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:: Clandestino di Eoin Colfer e Andrew Donkin (Mondadori 2017) a cura di Marcello Caccialanza

16 marzo 2018
Clandestino

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Edita dalla Casa Editrice Mondadori è la struggente graphic novel scritta a quattro mani da Eoin Colfer e da Andrew Donkin dal titolo “Clandestino.”
Protagonista di questa avventura di grande attualità è il piccolo Ebo, ragazzino dodicenne che vive in Ghana. Dopo che il suo adorato fratello si è visto costretto a partire per l’Europa, perché intenzionato a ritrovare ad ogni costo la sorella; il nostro piccolo eroe non ci pensa neppure un istante e in balia di forti emozioni lascia a malincuore la propria terra, deciso a ritrovarlo.
Attraverserà un deserto di sabbia e uno di acqua in un girotondo impressionanti di avventure, di malinconie o più semplicemente di insegnamenti che lo renderanno tutto ad un tratto uomo. A bordo di quel barcone fatiscente si troverà in compagnia di persone, che come lui avranno nel cuore il sogno di una vita migliore, una vita dignitosa insieme a quei cari che primi hanno dovuto affrontare l’onta dell’emigrazione forzata.
È un libro a mio avviso ad incastro dove la storia principale si amalgama in un crescente pathos con altre toccanti microstorie. Ben scritto ed appassionante forse potrebbe con una certa naturalezza raggiungere i cuori di molti ragazzi e ragazze.

Eoin (che si pronuncia “Owen”, lo sapevate?) Colfer è nato in Irlanda a Wexford, nel 1965. Ha iniziato a scrivere prestissimo, soprattutto commedie, costringendo i suoi compagni di classe a recitarle, e poi non ha più smesso: per le sue opere ha ricevuto premi e riconoscimenti, raggiungendo la notorietà internazionale grazie alla saga dedicata alle avventure di Artemis Fowl, che ha venduto milioni di copie nel mondo. Rimane un mistero il punto preciso dell’Irlanda in cui Colfer vive attualmente.

Andrew Donkin ha venduto più di otto milioni di libri per bambini, libri per adulti e graphic novel. I suoi lavori a fumetti includono Batman: Legends of the Dark Knight per la DC Comics e Doctor Who. Con Eoin Colfer ha scritto cinque adattamenti in forma di graphic novel dei libri di Eoin, tutti bestseller. Andrew ha cominciato a interessarsi al problema dei migranti e dell’asilo politico mentre scriveva la storia di sir Alfred Mehran, un uomo apolide che ha vissuto su una panchina dell’aeroporto di Parigi per anni. Ne è risultato il libro The Terminal Man. Andrew vive a Londra con la sua famiglia.

Source: libro del recensore.

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:: Se ricordi il mio nome di Carla Vistarini (Corbaccio 2018) a cura di Federica Belleri

16 marzo 2018
Se ricordi il mio nome di Carla Vistarini

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Torna, dopo “Se ho paura prendimi per mano“, l’autrice delle migliori canzoni italiane, Carla Vistarini. Smilzo, il protagonista di questi due romanzi, è spalmato su un’isola caraibica a godersi il sole e il mare. È un ex finanziere romano. Ha trentasei anni ed è ricercato dalla polizia italiana. La sua storia ha inizio a Roma, fra un investimento e un altro. Poi il fallimento, la rabbia dei clienti truffati, il tribunale e il carcere. Si ritrova sotto i ponti come un barbone e viene accolto in una comunità per senza fissa dimora.
Il destino gli fa incontrare una piccina, che ora gli manca in modo incredibile. Può un uomo sentirsi solo e nostalgico in un’isola paradisiaca? Può provare il desiderio di riascoltare la voce di chi gli ha voltato le spalle nel momento del bisogno?
È tutto possibile, soprattutto se la voce di quella bimba speciale gli arriva fino a lì, facendogli capire di essere in pericolo.
La bambina non ha nome, non parla, è arrabbiata con il mondo dei grandi e vorrebbe che “l’uomo buono” conosciuto tempo prima la venisse a salvare dalle streghe e dagli orchi che la circondano. È cocciuta e testona, ma ha pur sempre quattro anni, anche se dimostra di essere molto matura.
Se ricordi il mio nome” è un romanzo che ha il sapore della commedia. È dolce e crudo al punto giusto. I personaggi creati dall’autrice fanno parte del quotidiano e raccontano l’amore sbagliato e doloroso di chi è stato abbandonato e non ha mai provato un vero affetto per il prossimo. Ci parla di arrampicatori sociali, disposti a tutto pur di emergere. Ci fa provare empatia per una giovane e fragile mamma, guidata dall’uomo sbagliato, al momento sbagliato.
La storia narrata è arricchita da un commissario di polizia che somiglia al tenente Colombo nei modi goffi e apparentemente fuori luogo; da una coppia di anziani smemorati e imbranati, in grado di combinare guai in ogni momento; da una criminalità moderna, che punta al denaro e all’egoistico benessere.
Al centro il meraviglioso rapporto tra Smilzo e una nanetta bellissima, in grado di strapparci più di un sorriso.
A un richiamo si deve rispondere, al cuore bisogna sempre dare retta.
Buona lettura.

Carla Vistarini, romana, ha scritto canzoni indimenticabili per cantanti come Ornella Vanoni (La voglia di sognare), Mina (Buonanotte buonanotte), Mia Martini (La nevicata del ’56), Patty Pravo, Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Renato Zero… Ha scritto i testi per alcuni dei programmi televisivi di intrattenimento di maggiore successo fra gli anni Settanta e Duemila collaborando, fra gli altri, con Gigi Proietti, Loretta Goggi, Fabio Fazio, Maurizio Costanzo; è autrice di commedie premiate dalla critica come Ugo con Alessandro Haber, e di sceneggiature di film come Nemici d’infanzia di Luigi Magni con cui ha vinto un David di Donatello. «Se ricordi il mio nome» è il suo secondo romanzo pubblicato da Corbaccio dopo «Se ho paura prendimi per mano».

