La ragazza che doveva morire di David Lagercrantz (Marsilio, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019 by

2970177La saga thriller di Millenium arriva alla sua conclusione, grazie a David Lagercrantz, subentrato dopo la morte improvvisa di Stieg Larsson: se il quarto capitolo, Quello che non uccide, era risultato un po’ difficoltoso, il quinto, L’uomo che inseguiva la sua ombra, è stato invece all’altezza delle aspettative, e questo chiude alla grande, davvero.
Durante una soffocante estate a Stoccolma, Mikael Blomkvist è molto preoccupato perché Lisbeth Salander è scomparsa dal suo appartamento in Fiskargatan e nessuno sa che fine abbia fatto. In parallelo, sta seguendo un’inchiesta che non lo appassiona, quella sul crollo delle borse, e la sua amica potrebbe essergli appunto d’aiuto. Come se non bastasse, un senzatetto di origine asiatica che viveva da qualche tempo in un parco viene trovato morto, forse di overdose, con in tasca il suo numero di telefono, senza che si riesca a capire chi sia: l’unica cosa che si sa è che farneticava contro Johannes Forsell, il discusso ministro della Difesa, al momento alle prese con una feroce campagna mediatica contro di lui.
Lisbeth ha un obiettivo in testa ed è sulle tracce della sorella gemella, Camilla, con cui vuole regolare i conti una volta per tutte, pur avendo capito che anche lei era una vittima del padre. Camilla si fa chiamare Kira, vive in Russia dove si è legata a vari oligarchi, alcuni con legami con la criminalità organizzata, e anche lei vuole annientare quella sorella scomoda e pericolosa, e magari anche i suoi amici, Mikael in testa.
Si chiudono quindi una storia e un ciclo, con un romanzo che di nuovo racconta le contraddizioni e i lati oscuri del mondo di oggi, ma anche la voglia di fare giustizia e trovare la verità di Mikael e Lisbeth, due eroi che hanno saputo conquistare il pubblico: Lisbeth in particolare si conferma come una delle figure femminili più interessanti e intriganti della letteratura contemporanea, fuori da ogni schema e quindi imprevedibile.
La ragazza che doveva morire porta dentro gli orrori della contemporaneità, dall’Everest dove si consumato un crimine alla Russia corrotta di oggi, senza dimenticare la Svezia di oggi, una democrazia piena di acciacchi, che non ha mai fatto i conti con un passato filo nazista e un presente in cui i movimenti di estrema destra hanno continuato ad esistere e prosperare,  che ha sempre avuto legami ambigui con l’Unione sovietica, con la dittatura prima e con la Russia corrotta di oggi poi, senza contare misoginia, omofobia e razzismo presenti in maniera endemica e crescente.
Un libro che si legge tutto d’un fiato, una conclusione epica e due personaggi che si fa fatica a salutare, questa volta per sempre.

David Lagercrantz (1962), affermato giornalista e scrittore tradotto in quarantasei paesi, vive a Stoccolma. È autore di romanzi e biografie, tra cui la celebre Io, Ibra sulla vita di Zlatan Ibrahimović. Di Lagercrantz, oltre agli ultimi tre volumi della saga Millennium creata da Stieg Larsson – un fenomeno editoriale da cento milioni di copie vendute nel mondo –, Marsilio ha pubblicato i romanzi La caduta di un uomo. Indagine sulla morte di Alan Turing (2016) e Il cielo sopra l’Everest (2018).

Provenienza: libro preso in prestito dalle Biblioteche del Circuito SBAM.

