:: Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa (I Buoni Cugini 2018) a cura di Giulietta Iannone

19 dicembre 2018 by
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15 racconti compongono l’antologia Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa, edita da I Buoni Cugini, con prefazione di Marilù Oliva.
15 racconti noir che hanno la peculiarità di concentrare tutta la carica destabilizzante e perturbante nel finale, scelta stilistica singolare che denota una precisa consecutio narrativa non frutto di improvvisazione.
In un primo tempo conosciamo la realtà di tutti giorni, quasi prosaica, normale, tranquillizzante, anche se i germi di una sottile inquietudine in realtà vengono gettati, ma con parsimonia, sottopelle. Poi il finale ribalta tutto, la calma apparente, le prospettive, la placida quotidianità, e proprio all’improvviso entriamo nel cuore nero della vicenda.
Cecilia Lavopa ha una proprietà narrativa notevole, attenta ai dettagli, alle sfumature, con grande immedesimazione, quando parla di soldatini in miniatura lo fa come un collezionista, quando ci descrive i lati più crudi del mestiere di poliziotto lo fa senza perifrasi, quando delinea le psicologie dei personaggi, lo fa con pochi tratti ma essenziali, netti, taglienti.
L’ho ammirata molto per questo, e sono sincera, scrivendo anche io racconti ho apprezzato la competenza con cui tratta temi diversi con naturalezza mettendo a frutto la sua grande esperienza di lettrice di argomenti i più vari, senza parole superflue, (si sa l’arte del racconto si gioca tutta nella brevità, nella mancanza, nella sottrazione). E ogni racconto diventa come un iceberg (la lezione di Hemingway sembra risuoni sottotraccia), il sommerso è più profondo e reale del visibile.
Un’ altra caratteristica che mi ha colpito è l’utilizzo del dialetto, di più dialetti, con competenza e certosina attenzione, frasi e parole intarsiate nella narrazione in lingua italiana, che rendono la lingua viva, dinamica, duttile.
Insomma Cecilia Lavopa è brava, la sua autentica passione per il genere filtra dalle pagine lasciando a volte sensazioni di reale disagio quando tratta della follia, della malattia, della solitudine, delle perversioni, o della semplice sfortuna di un ragazzo che si fa un tatuaggio.
Il mondo è noir, c’è poco da dire, descriverlo dopo tutto è solo un esercizio realistico di osservazione, analisi e interpretazione come Luigi Bernardi anche lui appassionato del genere aveva bene sintetizzato.
Se conoscete più Cecilia come fondatrice di “Contorni di noir” e animatrice culturale, beh avrete una gradita sorpresa. Da segnalare i disegni di Michele Finelli. Buona lettura!

Cecilia Lavopa, milanese d’adozione e tedesca di nascita, lavora in una compagnia di assicurazioni ed è blogger per passione.
Moderatrice per quattro anni del forum di Qlibri, ha fondato “Contorni di noir”, sito nel quale scrive recensioni di romanzi noir, thriller e gialli e realizza interviste.
Ha intervistato dal vivo autori come Tess Gerritsen, Lee Child, Glenn Cooper, Joe R.Lansdale, Massimo Carlotto, Jonathan Coe.
Ho partecipata a BookCity Milano come presentatrice di autori come: Alan Altieri, Marco Malvaldi e Charlotte Link.
Ha co-presentato (insieme al curatore Riccardo Sedini) Lomellina in Giallo 2012.
Ha presentato al NebbiaGialla 2018 (curatore Paolo Roversi) autori nazionali e internazionali.
Appassionata di gatti, se poi sono neri ancora di più. Ama tanto viaggiare, soprattutto con la fantasia.
“Noir all’improvviso” è la sua prima antologia di racconti.
La trovate su http://www.contornidinoir.it

Source: pdf inviato dall’autrice.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Qualche riflessione su Open

19 dicembre 2018 by

open

Ieri c’è stato il lancio in grande stile e la messa online di “Open” il quotidiano interamente digitale fortemente voluto, finanziato, ideato da Enrico Mentana, giornalista e conduttore televisivo, “front-men” e direttore del TG di La7. Mi dicono dalla regia che è difficile trovare su Google il link di accesso, noi di Liberi con i nostri potenti mezzi pubblicitari e finanziari l’abbiamo trovato, eccolo: https://www.open.online.

Al netto delle critiche, perché ce ne sono sempre quando uno esce dal coro e ha un’ idea un po’ diversa dal solito e la vuol mettere in pratica, l’idea è nuova nel giornalismo italiano che fa ancora fatica ad adeguarsi al “Mondo Nuovo”.

Allora Open è un quotidiano scritto da giovani giornalisti (per giunta retribuiti, cosa incredibile) per intercettare un pubblico di lettori della stessa età, (questa scelta ha sicuramente creato malcontento tra i giornalisti over, che si sono visti esclusi dal progetto, e poi c’è proprio gente che Mentana non lo sopporta), ed è fatto proprio strutturalmente per essere letto sullo smartphone, da computer è piuttosto bruttino, sfondo nero, caratteri bianchi, piuttosto semplice, in blocchi (ci sono due o una colonna) alternati dai banner pubblicitari. Tutto molto basilare ed essenziale.

È gratuito per i lettori, senza sezioni a pagamento, ed è interamente finanziato dalla pubblicità di grossi gruppi e da Mentana stesso che ci ha investito di suo parecchi soldini.

Sulla sinistra dove ci sono quelle due righine bianche, cliccandoci sopra si apre una finestra, (spiego per i matusa come me) possiamo scegliere la modalità compact o classico, insomma o due colonne o una, poi c’è l’indice: Primo Piano, Le Nostre Storie, La Cronaca L’Economia, Suoni e Visioni Lo Sport, I Cookie, La Privacy, e infine l’Info dove dice che Mentana è il fondatore, c’è il nome del direttore responsabile Massimo Concione, l’indirizzo della redazione a Milano e anche una mail redazione@open.online e poi i dati societari.

Molti si augurano che sia un flop colossale, (ma anche su Liberi all’inizio non ci avrebbero scommesso due lire) altri sono più possibilisti, le aspettative sono comunque ambiziose. Qua sembra che per i giovani nessuno faccia niente e dato che sono loro che dovranno pagare le pensioni di chi ora è nel mondo produttivo, ben venga Open, e tutte le iniziative similari se ce ne saranno. Escludere i giornalisti con più esperienza è stata una scelta un po’ radicale, e non tanto felice, ma appunto è un po’ come dire ragazzi freschi di master in giornalismo vediamo che sapete fare.

Sulla linea editoriale non mi pronuncio, ma è indubbio che ce ne è una.