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Dinosaurium – Il grande libro dei dinosauri di Lily Murray e Chris Wormell (Rizzoli 2018) a cura di Elena Romanello

16 marzo 2018
Dinosarium

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Sono vissuti sulla Terra molto prima dell’arrivo degli esseri umani, che di loro hanno trovato solo le ossa e qualche altra traccia, ma hanno saputo ispirare l’immaginario più forse di tanti animali esistenti, da quando non si era ancora data una spiegazione scientifica della presenza dei loro resti, prima degli studi di Charles Darwin, fino ad oggi: ovviamente si sta parlando dei dinosauri, grandi protagonisti di letteratura, cinema, fumetti, videogiochi, di cui periodicamente si raccontano ancora storie di avvistamenti, come tutto il folklore sul mostro di Loch Ness, che altro non sarebbe che un plesiosauro, un dinosauro marino.
Sui dinosauri sono uscite appunto negli anni varie opere, in vari media, e spesso si è dimenticato però di inquadrarli dal punto di vista realistico e scientifico, raccontando la loro vera esistenza, studiata ormai a fondo dalle tante testimonianze che hanno lasciato, ossa, orme, denti, che hanno riempito i Musei di paleontologia e scienze naturali di mezzo mondo. A raccontare la vita dei dinosauri reali ci pensa un libro illustrato dal formato atlante, Dinosaurium, che esamina ogni lucertolone dell’epoca con caratteristiche e vita, ricordando tra l’altro che non tutti i dinosauri vissero nello stesso periodo.
Nelle intenzioni Dinosaurium, un libro di oggi che ha il fascino dei libri storici sulla natura e anche di quelli magici di Hogwards su cui studiava Harry Potter, si dovrebbe rivolgere ad un pubblico di bambini, ma in realtà come taglio e come raffinatezza della presentazione, oltre che come rigore naturalistico che non cade mai nella noia, è davvero un volume per tutte le età, per tutti i bambini che negli anni si sono appassionati a questi lucertoloni a tratti temibili, simbolo alla fine della caducità della vita sulla Terra, ma anche di onnipotenza, grandezza, forza, fonte di ispirazione per tutte le creature immaginate, draghi in testa.
Un libro interessante quindi per scoprire la verità su una figura saccheggiata dalla fantasia, con icone che vanno da Godzilla ai dinosauri di Jurassic Park, ma che ha avuto una vita forse ancora più interessante nella realtà, in tanti che erano e tanti e tanti anni fa.

Lily Murray è una paleontologa freelance che vive in Galles, in un cottage nel bosco. Ha lavorato come editor prima di dedicarsi alle sue passioni: scrivere, camminare e cercare fossili.

Chris Wormell è un illustratore inglese specializzato in illustrazione scientifica e premiato nel 1991 dalla Fiera del libro di Bologna. Collabora col Victoria & Albert Museum, Natural History Museum of London, The National Trust e il quotidiano The Guardian. Ha vinto numerosi premi.

Source: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia Claudia Fachinetti dell’ufficio stampa Mondadori.

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:: Biblioteca Valle Aurelia ospita Lene Kaaberbøl: incontro ed intervista con la scrittrice a cura di Maria Anna Cingolo

15 marzo 2018

Lene Kaaberbøl incontro ed intervista con la scrittrice

Mercoledì 10 marzo 2018.

La Biblioteca Valle Aurelia di Roma ha ospitato un evento di respiro internazionale beneficiando della presenza di Lene Kaaberbøl, pluripremiata autrice per ragazzi, molto famosa soprattutto nel nord Europa. L’incontro, moderato dal professore e scrittore Saverio Simonelli, ha avuto come pubblico circa settanta ragazzi della scuola secondaria di primo grado, la maggior parte armati del libro della Kaaberbøl oggetto della discussione, Wildwitch. La prova del fuoco. La saga Wildwitch è un fenomeno di successo internazionale che trova posto nelle librerie italiane grazie a Gallucci, editore che ne ha comprato i diritti. Per ora sono stati pubblicati in italiano i primi due volumi (La prova del fuoco e Il sangue di Viridiana) su un totale di sei episodi che, assicura Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci, la casa editrice intende pubblicare tutti, il terzo quest’estate e gli altri a seguire. Inoltre, è in corso un adattamento cinematografico dei libri della saga.
L’incontro è stato particolarmente intenso grazie alla partecipazione attiva e gioiosa dei ragazzi e alle loro numerosissime domande, sempre educatamente segnalate alzando la mano, talmente tante che quando il professor Simonelli ha dovuto concludere la discussione perché il tempo era in scadenza, non tutti hanno potuto soddisfare la propria richiesta. I ragazzi hanno domandato a Lene Kaaberbøl come ha maturato il sogno di diventare scrittrice, quante ore al giorno dedica alla scrittura, come sceglie i titoli o i nomi dei personaggi, se le dispiace che sia l’editore a decidere la copertina dei suoi libri, a chi dedica il suo successo, quali sono i suoi animali preferiti, quale genere di libri leggeva da bambina, quale sarebbe stata la sua reazione a dodici anni se avesse scoperto di essere una wildwitch come la sua protagonista Clara. A queste e a tante altre domande, l’autrice ha risposto in danese tradotta in simultanea da un interprete; proprio questa nuova esperienza, che evidenzia la centralità della traduzione, ha polarizzato anche l’attenzione di quei ragazzi inizialmente più distratti ma che, in breve tempo hanno iniziato ad alzare le proprie mani in cerca di risposte.
Al termine dell’incontro, Lene Kaaberbøl ha autografato i libri e le pagine di diario strappate opportunamente da alcuni ragazzi pur di conservare la firma preziosa di questa autrice così importante. Questa mattinata sui generis e memorabile è stata resa possibile grazie alla viva collaborazione tra Biblioteca, Casa editrice e Scuola, tre realtà indipendenti ma fortemente connesse, tutte fondamentali per la crescita di ogni bambina e bambino.
Quando le classi sono uscite dalla biblioteca, ho potuto intervistare anche io Lena Kaaberbøl.

Wildwitch. La prova del fuocoCominciamo dall’inizio: ha deciso di diventare una scrittrice a dodici anni, come è cambiata la sua vita dopo aver pubblicato i suoi primi due libri a soli quindici anni?

La domanda non si è posta subito quando io ho cominciato da quindicenne, solo più avanti quando la mia carriera ha preso una strada definitiva nel 2003 e io avevo 43 anni ed ero anche insegnante. Lì ho dovuto pormi la domanda se dovevo essere sia insegnante che scrittrice o se dovevo buttare tutta la mia energia su solo questo mio essere scrittrice.

