Se volete regalare un libro dove si parla di cucina, libri e fotografia, ecco affidatevi a Petunia Ollister. Chi bazzica per Instagram, e non solo, conosce la blogger che dal 2015 ha creato l’hashtag #bookbreakfast, dove posta le sue colorate e accattivanti colazioni d’autore, ossia fotografie intriganti, nelle quali un libro viene abbinato ad una colazione da gustare. Da questo progetto è nato un vero e proprio libro “Colazioni d’autore #bookbreakfast”, edito da SlowBook. Il libro di 156 pagine di Petunia è un vera e propria rivelazione, nel senso che mescola alla perfezione fotografia, letteratura, cibo e pure ricette che aspettano solo di essere sperimentate. Il libro della Ollister è più cose allo stesso tempo: è un libro d’arte dedicato alla fotografia e alla composizione grafica, dove si amalgamano in perfetto equilibrio i colori e le forme. Allo stesso tempo il volume è un libro di letteratura, o meglio di metaletteratura, perché è un libro che parla di libri e per ogni fotografia è presente il testo di riferimento e pure il passo letterario scelto, in quanto in esso si parla di cibo. Infine, il lavoro di Petunia è un libro di cucina, in quanto accanto ad ogni scatto fotografico, e per ogni libro, scelto è stata appuratamene scelta e preparata una colazione da vedere e gustare. Volete un esempio concreto? Aprendo il libro troverete “I Buddenbrook” abbinati alla focaccia dolce, “Il buio oltre la siepe” in coppia con un plumcake con farina di mais, “Afrodita” sta con delle sfiziose omelette, “Il cardellino” si accompagna ai cinnamon rolls, “Chocolat” al pains au chocolat, “Colazione da Tifany” a gustose tartellette con crema al limone (mi fanno impazzire tanto son buone) e “Le correzioni” al porridge. E queste sono solo alcune delle ricette, tra il dolce e il salato, che troverete sfogliando il libro, sì perché oltre a vedere il cibo, ci sono anche gli ingredienti e tutti i passaggi da compiere per cucinarlo. Ognuno dei libri citati in questo volume è stato scelto proprio perché nelle sue pagine si parla di cucina o si fa riferimento al cibo. I piatti preparati non solo si mettono in bella mostra, ma essi portano il lettore in una sorta di un ipotetico viaggio a spasso per il mondo tra gustose e differenti preparazioni relative alla colazione, il primo pasto della giornata. Il tutto nel rispetto della filosofia dello Slow Food. Che dire, c’è solo l’imbarazzo delle scelta, perché “Colazioni d’autore #bookbreakfast” di Petunia Ollister è una vera e propria ricetta perfetta che accontenta la “fame” del palato, della vista e della mente di ogni lettore. Ricette a cura di Federica Vizioli.
Petunia Ollister ha conquistato popolarità inventandosi i #bookbreakfast: fotografie esteticamente accattivantiche sul suo profilo Instagram ritraggono ogni mattina un diverso libro, protagonista su un diverso tavolo da colazione, con tazze, piattini o altri oggetti abbinati alla grafica e ai colori della copertina. Il tutto corredato da una citazione. Con quasi 20.000 followers su Instagram e altrettanti su Facebook,
#bookbreakfast è diventato un brand, un intervento radiofonico durante Ovunque sei (Radio 2)e una rubrica fissa su Robinson, l’inserto domenicale de La Repubblica.
Source: pdf inviato al recensore. Si ringrazia Monica Zecchino Ufficio stampa e social media manager.
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Con uno stile limpido e particolare che sempre si immerge nella lingua della poesia, la Yourcenar nei suoi libri si è occupata dei valori essenziali della vita in cui il dolore, il sentimento religioso senza forme precise e il rapporto tra sogno e realtà sono alcuni dei temi che toccherà essendo sempre essenziale nella sua scrittura che mai ignorerà la vivacità della prosa classica.
