Il patto dell’abate nero di Marcello Simoni (Newton Compton, 2018) a cura di Elena Romanello

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Marcello Simoni continua la Secretum Saga con un nuovo capitolo, Il patto dell’abate nero, ambientato di nuovo nell’Italia del Quattrocento, tra lo splendore della Firenze dei Medici e zone meno note ma altrettanto interessanti, come la Sardegna, crocevia di varie culture, tra cui quella ebraica e quella musulmana, purtroppo assente dai libri di Storia e dai romanzi storici ambientati in quell’epoca.
Tutto parte infatti dal porto di Alghero, oggi noto luogo di vacanza ma allora snodo importante in un mare che si percepiva ancora come ricco di pericoli e insidie, oltre che luogo di incontro di interessi commerciali di culture politicamente contrapposte dove un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, Teofilo Capponi. Scopo dell’incontro è vendere un segreto, l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcania, un saraceno vissuto all’epoca di Carlo Magno e scomparso in circostanze misteriose, lasciando dietro di sé la leggenda di ricchezze scomparse, uno dei tanti miti del genere che fiorirono legati all’epopea dei paladini e che durarono per secoli.
La notizia arriva alle orecchie di Bianca de’ Brancacci, infelice moglie di Capponi, che giunge alla conclusione che quel tesoro può avere a che fare con la morte di suo padre. Per questo, Bianca elabora un piano, in cui coinvolge il noto ladro fiorentino Tigrinus, legato a Cosimo de’ Medici. Tigrinus parte per Alghero, dove dovrà spacciarsi per Teofilo Capponi e poi mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus. Ma non mancheranno colpi di scena e imprevisti, tra Firenze, Alghero e altri luoghi di un Mediterraneo ricco di culture e contrasti, allora come oggi.
Ancora una volta Marcello Simoni porta nel passato, mescolando il thriller con il romanzo di avventure storiche alla Dumas, e ancora una volta fa centro, costruendo un intreccio avvincente, da cui non si riesce a staccarsi, ma nello stesso tempo documentato sul piano storico e senza licenze poetiche e inesattezze.
Ne Il patto dell’abate nero sono molti i punti di interesse e le scoperte che si fanno mentre ci si diverte e ci si appassiona, a cominciare dal già citato ruolo della Sardegna, Regione di cui non si parla abbastanza nei romanzi storici e dove avvennero fatti interessanti anche se meno noti. Poi torna il tema della caccia al tesoro, archetipo da Stevenson in poi, riletto in una chiave mediterranea e leggendaria, partendo dalle tradizioni della Storia europea tra Medio Evo e Rinascimento, tutte da rileggere, perché non hanno niente a che invidiare a epopee ben più note come quella dei Corsari dei Caraibi.
Un secondo capitolo interessante per una saga che avrà altri sviluppi che a questo punto i lettori sono ben ansiosi di leggere. Spesso si sente fare il discorso trito e ritrito che gli italiani non sono bravi nella letteratura di genere, per fortuna Marcello Simoni è uno dei tanti che smentisce questo luogo comune ormai superato.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringrazia Federica Capelli.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimistaIl labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga(L’abbazia dei cento peccatiL’abbazia dei cento delitti L’abbazia dei cento inganni) e i primi due capitoli della Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero Il patto dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.

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