Archivio dell'autore

:: Prime notizie sul Salone del Libro 2018 a cura di Elena Romanello

6 marzo 2018

SalTO18

La presentazione ufficiale sarà ad aprile, ma ci sono già le prime indiscrezioni e notizie sul Salone del Libro 2018, che si svolgerà come di consueto al Lingotto dal 10 al 14 maggio.
Partner d’eccezione del Salone è il Circolo dei lettori, che si occupa tra le altre cose delle attività connesse al contatto con gli editori, della gestione degli spazi espositivi, del programma e del Bookstock Village, mentra la Fondazione per la Cultura Torino seguirà il programma musicale per la città, la Festa Mobile e il Salone Off. Tra le location extra Lingotto si segnalano le OGR di corso Castelfidardo, recuperate e rilanciate come polo artistico e culturale.
Quest’anno al Salone del libro di Torino ci sarà tutta l’editoria italiana, sia le voci indipendenti sia i grandi gruppi che l’anno scorso avevano disertato l’evento, che si annuncia con ospiti che spaziano dagli scrittori agli scienziati, dai registi agli artisti, dai musicisti a vincitori di premi prestigiosi nella cultura come il Nobel, il Pulitzer, il Goncourt, l’Oscar.
Il tema conduttore è Un giorno tutto questo e all’interno della manifestazione si parlerà di chi si vuole essere, perché serve un nemico, a chi appartiene il mondo, dove portano spiritualità e scienza, cosa si cerca nell’arte.
Il manifesto è stato realizzato da Manuel Fior, autore di graphic novel e illustratore noto ed amato a livello internazionale.
Il Paese ospite sarà la Francia, a cinquant’anni dal Maggio francese, ma si parlerà anche dell’oggi, con come ospiti che si possono già annunciare Antoine Volodine e Edgar Morin, spazi come una libreria al Lingotto e tanti eventi in tema.
Tra gli altri ospiti si segnalano già i nomi del premio Nobel Herta Muller, di Alice Sebold, dello scrittore e sceneggiatore Guillermo Arriaga, dei registi Bernardo Bertolucci e Giuseppe Tornatore, dell’autore russo Eduard Limonov, della fedelissima Alicia Gimenez Bartlett, di Paco Ignacio Taibo I, di Almudena Grandes, dell’attesissimo Joël Dicker, di Dori Ghezzi con un tributo a Fabrizio de André, di Paolo Giordano che presenterà il suo nuovo libro in uscita per maggio.
Tra le altre cose in programma si segnala il focus di approfondimento sul mondo arabo, riflessioni sul movimento Metoo, una sezione sulla letteratura fantastica a cura di Loredana Lipperini, dove si parlerà di nuovo di Tolkien, ma anche di Martin e dei duecento anni di Frankenstein di Mary Shelley.
Tra i partner fieristici del Salone di Torino si conferma la Fiera del libro per ragazzi di Bologna e arriva Lucca Comics and Games, l’altro evento culturale dedicato all’immaginario cartaceo più amato e frequentato d’Italia.
Insomma, c’è già di che farsi venire l’acquolina in bocca.

:: Tutti i racconti e i romanzi fantastici e dell’orrore di Arthur Conan Doyle (Newton Compton 2018) a cura di Elena Romanello

