:: “Delitto a bordo del Giava” di Shanmei

18 giugno 2020 by

In piena Belle Époque, un viaggio a ritroso nel tempo in un mondo perduto ma di cui giungono gli echi fino a noi.

Se vi è piaciuto “Un gioco di pazienza” ritroverete il tenente Bianchi questa volta in viaggio verso la Cina sul piroscafo Giava.

Un giallo vintage ricco di misteri e di pericoli, in cui nulla è come sembra.

Seguirà: Lo strano caso del missionario scomparso: L’arrivo in Cina: Le avventure del tenente Luigi Bianchi nella Cina misteriosa.

giava

Clicca sulla cover per l’acquisto

Napoli, 1900

Il tenente piemontese Luigi Bianchi, facente parte del Secondo Contingente Italiano inviato per sedare la rivolta dei Boxer, è finalmente a bordo del piroscafo Giava alla volta della Cina. Il viaggio però non si preannuncia affatto tranquillo: sabotaggi, tempeste, epidemie e… un delitto. Nel locale caldaie viene infatti trovato il corpo senza vita di un clandestino di cui nessuno sembra conoscere l’identità. Chi è? Cosa ci faceva a bordo? E soprattutto c’è un assassino tra i componenti dell’equipaggio? Magari intenzionato a uccidere ancora? Al tenente Bianchi, aiutato dal tenente medico Maurizio Valente e dal sergente marchigiano Vincenzo Bertelli, verrà dato l’incarico di indagare sul delitto ma ben presto l’indagine si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza perché sarà chiaro che qualcuno non vuole assolutamente che il Giava arrivi in Cina.

Disponibile online in digitale al costo di 4,99 Euro e in cartaceo a quello di 9,99 Euro.

Partecipa a Amazon Storyteller 2020.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

16 giugno 2020 by

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Davide Mana.

Sarà con noi lunedì 22 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Davide

Davide Mana (Torino, 1967) ha studiato conseguito una laurea in Paleontologia a Torino e un dottorato in Geologia a Urbino.
In passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere a contratto, venditore di auto usate, interprete, creatore di siti web, spaventapasseri, riparatore di biciclette.
Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi. Attualmente vive fra le colline del Monferrato, in Valle Belbo.
Ha pubblicato saggistica e narrativa con editori sia italiani che stranieri, e nel tempo libero ascolta musica, legge romanzi e saggi storici e scientifici, e scrive sui suoi blog strategie evolutive (http://strategieevolutive.wordpress.com), in italiano, e Karavansara (http://Karavansara.live) in inglese.

Elenco titoli essenziali

Romanzi e Romanzi Brevi
The Ministry of Thunder (Acheron Books)
The House of the Gods (Severed Press)
The Corsair: Chasing the Mermaid (Raven’s Head Press)
The Corsair: The Devil Under the Sea (Amazon)
BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere (Amazon)

Racconti nelle antologie
Alternative Air Adventures (Pro Se Press)
Explorer Pulp (Pro Se Press)
All that Weird Jazz (Pro Se Press)
Dark Italy (Acheron)
Zappa & Spada (Acheron)
Zappa & Spada 2 (Acheron)
Tales from Dry Gulch (Science Fiction Trails)
Sherlock Holmes & the Occult Detectives (Belanger Books)

Giochi di ruolo
Deadlands: Messico & Nuvole (GGStudio)
Hope & Glory (GGStudio/SpaceOrange42)

Saggistica
Avventurieri sul Crocevia del Mondo (Amazon)
La storia fatta coi cialtroni (Amazon)

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

16 giugno 2020 by

foto occhiali

Ecco il resoconto del sesto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 15 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuta Giovanna, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Buonasera. Grazie a tutti di essere qui e un grazie speciale a Giulietta Iannone di Liberi di scrivere per questa iniziativa. Vivo in Lussemburgo da molti anni e sono di Roma. Ho un background linguistico e mi dedico alla scrittura da diverso tempo. Ho lavorato nella traduzione e sono parte del comitato Dante Alighieri locale per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sei specializzata in psicolinguistica del bilinguismo. Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due lingue, magari apprese nella prima infanzia? In Lussemburgo la popolazione è bilingue?

In Lussemburgo la popolazione è poliglotta e i vantaggi del bilinguismo sono sia linguistici, che metalinguistici che cognitivi. Ho un blog sull’argomento su “donnechemigranoall’estero”.

Sei parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, parlaci di questa esperienza. Diffondete le peculiarità della lingua italiana nel mondo?

Esatto, alcune delle persone che sono qui oggi ne fanno parte insieme a me o sono assidue frequentatrici dei nostri eventi. E’ un’avventura in continua evoluzione, un’esperienza molto arricchente che permette di restare in contatto con la cultura italiana pur essendo all’estero.

Ho letto che ti occupi di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne. Come è nato  e come si è sviluppato questo tuo interesse?

Sono tutte tematiche che chi vive all’estero sente sulla propria pelle. Sebbene si tratti di migrazione diversa è pur sempre il confrontarsi con l’alterità e con altre culture.

Traduttrice, insegnante di italiano e ora scrittrice. È stato un passaggio graduale, un po’ inevitabile. Come è nato per te l’amore per la scrittura? Sempre legato ai tuoi interessi, vero?

Ho sempre amato scrivere, e leggere. Chi scrive secondo me deve leggere leggere leggere comunque si’, sono tutti aspetti che si completano.

Approfitto di questi secondi di pausa per parlare della casa editrice la Kalos di Palermo che mi ha accompagnata in questa avventura di pubblicazione ho cercato un editore siciliano perché fosse in grado di sintonizzarsi con me sul tema e loro sono stati fantastici.

Sei autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” e “Terra, mare e altrove”, oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue. Come è nato il tuo interesse per i racconti e per la narrativa per l’infanzia?

I racconti sono stati il mio primo amore e ancora amo molto leggere racconti, è una forma narrativa molto flessibile che si adatta bene a sviscerare un tema da vari punti di vista. L‘esperienza della narrativa per l’infanzia è stato un esperimento, ho scritto quella fiaba con mia figlia che aveva all’epoca 9 anni, la mia esperienza di scrittura e il suo sguardo di bimba sul mondo.

