Archivio dell'autore

:: Il monastero delle ombre perdute di Marcello Simoni (Einaudi 2018) a cura di Elena Romanello

25 aprile 2018

12Torna per Einaudi una nuova indagine dell’inquisitore seicentesco a Roma fra’ Girolamo Svampa, di nuovo dalla penna di Marcello Simoni, che racconta un nuovo giallo storico in un’epoca in fondo poco nota ma fondamentale per arte e cultura non solo nella città eterna.
Nella capitale papalina, nel giugno del 1625 capita una sera che la giovane e irrequieta Leonora Baroni entri con un corteggiatore nelle catacombe di Domitilla e qui faccia la macabra scoperta di un cadavere di un uomo e di una figura di donna con la faccia di capra. Fra’ Girolamo Svampa si trova in esilio in Toscana, alcune sue indagini non hanno fatto comodo al potere pontificio e si è preferito allontanarlo, ma ora solo lui può aiutare i suoi superiori a venire a capo di un mistero che può portare discredito.
Svampa accetta l’invito di padre Francesco Capiferro e torna a Roma, dove si scontra, oltre che con le difficoltà del caso, con l’opposizione del suo storico nemico Gabriele da Saluzzo, ma dove trova l’appoggio del fedele Cagnolo Alfieri. L’indagine si dimostra subito non facile, anche perché la famiglia di Leonora Baroni non è il migliore degli interlocutori: la ragazza è figlia di Adriana Basile, celebre cantante e sorella del grande scrittore napoletano Giambattista, che in una delle sue celebri fiabe ha raccontato una cosa molto simile a quella successa nelle catacombe.
Tra antichi culti e nuovi circoli al femminile, giochi di potere e intrighi, Svampa dovrà cercare di trovare il bandolo di una matassa che, se non risolta, potrebbe rovinare definitivamente la sua carriera e la sua vita.
Rispetto agli altri thriller di Marcello Simoni, basati su azione e Storia, questi su fra’ Svampa sono più meditativi e più di indagine, ma non per questo meno interessanti, anzi questo secondo capitolo immerge ancora meglio in una Roma tardo rinascimentale dove superstizione e modernità convivono e dove la ricerca della verità può essere davvero l’unica cosa che conta.
Interessante in particolare aver inserito Giambattista Basile come personaggio, figura storica realmente esistita, autore di fiabe che ispirarono Perrault e i fratelli Grimm (le prime versioni ufficiali di Cenerentola e della Bella Addormentata, in versione horror, sono sue) e in tempi recenti l’interessante film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.
Marcello Simoni ha in progetto adesso altri libri di altre sue serie, ma c’è da pensare che prima o poi ci riporterà sulle orme di Girolamo Svampa.

Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni, tutti usciti per Newton Compton. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016 e 2018), dove compare per la prima volta il personaggio di Girolamo Svampa, e Il monastero delle ombre perdute (2018). È tradotto in venti Paesi.

Source: acquisto personale

:: Silenzio, di Luana Troncanetti a cura di Federica Belleri

25 aprile 2018

silenzioUn uomo torturato in modo brutale, la sua sofferenza protratta per diverse ore. Un assassino preciso e rabbioso.
Questo è l’incipit del romanzo di Luana Troncanetti. Incipit dai toni pulp, carico di sangue e di morte. Un omicidio descritto in maniera chiara, precisa, senza sconti.
Chi è la vittima, chi è l’assassino? Al lettore scoprirlo.
Vi posso dire che l’autrice ci porta nel mondo degli artisti sognatori, viziati e viziosi. Nel mondo dei ricordi, che fanno male da morire. Nel mondo dei tradimenti, fatti per disperazione e intrisi di sensi di colpa. Il tutto è condito da sfumature dolci e da amari rimpianti. La vicenda è ambientata a Roma, con il caldo autunnale che non sembra abbandonare la città. I personaggi creati dall’autrice sono reali, credibili e romaneschi al punto giusto. La capitale pulsa e si muove attorno a loro. Non manca il sorriso durante la lettura. C’è Ernesto, che fin da piccolo ha la passione per il disegno e i colori, ma fa il tassista. C’è l’Ispettore Proietti, Capo della Sezione Omicidi, uomo superstizioso e stropicciato dalla vita. C’è l’agente Ansaldi, che ha avuto con lui una storia di sesso, senza speranza di continuità. Molti altri personaggi ruotano attorno a questo caso, in modo delicato ma preciso. Le personalità di ognuno di loro è ben definita, compresa quella dell’uomo assassinato … quali segreti nasconde?
Un piccolo stralcio di umanità passa in questo libro sedendosi sul taxi di Ernesto o nell’abitazione della vittima. Oppure ancora nella portineria del suo palazzo. Umanità che cerca di vivere o di sopravvivere. Uomini e donne che non sempre hanno il coraggio di osare, che soffrono nel loro essere bizzarri. Persone che si perdono in attimi, in brevi momenti di luce, in grado di portarli lontano con la mente.
Silenzio è passione carnale, un bacio debole, una responsabilità troppo grande per essere ignorata, una tragedia trascinata per anni, un dettaglio da non trascurare. E ancora, una ferita profonda, un cuore d’oro che mira solo a proteggere, istinto primordiale.
Silenzio, per chi spaccia sogni e si prende ciò che vuole quando e come gli pare.
Silenzio, per osservare e rielaborare. Silenzio, perché il riscatto richiede tempo.
Chi è la vera vittima in questo romanzo?
Ottima lettura e ottima scrittura. Un’autrice da tenere d’occhio.