6 marzo 2018
tutti-i-romanzi-e-i-racconti-fantastici-e-dellorrore

Clicca sulla cover per l’acquisto

Tutti conoscono il personaggio di Sherlock Holmes, uno dei più iconici della letteratura di sempre, con l’inseparabile Watson, che ha il record della figura letteraria portata più volte al cinema, ancora popolarissimo oggi grazie a telefilm iconici come Sherlock che ha attualizzato oggi le sue avventure.
Arthur Conan Doyle non ha scritto solo le avventure di Sherlock Holmes e si è cimentato in altri generi, tra cui le storie di genere fantastico e dell’orrore, raccolte in questo volumone Newton Compton, che presentò già anni fa in un’altra veste editoriale e che merita di essere scoperto o riscoperto dagli amanti sia della letteratura di epoca vittoriana sia della narrativa di genere fantastico, nata nella sua concezione moderna proprio in quel periodo.
Anche i romanzi di genere fantastico di Arthur Conan Doyle erano incentrati su un personaggio fisso, il professor Challenger, un uomo burbero ma simpatico, una sorta di detective dell’incubo ante litteram, impegnato in rocambolesche peregrinazioni tra fenomeni paranormali, fantasmi, occulto e stranezze varie: non va dimenticato che in quel periodo c’era molto interesse per spiritismo, misteri e dintorni, un interesse che fu ripreso anche dalla letteratura, con storie che spesso cercavano di trovare una spiegazione razionale, come capita anche in alcune avventure di Sherlock Holmes.
Arthur Conan Doyle era appassionato di occulto e si mise alla prova con il genere horror e la fantascienza, tanto che è considerato oggi un precursore del genere e uno degli ispiratori di quello che oggi chiamiamo steampunk.
Il libro raccoglie tutti i racconti fantastici dell’orrore di Conan Doyle, che parlano di vampiri, viaggi nel passato, incubi provenienti dall’antichità, magie, spiritismo, ipnosi, scambi di personalità e i romanzi Il mondo perduto, La fine del mondo, La macchina disintegratrice, Una scoperta meravigliosa, Nel paese delle nebbie, Quando la terra urlò e L’abisso di Atlantide. Tutte storie interessanti e da scoprire, che hanno in qualche modo ispirato anche l’immaginario successivo, basti pensare che Il mondo perduto contiene un’idea molto simile a quella di Jurassic Park e seguiti.

Arthur Conan Doyle nacque a Edimburgo nel 1859. Benché il suo nome rimanga indissolubilmente legato a quello di Sherlock Holmes, lo scrittore ebbe anche altri interessi, tra cui la storia, il giornalismo e soprattutto lo spiritismo. Nel 1903 venne insignito del titolo di baronetto. Morì nel 1930.

Fonte: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Comunità e società del consumo di Gianfrancesco Caputo (L’Argolibro editore 2017) a cura di Nicola Vacca

5 marzo 2018

Comunità e società del consumoIl disfacimento di una comunità valoriale ha portato la nostra società a un’involuzione che ha permesso l’affermazione di un’omologazione culturale e della globalizzazione.
Questa è la tesi di fondo di Comunità e società del consumo (L’Argolibro editore, largolibro@gmail.com, 3395876415) un pamphlet di Gianfrancesco Caputo.
L’autore muove una critica argomentata al consumismo e al liberismo economico che hanno condotto la società e l’uomo a essere schiavi dei bisogni.
Caputo ha le idee chiare quando sostiene che il sistema di connessione tra plus valore e bisogni indotti incrementa un antagonismo sociale intriso di competitività individualista che penalizza nei fatti la difesa dei diritti e mette in pericolo il sistema delle garanzie sociali.
L’affermazione del pensiero unico e dell’ideologia materialista e contrattualistica hanno instaurato un sistema di antagonismo sociale e economico e hanno svuotato del suo progetto esistenziale il concetto di umanità.
Non siamo più una comunità sociale e solidale.
Da comunitarista convinto, tutti i problemi morali del nostro tempo scaturiscono dal fatto che si assiste alla perdita del concetto di comunità.
Dal tramonto della comunità alla decadenza il passo è stato breve.

«La comunità, nella sua forma più alta, è un’associazione di persone unite dal comune accordo di norme etiche. Una comunità autentica, quindi può essere definita come un’associazione di persone unite dal senso della giustizia, nel rispetto di norme che trascendono gli interessi materiali e i cui scopi egoistici sono temperati dall’interesse per il bene comune».

Così Gianfrancesco Caputo inquadra il senso comunitario che si è smarrito e allo stesso tempo muove una critica severa alla nostra civiltà che ha smesso di pensare nel momento in cui ha anteposto gli interessi di pochi al bene comune.
Davanti alla disgregazione della comunità, l’autore propone le sue considerazioni inattuali rilanciando la riscoperta delle idee comunitarie che hanno nella tradizione l’asse portante della cultura.
Lo sviluppo culturale di una comunità, e quindi di una società, passa per la tradizione, ovverosia sulla capacità di creare simboli per tramandare conoscenza.
In una società in cui si è affermato il capitale finanziario e l’eccessivo consumismo ha creato solo bisogni, le tradizioni, che preservano le identità dei popoli, sono state assassinate perché ritenute un ostacolo ingombrante dal super mercato globale e mondiale.
Le posizioni critiche dell’autore sono chiare. Partendo da Aristotele, in questo libro si propone un ritorno alla polis e in maniera più ampia una riscoperta del pensiero comunitario, e dell’idea originaria di comunità, e un rilancio dei suoi valori necessari per rimettere al centro di tutto l’uomo.
Perché l’uomo comunitario, – sostiene Caputo nelle conclusioni – agganciato alla tradizione, è l’unico capace di battersi contro il Leviatano, l’insondabile mega macchina mercantile che riduce uomini e donne ad atomi sociali.

