Posts Tagged ‘Edizioni Clichy’

:: Autobiografia di una foto di famiglia, di Jacqueline Woodson (Edizioni Clichy 2018) a cura di Federica Belleri

27 novembre 2018
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Famiglia afro-americana di New York. Anni difficili, quelli tra i sessanta e i settanta. La voce narrante di questo romanzo breve è una ragazzina che fa parte di questo nucleo. L’età che sta attraversando è quella di passaggio nell’adolescenza, complicata ma affascinante. È il periodo della scoperta di sé e del senso di appartenenza a un popolo che è inevitabilmente diverso per tradizione, colore e modi.
È l’età della guerra in Vietnam, che porterà dolore. Della voglia di contravvenire alle regole e di oltrepassare il confine nel mondo dei bianchi.
Come ci si sente a osservare una vetrina di un negozio venendo mandata via in malo modo? Come ci si approccia all’altro sesso quando ti considerano una in grado solo di
sfornare marmocchi? Come ci si sente “diversi” rispetto agli altri?
La periferia americana, una storia di provincia. Il quotidiano fra gioia e sofferenza, bisogno di sognare o di picchiare qualcuno.
Capitoli brevi ma intensi. Ottima traduzione.
Lo consiglio. Buona lettura.

Jacqueline Woodson è autrice di più di una dozzina di romanzi per bambini e adulti, tra cui il memoir, best-seller per il New York Times e vincitore del National Book Award 2014, Brown Girl Dreaming. Woodson è stata recentemente nominata Young People’s Poet Laureate dalla Poetry Foundation, ha vinto quattro volte il Newbery Honor e due volte il Coretta Scott King Award, ed è stata quattro volte finalista per il National Book Award. Nel 2018 ha vinto l’Astrid Lindgren Memorial Award, uno dei premi più importanti al mondo nella letteratura per ragazzi. Vive con la sua famiglia a Brooklyn, New York. Il suo sito è http://www.jacquelinewoodson.com. Di Woodson Clichy ha pubblicato Figlie di Brooklyn (2017).

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Franziska dell’ Ufficio stampa Clichy.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La preda di Émile Zola (Edizioni Clichy 2018) a cura di Greta Cherubini

23 febbraio 2018
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«Ardeva in piena Parigi come un colossale falò. Era l’ora in cui la corsa per la preda palpitante riempie una parte della foresta con il latrato dei cani, lo schioccare delle fruste e il fiammeggiare delle torce. Gli appetiti sfrenati si appagavano finalmente, nell’imprudenza del trionfo, al rumore dei quartieri che crollavano e dei patrimoni costruiti in sei mesi. La città non era più ormai che una grande orgia di milioni e di donne».

Parigi, Secondo Impero. Aristide Saccard, giunto dalla provincia carico di sfrenata ambizione, approfitta del grandioso piano di ammodernamento della città voluto da Napoleone III per mettere in moto una spregiudicata serie di speculazioni edilizie. All’ombra del suo successo, la seconda moglie Renèe, in cerca di nuovi stimoli ai suoi insaziabili appetiti, intreccerà una relazione incestuosa con il figliastro Maxime, in un crescendo vorticoso di vizio e lussuria.
La preda è il grandioso affresco degli anni dello sventramento di Parigi, sbranata dai famelici appetiti di speculatori corrotti e senza scrupoli e consumata dai voraci istinti dei parvenue; nello scintillante mondo del Secondo Impero, tra balli sfrenati e fiumi di denaro, lussureggianti palazzi e abiti d’alta moda, si consumerà l’agghiacciante ascesa di Aristide Saccard e la parabola degenerativa di Renèe, i «mostri sociali» frutto di un’era dominata dal profitto personale.
L’edizione curata da Federica Fioroni per la collana Père Lachaise di Edizioni Clichy – edizione pregevole sia per la sapiente scelta del titolo, che conserva la metafora venatoria dell’originale, sia per la precisione documentaria dell’introduzione, cui fa seguito una piccola appendice iconografica – ha il merito di restituire al lettore un romanzo da lungo tempo introvabile: La Curée di Zola, inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista «La Cloche» nel 1871 e poi sospeso dalla censura per via dello scandalo suscitato dall’incesto.
Un romanzo reportage – “opera d’arte e di scienza”, la definisce Zola nell’introduzione – che smaschera i vizi e la dissoluzione di una società corrotta e senza freni, devota unicamente ai miti dell’oro e della carne.