Source: omaggio dell’autore al recensore.

:: Goy, i giovani e la realtà calabrese nell’ultimo romanzo di Daniela Rabia “Le voci dell’eco” (Carratelli 2017) a cura di Floriana Ciccaglioni

25 aprile 2018

1Sembra quasi un diario di bordo quello che la scrittrice calabrese Daniela Rabia affida al suo giovane protagonista Goy, nella sua ultima fatica dal nome “Le voci dell’Eco” dato alle stampe da Carratelli nel settembre 2017 dopo la prima raccolta di poesie “Naufragio alla vita” edito da Rubbettino e il primo romanzo “Matilde. Non aspettare, la vita non ti aspetta” di Gigliotti editore. Pagina dopo pagina, seguendo un ordine cronologico nei fatti narrati, l’autrice descrive il lungo, tortuoso e doloroso viaggio di iniziazione del protagonista, un ragazzo alla soglia dei 18 anni che vive in un piccolo paesino della Calabria di nome Speriolo. Dall’essere estraneo alla realtà del piccolo borgo che lo circonda e dal quale si distanzia fisicamente, rifugiandosi sul monte che sovrasta Speriolo e che lui stesso chiama “Eco” (perché, pur essendo lontano dal paese, lì vi arrivano le voci degli abitanti), passa ad amare la propria vita e apre un’attività commerciale proprio in quel paese dal quale ha sempre desiderato fuggire. Portando sulla pagina la scrittura di un ragazzo, Rabia crea con la sua penna passaggi repentini da stati di rabbia e frustrazione a stati di estrema gioia e profondo amore. Un amore che assumerà, nel finale, le tinte del profondo attaccamento a quella terra così tanto odiata. L’autrice descrive con la leggerezza dell’ironia, un mondo che, ad una prima lettura, appare fermo sulla scena teatrale e distante dalla realtà. Ma, a ben guardare, le descrizioni sono quelle reali, di una vita che, ancora oggi, si conduce in alcuni paesini dell’entroterra calabrese. Pettegolezzo, pregiudizio, diffidenza e, soprattutto, precarietà, regolano lo scorrere quotidiano del tempo. C’è Mena e il suo desiderio di sfornare figli a non finire, Don Mazza e la sua indecisione, Felicità e i suoi amanti, Lucia e il suo dolore autolesionista, Berto e il suo affetto disinteressato. Tantissimi giovani sono il Goy della Rabia, perché tantissimi vivono l’eterno dilemma tra il dover partire con dolore o il restare con sofferenza. Eppure il romanzo termina con un forte sentimento di speranza, perché Goy decide di restare aprendo il suo pub letterario, ragion per cui l’autrice altro non sta facendo che incitare i talenti calabresi a restare e a combattere per se stessi nella propria terra d’origine, affinché questa continui a vivere insieme a loro. Un libro che si legge d’un fiato, da tenere sempre in borsa o in macchina, come una guida da consultare nei momenti di sconforto!

Source: libro del recensore.

:: La regina degli scarabei di M.G. Leonard (DEA 2018) a cura di Marcello Caccialanza

24 aprile 2018

La regina degli scarabeiM.G. Leonard, dopo il grande successo de “Il ragazzo degli scarabei”, ci regala un’altra delizia capace di intrigare i bambini di tutte le età: “La regina degli scarabei”.
Darkus, eroe della vicenda, ha finalmente avuto la fortuna di ritrovare suo padre e di riportarlo a casa, ma purtroppo non c’è lieto fine! I suoi guai non sono ancora del tutto finiti.
La perfida Lucrezia Cutter è nuovamente in scena e con l’aiuto del suo assai fedele esercito di coleotteri coltiva un sogno di perversione: desidera infatti sottomettere ad ogni costo l’intero genere umano al suo volere!
Ma Darkus ed i suoi amici non ci stanno…faranno di tutto per fermarla ed evitare così che il genere umano cada sotto la sua perfidia. Interessante ed educativa parabola dell’eterna lotta del Male contro il Bene! Età di lettura: da 10 anni.

M.G. Leonard, nome d’arte per Maya Gabrielle, è una poetessa, sceneggiatrice e scrittrice di libri per ragazzi. È laureata in Letteratura inglese, e ha un master in Studi shakespeariani al King’s College di Londra. Lavora come Digital Producer per il National Thetare, ma in passato si è occupata di discografia, di regia e recitazione teatrale, per poi approdare alla scrittura. Ha esordito nella narrativa per ragazzi con Il ragazzo degli scarabei (De Agostini 2017), che ha avuto un grande successo di pubblico. Successivamente è uscito nel 2018 La regina degli scarabei, il seguito del primo romanzo.

