
«Oh, i moventi dei delitti sono spesso banalissimi…»
«E i più frequenti quali sono Poirot?»
«Il più frequente: il denaro; voglio dire l’avidità di guadagno nelle sue varie manifestazioni. Poi la vendetta, l’amore, la paura, l’odio puro, la beneficenza…»
«Oh, signor Poirot!»
«È così signora. Mi è capitato spesso di vedere… diciamo A soppresso da B per beneficiare C! Certa gente dimentica che la vita e la morte sono cose riguardanti esclusivamente il buon Dio».
A Sir Max Edgar Mallowan, secondo marito di Dame Agatha Christie, se vogliamo dobbiamo la cosiddetta trilogia esotica della Christie. Proprio il suo lavoro di archeologo portò la moglie in quei luoghi del Medio Oriente che divennero scenario per Non c’è più scampo, La Domatrice e Poirot sul Nilo, quest’ultimo romanzo al centro delle mie riflessioni per il THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON in onore del centenario di Poirot, il più famoso investigatore belga della storia della letteratura.
Poirot sul Nilo (Death on the Nile, 1937), tradotto da Enrico Piceni per Arnoldo Mondadori Editore, è forse uno dei romanzi della Christie più famosi assieme Ad Assassinio sull’Orient Express. È del 2008 l’edizione che ho avuto modo di consultare per questo viaggio sul Nilo in compagnia di Poirot, di due sfortunati amanti e di tutta l’allegra compagnia al loro seguito.
La storia si svolge perlopiù su un piroscafo il “Karnak” e a prescindere dall’epilogo tragico, che mi guardo bene dal descrivervi nel dettaglio, mantiene un tono frizzante e pieno di verve che rende la storia per così dire agrodolce.
Ma veniamo al cuore della trama: Jacqueline de Bellfort e Simon Doyle si amano o meglio come sottolinea acutamente Poirot vedendoli in un ristorante Un qui aime et un qui se lasse aimer. Poi la crisi, la ristrutturazione aziendale come direbbero oggi, fa perdere il lavoro a Simon e spinge Jacqueline a chiedere a una sua vecchia compagnia di scuola, una delle donne più ricche di Inghilterra, Linnet Ridgeway, di assumerlo come amministratore delle sue tenute. Lei lo fa e pensa bene di soffiare il fidanzato all’amica e dopo tre mesi sposarlo e recarsi in Egitto in viaggio di nozze.
Ed è qui che Poirot li rincontra, Simon Doyle sposato con Linnet Ridgeway e Jacqueline de Bellfort, l’amante abbandonata al seguito. Al volo intuisce che la storia non potrà finire bene, gli animi sono troppo accesi, le passioni fuori controllo, e infatti a bordo del Karnak avviene il dramma: Jacqueline de Bellfort spara a Simon Doyle, a una gamba niente di particolarmente grave e la stessa notte Linnet Ridgeway viene uccisa. A Poirot e al colonnello Race, un antica conoscenza di Poirot, il compito di indagare e svelare il macchinoso e complicato meccanismo che ha portato al delitto.
Questa è la trama principale alla quale si uniscono alcune sottotrame: una collana scomparsa, un amministratore disonesto, una cameriera ricattatrice, una figlia che cerca di salvare dal bere la madre, una scrittrice di romanzi passionali che non riesce più a riconquistare il suo pubblico e il successo passato (caricatura per certi versi della Christie stessa), una nobildonna americana cleptomane, e infine non manca la tipica ingenua americana che grazie a questo viaggio troverà inaspettatamente l’amore.
Le atmosfere esotiche dell’Egitto anni Trenta fanno da sfondo a una storia per certi versi inevitabile, che la ricca e viziata Linnet Ridgeway sia la vittima predestinata è fatale per molti versi, e anche se non è ingenua per niente, forse il credersi troppo furba è il suo unico difetto, ha poche armi per difendersi, cade nella trappola che le hanno teso con tutte le scarpe. E sebbene Poirot forse anticipa i fatti che seguiranno si limita ad assistere da spettatore e mettere in guardia dai pericoli un po’ come Triangolo a Rodi. Ma il suo compito è svelare trame non sventare delitti sebbene forse in questo caso la tentazione l’abbia avuta.
Post di lancio ed elenco dei blog partecipanti: qui.

La brava e talentusosa Ben Pastor è molto conosciuta sul nostro blog specialmente per la sua serie dedicata a Martin Bora, aristocratico ufficiale dell’esercito tedesco, in forze ai servizi di controspionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale.
La notizia è arrivata come un fulmine in un cielo finalmente sereno dopo giorni di pioggia, improvvisa e imprevista: è morto a Los Angeles, dove viveva per sei mesi all’anno collaborando con l’industria del cinema di Hollywood, Carlos Ruiz Zafon. Aveva 55 anni e da tempo era malato di cancro, un segreto per molti, che avevano continuato a seguirlo negli anni, con le sue prove letterarie amate in tutto il mondo, voce della nuova letteratura spagnola, tra le più interessanti e creative degli ultimi anni.
Volevo solo un posto, uno, nel mondo. E invece ho avuto l’inferno.
A quasi un anno dalla conclusione dell’ultima stagione, il serial Il Trono di Spade o se si preferisce Game of Thrones, continua ad essere uno dei più amati, malgrado la conclusione che non ha soddisfatto molti e il fatto che l’autore George R. R. Martin debba ancora concludere la saga cartacea, anche se ha detto che ci avrebbe lavorato durante la quarantena, sperando che non fosse solo una battuta.
306 d.C., anno 1059 dalla fondazione di Roma. L’imperatore Galerio decide di censire i cristiani dell’irrequieta provincia di Palestina con lo scopo di indurli a riconoscere la religione ufficiale e dà l’incarico a Elio Sparziano, fidato ufficiale di cavalleria, storico e biografo. Questo sulla carta, perché ciò che preme davvero a Galerio è mettere le mani sul leggendario tesoro dei Maccabei, nascosto in un luogo segreto circa vent’anni prima. E soprattutto, deve impedire che il tesoro cada nelle mani dell’ambizioso Costantino, pronto a succedere al trono. Mentre si diletta a “censire” anche i migliori bordelli dell’Impero, Sparziano si mette sulle tracce del prezioso bottino. Ma non è il solo: con lui Elena, madre di Costantino, donna intrigante e priva di scrupoli, disposta a tutto per promuovere l’ascesa del figlio ai vertici dell’Impero.
Dopo una prima edizione incompleta di qualche anno fa, Mondadori propone in un unico volume Titan Edition di Oscar Fantastica la suggestiva Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, space opera già entrata nella Storia della letteratura fantascientifica. Il volume contiene i tre volumi, Justice, Sword e Mercy, più due racconti ambientati nello stesso universo letterario.
L’anno scorso sono stati cinquant’anni dal primo sbarco dell’uomo sulla Luna: già prima di allora il nostro satellite è stato protagonista di storie e di speculazioni più o meno fantastiche su quello che potrebbe succedere un domani lì, anche se da tempo è tutto fermo e la nuova spedizione nel giro di cinque anni è stata messa a rischio dalla pandemia.
Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Le donne hanno avuto molta più difficoltà degli uomini ad affermarsi in ambito anche creativo, ma nonostante questo la Storia dell’arte presenta varie pittrici, anche se spesso non vengono studiate come i colleghi uomini.
























