Archive for marzo 2020

:: 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2020

Adrift! A little boat adrift!
And night is coming down!
Will no one guide a little boat
Unto the nearest town?

So Sailors say—on yesterday—
Just as the dusk was brown
One little boat gave up its strife
And gurgled down and down.

So angels say—on yesterday—
Just as the dawn was red
One little boat—o’erspent with gales—
Retrimmed its masts—redecked its sails—
And shot—exultant on!

Emily Dickinson (1830-1886)

dickinsonEmily Dickinson è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. Nacque a Amherst nel Massachusetts il 10 dicembre 1830 e morì nello stesso luogo di nefrite il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori. Nel 1890 la sorella di Emily, Vinnie, e Mabel Loomis Todd, riescono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vengono pubblicate altre trecento poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita. Diverse poesie furono poi ricavate dalle lettere della Dickinson, nonché dai biglietti che ella scrisse per accompagnare i doni fatti a parenti e amici.

Il sito: https://www.emilydickinson.it/.

:: Nota di lettura: Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi (Tunuè 2019) a cura di Lidia Popolano

20 marzo 2020

image1Il giorno della nutria, di Andrea Zandomeneghi, è un romanzo dedicato alle parole e alle immagini del pensiero conscio e inconscio di un uomo pieno di nevrosi irrisolte, in una giornata particolare. Del dipanarsi della giornata di Davide, assistiamo al breve prequel, alle motivazioni e alla soluzione dell’enigma iniziale: la scoperta di una nutria scuoiata e congelata sugli scalini di casa, con tutte le implicazioni, le attribuzioni e i possibili significati, visibili e nascosti. Nello scioglimento dell’enigma, Andrea non fa sconti alle immagini da incubo presenti nella realtà, come quando racconta della malattia della madre di Davide, né a quelle del sogno o dell’ebbrezza: niente edulcoramenti né giustificazioni. Un libro coraggioso e ricco di citazioni provenienti da letture evidentemente assimilate dall’autore e non pretestuose, che fa ben sperare sulle case editrici e sugli scrittori autentici.

“Bloccati a casa? Vi regaliamo un ebook”. Fino al 25 marzo ebook gratuiti sul sito Gallucci

19 marzo 2020

BLoccati

“Bloccati a casa? Vi regaliamo un ebook per esercitare le sane abitudini” è l’iniziativa per i piccoli lettori, messa a punto dalla casa editrice Gallucci che, fino al 25 marzo, permetterà di scaricare gratuitamente una selezione di ebook dal loro sito della casa editrice. I titoli scelti per questa iniziativa coprono diverse fasce d’età e presentano anche delle favole tradotte da Collodi. Per scoprire quali sono le letture  gratuite –romanzi, racconti e fiabe-, potete visitare la sezione del sito all’indirizzo www.galluccieditore.com/ebookgratisperlemergenza. Inoltre, sempre sul sito della casa  editrice Gallucci sono pubblicate le istruzioni per scaricare gli ebook www.galluccieditore.com/istruzioniebook . Una bella iniziativa per stare vicino ai lettori piccini e  grandi.

:: Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim gratis da oggi a lunedì 22 marzo

18 marzo 2020

Un incantevole aprileGrazie a Fazi nei negozi online o direttamente sul loro sito in formato epub o mobi potete scaricare gratuitamente, da oggi a lunedì 22 marzo, l’ebook di #UnIncantevoleAprile di #ElizabethvonArnim, una storia di amore, amicizia e speranze ritrovate.

♥⇒ Link per trovare il libro: qui

Nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kirribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi i matrimoni furono infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G. Wells. Fu una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato Un incantevole aprile, Il giardino di Elizabeth, La fattoria dei gelsomini, Un’estate in montagna e Una principessa in fuga.