Superman & Co. Codici del cinema e del fumetto, di Giorgio E. S. Ghisolfi (Mimesis, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019 by

9788857551593_0_0_832_75Continua la proficua collaborazione tra lo studioso Giorgio E. S. Ghisolfi e la Mimesis sull’esplorazione degli universi dell’immaginario pop, con un approfondimento inedito sul mondo sempre ricco di spunti dei fumetti, pubblicato nella collana Il caffè dei filosofi, dove si spazia appunto su studi sulla modernità.
Quest’anno Topolino ha compiuto novant’anni e Superman ottanta e l’autore parte da questo per riflettere su quanto questi eroi abbiano pesato e pesino sulla mitologia contemporanea, anche attraverso media diversi dal fumetti, cinema e serie TV in testa. Nelle pagine del libro sono studiati anche vari altri casi, a cominciare dall’universo Marvel, creato dal compianto Stan Lee, oggi più popolare che mai grazie ai film che sono usciti negli ultimi dieci anni.
Oggi il fumetto è grande ispiratore quindi del cinema e sembra naturale che esista tra i due un legame e reciproche influenze, che sono cresciute nel corso degli anni, ma nonostante questo ci si chiede spesso quale dei due generi, o meglio forme d’arte, sia più nobile e di qualità, quale l’uno sia figlio dell’altro e quanto l’uno dipenda dall’altro.
In molti si sono già concentrati su questo, ma la novità di Giorgio E. S. Ghisolfi è quella di comparare i codici narrativi e visivi, mostrando somiglianze e differenze, e provando a tracciare una prima teoria di una semiologia del cinema d’animazione.
Il testo del libro è aiutato da varie illustrazioni e vuole fare riflettere e discutere su un rapporto essenziale e su cui c’è sempre da scoprire.
Un libro per studiosi dei media, certo, ma anche per curiosi sulle relazioni tra immaginari imprescindibili dalla modernità e da appassionati che vogliono approfondire mondi che sono cresciuti con loro, dando sempre nuovi spunti e su cui è bello scoprire legami e influenze.

Giorgio E. S. Ghisolfi è regista e docente. Insegna discipline attinenti all’audiovisivo, al cinema e al cinema d’animazione presso l’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano, l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive (CISA) e la Scuola Specializzata Superiore di Arti Applicate (CSIA-SSS_AA), entrambe di Lugano. È inoltre docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Istituto Universitario in Scienze della Mediazione Linguistica (SSML) di Varese. Professionista con una lunga esperienza nel cinema d’animazione, ha lavorato, tra gli altri, con Bruno Bozzetto e Enzo d’Alò. È stato socio fondatore dell’Associazione Italiana Film d’Animazione (Asifa Italia) e dell’Associazione Illustratori (AI), nonché ideatore e direttore di A-tube, The Global Animation Film Festival. È autore del saggio Indiana Jones e il cinema di animazione, pubblicato nel volume La Filosofia di Indiana Jones, a cura di C. Bonvecchio, Mimesis 2011.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

I diari della principessa di Carrie Fisher (Fabbri, 2017) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019 by

I-diari-della-principessa-FabbriIl 18 dicembre è uscito l’atteso ultimo capitolo della saga di Star WarsL’ascesa di Skywalker, che chiude nel bene e nel male una storia iniziata nel lontano 1977, resuscitando grazie alla computer graphic la compianta Carrie Fisher, la principessa Leia Organa, scomparsa improvvisamente a fine 2016 e che in questo film aveva un ruolo di primo piano, scritto prima della sua triste dipartita.
Per l’occasione è senz’altro importante rispolverare questa piacevole autobiografia, uscita postuma due anni fa, in cui Carrie Fisher, ormai sessantenne, si confronta con il suo essere figlia d’arte di un matrimonio piuttosto discusso (suo padre Eddie lasciò la moglie Debbie Reynolds per la maliarda Liz Taylor, suscitando scalpore negli Stati Uniti bigotti anni Cinquanta), per il suo essere fuori dagli schemi fisicamente ma essere riuscita a diventare comunque un sex symbol per più generazioni di adolescenti, con la sua storia d’amore con Harrison Ford e con il fatto di essere invecchiata insieme al suo personaggio, a cui è rimasta legata pur avendo fatto altro, tra recitazione e scrittura.
Spesso le autobiografie di attori e attrici scadono nell’auto celebrazione davvero fastidiosa o nella lagna su quanta sfortuna si ha avuto, tra amore e carriera: non è questo il caso de I diari della principessa, che ha come sottotitolo Io, Leia e la nostra vita insieme, un libro auto ironico e gustoso, dissacrante e divertente, che comprende sia parti scritte dall’autrice e attrice poco prima della pubblicazione sia i diari di quando giovanissima viveva la sua storia d’amore con Harrison Ford.
Il libro è arricchito anche da alcune foto di Carrie Fisher, sul set e fuori dal set: la principessa Leia è stata un personaggio rivoluzionario, che ha unito appassionati e appassionate, presentando un modello di ragazza non stucchevole, tosta, combattiva, simpatica, capace di attirare molte donne e ragazze verso l’immaginario fantastico, in un processo che è arrivato fino ad oggi.
I diari della principessa è un libro per i fan di Star Wars di tutte le età, per chi c’era in coda quaranta e passa anni fa e per chi ha scoperto la saga vent’anni dopo o oltre, nell’era dei social e dell’home video, rimanendone conquistato e che in questi giorni si sta precipitando al cinema a vedere il nuovo e probabilmente ultimo capitolo di un’era, cercando di schivare gli spoiler in rete.