Certo non si può assumere tutti, ma la percezione di qualcosa di elitario un po’ disturba. Che sia un canale informativo dei poteri forti, ne dubito, dovremo però vedere come gestiranno la loro indipendenza dagli sponsor, (non statali, dallo Stato non ricevono niente).

Un po’ di sana invidia c’è, ma comunque le leggi del mercato editoriale sono spietate, quindi anche Open potrebbe essere stritolato dal sistema, vedremo se i giornalisti assunti e il loro gruppo dirigente avranno le palle per resistere.

Dare consigli a Mentana mi sembra un pelino supponente e presuntuoso, ma per quanto vale ciò che penso e dico, per rendere davvero partecipativo il progetto inserirei una pagina dei lettori. E poi non si parla di libri! Suoni e visioni okey, mettiamo anche un po’ di letteratura, di giornalisti culturali ce ne sono parecchi. Suoni, libri e visioni!

Per il resto, largo ai giovani, noi cinquantenni forse non lo siamo più molto, forse in spirito.

Lettori, se avete opinioni in merito esprimetele nei commenti, sempre nei limiti della buona educazione, grazie!

:: La lettera di Pippo Cutrera di Adriano Fischer

18 dicembre 2018 by

anselm-kieferwal

Tonia mi aveva svalvolato i cabasisi con questa storia che l’unico modo per vincere il blocco dello scrittore fosse di avere un figlio. Stavamo sorseggiando due mojito al café de mar, ad Acitrezza, un luogo non adatto a gente come noi anzi come me, che per due faraglioni, rum, menta e lime, ti fanno pagare un’enormità.
Era sera, il cielo era polverato di stelle, il raduno di coppiette sul lungomare, le lampare solcavano l’acqua, ambulanti che vendevano bastoni selfie, miscele d’odori gas di scarico e pepata di cozze, faraglioni pigramente immobili.
«Pensaci bene!»
Non mi doveva convincere perché la decisione era ormai già stata presa qualche anno prima al motto “impegniamoci”; e infatti, fino a due giorni prima, c’eravamo andati giù di brutto. Che poi “giù di brutto” non è mica vero!
Degli operai del sesso.
Quando si ha come obiettivo un figlio, quando questo diventa un’ossessione, il sesso perde il suo selvaggio appetito, la voracità animalesca che rende ciechi ai primi contatti, l’istinto della trasgressione, il perdersi dei sensi nell’avvinghiamento che ha un climax galoppante ed euforico. Ecco, sembravamo più due persone che ingegneristicamente, in una catena di produzione industriale, stavano nella fase del montaggio, mettiti così, rimani così, non ti muovere, non troppo, bene, ottimo, perfetto. Andiamo! Non ti fermare, il tempo, il tempo, avanti, tempo, pianooo, pianooo, pianooo, su, su, ci siamo, ok, grande, fatto.
«Ci devo pensare bene?»
Annuisce soddisfatta.
Che cosa voleva dire, cosa c’era di sotteso, e perché doveva farmi sentire un idiota quel pensaci bene!?
Qualcosa mi balenò in testa in quel momento. C’era una vecchia scuola di pensiero, che condividevo interamente, secondo la quale il letto, dopo tanti anni, era il posto peggiore in cui fare sesso e che, anzi, impigriva gli spermatozoi che non sembrerebbero tanto invogliati a lavorare. Ci vorrebbe vivacità, ecco, allegrezza. La stessa che si viveva i primi giorni, i primi mesi di rapporto, quando sesso si faceva in macchina, sia dentro che sul cofano, quando, certo, la macchina ha un cofano, in spiaggia, in acqua, sugli scogli.
Ad esempio – qui arriva il punto della questione – a Tonia e a me eccitava tantissimo farlo nei bagni dei ristoranti, più il ristorante era caro e fighetto, più la sfida diventava stimolante. Il vincerla poi ci restituiva un senso di orgoglio che non si riusciva a spiegare. C’erano tanti ostacoli e tabù da infrangere e, soprattutto, era consigliabile attivarsi quando non si era né troppo pieni, dopo l’antipasto sarebbe stato perfetto, né troppo ubriachi, il rischio era la degenerazione, perdere il controllo, cioè anche il sesso è una cosa seria.
«Hai capito quello che voglio dire?»
«Forse ma…»
Forse ma, cosa? Non ero così sicuro. Tonia negli anni è cambiata, è diventata donna, non che prima fosse un uomo, o uno scimpanzé, ma le donne, è vero, con gli anni abbandonano molto più facilmente il bambino che è dentro ognuno di noi. Adesso, al di fuori di ogni metafora, la prole è qualcosa di altro, qualcosa tipo una propaggine, ecco. L’uomo, al contrario, qualunque obiettivo abbia da raggiungere, si fa accompagnare da una sua versione nana, ingenua, innocente, puerile, che vuole sorprendersi, e questo per attutire meglio i colpi inferti dalla vita, perché è un bambino che riesce a ridurre tutto in un gioco.
«Vuoi andare in bagno, magari?» domando a bruciapelo.
Tonia scrolla le spalle
«In bagno?»
«Sì, in bagno, capisci a me!»
«Io non devo andare in bagno»
«Sei sicura?»
«Perché credi debba andare in bagno?»
«Anch’io! Verrei con te»
«Anche tu devi andare in bagno?»
«No, io non devo andare in bagno»
«Allora perché vuoi che ci vada io?»
«Io, io non è che voglio che tu vada in bagno, ti ho detto se… ecco, vuoi chiuderti un po’ in bagno».
«Mi stai dando della pazza, forse?»
«Noooo! Se fossi pazza non ti direi di chiuderti in bagno, ma in una clinica»
«Quindi chiudermi in bagno, sarebbe il tuo modo per dirmi di chiudermi in una clinica?»
Ecco, con tutto l’amore possibile, un uomo e una donna non hanno bisogno di un figlio ma di un arbitro.
«Lasciamo stare, Tonia».
Certe volte, questa era una di quelle, quando discutevo con Tonia mi sentivo la testa pulsare, la sensazione era che se non facevo qualcosa mi sarebbe scoppiata tra le mani. Bisogna capire quand’è il momento di cambiare il discorso, di battere in ritirata. Era evidente che Tonia aveva rimosso i primi mesi di relazione. Non avrei dovuto stupirmi, era una cosa assolutamente naturale e che aveva investito tanti altri aspetti della nostra relazione.
«Non credo allora di avere capito, Tonia»
Tonia si avvicina la sedia al tavolo, felice che io non avessi capito e soprattuttofelice che, adesso, potessi pendere dalle sue labbra.
«Me l’ha detto la dottoressa Messina Galli Mazzese, e mi ha illuminato…»
«Chi è questo codice fiscale vivente?»
«La mia dottoressa»
«La tua dottoressa?»
«Sì, la ginecologa, possiamo continuare?»
«Ma non si chiamava Troina, cos’è, era troppo corto il cognome?»
«No, l’ho cambiata, troppo antica»
«Tonia, ma è la sesta. Vuoi forse aprire un reparto ginecologico, per Dio?»
«Vuoi ascoltarmi, per piacere?»
Annuisco sì ma con un cerchio d’irritazione sulla testa.
«Alla dottoressa Messina Galli Mazzese chiaramente ho spiegato tutto, capisci? tutto tutto tutto…»
«No, tutto! cosa vuoi dire con tutto?»
«Tutto, Fil, tutti i tuoi problemi»
«quando mi chiami Fil c’è qualcosa di cui vuoi farti perdonare. Cosa precisamente?»
«Non mi devo fare perdonare nulla. Per i tuoi problemi alludo al blocco dello scrittore, chi non riesce a scrivere da tanti anni e…»
«Due, che tanti!»
«Vabbè uguale»
