La saga thriller di Millenium arriva alla sua conclusione, grazie a David Lagercrantz, subentrato dopo la morte improvvisa di Stieg Larsson: se il quarto capitolo, Quello che non uccide, era risultato un po’ difficoltoso, il quinto, L’uomo che inseguiva la sua ombra, è stato invece all’altezza delle aspettative, e questo chiude alla grande, davvero.
Durante una soffocante estate a Stoccolma, Mikael Blomkvist è molto preoccupato perché Lisbeth Salander è scomparsa dal suo appartamento in Fiskargatan e nessuno sa che fine abbia fatto. In parallelo, sta seguendo un’inchiesta che non lo appassiona, quella sul crollo delle borse, e la sua amica potrebbe essergli appunto d’aiuto. Come se non bastasse, un senzatetto di origine asiatica che viveva da qualche tempo in un parco viene trovato morto, forse di overdose, con in tasca il suo numero di telefono, senza che si riesca a capire chi sia: l’unica cosa che si sa è che farneticava contro Johannes Forsell, il discusso ministro della Difesa, al momento alle prese con una feroce campagna mediatica contro di lui.
Lisbeth ha un obiettivo in testa ed è sulle tracce della sorella gemella, Camilla, con cui vuole regolare i conti una volta per tutte, pur avendo capito che anche lei era una vittima del padre. Camilla si fa chiamare Kira, vive in Russia dove si è legata a vari oligarchi, alcuni con legami con la criminalità organizzata, e anche lei vuole annientare quella sorella scomoda e pericolosa, e magari anche i suoi amici, Mikael in testa.
Si chiudono quindi una storia e un ciclo, con un romanzo che di nuovo racconta le contraddizioni e i lati oscuri del mondo di oggi, ma anche la voglia di fare giustizia e trovare la verità di Mikael e Lisbeth, due eroi che hanno saputo conquistare il pubblico: Lisbeth in particolare si conferma come una delle figure femminili più interessanti e intriganti della letteratura contemporanea, fuori da ogni schema e quindi imprevedibile.
La ragazza che doveva morire porta dentro gli orrori della contemporaneità, dall’Everest dove si consumato un crimine alla Russia corrotta di oggi, senza dimenticare la Svezia di oggi, una democrazia piena di acciacchi, che non ha mai fatto i conti con un passato filo nazista e un presente in cui i movimenti di estrema destra hanno continuato ad esistere e prosperare, che ha sempre avuto legami ambigui con l’Unione sovietica, con la dittatura prima e con la Russia corrotta di oggi poi, senza contare misoginia, omofobia e razzismo presenti in maniera endemica e crescente.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, una conclusione epica e due personaggi che si fa fatica a salutare, questa volta per sempre.
David Lagercrantz (1962), affermato giornalista e scrittore tradotto in quarantasei paesi, vive a Stoccolma. È autore di romanzi e biografie, tra cui la celebre Io, Ibra sulla vita di Zlatan Ibrahimović. Di Lagercrantz, oltre agli ultimi tre volumi della saga Millennium creata da Stieg Larsson – un fenomeno editoriale da cento milioni di copie vendute nel mondo –, Marsilio ha pubblicato i romanzi La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (2016) e Il cielo sopra l’Everest (2018).
Provenienza: libro preso in prestito dalle Biblioteche del Circuito SBAM.
Continua la proficua collaborazione tra lo studioso Giorgio E. S. Ghisolfi e la Mimesis sull’esplorazione degli universi dell’immaginario pop, con un approfondimento inedito sul mondo sempre ricco di spunti dei fumetti, pubblicato nella collana Il caffè dei filosofi, dove si spazia appunto su studi sulla modernità.
Il 18 dicembre è uscito l’atteso ultimo capitolo della saga di Star Wars, L’ascesa di Skywalker, che chiude nel bene e nel male una storia iniziata nel lontano 1977, resuscitando grazie alla computer graphic la compianta Carrie Fisher, la principessa Leia Organa, scomparsa improvvisamente a fine 2016 e che in questo film aveva un ruolo di primo piano, scritto prima della sua triste dipartita.
A oltre vent’anni dalla sua uscita arriva in Italia questa novella lunga scritta da un’autrice giapponese, con l’aggiunta di altri racconti con gli stessi personaggi, arriva finalmente in Italia, portando ai suoi lettori e lettrici una storia solo all’apparenza minimalista, e in realtà ricca di significati.