L’edizione speciale de La Principessa Sposa di William Goldman a cura di Elena Romanello

17 marzo 2020

principessa-sposa-alette-9-nera_bianca_webMarcos y Marcos presenta in un’edizione speciale La Principessa Sposa di William Goldman, romanzo fantasy e fiabesco noto negli anni Ottanta con il titolo dell’omonimo film, La storia fantastica e capace di appassionare un’intera generazione affamata di avventure oltre la realtà.
Il titolo originale, The Princess bride, fu cambiato in italiano per cercare di andare dietro al successo del cult La storia infinita, anche se le due vicende sono molto diverse, pur trattando entrambe del tema dei libri come finestre su mondi fantastici e del loro rapporto con la realtà.
La nuova edizione de La Principessa Sposa presenta una prefazione all’insegna della nostalgia di un fan della prima ora Cristiano Cavina, un tributo di un altro appassionato, Dimitri Galli Rohl, le introduzioni di William Goldman per il trentesimo e il venticinquesimo anniversario, ovviamente la storia originale, il seguito rimasto un abbozzo di progetto, Buttercup’s Baby e un intervento di nuovo dell’autore sul film, con un omaggio a André the Giant.
William Goldman, apprezzato sceneggiatore per decenni, premio Oscar per Tutti gli uomini del Presidente Butch Cassidy and the Sundance Kid, dietro a film come Papillon Misery non deve morire, autore anche de Il maratoneta, morto nel 2018, immagina per il suo libro un padre alla ricerca di un libro che gli è stato letto da ragazzo, pronto a riproporlo ad un nuovo pubblico, e pronto, con interventi ironici, a tagliare e semplificare la storia. Nel film invece il libro diventa una fiaba che un nonno legge ad un ragazzino prima annoiato e che poi si fa conquistare dal potere della fantasia, tanto da chiedere poi altre storie in sostituzione dei videogiochi in futuro.
La principessa sposa presenta pirati, cattivi, battaglie, duelli, vendette, principesse, scomparse, ritrovamenti, tra la fiaba e il romanzo d’avventura, con tra le righe ironia e metaletteratura, ed è un interessante divertissment su cosa può essere anche la narrativa fantastica: questa nuova edizione omaggia il libro e soprattutto il film che ne è stato tratto, senz’altro uno dei diversi titoli che hanno forgiato i creativi del fantastico di oggi. E se si conosce solo il bel film, è giunto il momento anche di leggere il libro, o magari di rileggerlo, immergendosi nel mondo di Buttercup, di Wesley, di Max il miracolo e soprattutto del mitico Inigo Montoya.

Mamma è matta, papà è ubriaco, Fredrik Sjöberg (Iperborea 2020) A cura di Viviana Filippini

16 marzo 2020

mamma_e_matta_altaOgni libro di Fredrik Sjöberg è una garanzia. Nel senso che cominci a leggerlo nella convinzione che conoscerai una storia e, come sempre, scopri più di una vita. Anche in “Mamma è matta, papà è ubriaco” l’entomologo svedese ci porta alla scoperta di una vita sconosciuta, o meglio, di un artista – Anton Dich- finito nel dimenticatoio. Il tutto parte da un quadro -il ritratto di due cugine- , nel quale l’autore si è imbattuto in un’asta danese e, da subito si scatena in lui l’attenzione per l’autore Anton Dich. Chi era, cosa fece, chi sposò, che rapporto aveva con le due ragazzine ritratte e perché nessuno si ricorda di lui? Nel nuovo libro pubblicato da Iperborea si cerca di ricostruire la vita di Dich. Punto di partenza sono i racconti di alcuni nipoti dell’artista. Storie che conducono Sjöeberg nei primi anni del 1900, nella vita di Eva Adler, moglie di Dich, e nella sua famiglia nella quale le donne ebbero grande spirito di iniziativa imprenditoriale, avendo spesso più successo dei mariti. Eva e Anton, già che amore quasi perfetto! Sì perché prima di Dich, Eva era sposata con un altro artista, tal Ivar Aresonius, che morì giovanissimo dopo aver fatto opere su opere molto apprezzate dal pubblico e dalla critica. Anton arrivò dopo e per tutta la sua vita e carriera, lo spettro del primo marito di Eva aleggiò su di lui. Il libro di Sjöberg è una vera e propria avventura che ci porta a Stoccolma, in Austria, in Germania, in Italia, sempre sulle tracce di Dich. La cosa che stupisce è che questo artista (patrigno di una delle ragazzine dipinte) riuscì, sembrerebbe, ad imbattersi in artisti come Modigliani, Picasso, Derain, Brecht, Cendrars, trovandosi al posto giusto, pure nel momento giusto, senza però riuscire ad avere mai il successo tanto desiderato. Dich era pure un uomo dal carattere complesso, molto autocritico, che non esitava ad esternare la sua insoddisfazione sulle sue stesse opere, da lui stesso prese di mira e, in diversi casi, distrutte. Conoscenti ne aveva Dich, una moglie che lo amava pure, ma il suo unico più grande amico -quello che poi complicava sempre le relazioni con gli altri- fu l’alcool. L’inseparabile bottiglia sarà anche quella che porterà Dich nella tomba, nel 1935, a Bordighera dove, ancora oggi, è sepolto. La tomba si deve cercare, e lo conferma anche l’autore, ma c’è. “Mamma è matta, papà è ubriaco” di Sjöberg si inserisce alla perfezione nella serie di libri da lui scritti e dedicati a quegli artisti, studiosi che ebbero un grande intuito ma che, per uno strano scherzo del destino, finirono nel dimenticatoio. Ricordiamo “L’arte di collezionare le mosche” (Iperborea 2015), con protagonista René Malaise, scienziato svedese, inventore della trappola per mosche.  “Il re dell’uvetta” (Iperborea, 2016), con protagonista Gustaf Eisen, zoologo, pittore, archeologo, fotografo, esperto di lombrichi divenuto un pioniere della coltivazione dell’uvetta in California. “L’arte della fuga” (Iperborea 2017) dedicato al pittore paesaggista Gunnar Widforss, sconosciuto in patria, ma osannato in America.  “Mamma è matta, papà è ubriaco” di Sjöberg è il viaggio nella Storia, in luoghi diversi e epoche lontane, alla ricerca degli indizi giusti per poter ricostruire una vita, quella del pittore Anton Dich, facendone degna memoria e restituendola ai lettori di oggi e del domani. Traduzione Andrea Berardini.

