore di studi sulla Scozia, l’Irlanda e su temi religiosi di questi Paesi. Collabora con riviste, siti web, radio. Ha fondato ed è vicepresidente della Società Chestertoniana italiana.

Filippo Rossi Detto “Jedifil”, è nato il 14 febbraio 1971 a Rovigo e vive a Trieste. È uno dei massimi esperti di Star Wars. Oltre a essere ideatore e Presidente di Yavin 4 – il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza (www.yavinquattro.net) – ne dirige e realizza l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di Science fiction. Ha supervisionato per Mondadori la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Star Wars:  Guerre Stellari/Una nuova speranza (1977),  L’Impero colpisce ancora (1980) e  Il ritorno dello Jedi (1983). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.