“Mio padre non si sbagliava di molto, poiché una grossa fetta di responsabilità nei confronti dell’infelicità di mia madre era davvero mia, ma dubito del fatto che si preoccupasse veramente della salute della moglie. Per lui quella era semplicemente una cosa sua e l’aveva scelta apposta perché lo servisse senza disturbare. Anche lei avrà avuto i suoi motivi per prenderselo e tenerselo, insomma non c’era alcuna ragione per dubitare che non fossero reciprocamente soddisfatti del loro rapporto. Perlomeno questo è quello che mi sento di affermare oggi in base ai miei ricordi. Ecco, adesso posso dire di aver completamente sviscerato l’argomento.”
A parlare è Angelo Vinci, protagonista indiscusso di L’obiettore di coscienza di Giuseppina Sciortino. Da questa disamina spietata e vagamente allucinata capiamo quanto sia radicale questo personaggio che, bernhardianamente, occupa col suo monologo inesausto ogni riga del romanzo di Sciortino.
Chi è Angelo Vinci? Un uomo come tanti e insieme un uomo che, ancora una volta, come tanti, ha gettato via l’occasione di avere una vita mediamente soddisfacente. Afflitto da una grave forma depressiva, Angelo vive insieme a sua zia Grazia e osserva l’esistenza scorrergli a fianco. La sua vicenda esistenziale è costellata dall’incontro con personaggi non meno curiosi ed esemplari di lui. Figure umane che si muovono lungo un crinale frastagliato che comprende la comicità come la tragedia. In questo senso Sciortino riesce a rendere davvero insostenibili le descrizioni di episodi di violenza domestica che coinvolgono i vicini di casa di Angelo. Anche nel contemplare azioni ripugnanti, lo sguardo del protagonista non abbandona una blanda curiosità da entomologo che mette ancora di più in prospettiva la bestialità delle azioni.
L’atto di vedere è centrale in questo romanzo. La situazione di Angelo, cristallizzatasi in un rifiuto del lavoro, delle relazioni come le intendiamo comunemente, lo porta naturalmente ad essere testimone, seppure patologico, di ciò che gli accade intorno. Da questo punto di vista anche il personaggio di Cristina, bella ventenne sua dirimpettaia, finisce per incarnare l’unica storia d’amore possibile per un uomo come Angelo, una storia risolta nella contemplazione e nel voyeurismo. Il titolo stesso del libro ci indica la sua lettura che insegue temi di rinuncia e resa ma anche, paradossalmente, una forte volontà assertiva. Angelo obietta e traligna da una coscienza che è senso comune, modo di pensare e intendere la vita standardizzato, negando il quale c’è il mare aperto delle possibilità, una dimensione che, come tutti i movimenti verso l’ignoto e privi di ogni possibile bussola, può annichilire.
L’obiettore di coscienza è quasi un romanzo di guerra dove la routine, fatta di sguardi e visite di parenti, cure mediche e inaspettate epifanie, è la vera trincea e la lingua di Sciortino si dimostra fedele alleata di questo mood. Una narrazione piana ma percussiva, attraversata da correnti di sarcasmo e disillusione che si concede un meraviglioso affondo nella passeggiata finale di Angelo, rischiarata dai bagliori di un incendio e da una frase-sintesi che apre mondi. A chi gli chiede “Dov’eri finito?”, Angelo risponde infatti: “Non mi sono mai mosso.”
Giuseppina Sciortino, siciliana, vegetariana, vive a Milano e lavora per una nota società di telecomunicazioni. Laureata in Lingue e Letterature straniere, ha scritto racconti e poesie per vari siti e riviste. L’obiettore di coscienza è il suo primo romanzo edito.
Source: libro inviato dall’editore al recensore.
“Mio padre non si sbagliava di molto, poiché una grossa fetta di responsabilità nei confronti dell’infelicità di mia madre era davvero mia, ma dubito del fatto che si preoccupasse veramente della salute della moglie. Per lui quella era semplicemente una cosa sua e l’aveva scelta apposta perché lo servisse senza disturbare. Anche lei avrà avuto i suoi motivi per prenderselo e tenerselo, insomma non c’era alcuna ragione per dubitare che non fossero reciprocamente soddisfatti del loro rapporto. Perlomeno questo è quello che mi sento di affermare oggi in base ai miei ricordi. Ecco, adesso posso dire di aver completamente sviscerato l’argomento.”
Silvia Bre continua il suo eccellente lavoro di traduzione della poesia di Emily Dickinson. Dopo Centoquattro poesie e Uno zero più ampio, esce Questa parola fidata. Sempre per Einaudi.


Vorrei che fosse preludio
Ogni vita è un’avventura, una storia da raccontare, un universo di speranze e delusioni, di amore e dispiaceri. Ogni vita deve essere celebrata e ogni esperienza deve essere vissuta appieno, letta come un libro appassionante.
Ben ritrovato al commissario Tommaso Casabona. Quinto libro dedicato dallo scrittore Antonio Fusco a questo personaggio davvero per bene. Un uomo con una vita complicata. Professionale, empatico, a suo modo un buon osservatore d’insieme. L’ambientazione è quella di sempre. Valdenza, in Toscana. Mentre Casabona deve metabolizzare la separazione dalla moglie, un uomo viene travolto e ucciso da un Freccia Rossa in piena velocità, legato alla sua sedia a rotelle. Chi era e perché si trovava lì?
Esce oggi “Musica sull’abisso” il nuovo libro di Marilù Oliva, HarperCollins Italia, e si sa l’estate è il tempo ideale per leggere gialli, thriller e noir e in questo giugno ne escono parecchi anche molo belli (farò presto un post con le mie letture estive). Questo della Oliva è un thriller declinato al femminile, con una donna al centro delle indagini: l’ispettore Micol Medici, già protagonista de Le spose sepolte. Vi lascio la sinossi in attesa della recensione, presto su queste pagine virtuali.
Lievito madre: Storia della fabbrica salvata dagli operai è il suo ultimo libro, come è nata l’idea di scriverlo? Qualcuno le ha proposto il tema, o è stata una sua iniziativa?
























