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:: Un bilancio di questo settembre 2017

29 settembre 2017

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Dunque vediamo, è l’ultimo venerdì del mese di settembre tempo di bilanci. Più per me che per voi :). La ripresa è stata felice, dopo la pausa di agosto, io da parte mia ho lavorato parecchio al blog questo mese, spero si sia notato e che voi lettori abbiate gradito i post proposti.

Abbiamo scelto insieme il libro per il gruppo di lettura di ottobre, iniziato nuove collaborazione addirittura con un’ azienda di tè, proposto ogni venerdì un racconto, abbiamo fatto un giveway di libri per bambini e partecipato a un contest dedicato a Stephen King.

Ma vediamo un po’ di dati, il giorno più popolare è stato giovedì, l’ ora le 13,00. Le categorie più visitate nell’ ordine: recensioni, risorse e strumenti per blogger e guest post. L’ultima nostra follower è Charlotte. Abbiamo raggiunto e superato le 10, 000 visualizzazioni. Pubblicato 55 articoli.  Le nostre visite arrivano nell’ ordine maggiormente da Italia, Stati Uniti e Regno unito. “Liberi di scrivere” è la parola chiave più usata.

Tra i progetti aprire finalmente la newsletter, prepararci ai festeggiamenti per il 10° anno a novembre. Leggere, scrivere nuove recensioni, pensare a nuove interviste. Insomma il futuro è tutto da progettare. Arrivederci a ottobre!

:: Il mio amico Edo – Storia breve di un uomo e del suo pastore tedesco, Marcello Tropea

29 settembre 2017

Ho ricevuto un regalo.
Strano, oggi non è né Natale né il mio compleanno.
Comunque è bello ricevere un dono, soprattutto quando non è legato a nessuna ricorrenza. Accidenti, adesso però mi tocca ricambiare! A questo penserò dopo.
Cosa sarà? Cioccolatini non credo, troppo pesante e troppo piccolo. Una cornice in argento? No, chi mi ha fatto il regalo non regala oggetti del genere. Forse potrebbe essere un portafoto digitale, di quelli che ci carichi le fotografie e loro scorrono in continuazione? Ecco, forse questo sì, perché una volta, mentre parlavamo di cose inutili, io ho messo tra i primi posti proprio questo oggetto e, visto che la persona è di quelle spiritose, ha pensato bene di farmi… No, dai, non avrebbe senso. Ci sono, è un libro, c’ho girato intorno un po’ ma, dal peso e dal formato, non ho dubbi. E poi chi ha pensato a me lo sa bene che il libro è sempre un regalo molto gradito. Temporeggio a scartarlo perché voglio godermi ancora qualche secondo di emozione: ma sì, dai, lo apro. Godo nello strappare la carta, la frantumo come se fossi in preda ad una eccitazione incontenibile, mica come quelli che scartano i doni con cura per poi conservare tutto, dal fiocco allo scotch. No, non è un libro ma un diario rilegato in pelle e con tanto di serratura. Ho capito, dentro ci sono scritti i ricordi o gli appunti di uno scrittore famoso. Gli editori si inventano di tutto pur di vendere libri. No, è intonso. È evidente, si tratta di uno scherzo, una cosa del genere la si regala ad un adolescente, mica ad uno della mia età. Un diario, che razza di idea.
Una volta il diario era come uno psicoterapeuta, tu ti sfogavi e lui raccoglieva tutte le tue paturnie giovanili senza giudicarti, ma anche senza darti soluzioni perché, le risposte, te le saresti date qualche tempo dopo da solo. Oggi, invece, se hai voglia di sfogarti con qualcuno, vai dallo psicologo che, a pagamento, è ben lieto di ascoltarti per mezz’ora. Mi sono sempre chiesto come si fa a parlare a ruota libera con uno che non sai mai se ti sta ascoltando oppure se sta pensando alla litigata fatta con la moglie prima di uscire di casa.
Quando ero giovane, lo psicologo, il confessore e il consigliere erano racchiusi in una persona sola: l’amico. Con l’amico sì che lo scambio di segreti è alla pari, lui conosce i tuoi e tu conosci i suoi. Con l’amico, di tutto quello che ci si è detto non rimane traccia, altro che scrivere sul diario. Però, c’è sempre un però, bisogna sempre fare molta attenzione a cosa si confida perché l’amicizia, come il matrimonio, può esaurirsi o peggio frantumarsi e, se mai accadesse, i segreti confidati potrebbero trasformarsi in un’arma micidiale.
E io, sono stato sempre un buon amico? Credo di sì, anche se quella volta con Edo…
Accidenti, questo coso che ho davanti comincia a darmi sui nervi, l’ho appena aperto e già cerca di spillarmi segreti. Ecco, adesso non posso più fare a meno di ripensare al mio amico e al giorno in cui è nata la nostra amicizia.
Edo, con cui ho diviso una ineguagliabile amicizia per tredici brevi anni, era uno splendido esemplare di pastore tedesco.
È passato molto tempo da quel giorno, ma il ricordo è sempre vivo.
A quel tempo vivevo da solo in una grande casa e decisi di avere un cane da guardia. Sull’elenco telefonico cercai un allevamento di pastori tedeschi nella zona e ci andai. L’allevatore mi fece vedere dei cuccioli pronti per l’adozione, erano tanti e tutti belli e allegri. Io ero indeciso su chi scegliere ma, a togliermi dall’impiccio, fu un cucciolo che lasciò la compagnia, ci raggiunse e si sedette vicino ai miei piedi. Mi aveva scelto, e io non sarei uscito da quel luogo senza quel cucciolo in braccio.
Prendermi cura di lui fu magnifico. Ogni mattina uscivo di casa per andare al lavoro con la tristezza di doverlo lasciare solo e rientravo la sera con la frenesia di rivederlo; poi risolsi il problema portandomelo in ufficio. Edo diventò subito la mascotte dei miei collaboratori e, come per magia, lavorare in ufficio fu più piacevole per tutti. Edo girava per le scrivanie e, oltre alle coccole, si prendeva anche qualche bocconcino che i miei impiegati portavano per lui. Insomma, quelle micropause si rivelarono un vero toccasana per l’ambiente lavorativo.
Non ci crederete ma Edo, oltre a diventare la mia ombra, fu anche il mio confessore. Sì, è così, a lui dicevo qualunque cosa e, da come mi guardava, avevo l’impressione che mi ascoltasse con interesse. Lo so che può sembrare bizzarro che un cane ascolti con pazienza fiumi di parole, ma lui lo faceva, che ci crediate o no. Ma la vita di un cane corre veloce e Edo diventò troppo presto vecchio e malato.
Fino ai dodici anni portava con dignità la sua vecchiaia ma, al tredicesimo compleanno, ci fu l’inesorabile tracollo. Nell’ultimo mese di vita, poi, non camminava quasi più per i dolori e, non so se perché era diventato sordo, oppure voleva solamente essere lasciato in pace, non rispondeva ai miei richiami. Mangiava a stento ciò di cui era ghiotto e ben presto il suo fisico diventò emaciato. Vederlo così mi dava angoscia e sofferenza così, un giorno, decisi di mettere fine a quella tortura. Faticai non poco a convincere il veterinario ma alla fine, dopo che lo visitò, accettò di compiere l’azione pietosa, anche se a malincuore. Mi ricordo che, mentre il medico preparava l’iniezione, Edo alzò la testa e mi guardò per un attimo, forse per l’ultimo saluto o forse per dirmi che non era d’accordo su quello che avevo deciso per lui, chi lo sa. Poi, quando il dottore gli si avvicinò, lui tentò un ringhio, anche se sembrava più un rantolo e io, mentre affondavo le mani nel suo pelo ormai opaco, vigliaccamente cercavo di tranquillizzarlo dicendogli di stare buono. Poi il barbiturico entrò nel suo corpo e tutto finì.
Io lo butto questo accidenti di diario! Ma perché me l’hanno regalato? Io non voglio ricordare né Edo né nessun altro. Il passato è tossico e non fa bene alla salute.
Un momento però, forse il passato sarà anche tossico, ma i ricordi? No, loro adesso mi sembrano salutari e, ricordando Edo, ho avuto la prova che i ricordi, se stuzzicati, ritornano intatti con tutto il loro bagaglio di emozioni. Accidenti, stai a vedere che ripercorrere il proprio vissuto può essere anche terapeutico.
E se questo regalo non fosse altro che un consiglio subliminale per dirmi di trasformare il mio bighellonare quotidiano in qualcosa di più utile scrivendo le mie memorie? In fondo, nella mia vita, di cose interessanti che meritano una riesumazione ce ne sono, e mica poche.
Accidenti a me, a questo stramaledetto diario e a chi me l’ha regalato. Va bene, scriverò la mia storia e la inizierò partendo da Edo, glielo devo. Dunque, come si inizia a scrivere un’autobiografia? Ancora devo iniziare e ho già difficoltà. Al diavolo, adesso questo coso lo brucio, così ho risolto il problema. Calma, ci vuole tempo e pazienza, in fondo non sono mica Hermann Hesse.
Okay, proviamo così: Il mio amico Edo…

