:: Mi manca il Novecento – La poesia metafisica di Arturo Onofri – a cura di Nicola Vacca

20 gennaio 2023 by
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Невідомо

Arturo Onofri, compiuti gli studi classici nella città natale, cominciò ancora giovane a lavorare e a scrivere versi.

La sua ispirazione si configura fin dall’inizio come una ricerca di temi e strumenti formai eterogenei: ammiratore e studioso di Corazzini, fu influenzato da esperienze poetiche diverse e distanti tra loro.

Nel 1912 fondò Lirica e entrò in contatto con i Vociani con cui collaborò senza mai abbracciarne le idee.

Studiò con passione e devozione i simbolisti e i parnassiani, fu affascinato da Mallarmé.

Nel 1925 pubblicò il suo manifesto, il Nuovo Rinascimento come Arte dell’Io. Da questo momento in poi la sua produzione letteraria apparirà improntata a una problematica spiritualista, volta alla scoperta di un mondo sovrasensibile attraverso un’indagine introspettiva.

La sua poesia sarà un’investigazione spirituale che dal corpo fisico dell’uomo giunge fino allo spirito puro. Possiamo definirlo un poeta metafisico.

Le prime raccolte di Onofri, Liriche e Poemi tragici, furono pubblicate rispettivamente nel 1907 e nel 1908.

In questi primi anni del Novecento il tributo a D’Annunzio e a Pascoli era inevitabile.

Si avverte anche l’influenza soprattutto nei crepuscolari, di Rimbaud dell’orfismo di Mallarmé.

Onofri, cui non faceva difetto lo spirito critico, mirava a una visione unitaria capace di mettere insieme i vari aspetti della realtà.

Fu determinante per la sua poesia l’incontro con le teorie antropomorfiche di Rudolf Steiner.

Altrettanto importante sul piano estetico l’incontro con Wagner da cui trasse conferma al suo proposito di realizzare la parola – suono e concepire le sue raccolte come veri e propri cicli.

Abbiamo così i cicli wagneriani di Terrestrità del sole (1927), Vincere il drago! (1928).

La critica ha indicato il limite della sua poesia «nello squilibrio tra il contenuto grezzamente scientificizzante ed un linguaggio raramente idoneo a suggellarlo in poesia» (Petrocchi).

La poesia di Onofri costituisce una tappa del linguaggio poetico del Novecento, sia dal punto di vista del lessico che dal punto di vista delle istituzioni poetiche.

La ricerca di una nuova identità al di fuori della tradizione si configura così da un lato nella ribellione e nella protesta all’ortodossia domestica (curiosi a questo riguardo gli aneddoti famigliari della prima comunione, della visita alla zia suora e dello zio moribondo) e dall’altro nella libertà della ricerca filosofica ed esoterica. Soprattutto nelle prime 3 raccolte (Liriche, Poemi tragici, Canti dell’oasi,) la poesia subisce l’influsso di questa situazione umana ed intellettuale rivelando un’ansia di conoscenza ed un desiderio di esplorazione filosofica che romanticamente naufraga nella dimensione notturno/subconscia.

L’iter poetico di Arturo Onofri va dal 1900 al 1928.

Il suo battesimo letterario, inizia con la raccolta Liriche nel 1907 (del resto da lui subito ripudiata), e prosegue con ben altre 8 raccolte poetiche, ispirate da un progressivo e mistico zelo creativo che cesserà solo con la prematura morte del poeta nel 1928 e le ben 4 raccolte pubblicate postume dalla moglie Bice Sinibaldi.

I maggiori critici del periodo individuano in questa produzione lirica tre fasi: la prima crepuscolare e dannunziana che si estende fino alla raccolta Orchestrine del 1917; una seconda o fase mediana di poesia-prosa o del frammento, che va fino a Trombe d’argento del 1924; ed infine, posteriore alla conversione all’antroposofia, ovvero alla filosofia esoterica di Rudolph Steiner, il ciclo poematico della Terrestrità del sole.

All’iter onofriano coincide l’avvento di un nuovo secolo ed un clima di profonda trasformazione in cui possiamo cogliere vari motivi innovatori. All’epoca dei suoi esordi ovvero le raccolte di Liriche (1907), di Poemi tragici (1908) e di Canti delle oasi (1909), la punta più avanzata del nuovo si configura nelle prove, tra il 1903 ed il 1905, di Govoni e Corazzini pervase dal clima crepuscolare; la nascita della rivista “La Voce” nel 1908; ed il primo manifesto futurista del 1909.

Mario Luzi in Discorso naturale parla di Arturo Onofri e della sua particolare originalità poetica.

Per Luzi Onofri è un caso poetico del Novecento italiano, probabilmente ancora da approfondire, da esplorare, da affrontare con circostanziata intelligenza critica.

:: Colpe senza redenzione di Nicola Verde, (Giallo Mondadori 2022) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2023 by