Fredrik Sjöberg Scrittore, entomologo, collezionista e giornalista culturale, dopo gli studi di biologia a Lund ha passato due anni viaggiando intorno al mondo. Dal 1986 vive sull’isola di Runmarö, un paradiso naturale di quindici chilometri quadrati al largo di Stoccolma, dove studia le mosche, di cui è diventato uno dei maggiori esperti. La sua collezione di sirfidi è stata esposta alla Biennale d’Arte di Venezia del 2009. L’originalità della sua scrittura, che fonde letteratura, riflessione e divulgazione con umorismo e poesia, ha ottenuto successo e riconoscimenti a livello internazionale. Dopo L’arte di collezionare mosche, caso editoriale in tutta Europa e nominato da The Times «Nature Book of the Year», Iperborea ha pubblicato Il re dell’uvetta, L’arte della fuga, Perché ci ostiniamo e Mamma è matta, papà è ubriaco.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’uffcio stampa Iperborea.

:: Un’intervista con Sam Stoner a cura di Giulietta Iannone

16 marzo 2020

Sam StonerBenvenuto Sam su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Raccontaci qualcosa di te, dove sei nato? Che studi hai fatto? Dove vivi attualmente?

Grazie a te, è un piacere essere presente su Liberi di Scrivere.
In accordo con la mia biografia non ufficiale scritta da Angelica C. Gherardi le mie origini sono eterogenee a partire da un bisnonno “ […] un diamantario ebreo fuggito da Anversa nel ‘39. […] arrivato a New York aveva cambiato il suo nome in Stoner, “pietraio”, riprendendo a esercitare il suo mestiere, tagliando e vendendo pietre preziose; era sempre rimasto un oscuro lavorante nascosto nel retrobottega di un’altrettanto oscura gioielleria del quartiere yiddish”. Bisnonno che io non ho mai conosciuto. Mia madre, una ragazza cattolica di origini italiane, per la precisione partenopee. E questo spiega il particolare legame con la cucina napoletana (come quella romana) che non solo gusto ma che preparo, anche se sono molti i segreti che devo ancora apprendere. La mia nascita si colloca a metà tra due continenti come anche la mia infanzia (comunque di base a Roma) e questo spiega il legame con gli Stati Uniti. Ho studiato economia all’università, un passatempo del tutto inutile visto che non c’è stato seguito nel mondo lavorativo. Oggi sono a Roma, nel quartiere dell’Eur, protagonista di molti racconti, alcuni presenti in Linea d’ombra e in alcuni romanzi. L’Eur non è solo una zona di Roma, è una realtà architettonica unica al mondo, metafisica, estraniante, di grande fascino se vissuta nelle varie ore del giorno e soprattutto della notte.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?

