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:: Colpe senza redenzione di Nicola Verde, (Giallo Mondadori 2022) a cura di Patrizia Debicke

19 gennaio 2023

Il commissario Ermes De Luzio da sempre si ritiene un funzionario di polizia al servizio del cittadino. Si è mosso con coscienza anche durante il regime fascista, coservandosi neutrale per quanto ha potuto. Finita la guerra è rimasto al suo posto, mantenendo con cocciuta determinazione la sua drittura morale mentre Roma veniva percossa e lacerata da scontri, ritorsioni e vendette.
E tuttavia in fondo a sé prova una punta di rimorso, teme di non essersi mai voluto impegnare, teme di non aver fatto abbastanza e alzando lo sguardo al ritratto appeso sulla parete dell’ufficio affronta di malavoglia lo sguardo del presidente Luigi Einaudi. Sguardo che sembra volerlo giudicare da dietro le sue lenti rotonde.
Ormai vicino alla pensione, però De Luzio non si fa più illusioni e si è buttato serenamene dietro le spalle le giovanili velleità di carriera. Tutto nel suo ufficio piccolo è squallido, sa di muffa, vecchiume e come sottofondo, si potrebbe quasi percepire l’odore del grasso per pistole e della polvere che aleggia per l’intero edificio.
Il suo un ufficio è una stanza dimessa in un piccolo commissariato del Quarticciolo. Davanti alla sua vecchia scrivania che ha visto tempi migliori, troneggia una cassettiera in legno massiccio che contiene i faldoni con i casi già risolti e quelli da risolvere. Poca roba di recente: risse fra ubriachi, furtarelli di piccolo calibro, come per esempio la scomparsa del proiettore dalla sala parrocchiale. Ma qualche volta a impegnare di più il commissario De Luzio sono le liti tra marito e moglie, e il guaio vero può scaturire da alcune di quelle che degenerano nella violenza.
Come forse è accaduto in uno degli appartamenti dei tanti palazzoni di periferia, tirati su frettolosamante nell’ affannata opera di ricostruzione postbellica della Roma degli anni Cinquanta, ancora in bilico tra le dolorose ferite della guerra e la crescita incontrollata, sotto la spinta di speculazioni immobiliari.
L’appartamento in questione, zona Villa dei Gordiani, dove De Luzio verrà chiamato a intervenire e dove si troverà davanti a un orrido teatro del delitto: la tragica e spaventosa scena dell’omicidio di una giovane donna, Emilia Palmieri e dei suoi due bambini. Sia la donna, che i piccoli sono stati ferocemente massacrati a colpi di ferro da stiro. Chi può aver fatto un tale macello?
L’inchiesta in un primo momento verrà presa in carico dal commissario Leopardo Malerba che tenterà di sbrogliarla in fretta, indirizzando le indagini su un delitto passionale: la vendetta di una donna, Caterina Toresin, commessa e amante del marito e padre delle vittime. Malerba organizza persino funamboliche carte false per riuscire a inchiodarla . Ma presto per lui tutta questa triste faccenda dovrà passare per forza in secondo piano.
Il barbaro triplice omicidio di periferia infatti verrà oscurato dal ritrovamento sulla spiaggia di Tor Vajanica del cadavere di Wilma Montesi, ben presto balzato sulle testate più importanti e di risonanza nazionale per l’identità di importanti personalità coinvolte e tutte le ricadute politiche e mediatiche che minacciano addirittura le sorti del governo. Ragion per cui, di necessità virtù, Malerba, anche per cronica mancanza di personale in questura, sarà costretto ad affidare gli accertamenti della strage di Villa Gordiani al commissario Ermes De Luzio.
Per De Luzio però qualcosa non torna nelle conclusioni tratte da Malerba, troppo facili e semplistiche. Per lui quella ipotesi di accusa: vendetta di un’amante abbandonata, non regge. E tanto per cominciare l’anziano commissario sa di dover approfondire interrogando a fondo l’accusata. Ciò nondimeno, dopo aver parlato a lungo con Caterina Toresin, aver sentito la sua storia e le sue giustificazioni, le sue perplessità aumenteranno, inquietandolo. La donna lo intriga ma non la crede un’assassina.