Il commissario Ermes De Luzio da sempre si ritiene un funzionario di polizia al servizio del cittadino. Si è mosso con coscienza anche durante il regime fascista, coservandosi neutrale per quanto ha potuto. Finita la guerra è rimasto al suo posto, mantenendo con cocciuta determinazione la sua drittura morale mentre Roma veniva percossa e lacerata da scontri, ritorsioni e vendette.
E tuttavia in fondo a sé prova una punta di rimorso, teme di non essersi mai voluto impegnare, teme di non aver fatto abbastanza e alzando lo sguardo al ritratto appeso sulla parete dell’ufficio affronta di malavoglia lo sguardo del presidente Luigi Einaudi. Sguardo che sembra volerlo giudicare da dietro le sue lenti rotonde.
Ormai vicino alla pensione, però De Luzio non si fa più illusioni e si è buttato serenamene dietro le spalle le giovanili velleità di carriera. Tutto nel suo ufficio piccolo è squallido, sa di muffa, vecchiume e come sottofondo, si potrebbe quasi percepire l’odore del grasso per pistole e della polvere che aleggia per l’intero edificio.
Il suo un ufficio è una stanza dimessa in un piccolo commissariato del Quarticciolo. Davanti alla sua vecchia scrivania che ha visto tempi migliori, troneggia una cassettiera in legno massiccio che contiene i faldoni con i casi già risolti e quelli da risolvere. Poca roba di recente: risse fra ubriachi, furtarelli di piccolo calibro, come per esempio la scomparsa del proiettore dalla sala parrocchiale. Ma qualche volta a impegnare di più il commissario De Luzio sono le liti tra marito e moglie, e il guaio vero può scaturire da alcune di quelle che degenerano nella violenza.
Come forse è accaduto in uno degli appartamenti dei tanti palazzoni di periferia, tirati su frettolosamante nell’ affannata opera di ricostruzione postbellica della Roma degli anni Cinquanta, ancora in bilico tra le dolorose ferite della guerra e la crescita incontrollata, sotto la spinta di speculazioni immobiliari.
L’appartamento in questione, zona Villa dei Gordiani, dove De Luzio verrà chiamato a intervenire e dove si troverà davanti a un orrido teatro del delitto: la tragica e spaventosa scena dell’omicidio di una giovane donna, Emilia Palmieri e dei suoi due bambini. Sia la donna, che i piccoli sono stati ferocemente massacrati a colpi di ferro da stiro. Chi può aver fatto un tale macello?
L’inchiesta in un primo momento verrà presa in carico dal commissario Leopardo Malerba che tenterà di sbrogliarla in fretta, indirizzando le indagini su un delitto passionale: la vendetta di una donna, Caterina Toresin, commessa e amante del marito e padre delle vittime. Malerba organizza persino funamboliche carte false per riuscire a inchiodarla . Ma presto per lui tutta questa triste faccenda dovrà passare per forza in secondo piano.
Il barbaro triplice omicidio di periferia infatti verrà oscurato dal ritrovamento sulla spiaggia di Tor Vajanica del cadavere di Wilma Montesi, ben presto balzato sulle testate più importanti e di risonanza nazionale per l’identità di importanti personalità coinvolte e tutte le ricadute politiche e mediatiche che minacciano addirittura le sorti del governo. Ragion per cui, di necessità virtù, Malerba, anche per cronica mancanza di personale in questura, sarà costretto ad affidare gli accertamenti della strage di Villa Gordiani al commissario Ermes De Luzio.
Per De Luzio però qualcosa non torna nelle conclusioni tratte da Malerba, troppo facili e semplistiche. Per lui quella ipotesi di accusa: vendetta di un’amante abbandonata, non regge. E tanto per cominciare l’anziano commissario sa di dover approfondire interrogando a fondo l’accusata. Ciò nondimeno, dopo aver parlato a lungo con Caterina Toresin, aver sentito la sua storia e le sue giustificazioni, le sue perplessità aumenteranno, inquietandolo. La donna lo intriga ma non la crede un’assassina.
Intanto sa di dovere per forza andare avanti riprendendo le indagini da capo e muovendosi con tatto discrezione. Non sbaglia. Con l’aiuto del suo fedele brigadiere Da Ponte, porterà subito alla luce la mancanza di conferme, interpretazioni sbagliate ed errori stupidamente commessi dagli investigatori fino a quel momento. E allora bisogna ricominciare dai primi passi, risentire tutte le testimonianze dei condomini e, tra “una tirata di Nazionale e l’altra”, cercare di scoprire anche quanto più possibile sulla vittima e la sua famiglia. Il nostro commissario è un poliziotto molto serio, preciso, scrupoloso. Ma anche un personaggio particolare, assillato da qualcosa che avrebbe preferito non venisse mai alla luce, insomma afflitto da sensi di colpa e dal suo continuo rimuginare su un caso non preso abbastanza sul serio e sfociato in una tragedia, che l’ha fatto soprannominare “mister Anamnesi”. Se ne accorge persino sua moglie Elena. Ci saranno tra loro persino alcuni momenti di dubbi, di imbarazzo, prima che De Luzio riesca a sfogarsi e ad accettare il suo conforto e il suo incoraggiamento a proseguire le indagini. Che si presentano lunghe e difficili anche perché qualcuno nasconde una parte della verità. Ma qualcosa verrà fuori. Intanto che l’uccisa era incinta. Di chi?… Pare che il marito fosse all’oscuro. E qual’era la vera ora in cui è stata commessa la strage?
Aiutato anche dalla colte letture di sua moglie, e fiancheggiato dalla dedizione del fedele brigadiere Savio De Ponte, savio di nome e di fatto, il commissario De Luzio pian piano riuscirà a mettere in piedi un solido schema investigativo, in grado di driblare depistaggi e false piste e invece prefiggersi un’ipotesi in grado di offrire inattese svolte e inimmaginabili colpi di scena.
Nel suo bel romanzo giallo, Nicola Verde ci offre una puntuale ricostruzione di quei tempi, spaziando la sua ricognizione dalle borgate descritte amaramente da Pasolini ai quartieri borghesi come i Parioli con i suoi lussuosi palazzi, avvalendosi anche di continue, mirate citazioni di film e canzoni d’epoca e facendo un’approfondita analisi dell’animo umano dei diversi personaggi. Un’indagine poliziesca sì, ma su un ambiente, una città e un periodo che Nicola Verde valuta a fondo e condanna senza fare sconti inserendo con abilità le giuste notizie storiche, culturali e letterarie che fanno di “Colpe senza redenzione” un libro che va ben oltre i confini del giallo classico.
Senza voler poi calcolare i pensieri, i ricordi e gli incubi che angosciano l’assassino (riportati in corsivo nel romanzo).
Ma ad un certo punto finalmente il quid, l’idea che scaturita da un libro gli darà in mano la giusta tessera da inserire per far combaciare il puzzle di Colpe senza redenzione. Sarà quella la chiave che ha scatenato tutto, o il terrore di un’infamante test diagnostico? Come riuscirà il nostro commissario De Luzio a trovare la giusta strada da imboccare per poi proseguire fino in fondo, fino alla soluzione del caso. Ma anche a scoprire che l’origine di tutto quel male, di quella mostruosa follia omicida, deve per forza aver avuto un suo drammatico perché.