Ho iniziato a scrivere per soddisfare un richiamo interiore, nato spontaneamente. Le storie apparivano, e appaiono, per immagini e io le trascrivo. Ogni storia, che sia un racconto o un romanzo, nasce sempre da una suggestione, un particolare colto per caso in strada, una foto, un articolo di cronaca, un dialogo tra estranei. Devo essere sincero, appena vedo una persona la prima domanda che mi pongo è quali segreti si celino dietro la sua apparente normalità, quale dolore abbia ricevuto o inflitto. Mi chiedo se si tratti di un carnefice o una vittima, ricordando bene che i ruoli sono interscambiabili.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

I contemporanei che leggo sono dei mostri sacri dai quali, insieme ai grandi del passato, traggo continuamente ispirazione: James Ellroy, David Peace, Irvine Welsh, Paul Beatty, Stephen King e… Tom Robbins, lo scrittore più pericoloso del mondo.
I miei preferiti, in ordine cronologico: Sofocle, Shakespeare, Dante (sapevo a memoria quasi tutto l’Inferno, merito di un mio insegnante di lettere al liceo – uno dei tanti avendo cambiato otto scuole e dieci classi tra medie e superiori). Seguono, restringendo la lista: Edgar Allan Poe (‘49), Fëdor Dostoevskij (‘81), Oscar Wilde (’900), Raymond Chandler (’59), Dashiell Hammett (’61), Jim Thompson (’67), Cornell Woolrich (‘68), Donald Westlake, Elmore Leonard, Philip Roth.

Hai da poco pubblicato un volume di racconti noir dal titolo Linea d’ombra. Ce ne vuoi parlare?

La raccolta è nata con l’idea di selezionare i racconti più rappresentativi della mia scrittura, alla fine mi sono ritrovato con una raccolta noir con una forte connotazione sociale. In ogni racconto è trattata una tematica ben precisa: prostituzione, alcolismo, senzatetto, violenza domestica, stupro, personalità doppia, pulizia etnica, criminalità. La mia scrittura nasce sempre con un’emozione legata alle vittime, di altri o di se stessi. Del resto si tratta di Noir. Un particolare che caratterizza l’opera è il linguaggio piuttosto crudo e forte, ma si tratta di storie che si svolgono in quelle zone d’ombra spesso nascoste, realtà lontane dalla quotidianità della massa. Ritornando alla domanda di prima legata ai miei scrittori preferiti, ho voluto omaggiarli in Linea d’ombra, con un collage di estratti delle più grandi opere hard boiled che compongono un breve e intenso racconto.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi libri? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

Ho riscontrato buone vendite negli Stati Uniti, credo si debba alla generosità della estesa comunità italiana visto che al momento non ci sono mie opere tradotte.

Pratichi Qi Gong e meditazione, vero? Ci sono libri, manuali che illustrano i segreti di queste discipline, molto utili e benefiche anche oggi?

Nessun segreto, sono esercizi semplici e potenti. Servono a rilassare ma sono nati con un altro intento: fortificare le difese immunitarie, apportare energia e vigore. Ci sono manuali interessanti come “Zhineng QiGong” di Vito Marino e Ramon Testa, ma si possono trovare esercizi spiegati perfettamente anche in internet. Per questo periodo consiglio gli “Otto Pezzi di Broccato”, esercizi di semplice esecuzione anche per un anziano, e duemila anni di pratica ne garantiscono l’efficacia. E poi consiglio di cercare l’esercizio LAQI davvero semplice da eseguire, anche da seduti, ma straordinariamente efficace per apportare energia e benessere. Bastano dieci minuti al giorno.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

Al momento ce ne sono quattro: “Cronaca nera” di James Ellroy, “Il tempo di uccidere” di Laurence Block, “Crime” di Irvine Welsh e “Il giallo di Villa Nebbia” di Roberto Carboni.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti se stai scrivendo un nuovo libro?