Émile Zola (1840-1902) è stato uno scrittore francese, caposcuola del naturalismo, di cui fissò i principi nel saggio Il romanzo sperimentale (1880). Coinvolto in varie polemiche, si schierò con gli innocentisti nel caso Dreyfus. I suoi romanzi compongono il ciclo dei Rougon-Macquart e sono spietati ritratti di vita sociale, cultura e politica, ispirati ai canoni del determinismo positivistico.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Clichy.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Nella corrente di Joris Karl Huysmans (Edizioni Clichy 2017) a cura di Nicola Vacca

12 ottobre 2017

controcorrenteJoris – Karl Huysmans è conosciuto soprattutto per il romanzo «À rebours» (Controcorrente), considerato il manifesto e il vangelo del Decadentismo.
La sua opera è ancora poco apprezzata per molti motivi, primo fra tutti il suo andare contro la corrente del senso comune, della morale, della ragione, della natura, come appunto testimonia il suo libro più famoso che è stato definito un rasoio avvelenato che squarcia il grigiore della blasfema e futile letteratura contemporanea.

«Controcorrente – scrive Huysmans nella prefazione al suo romanzo – piombava nel mercato letterario come una meteorite, suscitando stupore e risentimenti, la stampa ne restò sconcertata, mai delirò in così gran numero di articoli. Dopo avermi trattato da misantropo impressionista e aver etichettato Des Esseintes come maniaco, imbecille e complicato, i normalisti come Lemaître, si indignarono perché non avevo fatto l’elogio di Virgilio e con tono perentorio dichiararono che i decadenti latini del Medioevo non erano che dei rimbambiti e dei cretini».

Lo scrittore fu un irreverente interprete della decadenza e le sue riflessioni disturbarono i benpensanti del suo tempo sempre pronti a confezionare futili morali.
Carlo Bo scrive che «À rebours» è diventato il manuale del perfetto decadente che ha ispirato intere generazioni di scrittori e poeti. Huysmans ha insegnato a parlare di letteratura a molti suoi contemporanei.
Prima del suo libro capolavoro lo scrittore francese dette alle stampe «À vau – l’eau»(Nella corrente), il romanzo autobiografico che racconta la storia di un travet, flâneur e dandy mancato che si lascia vivere perdendosi inerte nella corrente di una Parigi corrotta e decadente, che ha da tempo esaurito l’entusiasmo postrivoluzionario.
Adesso il romanzo torna in libreria. «Nella corrente» lo pubblica le Edizioni Clichy (traduzione e cura di Stefano Lanuzza).
Jean Folantin, grigio impiegato ministeriale, porta in giro per Parigi la sua depressione decadente. Un specie di diario di un ‘esistenza mancata in cui il protagonista annota sulle pagine più le perdite che i profitti di un ‘esistenza priva di slanci e amareggiata quotidiana mente da un noia che non nasconde tutte le sue note di grigio.
Lo spleen di Parigi opprime il protagonista che in affanno si perde e si estingue nella corrente.
Joris – Karl Huysmans racconta l’ insoddisfazione del povero diavolo alla deriva Jean Folantin attraverso la sua grottesca ricerca di posti dove mangiare, perché egli non è più in grado finanziariamente di sostenere il peso economico di una domestica che lo accudisca.
« Non gli resta, così, – scrive Stefano Lanuzza nella prefazione – che abbandonarsi: andare alla deriva e nella corrente. Dopotutto è quando gli riesce meglio ogni volta che il reale gli rivela l’impossibilità d’ogni speranza o scampo» .
Folantin è senza dubbio l’altra faccia – più sofferta, patetica e forse più vera- di Des Esseintes.