Source: libro del recensore.

:: Poesismi Cosmoteandrici di Donato Di Poce (I Quaderni del Bardo edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

24 aprile 2018

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L’aforisma per Donato Di Poce è il cuore della sua poesia. La poesia, allo stesso tempo, è l’anima del suo scrivere per aforismi.
Da tutto questo nascono i suoi poesismi:una contaminazione intuitiva e geniale in cui lo scrittore e poeta eclettico coglie nelle sfumature più intime le vie nascoste e le rivelazioni delle parole.
È appena uscito per i tipi dei I Quaderni del Bardo edizioni Poesismi Cosmoteandrici, la nuova raccolta di aforismi in versi e di versi in aforismi dove Donato Di Poce si conferma un maestro innovativo della scrittura breve.
Scrive Gino Ruozzi nella prefazione:

«Nelle poesie di Di Poce le sentenze aforistiche hanno un posto di primo piano e gli stessi suoi aforismi potrebbero essere definiti poetici, sulla scia di altri rilevanti esempi novecenteschi di integrazione e fusione di linguaggio poetico e tensione aforistica. “I poeti sono coloro che svelano / la bellezza della propria felicità mentale” afferma Di Poce, sottolineando l’intrinseca associazione di poesia, bellezza e felicità. In un altro passaggio emblematico, dedicato a un artista e aforista sodale Aberto Casiraghi, egli sostiene che “non è importante essere foglia o fiore / l’importante è essere rugiada”. Compito del poeta è quindi irrorare, ristorare, procurare freschezza e conforto, favorire l’incontro con il sole della vita; scopo che egli assolve con il silenzioso mistero delle parole, rischiando come “un equilibrista sempre in bilico / tra i labirinti del cervello e gli abissi del cuore”».

In questa ricerca testuale Di Poce si avvale spesso del paradosso. Basta leggere qualcuno dei suoi poesismi per rendersi conto che il suo autore intinge la penna nell’inchiostro delle parole per scavare nel significato e nel significante del dettato poetico per cogliere, anche abbracciando l’assurdo, lampi di verità e di bellezza proprio dove la luce smette di ballare e di brillare.
I poesismi di Donato Di Poce sono esercizi interiori di stile che cercano un’intesa tra il filo della poesia e quello dell’umanità.

«Le poesie sono comete che nascono nel cuore dei poeti /E illuminano di vita /
Notti e i giorni innamorati di verità»; «La poesia è un silenzio che danza /Nel cuore dei poeti»; «Infinito è lo sguardo del poeta sul futuro /Che apre le porte sullo squallore del presente».

Poesismi Cosmoteandrici è il libro di un autentico cercatore di bellezza che non si arrende all’evidenza della disfatta e crede nella forza delle parole:

« Scrivere vorrei /Solo silenzi che danzano /Oltre l’inchiostro delle parole».

Frugando e scavando nella scrittura breve di Donato Di Poce troveremo aforismi intensi, taglienti e ironici, ma anche poesie che sanno andare oltre le parole per osare l’azzardo nella tentazione di esistere.
Donato Di Poce è un equilibrista sempre in bilico tra i labirinti del cervello e l’abisso del cuore. Proprio qui nascono i suoi folgoranti poesismi, che noi leggiamo come illuminazioni.

:: La vita e i giorni. Sulla vecchiaia di Enzo Bianchi (Il Mulino 2018) a cura di Nicola Vacca

23 aprile 2018

La vita e i giorniEnzo Bianchi ancora una volta ci dona tutta l’immensa sapienza del suo cuore semplice.
È da poco uscito per i tipi de Il Mulino La vita e i giorni. Sulla vecchiaia. L’ ex Priore della Comunità di Bose si avventura in un faccia a faccia con l’ultimo tempo della vita e dei suoi giorni racconta tutta la piena intensità.
Pagine poetiche e bellissime in cui il coraggio di invecchiare trova la sua forza in un’autentica vocazione all’attraversamento dell’esistenza.

«Mi è dunque naturale riflettere, – scrive Enzo Bianchi riferendosi soprattutto della sua esperienza – parlare con altri e scrivere su questa età che ormai vivo da tempo, anche se è sempre difficile calcolare gli anni. Età della vecchiaia? Sì, l’età in cui ci si addentra come in un paese straniero, in una terra di cui conosciamo solo poche cose. Della vecchiaia può parlare solo chi ne sa qualcosa, chi la attraversa»

Bianchi mette a disposizione del lettore i suoi attraversamenti e si confronta con la vecchiaia, che per lui è un tempo pieno che ha bisogno di un ascolto.
La vecchiaia, scrive Enzo Bianchi, non è un territorio, non è una situazione, ma è un passaggio, un’evoluzione, un movimento e dunque anche un divenire.
In questa meditazione sulla vecchiaia e sull’invecchiare, Bianchi non dimentica gli insegnamenti dei vecchi della sua terra che ringraziavano il giorno appena trascorso perché è comunque una grazia essere ancora vivi.