Il respiro dell’Isola”, pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è il tuo primo romanzo. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla?

E’ la storia di tre donne e delle loro vite che si intrecciano, due isolane e un’africana sbarcata sull’isola. Sullo sfondo la migrazione e in primo piano la vita sull’isola ai nostri giorni e poi con un salto temporale nell’infanzia delle due donne ho voluto fare uno scatto di una situazione, della vita isolana prima e dopo gli sbarchi, delle reazioni della gente e delle scelte delle tre donne, scelte difficili.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Molto, credo di essere molto maturata e il passaggio da una forma narrativa all’altra ne è la prova. Non perché l’una sia migliore dell’altra ma semplicemente perché sto sperimentando, entro in terreni nuovi, per me del resto un romanzo e un racconto sono forme molto diverse e richiedono abilità diverse il racconto deve dire l’essenziale in poche parole, è un piccolo gioiello da cesellare il romanzo ha una struttura più ampia, complessa sebbene ammetta anche divagazioni meno essenziali.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Credo fermamente nel potere della parola e della scrittura e quando scrivo ho sempre un messaggio in mente. Tuttavia non è necessariamente un messaggio sociale è piuttosto uno scuotere le menti, un far riflettere, un mostrare punti di vista e poi un toccare corde sensibili per creare una sintonia tra chi legge e chi scrive.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Ho appena terminato la “maratona” Premio Strega poiché il nostro comitato Dante fa parte della giuria, poi mi sono lasciata trascinare da una scrittrice del passato, Alba de Cespedes, ed ho letto proprio ieri le ultime righe di Nessuno torna indietro.

Approfitto di nuovo di un attimo di calma per parlarvi delle illustrazioni del romanzo

Sono di Flavia Filpi l’illustratrice della Kalos e il romanzo ne è costellato lungo tutta la narrazione della favola che lo attraversa. Mi piace ricordare che la Kalos nasce come editore di libri di arte e quindi le loro edizioni sono molto curate graficamente, anche la copertina è di Flavia ed è stata per me amore a prima vista.

Bene, penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Un progetto è già concreto, un romanzo su un’altra forma di alterità, la malattia mentale. Quando troverà casa (editrice; ) ve lo proporro’ con piacere.

Le domande dei lettori

Cristina Corsini

Intanto complimenti per il bel romanzo che ho visto parteciperà anche ad un premio letterario, puoi dirci di piu’?

Sono in lizza per un premio per romanzi ambientati in borghi italiani e Lampedusa è l’ambientazione del mio romanzo. Incriaciate le dita per me 🙂

Candida Cortez Leblanc

Esiste una sola “madrelingua” o possono essercene due se un bimbo parla lingue diverse con i genitori ?

Si puo’ essere bilingui bilanciati ovvero con una conoscenza comparabile delle due o più lingue pero’ ci sarà sempre una lingua dominante e una minoritaria.

Anto Cico

Ciao Giovanna, complimenti, il libro mi è piaciuto molto. Io avevo una curiosità sull’ambientazione. Perché Lampedusa?

Antonella, Lampedusa per vari motivi. Da un lato come sai anche dalle mie precedenti pubblicazioni, mi interesso di migrazione e mi piace parlarne nei miei libri, dunque Lampedusa ne è un po’ il simbolo, dall’altra volevo esplorare il contesto isolano anche metaforico, infatti nel romanzo Lampedusa non è mai direttamente nominata seppure i riferimenti sono chiari perché volevo che assumesse una dimensione universale.

Consuelo Mantica

Quanto di autobiografico c’è nel tuo romanzo?

Di autobiografico c’è sempre molto in cio’ che si scrive, dipende da quanto si è riusciti a nasconderlo 😉 scherzo, ma in realtà il vissuto c’entra sempre, a volte si insinua tra le parole senza che tu te ne renda conto a volte è invece intenzionale qui posso dirti che ci sono alcuni tratti dei personaggi che attingono al mio vissuto.

Anna Cortesia

Hai dunque iniziato come traduttrice. Consideri la traduzione una scuola di scrittura? Quando hai sentito il bisogno di scrivere una storia tua? E quali autori ti hanno ispirato?

Anna, la traduzione è stata una grande scuola di vita e di scrittura, tuttavia scrivere qualcosa di mio è stato un percorso diverso. Diciamo che la spinta l’ho sempre avuta, scrivere poi per la pubblicazione è un’altra cosa. La traduzione mi è servita per restare in contatto con la mia lingua madre. Dimenticavo gli autori che mi hanno ispirato, non posso non citare Elsa Morante che con l’Isola di Arturo è stata la mia guida, il mio faro lettarario da sempre, poi molto i classici.

Alessia Cantagallo

Quando hai iniziato a scrivere e a “sentirti” davvero una scrittrice?

Vedo solo ora la domanda, mi era sfuggita ma ci tengo a rispondere lo stesso. Mi sono sempre sentita una scrittrice, non posso dire se di talento o meno, pero’ è qualcosa che si sente dentro, quasi indipendentemente se si scriva o no. La scrittura, la parola, la lingua hanno sempre fatto parte della mia vita e delle mie passioni. Certo, il momento chiave è poi vedere il primo libro nero su bianco, stampato. Da quel momento il sogno diventa realtà.

Cristina Corsini

Una curiosità sulla favola che Angela racconta alla figlia. A parte la citazione di Gita al faro Virgina Wolf, la favola è di tua “invenzione”?

La favola è di mia invenzione, anzi vi svelero’ un retroscena. la favola era stata scritta prima, separata dal romanzo. non aveva uno scopo era nata cosi’ per caso poi l’ho inserita e riadattata al romanzo man mano che scrivevo.

Michela non riesce a collegarsi ma mi chiede se ho un legame con Lampedusa.

No, non in particolare. Anzi vi svelo anche questo retroscena, non ci sono mai stata a Lampedusa! Pero’ ho un legame particolare con il mare, questo si’.

Daniela Maniscalco

È stata una sfida sintonizzarti con la sicilianità di Lampedusa?

