Momo, Jonathan Garnier e Rony Hotin, Tenuè (2020)A cura di Viviana Filippini

7 gennaio 2021 by

Momo è la piccola protagonista della graphic novel “Momo” di Jonathan Garnier e Rony Hotin, pubblicato in Italia da Tenuè. La bambina di 5 anni, con i suoi capelli ribelli e la sua voglia di vivere in libertà, abita con la nonna con la quale passa le giornate dividendosi tra casa, uscita in paese, scuola, giochi e anche qualche marachella con gli amici più grandi di lei.  Nonostante l’apparente spensieratezza Momo però è un po’ triste, tanto è vero che spesso e volentieri, si reca al molo della città portuale della Normandia dove abita e guarda l’orizzonte lontano, nella speranza di intravedere laggiù dove cielo e mare si fondono la barca del padre che le manca tanto. L’uomo è un marinaio d’altura costretto per lavoro a passare diversi e lunghi periodi dell’anno in mare.  Ad un certo punto la vita di Momo cambia, perché la nonna muore e la bambina resta sola. A prendersi cura di lei, il pescivendolo del paese, un grande amico del padre che la accoglie in casa, pur di non farla finire sotto il controllo dei servizi sociali. Non solo, perché tra i tanti personaggi che compaiono nella vita della piccola Momo e che la aiutano a passare il brutto momento che si trova a vivere, ci sono Françoise e Tristan, soprannominato prima Banana per lo strambo ciuffo biondo e poi Pomodoro. I due amici di Momo (anche se ad un certo punti si ha come la sensazione che nel cuore di Tristan ci sia qualcosa in più dell’amicizia) la aiuteranno a passare il tempo e a ritrovare il padre sempre al lavoro in mezzo al mare. Il libro con i testi di Jonathan Garnier e le immagini di Rony Hotin è una vera e propria storia di formazione che ha al centro la piccola Momo. Ogni evento dal lei vissuto, ogni incontro fatto sono per la protagonista esperienze di vita, delle vere e proprie prove, a volte dure da accettare e superare (la perdita della nonna, la lontananza dal padre, le incomprensioni e i bisticci con i compagnia di scuola), ma che la aiuteranno a crescere e a comprendere quelli che sono i veri e importanti valori del vivere. “Momo” è una storia che è nata nella mente dell’autore prendendo spunto da una fotografia con ritratta un bambina giapponese e dove la spensieratezza, la felicità e la malinconia pulsano nel cuoricino di una bambina di 5 anni. “Momo” spinge il lettore -bambino o adulto- a riflettere sul senso del vivere e sul fatto che a volte ci sono eventi improvvisi che ci costringono, indipendentemente dall’età, a dover rivalutare e riorganizzare tutto il nostro modo di dire, fare pensare, proprio come accade alla piccola, simpatica e coraggiosa Momo.  Traduzione di Stefano Andrea Cresti.

“Momo” ha vinto il  Prix Bull’Gomme, del premio Pépite BD al Salon du livre et de la presse jeunesse de Montreuil e è stato nominato al Prix Sorcières.

Jonathan Garnier, nato nel 1982 in Normandia, ha lavorato come editor per Ankama Édition e lì ha scoperto talenti come Amélie Fléchais. Con lei ha realizzato ll sentiero smarrito, portato in Italia da Tunué. Spinto dalla volontà di dare vita alle sue storie, ha realizzato altri titoli, tra cui Momo, in collaborazione con Rony Hotin.

Rony Hotin ha lavorato per Disney come autore di graphic novel; il suo cortometraggio The Vagabond of Saint-Marcel ha ricevuto un Audi Talent Award, primo premio di una lunga lista.

Source: del recensore.

:: Nasceva oggi: Giorgio Caproni

7 gennaio 2021 by

Nasceva oggi a Livorno, il 7 gennaio 1912, Giorgio Caproni.

:: Come diventare una book blogger (felice) di Shanmei

5 gennaio 2021 by
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Ci sono diversi manuali sul blogging in lingua italiana, destinati al mondo del blogging prettamente italiano, alcuni più specifici e tecnici, altri più generalisti dedicati ai principianti che per la prima volta si accostano a questo mondo variegato e complesso. Ne ho letti alcuni, altri li ho solo sfogliati o ne ho letto l’indice. Essere blogger è anche questo, informarsi, cercare di essere addetti alla comunicazione consapevoli, seri, responsabili. E mi sono detta perché non raccogliere quello che ho imparato in dieci anni di blogging in un manuale, di facile consultazione, dedicato sia ai neofiti assoluti che ai blogger più navigati che hanno voglia di percorrere nuove strade, confrontarsi con altre esperienze?

Ecco da questo nasce Come diventare una book blogger (felice), un manuale pratico ben lungi da essere considerato una bibbia del blogging, ma diverso dagli altri manuali in commercio, dedicato a quel settore specifico che è il blogging letterario.

Lo definisco manuale, ma forse è più corretto dire vademecum. Contiene insomma una serie di consigli, escamotage, soluzioni che ho trovato in anni e anni di blogging più che altro da autodidatta. Non posso definirmi una blogger professionista perché attualmente non è la mia primaria fonte di reddito, né una fonte di reddito, ma l’impegno, la dedizione, la fatica è reale, e insomma leggermente diversa da quella dedicata un hobby prettamente amatoriale.