«Non è uguale»
«Ok, e comunque abbiamo parlato del tuo blocco dello scrittore e…»
«Con la dottoressa?»
«Sì, scusa chi più di lei!»
«Non so, a me verrebbe da dire, così la sparo, uno psicologo!»
«Io ti pregherei di attenerti alla questione principale che è di particolare importanza… sei d’accordo?»
Annuisco ma sempre controvoglia.
Avevo notato, forse sarà stata la solita suggestione, che attorno a noi diverse coppie si fossero azzittite per ascoltare la nostra discussione. Non soffro di manie persecutorie ma simulavano malissimo indifferenza e poi… sì, e poi non avevano figli appresso.
«Ascoltami bene! da quanto tempo hai questo benedetto blocco?»
«Perché sarebbe benedetto, vuoi dire che è un bene che abbia il blocco, vuoi dire… »
«Era solo un modo di dire. Da quanto tempo, Fil?»
«Due anni, ti ho appena detto»
«Bene, molto bene, e da quanto tempo è che proviamo ad avere un figlio?»
«Tre almeno!»
«E No, No, Pippo! Scusa eh! Sono esattamente due, due anni»
Si abbandona sulla sedia, allarga le braccia con quel suo modo insopportabile di fare quando crede di sentire scempiaggini.
«Ma non è vero!»
«Ah no?Non è vero? E, secondo te, da quando decorrerebbero i nostri tentativi di rimanere incinti?»
«Incinti? Cioè se ci proviamo, siamo in due, se ci riusciamo sei da sola? Sintesi perfetta del rapporto fra uomo e donna!»
«Blablabla! Non hai risposto alla mia osservazione»
«Forse perché alle osservazioni non c’è bisogno di rispondere. Penso ad ogni modo che il momento decorra da quando abbiamo deciso di provarci».
«Bello lui, vedi, sbagliato! Bello lui, quelle sono parole! occorrono i fatti come dice la dottoressa Messina Galli Mazzese, fatti…»
«Un tempo si faceva sesso ed era un fatto, se poi se ne faceva tanto, erano tanti fatti. E noi abbiamo fatto tanti fatti!»
«Non è così!»
«No? Ebbè un tempo si faceva così»
«Quando le cose non vanno come devono andare, una persona si deve fare aiutare»
«Io te l’ho sempre detto che ti devi fare aiutare da qualcuno!»
«Da uno specialista!»
«E sì, certo, da uno specialista»
«Parlo del tuo urologo»
«Oddio, dottor Ivo Giarrusso, il boia dei cazzi!»
«Esatto! Quindi, ci abbiamo provato concretamente nel momento in cui ti sei operato al varicocele, da lì! Pertanto due anni»
«Ah, un po’ forzata come datazione. Allora potremmo anticipare di qualche mese, quando mi hai costretto a fare lo spermiogramma. Esperienza terribile. Mai fatta una sega a comando!
Il cameriere, vuoi la coincidenza, ci si para davanti sulla frase sega a comando. Io lo guardo solo per accertarmi se ha sentito le mie parole, cioè non sono pudico, né bacchettone ma come potevo spiegare che non era a lui che mi stavo rivolgendo, che non era da lui che volevo quello che lui rischiava di aver capito?
«Signori» ci domanda, raccogliendo nel frattempo i bicchieri vuoti «desiderate altro?»
«Io bisso»
«Io no» esita Tonia «non si sa mai»
«Benissimo, un mojito allora».
«Non si sa mai perché?» chiedo quando vedo il cameriere allontanarsi.
«Beh, vorrei rimanere lucida, già sono eccitata. Ascoltami, la dottoressa Messina Galli Mazzese mi ha aperto gli occhi. E ti confesso, dice che dipende da te»
«In che senso dipende da me? Questa donna ti ha illuminato perché la butta in culo a me?»
«Ecco qui il mojito, signori» Il cameriere poggia il bicchiere. Sprofondiamo in un silenzio mortificante. Quell’uomo, da quando ci ha visto entrare, ci ha sentito dire esclusivamente: buonasera, sega a comando e in culo a me.
«Spiegami, per piacere, il ragionamento di questa luminare».
«Certamente. La dottoressa Messina Gal…»
«Di nome come fa?»
«Maria Antonietta, perché?»
«Maria Antonietta Messina Galli Mazzese?»
«Sì, la conosci?»
«No… continua»
«La dottoressa Messina Galli Mazzese dice che quello che occorre per essere genitori è la felicità, no? Il vedere il mondo con occhi diversi, cercare altre prospettive, capisci?»
«La felicità, prospettive?»
«Sì, ecco,la realtà non è quella che il mondo ti restituisce, è quella che tu riesci a creare, a costruire, quella cui tu decidi di credere».
«Sì, certo, sono belle parole, un po’ troppo teoriche».
«La dottoressa Messina Galli Mazzese dice che il calo demografico non è dipeso dalla disoccupazione, dall’insicurezza, dall’ Isis o che so io, ma perché nessuno vede più un futuro, capisci? Siamo diventati consumatori dell’esistenza come se questa ci stesse scivolando via irrimediabilmente. Come se non ci fosse un domani, solo un oggi da inghiottire in un boccone. E invece esiste, esiste, capisci che esiste?».
«Esiste, cioè, cosa?»
«La dottoressa Messina Galli Mazzese dice che figli se ne facevano anche durante la prima e la seconda guerra mondiale. Anzi, il tasso di natalità lì era altissimo, e la gente era poverissima, ci si arrangiava insomma. Eppure, vorrà dire qualcosa?»
«Sì, che la dottoressa Messina Vattelapesca è un’esaltata! Sono cose fuori dal mondo ma poi, insomma, da me cosa vuole questa?»
«La dottoressa Messina Galli Mazzese sostiene che se hai il cervello bloccato, avrai bloccato anche il pisello».
«Un linguaggio clinico, assolutamente»
«No, sono io che ti sto facendo il sunto»
«Ma, per Dio, Tonia, io non ho il pisello bloccato».
Adesso, il cameriere con la guantiera sotto braccio si ripresenta anche lui imbarazzato per la circostanza. Non è colpa sua, è il suo lavoro passare per i tavoli, e soprattutto se il locale è di un certo tipo. Tira un sospirone e ci lascia il conto.
«40 euro…»leggo «ma cosa abbiamo mangiato?».
«Nulla, abbiamo bevuto solamente»
«E poi parliamo di felicità, e di prospettive! Quindi, la luminare immagino ti abbia detto cosa fare, come dovrei comportarmi?»
Tonia si alza, mi ghermisce un polso e mi trascina fuori sul lungomare. Mi tiene ancora e non capisco, forse pensa che scappi. Mi lascia sul muretto, mi dice di sedermi e io obbedisco come ipnotizzato. Mi dice di girarmi verso il mare, così fa pure lei, c’è un orizzonte nerissimo, i faraglioni hanno un’aureola lunare e c’è ancora quella lampara che solca il mare, si vede solo quella specchiarsi sull’acqua, come una lucciola narcisa.
«Cosa vuol dire?»
«Un figlio è creazione, è la natura che si fa arte, è gioia, è la tua eredità, è la testimonianza che tu nel tuo piccolo puoi fare camminare il mondo. Tu allora diventi mondo, e sei vita, e sei vita che crea, che si moltiplica, che perpetua una speranza, e tu sei il creatore di questa speranza».
Io l’ascoltavo, e non distoglievo però lo sguardo da quella striscia, quella retta perfetta che mi tagliava il mondo in due. E le sue parole? Mi irretivano e mi seducevano al tempo. Dopo un tempo che mi parve infinito, ma era appena un minuto, in un intingolo dell’eternità,
«Scrivi a tuo figlio allora, scrivigli una lettera. Liberati. Usa la finzione per comunicare i tuoi desideri, la tua attesa, le tue lotte».
«Una lettera?»
«Una lettera!».