Carrie Fisher (1956-2016), figlia del cantante Eddie Fisher e dell’attrice Debbie Reynolds, è stata un’attrice, sceneggiatrice e scrittrice statunitense, passata alla Storia del cinema per aver interpretato il personaggio della principessa Leia nella saga di Star Wars. Apparsa in innumerevoli pellicole, tra cui i cult movie Blues Brothers Harry ti presento Sally, è autrice di altri quattro libri, tutti best-seller.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

Un’estate con la strega dell’Ovest e altri racconti di Kaho Nashiki (Feltrinelli, 2019) a cura di Elena Romanello

19 dicembre 2019 by

9381525_3977144A oltre vent’anni dalla sua uscita arriva in Italia questa novella lunga scritta da un’autrice giapponese, con l’aggiunta di altri racconti con gli stessi personaggi, arriva finalmente in Italia, portando ai suoi lettori e lettrici una storia solo all’apparenza minimalista, e in realtà ricca di significati.
Mai ha tredici anni e non vuole più andare a scuola. La mamma decide di mandarla in campagna dalla nonna, una signora inglese arrivata tanti anni prima in Giappone dove ha sposato un giapponese ed è stata soprannominata da figlia e nipote la Strega dell’Ovest. Mai scoprirà un mondo fatto di marmellate e erbe, lontano dalla vita convulsa della modernità e troverà la possibilità di cercare nuove strade nella sua vita, anche con il rapporto difficile con il vicino di casa della nonna, lo strano Genji. Ma i nonni non sono eterni anche se possono lasciare molto dietro di sé, come scoprirà la protagonista qualche tempo dopo.
Una fiaba moderna, che parla di rapporti tra le generazioni, di crescita personale, di rimpianto, di voglia di cambiare, breve come pagine ma che lascia dietro molto mentre la si legge. Un ritratto abbastanza insolito della società giapponese contemporanea, anche se il tema del ragazzo o ragazza in difficoltà a scuola che si chiude in sé non è nuovo ed è di stringente attualità, dove si parla del contrasto tra città e campagna, molto presente in Giappone dove esistono, sembra strano, luoghi ancora avvolti della natura, e dei tanti stranieri che negli anni, anche decenni fa, si sono comunque trasferiti lì costruendosi una vita.
Esiste un film, ovviamente inedito in italiano, tratto da questa storia, che comunque sarebbe perfetta per un film d’animazione del grande Hayao Miyazaki, ma anche di Makoto Shintai o Ayumu Watanabe, una storia per tutte le età, perché in ogni momento della vita si può trovare qualcosa in questo incontro tra una nonna e una nipote, sospeso nel tempo ma che resterà per sempre nel cuore di Mai.
E si spera di riuscire a leggere presto le altre opere dell’autrice, pluripremiata in Giappone ma poco nota fuori.