«Vivere in pienezza è lo scopo sufficiente per esprimere la gratitudine di essere stato messo al mondo».

Bianchi, davanti al corpo che tradisce, con queste pagine di poesia, di filosofia, ma soprattutto di straordinaria immanenza, rivolge un invito preciso a noi che lo leggiamo e che come sempre siamo catturati dall’autentica sapienza del suo pensare.
La vecchiaia con tutte le sue grandi ombre non va separata dalla vita. Dell’esistenza forse è il tempo più pieno e maturo in cui lasciare la presa significa anche esercitarsi all’incompiuto.

«Lasciare la presa – scrive Enzo Bianchi – non è lasciar cadere dalle mani nel pozzo la corda del secchio, ma un lasciare alcuni fili per stringerne con forza altri».

La vecchiaia è aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita, ci dice con gande saggezza Enzo Bianchi, invitando tutti noi davanti all’enigma della morte a cercare l’eternità qui, ora e oggi.

:: A fine aprile da Gallucci in arrivo “Guide per piccoli alle vite dei grandi” a cura di Viviana Filippini

23 aprile 2018

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Arriverà in libreria a fine Aprile una nuova serie di libri per ragazzi edita da Gallucci. Questa volta l’editore romano pone attenzione sui grandi personaggi storici con delle vere e proprie “Guide per piccoli alle vite dei grandi”. Protagoniste saranno le biografie di personaggi famosi, corredate da immagini e rivolte ad un pubblico di lettori tra gli 8-10 anni. I testi sono quelli di Isabel Thomas, una scrittrice per ragazzi molto attiva che oggi ha pubblicato oltre 100 libri per i giovani lettori. I suoi lavori si concentrano sull’ecologia e la scienza e ora sulle vite dei grandi nomi che hanno fatto la Storia. Un linguaggio semplice, diretto e immagini ben definite permetteranno ai bambini di conoscere e di curiosare un po’ nelle vita dei grandi nomi della Storia. I primi 3 libri in uscita avranno per protagonisti l’artista inventore Leonardo da Vinci, Nelson Mandela, eroe contemporaneo che lottò contro l’apertheid in Sud Africa e Marie Curie, scienziata che con le proprie scoperte cambiò la vita a molte persone. Interessante è anche il fatto che, per la traduzione dei volumi in uscita, sono stati coinvolti gli studenti della classe seconda B del Liceo Classico «Massimo d’Azeglio» di Torino. Gli studenti, con la supervisione di Susanna Basso e Benedetta Gallo, hanno tradotto i testi in arrivo in libreria. Per loro non solo una prova pratica di traduzione, ma una costruttiva esperienza di alternanza scuola-lavoro. Questo è un assaggio ci risentiamo con la prima biografia che vi racconteremo presto.

#BBMagicalTour: 5 domande a Giulia Ciarapica

21 aprile 2018

blog tour calendario

Ciao Giulia, e grazie di avere concesso a Liberi di scrivere questa intervista. Iniziamo dal principio, cosa ti ha spinto a scrivere Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché e per chi l’hai scritto?

Ho scritto questo libro, pubblicato da un editore che non smetterò mai di ringraziare e cioè Franco Cesati, perché volevo mettere “nero su bianco” un nuovo mestiere. Non solo. Più in generale, volevo rispondere alle numerose (e quasi quotidiane) domande che mi venivano poste sui vari social o via mail da giovani (in certi casi giovanissimi) aspiranti book blogger: come sei diventata book blogger? Come si apre un blog? Come fai a recensire tutti quei libri? Come scegli i testi di cui parlare? Dunque, il libro nasce da un’esigenza reale e, suppongo, condivisa.

Sei molto generosa, spieghi se vogliamo molti tuoi “segreti”. Pensi che condividerli con i tuoi lettori porterà una comprensione maggiore della fatica, dell’impegno, e delle competenze sempre da affinare di una book blogger?

Mi piace condividere con gli altri le mie passioni e credo che la spiegazione di un metodo – che, ci tengo a precisarlo e sottolinearlo, è un metodo personale, nel senso che al di là di certi criteri oggettivi di analisi e valutazione di un libro, ogni blogger ha le sue “regole”, così come un booktuber. Quelli che offro sono consigli, dopotutto ci troviamo di fronte ad un mestiere fresco fresco di nascita e in via di definizione – sia alla base della comprensione di un lavoro. Tanto per chi lo segue dal di fuori, quanto per chi lo fa. Ogni blogger, poi, ha la sua cifra stilistica e saprà distinguersi come meglio crede. In generale, però, sono convinta che non solo i lettori, ma anche molti degli addetti ai lavori (e mi riferisco ovviamente al campo dell’editoria e del giornalismo) possano, attraverso la lettura di un libro del genere, rendersi conto del lavoro che c’è dietro. Sì, questo sì.