Marcello Tropea all’età di quattordici anni ha iniziato a lavorare come ragazzo di bottega in un salone di parrucchiere per signora. Nove anni dopo ha aperto un suo salone di acconciature. Attualmente, per una serie di vicessitudini, svolge la professione come dipendente part-time. La passione per la scrittura è arrivata a piccoli passi, per questo è giunta in età matura. Ha iniziato col scrivere racconti brevi, poi un romanzo di formazione e un poliziesco seriale. (A questa ultima serie appartengono altri tre titoli, inediti.) Gli piace cucinare, l’enologia, la lettura, conversare, ma di più ascoltare le persone, perché dagli altri c’è sempre da imparare. Ha pubblicato Incubo premonitore Todaro editore e Valigie senza spago Excogita editore. Oltre a un monologo teatrale, scritto e interpretato da lui stesso dal titolo: Dietro le quinte di un romanzo, portato in scena in alcune sale e circoli culturali.

:: La sua signora di Leo Longanesi (Longanesi, 2017) a cura di Nicola Vacca

29 settembre 2017

leo longanesiLeo Longanesi è stato uno dei protagonisti più poliedrici e geniali del panorama letterario italiano.
Giornalista, editore e scrittore, sempre eccentrico e irreverente nei suoi scritti con sarcasmo e ironia pungente ha raccontato gli anni cinquanta con il loro conformismo e la loro retorica schierandosi sempre dalla parte di chi non tollera mai le parate della menzogna e dell’ipocrisia.
Longanesi ci ha lasciato una serie di libri in cui, tramite la scrittura breve, l’aforisma e l’epigramma, da osservatore arguto del costume e della cultura della nostra società con la sua penna come un bisturi avvelenato ha fornito un ritratto amaro e disperato di un’Italia piccola piccola che profeticamente somiglia a quella dei nostri giorni.
Ci salveranno le vecchie zie? Parliamo dell’elefante, In piedi e seduti, Una vita, questi sono alcuni dei titoli pubblicati da Longanesi.
Adesso torna in libreria dopo quarantadue anni La mia signora, il taccuino di Leo Longanesi che contiene le sue intuizioni fulminanti e soprattutto raccoglie i suoi scritti che vanno dal 1947 al 1957.
Il librò uscì immediatamente dopo la morte del giornalista e in seguito non venne più pubblicato. La sua signora torna con la storica introduzione di Indro Montanelli e una postfazione di Pietrangelo Buttafuoco.