Kaho Nashiki è nata nel 1959 nella zona più meridionale del Giappone si è laureata a Kyoto. Scrive sia per ragazzi che per adulti e il suo stile ha delle forti influenze fantastiche con elementi spirituali. Il suo romanzo d’esordio del 1994 Un’estate con la Strega dell’Ovest ha vinto numerosi premi ed è tutt’ora un bestseller in Giappone da cui è stato tratto un film. Ha continuato a scrivere opere premiate che purtroppo ancora non sono state tradotte in italiano.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

:: Regali Solidali 2019

19 dicembre 2019 by

Caritas

Con i Regali Solidali di Natale di Caritas Ambrosiana fare del bene è semplice!
Per Natale moltiplica il bene scegliendo di donare a nome di una persona cara solidarietà a chi vive in una situazione di bisogno.
Quest’anno potrai sostenere i progetti in diocesi (Refettorio Caritas, Rifugio Caritas, Empori della Solidarietà) o l’acquisto di animali per la Cafasso House, una comunità di reinserimento per giovani detenuti in Kenya che dà una concreta speranza di un futuro migliore a ragazzi minorenni che a causa della povertà hanno fatto delle scelte sbagliate.

Per chi non ha carte di credito Conto Corrente Postale di Caritas Ambrosiana:

C.C.P. n. 000013576228 intestato Caritas Ambrosiana Onlus – Via S.Bernardino 4 – 20122 Milano.

Regali Solidali 2019

:: Il mio nome è Jack Reacher di Lee Child (Longanesi 2019) a cura di Giulietta Iannone

18 dicembre 2019 by

Jack ReacherPer chi non conoscesse ancora Jack Reacher, personaggio nato dalla penna inarrestabile di Lee Child, una raccolta di racconti brevi forse è il modo migliore, a mio parere, per fare la sua conoscenza. Il mio nome è Jack Reacher (No Middle Name, 2017) ne contiene ben otto, tutti inediti in italiano (tranne Identità sconosciuta), tutti accomunati da quello spirito on the road che caratterizza la serie tanto amata dai lettori. Ma chi è Jack Reacher? Bella domanda, forse neppure l’autore ha ancora capito il suo segreto, come mai dal 1997 raccoglie così tanti lettori intenti a seguire le sue gesta. Ex militare, senza fissa dimora, in viaggio da un angolo all’altro dell’America, paladino dei deboli e degli indifesi, con un’allergia congenita verso criminali e tagliagole, Jack Reacher è un eroe anomalo in un mondo che ha davvero bisogno di eroi, di modelli a cui ispirarsi, di persone che antepongano un ideale (di giustizia, lealtà, rettitudine) ai loro meri interessi personali. E Jack Reacher è tutto questo, lo vediamo bene in questi otto racconti, che comprendono Troppo tempo, il già citato Identità sconosciuta, Tutti parlano, Non è un’esercitazione, Magari hanno una tradizione, Un tizio entra in un bar, Nessuna stanza libera al motel, e Il dipinto del diner malinconico. Due dei quali sono molto natalizi, se li leggerete capirete il perchè, soprattutto Nessuna stanza libera al motel, ma non dico di più. Un’altra osservazione che ci tengo a fare riguarda il titolo originale, che suona come ‘Nessun secondo nome’, se ci fate il caso tutti i grandi assassini americani da Lee Harvey Oswald a Theodore Robert Bundy hanno tutti un secondo nome. Insomma Jack è Jack solo Jack. Una garanzia, un uomo di cui fidarsi e su cui fare affidamento. Buona lettura!

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dopo aver lavorato per vent’anni come autore di programmi televisivi, nel 1997 ha deciso di dedicarsi alla narrativa: il suo primo libro, Zona pericolosa, è stato accolto con un notevole successo di pubblico e critica, e lo stesso è accaduto per gli altri romanzi d’azione incentrati sulla figura di Jack Reacher, personaggio definito dall’autore «un vero duro, un ex militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione, ma anche dotato di un profondo senso dell’onore e della giustizia». Nel 2019 è stato proclamato Autore dell’anno dal British Book Awards. Lee Child vive negli Stati Uniti dal 1998.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Longanesi.