Nicola Verde è nato a Succivo (CE) nel 1951 e vive a Roma. Vincitore di alcuni prestigiosi premi dedicati al giallo, alla fantascienza e al fantastico, è presente in numerose antologie. Ha pubblicato i seguenti romanzi: “Sa morte secada”, “Un’altra verità”, “Le vie segrete del maestrale”, “La sconosciuta del lago”, “Verità imperfette”, “Il marchio della bestia”, “Il vangelo del boia”, “Maestro Titta e l’accusa del sangue”, “Il profumo dello stramonio”.

Source: libro del recensore.

:: Liberi di scrivere Award tredicesima edizione: i vincitori

16 gennaio 2023 by

Vince la tredicesima edizione del Liberi di scrivere Award:

Il Varcaporta di Laura Costantini ‎ Dark Abyss Edizioni

2° Classificato

Il segreto del calice fiammingo di Patrizia Debicke Ali Ribelli Edizioni

3° Classificato

Il pittore di langa di Fabrizio Borgio Fratelli Frilli Editori

4° Classificato

La vita paga il sabato di Davide Longo Einaudi

Menzione speciale per la migliore traduzione

Maurizio Ferrara

per Superficie di Olivier Norek Rizzoli

:: La nave dei folli di Marco Steiner (Marcianum Press 2022) a cura di Patrizia Debicke

14 gennaio 2023 by

Marco Steiner bentornato.
Avevo già letto il suo “Isole di ordinaria follia”, un non romanzo e un non saggio. Forse un condensato di poesia ? Di fantastiche illusioni ? O qualcosa di più?
Steiner ci aveva regalato finora grandi orizzonti, multiformi magiche avventure dove il mare dominava la scena da protagonista. Lui sa bene cos’è il mare.
Stavolta invece l’unica, vera protagonista diventerà la mente umana con tutte le sue possibili scelte e il labirintico complesso delle possibilità e dei contenuti intellettuali e spirituali dell’individuo.
Comunque pare difficile riassumere in poche parole una trama tanto ricca e coinvolgente per la quale posso dare solo un suggerimento: attenzione alla fine perché quando tutto – o molto – sembra forse perduto si scoprirà il segreto in grado di lenire ogni male: la speranza.

In una notte illuminata da una strana doppia luna, un veliero nero accosta in silenzio a San Servolo, l’isola della laguna veneziana che fino al 1978 ospitava il manicomio veneziano.
Tutto è calma e silenzio a bordo e sul ponte deserto un gruppetto di internati s’imbarcherà frettolosamente, di nascosto, seguendo l’impulsiva scelta di Indio, provetto marinaio e capitano. Per tutti loro la speranza di una possibile fuga.
Comincia così una straordinaria e fiabesca peregrinazione alla ricerca di una sorta di libertà, una agognata e qualsiasi libertà forse generata dalla follia, un protettivo limbo in grado di offrire sponda , tregua, ma anche l’ opportunità di smarrirsi e fallire nel tentare nuove strade prima impensabili. Una salvezza dell’anima , una agognata via di fuga, da scovare forse nei meandri oscuri delle viscere di Venezia, paragonabili a una specie di gigantesco ventre umano dove cercare rifugio dalla tragedia portata dalla realtà.
Il loro timoniere, Efren Jorge Caminante detto Indio, uomo di mare di origini italo/sudamericane, e protagonista della storia, non sa solo navigare, lui riesce a comunicare empaticamente con lo sconfinato abisso oceanico e addirittura con la Luna. Indio conosce a menadito le sconfinate distese marine che man mano sveleranno a tutti universi sconosciuti da attraversare, lasciandosi trasportare dal vento e dal vibrare delle sublimi note che emergono nella nebbia.
Indio crede di aver capito di dover ritrovare il prezioso Altrove, cercandolo fra le misteriose isole che si allontanano o scompaiono all’orizzonte.
Non sono folli i personaggi della storia, ma uomini e donne solo dotati di fantasia, ciascuno in cerca di una possibile realtà, forse l’unico vero regalo per il loro lungo viaggio.
Principale scenario di tutto il romanzo il loro lento, lungo e inquieto girovagare per mare: a perenne simbolo di libertà, di movimento, di navigazione che riuscirà a costringere tutti a confrontarsi con il proprio io.
Una storia insolita, priva di modelli, che induce il lettore, insieme al protagonista del narrare, a fare omaggio alla grande letteratura fantastica di Poe, Borges e Lovecraft, ai percorsi di Conrad e alla ricerca della libertà fisica e spirituale influenzata nell’autore da Hugo Pratt che con le sue magiche vicende ha saputo spiegare l’avventura più bella: essere vivi.

Il capitano sarà la “guida” di questo ristretto e stravagante equipaggio. E tuttavia piano piano
gli uomini, le donne e il veliero perfezionano come per magia un rapporto di fusione che consentirà a ognuno di ritrovare, spartire e affrontare i tanti ricordi e dolori del passato dimenticati nel tempo. Ognuno poi a suo modo, spezzando le catene di timori e incertezze, vivrà l’ebbrezza della separazione e l’incanto di incredibili avventure tra esseri splendidi o mostruosi, veleggiando lungo coste e mari sconosciuti . Una rotta imprevedibile, quella sfidata della Nave dei Folli, che sarà densa di sorprese, pericoli, incontri e sorpassi fra onde anomale e vascelli colmi di immagini inconsuete. Per raggiungere l’armonia, l’unica meta agognata si dovrà abbandonare il passato, mollare ogni inutile ormeggio.
Durante tutto il loro viaggio Indio redigerà puntualmente il suo Libro di Bordo, descrivendo i luoghi visitati, gli incontri fatti ma e soprattutto confrontandosi ogni giorno direttamente con le storie e le traversie vissute dagli altri suoi compagni di cammino e saprà anche lui riscoprire in sé la forza di superare il suo personale dramma e la voglia di ricostruirsi.

Ma come si potrebbe definire La nave dei folli? Un manuale di navigazione? Un reportage di viaggio?

Forse. Certo l’eterogenea ciurma protagonista del romanzo naviga in posti reali che spaziano tra la Laguna Veneta, la Sicilia e il sud America, ma e soprattutto si spinge coraggiosamente oltre in quell’altrove del profondo, dell’inconscio, fino a raggiungere il fantastico, con sprazzi di fantasy che sfiorano inconfessati sogni, magari solo influenzati della Fata Morgana, da sempre signora e padrona della nebbia che gravita pesantemente sulle acque della laguna.