Intanto sa di dovere per forza andare avanti riprendendo le indagini da capo e muovendosi con tatto discrezione. Non sbaglia. Con l’aiuto del suo fedele brigadiere Da Ponte, porterà subito alla luce la mancanza di conferme, interpretazioni sbagliate ed errori stupidamente commessi dagli investigatori fino a quel momento. E allora bisogna ricominciare dai primi passi, risentire tutte le testimonianze dei condomini e, tra “una tirata di Nazionale e l’altra”, cercare di scoprire anche quanto più possibile sulla vittima e la sua famiglia. Il nostro commissario è un poliziotto molto serio, preciso, scrupoloso. Ma anche un personaggio particolare, assillato da qualcosa che avrebbe preferito non venisse mai alla luce, insomma afflitto da sensi di colpa e dal suo continuo rimuginare su un caso non preso abbastanza sul serio e sfociato in una tragedia, che l’ha fatto soprannominare “mister Anamnesi”. Se ne accorge persino sua moglie Elena. Ci saranno tra loro persino alcuni momenti di dubbi, di imbarazzo, prima che De Luzio riesca a sfogarsi e ad accettare il suo conforto e il suo incoraggiamento a proseguire le indagini. Che si presentano lunghe e difficili anche perché qualcuno nasconde una parte della verità. Ma qualcosa verrà fuori. Intanto che l’uccisa era incinta. Di chi?… Pare che il marito fosse all’oscuro. E qual’era la vera ora in cui è stata commessa la strage?
Aiutato anche dalla colte letture di sua moglie, e fiancheggiato dalla dedizione del fedele brigadiere Savio De Ponte, savio di nome e di fatto, il commissario De Luzio pian piano riuscirà a mettere in piedi un solido schema investigativo, in grado di driblare depistaggi e false piste e invece prefiggersi un’ipotesi in grado di offrire inattese svolte e inimmaginabili colpi di scena.
Nel suo bel romanzo giallo, Nicola Verde ci offre una puntuale ricostruzione di quei tempi, spaziando la sua ricognizione dalle borgate descritte amaramente da Pasolini ai quartieri borghesi come i Parioli con i suoi lussuosi palazzi, avvalendosi anche di continue, mirate citazioni di film e canzoni d’epoca e facendo un’approfondita analisi dell’animo umano dei diversi personaggi. Un’indagine poliziesca sì, ma su un ambiente, una città e un periodo che Nicola Verde valuta a fondo e condanna senza fare sconti inserendo con abilità le giuste notizie storiche, culturali e letterarie che fanno di “Colpe senza redenzione” un libro che va ben oltre i confini del giallo classico.
Senza voler poi calcolare i pensieri, i ricordi e gli incubi che angosciano l’assassino (riportati in corsivo nel romanzo).
Ma ad un certo punto finalmente il quid, l’idea che scaturita da un libro gli darà in mano la giusta tessera da inserire per far combaciare il puzzle di Colpe senza redenzione. Sarà quella la chiave che ha scatenato tutto, o il terrore di un’infamante test diagnostico? Come riuscirà il nostro commissario De Luzio a trovare la giusta strada da imboccare per poi proseguire fino in fondo, fino alla soluzione del caso. Ma anche a scoprire che l’origine di tutto quel male, di quella mostruosa follia omicida, deve per forza aver avuto un suo drammatico perché.

Nicola Verde è nato a Succivo (CE) nel 1951 e vive a Roma. Vincitore di alcuni prestigiosi premi dedicati al giallo, alla fantascienza e al fantastico, è presente in numerose antologie. Ha pubblicato i seguenti romanzi: “Sa morte secada”, “Un’altra verità”, “Le vie segrete del maestrale”, “La sconosciuta del lago”, “Verità imperfette”, “Il marchio della bestia”, “Il vangelo del boia”, “Maestro Titta e l’accusa del sangue”, “Il profumo dello stramonio”.

Source: libro del recensore.