La tua domanda è un tranello, per la cronaca la dott.ssa Maniscalco è siciliana 😉 Pero’ si’ è stata una sfida come lo è sempre scrivere. A me piace moltissimo tutta la fase preparatoria di un libro, ovvero la ricerca, l’entrare in sintonia con il mondo narrativo e quello siciliano ha presentato le sue peculiarità, in particolare il dialetto per il quale mi sono fatta consigliare e l’editore è stato fondamentale anche per questo.

Anna Cortesia

Il respiro dell’isola è un romanzo sensoriale. Mi è piaciuto l’accostamento con le spezie, sembra di sentire il profumo dell’origano. Queste esperienze olfattive ti sono state suggerite da sensazioni provate magari durante un viaggio o si tratta di una scelta più meditata?

Onestamente né l’uno né l’altra, diciamo che immergendomi nella vita isolana sono approdata anche ai loro colori e profumi.

Daniela Maniscalco

La figlia del rais è un bellissimo personaggio pieno di ombre e di luce e molto sfaccettato. Ce ne puoi parlare?

La figlia del rais doveva essere la coprotagonista ma è finita a tratti per diventare la figura principale proprio per queste sue sfaccettature, è un personaggio più semplice intellettualmente rispetto alla protagonista ma ha un’inquietudine che la rende viva. Mi è paciuto scriverne e per tornare alla domanda sull’autobiografia potrei dire che entrambe le donne hanno qualcosa di me.

Cristina Corsini

Ho molto apprezzato le citazioni dall’Orlando Furioso che calzano veramente a pennello. Come mai questa scelta?

Come dicevo i classici per me sono il punto di partenza e non potevo lasciarmi scappare questa occasione!

Daniela Maniscalco

Non conosco questa scrittrice [Alba de Cespedes]. Ce ne parli?

Una scrittrice del Novecento, romana di madre e padre cubano. Sto facendo una ricerca su autrici donne “dimenticate” una bella penna direi, molto cinematografica, nel senso che la sua scrittura sembra una lenta macchina da presa che zoomma (si dice??) ora su un personaggio ora su un altro, personaggi tutti femminili.

Caccia ai mostri, Cee Neudert, (Gallucci 2020) A cura di Viviana Filippini

14 giugno 2020 by
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“Caccia ai mostri” di Cee Neurdert è un libro curioso e intrigante, perché è ideale per i bambini che vogliono leggere e allo stesso tempo giocare. “Caccia ai mostri” , pubblicato da Gallucci editore, è un libro gioco che si legge in modo inusuale e ben diverso da come siamo abituati a fare. Tra le sue pagine tanti enigmi, domande, giochi a cui trovare la soluzione per procedere in quella che, più che una lettura, è un vero e proprio coinvolgimento in un avvincente mondo narrativo a quiz. A guidare il lettore ci sono i simpatici e un po’ strampalati Tom e Macchia, ma anche strani mostriciattoli che compariranno durante l’esplorazione delle pagine del libro gioco, perché l’obiettivo del volume è quello di riuscire a risolvere tutti gli enigmi possibili e immaginabili per uscire dalle sue pagine. Il lavoro letterario della Neurdert è speciale, avventuroso, e seguendo le tracce di Tom e Macchia, non solo racconta a chi legge una storia, ma lo coinvolge in modo attivo, perché il narratore parla proprio al lettore (“Allora come le hai sfogliare le pagine? Con i piedi? Con il naso?…”)rendendolo parte fondamentale e integrante dell’andamento dello sviluppo narrativo di chi legge. A render simpatico e divertente il testo ci sono le immagini di Pascal Nöldner. Traduzione dal tedesco Angela Ricci. Dagli 8 anni in su.

Cee Neudert è nata a Eichstätt, in Baviera, nel 1976. Ha studiato letteratura e storia dell’arte e ha da sempre una grande passione per indovinelli ed enigmi. Conduce da anni una trasmissione radio per ragazzi ed è anche autrice di diversi libri illustrati per bambini.

Pascal Nöldner è un attore, un musicista, ma soprattutto un giovane illustratore di talento, che ha già al suo attivo moltissimi lavori, tra fumetti, libri per bambini e per ragazzi.

Source: inviato dall’editore al recensore.

La nuova edizione di Artemis Fowl per Mondadori Ragazzi a cura di Elena Romanello

14 giugno 2020 by

artemis-fowl-romanzo-copertina-nuova-edizione-mondadoriNel 2002 usciva il primo romanzo della serie per ragazzi Artemis Fowl dell’autore irlandese Eoin Colfer, presentato come l’anti Harry Potter, in realtà una bella storia fantastica avvincente e ricca di umorismo, una prova di un autore originale che colpisce.
Dal 13 giugno la piattaforma Disney + presente in streaming il film diretto da Kenneth Branagh ispirato al primo libro della saga, un film non fortunato, annunciato al cinema per Natale scorso, poi rinviato in primavera, poi sospeso causa chiusura delle sale per l’emergenza Covid19 e dirottato on line.
Un film che dalle prime reazioni non convince fino in fondo gli spettatori, malgrado la reputazione del regista e un cast stellare dove il giovanissimo Ferdia Shaw è affiancato da nomi come Judi Dench, Josh Gad, Nonso Anonzie e Colin Farrell, e con una realizzazione tecnica di tutto rispetto, tra effetti speciali e atmosfere. Forse l’attesa è stata troppa, forse le aspettative troppo elevate, forse l’adattamento è troppo distante dal libro.
Forse è il caso di dire allora comunque Meglio il libro e riprendere in mano il romanzo fatto uscire di nuovo da Mondadori Ragazzi in una nuova edizione, in cui si rivivono le avventure di Artemis Fowl, dodicenne con un quoziente intellettivo fuori da ogni classificazione, con non molti scrupoli, che per rimpinguare il patrimonio di famiglia e ritrovare il padre, decide di impadronirsi dell’oro del Piccolo Popolo, sì proprio le fate, i troll, i folletti e le altre creature delle storie fantastiche.
Gli ostacoli su questa strada sono però tanti, visto che bisogna rapire il capitano della  Libera Eroica Polizia, una fata, e poi fare i conti con ogni sorta di creatura, da elfi armati a troll sanguinari, rischiando anche di scatenare una guerra interspecie. Un libro tutto da leggere o rileggere, per ragazzi e non solo, magari dando poi anche una possibilità al film.
Una storia avvincente, primo capitolo di una saga che ha riletto archetipi del fantastico in chiave moderna, con un’ottica nuova tra avventura e fiabesco.

