Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Onte il Camaleonte di Viviana Filippini (Edizioni Arpeggio Libero 2017)

23 dicembre 2017
camaleonte

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Delicata storia per ragazzi Onte il Camaleonte è l’ultimo libro della nostra Viviana Filippini, che oltre che giornalista è anche autrice di libri sia per adulti che ragazzi. Onte il Camaleonte, edito da Edizioni Arpeggio Libero è una favola con protagonisti piccoli animali che come nella tradizione più antica da Esopo in poi donano ai ragazzi, e a tutti noi, preziosi insegnamenti morali e etici. Tema centrale di questa favola è la diversità, come viene normalmente accolta per i ignoranza o vera cattiveria, e come invece non bisogna averne paura e anzi spesso nasconda capacità e doni sottovalutati. Insegnare ai ragazzi cos’è il bullismo, quanto dolore provochi e quanto sia stupido infierire contro chi molto spesso è solo troppo buono per potersi difendere è una cosa importante e Viviana Filippini veicola questo messaggio nella sua narrazione con grande sensibilità. A Camalandia vivono due fratellini camaleonti Bina e Onte. Onte però non è un camaleonte come tutti gli altri, due escrescenze arancioni sulla schiena, la corporatura piccola, tozza, minuta lo rendono diverso da tutti gli altri e agli occhi degli etranei brutto e sgraziato. I compaesani spettegolano e malignano provocando grande sofferenza al piccolo camaleonte, che però non è certo uno che si arrende e quando conosce Gelsomina la vedova nera inizierà a far luce sul vero significato delle sue gobbette colorate. Non vi anticipo sicuramente il colpo di scena, ma sicuramente sorprenderà i piccoli lettori. Onte il Camaleonte è una storia buffa, tenera curiosa, scritta con uno stile semplice e immediato, con piccoli tocchi di poesia. Le deliziose illustrazioni sono state eseguite da Daisy Romero, una giovane studentessa del Liceo Artistico C. Piazza di Lodi. Consigliato.

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di “Racconti bresciani”(Vol I e II) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto “Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città”, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi “Furio e la Beata Paola Gambara Costa”, illustrata da Barbara Mancini, progetto realizzato da Radio Basilica di Verolanuova e Parrocchia di Verolanuova, ebm edizioni, Manerbio 2015. “A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude”, Temperino Rosso, Brescia 2016.

Source: pdf inviato dall’autrice.

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:: È stato breve il nostro lungo viaggio di Elena Mearini (Cairo editore 2017) a cura di Viviana Filippini

22 dicembre 2017
È stato breve il nostro lungo viaggio

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Cesare Forti è il protagonista di “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini, pubblicato da Cairo. Il protagonista, che ha il nome come gli imperatori romani, ha cinquant’anni e una vita perfetta, dove lui possiede tutto il meglio possibile che si possa immaginare. Non a caso, ha una moglie bella e affascinante (Margherita) e una figlia che i due adorano e coccolano (Maya). Non solo, perché Cesare, sempre a zonzo con la sua sfavillante Bentley, è un asso nel suo lavoro, e tutti lo adorano come se fosse una divinità alla quale dare massimo rispetto e devozione. Cesare è per tutti il ritratto della perfezione e dell’uomo che, come recitava una vecchia pubblicità, “non deve chiedere mai”. Peccato che sotto la superficie di inattaccabilità, della perfezione imposta per volontà altrui e non propria, Cesare Forti, non è così forte come tutti lo credono. A far crollare l’uomo tutto d’un pezzo ci penseranno una affasciante ragazza (Alma), che gli farà perdere completamente la testa trascinandolo in un gioco di bugie e sotterfugi che mai prima di quel momento fatidico, Cesare aveva sciorinato alla moglie. Accanto a lei arriveranno un ragazzo dall’assurdo ciuffo biondo, altri personaggi, e una morte inaspettata, seguita da un mirato ricatto. Tutto questo obbligherà Cesare a fare i conti con la realtà concreta dei fatti e con quel mondo dove lui ha sempre vissuto, ma al quale non ha mai sentito di appartenere per davvero. Il libro della Mearini, inserito nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco 2017, potrebbe sembrare un noir, però allo stesso tempo è un romanzo profondamente piscologico attraverso il quale la scrittrice ci racconta il processo di presa di coscienza di sé di un uomo – Cesare Forti- che solo in questa fase di cambiamenti comincerà a vedersi per come lui è davvero. Tolta la maschera delle regole imposte dal padre, il protagonista comprenderà di essere stato un figlio cresciuto senza la minima briciola di amore, messo in un mondo di bugie e falsità, utilizzate per creare agli occhi altrui l’immagine della famiglia perfetta. Cesare si renderà conto di essere insoddisfatto della vita che ha fatto, perché ha sempre agito per essere come lo volevano gli altri. Un vivere che lo ha portato ad essere un individuo non pienamente maturo, un marito traditore e un padre imperfetto. Dolore, sofferenza fisica ed emotiva, viaggio introspettivo e confronto con la morte –vera e simbolica- sono gli elementi presenti nel romanzo della Mearini e del processo di decostruzione del falso io al quale il protagonista si sottoporrà per comprendere davvero chi è e cosa vuole dalla vita. “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini è la storia di un uomo che solo da adulto avrà, perché saranno gli eventi della vita a permetterglielo e imporglielo, il coraggio di guardarsi e di analizzare il proprio vissuto per comprendere, non solo di aver agito sempre nel rispetto delle regole imposte da altri, ma di essere un individuo i cui reali bisogni come quello essere amato, guardato, ascoltato per ciò che era ed è, non sono mai stati presi in considerazione da nessuno.

