:: Eravamo felici di Tiziana Iaquinta (Algra Editore 2018) a cura di Floriana Ciccaglioni

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Eravamo feliciLo scorso febbraio Algra Editore manda alle stampe il secondo romanzo della calabrese Tiziana Iaquinta “Eravamo felici”, il racconto che la piccola protagonista Caterina fa dei tre giorni successivi all’improvvisa e inaspettata morte del padre.
Grazie agli studi pioneristici condotti sul tema della pedagogia del dolore, per prima la studiosa mette nero su bianco il modo migliore per affrontare un’assenza irreversibile nella vita dell’uomo, quella della morte.
Passa quindi da una scrittura saggistica (usata nei lavori precedenti “La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità” edito da Aracne nel 2014 e in “Generazione tvb. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso” edito dal Mulino nel 2017) a quella romanzata (che il lettore ha già trovato in “Ciao Caterina. Lettera sulla soglia” edito da Armando nel 2011 e Pellegrini nel 2014).
Il libro racconta la morte attraverso lo sguardo di una bambina. Uno sguardo che si posa sui dettagli più semplici eppure invisibili agli occhi di un adulto. Attraversare la strada con la mano stretta dentro quella della mamma non la potrà proteggere dalle macchine che arrivano dal lato opposto della strada, quello da cui era solito proteggerla il papà; la notte rimane sveglia perché il papà, da un momento all’altro potrebbe tornare; se fosse stata avvisata della morte improvvisa che avrebbe -di lì a poco- sconvolto la sua vita, avrebbe pregato Gesù, perché Lui ascolta sempre i bambini.
Sebbene in alcuni momenti della scrittura la resa del punto di vista della bambina viene meglio realizzata dalla penna della scrittrice piuttosto che in altri (nei quali emergere la voce dell’adulto che sta dietro la realizzazione del romanzo), nel complesso l’operazione risulta riuscita.
Sul finire della narrazione si concentrano i momenti più belli del racconto, perché carichi di quel dolore sincero capace di tramutarsi in speranza per i giorni che verranno. Quella speranza che l’autrice vuole lasciare al suo lettore. A quest’altezza appare chiaro che, più che per le parole di Caterina, le lettere si posizionano una accanto all’altra per descrivere le aspettative che la scrittrice poggia sulle spalle della sua giovane protagonista.
Parole che risultano un inno alla potenza della scrittura, perché la vita è come un libro e la morte il vento che ne agita le pagine fino a chiuderlo. L’unico modo per fargli un <> è scrivere, disegnare, scarabocchiare le pagine. Scrivere diventa, quindi, il modo per esorcizzare il dolore provocato dalla morte. Scrivere diventa il centro della pedagogia del dolore.
Con l’appendice “Aver cura di chi resta. Pensieri a margine” l’autrice regala alcune di quelle nozioni tecniche che hanno abitato le pagine dei suoi saggi e che aiutano il lettore a meglio comprendere quelle dinamiche che Caterina vive durante il racconto.

Tiziana Iaquinta insegna Pedagogia generale e sociale all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro. La sua attività di ricerca è relativa alla metodologia dei laboratori e alla pedagogia del dolore. Tra i saggi più recenti: La fragilità, il silenzio, la speranza. Una pedagogia del dolore per insegnare a costruire la felicità (Aracne, 2014); Generazione TVB. Gli adolescenti digitali, l’amore e il sesso (con A. Salvo, il Mulino, 2017). Tra le opere di narrativa, Ciao Caterina. Lettera sulla soglia (Armando 2011; Pellegrini, 2014).

Source: libro del recensore.

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