O uno studio critico di psicopatologia, visto che il protagonista, imprigionato all’inizio nel manicomio di San Servolo e curato brutalmente con elettroshock e terapie farmacologiche incontrerà finalmente un medico che, in virtù della letteratura, riuscirà a turarlo fuori dai vincoli di quel mostruoso carcere della sua lucida follia, provocata dall’incidente.

Ma non è certo un fumetto “La nave dei folli”, anche se il tratto di Hugo Pratt di Steiner fa capolino con prepotenza tra le righe .

Niente di tutto questo e dove quindi si dovrebbe o potrebbe classificare questo romanzo?
Fantasia? Realtà? Oppure capacità di riscatto?

Marco Steiner vive fra Roma e New York. Lo pseudonimo “mitteleuropeo” gli è stato suggerito da Hugo Pratt con il quale ha collaborato dal 1989 al 1995 e da cui ha imparato a scrivere storie. Con fotografi come Gianni Berengo Gardin e Marco D’Anna ha imparato a vedere luci e ombre. Nel 1996, dopo la morte di Pratt, ha portato a compimento il romanzo Corte Sconta detta Arcana, edito da Einaudi. È autore di numerosi romanzi: Il Corvo di Pietra (2014), Oltremare (2015, Premio di Letteratura Avventurosa Emilio Salgari), Il gioco delle perle di Venezia (2016), Miraggi di memoria (2018), Passi silenziosi nel bosco (2020), Nella Musica del Vento (2021). Per Marcianum Press: Isole di ordinaria follia (2019).

Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami, (Iperborea 2022) A cura di Viviana Filippini

14 gennaio 2023 by

Tornano in libreria le Fiabe Nordiche edite da Iperborea, a cura e traduzione di Bruno Berni, che nel volume “Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami”, si occupa anche della postfazione. Il libro è un vero e proprio viaggio nella cultura della popolazione dei Sami, alla scoperta di quelle che sono le caratteristiche delle loro abitudini, usi e costumi. Le fiabe presenti nel volume, sono giunte a noi grazie al lavoro di Emilie Demant. Chi era questa donna? La Demant, nata in Danimarca nel 1873, è stata un’artista, ma anche scrittrice, etnografa e esperta del folclore che aveva un particolare interesse e attenzione per la cultura del popolo Sami. Fu grazie a questo suo profondo coinvolgimento per i Sami che, all’inizio del XXI secolo, in diversi soggiorni in Finlandia, la donna fece un lavoro di raccolta delle storie narrate a voce dai Sami stessi, finite poi nel volume “Intorno al fuoco”. Un lavoro di ascolto e trascrizione che la impegnò dal 1907 al 1916.  Le fiabe e i racconti qui raccolti- una settantina in tutto- sono caratterizzati da un’atmosfera immediata, a tratti cruda e realistica, dove ci sono alcuni elementi – fuoco e renne per esempio- che tornano in modo costante, e questo non solo ci aiuta ad identificarli come elementi leitmotiv del libro, ma come parti fondamentali dell’esistenza del popolo dei Sami stessi. Per loro le renne, soprattutto le domestiche, sono importanti, perché incarnano compagne preziose di vita e risorse importanti per il lavoro e la vita della comunità, per ricavare vestiti, cibo, strumenti utensili dalla corna e dalle ossa. In realtà, leggendo le diverse storie presenti in questo volume si ritrovano altri animali e insetti che nei racconti atavici, trasmessi da sempre in forma orale, assumono un valore simbolico o metaforico. Curioso anche il fatto che elementi come malattie ad un certo punto si animano, prendono forma concreta e diventano persone con le quali i protagonisti si incontrano o scontrano. Il fuoco, altro componente spesso presente, è casa, e mi spiego meglio. Il focolare per i Sami è fonte di calore, è l’alleato ideale per allontanare le tenebre e gli animali pericolosi, ma è anche il punto cardine attorno al quale la famiglia e tutti si riuniscono per parlare della giornata e per raccontarsi storie, fiabe. Presenti pure alcuni personaggi come il “noiade” (a volte è uomo, altre volte è donna) da identificare come lo sciamano o sciamana, che si pongono come il punto di riferimento saggio e saldo per la popolazione. In sua opposizione ci sono diversi antagonisti, da una parte i Ciudi russi, che si riuniscono in bande di briganti pronti a discendere dal nord al sud per attaccare, terrorizzare i Sami e, dall’altra, le popolazioni di contadini stanziali che non vedono di buon occhio i nomadi Sami (migranti fino agli anni 50 del XX secolo) intenti a spostarsi in pianura in inverno e in montagna in estate. Interessanti le note e la postfazione che aiutano a comprendere ancora meglio dove affondano le radici della cultura Sami. “Intorno al fuoco. Fiabe e storie della terra dei Sami” è sì una scoperta delle fiabe e dei racconti in voga tra i Sami ma, allo stesso tempo, è un curioso e interessante un viaggio dentro alla dimensione più pura dei valori e delle tradizione sami, che ci permette di scoprire un mondo lontano da noi, dove i legami tra uomo e natura sono forti e fondamentali.

Source: richiesto dal recensore.

:: Giornata della Memoria 2023: due proposte Salani per ragazzi

12 gennaio 2023 by

Data di uscita: 10 gennaio 2023 | Pagine 224 | euro 13,90 | Target: 11+ 
La storia di Anna Frank raccontata dalla prospettiva del nascondiglio che custodì i segreti, le paure e i sogni di Anna.

