Joris – Karl Huysmans è conosciuto soprattutto per il romanzo «À rebours» (Controcorrente), considerato il manifesto e il vangelo del Decadentismo.
La sua opera è ancora poco apprezzata per molti motivi, primo fra tutti il suo andare contro la corrente del senso comune, della morale, della ragione, della natura, come appunto testimonia il suo libro più famoso che è stato definito un rasoio avvelenato che squarcia il grigiore della blasfema e futile letteratura contemporanea.
«Controcorrente – scrive Huysmans nella prefazione al suo romanzo – piombava nel mercato letterario come una meteorite, suscitando stupore e risentimenti, la stampa ne restò sconcertata, mai delirò in così gran numero di articoli. Dopo avermi trattato da misantropo impressionista e aver etichettato Des Esseintes come maniaco, imbecille e complicato, i normalisti come Lemaître, si indignarono perché non avevo fatto l’elogio di Virgilio e con tono perentorio dichiararono che i decadenti latini del Medioevo non erano che dei rimbambiti e dei cretini».
Lo scrittore fu un irreverente interprete della decadenza e le sue riflessioni disturbarono i benpensanti del suo tempo sempre pronti a confezionare futili morali.
Carlo Bo scrive che «À rebours» è diventato il manuale del perfetto decadente che ha ispirato intere generazioni di scrittori e poeti. Huysmans ha insegnato a parlare di letteratura a molti suoi contemporanei.
Prima del suo libro capolavoro lo scrittore francese dette alle stampe «À vau – l’eau»(Nella corrente), il romanzo autobiografico che racconta la storia di un travet, flâneur e dandy mancato che si lascia vivere perdendosi inerte nella corrente di una Parigi corrotta e decadente, che ha da tempo esaurito l’entusiasmo postrivoluzionario.
Adesso il romanzo torna in libreria. «Nella corrente» lo pubblica le Edizioni Clichy (traduzione e cura di Stefano Lanuzza).
Jean Folantin, grigio impiegato ministeriale, porta in giro per Parigi la sua depressione decadente. Un specie di diario di un ‘esistenza mancata in cui il protagonista annota sulle pagine più le perdite che i profitti di un ‘esistenza priva di slanci e amareggiata quotidiana mente da un noia che non nasconde tutte le sue note di grigio.
Lo spleen di Parigi opprime il protagonista che in affanno si perde e si estingue nella corrente.
Joris – Karl Huysmans racconta l’ insoddisfazione del povero diavolo alla deriva Jean Folantin attraverso la sua grottesca ricerca di posti dove mangiare, perché egli non è più in grado finanziariamente di sostenere il peso economico di una domestica che lo accudisca.
« Non gli resta, così, – scrive Stefano Lanuzza nella prefazione – che abbandonarsi: andare alla deriva e nella corrente. Dopotutto è quando gli riesce meglio ogni volta che il reale gli rivela l’impossibilità d’ogni speranza o scampo» .
Folantin è senza dubbio l’altra faccia – più sofferta, patetica e forse più vera- di Des Esseintes.
Charles-Marie-Georges Huysmans nasce a Parigi nel 1848. Cambia il suo nome in Joris Karl, in omaggio alle origini olandesi della famiglia paterna. Nel 1876 conosce Émile Zola, del quale diventa subito amico, ed entra a far parte di un circolo assieme a Flaubert, Goncourt e Maupassant. Nella corrente viene pubblicato nel 1882, due anni prima del celebre À rebours, che influenzerà intere generazioni di scrittori diventando un manifesto del decadentismo. Nel 1900 Huysmans viene scelto come presidente della prima edizione del Premio Goncourt. Muore a Parigi nel 1907, poco dopo aver preso gli ordini come monaco benedettino.
Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.