:: Ancora una domanda, Elisabetta Bordieri

13 giugno 2020 by

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C’erano eventi che artigliavano la sua coscienza fino a fiaccarle i sensi. Un indebolimento necessario per convertire in profumo una suggestione e ricreare l’odore dei pensieri. Ne incamerava gli effluvi, li inglobava dentro, una tecnica emolliente e lenitiva, un compostaggio soffice quasi sciamanico, un salto quantico che permetteva ad Alice di sopravvivere attaccata a miseri grappoli di sogni. Di giorno la sua residenza era un’altalena sottomessa alla suadente ballata ciclonica del vento, ma al calar della sera si rifugiava in una sorta di santuario stellare dove le notti erano talmente buie che la volta celeste della sua mente sapeva dare il meglio di sé. Impegnata a vigilare la prodigiosa e sottile estensione del tempo nel suo perenne focalizzare scene, ognuna memorabile, Alice conosceva bene l’inganno del suo proverbiale fluire ma aveva un’arma possente per non soccombere e per fermarlo. Il poeta diceva che non ci si libera di una cosa evitandola ma solo attraversandola. Ma non per lei. Alice doveva perdere quella cosa crogiolandosi all’idea che così non l’avrebbe mai più persa. Decise di perdere se stessa. E nel modo peggiore possibile, demolendo e trasformando la fragranza vitale di quei raspi di sogni in rozze essenze sintetiche. Solo troppo tardi avrebbe capito che non esistono resurrezioni di sorta per alcuni tipi di eventi, che ci sono ben altri artigli di cui aver timore, decisamente troppo tardi avrebbe capito che sarebbe bastato perdere lui.