Kentuki di Samanta Schweblin (SUR, 2019) a cura di Elena Romanello

18 dicembre 2019 by

SURns33_Schweblin_Kentuki_coverLa fantascienza intercetta fin dai suoi albori le contraddizioni e le nevrosi della nostra società, ed esistono tanti tipi di fantascienza: oggi va molto la distopia, un futuro prossimo o remoto in cui le cose sono andate peggio di come si poteva pensare, con richiami alla vita di oggi.
Ma il mondo di cui parla Samanta Schweblin, argentina trapiantata a Berlino, ospite anche della rassegna a Torino Aspettando il Salone, è molto vicino al nostro, quasi identico. Un mondo dove c’è un piccolo gadget tecnologico in più rispetto ai nostri, il kentuki, un animaletto di peluche, corvo, coniglietto, panda o draghetto, con dentro una videocamera collegata con qualcuno dall’altra parte del mondo che spia la vita altrui, per un periodo però limitato, perché dopo un po’ la connessione si scarica e non è più possibile attivarla.
In questo microcosmo molto simile, se non quasi uguale al nostro (la tecnologia per realizzare un qualcosa di simile ai kentuki, a metà strada tra i Tamatgochi e i Furby, esiste) si può quindi scegliere di avere un kentuki o di essere un kentuki, guardando la vita anche imbarazzante e le nevrosi individuali. Ma anche chi ha fisicamente il pupazzo non sta bene, perché non può sapere alla fine chi c’è dietro alla telecamera, ed ecco che emergono istinti di distruzione verso i kentuki. Inoltre c’è chi si arricchisce vendendo le connessioni, per poter scegliere, cosa in teoria impossibile, chi spiare.
I kentuki uniscono vari angoli del mondo: dall’Argentina alla Cina, dall’ex Jugoslavia a Israele, e capita che una pensionata di Lima segua le giornate di una ragazza tedesca, vivendo le sue gioie e i suoi problemi, un ragazzino di Antigua scopra la neve per la prima volta, un uomo appena divorziato si affidi a un kentuki per superare la solitudine, un gruppo di ragazze bulle si trovano minacciate e perseguitate dal loro animaletto dopo aver cercato di fare uno scherzo ad una compagna di classe.
Un libro che si costruisce su varie storie parallele, di solitudine, ossessione, voyeurismo, voglia di rivincita e che racconta un mondo con tutte le nevrosi e le dipendenze della contemporaneità. Una storia di fantascienza, in parte, ma anche una metafora di come si potrebbe finire in un futuro molto prossimo la vita di molti di noi, anzi in parte succede già che si spii attraverso i social le vite degli altri.
Una storia con echi di David Lynch ma anche di serial cult come Black Mirror, che appassiona e inquieta, e con un finale aperto a nuove possibilità.

Samanta Schweblin (Buenos Aires, 1978) è una scrittrice argentina di fama internazionale. Nel 2010 è stata selezionata dalla rivista Granta come una dei 22 migliori scrittori in lingua spagnola sotto i 35 anni, riconoscimento in seguito confermato da numerosi premi letterari. Tra le sue opere: La pesante valigia di Benavides (Fazi, 2010) e Distanza di sicurezza (Rizzoli, 2017).Oltre a Kentuki, SUR pubblicherà due sue raccolte di racconti, Siete casas vacías, che le ha valso il prestigioso Premio Ribera del Duero nel 2015, e Pájaros en la boca, la cui traduzione in inglese è stata candidata al Man Booker International Prize.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche del circuito SBAM.

