:: Qualche riflessione su Open

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Ieri c’è stato il lancio in grande stile e la messa online di “Open” il quotidiano interamente digitale fortemente voluto, finanziato, ideato da Enrico Mentana, giornalista e conduttore televisivo, “front-men” e direttore del TG di La7. Mi dicono dalla regia che è difficile trovare su Google il link di accesso, noi di Liberi con i nostri potenti mezzi pubblicitari e finanziari l’abbiamo trovato, eccolo: https://www.open.online.

Al netto delle critiche, perché ce ne sono sempre quando uno esce dal coro e ha un’ idea un po’ diversa dal solito e la vuol mettere in pratica, l’idea è nuova nel giornalismo italiano che fa ancora fatica ad adeguarsi al “Mondo Nuovo”.

Allora Open è un quotidiano scritto da giovani giornalisti (per giunta retribuiti, cosa incredibile) per intercettare un pubblico di lettori della stessa età, (questa scelta ha sicuramente creato malcontento tra i giornalisti over, che si sono visti esclusi dal progetto, e poi c’è proprio gente che Mentana non lo sopporta), ed è fatto proprio strutturalmente per essere letto sullo smartphone, da computer è piuttosto bruttino, sfondo nero, caratteri bianchi, piuttosto semplice, in blocchi (ci sono due o una colonna) alternati dai banner pubblicitari. Tutto molto basilare ed essenziale.

È gratuito per i lettori, senza sezioni a pagamento, ed è interamente finanziato dalla pubblicità di grossi gruppi e da Mentana stesso che ci ha investito di suo parecchi soldini.

Sulla sinistra dove ci sono quelle due righine bianche, cliccandoci sopra si apre una finestra, (spiego per i matusa come me) possiamo scegliere la modalità compact o classico, insomma o due colonne o una, poi c’è l’indice: Primo Piano, Le Nostre Storie, La Cronaca L’Economia, Suoni e Visioni Lo Sport, I Cookie, La Privacy, e infine l’Info dove dice che Mentana è il fondatore, c’è il nome del direttore responsabile Massimo Concione, l’indirizzo della redazione a Milano e anche una mail redazione@open.online e poi i dati societari.

Molti si augurano che sia un flop colossale, (ma anche su Liberi all’inizio non ci avrebbero scommesso due lire) altri sono più possibilisti, le aspettative sono comunque ambiziose. Qua sembra che per i giovani nessuno faccia niente e dato che sono loro che dovranno pagare le pensioni di chi ora è nel mondo produttivo, ben venga Open, e tutte le iniziative similari se ce ne saranno. Escludere i giornalisti con più esperienza è stata una scelta un po’ radicale, e non tanto felice, ma appunto è un po’ come dire ragazzi freschi di master in giornalismo vediamo che sapete fare.

Sulla linea editoriale non mi pronuncio, ma è indubbio che ce ne è una.

Certo non si può assumere tutti, ma la percezione di qualcosa di elitario un po’ disturba. Che sia un canale informativo dei poteri forti, ne dubito, dovremo però vedere come gestiranno la loro indipendenza dagli sponsor, (non statali, dallo Stato non ricevono niente).

Un po’ di sana invidia c’è, ma comunque le leggi del mercato editoriale sono spietate, quindi anche Open potrebbe essere stritolato dal sistema, vedremo se i giornalisti assunti e il loro gruppo dirigente avranno le palle per resistere.

Dare consigli a Mentana mi sembra un pelino supponente e presuntuoso, ma per quanto vale ciò che penso e dico, per rendere davvero partecipativo il progetto inserirei una pagina dei lettori. E poi non si parla di libri! Suoni e visioni okey, mettiamo anche un po’ di letteratura, di giornalisti culturali ce ne sono parecchi. Suoni, libri e visioni!

Per il resto, largo ai giovani, noi cinquantenni forse non lo siamo più molto, forse in spirito.

Lettori, se avete opinioni in merito esprimetele nei commenti, sempre nei limiti della buona educazione, grazie!


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