Lo trovarono così, disteso su un fianco nel letto di una squallida stamberga che era la sua casa, gambe scomposte, braccia penzoloni, sacchetto di plastica in testa con attorno giri nutriti quasi ossessivi di nastro adesivo, con tanto di biglietto di addio annesso. Sarebbero seguiti due rilievi veloci della polizia, qualche probabile interrogazione a improbabili amici e parenti che avrebbero confermato il disagio mentale ed economico, nessuna indagine approfondita da parte del magistrato dunque, ma un’unica sentenza: suicidio. Alice sperava andasse così. Aveva posto ogni minima maniacale attenzione a tutto, sì, sarebbe andata esattamente così.
Il campanello della porta. Arrivarono anche da lei. E poi sempre quei poeti che le martellavano la testa nei momenti meno opportuni, quello che hai sempre voluto si trova sempre dall’altra parte della paura. E decisa aprì.
– Salve signora, ci scusi ma dovremmo farle qualche domanda a proposito del suo fidanzato.
– Signorina. So che non si usa più ma mi fa piacere essere ancora chiamata così e comunque non era il mio fidanzato.
In due, chissà perché i poliziotti giravano sempre in coppia, uno generalmente sempre muto che scrutava l’ambiente. Si concentrò sul tipo che le parlava. Bruttino, basso, con parecchi chili di troppo, maleodorante e con riporto laterale di una striscia di capelli.
– Dicevo, dovrei farle qualche domanda.
– Dica pure.
– Ci risulta che lei e la vittima avevate una relazione.
– No, ci conoscevamo appena.
– Da quanto?
– Qualche mese.
– Qualche mese è sufficiente per instaurare una relazione.
– Per quello bastano poche ore, minuti a volte.
– Avete avuto qualche incontro intimo?
– Uno o due, occasionali.
– Sa se avesse nemici, persone che gli volessero male?
– Che domanda è?
– Risponda.
Continuava a non perdere d’occhio l’altro poliziotto. Silenzioso e attento, il più pericoloso.
– State pensando a un omicidio?
– Stiamo valutando tutte le strade.
– No, non so nulla.
– Sa com’è morta la vittima?
– Girano voci per soffocamento.
– Esatto ma è molto difficile che una persona possa togliersi la vita soffocandosi con un sacchetto sulla testa. Glielo impediscono l’istinto di conservazione e i tempi molto lunghi per giungere al decesso.
– Ma non sarebbe né la prima né l’ultima.
– Sa se facesse uso di stupefacenti?
– Non saprei, ma non credo.
– Perché non crede?
– Perché non mi sembrava il tipo.
– Ha detto che lo conosceva appena, ma evidentemente quanto basta per rilasciare una dichiarazione del genere.
– Intendevo che non l’ho mai visto assumere sostanze diverse da calmanti o sonniferi.
In suo inconsapevole aiuto intervenne il collega muto e con lui il sollievo della fine di quel momento.
– Signora, grazie del suo tempo per ora, ma la preghiamo di restare a disposizione e di non lasciare il paese.
Frase di circostanza che le concesse una tregua. Sarebbero tornati, doveva sbrigarsi. Prese il telefono e la chiamò, giusto due parole, poteva essere già sotto controllo.
– Ciao Adele, puoi venire?
– Se mi chiami immagino che sono venuti. Com’è andata?
– Tutto bene, puoi venire?
– Che significa tutto bene?
– Adele, puoi venire???
– Ok ok, arrivo.
Accidenti alla sua nuova amica che non conosceva la discrezione ma che arrivò comunque trafelata in poco meno di mezz’ora.
– Raccontami.
– Nulla. Le solite domande.
– Alice, ma non è che sei stata tu?
– Oddio Adele, ma che ti salta in mente? Ma sei fuori di testa?
– Perché altrimenti il nostro piano salta, non so ma facevi dei discorsi strani ultimamente e la cosa ha iniziato a preoccuparmi.
Cose illecite va bene, ma un omicidio…
– Ma che dici! Ci sono modi di dire, esclamazioni, frasi fatte che si dicono in momenti di rabbia. E poi lo sai che tipo era!
– Sì, sì certo, scusami.
– Niente, figurati lo capisco. Senti…i documenti? Ho bisogno di te in questo momento delicato.
– Cos’è questo?
– Questo cosa?
– Questa specie di rotolo immenso.
Alice represse quella botta allo stomaco che le divorò il fiato. Cosa ci faceva lì quell’affare? Era certa di essersene liberata. Come aveva potuto essere stata così maldestra? Battiti come sferzate a sangue sul cuore le fecero salire la nausea. Le venne in mente il poliziotto muto e il suo guardarsi intorno, doveva essersene accorto anche lui e corse in bagno a vomitare la sua imprudenza.
– Alice che hai?
– Nulla, un po’ di tensione.
– Ti preparo una tisana?
– Mi fanno schifo le tisane, Adele, lo sai. Ora mi passa.
– Dicevo, cos’è ‘sta roba?
– Non lo vedi? È un rotolo di scotch.
– Chilometri di scotch, direi, a che ti serve?
Udì il pavimento gemere sotto i suoi piedi mentre cercava una risposta che non trovò.
– Lascia stare ora, piuttosto ti chiedevo dei documenti. E’ urgente che io li abbia al più presto.
– Perché li chiami documenti. Mica ci sente nessuno. Il tuo passaporto falso sarà pronto in settimana, mi ha assicurato il tipo.
Il mio è già pronto. Non ti sei scordata il nostro patto, vero Alice?
– Ma no, Adele, che dici, come potrei! E poi i nostri nomi, cinque lettere, stessa lettera iniziale, stessa finale. Siamo un destino unito.
Appena localizzo il posto sicuro te lo dico e mi raggiungi come da accordi. Meglio partire a distanza e poi saremo sole io e te e ricominceremo con nuovi nomi e nuove vite. Senti, in settimana è un po’ tardi. Quelli potrebbero tornare.
– Vedo cosa posso fare.
– Grazie Adele, sei un tesoro. Ora vai.
– Non posso restare stanotte?
– Non è il caso, per favore.
E finalmente restò sola, senza quella zavorra di Adele. Povera scema, credeva davvero all’amore eterno, alla felicità per sempre tra amazzoni. Ancora pochi giorni e se ne sarebbe liberata. Il pensiero di quelle labbra viscide e unte poggiate sulle sue la fece correre a sciacquarsi la bocca, avrebbe usato l’acido per disincrostare l’odore nauseabondo della sua cavità umana.
Pochi minuti e poi la porta di nuovo. Cosa voleva ancora quella stupida?
– Ah sei tu! Ma cosa ci fai qui senza preavviso? E’ appena uscita Adele!
– Ciao.
Ciao?! E un come stai non è contemplato?
– Non sono tipo da preamboli.
– Io nemmeno sono tipa da mettere su nel giro di due mesi un rapporto con un reietto fallito mezzo drogato individuato per strada, portarlo a casa tua, usare metodi poco ortodossi per istigarlo al suicidio e contestualmente avere incontri ravvicinati
con una grassa psicopatica per il tuo piano!
– Il nostro piano, ora stai calma.
– Sì il nostro ma come faccio a stare calma? Sai che ipotizzano un omicidio e sospettano di me? Mi hanno tartassato.
– Era previsto.
– E certo, tutto preconfezionato. Comunque il mio passaporto non è pronto, devo ancora aspettare qualche giorno.
– Sì, lo so.
– Lo sai?
– Sei tornata sul posto e hai fatto tutto quello che ti ho detto?
– Sì certo. Ho controllato, era tutto a posto, a parte questo maledetto scotch, che poi dio solo sa come ci è finito a casa mia.
In ogni caso la tua carta d’identità era lì in bella vista sul mobile accanto al cadavere. Risulti morto stecchito amore mio, anche se poi quel barbone non ti somigliava così tanto secondo me.
Ancora la porta.
– Apri.
– E se fossero di nuovo quelli?
– Apri.
Adele? Cosa ci faceva ancora lì? E perché aveva quello sguardo macabro e poco incline alla sua persona servile? E soprattutto perché si era diretta verso di lui con aria complice strusciandogli il suo corpo burroso addosso?
– Cosa sta succedendo?
– Quello che vedi, amichetta mia.
Attraversò rapidamente tutti i percorsi impervi della sua mente ma non trovò la strada maestra.
– Lo chiedo a te allora, cosa sta succedendo?
– Ti ha già risposto Adele.
– Io non vedo nulla di limpido.
– Strano, eppure è tutto così evidente. Te lo spiego così, io ho illuso te e tu hai illuso Adele, ma io e lei abbiamo fregato te.
Incastrata dentro quella relazione malsana e pericolosa, succube di un vorticoso sentimento che sapeva essere sporco e dal quale non riusciva a uscire, non si era mai accorta dell’inganno che ora iniziava a delinearsi con allarmante chiarezza.
– Perché io? Perché hai avuto bisogno di me? Non ti bastava lei?
– Per deviare le indagini e per non sporcarci le mani ulteriormente con un delitto.
– Un delitto cosa?
E poi quella risata diabolica che tuonò in tutta la stanza. E le si materializzò davanti il famoso attimo prima, quello che veste il successivo ornato con drappi funerei. Aveva agito e obbedito in nome di un futuro che ora avvertiva nettamente essere solo un vuoto a perdere. Ruggì con tutta la forza che aveva.
– Avete fatto fuori un poveraccio!
– Tu hai fatto fuori un poveraccio, amica mia.
– Stai zitta tu, io non ho ucciso nessuno.
– Basta ora voi due, non rendere tutto più complicato Alice, te la caverai con qualche anno di reclusione, poi la brava condotta aiuterà a venirne fuori prima.
– Reclusione?! Ma di cosa stai parlando? Il passaporto era tutta una farsa allora.
– Sì, un giochetto per prendere tempo e per farti credere a tutte quelle idiozie lì tipo io e te insieme, un’altra vita, nuovi nomi, il passato lo cancelleremo e via dicendo.
– E poi cinque lettere, stessa lettera iniziale, stessa finale, può sempre tornarmi utile per sostituirmi a te chissà.
– Taci maledetta. Invece tu bastardo dimmi perché ti serviva uccidere?
– Perché la sostituzione d’identità riesce meglio se il tipo è morto, per un ricercato come me, non credi? O credi davvero che si sia suicidato grazie ai tuoi metodi poco ortodossi?
– Uccidi anche me allora così regolarizzi pure lei.
– Un’ottima idea. Forse torneremo a metterla in pratica ma ora scusa dovremmo andare. Abbiamo un aereo che ci aspetta.
Quando riferirai tutto alla polizia, perché lo farai, ti ricordo che ci sono le tue impronte dappertutto sulla scena del crimine soprattutto su questo scotch, Adele è stata brava, ha fatto un bel lavoretto pulito pulito e poi te lo ha riportato, a tua insaputa, diciamo così. E a quel punto partiranno le indagini e ci scopriranno, forse, ma sempre a quel punto sarà troppo tardi perché noi saremo già in una località da paradisi fiscali dove non c’è nemmeno l’estradizione. Ciao Alice e grazie.
E se ne andarono ringhiando come due iene pronte a dividersi la preda, lasciando i muscoli della sua anima a liquefarsi. Avrebbe voluto oscurare ogni gesto, eliminare ogni percezione. Nemmeno uno di quei grappoli di sogni aveva attecchito nell’asfalto della sua anima. E ora le restava solo lo scorrere lento di quel tempo ingrato.
Nuovamente la porta.
– Signora, signorina, ci scusi ancora una domanda…