Adriano Fischer, 40 anni, vive a Catania.
Autore di romanzi e insegnante di diritto, ma soprattuto avido lettore.
E come da testo, parco di parole.

:: La vedova Couderc di Georges Simenon (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

18 dicembre 2018 by
cs

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La vedova Couderc è un romanzo di Georges Simenon uscito nel 1942.
André Gide entusiasta lo accostò allo Straniero di Albert Camus aggiungendo che il romanzo di Simenon si spingeva «molto oltre, quasi inconsapevolmente».
Adesso Adelphi lo ripropone (traduzione di Edgardo Franzosini).
Un romanzo duro, anzi durissimo, in cui il grande scrittore belga scende nell’abisso dell’animo umano.
C’è una finezza straordinaria dell’indagine psicologica, una discesa meticolosa nell’abisso di due esistenze.
Con una scrittura limpida e sintetica Simenon racconta, senza mai rinunciare a un ritmo incessante, una storia in cui l’angoscia e il disagio non concedono alcuna via di scampo.
Jean è un giovane appena uscito dal carcere e vaga senza una meta. Su un autobus che scorrazza per la campagna francese incontra la vedova Couderc. Lui finisce per fare il garzone nella fattoria di questa donna. Trai due si stabilisce uno strano rapporto. Lei gli si concede sessualmente senza alcuna complicazione sentimentale.
Jean vive in simbiosi con il nuovo ambiente. La vedova Couderc è una donna sola, odiata dai suoi parenti con cui ingaggia una guerra. Tra questi c’è la giovane nipote di cui Jean si innamora.
Jean comincia a abituarsi alle regole di quel rozzo mondo rurale nel quale è capitato per caso. Simenon è grande nelle descrizioni di questa strana campagna francese dove il progresso non è arrivato e i rapporti umani sono duri e difficili.
La vedova Couderc (Tati nel romanzo) è possessiva, Jean non riesce a sottrarsi al fascino della nipote.
Simenon entra nei dettagli dello squallore di queste esistenze disagiate che non riusciranno a sottrarsi al loro destino.
Jean, lo straniero che improvvisamente si trova coinvolto in un microcosmo di passioni di famiglia perverso e depravato, sarà travolto dagli eventi fino a essere coinvolto in un finale tragico che sarà la sua condanna definitiva.
La vedova Couderc è uno dei capolavori di Georges Simenon. Un romanzo sociale dalle intense tinte noir, uno spaccato della condizione umana dove troviamo ancora una volta i suoi personaggi: uomini e donne che si portano dentro inconsapevolmente un male di vivere che li annienterà.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: E per Natale regalate un libro – 2018 🎄

18 dicembre 2018 by

regali-nataleCome tradizione ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare a Natale. Ce ne è per tutti i gusti dalle ultime uscite ai classici, regalando un libro non si sbaglia mai. E si spende relativamente poco, certo se non ci si orienta sui libri rari. Con questi libri, garantito, farete un figurone. E se comprate dai nostri link di acquisto in partnership con Libreria Universitaria, supportate il blog! Infine naturalmente cogliamo l’occasione per farvi gli auguri di Buone Feste!

Nicola Vacca

L’amore –Maurizio Maggiani – Feltrinelli
Pierpaolo Vettori – Lanterne per illusionisti –Bompiani
Angela Nese – Del tempo e dell’esistenza – L’ArgoLibro editore
Peter Cameron –Gli inconvenienti della vita –Adelphi
Lawrence Osborne – La ballata di un piccolo giocatore -Adelphi

Fabio Orrico

  • Città sola di Olivia Laing (Il Saggiatore). Memoir, autofiction o come preferite. Il punto focale della riflessione è la solitudine intesa come esperienza personale, condizione esistenziale e fantasma urbano, indagata attraverso le biografie di Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger e David Wojnarowicz. Narrativa, saggio, poesia ma anche e soprattutto un canto solenne e tristissimo a New York.
  • Difficult men di Brett Martin (Minimum fax). Saggio su alcune delle maggiori serie della tv contemporanea (I Soprano, The wire, Madmen, tra le altre) partendo dalla ricerca sul campo e puntando dritto al cuore dell’ispirazione degli autori. Aneddoti dal set, interviste, curiosità e analisi critiche di grande acume.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione (NN Editore). Esordio arrabiato, tenero, dolcissimo e accorato. L’amore e il lavoro al tempo del precariato. Romanzo verissimo e sincero.
  • C’era una volta il cinema di Sergio Leone (Il Saggiatore). Le interviste del redattore dei Cahiers Noel Simsolo al padre del western all’italiana. Libro fondamentale se si ama Leone, prodigo di considerazioni sul suo lavoro e sul senso profondo del suo cinema (l’apprendistato con la Hollywood sul tevere, i progetti non realizzati, la battaglia ventennale per portare sullo schermo il torrenziale gangster-movie C’era una volta in America nonché le irrinunciabili notizie sul mai realizzato Leningrado, il film cui il cineasta romano stava lavorando prima di morire).
  • – La dimensione della perdita di Enzo Lamartora (Crocetti Editore). Raccolta di poesie datata 2016 di cui, colpevolmente, ignoravo l’esistenza. Versi lunghi, dal tono colloquiale e dall’intenzione narrativa con lancinanti aperture visionarie. Per quanto mi riguarda una delle grandi scoperte poetiche degli ultimi anni.