Invece oggi, lei è un’autrice famosa e pluripremiata e noi finalmente in Italia grazie a Gallucci possiamo leggere dallo scorso anno questa serie Wildwitch che continua a riscuotere tantissimo successo. Dove ha trovato l’ispirazione, c’è stato un momento in cui ha pensato “Sì, quest’idea è proprio adatta alla scrittura di un libro”?

Sì, infatti quando ho avuto questa idea in cui gli animali hanno un ruolo molto importante io percepivo che mancava questo tipo di libro, questo tipo di letteratura, quindi quando mi è venuta l’idea ho avuto come la sensazione “sì, forse riesco a colpire un nervo scoperto” e quindi era quasi come un intuito che ho avuto.

Possiamo dire che la serie Wildwitch sia un buildungsroman perché Clara ha dodici anni quando scopre di essere una strega e all’inizio è impaurita, non pensa di essere adatta e coraggiosa e, anche se io ho potuto leggere soltanto due libri della saga, lei cresce tantissimo, acquista consapevolezza dei suoi poteri e anche una certa forza e sicurezza di sé. Che cos’è una wildwitch? Come la definirebbe e quali sono i poteri della strega selvatica?

Ci sono due aspetti fondamentali. Innanzitutto lei riesce attraverso a questi suoi poteri a comunicare con il mondo degli animali, questa è una cosa. Un’altra cosa è che lei riesce a usufruire di quelle che l’autrice chiama “le vie selvagge” o “le vie misteriose”, quelle vie che permettono ad una persona di fare un viaggio da un punto all’altro in pochissimo tempo però sono delle vie difficili da percorrere se non hai delle abilità particolari perché spesso queste vie sono inondate di nebbia, per esempio, quindi sono difficilmente percorribili.

Quindi, il rapporto con gli animali è proprio il cuore dei poteri di queste streghe e di Clara. Gli animali hanno una propria dignità, un proprio carattere e devono essere protetti e rispettati. Quindi, al di là della magia, possiamo dire che tutti noi fin da bambini possiamo essere wildwitch?

Sì, diciamo che ha ragione. Veramente abbiamo una specie di potenzialità almeno in teoria di diventare una specie di wildwitch.
Infatti, questa è la teoria ma è la pratica ad essere importante. Kimera (ndr. Personaggio antagonista) era una wildwitch ma poi ha preso una strada sbagliata scegliendo di sfruttare gli animali. Kimera rappresenta quella parte dell’umanità che cura solo i propri interessi e non pensa alle conseguenze che determinate azioni hanno sull’ambiente? Le due creature che compaiono nel secondo libro (Wildwitch. Sangue di Veridiana), Niente di Niente la ragazza-uccello e le sue sorelle squalo-uccello sono un riferimento agli esperimenti genetici che l’uomo fa sugli animali?

Kimera è una wildwitch come Clara, ha gli stessi poteri ma quei poteri vengono usate in maniera negativa. Lei è sicuramente una figura negativa perché infrange subito la prima regola di una wildwitch, quella secondo la quale non si può prendere senza dare ma lei prende, prende e continua a prendere. Per quanto riguarda la domanda su Niente di Niente e le sue sorelle squalo, sì, può essere una metafora, una rappresentazione di chi nel mondo reale di oggi usa gli animali per fare esperimenti.

Comunque Clara oltre ad essere una strega è anche una ragazza come tutte le altre e con una vita in parte simile a quella degli altri: si cura del suo aspetto, ha un amico speciale, i suoi genitori sono separati e alla fine del suo libo affronta anche il bullismo. C’è qualcosa di autobiografico in questa parte della vita di Clara che lei descrive?

Innanzitutto, posso dire che io conosco bene cosa vuol dire essere bullizzata, l’ho provato e quindi ovviamente ogni scrittore mette una parte di sé in quello che scrive, però è anche vero che molte delle cose che scrivo sono proprio pura fantasia che io ho inventato. Ciò non toglie che io posso scegliere di mettere delle cose di me che io ho provato nella mia vita in quello che scrivo.

La serie include sei libri e, mentre noi italiani aspettiamo di leggere i restanti, stanno girando anche un film. Lei ha potuto partecipare alla scrittura della sceneggiatura o ha ceduto soltanto i diritti?

Allora, per quanto riguarda la sceneggiatura io sono stata coinvolta nel senso che mi hanno fatto leggere delle parti della sceneggiatura. Come scrittrice devo dire che secondo me l’importante è fidarsi delle persone che stanno lavorando sul film. Se tu vuoi soltanto dribblare con il pallone e fare goal solo tu non devi giocare con loro. Quindi se accetti questo ruolo devi anche essere pronto a far giocare loro con il pallone.

Un’ultima domanda: quando ero piccola leggevo le W.i.t.c.h. (ndr. Fumetto e romanzi italiani della Disney) e ho visto che qui sono esposti alcuni libri della saga alla cui scrittura lei ha partecipato. Volevo sapere come è andata questa esperienza che coinvolge altre streghe sempre legate agli elementi della natura.

Innanzitutto, è stata un’esperienza molto interessante, però è stata anche non facile perché è stato un lavoro commissionato e ho dovuto consegnare un prodotto professionale. Il fatto che si trattasse di un lavoro fatto per la Disney Corporation ha significato delle limitazioni. Per esempio, hanno detto che non si può parlare di “soldato”, non bisogna nominare i soldati quindi se uno intendeva mettere dei soldati nella trama forse doveva trasformare il soldato in guardia, per esempio. Poi per esempio non potevo nominare le figure di altre produzioni Disney e invece di nominare per esempio quella che perde la scarpa di cristallo, Cenerentola, non nomino Cenerentola ma dico che c’è una che perde una scarpa di cristallo. Quindi, quando ho fatto questa scrittura ho dovuto ripensare un pochino la trama, essere un pochino “furba”, tra virgolette, ma alla fine ne ha beneficiato il libro perché secondo me è venuto fuori un prodotto molto carino.

Conclusa l’intervista, Lena Kaaberbøl ha autografato anche le mie copie e ci siamo salutate. Non resta che aspettare il terzo volume di questa saga, ricordando ai bambini, ma anche a noi stessi, che tutti possono essere wildwitch e decidere di schierarsi dalla parte di chi protegge e rispetta gli animali quindi, di conseguenza, anche l’ambiente in cui vivono.