Sono in fase di rilettura di un romanzo crime e di una raccolta mistery, sto anche pensando a una nuova storia, non so ancora se sarà un racconto o un romanzo, lo scoprirò scrivendo.
Sono io che ringrazio te per l’ospitalità e le piacevoli domande.

Il ritorno di Britt-Mari di Astrid Lindgren a cura di Elena Romanello

16 marzo 2020

978880471787HIG-629x965Il nome di Astrid Lindgren, una delle più grandi scrittrici per ragazzi del Novecento, continua ad essere noto anche alle nuove generazioni, soprattutto grazie a quello che rimane il suo capolavoro, Pippi Calzelunghe, storia della prima eroina ragazzina anticonformista alle prese con l’avventura di vivere e crescere.
Astrid Lindgren è autrice di molti altri libri interessanti, magari ristampati meno di Pippi dopo che furono un grande successo anni fa sulla sua onda, ed è per questo che è molto interessante salutare una nuova edizione, dopo molti anni da quella Vallecchi ormai fuori catalogo e difficilmente reperibile anche sul mercato dell’usato, di Britt-Mari, primo libro scritto dall’autrice, riproposto dalla Mondadori con il titolo Le confidenze di Britt-Mari.
La Britt-Mari del titolo ha 15 anni, suo padre fa il preside, sua madre è traduttrice, ha una sorella grande, un fratello adolescente dispettoso, un fratellino di sette anni appassionato di collezionismo e una sorellina ancora piccolissima. Nella sua vita ci sono anche Annastina, la sua migliore amica, Bertil, di cui è segretamente innamorata, tutti i suoi libri e la vecchia macchina da scrivere di sua madre, con cui scrive lettere alla sua corrispondente di Stoccolma, Kajsa, da un autunno ad una primavera, raccontandole la sua vita e le sue avventure, il passaggio del tempo e le nuove scoperte.
Una storia di formazione di tanti anni fa ma eterna, che parla di vita, di crescita, di affetti, di progetti. Il libro è presentato con una nuova traduzione di Laura Cangemi, una prefazione di Laura Cima e le illustrazioni di Beatrice Allemagna, nominata quattro volte per la sua arte  all’Astrid Lindgren Memorial Award (considerato il Nobel della letteratura per ragazzi) e che ancora tra i suoi miti Pippi Calzelunghe.
Le confidenze di Britt-Mari è un libro da leggere o rileggere, per le nuove generazioni ma anche per chi ha voglia di riprendere in mano classici amati in tempi ormai lontani e magari mai dimenticati.

La città dei santi di Luca Buggio (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2020

51Rs8T-aInL._SX355_BO1,204,203,200_La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi.  L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Un’ intervista con Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone

15 marzo 2020

StefanoBentornato Stefano, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato?

SDM Sì, purtroppo ho dovuto rinunciare a diversi impegni, ma verrà il momento più opportuno in cui ci ritroveremo tutti con animo più leggero. Io lo smart–working già lo facevo da casa, da sempre praticamente. Divido la mia giornata tra i compiti essenziali per la vita quotidiana, il lavoro e il divertimento. Ho allestito anche uno “spazio spot” dove posso tenere in esercizio il fisico soprattutto con il taiji ma anche con esercizi a corpo libero e boxe a vuoto. Ho sempre lavorato anche in altri momenti di crisi con la convinzione di proseguire come se tutto fosse normale. Io so raccontare storie e questo continuerò a fare. Una forma di sopravvivenza per me e, mi auguro, anche per gli altri. Le ore libere sono dedicate alla visone di film, alla lettura e allo studio. Dispongo di una vasta biblioteca e videoteca per cui non ho che l’imbarazzo della scelta. Quando scrivo ascolto sempre musica. Nella mia routine ho aggiungo l’approfondimento dello spagnolo che parlo e capisco abbastanza ma in questo periodo ho l’occasione di approfondire leggendo alcun i testi che mi sono procurato questa estate.

È uscito in questi giorni per Il Giallo Mondadori L’ amante di pietra, disponibile anche in ebook. Una nuova avventura per Bas Salieri, personaggio molto amato dai tuoi lettori, esistono già due episodi: Il palazzo dalle cinque porte e La torre degli scarlatti. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea per scrivere questo nuovo episodio?