Charles-Marie-Georges Huysmans nasce a Parigi nel 1848. Cambia il suo nome in Joris Karl, in omaggio alle origini olandesi della famiglia paterna. Nel 1876 conosce Émile Zola, del quale diventa subito amico, ed entra a far parte di un circolo assieme a Flaubert, Goncourt e Maupassant. Nella corrente viene pubblicato nel 1882, due anni prima del celebre À rebours, che influenzerà intere generazioni di scrittori diventando un manifesto del decadentismo. Nel 1900 Huysmans viene scelto come presidente della prima edizione del Premio Goncourt. Muore a Parigi nel 1907, poco dopo aver preso gli ordini come monaco benedettino.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini, Olivier Bleys (Edizioni Clichy, 2017)

20 marzo 2017
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Alla periferia di Shenyang, città industriale della Cina nord orientale, la famiglia Zhang vive miseramente in mezzo a fabbriche abbandonate. Eppure, Wei e i suoi possiedono un tesoro: l’ultimo albero della lacca sopravvissuto in città. Il loro sogno: diventare proprietari della loro piccola casa, in modo da onorare una promessa fatta ai parenti, sepolti sotto il famoso albero. Questo sogno sta per realizzarsi quando un grande progetto di estrazione minaccia improvvisamente la famiglia di espulsione. Tra l’umile famiglia di Wei e i rappresentanti del capitalismo cinese si ingaggerà allora una dura lotta.

“Siamo gente semplice, Wei. Il mondo va avanti anche senza di noi e la Terra non ha bisogno delle nostre gambe per girare! Hai presente i banali fiorellini sulle bacinelle di plastica che usiamo ogni giorno?”

Libro molto particolare, Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini, (Discours d’un arbre sur la fragilité des hommes, 2015) edito in Italia da Clichy, collana Gare du Nord, e tradotto dal francese da Tania Spagnoli. Dal ritmo lento, poetico, struggente, un’ampia riflessione tra il filosofico e il documentaristico (perlopiù di denuncia nei confronti del potere politico e economico) sulla natura, sulle spietate regole del progresso, sui legami familiari, sulla povertà e la ricchezza, sull’avidità e la corruzione, sul senso della vita.
Finalista al Premio Goncourt 2015, Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini, del francese Olivier Bleys, insomma è una parabola esistenziale dal sapore fiabesco, con una morale, un lieto fine, e una leggerezza tutta orientale simile, perlomeno in spirito, agli antichissimi racconti buddisti, densi di saggezza e malinconica fatalità.
E soprattutto è una lettura introspettiva e delicata, anche se non risparmia eventi tra il grottesco e il tragico, che ci riporta a un realismo non proprio magico, ma sicuramente profetico.
Tutto ruota intorno a un albero, un vecchissimo sommacco, albero della lacca, che rischia di essere abbattuto e a una povera famiglia cinese di operai, gli Zhang, che vive ai margini della modernizzazione, (dopo il licenziamento, il sussidio) in una umile casa in mezzo ai ruderi fatiscenti di una Cina (post) industriale.
Il sogno degli Zhang, (padre, madre, figlia e nonni materni) è diventare proprietari della loro casa, acquistandola dal ricchissimo, scaltro e disonesto signor Fan. Hanno risparmiato da una vita, raccogliendo gli yuan necessari in una scatola. Ma non sanno che la loro apparente tranquillità sarà presto turbata da uno sfratto, da una vera e propria espropriazione, che nei piani di chi pianifica e decide dovrebbe permettere a una ditta di estrarre dal terreno sottostante il terbio, un rarissimo metallo.
L’assedio sarà drammatico, ma Wei sotto la neve, al freddo, riscaldato solo da una zuppa fatta dalle amorevoli mani di sua moglie sarà pronto a difendere la sua proprietà (ma in realtà l’integrità della sua famiglia e le sue radici) più col coraggio e l’ostinazione, che grazie all’aiuto di una vecchia arma, forse non funzionante.        

Olivier Bleys, nato a maggio del 1970, scrittore francese, ha pubblicato fino ad oggi 27 libri tra romanzi, scritti, diari di viaggio, strisce illustrate, ecc. Premiato dall’Accademia francese per Pastel (Gallimard, 2010), il suo Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini è stato selezionato per il premio Goncourt. Nel 2014 è stato nominato cavaliere delle Arti e delle Lettere. Ha fondato un’associazione per promuovere il viaggio artistico e nel 2010 ha fatto partire un progetto su «Il giro del mondo a piedi, per tappe».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Clichy.

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