Con il romanzo Dieci prugne ai fascisti, vincitore della XV edizione del Premio Anima, edito da Elliot Edizioni nel 2016, Elvira Mujčić racconta la storia di una famiglia spezzata a metà, tra l’Italia e la Bosnia, tra la terra nella quale è emigrata e la terra di origine. Attraverso un tortuoso viaggio fatto di treni e corriere, sudore e puzza, sangue e cicatrici, litigi e risate, caffè e CocaCola, sputi in faccia e un branco di cani, tre fratelli, Candido, Zeligo e Lania partono dall’Italia. Dalla stessa Italia partono anche, dentro un carro funebre, la Madre, un giovane becchino precario e depresso e la salma della nonna Nana. Tutti arrivano in Bosnia per ricongiungersi con l’altra metà della famiglia, il nonno, gli zii e i cugini. Tutti lì per celebrare il funerale della nonna desiderosa di trascorrere l’eterno riposo nella sua Bosnia lasciata per troppo tempo. Tutti protagonisti di un entusiasmo stuporoso alla vista dello scintillio del carro funebre che si avvicina alla loro casa, perché la famiglia spezzata, lasciata a metà, adesso si ricompone. Il lettore più attento, capace di andare oltre i temi che emergono dalla narrazione quali l’importanza della Memoria nella Storia e la decisiva critica all’invasione fascista, si accorge di come, attraverso una semplicissima conta da uno a dieci che fa una Nana giovanissima quando porta le dieci prugne ai soldati invasori di una Bosnia degli anni quaranta del Novecento, lo scrittore intervenga sullo scorrere degli eventi narrati nel tempo. L’intero viaggio, l’intero romanzo risultano funzionali al finale lasciato in bocca a Nana che spiega al nipote come abbia imparato a contare. Con un’ironia sconvolgente, dalla portata tragicamente dolorosa, la scrittrice compone tra le pagine l’esegesi del lavoro di scrittura. Da qui nasce una particolarissima spiegazione di cosa voglia dire essere scrittore, oggi e sempre. Semplicemente invertendo il sette con il sei nella conta, il personaggio di Nana ride perché è stato capace di piegare lo scorrere del tempo sotto il lavorio delle sue stesse mani divenendo attore consapevole nella grande Storia. Una Storia che travolge l’essere umano rendendolo presenza inconsapevole nel mondo, incapace di decidere la propria presenza attraverso atti di scelta. Come la stessa guerra portata dagli italiani in Bosnia che accade senza accadere. Nel racconto di Nana c’è la guerra ma non succede nulla, se non i soldati che chiedono cibo e le famiglie che offrono quel poco che hanno, pane e frutta. Il personaggio, invece, è lo scrittore che, scrivendo, altro non fa che intervenire in prima persona sulla realtà, raccontandola. Realtà che altrimenti non esisterebbe, sebbene l’uomo ci viva dentro. In maniera acuta ed esemplare, attraverso l’utilizzo della potentissima arma dell’ironia, Mujčić regala pagine di notevole importanza per l’originalità con cui scrive della scrittura stessa.
Ognuno deve fare i conti con un proprio libro dell’inquietudine. Il prezzo da pagare è sempre salato.
Demoni mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico è un libro che unisce saggistica e narrativa in una forma testuale ibrida che ha lo scopo di raggiungere un pubblico più vasto attraverso una prosa accessibile, sebbene ricca di contenuti. Il lettore si ritrova a viaggiare in un mondo antico in balìa degli umori degli dèi e abitato da creature mostruose, affascinanti e quasi sempre mortifere, ma è accompagnato da un vate moderno, Giorgio Ieranò, professore di Letteratura Greca all’Università di Trento. Lo stile narrativo, scorrevole ed intrigante, è imbevuto di riferimenti letterari che aiutano chi legge a diventare più consapevole anche del presente: oggi gli scaffali delle librerie, i film al cinema e le serie tv coinvolgono il soprannaturale in ogni modo. Il fantasy costituito da vampiri, licantropi, fantasmi e streghe non è che l’adattamento del mito antico, delle tradizioni e delle leggende che non muoiono mai perché di generazione in generazione, di secolo in secolo, passano da un uomo all’altro cambiando forma e a volte nome, ma mantenendo la propria essenza.