SDM. Il romanzo l’ho scritto nel 2017 ma l’idea risale al 2015. Devo ammettere che dallo spunto iniziale alla realizzazione avevo lasciato trascorrere troppo poco tempo. Avevo un titolo, uno spunto (che vagamente si rifaceva al Mulino delle donne di pietra) ma la trama era abbozzata. Così mi ero fermato due volte, poco convinto del risultato. Infine ho gettato via tutto mantenendo solo il titolo. Infine nel 2017, durante una vacanza, stavo leggendo cose diverse e, ad Amsterdam, ho avuto una folgorazione. In meno di due ore avevo tutto in mente. Al mio ritorno ho messo giù lo “scalettone” e, quando terminai di scrivere il Professionista che stavo lavorando, ho ripreso in mano tutto. In cinque settimane il romanzo era lì.

Sei stato il primo in Italia, per Urania mi pare, a scrivere una serie wuxia, ibrida, contaminata anche dal puro fantasy occidentale alla “Il trono di spade“. Diversi episodi, anche in ebook, raccolti in un unico volume dal titolo “L’ultima imperatrice”. Nel dibattito in corso della cosiddetta “appropriazione culturale”, come ti poni? So che sei uno scrittore molto aperto alle contaminazioni culturali, all’accrescimento comune tramite il confronto.

SDM. Devo dire che questo dibattito non ha molto senso. Se escludiamo il vero e proprio plagio, ricordiamo che nessuna storia è veramente originale. Per quel che riguarda L’ultima imperatrice, che scrissi nel 2000, volevo scrivere un wuxiapian e mi piaceva l’idea che non avesse magia. Avevo letto da poco Il trono di spade quando ancora pochi lo conoscevano ed era proprio questa cosa della storia fantasy senza magia che mi piaceva. Il trono di spade era ispirato non solo alla guerra delle Rose ma anche a moltissimi altri classici della narrativa storica e fantastica. Io ero interessato all’Oriente e, per la verità, volevo raccontare la storia (che invece è reale e contemporanea) dell’ultima imperatrice Cixi. Poi entrano suggestioni di Howard e, qualcosa, anche di un bellissimo film indiano di Mira Nair, Kamasutra.

L’ossigenazione è importante, soprattutto in questo periodo, tu sei un esperto di arti marziali e pratichi anche il tai chi. Hai scritto manuali che possano avvicinare a queste pratiche anche principianti di tutte le età?

SDM. Moltissimi anni fa pubblicai negli Oscar una guida alla preparazione fisica e al Self Training. Non so se sia ancora reperibile. Di manuali veri e propri ne ho scritti sulla Kickboxing e il karate. La verità è che pratiche come il taiji si dovrebbero imparare con un maestro. Io cominciai quando avevo ventisei anni e mi sembrava quasi un po’ ridicolo con la forza della gioventù apprendere una “ginnastica dolce”. Invece feci un investimento per il futuro. Dopo tanti anni il taiji mi ha aiutato anche a riprendere l’uso delle ginocchia dopo che aveva avuto qualche problema dovuto al sovra allenamento delle arti “dure”. L’importante è non restare mai troppo fermi. Anche in casa. A intervalli regolari, alzarsi, sgranchirsi, respirare sempre molto bene, prendere una boccata d’aria al balcone (questo si può!). il corpo come la mente deve essere sempre in movimento.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

SDM. Il genere di narrativa che pratico io all’estero, con nome italiano, è difficile da proporre. Dovrebbero farlo gli editori, ma purtroppo chi pubblica in edicola … non è molto considerato. A torto, ma è una questione differente. In realtà pubblicai in Germania Il cavaliere del Vento (2002) edito da Goldmann che lo prese da Piemme. I manuali sportivi invece sono andati bene.

Stiamo tutti più a casa, l’ideale è passare il tempo occupandoci di attività piacevoli come guardare un film, ascoltare buona musica, leggere un libro. Iniziamo con il cinema. Che serie televisivi o film consigli?