:: Autunno tedesco di Stig Dagerman (Iperborea 2018) a cura di Viviana Filippini

15 marzo 2018
Autunno tedesco

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Autunno tedesco di Stig Dagerman è uno dei libri che meglio riescono a raccontare al lettore quelle che furono per i tedeschi le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1946, l’autore svedese aveva 23 anni e venne contattato dall’Expressen che gli propose di andare in Germania per fare una serie di reportage sulle condizioni del Paese dopo la fine del conflitto bellico. Dagerman aveva appena pubblicato il suo prima romanzo, ma non rifiutò l’incarico e per due mesi circa sì stabili in Germania. Uno degli aspetti che più colpì lo scrittore anarchico e antimilitarista fu la folta presenza di giornalisti nelle diverse città tedesche dove lui si recò. Ad ogni angolo, dentro ad ogni piazza o via c’erano giornalisti come lui intenti a provare a raccontare il dopoguerra. Dopo aver raccolto materiale e testimonianze, quello che Dagerman fece nelle pagine del suo libro edito ora da Iperborea fu semplice, e molto reale, perché lui raccontò la realtà dei fatti per come li vide e per come li percepì. Uno degli aspetti costanti del testo sono le macerie, i resti distrutti dei palazzi e delle costruzioni entro le quali l’autore di aggirava. Da Amburgo a Berlino, fino a Colonia lo scrittore viaggiò su treni stracolmi di persone che non erano gli ebrei deportati nei campi di sterminio, ma i tanti tedeschi rimasti senza tetto. Dagerman ebbe la possibilità di vedere tanto altro, da intere famiglie che abitavano in scantinati mezzi allagati, a individui che cercavano riparto tra le macerie che un tempo erano state della abitazioni. Persone affamate alla costante ricerca di cibo per riempire la pancia costante vuota. Accanto a questi tedeschi che non avevano più nulla, e che in certi momenti della lettura di Autunno tedesco sembrano quasi non essere del tutto consapevoli dello stato di precarietà nel quale si trovavano a vivere, si innestano le Potenze occupanti che vinsero la guerra, tutte impegnate ad allestire i processi di guerra per punire i colpevoli delle malefatte compiute. Accanto a questo processo ci fu quello della denazificazione che prese di mira nomi già noti alla Storia, ma anche gente comune, la quale aveva pensato bene di arricchirsi a spese delle innocenti vittime. Quello che però Dagerman evidenzia è come il voler epurare dal nazismo i tedeschi a lui sembrò una messa in scena, più che qualcosa di concreto, perché le preoccupazioni e gli interessi della gente erano altrove. Autunno tedesco di Stig Dagerman è un ritratto lucido e sferzante che scava nelle viscere della Germania del dopoguerra e della gente comune che la viveva e che però non riusciva a concentrarsi sulle questioni politiche, perché era troppo impegnata a tentare di sopravvivere alla povertà, alla fame e alla distruzione per non soccombere alla tremenda miseria causata dal conflitto. Traduzione di Massimo Ciaravolo. Postfazione di Fulvio Ferrari.

Stig Dagerman era nato nel 1923, segnato da una drammatica infanzia, considerato il “Camus svedese”, in perenne rivolta contro la condizione umana, anarchico viscerale cui ogni sistema va stretto, militante sempre dalla parte degli offesi e umiliati, incapace di accontentarsi di verità ricevute, resta nella letteratura svedese una di quelle figure culto che non si smette mai di rileggere e di riscoprire. Dal 1946 scrisse quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti, articoli, sceneggiature di film, che continuano a essere tradotte e ristampate. Bloccato da una lunga crisi creativa e angosciato dal peso delle enormi aspettative suscitate dal suo talento, si uccise nel 1954.

Source: inviato al recensore dall’ufficio stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione di Alessandro Fabbri Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (Salani 2018) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2018
Il ragazzo invisibile

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Da sempre si pensa che il fantastico e l’Italia siano incompatibili, anche se negli anni ci sono stati autori e autrici di romanzi e fumetti che sembrerebbero contraddire questo, senza contare alcuni film insoliti usciti in questo ultimo periodo, che hanno parlato di fiabe e super eroi partendo dalla nostra penisola.
Uno di questi film è Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, di cui all’inizio del 2018 è uscito il doveroso secondo capitolo, Seconda generazione, nuove avventure per Michele Silenzi, cresciuto rispetto al primo film e alle prese con la tragica scomparsa dell’amata mamma adottiva Giovanna e con l’arrivo improvviso della sua vera madre, la speciale Yelena, che però potrebbe riservare sorprese non gradite, come la sorella ritrovata Natasha, pirocinetica con alle spalle una vita ben diversa dalla sua.
Il film è stato accompagnato da varie iniziative editoriale, come l’uscita sotto forma di romanzo della sceneggiatura del film, scritta a sei mani da Alessandro Sardi, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, una cosa comune all’estero dove le novelizzazioni di film e serie tv sono diffusissime, insieme a storie inedite in libro e ancora tutta da esplorare qui da noi se si escludono saghe celebri come Star Wars.
Il ragazzo invisibile Seconda generazione immerge nelle atmosfere del film, raccontando su carta la storia vista sullo schermo, e si rivolge sia a chi è andato al cinema sia a chi non l’ha fatto ma vuole scoprire un universo in salsa italiana che non ha nulla da invidiare a quelli stranieri. La storia del ragazzo invisibile mescola elementi degli X-Men, con una punta di mitologia sulla Guerra fredda con X-Files, raccontando anche la storia di un adolescente che cerca di superare il suo lato oscuro e i suoi problemi esistenziali, e quindi una metafora della realtà.
Il secondo capitolo cinematografico e libresco de Il ragazzo invisibile lascia una porta aperta per almeno una conclusione della trilogia, e si spera anche per una presenza di fantasy e fantascienza fatti in Italia in vari media.

Alessandro Fabbri nato a Ravenna nel 1978, è scrittore e sceneggiatore. Ha pubblicato i libri Mai fidarsi di un uomo che indossa un trench blu, con cui ha vinto il premio Campiello giovani, Mosche a Hollywood, Quell’estate di sangue e di luna scritto a quattro mani con Eraldo Ballini e Il re dell’ultima spiaggia. Tra la sue sceneggiature ricordiamo quelle dei due film de Il ragazzo invisibile e dei serial tv 1992 e 1993.