Cosa rende una book blogger speciale? Cosa ti spinge a seguirla nel suo percorso di critica letteraria 2.0?

L’attenzione alla qualità del prodotto, la cura con cui sceglie i testi da recensire, l’attenzione che dà alle case editrici più piccole ma anche più particolari, di quelle che si impegnano a pubblicare testi di valore. E poi, ovviamente, la freschezza della scrittura e lo spirito entusiasta con cui approccia al pubblico. Parlare di libri è una cosa divertente. I libri sono una cosa divertente. E la gioia va trasmessa e condivisa.

Che ruolo giocano i social in questo nuovo modo di recensire libri? Pensi che ciò che è successo ultimamente su Fb, danneggerà il nostro ruolo di operatori culturali?

Mettiamola così: non azzardo previsioni, ma secondo me – rispetto soprattutto a Instagram, che diventerà presto il social del futuro – i social network gareggeranno di pari passo con i blog per la promozione della cultura a 360 gradi.

Molte ragazze che aprono un blog letterario iniziano svolgendo un lavoro prevalentemente amatoriale, ma aperto anche a forme di professionismo. Quale sarà il futuro? In molti campi (dal lifestyle, alla cucina, a i viaggi) i pro blogger esistono, si riuscirà anche in Italia nel campo del blogging letterario? Sei ottimista?      

Se ne stiamo parlando così tanto, direi che ci sono buonissime speranze. Occorre però ribadire che i blogger si dovrebbero mostrare sempre, costantemente, preparati e competenti. Non che non lo siano, attenzione, ma mi preme ricordare che questo è un mestiere serio, importante e che, come tale, va preso e affrontato.

Calendario

:: La lunga vallata di John Steinbeck – curato da Luigi Sampietro (Bompiani 2017) a cura di Daniela Distefano

19 aprile 2018
STEINBECK - LA LUNGA VALLATA

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I crisantemi, La quaglia bianca, La fuga, Il serpente, La colazione, L’assalto, Il finimento, Il vigilante, Johnny Orso, L’omicidio, Santa Katy vergine, Il pony rosso: sono i titoli che compongono “La lunga vallata”, una raccolta di racconti apparsi separatamente in varie riviste negli anni Trenta e messa insieme da John Steinbeck su consiglio dell’amico Pascal Covici, dopo il grande successo di “Pian della Tortilla” (1935). Il volume fu pubblicato da Viking nel 1938 e divenne subito un bestseller. Steinbeck era un poeta dell’ordinario – di ciò che in inglese va sotto il nome di “basic grit and grime”, ovvero: “della polvere e della sporcizia di tutti i giorni” – a cui mal si adattano, se non altro per una questione di stile, le speculazioni astratte. In questi racconti si avverte però uno studio, una ricerca sul comportamento degli uomini in gruppo, ovvero di quell’istinto segreto che li guida quando vengono a trovarsi in uno stato di necessità. Spunti e varianti che torneranno spesso nella narrativa dello scrittore, come il perseguimento patologico di una impossibile perfezione, tema dominante di “La quaglia bianca” e di “Il finimento”; mentre “La fuga”, “L’assalto” e “Il pony rosso” sono costruiti sul motivo comune del rito di passaggio dei tre giovani protagonisti dallo stato di innocenza a quello di coscienza. Ed è su quest’ultimo racconto che oso soffermarmi. Si tratta di un racconto di formazione, una storia solida nella sua delicatezza. Un ragazzo riceve in dono dal padre un pony perché lo aiuti a crescere, cioè perché il bambino cresca allevando il suo piccolo cavallo. Jody si sente investito di una enorme responsabilità, e si sente fiero e orgoglioso nel riporre la sua fiducia in un mondo degli adulti ancora intoccabile. Scoprirà che anche i grandi, anche suo padre, anche Billy Buck (l’aiutante della fattoria), sono esseri senza arbitrio: non possono decidere sul destino di un animale, figurarsi su quello di un uomo. Siamo esseri deboli, impotenti, che però vivacchiano nell’altruismo e nella bontà, quando c’è, quando non è sprecata. Una storia scritta con acume, con particolarità di dettagli, di risvolti psicologici, con maestria e perizia. No, Steinbeck odiava la fuffa delle immaterialità, ma quanto idealismo in certe descrizioni vivide, in certi accorgimenti che la mente coglie come ciligie nel giardino della fantasia. Questo ragazzino – che si diverte a tirare sassi ai nidi delle rondini sotto le gronde; che si annoia nella ronzante calura di un pomeriggio d’estate; che gira attorno al ranch di famiglia , distrattamente, in cerca di qualcosa da fare – diventa adulto scoprendo la piccolezza del mondo maturo. E’ un frutto che già pesa, che va colto. Per lui l’estate agreste dell’infanzia è già finita , e

L’inverno arrivò di colpo. Cominciò con qualche raffica, e poi giù, una pioggia dirotta e inesauribile. Le colline persero il loro color paglia e annerirono sotto l’acqua, e i torrenti invernali cominciarono a scendere fragorosamente giù per i canyon. I funghi e le vesce apparirono sul terreno e, prima di Natale, si vide spuntar l’erba novella”.