Amsterdam, Olanda. L’indirizzo è Prinsengracht, 263. Ad Anne sembra solo un vecchio edificio affacciato su un canale. Dentro ci sono dei magazzini, ciò che resta di una ditta di confetture e una libreria girevole che cela un mistero. Perché quello non è un luogo come un altro. Anzi, è il posto perfetto per nascondere due famiglie. È il 1942 e quell’alloggio segreto diventa di colpo la nuova casa di Anne Frank. Anne è una ragazzina allegra e spensierata, ha solo tredici anni e il mondo che conosce è sconvolto da una tremenda guerra che sembra travolgere tutti. Lei è il cuore lucente del nascondiglio. È un’adolescente vivace che scrive in un diario ciò che ama, sogna, spera: vivere in un mondo migliore. E il suo incredibile entusiasmo desta l’interesse di un curioso osservatore. Il rifugio segreto. Quel luogo antico e solenne, vivo e ricco di storie, si appassiona davanti al coraggio della piccola Anne. La vede crescere, ridere e soffrire. La incoraggia come può e come riesce: fino alla fine. E anche dopo, quando non resta che una cosa da fare, audace e temeraria al tempo stesso: tramandare la storia di Anne. Perché nessuno possa dimenticarla. Grazie a una voce calda e inedita, capace di raccontare con sincero trasporto gli anni della II Guerra Mondiale, la storia di Anne Frank s’intreccia a quella del rifugio segreto per raccontarci qualcosa di noi stessi. La Storia non è mai realmente passata: è qui, nel nostro presente, e riscoprirla è un regalo prezioso per le generazioni future.

LUCA AZZOLINI è nato a Ostiglia (Mantova) il 21 maggio 1983 e si è laureato in Storia dell’Arte a Verona. Ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo e oggi lavora come autore, editor e ghostwriter. I suoi romanzi per ragazzi, la Saga di Aurion, la serie Volley Star e il ciclo di Mark Mission, sono stati tradotti in diversi Paesi. Oltre a romanzi di fiction, Azzolini è autore di storie vere, come il bestseller La strada più
pericolosa del mondo (2018), Bambini per gioco (2019) selezionato al premio Bancarellino 2020, e Don Ciotti, un’anima Libera (2019). Nel 2020 ha debuttato nella narrativa per adulti con Romulus, trilogia ispirata alla serie TV Sky prodotta da Matteo Rovere, con la collaborazione di Groenlandia e Cattleya. Per De Agostini Libri ha pubblicato anche Ragazzi selvaggi, vincitore del Premio Scaramuzza 2022 e finalista al premio Castello di Sanguinetto 2022, un romanzo tratto da una storia vera di bullismo.

10 gennaio 2023 | Pagine 224 | euro 15,90 |Target: 12+

Un romanzo intenso che racconta come un’intera generazione di sopravvissuti sia riuscita a costruire un nuovo mondo sulle rovine del vecchio. Una storia attuale e senza tempo, che parla di pace e ricostruzione.

Da settimane per le strade di Amburgo si incontrano solo camionette di soldati inglesi che pattugliano i quartieri per controllare i vinti. La città è uno spettro fatto di cumuli di macerie e bombe inesplose. Di silenzio, fame e profughi. Eppure, tra le rovine, c’è chi ha voglia di ricominciare e lasciarsi tutto alle spalle. C’è ancora chi sa trovare, nonostante la desolazione che lo circonda, la voglia di giocare. Come l’orgoglioso Hermann, ex militante della Gioventù hitleriana, arrabbiato con il mondo intero, che vorrebbe partire per l’America e invece si ritrova a dover restare e prendersi cura di una famiglia spezzata. La sua. O Traute, l’intraprendente figlia del fornaio, che sgraffigna pagnotte dalla bottega dei genitori per barattare il cibo con nuove amicizie. E infine il piccolo Jakob, che, rinchiuso nel suo nascondiglio, non si è ancora accorto che la guerra è terminata. Teme che uscire allo scoperto possa farlo finire ai campi di concentramento, il luogo che ha inghiottito anche la sua famiglia. I loro destini, così diversi eppure così simili, si intrecciano durante la prima settimana dell’estate del 1945, quando il tiepido sole di giugno penetra tra gli scheletri dei palazzi, portando uno sprazzo di luce e speranza a chi non ne ha più.

Kirsten Boie è nata ad Amburgo, in Germania, nel 1950. Lì ha completato gli studi e ha lavorato come insegnante in una scuola superiore. Con l’arrivo del primo figlio, ha iniziato a scrivere libri per bambini e attualmente ne ha scritti un centinaio, tradotti in numerose lingue. Oltre a occuparsi di narrativa, scrive saggi sulla letteratura per bambini e ragazzi, ed è impegnata nella promozione della lettura. Nel 2019 è stata nominata Cittadina Onoraria di Amburgo per i suoi meriti in campo letterario.

La ragazza bambù,  Edward van de Vendel (Sinnos 2022)  A cura di Viviana Filippini

5 gennaio 2023 by

La storia de “La ragazza bambù” di  Edward van de Vendel edita da Sinnos, recupera “Taketori monogatari” un antico racconto popolare giapponese, risalente, sembra, al X secolo, considerato il più antico esempio di narrativa nipponica, scritto in lingua giapponese tardoantica. L’autore prende la vicenda del passato e la riattualizza grazie anche alle colorate e delicate illustrazioni di Mattias De Leeuw, narrando al lettore di oggi la storia di Jie, una ragazzina trovata per caso dentro ad un canna di bambù, recisa da un tagliatore di bambù. La piccola, grande come un pollice, diventa la figlia adottiva per il tagliatore e la moglie che figli non ne hanno. Jie è bella, misteriosa, affascinante, molto legata e riconoscente a quelli che per lei sono diventati i suoi genitori. La ragazzina cresce, ma resta sempre minuta e piccola, questo non le impedisce però di fare innamorare molti giovanotti che la vorrebbero sposare. Jie, che per i suoi modi di dire, fare, pensare, sembra venire da un altro pianeta, mette in difficoltà i suoi tanti pretendenti sottoponendoli dure prove, molto difficili da portare a compimento, proprio perché come dice lei: “non può sposarsi”. Gli aspiranti fidanzati rimangono destabilizzati da ciò e dalle imprese che devono compiere, perchè a volte sono davvero ardue e irrealizzabili e poinon possono fare nulla contro la decisione di Jie, che resta ferma sulle sue posizioni, fino a quando, un giorno arriverà un giovanotto senza nome che metterà in crisi le volontà della ragazza. Lui, misterioso quanto lei (è il giovane imperatore in incognito), non demorde e con tutta la sua forza di volontà cercherà di superare le prove messe in atto dalla ragazza e le scriverà lettere su lettere per farle capire quanto grande e forte è il suo sentimento d’amore. I lettori assistono a questa emozionante vicenda al fianco di un’altra ragazzina che, quasi da un’altra dimensione, segue la vicenda amorosa di Jie, e questa ragazzina che osserva la storia di Jie, non è semplice spettatrice, ma è parte fondamentale della narrazione e della vita di Jie. “La ragazza bambù” di Edward van de Vendel è una narrazione delicata sull’amore, ma anche sull’importanza della libertà per vivere in armonia con se stessi e con il mondo circostante. Nella narrazione ci sono tanti sentimenti che vengono messi in gioco: l’amore, la tenacia, la costanza e la dedizione, ma anche l’impegno per trovare il proprio posto nel mondo, superando le avversità che la vita riserva  e mantenendo i legami con coloro che sono parte e parti fondamentali della propria esistenza. Traduzione Laura Pignatti.