Ludovica Rampoldi, romana, classe 1979, è sceneggiatrice di film come La kriptonite nella borsa, Il giolellino, La ragazza del lago e i due capitoli de Il ragazzo invisibile.

Stefano Sardo, di Bra, classe 1972, è sceneggiatore e musicista. Tra i suoi lavori ricordiamo i serial 1993, In treatment, La nuova squadra e Il tredicesimo apostolo.

Source: omaggio dell’editore, si ringrazia Simona Scandellari dell’ufficio stampa Salani.

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:: La bottega dei sogni di Mariangela Camocardi (Mac Books Dreams 2017) a cura di Marcello Caccialanza

14 marzo 2018

La bottega dei sogni“La bottega dei sogni” ultima fatica della scrittrice Mariangela Camocardi, edita dalla Mac Books Dreams, rappresenta un vero e proprio esempio di romanzo di tensione costruito con grande precisione e meticolosità di intento. Il tessuto della stessa trama presenta infatti una ben ponderata e ragionata concatenazione di situazioni e meccanismi narrativi che si coagulano in modo esemplare tra loro, senza creare quei fastidiosi vuoti di narrazione o peggio ancora quelle orrende inesattezze spazio-temporali che lasciano davvero perplessi i veri lettori.
Il soggetto principe di questo apprezzabile romanzo di genere è costituito da una sorta di “triunvirato” al femminile, formato da tre amiche per la pelle: Rossella, Nora e Penny; le quali per un capriccio del destino ereditano una bottega di libri, ma soprattutto un mare di guai.
Attorno a questo piccolo mondo al femminile ruotano dei personaggi alquanto curiosi e ben funzionali alla stessa economia della storia: il poliziotto sexy e piacione che ama ballare il tango e far cadere ai suoi piedi ogni preda che gli si fa incontro; uno chef tombeur de femme che ama sedurre con la realizzazione di gustosi piatti afrodisiaci ed infine uno stalker che vuole vendicarsi della sua ex, rea, secondo lui, di averlo lasciato ingiustamente.
Questo a mio avviso è un romanzo da non perdere perché è appassionante, ricco di amore e nello stesso tempo carico di ferocia ed odio, di sapori e di colori vicini e lontani, proprio come la nostra stessa esistenza.

Mariangela Camocardi è nata a Verbania nell’immediato dopoguerra e ha sempre vissuto nella sua bella e amata Intra. Decide di cimentarsi nella scrittura, che rappresenta una sua grande passione, quando resta priva di occupazione a causa della grave crisi industriale che colpisce l’alto novarese nel 1983.
Mariangela Camocardi ha dato alle stampe circa 50 tra romanzi e racconti spaziando dal genere storico all’horror, women’s fiction e steampunk, favole e commedia romantica.
Tra i suoi titoli più apprezzati, Tempesta d’amore, Sogni di vetro, Talismano della dea, La vita che ho sognato, Lo scorpione d’oro, Ciribalà, Un segreto tra noi. L’autrice è stata direttore della rivista Romance Magazine.

Source: libro del recensore.

:: Eravamo felici di Tiziana Iaquinta (Algra Editore 2018) a cura di Floriana Ciccaglioni

14 marzo 2018

Eravamo feliciLo scorso febbraio Algra Editore manda alle stampe il secondo romanzo della calabrese Tiziana Iaquinta “Eravamo felici”, il racconto che la piccola protagonista Caterina fa dei tre giorni successivi all’improvvisa e inaspettata morte del padre.
Grazie agli studi pioneristici condotti sul tema della pedagogia del dolore, per prima la studiosa mette nero su bianco il modo migliore per affrontare un’assenza irreversibile nella vita dell’uomo, quella della morte.
Passa quindi da una scrittura saggistica (usata nei lavori precedenti “La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità” edito da Aracne nel 2014 e in “Generazione tvb. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso” edito dal Mulino nel 2017) a quella romanzata (che il lettore ha già trovato in “Ciao Caterina. Lettera sulla soglia” edito da Armando nel 2011 e Pellegrini nel 2014).
Il libro racconta la morte attraverso lo sguardo di una bambina. Uno sguardo che si posa sui dettagli più semplici eppure invisibili agli occhi di un adulto. Attraversare la strada con la mano stretta dentro quella della mamma non la potrà proteggere dalle macchine che arrivano dal lato opposto della strada, quello da cui era solito proteggerla il papà; la notte rimane sveglia perché il papà, da un momento all’altro potrebbe tornare; se fosse stata avvisata della morte improvvisa che avrebbe -di lì a poco- sconvolto la sua vita, avrebbe pregato Gesù, perché Lui ascolta sempre i bambini.
Sebbene in alcuni momenti della scrittura la resa del punto di vista della bambina viene meglio realizzata dalla penna della scrittrice piuttosto che in altri (nei quali emergere la voce dell’adulto che sta dietro la realizzazione del romanzo), nel complesso l’operazione risulta riuscita.
Sul finire della narrazione si concentrano i momenti più belli del racconto, perché carichi di quel dolore sincero capace di tramutarsi in speranza per i giorni che verranno. Quella speranza che l’autrice vuole lasciare al suo lettore. A quest’altezza appare chiaro che, più che per le parole di Caterina, le lettere si posizionano una accanto all’altra per descrivere le aspettative che la scrittrice poggia sulle spalle della sua giovane protagonista.
Parole che risultano un inno alla potenza della scrittura, perché la vita è come un libro e la morte il vento che ne agita le pagine fino a chiuderlo. L’unico modo per fargli un <> è scrivere, disegnare, scarabocchiare le pagine. Scrivere diventa, quindi, il modo per esorcizzare il dolore provocato dalla morte. Scrivere diventa il centro della pedagogia del dolore.
Con l’appendice “Aver cura di chi resta. Pensieri a margine” l’autrice regala alcune di quelle nozioni tecniche che hanno abitato le pagine dei suoi saggi e che aiutano il lettore a meglio comprendere quelle dinamiche che Caterina vive durante il racconto.

Tiziana Iaquinta insegna Pedagogia generale e sociale all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca è relativa alla metodologia dei laboratori e alla pedagogia del dolore. Tra i saggi più recenti: La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità (Aracne, 2014); Generazione TVB. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso (con A. Salvo, il Mulino, 2017). Tra le opere di narrativa, Ciao Caterina. Lettera sulla soglia (Armando 2011; Pellegrini, 2014).