John Steinbeck (1902-1968) è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Vincitore del National Book Award e del Premio Pulitzer per “Furore” nel 1940, nel 1962 venne insignito del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche e immaginative, che uniscono l’umore sensibile e la percezione sociale acuta.” Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Lucia e Marta dell’Ufficio Stampa “Bompiani”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Non comprano, non comprano: i lettori non comprano libri dai link di affiliazione

18 aprile 2018

bny

Mi sembra di sentirlo il mugugno in sottofondo da coro dell’ Armata Rossa degli admin dei blog letterari (che hanno sulle spalle tutta la gestione economica di un sito) che hanno avviato programmi di affiliazione per guadagnare qualche soldino e crescere. E qui le cose sono due: o gli store online di libri non ti conteggiano (tutte) le vendite o sono proprio i lettori che non comprano.

Okey c’è la crisi, okey la gente in Italia non compra libri, ma un blog non ha bisogno di milioni di vendite, una decina (o meglio centinaia) al mese possono bastare e far tirare un respiro di sollievo. E invece niente. Una vendita ogni tanto, ogni morte di papa, e si ha pure il sospetto che non sia voluta, cioè che i cookie abbiano conteggiato qualcosa di cui il lettore si è dimenticato.

Cliccano sui link, ma non giungono all’acquisto. Certo i fattori sono molteplici e non tutti imputabili al lettore cattivo, ma credo sia una bella cosa per i lettori sostenere i blog che amano dandogli la possibilità di guadagnare piccole commissioni (parliamo di centesimi, qui nessuno va a Acapulco). E’ un modo per dire al blogger grazie, il tuo lavoro è apprezzato, continua.

E invece no. I blog letterari sono tanti, magari tutti con programmi di affiliazione, anche loro non possono mica comprare da tutti. Poi certo Amazon, IBS, Feltrinelli, Libreria Universitaria sono cattivi, meglio comprare nelle librerie di quartiere. Ci sta, sono la prima che non voglio che chiudano, ma si può variegare gli acquisti, non è detto che devi sempre e solo comprare i tuoi libri in un unico punto vendita. Col caffè faccio così, vado in bar diversi. Poi certo ci sono i miei preferiti, ma c’è spazio per tutti.

Ma ora veniamo ai motivi per cui i lettori non comprano dai link di affiliazione. Di studi ne hanno fatti tanti, indagini statistiche, ipotesi di ricerca, certo più sul non comprare libri in assoluto, ma il nostro tema ne è strettamente collegato.

Non voglio dare commissioni ai blog. Ritengo che non sia giusto che i blogger ci guadagnino, la loro deve essere solo passione disinteressata e amore per i libri e la diffusione della cultura. Il blogger mi è antipatico, (lo odio, lo invidio, è un mio concorrente) e non voglio che gozzovigli con i miei soldi. Allora se la pensate così non visitate più quel blog, non leggete più i suoi articoli, non approfitate del suo tempo e della sua fatica che sappiamo tutti è tanta. Si chiama coerenza. Per fare quelle belle cose (avere una passione, amare i libri, diffondere la cultura e la libertà di scelta e di pensiero) haimè servono soldi. Benvenuti nel mondo reale. Un piano per anche solo evitarvi la pubblicità di WordPress costa ogni mese tot Euro, se il computer si rompe il tecnico va pagato, se si vogliono compare libri che gli editori non ti mandano, costano, etc… Il blogger non vive d’aria, mangia, consuma elettricità, connessione internet, tempo. Tempo che potrebbe impiegare in mille altre attività più redditizie. Se fosse appunto un avido speculatore.

Non voglio pagare di più. Qui ribattere è facile. NON SI PAGA DI PIU’. La commissione te la dà lo store online dai suoi guadagni. Non ci sono rincari per il consumatore.

Non voglio comprare online. Beh, qui è già più difficile. Sono scelte. Se rifiuti le trasazioni online, la carta di credito, le banche online, etc… chi può darti torto? E’ una forma di resistenza, è seguire i propri principi. Ma se compri la pizza online, l’ultimo vaso d’arredo, i vestiti alla moda, perchè non i libri? Pensaci.

Non voglio pagare proprio, tanto c’è la pirateria. Dico solo che è un crimine, punibile per legge. Non ti rende una bella persona, ecco. Quando decideranno di non pagare il tuo lavoro, ricordatene però.

E voi cosa ne pensate? Quali sono gli altri motivi per cui non comprare dai link di affiliazione? Avete una brutta opinione dei blog con attive affiliazioni? Avete trovato delle soluzioni? Rispondete nei commenti, sarà interessante.

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: Il riciclo creativo: 5 libri da non perdere

18 aprile 2018

Buongiorno lettori, con alcune amiche blogger del Gruppo Green Blogger Italia abbiamo ideato un’ iniziativa tesa a sensibilizzare lo spirito ecologico e “green” dei nostri lettori.