Daniela Distefano

“Resta con me. Un’incredibile storia vera. 41 giorni dispersi nel Pacifico” (HarperCollins) di Tami Oldham Ashcraft.
“Autobiografia” (Rubbettino) di Friedrich August von Hayek.
“Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale (Marsilio) di Erika Fatland.
“Cargo” (Adelphi) di Georges Simenon.
“Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori” (Ediciclo) a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi.

Ippolita Luzzo

Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti Exorma edizioni
Un’altra cena di Simone Lisi Effequ edizioni
Tu che eri ogni ragazza di Emanuela Cocco edizione Wojtek
La stanza dei lumini Rossi di Mimmo Conoscenti edizione Il Palindromo
Pantarei di Ezio Sinigaglia di TerraRossa Edizioni

Ilaria Mainardi

EUREKA STREET, di Robert McLiam Wilson, Fazi
AMY E ISABELLE, di Elizabeth Strout, Fazi
COLPISCI E SCAPPA, Doug Johnstone, CasaSirio
IL TENENTE DI INISHMORE (testo teatrale), di Martin McDonagh, Il Nuovo Melangolo
LA META’ DI NIENTE, Catherine Dunne, Guanda

Maria Anna Cingolo

I miserabili, Victor Hugo; (Garzanti)
Federico il grande, Alessandro Barbero (Sellerio 2017);
Il sogno della macchina da cucire, Bianca Pitzorno (Bompiani 2018);
Il tramonto birmano, Inge Sargent (addEditore 2016);
Grammatica della fantasia, Gianni Rodari (Einaudi 2013)

Giulietta Iannone

– La notte delle stelle cadenti di Ben Pastor (Sellerio), traduzione di Luigi Sanvito. Per chi ama la storia, i romanzi introspettivi, le ricostruzioni minuziose di fatti e ambienti.
– L’ultimo respiro del drago di Qiu Xiaolong (Marsilio), traduzione di Fabio Zucchella. Per chi ha una forte coscienza ambientalista, ama l’Oriente e la Cina, cerca in un giallo una metafora per indagare sui mali della società.
– I racconti di Pietroburgo di Gogol (Marcos Y Marcos), traduzione di Paolo Nori. Per chi ama i classici, la Russia ottocentesca, l’umorismo burocratico e le storie bizzarre.
– La libertà è una lotta costante di Angela Davis (Ponte Alle Grazie), traduzione di Valentina Salvati. Per chi intende il femminismo come libertà e difesa della propria identità, per chi è pronto a combattere ogni giorno in quello in cui crede.
– Scambiare i lupi per i cani di Hervé Le Corre (Edizioni EO), traduzione di Alberto Bracci Testasecca. Per chi ama il noir francese, la provincia, la realtà così come me è, anche in contesti disagiati.

Lorenzo Mazzoni

Babbitt di Sinclair Lewis Mattioli 1885
Runners Christian Caielli BAT Edizioni
Come ombra che declina Antonio Munoz Molina 66thand2nd
L’ultima Londra Iain Sinclair Il Saggiatore
Il lago Bianca Bellova Miraggi Edizioni

Irma Loredana Galgano

– “La conoscenza e i suoi nemici” Tom Nichols (Luiss University Press, 2018)
– “Le Trattative” Antonio Ingroia / Pietro Orsatti (Imprimatur, 2018)
– “Contro la democrazia” Jason Brennan (Luiss University Press, 2018)
– “Le ragioni del Buddha” Diego Infante (Meltemi, 2018)
– “Lo schianto” Adam Tooze (Mondadori, 2018)

Federica Belleri

I cercatori di pace, di Laura Costantini Dei Merangoli Editrice
Una ragazza cattiva, di Alberto Beruffi Newton Compton
-Il pranzo della domenica, di Paolo Panzacchi Laurana Editore
Attesa, antologia di Brunella Caputo Homo Scrivens
Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore DeA Planeta Libri

Eva Dei

Le case del malcontento, S. Naspini, E/O Editore.
L’educazione, T. Westover, Feltrinelli.
Resto qui, M. Balzano, Einaudi.
Storia di Ásta, K. Stefánsson, Iperborea.
Come una famiglia, G. Simi, Sellerio.

Elena Romanello

321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi di Mathilda Masters e Louise Perdieus (Rizzoli, 2018)
Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017)
Giappomania, Rizzoli
Il futuro è adesso di Carmine Treanni, Homo Scrivens
Guida ai narratori italiani del fantastico di Odoya editore

Viviana Filippini

Al mattino stringi forte i desideri, Natascha Lusenti, Garzanti
La manutenzione dei sensi, Franco Faggiani, Fazi
Dove nasce il vento, Nicola Attadio, Bompiani
Fiabe Faoresi, Iperborea
Il suono della vita, Hans Josef- Ortheil, Keller

:: Follia di Patrick McGrath (Gli Adelphi, 1998) a cura di Elisa Napoli

17 dicembre 2018 by

folliaHo deciso di acquistare Follia dopo aver letto diverse recensioni positive elogianti questo romanzo, definito dai più come un viaggio psicologico in grado di tenere inchiodato il lettore in un susseguirsi di suspense e morbosa curiosità. Inutile negarlo, siamo tutti dei voyeurs, ci piace curiosare nella vita degli altri soprattutto se annega nell’ossessione, nella disperazione e nella violenza. Io stessa ho proseguito la lettura per vedere come terminavano le vicende di Edgar e Stella, la protagonista indiscussa del romanzo, ma anche la regina delle vite di tutti gli attori coinvolti. Moglie, amante, amica e madre, Stella recita con chiunque un copione diverso: è, al contempo, una donna affranta ed infelice, voracemente appassionata, talvolta approssimativa e da una vita procrastinatrice. Tutto inizia quando questa figura camaleontica (e per nulla risolta, oserei dire) conosce Edgar Starck, un paziente in cura nel manicomio in cui lavora suo marito Max, un brillante psichiatra. Fin da subito compie una scelta che, per quanto cerchi di negare a se stessa, sarà indicativa della noia nella quale versa la sua vita domestica, ma soprattutto sentimentale.