A ulteriore riprova che le autrici di thriller se sono brave sanno imporsi (se siano discriminate non lo so, io non credo) e conquistare anche un pubblico che non è tradizionalmente quello che s’immagina. Il thriller familiare non è il mio preferito, ma non sono così stupido da non leggere un romanzo quando ‘annuso’ che è buono. Danielle Thiery, prima donna ‘commissarie divisionnaire’ della polizia francese nonché figura di spicco del polar con un catalogo di titoli impressionante, affronta il filone con piglio e mordente. Da buona sbirra spara col calibro grosso e costruisce una storia complicata senza risparmiare colpi. Segreti di famiglia, incesti, sevizie su bambini, e tutta una serie di altre problematiche che farebbero rizzare i capelli in testa a più di un editor nel timore di suscitare vespai per questioni di correttezza politica. Dall’omosessualità all’ identità razziale di alcuni colpevoli. Dico ‘alcuni’ perché nell’intreccio ce ne sono diversi. Eppure la Thiery lo fa con mano sicura, una scrittura curata ma la capacità di seguire limpidamente una narrazione che spesso mescola le carte. Esperta poliziotta, e narratrice di talento, racconta la vicenda, senza perdersi in inutili psicologismi, tentazioni di fare la bella pagina per riempire l’incapacità di costruire un ‘giallo’, perché questo, alla fine, è il suo libro. Non cade mai nel truculento, nello scabroso gratuito, nell’effettaccio anche se di sangue e morti ce ne sono diversi. Evita così anche la trappola del patetico e del ridicolo. Edwige Marion, la sua protagonista, nei giorni di Natale appare acciaccata dalla sciatica, forse si prepara a lasciare la scena. Ad Alix, giovane psicologa con qualche difficoltà nel rapporto con gli altri, e a Valentine Cara, la ‘capitanne’ della Scientifica che invece conduce una felice vita di coppia con Rose, l’anatomopatologa. Le due (Alix e Cara) non si sopportano ma arrivano in qualche modo a completarsi in un’indagine difficile che parte da un ospedale in cui una giovane donna prima getta la sua bimba in un cassonetto, poi ‘si fa violentare’ da un disgraziato mediorientale e poi sparisce. Letteralmente. E da lì emergono vari quadri poco edificanti della società con altrettanti problemi. Bambini abusati, famiglie disfunzionali, padri padroni, madri consenzienti a ogni nequizia riusciate a immaginare. Il romanzo si intitola Tabous, al plurale, non per caso. Un assassino, una capanna nei boschi, una tempesta. Gli elementi classici si incastrano con quelli più innovativi, meno di filone nel senso classico. In modo omogeneo, sempre chiaro e leggibile. Perché si scrive per essere letti. E con il trascorrere del tempo la storia si compatta, tutto trova una spiegazione, le stesse dicotomie che mettono Eva contro Eva, forniscono una soluzione. Senza sconti, forse con un finale dove arriva una piccola consolazione, ma ci sta benissimo. Un nero da leggere, da studiare. Peccato che il prodotto francese (questa volta sì) sia discriminato nella produzione nostrana, ma Tabous si trova facilmente nella collezione J’ai Lu a un prezzo più che accettabile. Chapeau, madame la Commissaire!



A vent’anni di distanza dalla tragica notte del trentuno agosto 1997 si è ritornati a parlare della triste parabola finale di Lady Diana Spencer, la Principessa del Popolo, come era stata opportunamente ribattezzata dal primo ministro britannico dell’epoca Tony Blair.
Tutti i libri raccontano una storia. Questo lo fa attraverso i documenti. Documenti che muovono una grande curiosità di ricerca. Una ricerca che vuole rappresentare sulla carta il comprensorio soveratese. Curato da sei mani, quelle di Angela Maida, Manuela Alessia Pisano e Raffaele Riverso, con i contributi di Gioacchino Lena, Alfredo Ruga, Chiara Raimondo, Giuseppe F. Macrì, Stefano Mariottini, Gregorio Aversa, “Soverato tra mare e terra” è un libro che racchiude in sé la memoria dei luoghi e i luoghi della memoria, insieme ad un amore viscerale per questa minuscola perla del Sud. In quella parte d’Italia dove la Storia sembra essersi dimenticata di passare, anche solo per sbaglio, ci si accorge, invece, che basta guardare sotto i nostri piedi per trovare tracce di un passato lontanissimo. Si cerca e si scopre una prima parte “Saggi”, in cui si sono comodamente sistemati il torrente Beltrame, il fiume Ancinale, la spiaggia, le punte di freccia ritrovate in località Mortara, l’Antefissa in terracotta ritrovata in località Mangiafico, la torre posta a controllo della costa, il pontile in legno. Una seconda parte di “Approfondimenti” dove si sono sistemati i primi viaggiatori stranieri, le tracce di un’antica viabilità, l’antico porto. Per ultime le “Tavole”. La casa editrice Rubbettino decide di dare spazio ad una penna che descrive quello che, diversamente, sarebbe rimasto per sempre chiuso negli uffici. Riaffiora, tra i ricordi scritti, il sindaco della città Camiti che, in quegli anni bloccati tra le due Guerre, finanzia una campagna di scavi. Negli occhi, oggi, tanta cementificazione. Accanto ai resti della grande civiltà magnogreca, testimonianze di antiche produzioni di olio e carte nautiche realizzate sulla scorta dei portolani. E poi le foto aeree realizzate dagli aerei di guerra e i marinai che pescano due anfore antiche. In 173 pagine, pregiate finanche nella grafica, c’è l’intera Soverato. Il suo passato. Il suo presente. La sua storia. La sua memoria. La sua tradizione. Il suo sviluppo. E, sfogliando queste pagine, emerge la speranza degli autori di lasciare un contributo concreto alla comunità soveratese affinché l’interesse e l’amore per questo Sud, troppo spesso dimenticato, affiori, per primi, dagli stessi abitanti.
Messaggi dall’aldilà rappresenta una sorta di vademecum ideale, che raccoglie in modo preciso e dettagliato quelle leggi che sottointendono l’energia psichica e i cosiddetti talenti extrasensoriali.

