«Ora che è morto, – scrive Montanelli – possiamo dirlo, senza timore delle sue diaboliche e scottanti rivalse: era un grane Maestro, Insopportabile, cattivo, ingiusto ingrato. Ma un grande Maestro. L’ultimo».

Longanesi aveva nel suo dna le grandi intuizioni dei moralisti francesi e intingeva la penna nel veleno per affondare – senza pensarci due volte – la retorica e il conformismo del suo tempo.
La cosa straordinaria è che se si leggono alcuni passi sferzanti della sua opera ritroviamo il caos e l’omologazione dei giorni che stiamo vivendo.
La sua signora, per esempio, inizia con questo frammento datato 5 febbraio 1947:

« Una letteratura senza contorni, la nostra, come certi dipinti di Monet, di cui non si sentono che gli sbalzi di temperatura».

Con un malinconico sarcasmo Longanesi bastona l’impersonale freddezza di comodo della letteratura del proprio tempo. Ma questo suo pensiero scritto nel lontano 1947 ha pieno diritto di cittadinanza nel nostro di tempo in cui la nostra cultura è alle prese, oggi più di ieri, con una letteratura incolore e pallida completamente prostituita a un mercato in cui gli scrittori sono numeri da fatturato.
Questo suo taccuino contiene i suoi aforismi più famosi e le sue intuizioni più irriverenti che tanto fastidio hanno dato ai benpensanti di allora.

«Italia 1955: avvolta in una pelliccia di benessere, ma coi piedi scalzi»;

«Mentivo, ma il personaggio che rappresentavo era sincero»;

«Libertà di opinione in un paese senza opinioni»;

«L’italiano: totalitario in cucina, democratico in parlamento, cattolica a letto, comunista in fabbrica».

Leo Longanesi un uomo in disarmonia con la propria epoca, un intellettuale dissidente che non amava la banalità e il conformismo e nei suoi scritti smascherava tutti i luoghi comuni e difetti di un’Italia in cui non è la libertà che manca ma gli uomini liberi.

Leo Longanesi (1905-1957), giornalista, scrittore, pittore, disegnatore e caricaturista, ha fondato alcuni periodici che ebbero un’importante funzione nella vita politico-culturale italiana: nel 1926 il quindicinale L’Italiano, nel 1937 il settimanale a rotocalco Omnibus (primo nel suo genere), nel 1946 il mensile Il Libraio, nel 1950 il settimanale Il Borghese. Nel 1946 creò la casa editrice che porta ancor oggi il suo nome e presso la quale pubblicò Parliamo dell’elefante (1947), In piedi e seduti (1948), Una vita (1950), Il destino ha cambiato cavallo (1951), Un morto fra noi (1952), Ci salveranno le vecchie zie? (1953); postumi apparvero Me ne vado (1957), Il meglio di Leo Longanesi (1958), L’italiano in guerra (1965), la raccolta di articoli Fa lo stesso (1996) e Il generale Stivalone (2007). Presso altri editori sono usciti Il mondo cambia (1949), Lettera alla figlia del tipografo (1957), I borghesi stanchi (1973). Nel 2016 è uscita un’antologia di suoi scritti, Il mio Leo Longanesi, a cura di Pietrangelo Buttafuoco.

Sfoglia le prime pagine: qui

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Star Wars – L’epoca Lucas di Giorgio E. S. Ghisolfi (Mimesis Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

29 settembre 2017

l'epoca LucasQuarant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Star Wars, o Guerre stellari, uno dei film più importanti di sempre nella costruzione dell’immaginario fantastico e del fandom ad esso legato.
A quattro decenni di distanza, molto si è visto, detto e fatto, e Star Wars sta vivendo una nuova stagione di grande successo, grazie ai nuovi film, realizzati sotto l’egida di casa Disney, nuova proprietaria della Lucas film, ma anche ai fumetti, alle nuove iniziative editoriali e culturali.
Può valere la pena raccontare questi anni, quelli sotto l’impulso creativo di George Lucas, come fa Giorgio E. S. Ghisolfi in Star Wars l’epoca Lucas, un saggio interessante che parla di un’epopea sullo schermo e fuori, quella di un giovane creativo che pian piano, dopo aver tentato varie strade, ideò un universo tra fiaba e tecnologia destinato a rimanere nel cuore di più di una generazione.
Il libro evita i toni nostalgici e racconta una storia vera, attraverso documenti, testimonianze, dettagli tecnici e un lavoro di squadra d’eccezione, svelando anche particolari che anche ai fan restano magari poco noti, perché legati al lavoro in background, fondamentale per il risultato finale.
In particolare, l’autore racconta il ruolo di Omero pop di George Lucas, per come ha reinventato archetipi di sempre in un nuovo contesto, ricorda l’evoluzione degli efffetti speciali, accellerata da un film come Star Wars che ha aperto la strada ad un filone inesauribile, cita l’animazione al computer, oggi la norma ma nel 1977 pura davvero fantascienza, racconta come Lucas e soci hanno introdotto nel cinema la pratica dello storyboard, oggi essenziale anche per i film non di genere fantastico.
Nelle pagine del saggio si parla dei tre film della trilogia cosiddetta classica, usciti tra il 1977 e il 1983, della saga dei prequel, tra 1999 e 2005 in cui si raccontava non una vittoria come nel primo caso ma la caduta agli inferi di Anakin Skywalker, futuro Dark Fener e delle varie serie d’animazione realizzate per la tv. Il tutto è completato da un profilo della Lucasfilm, che realizzò alcuni gioiellini al cinema extra Star Wars come Labyrinth e da un’appendice con i due nuovi film, senza più George Lucas al timone ma nell’universo creato da lui.
Un libro interessantissimo e imperdibile per gli appassionati di tutte le età, per chi c’era per ricordare come si era e come si è diventati, e per chi è arrivato dopo ma ha trovato la sua casa tra Luke, Leia, Han e compagnia. Ma Star Wars l’epoca Lucas è utile per scoprire un mondo di epica contemporanea a chi non conosce questi universi, non certo banalità per gente che non vuole crescere ma molto di più.