Elena Mearini si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo Trecentosessanta gradi di rabbia, (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio Speciale UNICAM – Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editore) e firma due raccolte di poesie: “Dilemma di una bottiglia” (Forme Libere editore) e “Per silenzio e voce” (Marco Saya editore). Nel 2016 esce “Bianca da morire” (Cairo Editore).

Source: inviato al recensore. Grazie ad Anna Maria Riva, addetto stampa.

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:: Sai fischiare Johanna? di Ulf Stark (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

12 dicembre 2017
sai fischiare Johanna

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Arriva in libreria la collana dei Miniborei della Iperborea, che raccoglie libri per l’infanzia. Tra i testi pubblicati anche “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark. Protagonisti due amici di sette anni, Ulf e Berra. I ragazzini giocano, si divertono, però Ulf è fortunato perché, a differenza di Berra, lui ha un nonno che lo fa divertire e che gli dà pure la mancia. Berra invece non ha un nonno, lo desidererebbe e sarà proprio grazie all’aiuto dell’inseparabile amico che anche il piccolo Berra troverà un nonno. Chi è? Il signor Nils, ospite di una casa di riposo, che è contento di aver trovato un nipotino. I tre vivono mirabolanti avventure, perché nonno Nils non solo racconta fantastiche storie, ma insegna anche ai due ragazzini a costruire un grande aquilone con uno scialle di seta e una cravatta. Poi, Ulf e Berra si accorgono che il nonno Nils fischietta sempre una canzone e i due incuriositi gli chiedono cosa sia il motivetto e il nonno risponde che è «Sai fischiare, Johanna?», che lui ama tanto perché Johanna era il nome della moglie. Tra nonno Nils e Berra si scatena una grandiosa amicizia, ricca di amore e affetto tra persone che non hanno legami di parentela, a dimostrazione del fatto che a volte può esserci maggiore empatia con le persone che si incontrano sul proprio cammino che con quelle della propria famiglia. “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark è un libro per bambini che dimostra quanto solido e intenso possa essere il legame tra nonni e nipoti ed stato vincitore del prestigioso Premio tedesco per la Letteratura d’infanzia nel 1994. Inoltre ogni anno la tv svedese a Natale trasmette il film che è stato tratto dal libro. Illustrazioni di Olof Landström. Tra le altre uscite del 2017 “Greta Grintosa” di Astrid Lindgren e “Il meraviglioso viaggio di Nills Holgersson” di Selma Lagerlöf.

Ulf Stark (1944-2017) è stato uno dei più importanti scrittori svedesi per l’infanzia e tra i più amati dai giovani lettori. Pubblicato con successo in tutto il mondo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Astrid Lindgren Award, il Deutsche Jugendliteraturpreis, l’Augustpriset e il Nordic Children Literature Prize.