SDM. Ho recuperato tutte e tre le stagioni di Muskeeters, una bellissima serie della BBC che ripropone con spirito moderno ma con grande aderenza di ambienti e costumi, l’epopea di Dumas. Magnifica. Per chi vuole cose moderne, invece, consiglierei Blacklist Legacy che, sebben inferiore alla serie originale che adoro, è interessante.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

SDM. Sto rileggendo un vecchissimo western di Gordon D. Shirreffs L’unico che si salvò. Poi come dicevo studio spagnolo con un libro che si intitola Comanche di Juan Meso de la Torre e sto leggendo molti fumetti e un libro di storia sulla Legione Straniera per un lavoro che sto facendo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

SDM. Sì, la nuova serie su Segretissimo debutterà a settembre e si intitola Killer Élite. È un contesto totalmente diverso dal Professionista e non è collegato alla serie. La storia di un killer e della poliziotta che gli dà la caccia. Vivono in un mondo dominato da una organizzazione criminale che si chiama L’Aquila e ha avuto origine nell’antichità. La maggior parte dei personaggi ha soprannomi invece di nomi e le ambientazioni son esotiche ma anche italiane. Spero che vi piaccia. Ne potrete avere degli assaggi in tre racconti che usciranno in appendice ai miei romanzi su Segretissimo a maggio, luglio e agosto. Con questo ti ringrazio e vi saluto tutti con un abbraccio virtuale. Ce la faremo!

:: Una vita come tante di Hanya Yanagihara (Sellerio 2016) trad. di Luca Briasco, a cura di Michela Bortoletto

11 marzo 2020

Una vita come tante di Hanya YanagiharaSe c’è un romanzo dolorosamente intenso, profondo, delicato, brutale, coinvolgente, romantico, straziante e capace di tenerci compagnia in questi giorni di reclusione è sicuramente “Una vita come tante”.
Willem, JB, Malcom e Jude sono quattro ragazzi di New York che il destino ha voluto far incontrare. Ex compagni di college, si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England. Willem vuole fare l’attore; JB aspira a diventare un artista famoso; Malcom è un architetto. Ma il centro delle loro vite è Jude. Jude è un brillante avvocato dal passato misterioso e doloroso. Jude è fragile. Jude è forte. Jude vuole riscattarsi; vuole autodistruggersi; vuole amare ed essere amato ma spesso sfugge all’amore. Jude sogna un futuro migliore; Jude è luce, ma anche oscurità. Attorno a Jude si snodano le vite degli altri tre protagonisti, uno non meno importante dell’altro. Tra passato e presente questo romanzo ci racconta di quanto un passato doloroso possa interferire con il nostro futuro. È una storia brutale, tragica, che rivela quanto può essere crudele l’animo umano. Ma è anche un racconto di speranza, un racconto che ci fa capire quanto possono essere importanti l’amicizia e i rapporti umani. Nonostante la mole di questo libro possa spaventare, vi assicuro che rimarrete incollati alle sue pagine fin dalle prime righe. Amerete Jude ma anche JB, Malcom e Willem. Non vorrete mai lasciarli.

Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense di origini hawaiane, ha pubblicato il suo primo romanzo, The People in the Trees, nel 2013. Ha scritto di viaggi per Traveler e collabora con il New York Times Style Magazine. Una vita come tante, il suo secondo romanzo uscito nel marzo 2015, è un successo mondiale, vincitore del Kirkus Prize, finalista al National Book Award e al Booker Prize, tra i migliori libri dell’anno per il New York Times, The Guardian, The Wall Street Journal, Huffington Post, The Times.

Source: libro del recensore.

:: Gruppo di lettura – Gli aquiloni di Romain Gary

10 marzo 2020

Gli aquiloniBentrovati, ho scelto come libro per il prossimo incontro del nostro gruppo di lettura un libro bellissimo: Gli aquiloni di Romain Gary.

Che ne dite di leggerlo assieme a me?

Ci incontreremo tutti qui sul blog sabato 21 marzo alle ore 18.00 per discuterne assieme.

Ci conto! e soprattutto buona lettura!

È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la “Gazette” di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo. Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato. L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

Alcuni consigli su come reperire il libro:

Averlo già in casa.

Cercandolo online sugli store online in formato digitale.

Cercandolo in prestito nella versione digitale nella vostra biblioteca rionale.