Star Wars l’epoca Lucas verrà presentato sabato 30 settembre alle 16 e 30 al Mufant di Torino in via Reiss Romoli 49 bis.

Giorgio E. S. Ghisolfi è regista e docente di discipline attinenti al cinema presso varie istituzioni culturali, come lo IED di Milano, l’Università degli studi dell’Insubria a Varese, il Conservatorio di scienze audiovisive e la Scuola specializzata di Scienze di Arti applicate di Lugano. Ha lavorato con Bruno Bozzetto e Enzo d’Alo, è socio fondatore dell’Asifa Italia e dell’Associazione illustratori e si è già occupato di cultura popolare contemporanea in varie occasioni.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: Magia Invernale Tè nero & Prova a fermarmi di Lee Child

28 settembre 2017

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Iniziamo oggi la preziosa collaborazione con PETER’S TeaHouse che confesso mi rende molto felice, con una premessa: io sono una forte consumatrice di tè, tisane e in minor quantità caffè. Per questione di prezzo non sempre posso acquistare tè pregiati, ma posso garantirvi conosco e apprezzo la differenza tra un tè dozzinale comprato al supermercato e un tè sfuso di qualità. Ho gusti e preferenze del tutto personali, (ho richiesto per esempio all’azienda unicamente tè nero, il mio preferito) ma sono curiosa e mi piace sperimentare, per cui in futuro non sarà impossibile che assaggi anche altri tipi di tè.

Ma ora vediamo perché si chiama tè nero e come è composto

Il tè nero è un tè le cui foglie assumono un colore molto scuro per via dei processi di fermentazione e essicazione, che gli conferiscono anche quel particolare aroma, molto intenso, che me lo fa preferire tra gli altri. Durante l’infusione il colorito tenderà al rossiccio.

Quando si assaggia un tè di qualità è difficile tornare indietro e poi accontentarsi, quindi siate consapevoli che il viaggio che intraprenderete dà assuefazione.

E’ un tè forte, robusto, molto energizzante, indicato soprattutto per la prima colazione. Ma naturalmente potrete berlo anche in altre ore del giorno. Evito giusto di berlo alla sera. Preferendo una tisana.

Il primo tè che ho assaggiato è stato Magia Invernale Tè nero. E’ un tè pregiato. Costa € 6,10 all’etto. E’ composto da una miscela di tè neri provenienti da Ceylon e dalla Cina, alla quale si aggiunge MANDORLA, fiori di girasole, fiordaliso, cartamo, aroma naturale di mandorla, amarena e limone.

Valori nutrizionali 100ml: Energia. 2kJ/ 0kcal, grassi 0g (saturi 0g), carboidrati. 0g (zuccheri 0g), proteine 0,1g

È un tè superbo, vellutato, dalla miscela calda e aromatica, ottimamente bilanciato. Me ne sono subito innamorata. (Peccato che non potete sentirne il profumo ma vi assicuro è molto piacevole).

Ora vediamo come si prepara

La cosa principale quando si prepara una buona tazza di tè, oltre alla scelta del tè stesso, è l’acqua. Se non avete alternativa e l’acqua del vostro acquedotto è buona, (priva di calcare e di sapore di cloro) potete anche usarla, ma è preferibile usare acqua naturale poco mineralizzata e mi raccomando bollitela una volta sola.

Per la preparazione del Magia Invernale Tè nero è consigliato portare l’acqua a una temperatura di 95 °. (Spegnete il fuoco un  attimo prima della piena bollitura).

Dosi consigliate: 1 cucchiaino di tè per tazza, uno per la teiera.

Scaldate la teiera, versate l’acqua tolta dal fuoco e mettete il tè in infusione dai 3 ai 4 minuti, a secondo del gusto. Poi filtrate o utilizzate un infusore da tè.

Usate tazze di ceramica o di vetro. Anche se non è tradizionale io adoro la trasparenza del vetro e vedere il colore del tè.

Sì beve caldissimo ma non bollente, attenzione a non ustionarvi la lingua o non ne protrete apprezzare il sapore.

E’ un tè intensamente profumato sia fresco che in tazza dopo l’infusione. Il sapore di mandorla è prevalente, ma l’aroma floreale è delizioso e ben si sposa con il tutto.

E’ un tè invernale, fortemente aromatizzato, dal sapore intenso e deciso, dal colore denso e rossiccio. Se non amate questo tipo di tè orientatevi verso tè più leggeri e meno corposi.