Tokusatsu di Massimo Nicora (Editrice La Torre, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019 by

TokusatsusmallL’Editrice La Torre continua a raccontare l’immaginario pop giapponese degli ultimi decenni, affidandosi di nuovo all’inossidabile Massimo Nicora, con Tokusatsu, i telefilm giapponesi con effetti speciali dalle origini agli anni Ottanta.
Come suggerisce il titolo si parla di quello che è un vero e proprio fenomeno di fandom e interesse che ha affiancato manga ed anime in Giappone nel corso degli anni, dagli albori della televisione, e che è ancora presente oggi: serie live action, che riprendono le tematiche dei robottoni giganti, ma che le declinano con attori reali, spesso veri e propri divi in patria.
In Italia arrivarono alcune di queste serie all’epoca dell’anime boom, tra fine anni Settanta e Ottanta, incuriosendo alcuni e suscitando l’ilarità di altri, ma erano solo una piccola parte di un fenomeno ben presente, raramente studiato fuori dal Giappone eppure fondamentale per molto immaginario fantastico di oggi.
Massimo Nicora, che ha già raccontato tutto, proprio tutto, sul fenomeno Goldrake, esamina nelle pagine del libro la storia, i generi, l’evoluzione e le curiosità, raccontando storie note e meno note.
Ci sono infatti vari filoni all’interno di queste storie dal vero fantastiche, un’alternativa alla fantascienza televisiva occidentale che ha lasciato il segno.
I kyodai heroes parlano infatti di eroi che diventano giganti per combattere, mentre lo henshin è incentrato sulle gesta di protagonisti che si trasformano. I mecha introducono invece i robottoni, grandi protagonisti di manga e anime e non solo.
Per avere una maggiore libertà tematica, si è deciso poi di indirizzare alcune storie solo per bambini, i cosiddetti kids show, che puntavano più sul divertimento, mentre le serie più popolari man mano nel tempo risultarono essere i sentai, dove i buoni sono di solito una squadra, con un colore diverso dell’uniforme per ciascuno, solitamente di cinque membri. I sentai sono evoluti poi nei super sentai, con l’introduzione dei robot, un passo che avvenne con il telefilm di Spiderman, quando Toei e Marvel stipularono un accordo per usare i loro personaggi a vicenda in serie prodotte nei loro Paesi.
Non è da dimenticare il filone realizzato con le marionette, diffuse anche in Giappone e che in TV furono influenzate dalla serie inglese Thunderbirds, prodotta da Gerry Anderson e citata nelle pagine del libro.
Leggendo il libro si scoprono che sono stati diversi gli autori di manga e anime a cimentarsi anche con il genere tokusatsu, come Shotaro Ishimori e i mostri sacri Osamu Tezuka e Go Nagai, e si rivivono comunque le gesta di personaggi famosi, come Ultraman, Kamen Rider, Spectremen, Megaloman, I-Zenborg e Koseidon.
Tra l’altro, al di là dell’interesse che suscitarono anche in Occidente, i tokusatsu sono alla base del successo di franchise come i Power Rangers, che periodicamente tornano in TV e al cinema, e i Transformers.
Un libro per appassionati e nostalgici, nello stile rigoroso e interessante della Torre edizioni, e in attesa del secondo capitolo, con gli eroi più recenti.

Massimo Nicora (Varese, 1972), giornalista, è laureato in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di importanti aziende nazionali e internazionali, con particolare riguardo ai settori dei videogiochi e del cinema di animazione. È autore dei libri C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta (Youcanprint, 2016) e C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana (La Torre, 2017), la più ricca e documentata ricostruzione dell’affaire Goldrake in Italia.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La paura trema contro di Corrado Artale (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019 by

la-paura-trema-controSpesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
Una di queste è un film indipendente del 2019, La paura trema contro di Pupi Oggiano, girato a Torino come alcuni classici di Dario Argento e da cui Corrado Artale, un autore che ha l’horror e il fantastico nel DNA, ha scritto un romanzo che non è solo una novelisation e che viene proposto da Buendia Book nella collana Fiaschetta.
Dalla copertina si potrebbe pensare che ci troviamo nel territorio dell’horror, come il mitico Profondo Rosso, girato a Torino e ancora oggi al centro di pellegrinaggi alle sue location, ma in realtà siamo più nel terreno della fantascienza, con la storia di una famiglia, in particolare di una madre e di una figlia, sulle quali aleggiano misteri e strani eventi. Comunque chi ama le atmosfere orrorifiche troverà pane per i suoi denti, in una vicenda che si richiama anche al carattere misterioso di Torino.
La paura trema contro è una storia che piacerà molto ai fan di serie cult come Stargate (non vuole essere uno spoiler) e soprattutto The X-Files, visto che si parla di alieni e presenze insolite, un libro che vive anche di vita sua senza il film, ma che fa capire quanto fantastico ci possa essere e ci sia anche alle latitudini italiane, in una città come Torino tra l’altro più che altrove.