Source: inviato dall’ Editore. Si ringrazia Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa Iperborea.

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:: Colazioni d’autore #bookbreakfast di Petunia Ollister (SlowBook 2017) a cura di Viviana Filippini

11 dicembre 2017
colazioni-dautore

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Se volete regalare un libro dove si parla di cucina, libri e fotografia, ecco affidatevi a Petunia Ollister. Chi bazzica per Instagram, e non solo, conosce la blogger che dal 2015 ha creato l’hashtag #bookbreakfast, dove posta le sue colorate e accattivanti colazioni d’autore, ossia fotografie intriganti, nelle quali un libro viene abbinato ad una colazione da gustare. Da questo progetto è nato un vero e proprio libro “Colazioni d’autore #bookbreakfast”, edito da SlowBook. Il libro di 156 pagine di Petunia è un vera e propria rivelazione, nel senso che mescola alla perfezione fotografia, letteratura, cibo e pure ricette che aspettano solo di essere sperimentate. Il libro della Ollister è più cose allo stesso tempo: è un libro d’arte dedicato alla fotografia e alla composizione grafica, dove si amalgamano in perfetto equilibrio i colori e le forme. Allo stesso tempo il volume è un libro di letteratura, o meglio di metaletteratura, perché è un libro che parla di libri e per ogni fotografia è presente il testo di riferimento e pure il passo letterario scelto, in quanto in esso si parla di cibo. Infine, il lavoro di Petunia è un libro di cucina, in quanto accanto ad ogni scatto fotografico, e per ogni libro, scelto è stata appuratamene scelta e preparata una colazione da vedere e gustare. Volete un esempio concreto? Aprendo il libro troverete “I Buddenbrook” abbinati alla focaccia dolce, “Il buio oltre la siepe” in coppia con un plumcake con farina di mais, “Afrodita” sta con delle sfiziose omelette, “Il cardellino” si accompagna ai cinnamon rolls, “Chocolat” al pains au chocolat, “Colazione da Tifany” a gustose tartellette con crema al limone (mi fanno impazzire tanto son buone) e “Le correzioni” al porridge. E queste sono solo alcune delle ricette, tra il dolce e il salato, che troverete sfogliando il libro, sì perché oltre a vedere il cibo, ci sono anche gli ingredienti e tutti i passaggi da compiere per cucinarlo. Ognuno dei libri citati in questo volume è stato scelto proprio perché nelle sue pagine si parla di cucina o si fa riferimento al cibo. I piatti preparati non solo si mettono in bella mostra, ma essi portano il lettore in una sorta di un ipotetico viaggio a spasso per il mondo tra gustose e differenti preparazioni relative alla colazione, il primo pasto della giornata. Il tutto nel rispetto della filosofia dello Slow Food. Che dire, c’è solo l’imbarazzo delle scelta, perché “Colazioni d’autore #bookbreakfast” di Petunia Ollister è una vera e propria ricetta perfetta che accontenta la “fame” del palato, della vista e della mente di ogni lettore. Ricette a cura di Federica Vizioli.

Petunia Ollister ha conquistato popolarità inventandosi i #bookbreakfast: fotografie esteticamente accattivantiche sul suo profilo Instagram ritraggono ogni mattina un diverso libro, protagonista su un diverso tavolo da colazione, con tazze, piattini o altri oggetti abbinati alla grafica e ai colori della copertina. Il tutto corredato da una citazione. Con quasi 20.000 followers su Instagram e altrettanti su Facebook,
#bookbreakfast è diventato un brand, un intervento radiofonico durante Ovunque sei (Radio 2)e una rubrica fissa su Robinson, l’inserto domenicale de La Repubblica.