<<…avrebbe dovuto sapere che l’inganno corrode l’integrità di un matrimonio, e tenerne conto, ma non lo fece. Scelse di non farlo, e da questa scelta di comodo seguì tutto il resto>>.

Profondamente diverso da suo marito, Edgar (un uxoricida che non solo ha ucciso e decapitato la moglie ma l’ha anche enucleata) conosce Stella ad un ballo che si svolge all’interno del manicomio e i due, sotto gli occhi di tutti, danzano e chiacchierano. Si rivedranno poco dopo nel giardino dei Raphael e, da lì in poi, intrecceranno una relazione morbosa e ossessionante che culminerà nella distruzione. Ciò che mi ha profondamente colpito è come tutti, psichiatri e non, desiderino in qualche modo possedere questa donna bellissima, ben lontani dalla consapevolezza che sotto il mantello sacrificale dimori invece un animale assetato e astuto. Edgar è il solo ad averlo intuito ma è anche l’unica persona in grado di farle davvero del male, visto il suo passato. E, se tutto inizia da un ballo, lì si conclude: con lo stesso identico abito usato un anno prima, Stella, sfida gli sguardi del mondo psichiatrico celando nel suo cuore il peso di una scelta che la renderà finalmente libera, e non più prigioniera.

Patrick McGrath è cresciuto in Inghilterra e vive tra Londra e New York. Di lui sono apparsi presso Adelphi Il morbo di Haggard (1999) e Grottesco (2000). Follia è stato pubblicato per la prima volta nel 1996.

Source Acquisto personale.

:: Il Golem, Gustav Meyrink (Skira 2018) a cura di Viviana Filippini

17 dicembre 2018 by

Meyrink Il Golem“Il golem” è un romanzo di Gustav Meyrink pubblicato a puntate su una rivista fra il 1913 e il 1914 e poi in volume nel 1915. Da poco Skira editore lo ha ripubblicato con “Vampiri”, per dare il via alla sua nuova collana Gotika, che indaga il mondo dell’Occulto attraverso una nuova edizione dei classici della letteratura internazionale. “Il Golem” è uno dei più noti esempi di letteratura espressionista degli anni Venti del ‘900. Quello scritto da Meyrink è però un golem nuovo, poiché nelle pagine del romanzo la creatura è un’entità sì presente ma non definita, anzi è una presenza sfuggente che agisce seminando panico e terrore. Il golem di Meyrink non è quindi il classico mostro in materia grezza obbediente e devoto e ben radicato nella cultura tradizionale ebraica, la sua creatura letteraria è in un certo senso l’incarnazione del male, della maniacalità e della depravazione umana. La storia ha al centro la figura di Athasius Pernath, un intagliatore di pietre preziose ebreo. Un giorno Pernath si trova nel duomo di Praga e davanti a lui gli si para un individuo con il quale scambia il proprio cappello. Questo gesto, che potrebbe sembrare semplice e banale, catapulterà l’intagliatore a rivivere in una sorta di surreale sogno-visione la sua vita all’interno dell’antico ghetto ebraico di Praga. Pernath non è l’unico a sperimentare questa strana situazione dove accadono eventi drammatici in serie. Con lui ci sono il vecchio rigattiere Aaron Wassertrum, il quale per come agisce e per come si esprime è la rappresentazione del male incarnato. A fargli da contraltare nella raffigurazione del genio del bene c’è, invece, la figura di Hillel, un impiegato al municipio ebraico. Accanto a loro ci sono Miriam, la figlia di Hillel e Charousek, uno studente di medicina con un carattere sfaccettato e da scoprire. Il tutto prende forma in una Praga del passato, una città un po’ cupa, oscura e misteriosa, nella quale oltre alla fede, alla cabala, permane attorno ad ogni persona e cosa un’inquietante sensazione di mistero e pericolo incombente. Con “Il golem” Meyrink attua una vera e propria analisi della psiche dei diversi personaggi che agiscono nella trama narrativa, tutti profondamente tormentati e afflitti da conflittualità interiori e, per questo, coinvolti in una doppia lotta, una con il mondo e l’altra con il proprio io. Leggendo “Il golem” di Meyrink si ha come la sensazione che ognuna delle creature letterarie incarni le ossessioni e le paure di un animo umano incapace di affrontare le proprie angosce e il golem che alleggia sempre attorno a loro senza essere visto in modo chiaro e netto ne è la metaforica rappresentazione. Traduzione Carlo Mainoldi.

Gustav Meyrink (1868-1932), pseudonimo di Gustav Meyer, era figlio illegittimo del baroneKarl von Varnbüler, ministro del Württemberg, e di Marie Mayer. Dopo un’iniziale carriera di banchiere, si dedicò alla letteratura, all’occultismo, all’esoterismo, alla magia e allo spiritismo. Il Golem (1915) è il suo romanzo più importante e di maggior successo.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie a Letizia Castiello e alla staff dell’ufficio stampa SKIRA.

:: Attualità in ordine alla scelta tra legalità ed illegalità, Vanni Spada (Autopubblicazione, 2018) a cura di Daniela Distefano

17 dicembre 2018 by

Legalità ed illegalitàNella Presentazione di questo agile opuscoletto – affidata ad Osvaldo Terranova (Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana) – sono racchiuse le linee guida per comprendere l’analisi e l’indagine critica svolte da Vanni Spada, “un volto non associabile ad alcun egoismo, interesse privato di partito o di corrente”. Oggetto della sua dissetarzione, l’attuale crisi economica ed etica che caldeggia riflessioni sulle antinomie tra legalità ed illegalità. Inoltre, il libretto sprona i giovani desiderosi di armonie sociali. I temi sono molti, tutti di scottante attualità: “reati nei rapporti con la pubblica amministrazione”; “delitti informatici e trattamento illecito di dati”; “delitti di criminalità organizzata”; ” reati di concussione e corruzione” etc.. L’autore si premura di far conoscere, anche in modo dettagliato, i settori economici in cui opera la criminalità: pizzerie, alberghi, ristoranti, commercio ed altro. Emerge la consepevolezza di una coesistenza di economia legale ed illegale, laddove è oltremodo auspicabile una prevalenza della legalità sull’illegalità, ma su basi democratiche per un rinnovamento morale, economico e culturale del tessuto sociale. Scendendo nei particolari, si esaminano i vari reati come quelli cosiddetti “spia”: l’autoriciclaggio, le false fatturazioni, i reati ambientali, l’estorsione e l’usura. Una realtà affiora in superficie: l’economia criminale presidia di norma attività semplici come mercati economici in cui è richiesta una bassa tecnologia e compretenze esecutive. Insomma, tutto quello che sfugge ai radar degli organi di controllo, e che si mimetizza acutamente nell’economia sana. Il metodo violento però non tarda ad materializzarsi. Per quanto riguarda il riciclaggio di denaro, è ormai noto che bar e pizzerie sono un’ottima base per accumulare denaro di origine illegale. I bar sono punti di ritrovo. Niente che abbia a che fare con la scoperta dell’acqua calda, però l’autore giustamente fa notare come “ gruppi criminali puntano ad ottenere dei vantaggi di sistema”. Quello che ne viene fuori è un girone infernale alimentato dalla corruzione e dalle regole di potere. Importante sottolineare che il crimine in economia è molto presente al Sud del nostro Paese. Il libro è prezioso anche per questo voler offrire su un vassoio di decreti, articoli e commi, la fotografia, o forse è meglio dire radiografia, delle nostre piaghe sociali, quelle che ci trasciniamo strutturalmente da decenni, e quelle dovute alla contingente marea recessiva.