Edward Van De Vendel è nato a Beesd nelle Fiandre. Da piccolo sognava di diventare un calciatore o un cantante, ma poi, proprio come suo padre e sua madre, ha cominciato a lavorare come maestro, insegnando in diverse scuole. Dopo ancora ha cominciato a scrivere per ragazzi, pubblicando decine di titoli, tra albi illustrati e romanzi per adolescenti.

Source: ricevuto dalla casa editrice Sinnos. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: Liberi di Scrivere Award tredicesima edizione – Le votazioni

1 gennaio 2023 by

Sono aperte le votazioni per il miglior libro edito nel 2022, potete esprimere il vostro voto nei commenti. E’ valido un solo voto per lettore.

Potete votare nei commenti del blog qualsiasi libro uscito nel 2022, poi lo inserisco nella lista.

C’è tempo di votare fino alla mezzanotte di domenica 15 gennaio. Lunedì 16 gennaio sarà proclamato il vincitore, e il secondo e terzo classificato. Menzione d’onore per il traduttore il cui libro otterrà più voti.

Buon voto a tutti!

NB: i commenti sono in moderazione.

I candidati:

Il segreto del calice fiammingo di Patrizia Debicke 96 VOTI

La vita paga il sabato di Davide Longo 3 VOTI

Il pittore di langa di Fabrizio Borgio 15 VOTI

L’idolo dei Templari, Barbara Frale 1 VOTO

Il Varcaporta, Laura Costantini 114 VOTI

Il Male quotidiano: Incursioni filosofiche nell’horror di Davide Navarria – Selena Pastorino, Rogas Editore 1 VOTO

I vegumani, Clelia Farris 2 VOTI

Malapace di Francesca Veltri Miraggi edizioni 1 VOTO

Superficie di Olivier Norek, tradotto da Maurizio Ferrara 1 VOTO

In forma di essere umano, Riccardo Gazzaniga, Rizzoli. 1 VOTO

La scatola di latta di Matilde Ventura edito da Arduino Sacco Editore 1 VOTO

Il vento sull’erba Patrizia Fiaschi Castelvecchi Editore 1 VOTO

:: Stephen King. La guida definitiva al Re (Mondadori Electa 2022) di Bev Vincent Recensione a cura di Emilio Patavini

29 dicembre 2022 by

Pubblicato originariamente in occasione del settantacinquesimo compleanno di Stephen King, La guida definitiva al Re è uscita in Italia per Mondadori Electa il 15 novembre 2022. Non è la prima pubblicazione di Mondadori Electa dedicata al maestro del brivido: l’anno scorso, infatti, è uscito Il grande libro di Stephen King di George Beahm. La nuova guida di Bev Vincent, scritta in modo piacevole e scorrevole, esplora le ispirazioni dietro alle opere di King: al suo interno scoprirete quali eventi di cronaca o della vita personale di King hanno ispirato racconti o romanzi e quali influenze si celano dietro di essi, oltre a numerosi aneddoti e curiosità. Il volume ripercorre opera per opera l’intera produzione kinghiana, tracciandone l’evoluzione dai primi racconti pubblicati su riviste specializzate come Stories of Suspense e Startling Mystery Stories o sulle riviste universitarie del Maine, passando per Carrie (1974), primo romanzo pubblicato, fino all’ultimo titolo, Fairy Tale, uscito nel 2022. Una storia fatta di successi, ma anche di rifiuti, dai racconti rifiutati da Forrest Ackerman e Harlan Ellison al romanzo incompiuto Sword in the Darkness, rifiutato da un dozzina di editori. Bev Vincent analizza quasi cinquant’anni di carriera in cui King è passato da scrittore squattrinato che viveva in una roulotte in affitto e aveva difficoltà a sbarcare il lunario a icona planetaria, leggendario creatore di storie il cui patrimonio ammonta a centinaia di milioni di dollari e il cui solo nome in copertina è sinonimo di successo nelle vendite. Le sue storie sono ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo, anche grazie alla sterminata quantità di trasposizioni cinematografiche sul piccolo e grande schermo che hanno contribuito ad accrescerne la fama.

Il libro è inframmezzato da brevi schede di approfondimento o da più lunghi “intermezzi” che gettano luce su alcuni aspetti della vita e delle opere di King, come l’editor che lo ha scoperto, una dettagliata descrizione di Castle Rock e Derry (cittadine fittizie del Maine in cui King ha ambientato molte sue storie), o ancora i romanzi pubblicati con lo pseudonimo di Richard Bachman, i film in cui King è apparso come comparsa, la passione per i Boston Red Sox e molto altro ancora. La guida è corredata da un ricco apparato iconografico che farà felici i fan del Re: tra le sue pagine potranno infatti scoprire foto d’archivio e documenti della collezione personale dello scrittore, oltre a pagine manoscritte, copertine di libri, locandine di film…

Alla fine del volume sono presenti una bibliografia essenziale, con i titoli dei più importanti saggi per addentrarsi nel Multiverso kinghiano, e l’elenco completo delle opere complete del Re (in cui compare già il prossimo titolo, Holly, in uscita nel 2023), delle prime edizioni americane e italiane dei suoi racconti e infine tutti gli adattamenti cinematografici e televisivi.