Elisabetta Bordieri nasce a Roma ma vive in Toscana tra colline e aironi, dentro una cartolina. Scrive e corre. Corre e scrive. Il racconto è il genere che predilige poiché è dentro l’essenzialità che si cela il limite del superfluo.

Nasce Mendel Edizioni, a cura di Elena Romanello

13 giugno 2020 by

LogoIl momento non è certo dei più rosei per i libri e l’editoria, i dati dei primi mesi del 2020 sono a tratti sconfortanti, ma nonostante questo c’è chi ha ancora voglia di investire in questi universi: dopo le Edizioni Euridice si registra la nascita di un’altra realtà, la Mendel Edizioni, un progetto editoriale indipendente e artigianale che mira a proporre una nuova economia del libro aperta, sostenibile e inclusiva guardando al pluralismo e al mondo di oggi.
Mendel nasce come marchio editoriale autonomo di Editore XY.IT, casa editrice guidata da Virginia Martelli e da tempo specializzata nell’editoria scientifica e accademica. La direzione editoriale è di Alessio Pia, già collaboratore dell’Agenzia Letteraria Kalama per i diritti esteri e consulente per iniziative e start-up editoriali in Croazia, Germania, Messico, Regno Unito, Romania e Ungheria. Il progetto grafico sarà curato da Juan Fernando Mercerón, vincitore del Premio Latinoamericano per il design editoriale dalla fondazione del libro di Buenos Aires, dell’Applied Arts Magazine Award di Toronto e tra i premiati alla cerimonia 2018 della Schönste bücher aus aller Welt, I libri più belli del mondo.
Si parte in autunno con Los niños dell’autrice colombiana Carolina Sanín e Vater Unser della scrittrice austriaca Angela Lehner: due voci da due parti diverse del mondo, con cui Mendel edizioni scommette sui suoi valori, la traduzione, il dialogo culturale, la valorizzazione di culture e letterature periferiche e scarsamente presenti nel panorama editoriale di oggi, guardando a comunità spesso considerate silenti e confrontandosi con quegli autori che, slegati dalle tendenze di mercato, siano capaci di uno sguardo incisivo sul mondo di oggi e su un’umanità autentica.
La casa editrice è dislocata in tre Paesi e due continenti diversi e lavorerà su una piattaforma virtuale aperta e accessibile a un gruppo di lettori, librai, blogger ed editori che potranno confrontarsi  con la redazione e gli autori, scoprire il loro lavoro, visionare in anteprima le uscite e scambiarsi punti di vista ed esperienze.
Mendel edizioni vuole puntare sulla fiducia, la solidarietà,la bibliodiversità, mirando a un sistema più razionale per i resi e sulle possibile alternative ai circuiti distributivi tradizionali e al sistema tropo bulimico di produzione attuale, guardando ad un modello basato sull’ascolto, la ricerca letteraria, la cooperazione e l’innovazione.
Il suo nome è ispirato al protagonista del romanzo Buchmendel di Stefan Zweig, il logo alla sedia Thonet n. 14, e Mendel invita all’osservazione del mondo come fonte di cambiamento,  per essere mediatore tra chi le storie le racconta e chi di storie non riesce a farne a meno.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

13 giugno 2020 by

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Giovanna Pandolfelli.

Sarà con noi lunedì 15 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzata in psicolinguistica del bilinguismo, da anni è parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, dove risiede. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne ed è coach certificata. È autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” (DrawUp 2015) e “Terra, mare e altrove” (Cosmo Iannone, collana Scritture migranti, 2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue (Didattica attiva 2017). Il suo primo romanzo “Il respiro dell’Isola” pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è una storia di sorellanza, di scelte e di rinunce, incontri tra donne di diverse generazioni, sullo sfondo della migrazione vista da chi accoglie nell’atmosfera pregnante ed evocatrice dell’isola di Lampedusa, dell’Isola tout court. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Delitto a bordo del Giava di Shanmei

11 giugno 2020 by

giavaNapoli, 1900.

Il tenente piemontese Luigi Bianchi, facente parte del Secondo Contingente Italiano inviato per sedare la rivolta dei Boxer, è finalmente a bordo del piroscafo Giava alla volta della Cina. Il viaggio però non si preannuncia affatto tranquillo: sabotaggi, tempeste, epidemie e… un delitto. Nel locale caldaie viene infatti trovato il corpo senza vita di un clandestino di cui nessuno sembra conoscere l’identità. Chi è? Cosa ci faceva a bordo? E soprattutto c’è un assassino tra i componenti dell’equipaggio? Magari intenzionato a uccidere ancora? Al tenente Bianchi, aiutato dal tenente medico Maurizio Valente e dal sergente marchigiano Vincenzo Bertelli, verrà dato l’incarico di indagare sul delitto ma ben presto l’indagine si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza perché sarà chiaro che qualcuno non vuole assolutamente che il Giava arrivi in Cina.