Vanni Spada è Dottore Commercialista, Revisore Contabile, nonché docente di ruolo di Scienze Economico-Aziendali; da sempre studioso del dibattito sulla scelta tra legalità ed illegalità.

Source: Libro inviato dall’Autore. Ringraziamo Paola Liotta per l’affettuosa mediazione.

:: 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术

15 dicembre 2018 by

FlaneurPer i nostri lettori di lingua cinese (siete tanti) vi segnalo che Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano ha la sua edizione in lingua cinese per il prestigioso editore “Chinese Academy of Social Sciences”.

Questa è la bella copertina. E questo l’annuncio che ha fatto l’autore proprio oggi:

Today I have the big pleasure to announce the publication of 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术, the Chinese translation of my “Flâneur”, published by the Chinese Academy of Social Sciences. The book is available in all bookstores around China and in the biggest Chinese on line stores (Taobao, Jingdong, DangDang, Amazon.cn etc..), for example following this link: https://item.jd.com/39399077950.html

It has been a long and exciting work. I would like to thank all those who have supported and assisted me for the publication of the Chinese version of this book. Thanks to Professor Liu Xuehui, Vice Dean of the Beijing International Studies University; Professor Zhang Ke; Professor Fang Youzhong; Bai Yan, General Secretary of the Communist Party of China at the Beijing International Studies University; Professor Li Yanming; Professor Wang Jing and Professor Chen Weigong, Chief of the Research Department of Western European Cultures and Languages. Thanks to Mrs. Zhang Ping, editor of the Chinese Academy of Social Sciences Publishing House, and Mrs. Wang Hongjie, copyright manager.

A big thanks to my colleague, Mrs. Sun Shuang, for her Chinese translation of my book and to Professor Cao Shengchao, for his help in the translation. Thanks to my colleagues and students of the Beijing International Studies University and of the Beijing Foreign Studies University: their enthusiasm and optimism have had a profound impact on me. In addiction, thanks to photographers Tang Lijun, Ji Ji, Wang Jiao, Chaeyoung Hwang and Thomas Gourmelon for taking the photos included in my book.

A special thank you go to Mr. Thierry Lasserre, General Director of the Alliance Française in the People’s Republic of China and Mongolia, and to Mrs. Zhang Ying, Head of Cultural Affairs of the Beijing French Cultural Institute.

Super Ottant’anni del primo super eroe da Nembo Kid a Superman di Filippo Rossi (Runa edizioni, 2018) a cura di Elena Romanello

15 dicembre 2018 by

la-copertina-di-super-saggio-analitico-scritto-da-filippo-rossi-e-disegnata-dallautore-stesso-e-colorata-da-stefano-vimercati-maxw-327Ottant’anni fa veniva pubblicato negli Stati Uniti il numero d’esordio di Action Comics, che introduceva il primo super eroe dei fumetti americani: Superman.
A questa icona dell’immaginario contemporaneo, ancora amatissima oggi, lo studioso e cultore nerd Filippo Rossi dedica il saggio Super, Ottant’anni di Superman, il primo supereroe. Il dio, l’uomo e la meraviglia… Superman, Batman, Wonder Woman: la saga dei supereroi DC, uscito per la padovana Runa Editrice con la prefazione di Paolo Gulisano, altro esperto di cultura del fantastico.
Superman nacque per iniziativa dei due ebrei statunitensi Jerry Siegel e Joe Shuster, che vollero introdurre il tema dell’eroe che lotta per giustizia e libertà e che si nasconde dietro ad un’identità fittizia, quella del giornalista Clark Kent. Volando nei cieli di Metropolis Superman, l’alieno Kar-El del pianeta Krypton, riprende e modernizza l’archetipo classico dell’eroe, e in questi ottant’anni il suo percorso è continuato, grazie ai corsi e ricorsi e al ritorno di fiamma ottenuto grazie a cinema e serie TV.
Il libro non parla solo di Superman, cita anche le altre icone DC Comics, come Batman, Wonder Woman e Aquaman, un universo in continua crescita e che nei prossimi anni avranno nuove incarnazioni al cinema e non solo. Filippo Rossi porta il suo lettore nel mondo dei super eroi, presentando la DC Comics, come Superman e soci hanno reintepretato i miti antichi e ricordando per esempio le quattro ere espressive dell’universo in questione, da quella aurea degli anni Trenta a quella attuale, dove sono subentrati dubbi e nuove tematiche. Il personaggio Superman è seguito in tutti i suoi ottant’anni di vita, ricordando anche che in Italia fu pubblicato all’inizio con il titolo di Nembo Kid, con tutti i vari luoghi e le sue vicende, oltre che per la fondamentale importanza avuta dal cinema nella costruzione dell’universo DC, dai serial degli anni Quaranta alle pellicole di Christopher Nolan e Zach Snyder passando per il Superman del compianto Christopher Reeve anni Settanta e per il Batman di Tim Burton.
Zach Snyder è oggetto di uno studio approfondito, così come agli ultimi film, in particolare Dawn of justice, ma anche Suicide Squad, in cui gli eroi diventano i cattivi, Wonder Woman Justice League. Non mancano anche richiami alle varie serie TV, anch’esse iniziate negli anni Cinquanta e continuate fino ad oggi, con le ultime incarnazioni di SupergirlGotham Arrow.
Un libro interessante e importante per raccontare una vicenda che non è stata e non è solo robetta da ragazzini, ma un’icona che ha cresciuto e sorretto più generazioni e che continua a riflettere il mondo di oggi, la ricerca di giustizia, ma anche i suoi problemi.  Super è un libro per appassionati e cultori, ma anche per curiosi e per chiunque pensi che non esistono arti superiori alle altre, ma solo storie belle e appassionanti da raccontare in tanti modi.

Provenienza: omaggio della casa editrice che ringraziamo.