Source: libro del recensore.

:: Inevitabile di Deborah P. (Selfpublishing 2017) a cura di Micol Borzatta

14 marzo 2018

hfghDorian è un ragazzo molto particolare.
Da quando ha otto anni viene picchiato dal padre, ma il vero dolore lo sente quando è costretto ad andare da uno psichiatra perché ritenuto pazzo.
Dorian infatti ha la capacità di vedere la gente morta.
Capacità che ha imparato con gli anni, e grazie al fantasma della nonna, a tenere nascosta, vincendo così una borsa di studio, diventando il migliore nello sport e a essere ammirato da tutte le donne.
Dorian però è solo. Il suo cuore batte solo per Raylai.
Una ragazza amante dei libri e dello studio, che sta sempre in disparte, quasi fosse invisibile.
La vita di Dorian però è pericolosa e dovrà affrontare ogni sua paura per farla entrare nella sua vita e dichiararsi a lei.
Inevitabile è il primo volume di una trilogia.
Formato da un insieme di generi possiamo vivere un’atmosfera rosa/erotica, paranormal thriller e young adult.
I due personaggi principali sono un pochino un cliché: lui bello, ricco e campione di basket e lei anonima, studiosa che si crede una di tante e invece è una bellezza mozzafiato.
Nonostante questo sono molto ben descritti, come ben descritti sono i personaggi e le ambientazioni che compaiono in tutta la storia.
Molto ben trattato l’argomento della violenza sui bambini tra le mura domestiche, che viene trattato con delicatezza e conoscenza, senza mai diventare banale o troppo sentimentale.
Unico vero difetto sono i refusi presenti nel testo, ma purtroppo è una cosa normalissima in un self publishing.
Nel complesso un bel romanzo che mette curiosità sul continuo della storia.

Source: pdf inviato dall’autore al recensore.

:: Invisibili di Vincenzo Soddu (Arkadia Editore 2018) a cura di Federica Belleri

14 marzo 2018
Invisibili

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Alessandro insegna a Cagliari. I giorni gli sembrano tutti uguali. Sua moglie ha chiesto e ottenuto divorzio e casa. Dorme poco e ha incubi frequenti. L’impatto con i suoi alunni è una continua lotta, fatica a comprenderli e ad entrare in sintonia con loro. Prova a preparare lezioni alternative, ma i suoi tentativi sono timidi e impacciati. È in grado di provare empatia? Riesce a dare la giusta importanza ai suoi ragazzi? Cosa sente davvero per la sua professione?
Si costringe a osservare meglio la sua classe e comprende di dover catturare i loro interessi. Nell’epoca dei social, del digitale a tutti i costi, Alessandro affronta il suo status di professore approcciando in modo diverso ogni singolo alunno. Ascolta le loro storie, le loro impressioni di adolescenti fragili. Cosa chiedono i giovani agli adulti?
Essere invisibili a volte è utile. Essere problematici può trasformarsi in una risorsa per gli altri. Perché spesso la responsabilità aiuta a crescere, e scontrarsi con la realtà è doveroso.
Invisibili è una pagina di registro scolastico, è la sensibilità di giovani che si nascondono dietro alle maniere forti. Due generazioni a confronto che in qualche modo si completano.
Insegnare e apprendere, un gioco di ruolo in una sorta di andata e ritorno. Per dare nutrimento a giovani meravigliosi ma complicati. Per risvegliare nei professori il desiderio di essere davvero parte della loro classe, senza pregiudizi o false aspettative. Uno spaccato di vita attuale e concreto. Una lettura molto interessante.
Ve lo consiglio.

Vincenzo Soddu, nato a Cagliari nel 1962, laureato in Lettere, nel 1987 inizia a lavorare nel mondo della scuola. Contemporaneamente si dedica a ciò che ama di più: scrivere. Spazia dai brevi saggi storici ai racconti della memoria. Nel 2011 ha pubblicato il saggio storico-narrativo “Una pergamena in sardo e latino”, in Templari, crociate, giudicati e ordini monastico-cavallereschi nella Sardegna medioevale, a cura di Massimo Rassu (Arkadia Editore). Dal 2012 gestisce il blog libriedintorniblog. Nel 2013 esordisce nella narrativa con La neve a Gaza (Caracò), libro incentrato sui difficili temi della guerra e dell’integrazione, romanzo che lo ha portato a lavorare a stretto contatto con le associazioni di volontariato. Nel 2015, per Cuec, ha pubblicato Un’isola da bere, sesto numero della Rivista “Mieleamaro”, un’avventura letteraria accompagnata dal profumo del vino, scritta insieme a Gianni Stocchino. Vive e lavora a Cagliari come insegnante in un Liceo.

Source: inviato dall’ editore al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: I bambini di Escher di Paolo Pedote (Todaro editore 2017) a cura di Viviana Filippini