Potete trovarlo qui.

Consigli per la conservazione

Il tè fresco è sensibile al calore, alla luce e soprattutto all’umidità. Tutte queste tre componenti possono innescare processi chimici che attiverebbero gli enzimi in esso contenuti e lo deteriorerebbero. Perciò conservatelo lontano dalle fonti di calore, al buio, e in luoghi asciutti e ventilati. Non conservate il tè in frigorifero o nel freezer mi raccomando.

I tè freschi hanno date di scadenza? Sì. Controllatela sempre e attenetevi alle istruzioni.

Il tè nero fa bene alla salute? Sì. Non è un elisir di lunga vita ma poco ci manca. E’ drenante e diuretico, contentiene anti ossidanti, può coadiuvare le terapie dell’asma e della bronchite, è fonte di benessere sia per il fisico che per l’anima.

Dolcificati o naturali?

Per gustare l’aroma autentico il tè (oltre a essere correttamente conservato e non “bruciato” durante la preparazione) andrebbe bevuto senza dolcificanti, amaro, al naturale. E’ una questione di abitudine, che si acquisisce con l’uso. Io per esempio ho imparato a bere tè al gelsomino pasteggiando nel mio ristorante cinese di fiducia. Anche nel caso di diete, non contiene calorie, per cui è una bevanda fortemente indicata.

Il sapore del tè amaro può non piacere e naturalmente si possono usare dolcificanti come zucchero white, zucchero di canna, latte o miele.

Io consiglio un compromesso. Tè amaro, e a parte biscottini o torte fatte in casa.

Costruirsi l’area relax deve diventare una tradizione di pace e di benessere, e non è tutto migliore quando dosiamo gli ingredienti e facciamo le cose con le nostre mani? Sempre meglio il poco ma di ottima qualità. Ci viziamo, e nello stesso tempo contribuiamo al nostro benessere.

Consiglio goloso

Magia Invernale Tè nero lo consiglio con biscotti casalinghi al caramello. Per la preparazione, ho trovato ottima questa guida, dettagliata e facile da seguire anche dalle cuoche meno esperte: qui.

Curiosità letteraria:

Si beve tè anche nei libri, molti scrittori sono insospettabili cultori di questo piccolo rito, oggi vi parlo di George Orwell che il 12 gennaio 1946 scrisse per l’edizione serale del quotidiano “Evening Standard” un celebre articolo su come si prepara una perfetta tazza di tè. Qui troverete un estratto audio delle sue 11 regole.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Magia Invernale Tè nero è perfetto leggendo Prova a fermarmi di Lee Child. Due personalità decise, sia il tè che il protagonista del romanzo. Buona lettura!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source libro: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’ Ufficio stampa Longanesi.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

:: Propizio è avere ove recarsi di Emmanuel Carrère (Adelphi 2017) a cura di Nicola Vacca

27 settembre 2017

propizio è avere ove recarsiEmmanuel Carrère è uno dei pochi scrittori contemporanei che nei suoi libri si mette completamente a nudo, raccontando il suo vissuto e soprattutto ciò che conosce, e tutto questo materiale diventa letteratura. E che letteratura.
È appena uscito da Adelphi Propizio è avere ove recarsi (il titolo viene da I Ching, esagramma 57).
Un tassello importante nella produzione dello scrittore francese: quattrocentoventotto pagine in cui Carrère racconta tutto il suo mondo, e lo fa attraverso una serie di testi (reportage, articoli, interventi pubblicate su riviste e quotidiani recensioni, elzeviri) nei quali è contenuto l’embrione dei libri che ha scritto, ma anche le esperienze di un vissuto intenso e significativo che scaturisce dagli incontri che ha fatto andando in giro per il mondo.
Fatti di cronaca nera che rimandano a La settimana bianca e a L’avversario, interviste, progetti di film, resoconti, questo è il materiale che esce dalla penna fertile e intraprendente di Carrère, scrittore che in ogni rigo soprattutto racconta una parte essenziale di sé, in cui è sempre aperto un duello con il mondo.
Propizio è avere ove recarsi è il libro in cui lo scrittore francese mette tutto il suo mondo e lo consegna ai suoi lettori, racconta come dalla sua vita sono nati tutti i suoi libri, avendo cura di non omettere nulla del suo infinito viaggiare.
Un libro – autoritratto in cui Carrère non rinuncia mai alla prima persona. Il giornalismo si fa letteratura e viceversa in una tensione narrativa in cui viene fuori un’unica opera ininterrotta: il modo di stare al mondo di uno scrittore che ha deciso di fare della sua esistenza la meravigliosa non – fiction da raccontare.
Entrare nelle vite di grandi personaggi (Alan Turing e Limonov), raccontare gli scrittori che ha letto e amato (Capote, Leo Perutz, Balzac, Philip K.Dick), rivelare al lettore le sue pagine segrete di amori e incontri con le donne che ha amato e con la donna che ama ( nelle Nove cronache per una rivista italiana senza alcuna inibizione lo scrittore mette insieme i pezzi dei suoi personali e intimi frammenti di un discorso amoroso).
Carrère, scrittore di storie vere che sente di avere delle responsabilità morali e, quindi, quando scrive ritiene vano contrapporre giornalismo e letteratura.

«Tutto ciò costituisce una cronaca, una galleria di ritratti, di bozzetti, non ancora una storia. Perché ci sia una storia, ci vorrebbe una crisi che metta a rischio quell’equilibrio…».

