
Con “Non esiste alcun destino”, Roberto Pegorini scrive il capitolo più intenso e sofferto della serie dedicata all’ispettore Valerio Giusti. Un romanzo ad alta tensione che si sviluppa nell’arco di appena settantadue ore, ma riesce a contenere molto di più di un’indagine e in cui riesce a fondere thriller, noir e analisi psicologica in un convincente equilibrio, mantenendo sempre alta la credibilità dei personaggi. Un viaggio nelle zone d’ombra della coscienza, là dove il senso del dovere si scontra con i sentimenti e ogni decisione può cambiare irrimediabilmente una vita.
Fin dall’inizio il lettore deve calarsi in una situazione estrema. Una lettera anonima consegnata in commissariato apre una frattura incontrollabile : Martina, donna che ha avuto un ruolo importante nella vita di Valerio Giusti, è stata sequestrata. I rapitori gli concedono pochissimo tempo e impongono delle condizioni che rischiano di demolire tutto quanto conta per lui. Per un uomo che ha costruito la propria identità professionale sull’integrità, sull’onestà e sul rispetto della giustizia, la scelta tra salvare chi si ama o restare fedele alla legge diventa straziante.
Roberto Pegorini manovra questo conflitto morale con grande abilità. Giusti non si comporta da poliziotto infallibile, ma da uomo costretto a confrontarsi con se stesso e la propria coscienza. Pur continuando a essere lo stesso personaggio della serie: burbero, spesso scontroso, poco incline alle manifestazioni affettuose, ma dotato di grande sensibilità che emerge soprattutto nei momenti più difficili. Insomma straordinariamente umano. Dietro la sua apparente durezza si nasconde una persona capace di caricarsi sulle spalle il dolore degli altri. Stavolta, però, Giusti esita, è a un bivio. La vicenda lo colpisce nel suo punto più vulnerabile costringendolo a interrogarsi sui limiti della legalità, sul prezzo della coerenza e sul vero significato di giustizia.
Al suo fianco ritroviamo la squadra ormai affiatata e per lui indispensabile. Mirko Bettoni, il celebre “Nerd Gates”, non rappresenta soltanto il genio informatico del gruppo. In questo romanzo acquista maggior spessore, e urgenza di essere apprezzato. La sua indiscutibile lealtà verso Giusti diventa uno dei pilastri della storia. David Egger e Melissa Gardini poi, leali aiutanti pronti a rischiare pur di sostenere il loro superiore, mentre spetterà al vicequestore Giuseppe Calvanese il delicato ruolo di mediare tra le esigenze dell’indagine e le pressioni dei vertici degli inquirenti.
Ben calibrato ed efficace nella narrazione risulta il rapporto tra questi personaggi. L’autore, evitando la figura dell’eroe solitario, costruisce un’utile rete di collaborazione, fatta di fiducia, rispetto reciproco e amicizia.
La suspence cresce come in un conto alla rovescia. I capitoli scandiscono il trascorrere delle ore e accrescono la sensazione di urgenza. Ogni minuto sottratto all’indagine può risultare fatale. Si avverte angosciosamente il peso del tempo che scorre.
Parallelamente alla trama principale, Roberto Pegorini affronta temi di grande attualità: l’incontrollabile mondo dei rave party, l’uso di droghe sempre più pericolose e la vulnerabilità degli adolescenti, tutti elementi di questa realtà spiegata senza moralismi e senza scorciatoie narrative, con una generazione spesso lasciata da sola ad affrontare enormi rischi. La Milano che fa da sfondo alla storia riflette perfettamente quel contrasto: una metropoli luminosa e moderna in superficie, ma attraversata da profonde spaccature, periferie dimenticate e territori dove fioriscono criminalità e disperazione.
Come nei migliori noir, la città integra la narrazione. Milano respira insieme ai personaggi, ne accompagna gli stati d’animo, quasi come una presenza, esibendo le sue tristi albe con le strade vuote e deserte che offrono solo squallore.
Lo stile di Pegorini si conferma estremamente efficace e punta dritto al cuore della storia. Le scene d’azione diventano dinamiche e cinematografiche, mentre i momenti introspettivi possiedono notevole forza emotiva. Ma il vero nucleo del romanzo resta la riflessione sulle scelte. Il titolo stesso pare una dichiarazione d’intenti. Non esiste un destino prestabilito capace di guidare le nostre vite. Esistono solo decisioni, spesso dolorose, che definiscono ciò che siamo. Ed è proprio quando ogni alternativa sembra sbagliata che emerge la nostra natura.