Gianfrancesco Caputo, nato a Brindisi nel 1966 , si interessa di problemi di lavoro e di prassi politica attraverso l’approfondimento e l’indagine di una prospettiva di analisi filosofica e sociologica.

Source: libro inviato dall’Ufficio stampa al recensore.

:: Cargo di Georges Simenon (Adelphi 2017) a cura di Daniela Distefano

5 marzo 2018
CARGO - SIMENON

Clicca sulla cover per l’acquisto

Sulla costa del Pacifico splendeva un sole opprimente, che non brillava, un sole senza allegria.

Scordiamoci per un attimo del commissario Maigret, trasferiamoci nel mondo di Conrad e respiriamo a pieni polmoni l’aria truce delle ambientazioni così care a Simenon. No. Non è un tentativo fallito, bensì lo sfondo di un libro davvero magnetico: “Cargo”, scritto dal genio di Georges Simenon a Parigi nel 1935 e apparso a stampa l’anno seguente. Un viaggio avventuroso e fatale, dalla Francia a Panama, dalla Colombia a Tahiti.
Fin dall’inizio tutto accade come in un incubo. E proprio come in un incubo Joseph Mittel viene travolto da eventi che non controlla, e il cui senso gli è oscuro: prima la fuga da Parigi insieme a Charlotte, la sua compagna, che in nome dell’ ”Idea” ha ucciso il commerciante che la manteneva e che le aveva rifiutato il denaro per finanziare il loro mensile anarchico; poi l’arrivo a Dieppe, dove Mittel precipita “in un universo incoerente, buio e fradicio”; e per finire l’imbarco, in piena notte, sul Croix-de-Vie, che nella stiva trasporta un carico di mitragliatrici destinate a un gruppo rivoluzionario ecuadoriano. Qui al ragazzo toccherà lavorare come fuochista, mentre il comandante Mopps fa di Charlotte la propria amante.
Ma questo sarà, appunto, solo l’inizio: a Panama, Mittel e Charlotte scopriranno che la donna è stata colpita da un mandato di cattura internazionale e saranno quindi costretti a proseguire il viaggio verso il Sudamerica, dove nel frattempo la rivoluzione è fallita e delle mitragliatrici del comandante Mopps nessuno ha più bisogno – mentre lui, Mopps, non riesce più a fare a meno di Charlotte. Joseph Mittel si lascerà così trascinare da un continente all’altro nella costante, illusoria speranza che da qualche parte le cose possano assumere un senso, che lui stesso possa finalmente non essere più soltanto il gracile, solitario figlio del grande Mittelhauser, il “martire” anarchico che si era tagliato le vene in carcere quando lui aveva due anni e la cui ombra gigantesca lo ha sovrastato per tutta la vita.
Un romanzo abissale, una discesa nella bolgia più profonda, un intrico di circostanze infernali; tutto è sordido: le giornate appiccicose, il caldo asfissiante, la permanenza in un pianeta lontano dal mondo, e poi l’analisi spietata della psicologia dei personaggi. Non se ne esce facilmente, è un libro che rimane nello stomaco, che fa sudare le pagine, che corrode i nostri sensi. Simenon dà il meglio di sé in un racconto che sembra baciato da una scrittura impeccabile. Uno stato di grazia perenne tra fuochi di sentimenti che implodono perché non riescono mai a trovare l’uscita agognata.