In piena Belle Époque, un viaggio a ritroso nel tempo in un mondo perduto ma di cui giungono gli echi fino a noi.

Delitto a bordo del Giava” narra il viaggio sulla nave che porterà il tenente Bianchi in Cina, e la sua prima vera indagine precedente a quella narrata ne “Un gioco di pazienza“.

Prima novella di una serie di mystery storici coloniali con ambientazione cinese. Avventura, intrighi, giochi di spie, suspence e delitti su uno sfondo esotico, con un buon e accurato contesto storico che copre l’arco temporale cha va dal 1900 al 1905.

Data di pubblicazione il 18 giugno, già in pre-ordine a un costo scontato a questo link.

Shanmei è nata a Milano alla fine degli anni ’60. Dopo la Laurea, e una tesi di ricerca in Storia Moderna e Contemporanea dell’Asia presso l’Università degli Studi di Torino, le sue ricerche si sono focalizzate sulla Cina dei Boxer e sulla condizione della donna in epoca Qing,
Dal 2007 dirige il blog letterario Liberi di scrivere e si occupa di editoria recensendo libri e intervistando scrittori italiani e stranieri.
Negli anni ha scritto decine di novellette, romanzi e moltissimi racconti (specialmente flash fiction) ancora inediti e alcuni in via di traduzione. È appassionata per lo più di hardboiled vintage anni ’50 e ha parlato nei suoi romanzi e racconti anche di pirati, di principesse russe, di piloti di cargo interstellari, di soldati di ventura, di ballerine del Moulin Rouge, di antichi romani.
Dal 2015 si autopubblica su Amazon e ha seguito un’altra sua passione, l’amore per l’ Oriente iniziando una serie di racconti autoconclusivi di genere sia wuxia che xianxia e xuanhuan, e una serie di mystery storici,  sempre ambientati in Cina tra il 1900 e il 1905, con protagonista un militare italiano che si improvvisa detective.

:: Premio Biella Letteratura e Industria – Annuncio finalisti evento online

11 giugno 2020 by

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Domani venerdì 12 giugno, alle ore 18, verranno annunciate le cinque opere finaliste, selezionate tra 35 titoli candidati, della XIX edizione del Premio Biella Letteratura e Industria, quest’anno dedicata alla Saggistica.

Sarà possibile assistere all’evento online tramite il canale YouTube del Premio oppure dalla pagina ufficiale Facebook del Premio.

Saranno presenti:

Paolo Piana, presidente Premio Biella Letteratura e Industria
Pier Francesco Gasparetto, presidente Giuria Premio Biella Letteratura e Industria
Claudio Corradino, Sindaco di Biella

Gli autori finalisti verranno intervistati da Pier Francesco Gasparetto.
Ai giurati Paolo Bricco, Claudio Bermond, Loredana LIpperini, Alberto Sinigaglia e Tiziano Toracca il compito di leggere le motivazioni delle candidature.

Letture a cura di Paolo Zanone e Veronica Rocca di “Teatrando”.

:: Eredità di Vigdis Hjorth (Fazi, 2020) a cura di Eva Dei

10 giugno 2020 by

EreditàEredità” non è soltanto il titolo del primo libro di Vigdis Hjorth tradotto nel nostro Paese, ma il vero motore della narrazione.
Tutto la vicenda parte da un’eredità e dalla sua divisione tra quattro figli. Come troppo spesso accade non solo amore e unione dominano i legami tra i vari membri della famiglia. Bergljot, la voce narrante, ha interrotto i legami con i suoi genitori da molti anni: tra loro si è creata una frattura insanabile, causata da qualcosa che la protagonista non ha il coraggio di raccontare subito al lettore, ma che rivela poco alla volta.

Il vaso cade per terra una volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme, il vaso cade per terra una seconda volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme. Non è più così bello, ma in un certo modo funziona, ma quando cade per la terza volta e rimane polverizzato davanti ai tuoi piedi, vedi subito che ormai è da buttare, non lo si può più riparare. Era così. La famiglia era distrutta. La famiglia era persa.

Le dinamiche e gli equilibri familiari cambiano nuovamente quando i genitori, ancora in vita e in buona salute, sebbene anziani, decidono di prendere anticipatamente alcune decisioni in merito al loro patrimonio. Pur dichiarando di voler dividere equamente i loro beni tra i quattro figli, scelgono di intestare le due case al mare esclusivamente alle due figlie minori, Astrid e Åsa, e di versare ai due maggiori, Bård e Bergljot, un corrispettivo in denaro. Le valutazioni delle due case risultano però molto più basse del loro reale valore, mettendo in luce la cattiva fede dei genitori. Bård, sentendosi preso in giro affronta sia i genitori sia le sorelle minori, accusando i primi di essere ingiusti e le seconde di assecondare e difendere la loro volontà. Davanti al loro categorico rifiuto di ammettere una qualsiasi forma di iniquità, decide di tagliare a sua volta i ponti con la famiglia, riavvicinandosi a Bergljot. Quest’ultima che finora ha cercato di tenersi il più possibile ai margini della famiglia, capisce che le rivendicazioni del fratello sono giuste; sostenere Bård è necessario così come afferrare questa occasione per far sentire veramente la sua voce.
Il ricordo di quello che il padre le ha fatto subire da piccola è riaffiorato in età adulta, solo un percorso di psicoanalisi ha aiutato Bergljot ad affrontare il trauma, cercando di costruirsi una vita il più possibile serena. Ma la sua verità non è mai stata accettata né dalla madre né da Astrid, con le quali ha cercato più volte un confronto. Quello che Bergljot racconta loro è qualcosa di grave, di inaccettabile, qualcosa che metterebbe in crisi l’intera famiglia, sconvolgendo la vita di tutti loro; proprio per questo entrambe decidono che sia più comodo crederla solo una bugia, l’allucinazione di una donna da sempre instabile e inaffidabile.
La questione dell’eredità offrirà a Bergljot l’opportunità di mostrare la sua posizione con fermezza e argomentare le sue scelte con lucidità. La sua voce questa volta si staglierà chiara nell’ufficio di un notaio, non sarà, come spesso è successo in passato, offuscata dai fumi dell’alcool o veicolata da un’email rabbiosa e insensata.
La disparità di trattamento in merito all’eredità corrisponde alla netta diversità tra l’infanzia vissuta da Bård e Bergljot, ricca di instabilità e violenze, e quella rassicurante e affettuosa di Astrid e Åsa.