Filippo Rossi, detto “Jedifil”, è nato domenica 14 febbraio 1971 a Rovigo, alle 14.40, e vive a Trieste. Si occupa di telecomunicazioni digitali, fumetto, illustrazione, grafica e scrittura. È uno dei massimi esperti di Star Wars; ha pubblicato nell’ottobre 2017, presso Áncora Editrice (Milano), il volume La Forza sia con voi – Storia, simboli e significati della saga di Star Wars, scritto con l’esperto Paolo Gulisano. Oltre a essere ideatore e co-fondatore di Yavin 4 (il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza – http://www.yavinquattro.net) ha realizzato l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come miglior fanzine italiana di science fiction. Per Oscar Mondadori ha supervisionato la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Guerre Stellari e si occupa di tutti gli attuali romanzi ufficiali Star Wars (Lucasfilm). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.

:: Il bambino che non poteva sorridere di Laura Stenico e illustrato da Kara Lafayette: un racconto per bambini il cui ricavato va a in beneficenza

14 dicembre 2018 by

1Davide è un bambino di otto anni che fa fatica a esprimere le sue emozioni con le parole. Jumper, invece, sa farlo ma non può permettersi di viverle. Dall’incontro di questi due mondi nascerà un’amicizia unica e formidabile.

Un racconto breve adatto ai bambini dai 4 anni in su (ma dagli 8 anni in su se il bambino o bambina leggerà in autonomia) che cerca di evidenziare l’importanza di saper comprendere e comunicare le proprie emozioni.

Il ricavato dalle vendite di questo libro effettuate da novembre 2018 a gennaio 2019 saranno devoluti a Save the Children per un progetto “Together- costruiamo insieme il futuro”, dedicato all’educazione ed inserimento lavorativo di profughi minori non accompagnati nelle città di Roma, Catania e Torino.

Il racconto in versione cartacea è disponibile su Amazon a questo link: qui

:: Sulle tracce dei nostri antenati in Italia di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi e C’era una volta Homo… di Flavia Salomone (Edizioni Espera 2016 2017) a cura di Giulietta Iannone

14 dicembre 2018 by
Sulle tracce dei nostri antenati

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Oggi vi parlo di due agili volumetti complementari perfetti per avvicinare i vostri bambini e ragazzi all’archeologia e all’antropologia. La materia è complessa ma è stata semplificata utilizzando i più moderni sistemi didattici per veicolare i concetti in maniera chiara, completa ed esauriente. Il primo si intitola Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Cronache dal Lazio preistorico per piccoli antropologi itineranti. È stato scritto da Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi. È un volume di un’ ottantina di pagine, a colori, in carta lucida, con piacevoli illustrazioni di Giada Giannetti e di facile consultazione. Ci parla di un argomento affascinante la venuta dell’ uomo sulla terra, e di tutti i suoi progenitori partendo dagli ominidi che si differenziarono dagli scimpanzé in ere assai remote.
Il volume, suddiviso in tre parti di diverso colore, ha una peculiarità quella di rivolgersi ai bambini, solitamente esclusi dalle opere editoriali di divulgazione scientifica.
Nella prima parte evidenziata dal colore rosso si parla dell’evoluzione umana in Europa e in Italia, oltre a descriverci in modo puntuale e avvincente com’era il Lazio milioni di anni fa.
In blu vengono narrate le cronache delle scoperte che via via si sono fatte
Infine nell’appendice, in verde, possiamo trovare l’elenco di tutti i musei archeologici più importanti del Lazio con gli orari di apertura e le maggiori particolarità.
A tutti gli interrogativi, che via via si sono posti nello studio del percorso lungo e complesso dell’evoluzione, possiamo oggi dare risposte certe grazie allo studio dei fossili giunti fino a noi in modo avventuroso e utilizzabili come una vera e propria mappa su cui basare le nostre ricerche. L’uomo moderno come un investigatore collegando indizi e prove è stato in grado infatti di ricostruire il passato, in maniera attendibile, risalendo a tutte le specie umane e animali che vissero sulla terra milioni di anni fa e delineando in maniera sempre più precisa la conformazione del pianeta.
Lo studio è ancora in divenire e nuove scoperte potrebbero ribaltare anche del tutto le nostre attuali conoscenze.
Il testo è piuttosto regionalistico, (anche se c’è uno sguardo sull’evoluzione dell’uomo in Europa) ci parla principalmente del Lazio dei reperti qui rinvenuti, di come era morfologicamente in ere preistoriche.

Homo

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Il secondo volumetto dal titolo C’era una volta… Homo Da Homo naledi ad Argil fino ad Homo sapiens. Un lungo viaggio nel tempo alla scoperta delle nostre origini, integra il precedente ed è più focalizzato sull’evoluzione umana, e sui reperti ritrovati in tutto il pianeta, non solo nel Lazio, da Lucy, al bambino di Tuang, all’uomo di Pechino, fino alla mamma di Ostuni, la più antica del mondo.
Si parla ancora di “anello mancante” nell’evoluzione umana ovvero di un punto di congiunzioni tra gli animali e l’uomo? Oggi si preferisce pensare invece che a una “catena” evolutiva lineare, a modalità evolutive molto più complesse che si possono definire “a cespuglio” ovvero sistemi molto ramificati in cui specie diverse hanno anche convissuto per lungo tempo prima che alcune si estingussero.
L’evoluzione dell’uomo sebbene parte di un processo lentissimo di adattamento se vogliamo può essere fatta iniziare dal suo diventare bipede, ovvero camminare sue due zampe in posizione eretta, potendo così utilizzare gli arti superiori per afferrare oggetti, raccogliere bacche e frutti, costruire utensili per la caccia, e per le sue funzioni di tutti di giorni, fino alle sue attività artistiche come i disegni rupestri.
Poi la scoperta del fuoco fu basilare per sopravvivere durante i cambiamenti climatici anche repentini, fino all’uso del linguaggio per comunicare che differenziò l’ Homo Sapiens completamente da altre specie concorrenti.
Studiare il passato non è mai stato così divertente. Ora tocca a voi archeologi di domani.

Flavia Salomone vive e lavora a Roma. Biologa e antropologa fisica, dopo la laurea presso la Sapienza Università di Roma, per alcuni anni ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.), presso il laboratorio di antropologia della Sapienza e del Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica, anche attraverso le nuove tecnologie multimediali e dal 2014 propone attività educativo-didattiche presso le scuole elementari e le librerie specializzate per bambini. Autrice di varie pubblicazioni scientifiche, con Edizioni Espera ha pubblicato “C’era una volta… Homo”.

Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Progetta e realizza inoltre app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza, è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana.

Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, principalmente riguardano argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017).

Source: libri inviati dall’editore. Ringraziamo Flavia dell’Ufficio stampa Edizioni Espera.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.