Georges Simenon è un romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea.
Grande importanza ha poi all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret.
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre.
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim.
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all’età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo.
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell’arco di 3 anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno.
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Benedetta dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Q502 – 300 anni dopo il grande esodo di Sylvie Freddi (Stampa Alternativa 2018) a cura di Fabio Orrico

5 marzo 2018
Q502

Clicca sulla cover per l’acquisto

Tra i grandi generi popolari, la fantascienza è quello più di tutti capace di forzare i suoi confini per ibridarsi con altre forme e immaginari. Forse per questo, nel corso degli anni, ha tentato scrittori colti e inclini alla metafora come Orwell o Vonnegut, ma anche i nostri Calvino e Luce d’Eramo, quest’ultima autrice di quello spiazzante gioiello che è Partiranno. D’altra parte è proprio nelle pieghe della letteratura weird e tra gli scrittori più fieramente di genere, si pensi a gente come Heinlein e Sheckley, che troviamo formidabili intuizioni, così incisive e pregnanti da offrire, anche oggi, nutrimento a tantissima letteratura (ma anche a cinema e televisione). Tutto questo per dire che la fantascienza difficilmente esaurirà il suo capitale di innovazione, anche in un paese come il nostro in cui, nonostante tutto, il genere (qualunque genere), viene sempre guardato con una certa sufficienza.
Q502 di Sylvie Freddi è un noir calato in un decor fantascientifico in modo profondo e (in)credibile. Per come la vedo io a distinguere la fantascienza autentica dalla più corriva Space opera è la riflessione su un’idea di futuro che, necessariamente, si pone al centro della trama. Sylvie Freddi fa esattamente questo. Q502 mette in scena una società futura, una sorta di medioevo tecnocratico in cui tutto ciò che, a livello tecnologico, potrebbe migliorare la vita dell’uomo viene invece impiegato per innalzare confini e riaffermare antichi pregiudizi. Ecco quindi una nuova forma di collettività che, dopo la fuga dal pianeta terra (300 anni dopo il grande esodo, annuncia il sottotitolo del libro) reinstallatasi su Marte sembra voler confermare le più fosche distopie partorite dall’immaginazione umana.
Dylan, il protagonista della storia, è un detective incaricato di ritrovare Q502, una ragazza molto speciale che costituisce un vero e proprio legame, estremamente concreto, con il Mondo Originario cioè la Terra. Tutto il romanzo è percorso da questo anelito struggente verso il proprio pianeta, ormai perduto e rievocato ostinatamente. Il tema della memoria è d’altra parte centrale per Freddi che organizza gran parte della sua narrazione proprio attorno ad essa, alla possibilità di rubarla, contraffarla, risemantizzarla. In Q502 c’è questa grande intuizione, in fondo elementare ma anche esattissima, di identificare l’essere umano con il suo portato di ricordi e proprio da qui parte la guerra quotidiana in cui sono immersi i protagonisti del romanzo. Un romanzo che non esaurisce i motivi del suo fascino nel cotè distopico perché Q502 è un racconto decisamente mosso, adrenalinico, modernamente spezzato ed ellittico. Una storia cupa ma lucidissima capace di stendere le ombre del nostro presente sul peggior mondo immaginabile e abbastanza coraggiosa da indicare una possibile soluzione: stare dalla parte degli ultimi, sempre.

Sylvie Freddi, romana d’origine e torinese d’adozione, ha pubblicato il suo primo lavoro Caffè Paszkwosky nel 2016 per Stampa Alternativa, una intensa raccolta di venti racconti noir. Del 2018 è il romanzo di fantascienza Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, edito ancora una volta da Stampa Alternativa, nella collana Eretica.

Source: copia inviata dall’editore al recensore. Ringraziamo Frank dell’ Ufficio stampa Il Tacquino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Mi piace corto: rassegna letteraria dedicata al racconto, a cura dell’associazione culturale “Leggere fa male”

2 marzo 2018

zanna

:: L’uomo della pioggia di Daniela Distefano

2 marzo 2018

FOTO RACCONTO L'UOMO DELLA PIOGGIA

L’autrice ci tiene a specificare che un racconto di genere rosa, e noi l’accontentiamo.