Quasta volta ci occuperemo del riciclo creativo: come riutilizzare in modo creativo oggetti che abbiamo in casa evitando di inquinare, sprecare e buttare via soldini, sempre preziosi, specie in questo periodo di crisi.

Romina di Cooking Beauty (la prima ideatrice del progetto) ci parlerà di come riciclare le t-shirt in modo davvero originale, mentre Martina di GreenWoMam ci parlerà di un originale modo per dare nuova vita alle cannucce.

E io? Certamente di libri. Ho cercato i 5 libri più originali, simpatici e con le copertine più colorate che ho trovato disponibili e ce ne sono davvero tanti tra cui scegliere per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Alla fine del post vi lascio i link ai blog di Romina e Martina, sono certa che troverete suggerimenti interessanti a cui non avete mai pensato.

L'arte di riciclare

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E ora parliamo di libri.

Il primo si intitola L’ arte di riciclare. In casa, in cucina, in giardino di Sabine Jeannin. E’ del 2013, Red Edizioni, collana Economici di qualità.

Perchè sì riciclare è un’arte che necessita di fantasia, inventiva e intelligenza. E con un po’ di attenzione si possono evitare mille piccoli sprechi, sia in casa che in giardino, che se sommati incidono davvero sul budget familiare.

La copertina non è molto appariscente ma il contenuto è utile e chiaro.

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Il secondo libro si intitola Come fare… tutti i lavori di casa. Autocostruzione, manutenzione, riuso e riciclo creativo di Alice Leonardi.

E’ del 2015, Sistemi Editoriali Editore, con illustrazioni di Isabella Giorgini.

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Il terzo libro che ho scelto è Riciclo creativo. Piccoli bijoux di Patrizia Valsecchi.

E’ del 2017, Nuinui Editore.

Spiega come fare tanti originali bijoux di riciclo creativo che potete tenere per uso personale o commercializzare magari su Etsy, fornendo una piccola entrata per la famiglia.

Il manuale contiene dettagliate istruzioni e rimanda anche a video consultabili online, o scaricabili. Inoltre sono presenti 2 cordini cerati colorati; 4 monachelle per orecchini; 4 palloncini; 20 anelli di congiunzione per bijoux.

Anche un’ ottima idea regalo per amiche creative, di sicuro effetto.

guida pratica alla casa ecologica

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Il quarto libro è Guida pratica alla casa ecologica. Come riciclare e riutilizzare, pulire in modo naturale e coltivare in maniera biologica in vaso, giardino e orto di Christina Strutt.

Il quinto e ultimo libro è Recupero creativo. Oltre 120 soluzioni originali e sostenibili Marie-Pierre Dubois Petroff.

E’ del 2016, Logos Edizioni, con bellissime illustrazioni.

Ci spiega le differenze tra riuso, recupero e riciclo e lo fa in modo divertente e pratico.

Edizione molto curata, ottimo anch’ esso come idea regalo.

E ora come promesso i link agli articoli di Romina e Martina:

https://cookingbeauty.it/2018/04/18/riciclo-creativo-t-shirt

https://www.greenwomam.it/scatola-delle-cannucce/

Buon divertimento e buon riciclo, e ricordate che difendiamo la natura e l’ambiente partendo dalle nostre piccole scelte quotidiane.

:: Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS a cura di Cornelia Klauss e Frank Böttcher (Keller 2017) a cura di Viviana Filippini