Lo stile Carrère continuerà ad appassionarci e siamo sicuri che le sue narrazioni non ci deluderanno mai.
Propizio è avere ove recarsi è il punto di vista di uno scrittore sulle cose come le vede e alle pagine dei suoi libri si rimane aggrappati perché l’immanente immersione nella realtà diventa la nostra.
Emmanuel Carrère quando scrive non gioca a nascondino con la sua vita e con quella degli altri.
Questo fa di lui un grande e unico scrittore sempre pronto a giocarsi la partita dell’esistenza con una verità da raccontare e da testimoniare.

Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. È scrittore, sceneggiatore e regista. Nel 2011 ha pubblicato Vite che non sono la mia, che in Francia ha conquistato classifiche e premi (edito in Italia da Einaudi). Nel catalogo Einaudi è disponibile anche La vita come un romanzo russo. Presso Adelphi ha pubblicato Limonov e L’avversario.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore.

:: L’ultimo segreto di Lady Diana. Il mistero del rapporto tra la principessa più amata e Madre Teresa di Luciano Regolo (San Paolo, 2017) a cura di Daniela Distefano

27 settembre 2017

Senza titolo-7Lady Diana e Santa Madre Teresa di Calcutta – due icone che non appartengono più al Tempo – sono edere pulsanti nel nostro registro dei ricordi.
Se appartennero ad un opposto contesto, la morte di entrambe le avvicinò, l’una fu il puntello dell’altra.
Ma chi era davvero Lady Diana? Quale fu la sua amletica eredità?
Nel suo intimo sgorgarono e crebbero, con costanza, la ricerca spirituale e il bisogno genuino di lenire gli affanni altrui.
Proprio in questa spinta verso l’Oltre, Diana trovava il più autentico conforto al dolore interiore e alle prove per lei inaccettabili.
Anche per Madre Teresa Lady Diana era “una matita nelle mani di Dio”.
Alcuni scettici pensavano che Lady Diana strumentalizzasse la sua figura.
Ecco la risposta della Santa: “Io non ho mai incontrato la principessa Diana. Non ho mai ricevuto la principessa Diana, ma l’infelice Diana, è una cosa molto diversa”.
Per lei principesse o poveri erano la stessa cosa, chiunque avesse bisogno di amore era povero. E Diana aveva bisogno d’amore, Madre Teresa ne aveva avvertito in pieno la sofferenza.
Le sue parole ed il suo esempio lasciarono un solco profondo in Lady Diana e per rendersene conto basta guardare come e quanto cambiò la sua vita dal ’92 in poi o le iniziative in cui si impegnò anche a livello internazionale.
Crebbe in lei la consapevolezza del senso da dare alla sua vita. Sulla sua scrivania bene in evidenza la frase di Madre Teresa che aveva scelto quale motto della sua rinascita: “Una vita non vissuta per altri non è una vita”.
Queste due donne del mondo moderno non operarono metodicamente, come specialiste nell’alleviare l’agonia umana; come soleva dire
Santa Teresa di Calcutta:”Quello che facciamo non è assistenza sociale, ma l’opera di Dio. Non siamo assistenti sociali, siamo anime consacrate, chiamate a compiere l’opera di Dio”.

Luciano Regolo, classe 1966, giornalista, ha lavorato per diverse testate come “Repubblica”, “Oggi” e “Chi”. Ha diretto “Novella 2000”, “Eva Tremila” e “Vip”, il quotidiano “L’Ora della Calabria”, ricevendo a Ischia nel 2014 il premio speciale per la difesa nella libertà di stampa, e poi “Mate”, la prima rivista di divulgazione matematica.
Attualmente è freelance. Ha scritto numerosi libri sulla storia dei Savoia e sul rapporto oscuro tra Corona e fascismo e i best seller: “Natuzza Evolo.
Il miracolo di una vita” (2010), “Natuzza amica mia” (2011), “Il dolore si fa gioia: Padre Pio e Natuzza. Due vite, un messaggio (2013), “Le lacrime della Vergine (2014) e “Dove la Madonna parlò a Natuzza”(2014);
con padre Raffaele Talmelli “Il diavolo. Riconoscere la sua seduzione, difendersi dai suoi attacchi” (2014).

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Alessandro Fuso dell’ ufficio stampa.

Collaborazione con PETER’S TeaHouse

26 settembre 2017

main-logoGentili lettori,

da oggi il nostro blog inizia a collaborare con PETER’S TeaHouse. Dire che sono felice è dire poco. E’ una bellissima occasione per parlare di qualcosa che amo almeno quanto i libri. Sorseggiare una tazza di tè mentre si legge i libri credo sia uno dei piaceri più belli e delicati della vita. E bere tè di qualità e tanto importante quanto leggere bei libri. Perciò siamo felici che l’azienda abbia creduto in noi e ci abbia investito, seppure virtualmente, della qualifica di ambasciatori del tè.

La prima PETER’S TeaHouse nasce a Bolzano nel 1994, oggi è presente su tutto il territorio nazionale non solo come negozi specializzati nella vendita del tè, ma è anche come Caffetterie, Tea Room, nell’area relax di Hotel e Centri benessere. E da oggi ha un posticino anche su Liberi di scrivere.

Come è nata l’idea di questa collaborazione? Scherzando sono anni che mi dico con tutto il caffè, il tè, le tisane che bevo mentre leggo dovrei avviare collaborazioni con le aziende che li producono. Ci scherzavo su ma non ho mai intrapreso i passi necessari per avviare queste collaborazioni. Leggendo il blog La sala da tè di una lettrice invece ho visto che si poteva fare davvero. Perciò eccomi qui.