Non molla mai, Principe. Un insegnamento che la sua padrona, cioè io, non sa di aver assimilato. Eppure sono qui. Ho cinquantanove anni e sono già stata all’Inferno e in Paradiso, a volte contemporaneamente.
Principe, il mio bel cagnone collie è l’Angelo che mi assiste da anni, il mio bambinone che parla con gli occhi dolci e mi insegna a sopravvivere.
Sono vedova, sono sola, ma non solitaria.
Coltivo amicizie come piante sempre verdi, e credo nel Signore che ci protegge dai raggi a volte nefasti del destino.
Ho lavorato da giovane, ero impiegata presso un’azienda di condizionatori climatici. A ventisette anni, ho conosciuto – durante una trasferta lavorativa a Hong Kong – l’uomo della mia vita, Luciano era dirigente nella mia stessa ditta.
Ci siamo sposati in chiesa, lui ha divorziato dalla prima moglie, sposata con il rito civile e dalla quale aveva avuto due figli.
Per amor suo, non ho voluto provare la felicità di essere madre, non era d’accordo. Ma mi amava, di questo sono certa.
Siamo diventati “maturi” viaggiando, facendo mille esperienze insieme, non posso dire di avere avuto alcun rimpianto.
Poi – uno alla volta – sono caduti tutti i miei sogni. Luciano è morto improvvisamente per un ictus, un dolore per me irreparabile.
Da tempo non lavoravo più perché ero stata licenziata dall’azienda mentre mio marito ancora vi lavorava. Una volta venuto a mancare il suo sostegno amoroso, spirituale, vitale, è cessato anche quello economico. Tutto il patrimonio di Luciano è andato alla prima moglie e ai suoi figli, per me neanche le briciole. Ero disperata. Ma, come diceva Padre Pio, noi vediamo a volte il rovescio del ricamo, se lo capovolgiamo, tutto combacia alla perfezione.
Per mesi è stato un supplizio, alla fine mi sono arresa e ho smesso di lottare con la cattiva sorte. Sono rifiorita.
Con quelle poche risorse finanziarie che ero riuscita ad accantonare, ho avviato un’attività che oggi mi permette di vivere con serenità se non proprio nella bambagia: gestisco un bed and breakfast nel centro storico di Siena. Tramite i consigli di amici fidati (ho perso ogni contatto con i parenti del mio defunto marito) ho creato pure un sito internet; interagisco con tutto il mondo, soprattutto con cinesi e giapponesi innamorati della storia del Belpaese e dei suoi luoghi più eclatanti.
Sono riuscita così a non perdermi tra i cunicoli della depressione e della solitudine, ma i dolori non sono finiti. Dopo Luciano, un’altra perdita mi ha colpita con virulenza: è venuto a mancare il mio amato fratello. Non avevo dubbi sul fatto che Dio fosse proprio arrabbiato con me, e non ho mai nascosto né a lui né a me stessa di essere una comune peccatrice, una donna però che ha vissuto e che ha creduto nell’amore eterno. E ancora ci crede.
A poco a poco ho ripreso confidenza con la mia anima, mi sono nutrita ogni giorno di speranza, riflettevo sull’umanità, sui giochi degli innamorati, anch’io lo ero stata, un secolo fa, eppure allo specchio mi vedevo come un vecchio contenitore colmo di rifiuti. Non mi decidevo a buttarli via questi rimasugli di ricordi, di passato, di negatività. Poi ho conosciuto il mio Principe, per me come un figliolo. E adesso, quando ho fatto finalmente pace con i miei demoni, eccomi di nuovo travolta dagli scherzi dell’Amore.
Amore? Dico bene? Sembro una ragazzina e lui? Chi è lui? Lui è l’uomo della pioggia. Mi ha conquistata senza volerlo, senza averne l’intenzione. Ha telefonato una mattina, voleva una stanza singola per una sola notte, per una sola persona. Ero titubante, era già tutto esaurito, mancavano pochi giorni alle festività natalizie.
Gli risposi che non era possibile. Riagganciò. Aveva una voce profonda, dal timbro meridionale, non ci pensai più per tutto il giorno. Alla sera, si mise a piovere di brutto. Principe voleva lo stesso fare un giretto, lo portai a spasso per qualche minuto. Mentre rientravo, trovai sotto il portone del mio bed and breakfast un uomo con l’ombrello più buffo che avessi mai visto: su di esso era stampata una puffetta che balla.
Era Dario, l’uomo che aveva chiamato quella mattina e che avevo liquidato asetticamente. Gli dissi che non avevo stanze disponibili, come gli avevo detto al telefono, lui rimase in silenzio per un bel po’, poi mi rispose che aveva prenotato una stanza singola in un hotel a due passi dal centro storico, ma, con la pioggia e quel ridicolo ombrello, si era clamorosamente perduto.
Ci furono solo grasse risate da parte mia, perdersi a Siena, neanche una talpa cieca poteva farlo. Era un racconto esilarante, ed in contrasto con il suo sguardo che cominciò a far sragionare i miei pensieri. Aveva occhi nocciola, barba imperfetta, capelli grigi. Un sessantenne che dimostrava dieci anni di meno e molto fascino, quello non mi era sfuggito alla prima occhiata. In breve, mi raccontò di essere un ex professore, adesso curava i libri di una biblioteca comunale.
Era a Siena perché di tanto in tanto va a trovare i nipotini che vivono qui vicino. Il figlio, dopo aver sposato una senese un paio di anni fa, ha avviato uno studio dentistico nei dintorni. Gli offrii una cioccolata calda, poi se ne andò. Non mi andava ancora di confidarmi con lui, non volevo legarlo a me raccontandogli il mio passato di sofferenza.
Non lo vidi né sentii per quattro mesi, poi una visita improvvisa riaccese la scintilla. Dario parla poco di amore, di coppia, di vincoli.
Lui c’è però, semplicemente esiste ed oggi è lui il mio futuro, lo sa anche Principe che gli scodinzola ogni volta che lo vede, e lo vede sempre più spesso.