13 marzo 2018
I bambini di Escher

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Il romanzo di Paolo Pedote – I bambini di Escher– pubblicato da Todaro editore è un giallo e allo stesso tempo un thriller mozzafiato. Già dalle prime pagine il lettore si troverà catapultato in una Milano torbida e violenta nella quale una serie di omicidi si susseguiranno uno dietro l’altro. Per compicciare incontriamo Alicia, una giovane che ha perso tutto giocando alle slot. La donna, alla quale hanno tolto pure l’ultima dose di droga, torna a casa, ma la sua esistenza subirà una battuta d’arresto quando la aggrediranno con l’acido. E sulla scena compare Nerone Crespi. Pedote sposta la narrazione su un giovane barista che vorrebbe fare carriera nel mondo dell’hip hop. Tutto per lui cambia quando portano cibo e bevande in un ufficio e gli tagliaeranno la gola. Ancora una volta compare Nerone Crespi. Chi è costui che aleggia sempre nei luoghi dove accadono tremendi assassini? Il presunto colpevole? Uno testimone? O, una persona qualunque che si trova sempre nei paraggi della scena del delitto? No Nerone Crespi, un emarginato, è un uomo che non ha memoria e che non riesce a ricordare il proprio passato. Nerone è in cura in una comunità e a seguirlo c’è una dottoressa che lo accudisce con tutte le attenzioni possibili e immaginabili. La vita di Nerone si incrocia con quella di Angela Delfino, soprannominata “La Sbirra”, una donna a capo della Squadra Mobile che però ha rassegnato le dimissioni, perché disgustata della giustizia e della propria funzione in Polizia. I due si incontrano dopo che Nerone rischia di finire investito dalla “Sbirra” stessa. Motivo: lo smemorato Nerone è sotto shock dopo essere stato spettatore di una scena impressionante. Lui ha visto un uomo nudo, completamente ricoperto di sangue, in corsa per le strade di Milano. Da sospettato a testimone, per Nerone, grazie anche all’empatia con Angela Delfino, ci sarà un cambiamento di ruolo, perché sì è vero che l’uomo ha dei vuoti di memoria spiazzanti ma, allo stesso, tempo ha un fine intuito che porterà alla luce realtà scioccanti per le indagini. “I bambini di Escher” è un giallo con venature piscologiche, perché Pedote ha creato una vasta gamma di personaggi delusi dalla vita o rifiutati dalla società, coinvolti in una scia di brutali omicidi all’apparenza inspiegabili. La narrazione di Pedote sembra una grande vetrina dove scorrono le tipologie umane più disadattate, quelle che hanno maggiore difficoltà a stare nelle società e che, se guardiamo la realtà vera del quotidiano, non sono così finte come vorremmo credere. Certo è che l’indagine compiuta dalla “Sbirra” con l’aiuto di Nerone porterà alla luce aspetti del genere umano del tutto impensabili. Sarà un cammino pieno di insidie e di scoperte che lasceranno segni indelebili in quei personaggi letterari che animano “I Bambini di Escher” di Paolo Pedote. Creature della finzione non troppo lontane da quello che i tanti fatti di cronaca nera ci raccontano ogni giorno, a dimostrazione di come il confine tra realtà e finzione sia molto più labile di quello che potremmo pensare.

Paolo Pedote (Milano 1966) ha collaborato con Radio Popolare, Radio Città Fujiko e diverse riviste. Tra le sue pubblicazioni: Storia dell’omofobia, prefazione di Gian Antonio Stella, Odoya; L’apocalisse secondo Pier Paolo Pasolini, Stampa Alternativa 2013. Questo è il suo primo romanzo giallo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Un’ intervista con Elisa Nicoli – autrice di “Bolle in libertà – Le tue personali ricette fai- da – te per la bellezza e la cura della casa. 50 cosmetici e detersivi eco e biologici”

13 marzo 2018

Bolle in libertàBenvenuta Elisa su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Classe 1980, sei nata a Bolzano. Sei una regista di documentari e una scrittrice. Tuoi i libri “L’erba del vicino”, “100 cult in padella”, “L’Italia selvaggia”,Pulizie creative”, “Questo libro è un abat jour”, “Senza pesare sulla terra”. Tuoi siti di riferimento elisanicoli.it e autoproduco.it. Parlaci di te, presentati ai lettori del nostro blog.

Ciao a tutti, grazie a voi di avermi contattata! Se conto il numero dei libri che ho scritto mi impressiono da sola: 7 libri in 7 anni. Ho iniziato a scrivere per puro caso, anche se mi è sempre piaciuto scrivere, non avevo mai pensato di farlo diventare un lavoro. Ho studiato comunicazione e mi sono specializzata in cinema documentario. Ho sempre pensato alla regia come al mio lavoro dei sogni. E poi mi son ritrovata a scrivere il primo articolo, nel 2007, per il mensile Terra Nuova. Avevo conosciuto il direttore ad una fiera, con la scusa di chiedergli se avesse intenzione di distribuire documentari assieme ai libri che pubblicava. Chiacchierando, è venuto fuori che facevo detersivi in casa. Mi ha quindi chiesto di scrivere un articolo con questo argomento. Mi sono divertita, a loro è piaciuto… e ho continuato a scrivere, finché, sempre per caso, Altreconomia, la mia attuale casa editrice, non mi ha chiesto di realizzare un libro. Tutta un’altra dimensione temporale e tutto un altro tipo di lavoro. Ma quando l’ho visto tra le mie mani, appena stampato, mi ha dato una tale soddisfazione che non ho più potuto smettere. Scrivere libri è una specie di droga. Al mio lavoro di regista di documentari si è quindi affiancato quello di scrittrice.

E ora per Altreconomia è uscito il tuo nuovo libro Bolle in libertà – Le tue personali ricette fai- da – te per la bellezza e la cura della casa. 50 cosmetici e detersivi eco e biologici. Seguito naturale di Pulizie creative. Ce ne vuoi parlare?

La prima edizione di “Pulizie creative” risale al 2011. Erano passati circa 4 anni dall’inizio delle mie sperimentazioni sull’autoproduzione di detersivi e saponi. Ancora poco sapevo di cosmesi. All’epoca in Italia si trovava ancora scarso materiale su queste tematiche e il mio libro ebbe un successo incredibile, che si è protratto negli anni. In tutto saranno state vendute quasi 10mila copie. Era un libro piccino, completo per la parte dei detersivi, ma un po’ scarso sulla parte della cosmesi. Dal 2011 son passati 7 anni di ulteriori esperimenti e approfondimenti e studi scientifici e contatti con chimici di professione. Sentivo l’esigenza di scrivere qualcosa di più articolato e complesso. Un nuovo libro che colmasse una nuova lacuna in Italia: un libro serio e professionale di autoproduzione di cosmetici e detersivi, sia per persone alle prime armi, sia per coloro che volessero ampliare le proprie competenze in materia di “spignattamento”. E così, più di 10 anni dopo l’inizio delle mie prime autoproduzioni ho pubblicato un nuovo libro.

È un manuale che raccoglie decine e decine di ricette fai da te per la cura della bellezza e della casa. Ogni ricetta da te formulata è frutto della tua pluriennale esperienza nella composizione di cosmetici e detersivi eco e biologici. Tutto questo studio nasce essenzialmente per difendere la salute dei consumatori e del pianeta. Come hai acquisito questo spirito green?

Con una spiccata sensibilità ambientale credo di esserci nata. Ne ho parlato approfonditamente nel mio libro autobiografico “Senza pesare sulla terra” (Ediciclo editore). Mia madre viene da una famiglia di 10 persone, in un ambiente dove era scontato non sprecare. È stata probabilmente lei a farmi sentire forte l’esigenza di rispettare questo nostro pianeta. E poi probabilmente anche il mio amore sconfinato per la natura, cioè per tutto quello che non è stato creato dall’essere umano. I boschi, le rocce, le cime delle montagne. Amo tutto questo talmente tanto, che è naturale per me averne un profondo rispetto.