L’azienda mi ha mandato 6 campioncini di tè diversi secondo le mie preferenze (io prediligo i tè neri più forti e corposi), e abbinerò un tè a un libro, e così recensirò sia il tè, che il libro, in tempi diversi, in post diversi, ma uniti da questo sottilissimo fil rouge, se l’iniziativa sarà apprezzata dai miei lettori, la continuo. Vediamo cosa nascerà da tutto ciò.

Sarà divertente recensire dei té, naturalmente lo farò a modo mio, con un po’ di storia, un po’ di curiosità, alcuni miei piccoli segreti per la preparazione del tè. Come molti dei miei lettori sono una vera consumatrice di tè, sinceramente appassionata di questa antichissima tradizione orientale. Li colleziono (come le saponette), li bevo, sia caldi che freddi, li uso per fare creme e dolci. Insomma unisco una mia passione a qualcosa che può divertire o essere utile anche a voi lettori. Fatemi sapere cosa ne pensate. Ci tengo.

:: La donna nella pioggia di Marina Visentin (Piemme 2017) a cura di Viviana Filippini

26 settembre 2017

la donna nella pioggiaQuella di Stella Romano, protagonista di “La donna nella pioggia”, edito da Piemme, è una vita monotona, ripetitiva, fatta di una quotidianità a tratti quasi sfiancante. La donna si divide tra i viaggi di lavoro del marito Mattia; le diverse attività che praticano Alice e Sofia, le due figlie; Nina, la domestica ucraina che la aiuta nelle faccende di casa e il proprio amato lavoro di illustratrice di libri per bambini. Tutto assomiglia al ritratto della perfezione assoluta, ma in realtà sotto la superficie di belle apparenze, la vita della protagonista nasconde una serie di eventi e cose che le danno il tormento. Tanto per cominciare si scopre che l’infanzia di Stella è stata minata da un evento drammatico: la morte tragica della madre. Fosse solo questo! Stella non ha mai avuto notizie certe su chi fosse suo padre e il cognome che porta, Romano, è quello di Gabriele, il compagno della mamma che la allevata come una figlia. Questi sono i fantasmi del passato, ma nel presente dove tutto sembra perfetto, la caduta del vaso della madre (unico oggetto che manteneva il legame tra le due) e la sua completa rottura lanciano nel panico la donna. Stella si rende conto che non può più tenersi dentro quello che la tormenta e che la fa soffrire, perché solo affrontato ciò che la assilla potrà, forse, trovare un po’ di pace. La protagonista passa dalla calma apparente in una spirale di crescente ansia che le fa rasentare la pazzia, tanto è vero che ad un certo punto la donna inizia a prendere dei medicinali (ansiolitici), e soffre per il fatto che le due amate figlie sono in vacanza con i parenti del marito e lui, Mattia, ecco non è così fedele come vuole fare credere. Ognuno di questi elementi non farà altro che gravare in modo maggiore sulla stabilità psicofisica di Stella che, oltre a sentirsi sempre più oppressa, prova un senso di minaccia incombente. Marina Visentin porta noi lettori a seguire il cammino nella psiche della protagonista, la quale prende coraggio e decide di indagare il suo passato per capire cosa la tormenta, perché ormai lei ha capito che il suo malessere è legato a qualche evento traumatico accaduto tanto tempo prima. Alla Milano del presente, quella dove Stella di divide tra mondo borghese ed editori di qualità, si innesta ad un certo punto il passato. Un tempo andato dal quel emergono gli aspetti cupi e mai del tutto chiari dei tanti delitti violenti e molto spesso inspiegabili che segnarono l’Italia degli Anni di piombo. Stella fa una viaggio alla ricerca delle proprie radici e per compierlo mette in gioco tutta la sua forza in un cammino di ricerca della verità complesso e pieno di difficoltà che la metteranno a dura prova. Questo non importa a lei, perché sono passi vitali da compiere, per dare un senso al proprio vivere. “La donna nella pioggia” di Marina Visentin, attraverso la vicenda personale di Stella, ci presenta mondi diversi, fatti di contraddizioni e contrasti che influiscono sul singolo essere umano e che lo destabilizzano a tal punto da trovare il primordiale istinto di coraggio per mettersi in discussione e ricercare la verità sul proprio passato e sulla propria esistenza.

Marina Visentin è nata a Novara, ma da quasi trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista, traduttrice, consulente editoriale, una laurea in filosofia e un lontano passato da copywriter in un’agenzia di pubblicità. Ha collaborato con varie testate nazionali, scrivendo di cinema e altro; attualmente si interessa di scrittura autobiografica, organizzando laboratori a Milano e dintorni. Ha pubblicato testi di critica cinematografica, saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia e psicologia. Dopo la fiaba noir “Biancaneve” (Todaro Editore, 2010), “La donna nella pioggia” è il suo primo thriller psicologico.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Luigi Scaffidi dell’ ufficio stampa.