Con “Non esiste alcun destino”, Roberto Pegorini consegna ai lettori un romanzo intenso, coinvolgente e singolarmente umano. Un romanzo capace di intrattenere e, allo stesso tempo, di scavare nelle emozioni più profonde dei suoi protagonisti. Una storia che parla di lealtà, amicizia, amore e responsabilità, ricordandoci che il confine tra giusto e sbagliato difficilmente è netto come potremmo credere. Quando poi si arriva alla fine resta solo una domanda difficile da ignorare: quanto saremmo disposti a sacrificare per salvare una persona amata senza tradire noi stessi?
Roberto Pegorini, nato a Milano nel 1969, è laureato in giurisprudenza e giornalista da oltre venticinque anni, specializzato in cronaca nera. Ha collaborato con numerosi quotidiani a tiratura nazionale ed è stato direttore del settimanale locale “inFolio”, nell’est milanese per diversi anni. Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Vita a spicchi”. Nel 2014 esce la trilogia che ha come primo capitolo “Cuore apolide”, seguito da “La doppia tela del ragno” e “Nel fondo più profondo”, recentemente ripubblicati con la casa editrice “iDobloni”. Sempre con “iDobloni” pubblica anche “Non sparare” (2025). Con Todaro Editore ha pubblicato “Lo hijab mancante” (2024), “Non esiste alcun destino” (2026) e in e-book il primo volume della serie sull’ispettore Valerio Giusti “Almeno non questa notte”. Ha inoltre partecipato a diverse raccolte di racconti e collabora con iniziative letterarie legate al Covo della Ladra. Conduce, insieme a Mariana Winch Merenghi, la trasmissione social “Una valigia di libri”, in cui si chiacchiera di libri e autori.









Ok è vero vero non si chiama Dan Brown e non ha scritto il Codice Da Vinci, e nemmeno la Biblioteca dei morti e seguenti come Glenn Cooper, ma Filippo Fornari, chimico piacentino ha creato con La Signora degli Inferi un avventuroso giallo avvincete, nel quale presente e passato si mescolano lasciando in chi legge alcune stimolanti curiosità da approfondire. La struttura è quella classica dell’omonimo genere che comincia con un morto assassinato – il bibliofilo Augusto Maria Orsini trovato cadavere con due antiche monete sugli occhi -, seguita dall’indagine del detective di turno – Marco Visconti- con la conseguente identificazione del caso come il fine tragico di un illecito traffico di monete false. Un’ipotesi che non convince Visconti, maggiore dei Carabinieri tornato da un missione estera e assegnato alla sezione omicidi, il quale vista la scia di morti presenti un po’ ovunque in Europa e molto simili a quella romana decide di fare di testa propria, dando il via ad un’indagine del tutto personale per capire quale mistero si nasconda dietro i brutali assassinii. Accanto a lui l’affascinante Lavinia Alibrandi, esperta di monetazione antica e un intelligente e simpatico docente in pensione di Storia delle Religioni. Chi leggerà La Signora degli Inferi non sarà trascinato solo in rocamboleschi inseguimenti nelle viuzze all’aperto e dentro al ventre di Roma, dove la tensione rimarrà sempre fior di pelle, ma sarà introdotto all’affascinante mondo della numismatica, alla scoperta del significato celato nei disegni incisi sulle antiche monete in circolazione tra le pagine della dinamica storia di Fornari. Accanto alla tipica azione del thriller, quella che ti tiene con il fiato sospeso pagina dopo pagina, si innestano le vicende personali di Visconti e di alcuni suoi comprimari, a dimostrazione del fatto che i protagonisti creati dall’autore piacentino superano i classici stereotipi del giallo (non sono attori narrativi imbrigliati in rigide qualità o categorie comportamentali) per assumere una natura più umana, che li rende simili a noi lettori. Ed ecco Visconti alla prese con il difficile rapporto con la ex-moglie e pienamente consapevole di non essere un buon padre per la figlia. Poi, tocca a Lavinia, che è sì bella e tenace, ma nasconde un passato drammatico e doloroso segnato da un grave lutto in famiglia e da un brutale violenza subìta. Un evento che le ha lasciato profonde ferite nell’animo, tanto dolorose da non riuscire a chiuderle. La coppia lotterà con le proprie questioni private, dimostrando di avere due anime sensibili e umane, ma nello stesso momento i due neodetective combatteranno contro il tempo per fermare la lunga inspiegabile scia di omicidi. Morti misteriose, dove le vittime possono essere importati personalità pubbliche o sconosciuti campagnoli. Decessi attuati seguendo rituali precisi che nascondono una realtà contorta, cupa ed inquietante, che portata a compimento potrebbe cambiare il destino dell’umanità. Il tutto è narrato da Fornari con un linguaggio schietto, rapido tipico della cronaca, che non si perde in inutili fronzoli descrittivi trascinando noi lettori nelle avventure di questo contemporaneo – concedetemi il paragone- Indiana Jones in fase di formazione!
