Kim Stone è ispettore di polizia a Black Country. È tenace, efficente, preparata. Ha sofferto una determinante mancanza d’affetto in gioventù, ma è decisa a portare avanti il suo lavoro con passione. Quando Amy e Charlie di nove anni scompaiono, Kim rivive in pochi attimi un caso di qualche tempo prima, difficile e drammatico. Si ritrova ad assistere alle stesse scene: due bambine rapite, felici e molto unite. Due coppie di genitori disperati che vivono nell’angoscia, con effetto immediato. La richiesta urgente del silenzio stampa, per evitare i giornalisti sciacalli. La riunione della sua squadra e la necessità di una base operativa sicura. La Stone inizia a scavare nella vita personale e lavorativa delle due famiglie coinvolte, ed è inevitabile il flusso dei ricordi che comincia a serrarle il respiro. Fino a che punto si sente parte di questa vicenda? Ha il coraggio di affrontare la rabbia e la frustrazione di genitori sofferenti? È in grado di proteggersi e di proteggere le due bambine, evitando loro inutili crudeltà? Con che genere di delinquenti si deve rapportare?
Alla prima lettura “Conosco i miei polli” di Margherita d’Amico potrebbe assomigliare ad uno strambo bestiario, ma ad una lettura approfondita, la sensazione cambia. Il motivo? Il libro della d’Amico, illustrato dai frizzanti disegni di Manuela Leno, è un vero e proprio simpatico dizionario che spiega ai lettori il senso di tante frasi, parole e modi di dire in uso da tempo nel linguaggio comune. Scimiottare, prendere lucciole per lanterne, avere una fame da lupo, governare il popolo bue, sputare il rospo o sentirsi sano come un pesce sono frasi che spesso e volentieri usiamo o abbiamo usato per esprimere un nostro stato emotivo o quello che abbiamo nell’animo. Ma quanti di noi ne sanno il vero significato? Quello che l’autrice compie non è solo riportare queste frasi di uso comune. La d’Amico ne spiega il senso e il valore, usando un tono ironico e un linguaggio semplice e di impatto. Elementi che rendono piacevole la lettura del libro edito da Gallucci sia ai ragazzi, che agli adulti. “Conosco i miei polli” è un libro sempre alla portata di mano, la cui lettura può essere fatta tutta d’un fiato o a brevi sorsi letterari, a seconda della situazione nella quale ci troviamo, perché per ogni modo di dire l’autrice mette una spiegazione. Grazie a questa soluzione con “Conosco i miei polli” di Manuela d’Amico, il fruitore comprende il senso reale del detto di uso comune (e qui cadono molti pregiudizi e interpretazioni non sempre corrette), lo conosce in modo approfondito sino a rendersi conto che queste “frasi fatte”, tanto usate nel nostro parlato, sono elementi fondamentali per la specie umana e per il suo approccio alla vita e alle situazioni- di qualsiasi tipo- che essa ci riserva.
Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.
Il rapporto tra sorelle è al centro di molta produzione letteraria di oltre un secolo e alle sorelle è dedicato il viaggio breve, agile ma non superficiale del saggio Variazioni sulle sorelle, che mescola realtà e fantasia, passato e presente, vicende raccontate e storie vere, tra sorelle di sangue, d’elezione, di carta e di lotta, in due secoli di storia attraverso i romanzi e non solo.
Leo Longanesi è stato uno dei protagonisti più poliedrici e geniali del panorama letterario italiano.
Quarant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Star Wars, o Guerre stellari, uno dei film più importanti di sempre nella costruzione dell’immaginario fantastico e del fandom ad esso legato.
Emmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
