A chi può essere utile questo manuale non manuale?

Innanzitutto a chi si accosta anche per la prima volta al mondo del blogging letterario, o per mera curiosità, o perché sta valutando anche seriamente se aprirne uno. Lungi da me volere incoraggiare o dissuadere, io mi limito a raccontare la mia esperienza e quello che ho imparato in questi anni.

A chi, magari anche da anni, ha un blog letterario ed è curioso di conoscere altri percorsi, di vedere come determinati problemi sono stati affrontati, studiare altre filosofie, altri schemi. 

Ho commesso errori? Tanti e probabilmente li continuo a compiere. Un blogger professionista, con partita IVA, che vive del suo lavoro probabilmente troverà quanto scrivo di scarso interesse, ma non rimpiango le scelte che ho fatto, la strada che ho percorso. Forse occupandomi di altro di food, viaggi, lifestyle, politica avrei avuto più soddisfazioni economiche, ma io amo i libri, amo leggerli, recensirli, intervistare gli scrittori che li hanno scritti. Ognuno insomma deve scegliere la sua vocazione, il proprio campo e cercare di eccellere in quello.

Ora se sono una eccelsa blogger ne dubito, ma il mio percorso è questo, continuerò ad andare avanti per vedere dove la strada conduce. Cercherò di migliorarmi, di evolvere, magari di lasciare il bozzolo della blogger dilettante per diventare a tutti gli effetti una professionista. In fondo è il mio sogno, e credo sia il sogno di molti blogger che coltivano il loro hobby con passione e determinazione.

Devo anche dire che quando sento dire che il blogging letterario è solo un hobby, senza sbocchi, senza livelli di crescita, un po’ mi arrabbio, perché non è così. Certo l’editoria è in crisi, la gente non legge, i lavori creativi e intellettuali sono sottopagati o non pagati del tutto, molto si basa sul volontariato, ma io mi auspico che un giorno chi ne voglia fare un lavoro possa farlo. Acquisendo le competenze giuste, facendosi aiutare da altri professionisti, migliorando sempre.

Ecco questo è l’augurio che faccio a me e faccio a voi. La libertà di poter scegliere che tipo di blogger volete diventare. E soprattutto vi auguro che mai troviate sul vostro cammino qualcuno che vi dica: è impossibile. O se anche lo trovate, perlomeno siate liberi di non credergli. 

Un vademecum o meglio un diario di viaggio di una blogger letteraria non pentita con brevi ed essenziali linee guida per avvicinarsi al mondo dei book blogger italiani.
Shanmei dirige il blog letterario “Liberi di scrivere” dal 2007.

L’intero ricavato verrà donato alle famiglie in crisi economica per la pandemiadi Covid SARS 19. 

:: Mi manca il Novecento: Lacrime e santi di E. M. Cioran a cura di Nicola Vacca

5 gennaio 2021 by

«Il Dio che Cioran concepisce, quindi, è un Dio maledetto, infimo, insulso. È un Dio pernicioso (un «Sadico Cosmico», citando Lewis) macchiato dall’infamia e dall’ignominia di aver generato e originato l’essere e di non essersi accontentato del vuoto – nulla».

Prendo in prestito queste parole da uno scritto di Antonio Di Gennaro per introdurre alcune considerazioni dopo la rilettura di Lacrime e santi, uno dei tanti libri dinamitardi di Emil Cioran.
Paradossalmente la sua posizione nei confronti di Dio contro nasce dalla frequentazione assidua dei mistici, che Cioran ama incondizionatamente.
In questa ermeneutica delle lacrime, come definisce egli stesso il suo libro, Emil si affida a tutti i paradossi del suo pensiero per inchiodare Dio, ovvero il funesto demiurgo, alle sue responsabilità.
Qualora un Dio esistesse, qualora vi fosse un Dio, la sua colpa è aver creato un mondo osceno, corrotto, obbrobrioso. Il peggiore dei mondi possibili.
«C’è del putrido nell’idea di Dio», scrive Cioran. Dio, non è più presente: nemmeno le nostre bestemmie riescono a rianimarlo. Si chiede Cioran: in quale ospizio si sta riposando?
Queste alcune delle considerazioni sulla divinità decrepita presenti in Lacrime e santi, piccolo e prezioso libro in cui i mistici incontrano la bestemmia.
Cioran non rinuncia mai a essere estremo pensando per paradossi. Sostiene che più i paradossi su Dio sono audaci, più esprimono l’essenza.
Dio è dovunque e in nessun luogo. Tutt’al più oggi è un Assente universale, scriva il paradossale Cioran quasi per sconfessare con pensieri che conservano un aroma di sangue e di carne un Dio apparso nella giusta luce che Emil considera un niente in più.
Cioran rivolge a Dio e al cristianesimo un attacco frontale e lo fa a viso aperto grazie anche al suo grande amore per i mistici e al rifiuto totale della cultura dogmatica e della teologia.

«La teologia è la negazione di Dio. Che idea bizzarra, mettersi in cerca di argomenti per provare la sua esistenza! Tutti quei Trattati non valgono un’ esclamazione di santa Teresa. Da quando la teologia esiste, non una sola coscienza ne ha ricavato una certezza in più, perché essa non è altro che la versione atea della fede. Il più modesto balbettio mistico è più vicino a Dio che la Summa theologica. Tutto ciò che è istituzione e teoria cessa di essere vivo. La Chiesa e la teologia hanno assicurato a Dio un’agonia duratura. Soltanto la musica, di tanto in tanto, lo ha rianimato».

Questo è uno dei passi più significativi di Lacrime e santi e ci mostra la religiosità atea di Cioran che passa per la verità scomoda dei mistici ma mette in rilievo senza filtri la questione religiosa all’interno del pensiero tragico di Cioran, un uomo e un pensatore che nei suoi scritti e nella sua vita ha ingaggiato un duello frontale con Dio.
Lacrime e santi è la preghiera di un ateo che si ribella alla cattiveria di Dio, l’idea più pratica e pericolosa che mai sia stata concepita, grazie alla quale l’umanità si salva o si perde.
Con una predisposizione alla lacrime e armato di scetticismo, che è il coraggio supremo della filosofia e della vita, Cioran abbraccia la mistica (che eli stesso definisce un’evasione dalla conoscenza) per perdersi privo di speranza nei deserti interiori di Dio, una demenza ufficiale, accettata. Ancora una volta ricorre alla figura significante del paradosso e scrive che tutto il cristianesimo è un’unica crisi di lacrime, di cui resta un sapore amaro in cui Dio è soltanto una passione fuggevole, una moda della mente e senza di lui tutto è notte e con lui la luce diventa inutile. Il paradosso ancora una volta è servito e la verità la sentiamo vicina, molto vicina.

:: Dal libro al cinema: Il Commissario Ricciardi serie tv diretta da Alessandro D’Alatri a cura di Giulietta Iannone

3 gennaio 2021 by

Una bella notizia per tutti i fan del Commissario Luigi Ricciardi, personaggio letterario nato dalla penna di Maurizio de Giovanni: il 25 gennaio uscirà in prima visione su RAI Uno il primo di 6 episodi dedicati alle indagini del celebre commissario dagli occhi verdi nella Napoli degli anni ’30. Disponibile su RaiPlay.

Un successo annunciato, una conferma per chi ha già amato la serie letteraria, un mezzo per avvicinare anche i pochi che ancora non la conoscono. Tutti, insomma siamo curiosi di vedere i personaggi prendere vita.

Ricciardi avrà il volto di Lino Guanciale, Enrica sarà interpretata da Maria Vera Ratti, Maione da Antonio Milo, la tata Rosa da Nunzia Schiano, il dottor Modo da Enrico Ianniello, Bambinella da Adriano Falivene. Gli episodi saranno: Il senso del dolore (1 ep.), La condanna del sangue (2 ep.), Il posto di ognuno (3 ep.), Il giorno dei morti (4 ep.), Vipera (5 ep.) e In fondo al mio cuore (6 ep.).

Ora tocca solo avere ancora un po’ di pazienza e vedere cosa sono riusciti a fare, ma dalle foto di scena sembra già che abbiano fatto un ottimo lavoro. Buona visione!

:: Liberi di Scrivere Award undicesima edizione – Le votazioni

2 gennaio 2021 by

Giunto all’ undicesima edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2020, anno appena trascorso.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di sabato 16 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2020 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati finali. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi).

Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail che trovate nei contatti. Voti ripetuti con uno stesso account saranno cancellati. Grazie.

I commenti sono in moderazione, se non li vedete subito pubblicati non allarmatevi, li sblocco appena posso, ma la cosa importante è che nessun voto andrà perduto.

Traduttori:

Mario Biondi

Editori:

La nave di Teseo

Ink Edizioni

Sellerio

I libri:

“Ulisse” di James Joyce Voti 2

“Blind Spot” di Novelli Zarini Voti 2

“Prima di noi”, di Giorgio Fontana Voti 1

“Centro” di Amalia Frontali e Rebecca Quasi Voti 7

Il delitto del Garza. La nuova indagine del Brigadiere del Carmine Brescia, 1922, Enrico Mirani (Liberedizioni 2020) A Cura di Viviana Filippini

29 dicembre 2020 by

Torna ad indagare nella Brescia degli anni Venti del 1900 Francesco Setti, brigadiere nato dalla penna del giornalista scrittore Enrico Mirani, nel libro “Il delitto del Garza. La nuova indagine del Brigadiere del Carmine Brescia, 1922”, uscito per Liberedizioni nel 2020. Scena d’azione è la Brescia del 1922, quando a inizio del nuovo anno – a gennaio- in città, sulle sponde del fiume Garza, viene ritrovato il corpo senza vita di una giovane donna. Da subito il protagonista comincia a raccogliere indizi per ricostruire la vita della vittima e darle una identità. Questo porterà il protagonista, come avvenuto nei romanzi precedenti, a muoversi nei meandri labirintici fatti di vie, viuzze, piazze e piazzette della città di Brescia. L’indagine sembra giungere abbastanza velocemente verso una possibile risoluzione, ma Setti, affiancato dall’inseparabile appuntato Mario Serafini, si troverà davanti ad una situazione molto più complicata, nella quale le realtà individuate non corrispondono alla verità e non portano ad una chiara e netta risoluzione del caso. Già, tutto poi tende a complicarsi per Setti, perché ad un certo punto viene ritrovato il cadavere di un’altra giovane donna e allora scattano una serie di domande, nel senso che ci si chiede “Sarà un nuovo delitto?”, oppure avrà “Il nuovo caso avrà qualche rapporto con quello già accaduto e non risolto”? Il Brigadiere del Carmine non demorde e ricomincia da capo la sua indagine e ecco che Setti, di nuovo, gira tra teatri, trattorie, caffè e quartieri popolari nella speranza di trovare i giusti tasselli per scovare il colpevole e fermarlo prima che colpisca ancora. Il romanzo di Mirani è un giallo dalla struttura classica con il ritrovamento della vittima, la ricerca degli indizi e la risoluzione del caso, condito però da colpi di scena che non ti aspetti, ma quello che colpisce è come nel corso dei tre romanzi con protagonista il Brigadiere, il lettore ha la possibilità di conoscere un Setti che non è una semplice creatura letteraria. Mirani dota di una profonda psicologia, sentimenti, dubbi e tormenti la figura del protagonista, rendendolo una persona simile ai lettori che si immergono nelle sue indagini. Teatro d’ azione dei personaggi in “Il delitto del Garza” è una Brescia dove si sentono gli echi del Fascismo, dove si muove la piccola criminalità locale con i suoi intrighi. Il libro pone al lettore un’immagine della città oggi scomparsa, dove molte viuzze e quartieri frequentati dal protagonista non ci sono più. Aree intere spazzate via dall’intervento urbanistico avvenuto a partire dal 1927 che cambiò per sempre alcune zone della città. Il più noto fu lo sventramento dell’area popolare dove oggi sorge Piazza delle Vittoria con tutta la sua imponente grandezza e lo stile essenziale tipico dell’Art Deco.  Pagina dopo pagina ci si accorge che “Il delitto del Garza. La nuova indagine del Brigadiere del Carmine Brescia, 1922” di Enrico Mirani è un omaggio alla Brescia del passato ma, allo stesso tempo, i reati e le situazioni presentate e le fragilità umane narrate sono l’immagine di uno ieri, non molto diverso dall’oggi nel quale viviamo.

Enrico Mirani, bresciano, è giornalista e inviato speciale del quotidiano «Il giornale di Brescia». Scrittore appassionato ha dato vita a diverse storie ambientate tra Ottocento e Novecento Bresciano. Il carabiniere Francesco Setti è anche il protagonista del primo volume della serie edito da Liberedizioni: “Il brigadiere del Carmine. Due indagini nella Brescia della Belle Époque e Delitto di paese” e “Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915”.

Source: libro del recensore.

:: Baptiste, prima stagione serie della BBC diretta da Börkur Sigþórsson e Jan Matthys

28 dicembre 2020 by

Spin-off di The Missing, Baptiste è una serie della BBC prodotta da Two Brothers Pictures, scritta da Harry e Jack Williams e diretta da Börkur Sigþórsson e Jan Matthys con al centro il personaggio del poliziotto in pensione Julien Baptiste (interpretato da Tchéky Karyo), specializzato nel trovare persone (e cose) scomparse. Sei episodi girati tra l’Olanda e il Belgio (ci sarà anche una seconda stagione ambientata in Ungheria) con un taglio e una visione molto europea, interessanti sia per la trama ad incastro che per i dialoghi (in più lingue dall’olandese, al romeno, al francese, al naturalmente inglese). L’Europa multietnica sembra emergere con le sue luci e le sue ombre, portandoci nei meandri di una lotta alla criminalità sempre più aggressiva e ipertecnologica. La scomparsa di una prostituta dà l’inizio a una caccia dove nulla è come sembra, tra depistaggi, false certezze e inseguimenti dove il talento investigativo del protagonista è messo a dura prova. Non voglio dire troppo della trama ma è interessante il ruolo che via via i personaggi assumono che si discosta dalle solite narrazioni. Colpi di scena ce ne sono parecchi, e sicuramente questo riesce a tenere desta l’attenzione dello spettatore che non sa bene cosa aspettarsi. Tanti i personaggi, tante le storie narrate e le sottotrame. Bello il personaggio di Kim (Talisa Garcia), che nasconde un segreto capace di sgretolare la sua vita, o quello di Edward, l’uomo d’affari inglese cacciatosi in un guaio più grande di lui, interpretato da un ottimo Tom Hollander dall’aria debitamente stranita. Poi mi ha colpito soprattutto Alec Secăreanu (nella serie Costantin) un villain molto realistico e senza cuore per cui la violenza è solo business. Ma in fondo sono tutti bravi e in parte. Amsterdam (in realtà Antwerp) gioca un ruolo non secondario con i suoi canali, i suoi ritrovi per turisti e il suo caratteristico quartiere a luci rosse. Una bella serie europea di cui non vedo l’ora di vedere la seconda stagione. Consigliata. 

Source: acquisto personale.         

Negli Oscar Draghi le storie di Lord Dunsany a cura di Elena Romanello

23 dicembre 2020 by

dunsanysmallMolti pensano che il fantasy sia iniziato con Tolkien, uno dei suoi più importanti esponenti sempre e comunque, certo, ma la strada di questo genere era iniziata ben prima, con l’epica e la fiaba, ovviamente, ma anche con l’apporto di autori tra Sette e Ottocento.
Uno di questi era Lord Dunsany, vissuto tra il 1878 e il 1957, autore e drammaturgo irlandese, come il collega Oscar Wilde, capace di creare mondi fantastici che sono stati di ispirazione a vari dopo di lui.
La collana Oscar Draghi dedica all’opera di questo autore tutto da riscoprire il volume Il libro delle meraviglie e altre fantasmagorie, una raccolta di romanzi e racconti, alcuni usciti negli anni, ma ormai assenti da tempo dagli scaffali delle librerie.
Il mondo di Lord Edward John Moreton Drax Plunkett, XVIII Barone Dunsany è fatto di dei, reami fatati, foreste tenebrose, sogni, incubi, e fece scuola, tra gli altri ispirando anche un autore che sembrerebbe lontano da lui ma non lo è come Howard Phillips Lovecraft. Un autore molto originale e unico, che metteva insieme tante suggestioni, a cominciare da quella della cultura irlandese, da sempre legata al fantastico a doppia mandata.
Il libro comprende due raccolte di racconti, Il libro delle meraviglie e Demoni, uomini e dei, e altrettanti romanzi, La figlia del re degli elfi e La maledizione della veggente, ambientati in universi alternativi, in terre fantastiche in cui è bello perdersi e ritrovarsi. Il volume è arricchito da tavole che illustrano le storie, con un gusto vicino a quello dell’epoca vittoriana e edoardiana, quando visse lord Dunsany.
Il fantastico continua a ispirare storie e autori, ricordando l’adagio di Michael Ende, la fantasia non può avere confini, ma leggere i capostipiti di questo genere, sia per gli appassionati di tutte le età che per chi vuole capire di più successi e immaginari, è sempre una cosa molto interessante.

Il romanzo di Candy Candy per Kappalab a cura di Elena Romanello

23 dicembre 2020 by

candysmallQuarant’anni fa arrivava sulle reti italiane quello che è stato uno degli anime più amati da un’intera generazione: Candy Candy, di Yumiko Igarashi e Kyoko Mizuki, pseudonimo di  Keiko Nagita. Purtroppo, le limitazioni dovute alla pandemia con la cancellazione di vari eventi hanno impedito di organizzare quest’anno una serie di eventi per celebrare questo personaggio ispirato anche all’immaginario europeo, amatissimo e ricordato anche dai non otaku e al centro di un vero e proprio fenomeno di costume.
Va detto che Candy, dopo anni di repliche, è sparita dai nostri teleschermi a metà anni Novanta, a causa di una lite che ha contrapposto Yumiko Igarashi e Keiko Nagita, mai risolta. Per lo stesso motivo, il manga non è mai più stato pubblicato, a differenza di altri dello stesso periodo.
Per ovviare a questo e festeggiare i quarant’anni di questa importante protagonista dell’immaginario, Kappalab propone Candy Candy; il romanzo completo, edizione riveduta e allungata in un unico volume di due libri usciti in precedenza presso lo stesso editore.
Il libro è scritto in prima persona e ripercorre tutta la vicenda di Candy, dall’infanzia presso la gioiosa Casa di Pony, l’incontro con il Principe della Collina, lo sfortunato soggiorno dai Legan, l’incontro con Anthony e i due cugini Archie e Stair, il collegio inglese dove si innamora di Terence, la ricerca di una sua strada, fino alla conclusione. Certo, perché Keiko Nagita conclude una vicenda rimasta per tanto tempo con un punto interrogativo, facendo capire con chi la bionda protagonista è finita, una cosa che i fan aspettavano appunto da quarant’anni, almeno qui in Italia.
Il libro è completato da un intervento di Keiko Nagita che racconta come è nata Candy e come è arrivata a scrivere il libro e da una sua prefazione, in cui rievoca anche il premio Kodansha vinto con Yumiko Igarashi per il manga e il Golden Disc come autrice del testo della sigla della versione animata.
Un’occasione quindi per rivivere una storia ormai di culto, in attesa magari di un suo ritorno, molto difficile ma non impossibile, in anime o in manga.

:: Un’intervista con Maria Masella a cura di Giulietta Iannone

21 dicembre 2020 by

Benvenuta Maria su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a Genova nel 1948, sei laureata in Matematica, hai insegnato per molti anni al liceo scientifico, e nonostante i successi letterari hai continuato a lavorare fino alla pensione. Vuoi aggiungere altro?

MM: Alcuni dettagli possono aiutare a capire alcune mie scelte. Amo Genova e proprio nella mia città ambiento la maggior parte delle mie storie. Sono appassionata di Storia e di arti figurative.

Hai esordito pubblicando racconti di spionaggio nella collana Segretissimo di Mondadori, una scelta insolita per una donna. Come è nato in te l’interesse per questo genere di letteratura?

MM: Mio padre era un gran lettore di Segretissimo e lo leggevo anch’io. Scrivevo da tanti anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di inviare qualcosa a un editore. Avevo letto il bando per racconti spy, 1986. Ho scritto un racconto ambientato negli anni di piombo. È piaciuto a Laura Grimaldi e me ne ha chiesti altri.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

MM: Laura Grimaldi e Marco Frilli.

Poi hai spaziato dal giallo al fantasy, al romance di ambientazione storica. Sei un talento poliedrico, cosa insolita in Italia dove quasi tutti gli scrittori sono settoriali. Cosa ti ha spinto a variare spesso genere, la curiosità?

MM: Nella domanda c’è un “errore”: l’avverbio “poi”. Ancora prima di cominciare a pubblicare, scrivevo storie collocabili in generi diversi e continuo a portare avanti più di un genere. Curiosità? Forse, ma soprattutto la voglia di raccontare una storia che può “nascere gialla o noir” oppure “romantica”. O non etichettabile. Comunque, sono curiosa. Alcune delle storie che scrivo non sono nate pensando a una possibile pubblicazione, ma soltanto per me. Un esempio che è anche risposta a questa domanda: ho scritto, soltanto per me, tre racconti, tutti ambientati in un bar con gli stessi personaggi e l’ho virata in spy, in noir, in romance.

Armando d’Amaro ti ha definito la scrittrice più significativa dell’intero panorama italiano. Sei comunque la decana delle scrittrici italiane che si sono dedicate al giallo e al noir. Pensi ci sia posto in Italia per donne che scrivano noir? E quali sono attualmente le più significative?

MM: Grazie, Armando! La maggior parte dei lettori sono lettrici e leggono di tutto! Perché non dovrebbe esserci posto? Il vero problema sono alcuni “critici”: se un uomo inserisce nei suoi noir alcuni riferimenti alle vicende sentimentali dei protagonisti, allora l’autore è attento alla psicologia dei personaggi che descrive a tutto tondo. Cosa succede, spesso, se è una donna ad affrontare nel medesimo modo una storia? Sempre trovi un “critico” che lamenta l’eccesso di sentimentalismo. Le colleghe più significative? Non posso rispondere: non le ho lette tutte, rischierei di non citare la più significativa. Ma la realtà vera è che quando leggo un romanzo che l’autore sia donna o uomo mi importa meno di niente.

Celebre è la tua serie dedicata Commissario Antonio Mariani, giunta al 23° episodio con l’ultimo Mariani e le ferite del passato. Come è nato questo personaggio? Immaginavi che sarebbe stato così longevo?

MM: Il personaggio è nato per caso. Avevo già scritto un giallo, abbastanza classico, Per sapere la verità, ambientato nel mondo dei matematici di professione perché mi sentivo più sicura fra “gente che conoscevo”. L’avevo pubblicato con un piccolo editore e avevo scoperto che scrivere un romanzo giallo non era impresa impossibile. Aveva avuto anche apprezzamenti… E mi è venuta in mente una storia con un assassino che volesse essere trovato, ma troppo tardi. È nato Antonio Mariani. Doveva essere un romanzo solo, ma poi sono diventati tanti. Ho provato a ucciderlo almeno tre volte, ma ci sono state proteste. Sì, Antonio piace. Perché? Perché è un uomo normale.

Hai pubblicato per le maggiori case editrici italiane da Mondadori, a Rizzoli, da Corbaccio a Leggereditore Fanucci. Poi sei passata dalle major a una casa editrice emergente dal talento artigianale e familiare come Fratelli Frilli editore, perché questa scelta? Ti dà maggiore libertà creativa, ti investe di meno stress?

MM: Come nella domanda 4, anche in questa c’è un “poi” di troppo. Ho lavorato con più d’uno in contemporanea. Ricordo un anno in cui ho pubblicato con Corbaccio, Mondadori e Frilli. Come ho scovato Fratelli Frilli Editori? Avevo letto un trafiletto su un quotidiano in cui segnalavano che questa nuova Casa Editrice aveva appena pubblicato un giallo ambientato a Genova. Ho controllato dove fosse la sede. Perfetta! A metà strada fra casa mia e lo stabilimento balneare. Ho stampato il Mariani, quello che sarebbe diventato Morte a domicilio, e l’ho portato a Marco Frilli. Gli è piaciuto ed è diventato il numero 6 della collana noir. Ormai sono l’autore che scrive per loro da più tempo. Perché continuo? Oltre gli ovvi vincoli contrattuali, è la facilità nei contatti. Prendere il cellulare e poter parlare con l’editore è rassicurante. Meno stress? Certo! Il vero problema è un altro: alcuni “critici” leggono e recensiscono e segnalano per i “premi importanti” soltanto romanzi pubblicati da una rosa di Case Editrici, diciamo sempre le stesse. Se non pubblichi con una di quelle… Concludete voi.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?

MM: Una premessa: se a qualcuno interessa durante questa primavera ho registrato una ventina di video in cui parlo di scrittura. Sono sul mio profilo fb e sul mio sito http://www.mariamasella.it . Ora rispondo alla domanda. Mi viene un’idea, che spesso è un frammento, una sensazione. Mariani e le ferite del passato è nato camminando sotto i portici di Nizza Monferrato. E comincio a scrivere. La prima stesura è d’istinto, trovo il colpevole quando supero la metà. Lascio riposare e poi riprendo, sistemo indizi, tolgo i superflui, sposto pezzi. Insomma, riscrivo. Da matematica, quella Maria Masella che avevo tenuta sottochiave durante la prima fase. Scaramanzie? Un romanzo lo comincio di lunedì. Quando scrivo il primo capitolo, indosso il cappello verde acquistato con la vendita del mio primo racconto.

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

MM: Sono una gran rilettrice. Sarò antiquata, ma vado pazza per i classici: Tolstoj e Steinbeck, Fenoglio e Böll, Morante e Faulkner. Leggo libri di Storia e vado pazza per i libri d’arte e di archeologia. Leggo poesie e testi teatrali. E ho un grave problema: quando scrivo noir, non posso leggere noir. Mi confonde. Attualmente sto rileggendo Assalonne! Assalonne! di Faulkner, con grande piacere. Subito dopo mi rileggerò Foto di gruppo con signora di Böll oppure Una questione privata di Fenoglio. Di solito si consiglia agli aspiranti scrittori di leggere molto, personalmente consiglio di rileggere. Arrivi a un punto in cui conosci tanto la storia narrata da poter affrontare il problema essenziale per uno scrittore: come ha lavorato l’autore? Quali strumenti ha usato? Non per copiare, ma per imparare.

Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?

MM: In parte ho già risposto. Il luogo è parte integrante della storia. E alcuni personaggi hanno senso soltanto lì e in quel momento. Spesso sottolineo che nel ciclo Mariani ci sono due protagonisti: Antonio e Genova.

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità, contenuti, coraggio?

MM: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere e spiego i motivi: se ne citi uno, gli altri si sentono trascurati. È inutile spiegare che non li hai ancora letti. Il secondo motivo è ancora più imbarazzante: mi è capitato di citare un collega fra gli esordienti interessanti, ha protestato dicendo che era al secondo romanzo e quindi era uno scrittore affermato, non un esordiente.

Grazie della tua disponibilità, come ultima domanda ti chiederei cosa stai scrivendo attualmente, e in generale quali sono i tuoi progetti per il futuro.

MM: Ho appena finita la prima stesura del quarto romanzo noir Maritano, sempre per Frilli. All’inizio del 2021 mi esce il solito romance Mondadori. E dovrebbe uscire un romanzo non di genere, uscita rimandata a causa del covid. Voglio rivedere un noir che ho scritto quest’estate. E, appena avrò voglia, scriverò il romance per Mondadori (2022). Ho una vaga idea di raccogliere il materiale usato per i video sulla scrittura, perché non farlo diventare un testo?

Intervista a Silvia Maria Busetti su John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza (Liberilibri, 2020)A cura di Viviana Filippini

21 dicembre 2020 by

John Law era un economista e finanziere scozzese che amava il gioco d’azzardo, protagonista oggi di “John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza” (Liberilibri, 2020) di Silvia Maria Busetti. L’autrice prende il lettore per mano e lo accompagna nell’avventurosa vita di Law, l’inventore del Sistema di Law e forte sostenitore dell’introduzione della moneta cartacea in sostituzione di quella di metallo, vissuto il XVII e il XVIII secolo. La biografia scritti dalla Busetti mette in evidenza non solo le competenze che Law aveva in ambito economico, ma anche la sua capacità di intrecciare quelle relazioni che lo portarono a viaggiare per mezza Europa anche se non sempre riuscì a trovare la giusta comprensione per quelle sue idee a tratti troppo innovative per i suoi tempi. Prefazione di Giuseppe Scaraffia.

Come è nata l’idea di scrivere un libro biografico su John Law, economista scozzese vissuto tra il XVII e il XVIII secolo? L’idea è nata alcuni anni fa, quando avevo appena pubblicato una raccolta di poesie. Era un progetto che ero riuscita a realizzare dopo molti anni, utilizzando le poesie scritte fin da bambina. Il mio sogno nel cassetto si era avverato. Ma una volta chiuso questo capitolo, era rimasto un senso di vuoto e il forte desiderio di colmarlo con una nuova “creatura”. Parlai per caso di questo con un amico, Giuseppe Scaraffia, professore universitario ed esperto di letteratura francese, il quale dopo pochissimi giorni mi propose questo soggetto davvero straordinario. L’idea mi piacque subito moltissimo. Non avevo mai sentito parlare di John Law e ne rimasi immediatamente folgorata. Scrivere questo libro è stato elettrizzante: da un certo punto di vista una sfida, perché tratta temi di economia molto complessi, ma è stato anche un continuo infatuarsi del suo incredibile protagonista.

Come ha svolto la ricerca? Mi sono prima documentata sulle fonti e sugli studi su John Law e il suo Sistema per capire meglio l’uomo, le sue idee ed il contesto storico. Poi ho cercato di capire che cosa mancasse nel panorama di questi studi e come avrei potuto io contribuire ad una maggiore conoscenza di questa figura così fuori dal comune. Quasi naturalmente ho individuato il mio modo di raccontare John Law, comunicando ad un pubblico non necessariamente accademico il contesto storico ma soprattutto la giusta sequenza cronologica degli eventi che non mi sembrava fossero fino ad allora stati chiariti veramente. La fase di ricerca infatti è stata lunga e difficile perché è vero che in molti hanno scritto di John Law, ma è altrettanto vero che le informazioni disponibili erano quasi sempre lacunose e cronologicamente inesatte. Gli eventi che caratterizzarono la vita di John Law furono innumerevoli e studiando questo personaggio sentivo fortemente l’esigenza di capirne esattamente la loro giusta collocazione storica e culturale.

Ha scoperto qualche particolarità o novità rispetto a quanto già noto, sulla figura di John Law? Non sono riuscita a scoprire documenti inediti ma spero di essere riuscita a gettare nuova luce sull’epoca, e spero si averlo fatto inserendo le questioni specificamente economiche all’interno del contesto storico. Un evento della vita di John Law riportato in pochissimi testi è quello della sua avventura galante con l’elettrice di Baviera, nota come Cunegonda, talmente infatuata dello scozzese che lasciò il suo paese e seguì Law fino a Venezia.

Law era un giocatore d’azzardo e aveva fiuto per gli affari, cosa lo spinse a creare la regola monetaria nota come “Sistema di Law”? Quanto essa fu rivoluzionaria per i suoi tempi? John Law era uno straordinario osservatore. Aveva una mente geniale, sempre attenta a ciò che lo circondava ed avida di conoscenza. Aveva avuto la possibilità di viaggiare attraverso l’Europa per anni e in tutti i paesi che visitò ebbe modo di osservare il modo in cui i diversi governi affrontavano politicamente le crisi economiche. Law era un giocatore d’azzardo e la disponibilità di moneta per lui era un nodo realmente fondamentale per vivere. John Law aveva capito che la produzione di moneta era un fattore fondamentale per lo sviluppo economico. Aveva capito che c’era bisogno di una Banca Centrale e di politiche monetarie che iniettassero sufficiente credito nell’economia. Ma, come ha chiarito il professore Giuseppe Moscarini della Yale Universitiy, in occasione di un recente dibattito organizzato online proprio sul mio libro, questi meccanismi economici sono ancora oggi parzialmente oscuri. L’idea di Law era rivoluzionaria: ci sono voluti centinaia di anni per capire che qualsiasi moneta fondata su un bene finisce solo per frenare lo sviluppo economico. Ma i tempi non erano maturi e “beau John” non venne capito.

Il sistema di Law non ebbe il successo sperato in Francia e finì nel dimenticatoio, perché?  La Francia, grazie a John Law, aveva potuto cancellare il proprio debito pubblico. Un debito dalle proporzioni incredibili. Ma lo shock subito dalla popolazione, che grazie al Sistema si era rapidamente arricchita ma poi altrettanto rapidamente impoverita fu tale, da far dimenticare tutte le riforme che John Law aveva apportato allo Stato francese. Non da ultima l’abolizione di innumerevoli balzelli e un importante abbattimento delle imposte. Il Parlamento lo aveva da sempre osteggiato per invidia e il Reggente, con il suo carattere debole e volubile, presto gli voltò le spalle. Il clima sociale che si era creato al momento della fuga di Law dalla Francia era quindi talmente violento nei suoi confronti che la figura dello Scozzese subì una vera e propria damnatio memoriae. Secondo me ingiustificata. Law fu un incredibile economista, la sua figura dovrebbe essere riabilitata.

Nel libro Law comprò opere di importanti artisti italiani di Venezia. Questo suo fare può permettere di identificare Law come precursore del concetto di “investire sull’arte oggi per avere maggiori guadagni domani”? Certamente sì. Fu proprio grazie alle opere d’arte acquistate negli anni giovanili che lo scozzese riuscì a sbarcare il lunario durante gli anni dell’esilio. Credo fosse perfettamente consapevole del loro valore monetario. Ma in generale era un amante del bello quindi amava l’arte anche in quanto portatrice di bellezza. Lui stesso si fece ritrarre varie volte nella vita.

Agli occhi di quello che lai ha potuto scoprire sulla figura di John Law, secondo lei che opinione avrebbe dello stato dell’attuale economia italiane e mondiale? In questo momento ci vorrebbe veramente un John Law che prendesse in mano le redini di questo mondo disastrato. Un uomo dalle visioni ampie, che abbia a cuore – proprio come John Law – la diffusione del credito e lo sviluppo reale di un Paese. Quando lui arrivò in Francia, il Paese era allo stremo, dilaniato da guerre, pestilenze e da una povertà forse mai vista prima. Law risollevò in poco tempo le sorti della Francia e lo fece con politiche monetarie azzeccate. Che poi il Sistema abbia fallito, fu dovuto a meccanismi allora ancora ignoti e quindi all’ingenuità di questo scozzese temerario. Non posso dire con certezza cosa farebbe il mio eroe se oggi fosse qui, ma considerando il suo modo di operare, penso proprio che non cercherebbe di far fronte alla crisi economica con politiche fiscali, attraverso agevolazioni che peraltro riguardano il futuro, ma attraverso politiche monetarie, con iniezioni di moneta sonante, tenendo sotto controllo un moderato aumento inflazionistico.

Silvia Maria Busetti (Roma 1972). Ha studiato socio­lo­gia alla Sapienza Università di Roma e ha scritto per «Affari e Finanza», «Business Insider», «The Boston Globe», «Dallas Morning News».

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa di Liberilibri.