Source: pdf inviato al recensore. Si ringrazia Monica Zecchino Ufficio stampa e social media manager.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Papi di Rita Indiana (NN Editore 2017) a cura di Viviana Filippini

1 dicembre 2017

Papi Rita Indiana

Macchine fiammeggianti dalla carrozzeria così luminosa da somigliare ad uno specchio riflettente. Camice linde, stirate e perfettamente alla moda, accompagnate da occhiali da sole very cool. Lui, che somiglia così tanto ad una star di un film hollywoodiano è Papi, il protagonista dell’omonimo romanzo scritto da Rita Indiana e pubblicato in Italia da NNEditore. L’uomo è il padre della protagonista del nuovo libro della scrittrice caraibica, ed ha per protagonista una ragazzina che ci racconta in prima persona la figura del proprio papà. La narratrice ci descrive il padre come un uomo che tutti amano, che ammirano e rispettano. Un giorno per la giovane protagonista arriva la notizia della morte del babbo, ma una telefonata con la voce dell’uomo stesso le dice che lui sta bene, è negli Stati Uniti d’America e presto andrà a prenderla. E papi arriva sulla sua fiammeggiante Mercedes, vestito come se fosse un cantante famoso, con catene d’oro al collo e scarpe da ginnastica alla moda. Il Papi prende la ragazzina e la porta nel suo mondo sfavillante e ricco di ogni cosa, reso tale quei rotoli di soldi che escono dalle tasche dei pantaloni del papà e che gli permettono di fare la bella vita e di accontentarsi di ogni cosa. L’uomo – sì ecco il Papi- è per la protagonista un vero e proprio super eroe che tutti venerano come se fosse un sorta di idolo, di divinità alla quale si deve dare il massimo rispetto e non a caso lo dice la narratrice stessa: “Il mio papi ha molto più di tutto quel che ha il tuo, più forza del tuo, più capelli, più muscoli, più soldi e più fidanzate del tuo. Papi ha più auto del tuo, più auto del diavolo, così tante auto che deve venderle perché nel suo garage non ci stanno. Papi ha auto che parlano e ti dicono che devi metterti la cintura di sicurezza e chiudere il becco, in inglese, in francese e in altre lingue”. Un uomo perfetto in parole povere. Sarà davvero così? Ecco non proprio, perché quel papi tanto idolatrato dalla bambina che ci racconta la vita a fianco del suo paladino, non è proprio uno stinco di santo. Anzi è un losco narcotrafficante in fuga delle forze dell’ordine che gli stanno dando la caccia. Il romanzo di Rita Indiana è molto coinvolgente, grazie al ritmo cinematografico che lo caratterizza e, non a caso, ogni pagina letta assomiglia al fotogramma di una pellicola che, unendosi alla altre, compone un unico film – Tarantino ne farebbe un’interessante adattamento cinematografico- con protagonista il papi e la sua amata figlia. Una ragazzina che proprio perché ancora bambina riesce a vedere solo gli aspetti positivo del fare paterno, o meglio, ogni cosa che lui fa (dal comprarle la maglia nuova, allo sparare a destra e a manca) per lei è un gesto eroico al quale tutti si inchinano con massimo rispetto (in realtà la gente lo teme il papi perché sanno davvero che delinquente è). “Papi” di Rita Indiana è un romanzo dai mille colori, infarcito di citazioni televisive e dalla suspense costante. Non solo, “Papi” è la storia di un padre e di una figlia e di come spesso e volentieri il dire e il fare del mondo adulto influenzino in modo irreparabile quello bambino, impedendo ai piccoli di vedere e comprendere la vera natura della cose e delle persone.

Rita Indiana è nata nel 1977 a Santo Domingo. Figura chiave delle letteratura caraibica contemporanea e leader della band di merengue alternativo Rita Indian y los Misterios, ha scritto romanzi e racconti, tra cui Ruminantes, Ciencia succión e La mucama de Omincunlé. Blogger, conduttrice radiofonica, Rita Indiana è attivista del movimento per i diritti LGTB. Per NNE è uscito nel 2016 I gatti non hanno nome.

Source: libro inviato al recensore, ringraziamo Francesca Rodella Comunicazione.

