Torna per Einaudi una nuova indagine dell’inquisitore seicentesco a Roma fra’ Girolamo Svampa, di nuovo dalla penna di Marcello Simoni, che racconta un nuovo giallo storico in un’epoca in fondo poco nota ma fondamentale per arte e cultura non solo nella città eterna.
Nella capitale papalina, nel giugno del 1625 capita una sera che la giovane e irrequieta Leonora Baroni entri con un corteggiatore nelle catacombe di Domitilla e qui faccia la macabra scoperta di un cadavere di un uomo e di una figura di donna con la faccia di capra. Fra’ Girolamo Svampa si trova in esilio in Toscana, alcune sue indagini non hanno fatto comodo al potere pontificio e si è preferito allontanarlo, ma ora solo lui può aiutare i suoi superiori a venire a capo di un mistero che può portare discredito.
Svampa accetta l’invito di padre Francesco Capiferro e torna a Roma, dove si scontra, oltre che con le difficoltà del caso, con l’opposizione del suo storico nemico Gabriele da Saluzzo, ma dove trova l’appoggio del fedele Cagnolo Alfieri. L’indagine si dimostra subito non facile, anche perché la famiglia di Leonora Baroni non è il migliore degli interlocutori: la ragazza è figlia di Adriana Basile, celebre cantante e sorella del grande scrittore napoletano Giambattista, che in una delle sue celebri fiabe ha raccontato una cosa molto simile a quella successa nelle catacombe.
Tra antichi culti e nuovi circoli al femminile, giochi di potere e intrighi, Svampa dovrà cercare di trovare il bandolo di una matassa che, se non risolta, potrebbe rovinare definitivamente la sua carriera e la sua vita.
Rispetto agli altri thriller di Marcello Simoni, basati su azione e Storia, questi su fra’ Svampa sono più meditativi e più di indagine, ma non per questo meno interessanti, anzi questo secondo capitolo immerge ancora meglio in una Roma tardo rinascimentale dove superstizione e modernità convivono e dove la ricerca della verità può essere davvero l’unica cosa che conta.
Interessante in particolare aver inserito Giambattista Basile come personaggio, figura storica realmente esistita, autore di fiabe che ispirarono Perrault e i fratelli Grimm (le prime versioni ufficiali di Cenerentola e della Bella Addormentata, in versione horror, sono sue) e in tempi recenti l’interessante film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.
Marcello Simoni ha in progetto adesso altri libri di altre sue serie, ma c’è da pensare che prima o poi ci riporterà sulle orme di Girolamo Svampa.
Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L’isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni, tutti usciti per Newton Compton. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell’inquisitore (2016 e 2018), dove compare per la prima volta il personaggio di Girolamo Svampa, e Il monastero delle ombre perdute (2018). È tradotto in venti Paesi.
Source: acquisto personale
Un uomo torturato in modo brutale, la sua sofferenza protratta per diverse ore. Un assassino preciso e rabbioso.
Sembra quasi un diario di bordo quello che la scrittrice calabrese Daniela Rabia affida al suo giovane protagonista Goy, nella sua ultima fatica dal nome “Le voci dell’Eco” dato alle stampe da Carratelli nel settembre 2017 dopo la prima raccolta di poesie “Naufragio alla vita” edito da Rubbettino e il primo romanzo “Matilde. Non aspettare, la vita non ti aspetta” di Gigliotti editore. Pagina dopo pagina, seguendo un ordine cronologico nei fatti narrati, l’autrice descrive il lungo, tortuoso e doloroso viaggio di iniziazione del protagonista, un ragazzo alla soglia dei 18 anni che vive in un piccolo paesino della Calabria di nome Speriolo. Dall’essere estraneo alla realtà del piccolo borgo che lo circonda e dal quale si distanzia fisicamente, rifugiandosi sul monte che sovrasta Speriolo e che lui stesso chiama “Eco” (perché, pur essendo lontano dal paese, lì vi arrivano le voci degli abitanti), passa ad amare la propria vita e apre un’attività commerciale proprio in quel paese dal quale ha sempre desiderato fuggire. Portando sulla pagina la scrittura di un ragazzo, Rabia crea con la sua penna passaggi repentini da stati di rabbia e frustrazione a stati di estrema gioia e profondo amore. Un amore che assumerà, nel finale, le tinte del profondo attaccamento a quella terra così tanto odiata. L’autrice descrive con la leggerezza dell’ironia, un mondo che, ad una prima lettura, appare fermo sulla scena teatrale e distante dalla realtà. Ma, a ben guardare, le descrizioni sono quelle reali, di una vita che, ancora oggi, si conduce in alcuni paesini dell’entroterra calabrese. Pettegolezzo, pregiudizio, diffidenza e, soprattutto, precarietà, regolano lo scorrere quotidiano del tempo. C’è Mena e il suo desiderio di sfornare figli a non finire, Don Mazza e la sua indecisione, Felicità e i suoi amanti, Lucia e il suo dolore autolesionista, Berto e il suo affetto disinteressato. Tantissimi giovani sono il Goy della Rabia, perché tantissimi vivono l’eterno dilemma tra il dover partire con dolore o il restare con sofferenza. Eppure il romanzo termina con un forte sentimento di speranza, perché Goy decide di restare aprendo il suo pub letterario, ragion per cui l’autrice altro non sta facendo che incitare i talenti calabresi a restare e a combattere per se stessi nella propria terra d’origine, affinché questa continui a vivere insieme a loro. Un libro che si legge d’un fiato, da tenere sempre in borsa o in macchina, come una guida da consultare nei momenti di sconforto!
M.G. Leonard, dopo il grande successo de “Il ragazzo degli scarabei”, ci regala un’altra delizia capace di intrigare i bambini di tutte le età: “La regina degli scarabei”.
Enzo Bianchi ancora una volta ci dona tutta l’immensa sapienza del suo cuore semplice.


