Per chi non conoscesse ancora Jack Reacher, personaggio nato dalla penna inarrestabile di Lee Child, una raccolta di racconti brevi forse è il modo migliore, a mio parere, per fare la sua conoscenza. Il mio nome è Jack Reacher (No Middle Name, 2017) ne contiene ben otto, tutti inediti in italiano (tranne Identità sconosciuta), tutti accomunati da quello spirito on the road che caratterizza la serie tanto amata dai lettori. Ma chi è Jack Reacher? Bella domanda, forse neppure l’autore ha ancora capito il suo segreto, come mai dal 1997 raccoglie così tanti lettori intenti a seguire le sue gesta. Ex militare, senza fissa dimora, in viaggio da un angolo all’altro dell’America, paladino dei deboli e degli indifesi, con un’allergia congenita verso criminali e tagliagole, Jack Reacher è un eroe anomalo in un mondo che ha davvero bisogno di eroi, di modelli a cui ispirarsi, di persone che antepongano un ideale (di giustizia, lealtà, rettitudine) ai loro meri interessi personali. E Jack Reacher è tutto questo, lo vediamo bene in questi otto racconti, che comprendono Troppo tempo, il già citato Identità sconosciuta, Tutti parlano, Non è un’esercitazione, Magari hanno una tradizione, Un tizio entra in un bar, Nessuna stanza libera al motel, e Il dipinto del diner malinconico. Due dei quali sono molto natalizi, se li leggerete capirete il perchè, soprattutto Nessuna stanza libera al motel, ma non dico di più. Un’altra osservazione che ci tengo a fare riguarda il titolo originale, che suona come ‘Nessun secondo nome’, se ci fate il caso tutti i grandi assassini americani da
La fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
L’Editrice La Torre continua a raccontare l’immaginario pop giapponese degli ultimi decenni, affidandosi di nuovo all’inossidabile Massimo Nicora, con Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta.
Spesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
La collana Fiaschetta di Buendia Books presenta un prezioso libricino, molto più lungo in realtà del suo numero di pagine, vincitore del Concorso Barbera da Leggere 2018, a cui l’autrice ha partecipato cercando di vincere la sua timidezza, e dato il risultato per fortuna.
Bianca, dodici anni, perennemente scontrosa, infastidita e intrattabile. Bianca, in tutta questa sua personale complessità, è la protagonista dell’omonimo romanzo scritto dal fiammingo Bart Moeyaert, edito in Italia da Sinnos. La ragazzina vive con la madre e con quel fratello –Alan- che, ogni tanto ha degli improvvisi svenimenti. Crisi che portano la madre a preoccuparsi molto per il figlio, mentre Bianca ha un atteggiamento non ben definito. Da una parte è si preoccupata per il fratello ma, allo stesso tempo, si domanda quanto sia davvero reale quel suo non stare bene. Bianca sta spesso zitta, e nessuno comprende fino in fondo i suoi silenzi e i pensieri che le passano per la testa e lei, da parte sua, si sente del tutto incompresa, non capìta dalla famiglia e da tutto il mondo che la circonda. Tanto è vero che non tollera nemmeno Cruz, la nuova compagna del padre, perché lui, da quando sta con lei, non è più la stessa persona. Poi accade qualcosa di fenomenale e di piacevole per Bianca, perché a casa sua arriva Billie, attrice della serie tv che lei adora. Il passare un pomeriggio con la propria star preferita, vederla vivere nel quotidiano lontana da telecamere e riflettori, farà capire molte cose alla giovane protagonista. Tanto per cominciare Bianca comprenderà che anche Billie ha una vita sua vera e propria fuori dallo schermo, dove ha un figlio da crescere, amici e amiche reali, ben diversi da quelli narrati nella fiction. Altra cosa che Bianca capisce sempre grazie a Billie, è che quel suo sentirsi in conflitto con il mondo non è così giusto e deve essere in qualche modo risolto. Per cominciare il cambiamento, Bianca ad un certo punto, quando l’attrice le chiede come si chiama, risponde Perdon (perdono) e poi, ascoltando le parole della sua star preferita, la ragazzina sente in lei un profondo pentimento. Bianca inizia a prendere maggiore coscienza di sé, dei propri errori e del suo agire non sempre corretto che la fa sentire arrabbiata e che fa soffrire chi le vuole davvero bene. La ragazzina si pente di essersi ritagliata da tutte le foto di famiglia, del suo chiudersi a riccio nei confronti degli altri e del suo dubitare dei disturbi del fratello Alan. Bianca vede in modo nuovo anche il rapporto con la madre, perché quel lungo abbraccio che le due si danno dopo l’ennesima- e più grave del solito- crisi di Alan, permette all’adolescente di comprende che lei, con i suoi 12 anni, è molto importante per quella donna che le ha dato la vita. “Bianca” di Bart Moeyaert è un romanzo di formazione, nel quale la giovane protagonista matura a piccoli passi, imparando a fare i conti con se stessa, con i propri errori e a comprendere, grazie all’incontro con la sua attrice preferita, che a volte, prima di giudicare e prendere decisioni affrettate, si devono cercare di caprie al meglio le persone che si incontrano nel proprio cammino di vita e se necessario, anche se non è facile, si deve chiedere loro scusa. Traduzione Laura Pignatti.
Oggi vi parlo di un simpatico e colorato albo illustrato dedicato ai più piccoli (dai 3 anni in su) che magari iniziano la scuola dell’infanzia con un po’ di timore. Lasciare la propria casa, separarsi dalla mamma, anche per poche ore, può sembrare difficile, ma tutto diventa allegro e divertente quando c’è un amico Orso ad aspettarci all’uscita.
