:: Come ho incontrato i pesci – Ota Pavel (Keller Editore, 2017) a cura di Viviana Filippini

24 novembre 2017

come ho incontrato i pesciTorna, grazie a Keller editore, la scrittura di ricordi e memorie di vita con “Come ho incontrato i pesci” di Ota Pavel. Il libro dello scrittore cecoslovacco è un viaggio dentro all’infanzia del piccolo Ota, dove una delle componenti fondamentali per passare il tempo, e per portare a casa qualcosa da mangiare, era la pesca. Il pescare per la famiglia Pavel era una sorta di mantra e non a caso tra le pagine si scorgono le avventure del narratore che andava a pesca con il padre e con lo zio Prošek, i due migliori pescatori del mondo secondo Pavel scrittore. Anzi, a dire il vero, dalla lettura, si scopre che il vero e indiscusso maestro di pesca è proprio lo zio acquisito, il traghettatore Karel Prošek di Luh Pod Branovem, perhè fu lui ad insegnare l’arte della pesca a Ota e ai suoi fratelli Hugo e Jirka. Lo zio era un uomo con degli enormi baffoni, capace fare tante di quelle cose (pescare, traghettare con il fiume in piena, cucinare, arare, seminare, mungere le mucche, intrecciare il vimini e ridere di gusto) da sembrare agli occhi del narratore una specie di geniale mago. Il libro non è solo pesca, perché la scrittura chiara e limpida di Pavel, grazie anche alla traduzione di Barbara Zane, narra al lettore come si svolgeva la vita lungo il fiume. Nel libro si alternano momenti di gioia a momenti nei quali invece si percepisce l’incombenza oppressiva della Seconda guerra mondiale e del Nazismo. Ed ecco che Pavel senior e anche lo junior (Ota per intenderci) si destreggiavano con impegno a pescare, perché con ad un certo momento, quando il conflitto si fece sempre più vicino, il pescare diventenne per i protagonisti del libro una vera e propria forma di sopravvivenza. Il libro è strutturato in tre parti: Infanzia, Un giovane uomo coraggioso e Ritorni, nelle quali assistiamo alla crescita di Ota Pavel e alle sue avventure di giovane uomo diretto verso la soglia dell’età adulta. A differenza de “La morte dei caprioli belli”, in questo lavoro letterario, nel quale troviamo elencati con precisione tutte le specie di pesce che lo scrittore era abituato a pescare, si affacciano le prime e drammatiche avvisaglie di quella malattia mentale (la schizofrenia) che colpì Otto Popper, a tutti noto come Ota Pavel. Il libro pubblicato da Keller – l’ultimo scritto da Pavel e uscito postumo nel 1974- ci porta ancora di più dentro alla vita di un uomo che, grazie alla scrittura, riuscì a lasciarci la testimonianza di quella che fu la sua infanzia, dells ricerca – a tratti spasmodica- della libertà e della pace, in un mondo dove le vite della gente di Buštehrad sembrano, ancora oggi, una dimensione magica dentro ad un globo afflitto dal conflitto bellico. Alla fine del libro ci son tre racconti “Il grande vagabondo delle acque” e “Pesciolini secchi”, pubblicati per la prima volta nel 1980 e “La caccia all’aspio predatore”, uscito su rivista (Kmen) nel 1983. Come ho incontrato i pesci di Ota Pavel è un libro importante, che fa sorridere e commuovere, che permette a Pavel di fare memoria delle sua vita e rende noi lettori partecipi del cammino di crescita – non sempre facile- di un uomo.

Ota Pavel era nato a Praga il 2 luglio 1930. Il suo vero nome era Otto Popper. Il padre, commesso viaggiatore, durante la guerra si trasferì con tutta la famiglia a Buštěhrad, un paesino a poche decine di chilometri da Praga.
Nonostante ciò, la guerra investì in pieno la famiglia e il padre con i due fratelli di Ota Pavel finirono nei campi di concentramento di Terezín, Mauthausen e Auschwitz.  Grande appassionato di sport, Pavel ha praticato l’hockey su ghiaccio nella squadra giovanile dello Sparta Praga e il calcio nello S.K. Buštěhrad. Nel 1949 si dedica alla scrittura come cronista sportivo. Nel 1964 appaiono i primi segni della malattia che lo costringerà a una lunga serie di ricoveri ma inizia anche il periodo più fecondo e creativo per la sua scrittura con la produzione di libri indimenticabili tra cui La morte dei caprioli belli e Come ho incontrato i pesci, editi entrambi da Keller.