Il volume è diviso in due parti: una dedicata alla cura della persona, con ricette specifiche, saponi, deodoranti, creme, tonici, e una alla cura della casa con ricette basi per tutti i tipi di pulizia, dai panni, ai pavimenti, ai casi disperati: frigo, forno, scarichi intasati, muffa. Un vero e proprio manuale dalla a alla z?

Sì, rispetto al mio “Pulizie creative” questo è un manuale (quasi) completo, che finalmente risponde a (quasi) tutti i bisogni di una persona che vuole prendersi cura di sé, della propria casa e dell’ambiente in cui vive. Certo… quel “quasi” mi permetterà di fare una nuova edizione con nuove ricette… ci sto già lavorando… almeno sulla parte della cosmesi.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso continuativo di detergenti chimici aggressivi oggi in commercio per la pulizia della casa può procurare reali danni alla salute delle donne che svolgono lavori di casa o lavorano per imprese di pulizia. Hai la percezione che questi pericoli siano efficacemente segnalati?

Oddio. Il concetto di “detergenti chimici” è un po’ troppo vago. Anche i detergenti per la casa che propongo nel mio libro sono chimici. Senza chimica… non c’è detergenza. Quello che può procurare problemi alla salute di chi ne fa largo impiego (e non a livello casalingo, ma a livello professionale) sono prodotti con una forte azione antibatterica e prodotti con profumazioni di sintesi eccessive (e non garantite ipoallergeniche). I detergenti, insomma, più aggressivi. A livello casalingo è più probabile incorrere in dermatiti da contatto, soprattutto per quel che riguarda i detersivi per la lavatrice. Dal primo giugno 2017 è obbligatoria in tutta l’Unione Europea una nuova etichettatura dei prodotti chimici (detergenti inclusi), che rende molto più evidente in fase d’acquisto i rischi che incorriamo se usiamo quel dato prodotto.

La coscienza ecologica e l’attenzione per l’ambiente sono temi di stretta attualità, non così diffusi nonostante gli allarmi anche delle organizzazioni internazionali. Spesso le persone vicine a queste tematiche vengono ancora considerate eccentriche o perlomeno delle persone che esagerano il problema. Nel tuo ambito, nella tua esperienza, le persone che si rivolgono a te, comprano i tuoi libri, ti chiedono consigli magari tramite i tuoi siti, vivono il tutto come una moda o percepisci delle esigenze più profonde?

Da quando mi occupo di autoproduzione e di educazione ambientale, cioè dal 2006-2007, le cose sono sensibilmente cambiate. In meglio. Molte più persone si sono avvicinate ai temi dell’autoproduzione, non considerando più il farsi le cose in casa come “eccentricità”, ma come necessità. Molte persone che ho incontrato nei miei corsi (terzo lavoro che faccio…) sono interessate a questi argomenti soprattutto per un’aumentata sensibilità ambientale. Molte persone ci si avvicinano al primo figlio. È lì che cominciano a porsi domande rispetto a ciò che utilizzano quotidianamente. Non ho mai conosciuto nessuno personalmente che facesse scelte di rispetto dell’ambiente per moda. Quello è più legato secondo me al settore alimentare.

L’autoproduzione casalinga è in netto aumento. Hai dei dati di riferimento su questo tema?

Dati non credo esistano. Non ho mai cercato. Sicuro è che c’è stato un aumento esponenziale di blogger, canali YouTube, pubblicazioni da quando ho cominciato ad oggi. E sicuro va di pari passo con un’aumentata domanda di queste tematiche.

Metti anche in guardia dalle fake news e da tutto quello che circola su internet che a volte può davvero essere pericoloso. Come difendersi?

Come per le altre fake news per difendersi serve la testa e il buonsenso. Non si può prendere come oro colato tutto quello che si trova su internet (e per la verità anche su alcuni libri ho trovato degli strafalcioni enormi). È necessario un giusto senso critico rispetto a tutto quello che si legge. La ricerca delle fonti è fondamentale: chi ha fatto quell’affermazione? Su quali basi? Ci sono dei dati oggettivi a supporto di quello che scrive? Che autorevolezza ha chi scrive? Ha le competenze necessarie per scrivere? Si pone con un approccio scientifico o sensazionalistico? Porsi domande, non cercare disperatamente risposte.

Insegni poi come leggere un’etichetta e interpretare l’INCI International Nomenclature of Cosmetic Ingredients. Vero?

Non è un’impresa semplice, ma cerco di dare un orientamento rispetto ad una lettura critica dell’etichetta di un cosmetico (e di un detersivo). Non è semplice, perché la lista degli ingredienti ammessi e codificati con l’INCI è lunghissima, quindi è impossibile anche per chi fa il formulatore di professione conoscere tutti gli ingredienti. Ciò che offro è una classificazione di massima, in cui considero i più recenti dati scientifici (e attendibili) rispetto alle componenti più diffuse.

In termini di risparmio, quanto conviene utilizzare detersivi e detergenti eco e biologici? Hai fatto delle stime anche generiche?

Sebbene io abbia iniziato a realizzare detersivi per risparmiare (rispetto all’acquisto di detergenti bio-ecologici) non mi sono mai più posta il problema della spesa effettiva. Le mie priorità sono altre e le ho chiaramente dichiarate nel libro. Non sempre con l’autoproduzione si va a risparmiare: se si vogliono detergenti che funzionino almeno quanto quelli bio-eco, occorre utilizzare delle materie prime che a volte possono essere piuttosto costose. Dipende da dove si riesce a recuperare ciò che ci serve. Un esempio: se avete amici che vanno a Livigno fatevi portare dell’alcol a 95° (invece di 15€ ne spenderete 3€ a litro) e in questo modo avrete dei prodotti altamente performanti ad un prezzo ridicolo (come lo spray per vetri sgrassante e il disinfettante per WC).

Grazie del tuo tempo, e stato un piacere parlare con te. C’è un indirizzo che vuoi segnalare dove i tuoi lettori ti possano contattare?

I miei siti che hai segnalato vanno benissimo! Mi potete anche contattare su Messenger (sperando che Facebook non filtri troppo le richieste). Grazie a voi per la stimolante intervista!