Corrado Artale classe 1970, docente, vive a Torino. Cura la sezione letteraria del TOHorro Film Fest,evento dedicato al cinema e alla cultura horrorofantastica in generale. Autore di articoli sul cinema, ha scritto a quattro mani con il romanziere Stefano Di Marino un saggio sul cinema sexploitation anni ’70, Tutte dentro (Bloodbuster, collana I Ratti). Ha anche collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati– Il cinema dalle finestre che ridono – curato da Luca Servini e dedicato al cinema fantastico del noto regista bolognese (Edizioni Il Foglio).

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Nel cerchio di Coccinella di Gabriella Mancini (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019 by

coccinellacoverLa collana Fiaschetta di Buendia Books presenta un prezioso libricino, molto più lungo in realtà del suo numero di pagine, vincitore del Concorso Barbera da Leggere 2018, a cui l’autrice ha partecipato cercando di vincere la sua timidezza, e dato il risultato per fortuna.
Nel cerchio di Coccinella è una fiaba per tutte le età, incentrata intorno alla vita di una gatta nella Torino storica, tra Vanchiglia, via Rossini e Porta Palazzo, dove la sua vita si intreccia con quella di varie persone, creando legami e nuovi inizi, intorno anche ad una casa magica, che forse esiste e forse no e che diventa uno di quei luoghi della letteratura che rimangono nel cuore.
Un libro che parla di gatti e dell’amore che si ha per loro, ma anche della Torino degli ultimi vent’anni, del suo essere diventata una città multietnica, dei suoi cuori pulsanti, della vita di varie generazioni, in una storia che appunto può piacere ad ogni età. Buendia Books consiglia il libro dai sette anni in su, appunto, perché a qualsiasi età si può trovare qualcosa, soprattutto se si vive a Torino ma non solo.
Nel cerchio di Coccinella è quindi una storia che affascina, appassiona e commuove e che poi ti fa riflettere anche dopo, su quello che conta nella vita e su come cercare nuove strade, come fa la micia protagonista.
Il libro è impreziosito da alcune belle tavole di Roberta Barberis, che catturano bene il mondo di gatti di Coccinella e non solo.

Gabriella Mancini, torinese, è insegnante e mamma, e ha deciso di scrivere la storia di Coccinella partendo dai racconti per i suoi figli e i suoi allievi.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Bianca, Bart Moeyaert, (Sinnos 2019) A cura di Viviana Filippini