Daniela Distefano è nata a Catania il 18/12/1976, è giornalista pubblicista dal 2008 e scrive recensioni di libri per il quotidiano “La Sicilia” dal 2007. E’ amante della musica, del Natale, del Vangelo, dei buoni pensieri. Vive a Paternò, ma viaggia spesso col suo Clavilegno un po’ in Occidente,  un po’ in Holy Land.

:: #aModenastory il primo romanzo fotografico a puntate su Instagram a cura di Viviana Filippini

2 marzo 2018

A Modena Story

Una romanzo fatto di fotografie. Vi sembra impossibile? Direi di no, perché è da poco nato #aModenastory il primo romanzo fotografico a puntate che narra in modo originale e inedito una storia di vita ambientata a Modena.

L’idea del nuovo progetto di comunicazione, che ha come anima il genere del fotoromanzo su Instagram, è nato dall’alleanza del Gruppo Fini, azienda alimentare modenese titolare dei marchi Fini pasta fresca e Le Conserve della Nonna, con l’agenzia Garage Raw. Il tutto è un vero e proprio esempio di comunicazione innovativa.

Dove? Da pochi giorni sul profilo Instagram @nonsolobuono si può seguire il primo racconto fotografico a puntate mai realizzato prima d’ora da un’azienda. La trama, i personaggi e le loro conversazioni sono il frutto della creatività di Eliselle, giovane scrittrice modenese. Foto dopo foto, grazie anche alla potenzialità di interazione di Instagram, chi è appassionato di social network potrà seguire le vita della protagonista: Matilde. La ragazza è una fotografa che abita a Modena, dove la sua esistenza fatta di avventure e disavventure si mescola a quella di tanti altri personaggi. Sfondo delle vicissitudini di Matilde e dei suoi comprimari la città di Modena, presentata nei suoi aspetti più originali e caratteristici. Click dopo click la storia di Matilde mostra la sua natura di classico romanzo rosa d’appendice fatto da una narrazione di brevi episodi, di suspense per gli sviluppi della trama, e di una facile fruizione data dall’utilizzo di un mezzo popolare di massa che però non è più il libro come in passato, ma Instagram, il social network in fase di crescita sempre maggiore in Italia.

Originalità. #aModenastory ha un’identità precisa, in quanto gli eroi della storia sono i clienti non i brand e, non a caso, i prodotti di Fini e Le Conserve della Nonna compaiono solo in alcune scene del racconto fotografico, senza influenzarne la narrazione o lo sviluppo della storia.

A chi si rivolge? #aModenaStory è un progetto comunicativo pensato per il target utente di Instagram che, come è noto, è molto propenso all’interazione, ma un po’ meno alla fruizione di contenuti pubblicitari tradizionali. L’uso del social network permetterà quindi al pubblico di avvicinarsi in modo nuovo ad un storia e a dei prodotti che compariranno in essa, senza essere invasivi.

#aModenaStory sarà visibile per tutto il 2018 e permetterà ai follower di Instagram di lasciarsi coinvolgere dalle vicende e di entrare a contatto con i personaggi interagendo con loro. Se siete curiosi di entrare nel mondo di Matilde e di #aModenaStory, basta collegarsi al sito http://www.nonsolobuono.it o sul profilo Instagram @nonsolobuono.