18 aprile 2018

Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell_URSS

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“Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS”, è un libro pubblicato da Keller, nel 2017. È il primo di una serie di volumi di reportage e letterature dentro e fuori i confini d’Europa che indagano con sguardo attento e acuto quelle parti del continente non sempre abbastanza conosciute. Il testo raccoglie una serie di scritti di scrittori, imbalsamatori, giornalisti e conduttori radiofonici, che durante gli anni della Guerra Fredda fecero un viaggio non solo come dice il titolo “contro vento” ma, direi controcorrente. Affermo questo perché negli anni di estrema tensione politica tra regime sovietico e USA, è risaputo come molte persone dell’Est scappassero nell’Ovest per assaporare una vita diversa e per sfuggire alle restrizioni del comunismo. Il libro curato da Cornelia Klauss e Frank Böttcher è differente, in quanto raccoglie le testimonianze di coloro che fecero il viaggio al contrario, ossia si addentrarono dall’Ovest nell’Est, per conoscere da vicino, e in loco, come la gente viveva in stretto contatto con il regime russo. Si parte con un vero e proprio dizionario creato all’epoca contenente tutta una serie di termini divulgativi che illustrano a noi lettori di oggi da cosa era composto il turismo di massa (per proletari, borghesi, intellettuali e nobili compresi) nella Russia degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Si passa poi ai viaggi compiuti dai curiosi esploratori in Unione Sovietica. Pellegrinaggi illegali architettati alla perfezione (qualcuno si finse pure venditore di bibbie in incognito) pur di scoprire e conoscere la realtà russa. Ed ecco allora tra le pagine sfilare poliziotti e agenti dei servizi segreti prima molto rigidi nel far rispettare le regole, poi pronti a “chiudere un occhio” e lascia correre e passare i viandanti. Seguono le difficoltà di compiere il viaggio con mezzi di fortuna, l’incontro, scontro e dialogo con la gente, timorosa e incuriosita, da questi sconosciuti viaggiatori e la scoperta delle condizioni di vita, spesso precarie, della popolazione russa. Tutti i narratori qui raccolti partirono per viaggiare da soli, per soddisfare la proprio curiosità personale e capire cose ci fosse oltre la cortina di ferro. I racconti di viaggio di Michael Beleites, Gernot Friedrich, Wladimir Kaminer e Karsten Ekonig sono corredati da fotografie che mostrano ai lettori la diverse realtà, le persone, usi e costumi e storie di vita che gli esploratori dell’Ovest trovarono infiltrandosi all’Est. Per ora vi lascio questo di “Viaggiare contro vento. Viaggiatori illegali nell’URSS”, un viaggio letterario compiuto in un mondo, quello dell’URSS, scomparso ma forse ancora molto vivo nelle memorie di chi lo ha vissuto e conosciuto. (Traduzione dal tedesco: Giulia Bettiga, Giada D’elia, Verdiana Gghidotti, Valentina). Prossimo reportage proposto da Keller e del quale vi parlerò saranno i “Diari della Kolima” di Jacek Hugo- Bader.

Michael Beleites: nato nel 1964 a Halle e cresciuto a Trebnitz nei pressi di Zeitz. Si forma e lavora come imbalsamatore presso il Museo di storia naturale di Gera. Dal 1982 e attivista del movimento ecclesiastico per la pace e per l’ambiente. Nel 1988 mette a punto la documentazione Pechblenda – L’estrazione dell’uranio nella ddr e le sue conseguenze. Tra il 1982 e il 1989 viene perseguitato dalla Stasi. Nel 1990 e membro fondatore della sezione di Greenpeace della ddr. Dal 1995 vive a Dresda e lavora principalmente come pubblicista. I suoi libri trattano la rielaborazione della storia della ddr, la cultura del ricordo, la storia della biologia e dell’agricoltura biologica.

Gabriel Berger: figlio di un ebreo scappato dalla Germania nazista, nasce nel 1944 in un nascondiglio francese. Suo padre si trasferisce nel 1948 in Polonia per costruirvi il socialismo ma nel 1957 e costretto ad andarsene a causa del rinascente antisemitismo.
Si reca dunque nella ddr. Gabriel Berger frequenta le scuole superiori a Dresda dove studia fisica presso la Technische Universitat. Nel 1975 fa una richiesta di trasferimento nella Germania federale e nel 1976 viene arrestato con l’accusa di “vilipendio dello Stato”.
Dopo un anno di carcere si sposta a Berlino Ovest dove lavora dapprima nell’ambito dell’energia nucleare poi come docente di informatica. Negli anni Ottanta studia filosofia e scrive per i giornali e per la radio. Il suo primo viaggio illegale in Unione Sovietica risale al
1971.

Gernot Fiedrich: nato nel 1937 a Zeulenroda (Turingia). Figlio di un insegnante, studia pedagogia a Muhlhausen. Sara poi costretto a lasciare l’universita perche membro attivo della chiesa locale. Lavora per la dewag, l’agenzia pubblicitaria della ddr a Gera.
Vicario e predicatore aggiunto in alcuni comuni della Turingia, e in seguito per vent’anni parroco a Jena, poi per altri dieci a Gera. Prima del 1989 compie numerosi viaggi in treno, autobus, bicicletta e autostop in Unione Sovietica e nei Paesi del blocco orientale.

Wladimir Kaminer: nato nel 1967 a Mosca. Dopo una formazione come tecnico del suono per il teatro e la radio, studia drammaturgia all’istituto per il Teatro di Mosca. Nel giugno del 1990 ottiene “asilo umanitario” nella ddr, che allora esisteva ancora, dopodiche diviene cittadino della Germania federale. Oggi vive a Berlino dove lavora come giornalista, scrittore e disc jockey. In italiano sono stati pubblicati da Guanda quattro suoi libri, tra i quali il piu noto e Russendisko.

Karsten Ekonig: nato nel 1960 a Dessau, cresciuto a Berlino Est, ha compiuto numerosi viaggi in Europa orientale e in Unione Sovietica. Ha organizzato incontri UDF, e fuggito in Cina nel 1989 con Reinhard Tauchnitz, unico cittadino della ddr ad aver superato gli ottomila metri (Shisha Pangma). Inquilino di una casa occupata. Laureato in fisica, microbiologo, fondatore e amministratore delegato della JENLAB GMBH di Jena, docente all’universita di Saarbrücken (esperto di microsensori) e caporeparto all’istituto di Tecnologia biomedica Fraunhofer (ibmt) di St. Ingbert.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.