“Sai qual è la prima cosa che mi viene in mente quando penso a mio padre?”, disse Bård, prima di proseguire senza aspettare la risposta. “Avevo nove anni, eravamo sull’altipiano di Hardangervitta per pescare, volevo tornare a casa e mi girai. Papà mi seguì, afferrò un bastone e mi massacrò di botte. Questo è il ricordo più nitido che ho di lui.”

I genitori di questa famiglia appaiono come una coppia di Dottor Jekyll e Mister Hyde: dietro una facciata di avvenenza, ricchezza e perfezione si nascondono un uomo e una donna egoisti, instabili, feroci, incapaci di qualsiasi affetto o empatia, anche nei confronti dei loro stessi figli. Le due sorelle minori non ne escono in maniera migliore: se la minor, Åsa, è il personaggio che viene meno delineato e anche quella che è più esterna alla vicenda, quella che è sempre stata meno in confidenza con i fratelli maggiori. Astrid invece ha ricevuto spesso le confidenze di Bergljot, cercando di diventare un ponte tra lei e Bård e i genitori. La stessa Bergljot le riconosce più di una volta di ricoprire una posizione scomoda, al centro di una disputa in cui ognuna delle due parti racconta una realtà completamente inconciliabile con quella dell’altro. Ma non schierandosi, rifiutando il dolore della sorella e diventando una sorta di intermediario, Astrid prende in realtà una posizione, aiutando il mantenimento dello status quo.

Pareva non capire, o non voler riconoscere, che esistevano conflitti che non erano risolvibili nel modo in cui avrebbe voluto lei, che esistevano contraddizioni che non si potevano cancellare, che si potevano tralasciare o girarci intorno, tra cui bisognava scegliere.

Eredità non è un libro sulla violenza familiare o sugli abusi, quanto più un romanzo sulla sofferenza.
Una sofferenza subita, nascosta e poi elaborata, una sofferenza che ha bisogno di essere riconosciuta e ascoltata da chi quella sofferenza l’ha creata per non rappresentare più una ferita aperta e sanguinante. Questo è quello che Vigdis Hjorth realizza a livello narrativo: cerca di dare voce alla sua Bergljot, in un flusso di coscienza continuo. Episodi scollegati, ricordi, azioni e pensieri riaffiorano e molte volte si ripetono, restituendo l’angoscia e il processo di elaborazione.
Inascoltata dalla sua famiglia la protagonista del libro trova adesso qualcuno disposto ad ascoltarla: il lettore. Traduzione di Margherita Podestà Heir.

Vigdis Hjorth è nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Livia Senni dell’Ufficio stampa Fazi.

Le Black Holes di Borja Gonzales (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

10 giugno 2020 by

foto-generiche-88638Il rapporto tra le donne, in particolare le ragazze, e l’arte rivive in maniera insolita e bizzarra nella graphic novel Le Black Holes di Borja Gonzales, che racconta in toni scarni ma non privi di efficacia due storie in parallelo, unite da alcuni elementi, oltre che dal tema di fondo legato a storie anticonformiste, come una farfalla e un lago..

Tutto parte da questa frase, che rispecchia in pieno lo spirito delle protagoniste della storia: Avevo l’impressione di non trovarmi dove dovevo stare. Come se tutto fosse troppo veloce e io restassi indietro. O forse il contrario. Ma ora non ha più importanza.⁣ Si parla infatti di donne e arte, ma anche di donne ribelli, in situazioni diverse, certo, ma speculari, perché in ogni epoca c’è sempre qualcuno, soprattutto donna o ragazza, che non si trova a suo agio, per un qualcosa di tangibile o di più psicologico.

All’interno delle pagine de Le Black Holes si intrecciano infatti due storie ambientate in due epoche diverse, all’apparenza slegate ma in realtà molto simili.

Nel 1856, in piena epoca vittoriana, Teresa deve preparare il suo debutto in società, che la porterà verso un matrimonio scelto dai suoi genitori, ma lei ama scrivere poesie e storie, in particolare di genere gotico e stare nel parco di casa sua, dove incontra uno strano e insolito visitatore e non ama queste regole soffocanti. Nel 2016 tre ragazze, Gloria, Laura e Cristina decidono di formare un gruppo punk rock: ma Laura, come Teresa, si sente fuori posto, vorrebbe vivere nel passato e si veste con sontuosi abiti vintage per niente alla moda.

L’autrice usa uno stile molto particolare per raccontare due destini paralleli, una scelta di colori totalizzando, bianco e nero con verde al posto del grigio per il 2016 e arancione, giallo, verde e nero per il 1856, con disegni molto semplici e suggestivi, per raccontare due storie sognanti e oniriche, due momenti in due tempi diversi che rimarranno poi aperti a nuove interpretazioni, sempre che l’autrice non decida poi di disegnare ulteriori capitoli.

Una storia d’impatto visivo e d’atmosfera, leggibile su più livelli, dal racconto di formazione all’apologo femminista alla vicenda di genere fantastico, che non lascia indifferenti e svela anche ai lettori e lettrici del nostro Paese un’autrice e illustratrice spagnola già nota in patria.

Borja Gonzales è nata nel 1982 a Badajoz, ed è illustratrice e disegnatrice di fumetti. Dal 2013 dirige la casa editrice El Verano del Cohete e la fanzine Los Ninjas polacos. Il suo sito ufficiale è http://www.borjailustracion.com/

Provenienza: pdf mandato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.