:: Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy mi rincorre da molto tempo a cura di Andrea D’Angelo

by

Il dio delle piccole cose di Arundhati RoyIl dio delle piccole cose di Arundhati Roy mi rincorre da molto tempo. Questo titolo imponente mi colpì la prima volta all’età di dieci anni. Lo vedevo osservarmi di rimando, stampato in rilievo sulla sua copertina rossa, decorata con tanti piccoli pavoni senza profondità, di un’edizione SuperPocket a sole 7900 Lire. Ci misi tra anni per superare quel timore reverenziale e decidermi ad aprirlo. Quando però lo andai a cercare era sparito.
L’ho ritrovato qualche mese fa, in un cassetto dimenticato a casa dei miei.
Il dio delle piccole cose è una grande costruzione narrativa e una grande opera di sincretismo. Riunisce in sé forme della letteratura europea e temi profondamente indiani, giocando più volte con le prospettive.
Mette in scena il decadimento di una ricca famiglia indiana di Ayemenem, inquadrandola nei passaggi delle sue ultime tre generazioni. È un romanzo familiare ad ampio respiro. Inquadra un preciso momento storico della società indiana, ma allo stesso tempo riflette sulle più profonde strutture della sua cultura. Descrive l’India dalla fine degli anni 60 agli inizi degli anni 90, ma anche l’India senza tempo. Il dio delle piccole cose è un Buddenbrook di Thomas Mann o un Os Maias di Eça de Queiroz. Organizza col suo linguaggio immaginifico e volutamente naïf la ricostruzione di un puzzle che restituisce l’immagine di una realtà universale e particolare.
È un libro dal messaggio complesso e profondo, in cui ogni personaggio ha sempre il ruolo sia di vittima che di carnefice. I gemelli Estha e Rahel sono vittime di un padre ubriacone, vittime di molestie e dell’abbandono, ma sono anche bugiardi al punto da portarsi una morte sulla coscienza per il resto della vita. La loro madre, Ammu, è l’artefice della più grande delle colpe: non si attiene ai limiti delle convenzioni sociali, condannando la famiglia alla distruzione.
Arundhati Roy non giudica apertamente l’ingiustizia, ce la presenta semplicemente davanti agli occhi a cose fatte. Elaborare quella sensazione di amaro in bocca è un lavoro che viene lasciato completamente al lettore.
Sono felice di aver ritrovato Il dio delle piccole cose in età adulta, è un testo a cui non sarei stato pronto se l’avessi letto prima.

Arundhati Roy è una scrittrice indiana e un’attivista politica impegnata nel campo dei diritti umani, dell’ambiente e dei movimenti anti-globalizzazione.
Nel 1997 ha vinto il Premio Booker col suo romanzo d’esordio, Il dio delle piccole cose (The God of Small Things). Il suo secondo romanzo, a 20 anni dal precedente, si intitola Il ministero della suprema felicità (The Ministry of Utmost Happiness) ed è uscito in contemporanea in Italia, USA e Regno Unito nel giugno 2017. (Fonte Wikipedia).

Source: libro del recensore.

Tag: , , ,

Una Risposta to “:: Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy mi rincorre da molto tempo a cura di Andrea D’Angelo”

  1. Il dio delle piccole cose mi rincorre da molto tempo | penelope a pretesto Says:

    […] Una nuova recensione per la rubrica versOriente di Liberi di scrivere […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: