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:: Mi manca il Novecento: Lacrime e santi di E. M. Cioran a cura di Nicola Vacca

5 gennaio 2021

«Il Dio che Cioran concepisce, quindi, è un Dio maledetto, infimo, insulso. È un Dio pernicioso (un «Sadico Cosmico», citando Lewis) macchiato dall’infamia e dall’ignominia di aver generato e originato l’essere e di non essersi accontentato del vuoto – nulla».

Prendo in prestito queste parole da uno scritto di Antonio Di Gennaro per introdurre alcune considerazioni dopo la rilettura di Lacrime e santi, uno dei tanti libri dinamitardi di Emil Cioran.
Paradossalmente la sua posizione nei confronti di Dio contro nasce dalla frequentazione assidua dei mistici, che Cioran ama incondizionatamente.
In questa ermeneutica delle lacrime, come definisce egli stesso il suo libro, Emil si affida a tutti i paradossi del suo pensiero per inchiodare Dio, ovvero il funesto demiurgo, alle sue responsabilità.
Qualora un Dio esistesse, qualora vi fosse un Dio, la sua colpa è aver creato un mondo osceno, corrotto, obbrobrioso. Il peggiore dei mondi possibili.
«C’è del putrido nell’idea di Dio», scrive Cioran. Dio, non è più presente: nemmeno le nostre bestemmie riescono a rianimarlo. Si chiede Cioran: in quale ospizio si sta riposando?
Queste alcune delle considerazioni sulla divinità decrepita presenti in Lacrime e santi, piccolo e prezioso libro in cui i mistici incontrano la bestemmia.
Cioran non rinuncia mai a essere estremo pensando per paradossi. Sostiene che più i paradossi su Dio sono audaci, più esprimono l’essenza.
Dio è dovunque e in nessun luogo. Tutt’al più oggi è un Assente universale, scriva il paradossale Cioran quasi per sconfessare con pensieri che conservano un aroma di sangue e di carne un Dio apparso nella giusta luce che Emil considera un niente in più.
Cioran rivolge a Dio e al cristianesimo un attacco frontale e lo fa a viso aperto grazie anche al suo grande amore per i mistici e al rifiuto totale della cultura dogmatica e della teologia.

«La teologia è la negazione di Dio. Che idea bizzarra, mettersi in cerca di argomenti per provare la sua esistenza! Tutti quei Trattati non valgono un’ esclamazione di santa Teresa. Da quando la teologia esiste, non una sola coscienza ne ha ricavato una certezza in più, perché essa non è altro che la versione atea della fede. Il più modesto balbettio mistico è più vicino a Dio che la Summa theologica. Tutto ciò che è istituzione e teoria cessa di essere vivo. La Chiesa e la teologia hanno assicurato a Dio un’agonia duratura. Soltanto la musica, di tanto in tanto, lo ha rianimato».

Questo è uno dei passi più significativi di Lacrime e santi e ci mostra la religiosità atea di Cioran che passa per la verità scomoda dei mistici ma mette in rilievo senza filtri la questione religiosa all’interno del pensiero tragico di Cioran, un uomo e un pensatore che nei suoi scritti e nella sua vita ha ingaggiato un duello frontale con Dio.
Lacrime e santi è la preghiera di un ateo che si ribella alla cattiveria di Dio, l’idea più pratica e pericolosa che mai sia stata concepita, grazie alla quale l’umanità si salva o si perde.
Con una predisposizione alla lacrime e armato di scetticismo, che è il coraggio supremo della filosofia e della vita, Cioran abbraccia la mistica (che eli stesso definisce un’evasione dalla conoscenza) per perdersi privo di speranza nei deserti interiori di Dio, una demenza ufficiale, accettata. Ancora una volta ricorre alla figura significante del paradosso e scrive che tutto il cristianesimo è un’unica crisi di lacrime, di cui resta un sapore amaro in cui Dio è soltanto una passione fuggevole, una moda della mente e senza di lui tutto è notte e con lui la luce diventa inutile. Il paradosso ancora una volta è servito e la verità la sentiamo vicina, molto vicina.