Bev Vincent è autore di The Road to the Dark Tower e The Dark Tower Companion, due volumi dedicati alla serie della Torre Nera di Stephen King. Ha inoltre curato l’antologia Odio volare. 17 storie turbolente (Sperling & Kupfer 2019) assieme a Stephen King. I suoi racconti sono apparsi su Ellery Queen’s Mystery Magazine, Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine, Borderlands 5, Ice Cold e The Blue Religion.

Source: inviato dall’editore. Si ringrazia l’Ufficio Stampa Mondadori Electa per aver gentilmente inviato una copia del libro al recensore.

:: A Marsiglia con Jean-Claude Izzo di Vins Gallico (Giulio Perrone 2022) a cura di Valerio Calzolaio

28 dicembre 2022 by

Marsiglia. 1945-2000. Esiste una città che si raggiunge abbastanza facilmente per mare, per terra e per cielo. Prenotando un traghetto dalla Corsica o dalla Sardegna, oppure dall’Algeria o dalla Tunisia. Oppure decidendo di fare sette ore di treno da Milano (meno da Parigi) o guidare in auto dall’Italia (dipende da dove partite) in una combinazione di autostrade dal pedaggio salato con una sfilza (utile) di autovelox. Oppure ancora atterrando a Marseille-Provence, l’aeroporto a Marignane, circa ventidue chilometri a nord. Inutile parlarne, però, perché: “Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere” (Jean-Claude Izzo, Casino totale, pag. 33). Attraverso le parole di Izzo, Marsiglia diventa una città talmente reale che si riesce ad annusarla, ad assaggiarla, a “camminarla”, persino a toccarla. Non c’è bisogno che ci siate già stati o che progettiate di andarci, i suoi romanzi già consentono di “leggerla”, appagandosi del testo e del contesto. Jean-Claude è stato uno straordinario indimenticabile scrittore francese, poeta giornalista sceneggiatore drammaturgo romanziere, nato lì il 20 giugno 1945, figlio di Gennaro, immigrato di Castel San Giorgio (vicino Salerno) e di Isabelle (casalinga francese, figlia di immigrati spagnoli). La sua adolescenza ha avuto molto a che fare con i libri e con Pax Christi, il suo apprendistato lavorativo con il giornalismo e col partito comunista francese. Dopo vari libri di poesie e articoli di giornale, è del 1993 il primo romanzo con Fabio Montale (anche lui con padre italiano, di poetico cognome), pubblicato due anni dopo da Gallimard nella Série Noire, Total Kheops (1995), appunto Casino totale, da noi grazie a Massimo Carlotto (Edizioni e/o, 1998). Se cominciate, non smetterete più di leggerli, la serie e il resto, tutto con Marsiglia, immersa nel noir mediterraneo. Purtroppo, Izzo è morto lì il 26 gennaio 2000 per un tumore ai polmoni, entrando però prima e per sempre nel pantheon e nel mito. Si moltiplicano giustamente i militanti omaggi postumi.

L’ottimo scrittore, libraio e traduttore Vins Gallico (Melito Porto Salvo, Reggio Calabria, 1976) realizza un’intelligente scelta letteraria: presentare la città di Marsiglia per il tramite delle parole scritte da un’eccelsa personalità marsigliese in opere di fiction. Evviva. Organizza il suo viaggio in ventinove capitoli, intitolati ad argomenti (pied-à-terre e pieds-noirs, la vergogna e così via), luoghi (la banchina, il Panier, la Joliette e così via), collettivi (le canaglie, il PC, i marsigliesi in quattro scene e così via) e altri temi “izziani”. Dopo le brevi conclusioni colloca un lungo trentesimo autobiografico capitolo in cui spiega come e perché è voluto comunque tornare di recente a Marsiglia, capitale del mondo meticcio, pur avendo scelto di raccontarla solo con lo sguardo (sempre “occhi nuovi”) e le frasi di Izzo (tratte da sette volumi, tutti Edizioni e/o). Nel primo capitolo aveva spiegato di essersi appassionato al grande scrittore francese quando si trovava a studiare a Göttingen da emigrante politicizzato (per sette anni). In fondo al testo, poi, parla dei propri amici d’infanzia; del mare calabrese (“un certo tipo di effetto il Mediterraneo lo fa ovunque”); della moglie e dei figli che ha brevemente dovuto lasciare per partire; dell’aereo preso con un caro amico di sintonie; delle significative pratiche ricognizioni fatte, politiche e sociali, anche senza romanzi di Izzo al seguito; dei ringraziamenti innumerevoli per un testo che ha lo scrittore scomparso al centro: “dopo di lui, Marsiglia da scena si è trasformata in un anfiteatro greco, sfruttando la sua costituzione a scaloni. Uno si siede là e può scrutare il mondo. O sé stesso. O il vuoto. O il mare”. Utili e appassionanti le dettagliate argomentate appendici sui film e sui libri relativi alla città, “sempre sotto la lente di Jean-Claude Izzo”.

Vins Gallico ha pubblicato Portami rispetto (Rizzoli, 2010), Final Cut (Fandango, 2015) e La barriera (Fandango, 2017). Ha collaborato con l’Università Georg-August di Göttingen e l’Università di Brema. Ha diretto le librerie Rinascita e Fandango Incontro. Socio fondatore dei Piccoli Maestri, è una delle voci della trasmissione Tabula Rasa su Radio Onda Rossa.

Source: libro del recensore.

:: “Le risposte di Padre Pio” (Edizioni Segno; prefazione di Mons. Pasquale Maria Mainolfi) di Alberto Politi, a cura di Daniela Distefano

25 dicembre 2022 by

E’ giunto anche il 25 dicembre 2022, un Natale diviso per l’Italia. Al Nord il gelo, al Sud temperature temperate. Un Natale di povertà da un lato, e di spreco dall’altro, in tutto il Paese. Sotto l’albero quest’anno tanta incertezza, e un serbatoio di fiducia, la Fede. Leggendo questo libro, qualche settimana fa, mi sono imbattuta nelle conversazioni dei Santi, nei consigli dei saggi, nella lungimiranza dei vecchi. Chi lo ha scritto così si è presentato nell’introduzione: “Sono un cittadino di Benevento e ho deciso di scrivere questo libro perché, come devoto di Padre Pio, nato in un paesino, Pietrelcina, a pochi chilomentri dalla mia città, ho raccolto e conservato da oltre 30 anni molte riviste sul venerato Padre e letto molti libri a lui dedicati”.