:: La nostra classifica di gennaio e febbraio

2 marzo 2018
I libri più venduti

Frida Kahlo and Her Animalitos – scritto da Monica Brown e illustrato da John Parra

Buongiorno lettori, ho deciso di rendere pubbliche le vendite fatte attraverso i nostri link di partnership di Libreria universitaria, (ricordo che su ogni vendita prendiamo una piccolissima percentuale, si tratta di centesimi,  voi non spendete di più, ed è per noi una delle pochissime fonti di sostegno economico per il blog).

Questa è la classifica delle nostre vendite di gennaio e febbraio, da inizio 2018 insomma. Ringraziamo innanzitutto i lettori che hanno acquistato i loro libri tramite i nostri link, sono lettori speciali, insomma non è scontato farlo. E intanto vediamo la classifica, vince con ben due volumi Giulia Ciarapica, gli altri libri sono tutti a parimerito con una copia. In tutto 10 libri su 95 persone che hanno cliccato sui link.

CLASSIFICA

2 Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché

1 A che servono i greci e i romani

1 Dieci lezioni sui classici

1 Il libro dell’inquietudine

1 Gli aquiloni

1 L’ amico ritrovato

1 Gorky Park

1 Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere

1 Il Giardino dei Musi Eterni. E-book

Click complessivi: 95

:: Follia Maggiore di Alessandro Robecchi (Sellerio 2018) a cura di Marcello Caccialanza

2 marzo 2018
Follia maggiore

Clicca sulla cover per l’acquisto

Follia Maggiore” è senza ombra di dubbio un piccolo gioiello di scrittura, pensato e concepito in modo alquanto accattivante dall’autore Alessandro Robecchi ed edito dalla Casa Editrice Sellerio.
Per la sua struttura ben definita e costruita rappresenta a ragione un buon romanzo poliziesco di genere da leggere e da gustare tutto d’un fiato.
Umberto Serrani, il protagonista indiscusso di questa storia, è un uomo attempato che ha fatto fortuna, arricchendosi con affari di dubbia moralità e per questo difficili da confessare.
Ma se lo stesso avesse la facoltà di poter tornare indietro, vorrebbe senza nessuna esitazione vivere in modo totalmente differente, perché si rende lui stesso conto che ciò che ha vissuto fino a quel momento non equivale ad altro che ad una vana e sterile impalpabilità. Niente della sua attuale vita infatti lo può rendere veramente fiero di sé stesso!
Il suo più grande rimpianto ha le sensuali sembianze di una donna a lui davvero tanto cara, il suo nome è Giulia. Giulia ha perso la vita in circostanze misteriose e questo evento è per il medesimo eroe di Robecchi fonte di grande e profondo disagio.
Così Serrani, in preda ad una indomabile disperazione, assolderà due improbabili “Sherlock Holmes”: Carlo Monterossi e Oscar Falcone, a loro l’ingrato e il difficile compito di dipanare l’intera matassa!

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con questa casa editrice ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017) e Follia maggiore (2018).

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La macchina del tempo • L’uomo invisibile • La guerra dei mondi • L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells (Newton compton 2018) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2018
H. G. WELLS

Clicca sulla cover per l’acquisto

Tra i padri della fantascienza moderna non si può non citare Herbert George Wells, autore di romanzi che hanno continuato ad ispirare cinema, letteratura e altri media fino ad oggi e che hanno raccontato, spesso per la prima volta, alcuni archetipi del genere, dal viaggio nel tempo all’attacco alieno.
I romanzi di Wells si basano sulle scoperte scientifiche dell’epoca, arricchendole di elementi di fantasia senza dimenticare le basi teoriche che secondo la prospettiva imperante tra Otto e Novecento potevano funzionare: l’autore racconta alla fine dei futuri verosimili, dove si sviluppano le tendenze già emerse all’epoca. Oggi forse certe intuizioni possono sembrare superate, ma in fondo la paura che gli alieni possano attaccare la Terra e trattare i suoi abitanti come loro da secoli trattano animali e civiltà che reputano inferiori continua ad esserci ancora, così come il desiderio di scoprire come sarà il futuro e come è stato il passato e come la scienza può anche alla fine non migliorare la vita di tutti, come si era intuito già in epoca positivista.
Per questo motivo i romanzi di Wells, in un unico volumone dei Mammuth Newton Compton, sono da riprendere in mano, da leggere o rileggere, anche perché sono e restano molto scorrevoli, a differenza di altri della stessa epoca che fanno sentire ormai il peso degli anni.
La macchina del tempo racconta per la prima volta di un mezzo che può trasportare avanti o indietro nel tempo, facendo scoprire che un mondo ideale non è esistito e non esisterà, L’uomo invisibile parla alla fine di solitudine e di distacco dal mondo, oltre che di diversità, La guerra dei mondi mette al centro di tutto l’attacco alieno, che continua a spaventare anche oggi, spiace solo che non sia mai stato trasposto al cinema nell’epoca giusta in cui è ambientato, e la versione più emblematica resta quella del 1938 via radio realizzata da Orson Welles, che terrorizzò gli Stati Uniti. L’isola del dottor Moreau tratta invece il tema attualissimo del rapporto tra scienza e morale, partendo dalla sperimentazione animale, qui portata ad un estremo che oggi sta diventando tragicamente attuabile.
I romanzi di Wells sono quindi ricchi di spunti, oltre che appassionanti, scorrevoli, divertenti, nati in un mondo che sognava con il progresso ma che in qualche modo vedeva già i pericoli che poteva nascondere.