:: Emilio Salgari al Valentino a Torino a cura di Elena Romanello

26 settembre 2017

salgariDal 28 settembre al 18 febbraio del 2018 il Borgo medievale al Valentino a Torino continua il suo viaggio nella letteratura per ragazzi in collaborazione con il MUSLI, Museo della scuola e del libro per l’infanzia, proponendo, dopo Pinocchio e Cuore, l’universo fantasioso e avventuroso di Emilio Salgari, torinese d’adozione.
Un autore che continua ad essere amato, a oltre cent’anni dalla sua tragica morte, e che tornerà d’attualità quest’autunno con una serie a fumetti tutta italiana dedicata a Sandokan e presentata dalla Star Comics in anteprima nel suo giorno di promozioni. La mostra del Valentino mira a raccontare due aspetti della produzione del maestro italiano dell’avventura.
Da un lato si parla dei legami tra Emilio Salgari e Torino, dove lo scrittore si trasferì da Verona nel 1893 e dove visse fino alla morte nel 1911, attirato dagli editori che c’erano, come Speirani e Paravia, per cui scrisse racconti di viaggio e d’avventura, storie naturalistiche e ambientazioni nei paesi del nord, ma anche traduzioni di romanzi francesi, attività che Salgari abbandonò poi completamente.
In parallelo la mostra racconta il successo e la popolarità dei romanzi salgariani, con una selezione di titoli in edizioni spesso rare che raccontano come le avventure del Capitano siano state oggetto di traduzioni in varie lingue (sono state una delle letture preferite di personaggi come il Che Guevara e Isabel Allende) ma anche di adattamenti in altre media. Da Cartagine in fiamme, romanzo storico sulle guerre puniche, che ispirò Cabiria di Pastrone, uno dei primi kolossal della storia del cinema, allo sceneggiato cult anni Settanta Sandokan con Kabir Bedi, emblema di più di una generazione, si scoprono curiosità che testimoniano un successo che alla fine torna periodicamente, tra pirati, corsari, eroi e eroine anche di altre etnie e culture. In mostra ci sono anche le parodie, come il numero dedicato a Salgari della rivista umoristica Il Travaso e materiali legati al musical per ragazzi Giovanna la nonna del Corsaro Nero, di cui non restano che poche clip, oltre a disegni originali, manoscritti della collezione Vittorio Sarti, edizioni di varie epoche, giochi, locandine, manifesti, costumi di scena del mitico Sandokan.
All’interno della mostra sarà proiettato il documentario I miei volumi corrono trionfanti. Con Salgari da Torino nel mondo, realizzato dalla Fondazione Tancredi di Barolo nel 2008.
La mostra apre il 28 settembre alle 17 e sarà aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 ad ingresso libero. Sono inoltre in programma laboratori a pagamento per bambini, scuole e famiglie, per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.borgomedievale.it.

Maggiori info:

BORGO MEDIEVALE
Viale Virgilio 107
Parco del Valentino
10126 Torino

T.+39 011 44 31 701/02
F.+39 011 44 31 719/20

borgomedievale@fondazionetorinomusei.it

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°2

25 settembre 2017

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:: Un assist per morire di Andrea Monticone (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

25 settembre 2017

Assist per morireIl calcio, almeno quello maschile, è lo sport più popolare in Italia, ma anche il più dibattuto, polemizzato e spesso oggetto di fatti di cronaca non sempre eclatanti. Ed il mondo del calcio fa da sfondo al noir di Andrea Monticone Un assist per morire, rivolto in particolare a chi pensa che non sia tutto oro quello che luccica e che niente e nessuno meriti venerazione come capita spesso nel mondo del pallone.
A Torino muore, apparentemente suicida, a soli 17 anni un ragazzo trovato ai piedi del palazzo dove abitava: non si tratta di un ragazzo qualsiasi, ma di Mark Andreani, aspirante campione di calcio, cresciuto nella scuderia delle giovani promesse della Juve e ora in forze della Sanpa, piccola realtà cittadina che punta al professionismo con alle spalle forti investitori.
A prima vista sembra una tragica storia di un giovane troppo fragile per andare avanti, come purtroppo capita a quella e ad altre età: ma Massimo Brandi della Squadra mobile non si fida delle apparenze, sembra tutto troppo facile, e il mondo del calcio dilettantistico, luogo di sogni per tanti giovani ma anche di interessi non sempre chiari è tutto tranne che rassicurante.
La storia ha quindi due protagonisti: uno che non c’è più, Mark, e l’altro è chi cerca la verità, Massimo Brandi, che ha anche qualche problema personale, visto che è omosessuale, non ha ancora fatto del tutto i conti con questo e l’ambiente della polizia non è sempre il più tollerante.
Accanto a loro ci sono altri personaggi di questo oscuro viaggio nell’inferno del calcio dilettantistico, non certo più tranquillo di quello ufficiale che riempie giornali e tv, tra cui spicca il vecchio (per la professione) e saggio portiere Pat Fornero, un uomo in bilico tra l’urgenza di crescere e quella di continuare a sognare come quando era ragazzo, nonostante tutto intorno a lui sembri mostrare che la cosa in sé non è opportuna.
Un assist per morire è un libro per chi vuole andare oltre facili stereotipi e idealizzazioni, mescolando attualità, tematiche sociali, non ultima quella omosessuale, trattata in maniera schietta e senza troppi substrati, e una trama thriller di sicuro interesse, in un ambiente poi non così frequentato.

Andrea Monticone è nato a Torino nel 1972. Giornalista di nera, ha scritto di omicidi e cimiteri, madri assassine e processi. Ha pubblicato il noir-rock Marsiglia blues che definisce con ottime ragioni un libro maledetto e, per Golem Edizioni, il romanzo Ultimo mondo cannibale e il thriller La Gatta e i diamanti, il quarto libro della serie dedicata al capitano Sodano.
Ama il rock e il blues, Londra e l’Arsenal, il bourbon e il buon vino. Se si vuole seguirlo su twitter cercare @AMonticone

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ufficio stampa.