:: Goy, i giovani e la realtà calabrese nell’ultimo romanzo di Daniela Rabia “Le voci dell’eco” (Carratelli 2017) a cura di Floriana Ciccaglioni

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1Sembra quasi un diario di bordo quello che la scrittrice calabrese Daniela Rabia affida al suo giovane protagonista Goy, nella sua ultima fatica dal nome “Le voci dell’Eco” dato alle stampe da Carratelli nel settembre 2017 dopo la prima raccolta di poesie “Naufragio alla vita” edito da Rubbettino e il primo romanzo “Matilde. Non aspettare, la vita non ti aspetta” di Gigliotti editore. Pagina dopo pagina, seguendo un ordine cronologico nei fatti narrati, l’autrice descrive il lungo, tortuoso e doloroso viaggio di iniziazione del protagonista, un ragazzo alla soglia dei 18 anni che vive in un piccolo paesino della Calabria di nome Speriolo. Dall’essere estraneo alla realtà del piccolo borgo che lo circonda e dal quale si distanzia fisicamente, rifugiandosi sul monte che sovrasta Speriolo e che lui stesso chiama “Eco” (perché, pur essendo lontano dal paese, lì vi arrivano le voci degli abitanti), passa ad amare la propria vita e apre un’attività commerciale proprio in quel paese dal quale ha sempre desiderato fuggire. Portando sulla pagina la scrittura di un ragazzo, Rabia crea con la sua penna passaggi repentini da stati di rabbia e frustrazione a stati di estrema gioia e profondo amore. Un amore che assumerà, nel finale, le tinte del profondo attaccamento a quella terra così tanto odiata. L’autrice descrive con la leggerezza dell’ironia, un mondo che, ad una prima lettura, appare fermo sulla scena teatrale e distante dalla realtà. Ma, a ben guardare, le descrizioni sono quelle reali, di una vita che, ancora oggi, si conduce in alcuni paesini dell’entroterra calabrese. Pettegolezzo, pregiudizio, diffidenza e, soprattutto, precarietà, regolano lo scorrere quotidiano del tempo. C’è Mena e il suo desiderio di sfornare figli a non finire, Don Mazza e la sua indecisione, Felicità e i suoi amanti, Lucia e il suo dolore autolesionista, Berto e il suo affetto disinteressato. Tantissimi giovani sono il Goy della Rabia, perché tantissimi vivono l’eterno dilemma tra il dover partire con dolore o il restare con sofferenza. Eppure il romanzo termina con un forte sentimento di speranza, perché Goy decide di restare aprendo il suo pub letterario, ragion per cui l’autrice altro non sta facendo che incitare i talenti calabresi a restare e a combattere per se stessi nella propria terra d’origine, affinché questa continui a vivere insieme a loro. Un libro che si legge d’un fiato, da tenere sempre in borsa o in macchina, come una guida da consultare nei momenti di sconforto!

Source: libro del recensore.

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