Il titolo allude al tesoretto di consigli, rimproveri, considerazioni religiose, di battute sagge o divertenti, di profezie del Santo di tutti dei nostri tempi così assetati di Bene, così rinsecchiti di spiritualità.

Cos’era la Santa Messa per San Padre Pio? Era “Tutto il Calvario. Tutto quello che Gesù ha sofferto nella sua Passione inadeguatamente lo soffro anch’io per quanto ad umana creatura è possibile. E ciò contro ogni mio merito e per sola sua bontà”.

Come mai il Signore permette dolori fino a tale intensità? Padre Pio risponde: “Il Signore lo fa per non dire che ci regala tutto. Egli, per umiliare la sua creatura, vuole da essa quel tantino – sebbene quel tantino glielo dia Lui stesso – affinché la creatura stessa glielo possa offrire”.

Per il Santo di Pietrelcina, poi, “la severità fraterna è di più grande valore che tutto il sentimento nel mondo messo insieme”. E più avanti: “Se tu sapessi come soffro nel dover negare l’assoluzione. Ma sappi che è meglio essere rimproverati da un uomo su questa terra che da Dio nell’altra vita…”.

San Padre Pio, nel rispondere ad una figlia spirituale, che gli domandava come fosse possibile per lui vivere con tanti dolori fisici e mistici disse: “Su una spalla ho la Chiesa di Dio combattuta e calunniata, sull’altra l’umanità alleata con l’antico nemico. Prega perché non resti schiacciato! Quello che mi fa piangere è che sulla terra non ci sarà più cuore!”.

Guardiamo le nostre mani, i nostri occhi, la nostra voce, non allo specchio dove abbelliamo la nostra anima, ma guardiamo dentro di noi, all’interno del nostro cuore, cosa vediamo al suo posto? Siamo ancora capaci di amare chi ci maltratta? Chi ci sottostima? Chi si volta dall’altra parte? Chi ci dice addio senza lacrime? Siamo ancora capaci di farci amare da chi ci chiede perdono? Da chi ha bisogno ma te lo dice camuffandosi? Da chi è troppo a terra per ringraziarti della tua coperta alla stazione centrale? Un pezzetto di croce a Natale, Signore, concedila anche a noi, come spiega San Padre Pio è un dolore che ti offriamo perché Tu tutto ci doni gratis, ma fà che questa croce possa essere di Amore, un incendio che prevalga sul nostro sfruttato ego.

Tanti auguri di Buon Natale a tutti i lettori di Liberi di scrivere.

Daniela

Source: libro del recensore.

:: Due libri per Natale da trovare sotto l’albero da Gallucci editore. A cura di Viviana Filippini

24 dicembre 2022 by

Natale si avvicina e per i piccoli lettori ho qualche bel libro che si potrebbe magari trovare sotto l’albero. Per chi ama lo spirito natalizio Gallucci ha pubblicato “Racconti sotto l’albero”, una raccolta di racconti di autori italiani con le illustrazioni di Peppo Bianchessi. Nel volume ci sono storie che narrano il Natale e la sua magica atmosfera seguendo le sue sfaccettature e tutte le emozioni che si manifestano nel periodo di Natale. La cosa bella di questo libro è che i racconti, oltre essere letti nell’ordine che si preferisce, sono ancora migliori se c’è qualcuno con il quale possiamo leggerli in compagnia, perché nascono quelle emozioni tipiche del Natale e dei racconti che sanno emozionare e che fanno tornare bambini anche gli adulti.  Ecco i racconti presenti nel volume: 

Il banco dei sogni di Pier Domenico Baccalario,

Babbo Natale non esiste di Davide Morosinotto 

Natale würstel & maionese di Luca Bianchini 

L’albero di Natale di Emma Cianchi 

Cose che si desiderano per Natale di Andrea Tullio Canobbio 

Era di nuovo Natale di Elena Peduzzi 

And so this is Xmas (fog is over) di Andrea Pau Melis 

Notte di neve di Gisella Laterza 

L’ufficio comunicazione di Veruska Motta 

Il signor Vezio di Marco Pelliccioli 

Il tizzone sul tetto di Azzurra D’Agostino 

Cose da grandi di Angelo Mozzillo 

Il piano della gioia di Fidelio Valt di Manlio Castagna 

Corri. Corri. Corri. di Igor De Amicis e Paola Luciani 

La slitta sul radar di Christian Antonini 

È il pensiero, che conta di Dimitri Galli Rohl 

Un@ stori* di Natalə di Giuseppe D’Anna 

Il più brutto e più bel Natale di tutti i tempi di Marco Ponti

“Trovarsi a Berlino”, Holly-Jane Rahlens

Altro libro interessante per un pubblico di lettori Younng Adult è “Trovarsi a Berlino” di Holly-Jane Rahlens, una bella storia di formazione ambientata nella Berlino del 1989, esattamente poche settimane dopo la caduta del muro che per decenni aveva diviso la città in due parti e tenuto lontane le persone. In questa Germania unita, alla prese con la sua rinascita e riorganizzazione civile, economica, culturale e umana si incrociano i destini di due giovani adolescenti. Da una parte c’è Molly, nata a New York ma con origini tedesche, arrivata poco prima del crollo del muro a Berlino Ovest. Dall’altra parte invece, c’è Mick, nato e cresciuto a Berlino, però nella zona Est.  Un giorno i due ragazzi si incontreranno su un treno e tra loro scatterà un’amicizia che li porterà a conoscersi l’un l’altra. Questa esperienza sarà un modo per apprendere mondi sconosciuti, ma anche per vedere in una prospettiva del tutto nuova la Germania dopo quel muro che tante divisioni aveva creato. Il romanzo è la narrazione di una crescita e un trovare una propria identità per Molly e Mick e per la città dove vivono.

Holly-Jane Rahlens è nata negli Stati Uniti, ma vive da decenni in Germania, dove è diventata un’au­trice per ragazzi affermata. Ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Deutscher Jugendlite­raturpreis.