Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

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978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

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