16 dicembre 2019 by

BIANCABianca, dodici anni, perennemente scontrosa, infastidita e intrattabile. Bianca, in tutta questa sua personale complessità, è la protagonista dell’omonimo romanzo scritto dal fiammingo Bart Moeyaert, edito in Italia da Sinnos. La ragazzina vive con la madre e con quel fratello –Alan- che, ogni tanto ha degli improvvisi svenimenti. Crisi che portano la madre a preoccuparsi molto per il figlio, mentre Bianca ha un atteggiamento non ben definito. Da una parte è si preoccupata per il fratello ma, allo stesso tempo, si domanda quanto sia davvero reale quel suo non stare bene. Bianca sta spesso zitta, e nessuno comprende fino in fondo i suoi silenzi e i pensieri che le passano per la testa e lei, da parte sua, si sente del tutto incompresa, non capìta dalla famiglia e da tutto il mondo che la circonda. Tanto è vero che non tollera nemmeno Cruz, la nuova compagna del padre, perché lui, da quando sta con lei, non è più la stessa persona. Poi accade qualcosa di fenomenale e di piacevole per Bianca, perché a casa sua arriva Billie, attrice della  serie tv che lei adora. Il passare un pomeriggio con la propria star preferita, vederla vivere nel quotidiano lontana da telecamere e riflettori, farà capire molte cose alla giovane protagonista. Tanto per cominciare Bianca comprenderà che anche Billie ha una vita sua vera e propria fuori dallo schermo, dove ha un figlio da crescere, amici e amiche reali, ben diversi da quelli narrati nella fiction. Altra cosa che Bianca capisce sempre grazie a Billie, è che quel suo sentirsi in conflitto con il mondo non è così giusto e deve essere in qualche modo risolto. Per cominciare il cambiamento, Bianca ad un certo punto, quando l’attrice le chiede come si chiama, risponde Perdon (perdono) e poi, ascoltando le parole della sua star preferita, la ragazzina sente in lei un profondo pentimento. Bianca inizia a prendere maggiore coscienza di sé, dei propri errori e del suo agire non sempre corretto che la fa sentire arrabbiata e che fa soffrire chi le vuole davvero bene. La ragazzina si pente di essersi ritagliata da tutte le foto di famiglia, del suo chiudersi a riccio nei confronti degli altri e del suo dubitare dei disturbi del fratello Alan. Bianca vede in modo nuovo anche il rapporto con la madre, perché quel lungo abbraccio che le due si danno dopo l’ennesima- e più grave del solito- crisi di Alan, permette all’adolescente di comprende che lei, con i suoi 12 anni, è molto importante per quella donna che le ha dato la vita. “Bianca” di Bart Moeyaert è un romanzo di formazione, nel quale la giovane protagonista matura a piccoli passi, imparando a fare i conti con se stessa, con i propri errori e a comprendere, grazie all’incontro con la sua attrice preferita, che a volte, prima di giudicare e prendere decisioni affrettate, si devono cercare di caprie al meglio le persone che si incontrano nel proprio cammino di vita e se necessario, anche se non è facile, si deve chiedere loro scusa. Traduzione Laura Pignatti.

Bart Moeyaert è l’ALMA 2019 (Astrid Lindgren Memoria Award) ovvero il premio Nobel della letteratura per ragazzi. È tra i più importanti scrittori fiamminghi contemporanei, tradotto in tutto il mondo. Con Sinnos ha già pubblicato Il Club della via lattea, finalista al Premio Cento 2018, e Mangia la foglia (2018).

Source: richiesto all’editore dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: Mai portare un orso in classe (il primo giorno) di Mark Sperring e Britta Teckentrup (Gallucci editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

12 dicembre 2019 by

Mai portare un orso in classeOggi vi parlo di un simpatico e colorato albo illustrato dedicato ai più piccoli (dai 3 anni in su) che magari iniziano la scuola dell’infanzia con un po’ di timore. Lasciare la propria casa, separarsi dalla mamma, anche per poche ore, può sembrare difficile, ma tutto diventa allegro e divertente quando c’è un amico Orso ad aspettarci all’uscita.

Perchè la scuola è una magnifica opportunità, si fanno nuovi amici, si imparano tante cose nuove, e non si ha il tempo di annoiarsi.

Questo libro infatti insegna ai bambini il potere della fantasia e della creatività, e a vivere il primo giorno di scuola come un’ avventura, un piccolo passo nel diventare grandi e scoprire il mondo. Tutti i piccoli amano gli orsi, chi non ha avuto da piccolo un orso di peluche da abbracciare prima di dormire, insomma è una figura familiare che li aiuterà nella fase di distacco dai genitori nell’ingresso nel mondo.

Traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli.

Mark Sperring si è innamorato dei libri da giovanissimo e, dopo aver cominciato a lavorare in una libreria, ha deciso di fare anche lo scrittore.

Britta Teckentrup è un’artista e illustratrice tedesca, ha vissuto e lavorato diversi anni in Inghilterra. Le sue opere sono state esposte alla London Gallery e in diverse fiere d’arte internazionali. È autrice di più di 60 libri per bambini, tra cui numerosi best-seller, pubblicati in oltre venti paesi in tutto il mondo. Vive con la sua famiglia a Berlino.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Gallucci.