Herbert George Wells nacque a Bromley, nel Kent, nel 1866. Frequentò la Normal School of Science di Londra, e dalle conoscenze scientifiche seppe trarre linfa vitale per i suoi romanzi. È considerato il padre della fantascienza moderna, insieme con Jules Verne. Morì a Londra nel 1946.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Verranno rondini fanciulle di Marcello Buttazzo (I Quaderni del Bardo edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

28 febbraio 2018
Verranno rondini fanciulle

Clicca sulla cover per l’acquisto

Marcello Buttazzo è un poeta salentino. La sua poesia nasce nel cuore di questa terra che è stata fertile di poeti. Salvatore Toma, Vittorio bodini, Claudia Ruggeri, Antonio Verri, questi alcuni nomi che fanno parte della formazione di Marcello e ci sono tutti in Verranno rondini fanciulle, la nuova raccolta appena pubblicata per i tipi de I Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno (iquadernidelbardoed@libero.it).
Il poeta nella declinazione esistenziale delle stagioni scrive versi per raccontare il tempo di un vissuto che dilania e stupisce.
È il tempo il filo rosso che lega le poesie di Marcello Buttazzo. Del tempo il poeta scava gli inganni, della vita coglie i colori forti e intensi:

«Non parlarmi del tempo, / il tempo è un inganno. / Non dirmi più dell’ebbrezza dell’attimo, /ad ogni inatteso momento di gioia / succede inevitabilmente una stagione di travaglio».

La poesia per Marcello Buttazzo è un rosario taciturno di parole, un modo discreto e intimo di indagare il silenzio, incamminarsi lentamente ogni giorno sulla strada inesorabile del tempo, un’ossessione inevitabile di un gioco assurdo e reale chiamato vita.
Buttazzo è un lirico incandescente e la parola sulla pagina si incendia, come la passione che da poeta porta nel cuore quando scrive dalle viscere della sua terra versi essenziali seguendo un volo di «rondini anarchiche e libertarie».
Marcello Buttazzo è un poeta d’amore e di libertà e Verranno rondini fanciulle è un piccolo libro prezioso che tra le sue pagini custodisce l’autenticità di un uomo che si scava dentro fino a toccare con mano e con l’anima il cuore segreto e nascosto delle parole.

«È un viaggio fantastico nel reale. – scrive Vito Antonio Conte nella prefazione – È un viaggio traverso la purezza di un’anima».

Marcello Buttazzo è un poeta che ha una sensibilità spiccata. I suoi versi sono delicati e fragili, e inciampano sempre in quell’inganno del tempo che spezza le corde della memoria, che recide cose e persone.
Allo stesso tempo la sua poesia sa essere una grammatica interiore da respirare a piene mani.
Una esperienza dell’anima che tra detti e non detti scopre, rivela e lancia una bellezza che sa essere pensiero da rincorrere nel sentire di un amore circolare in cui la poesia, prima di tutto, ha le sembianze della libertà che è un volo di rondini fanciulle.

Marcello Buttazzo, poeta e scrittore. È nato a Lecce. Ha pubblicato diversi libri tra cui: Canto intimo, Di rosso tormento, Origami di parole.

Source: inviato al recensore dall’Ufficio stampa, si ringrazia Stefano Donno.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.