Source: libro del recensore.

:: The Beatles di Mick Manning e Brita Granström (Gallucci 2017) a cura di Viviana Filippini

16 novembre 2017

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John, Paul, George e Ringo sono quattro ragazzi di Liverpool che hanno rivoluzionato e cambiato per sempre la musica, e non solo a dire il vero. I quattro giovani sono i protagonisti del libro per bambini “The Beatles” di Mick Manning e Brita Granström, edito da Gallucci. Le 48 pagine tradotte da Franco Nasi, si addentrano nel mondo dei fabfour con l’intento di narrare ai piccoli lettori come quattro amici riuscirono a fare della loro passione per la musica un vero e proprio lavoro. I due autori (marito e moglie) raccontano l’infanzia dei protagonisti concentrandosi in modo particolare sulla vita non facile di John, del suo essere allo stesso tempo, molto sensibile e irrequieto, e non a caso già nel passeggino il piccolo Lennon amava scuotersi e urlare.

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Accanto a lui, Paul McCartney, da tutti soprannominato “il secchione”, per la sua necessità di fare le cose sempre al meglio. Sul loro cammino arriverà poi il timido George Harrison e, ultimo entrato nella band, Ringo Star. Quattro tessere che andranno a comporre il perfetto puzzle di una delle più importanti band del panorama musicale della seconda metà del 1900: The Beatles. Pagina dopo pagina, gli autori e illustratori raccontano le prime esperienze della band, nel locale noto a tutti con il nome di Cavern Club, la successiva esplosione della Beatlemania con la quale orde di ragazze, e ragazzi, impazzivano nel sentire la musica del gruppo.

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Non solo, poiché chi leggerà “The Beatles” (bambini e anche adulti direi) conoscerà gli album, i film e i diversi tour che per tempo videro impegnati in lungo e in largo per il mondo i ragazzi di Liverpool, per i quali si deve ricordare anche il profondo impegno per la pace, che ognuno di loro mise in atto. “The Beatles” di Mick Manning e Brita Granström, è un viaggio nel passato, dentro ad un mondo di colori, suoni e sentimenti che permisero a John, Paul, George e Ringo di cambiare per sempre le loro vite e il panorama musicale a livello mondiale. Oggi come ieri, noi ascoltiamo ancora la musica dei Beatles, perché quei quattro amici, senza tutte le tecnologie di oggi, riuscirono davvero a fare – e a cantate- una grande Revolution! Traduzione di Franco Nasi.

Mick Manning vive e lavora in Inghilterra insieme alla moglie, Brita Granström. Mick e Brita hanno firmato in coppia più di una dozzina di libri, dividendosi testi e disegni. Con il loro stile unico e originale hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Smarties Silver e il TES Award nel 1997 per il miglior libro di informazione per ragazzi. Insieme hanno scritto e illustrato storie su personaggi notevoli, come nel loro The Beatles, dedicato ai Fab Four e pubblicato in queste stesse edizioni.

Brita Granström vive in Inghilterra insieme al marito, Mick Manning, e ai loro figli. Mick e Brita hanno firmato in coppia più di una dozzina di libri, dividendosi testi e disegni. Con il loro stile unico e originale hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Smarties Silver e il TES Award nel 1997 per il miglior libro di informazione per ragazzi. Insieme hanno scritto e illustrato storie su personaggi notevoli, come nel loro The Beatles, dedicato ai Fab Four e pubblicato in queste stesse edizioni.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’ Ufficio Stampa “Gallucci”.

:: Fiabe svedesi, Bruno Berni (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

13 novembre 2017

fiabe svedesi“Fiabe svedesi” è l’ultimo volume uscito per Iperborea che raccoglie le fiabe della tradizione nordica. In questo testo, curato da Bruno Berni si alternano vicende fantastiche nelle quali si incontrano diversi personaggi alla prese con sfide e prove da affrontare, per dare un nuovo corso al proprio destino e a quello del mondo dove vivono. Tanti sono i personaggi che si alternano nel libro, sono creature letterarie coinvolte in avventure nelle quali spesso e volentieri sono chiamati a confrontarsi con esseri appartenenti al mondo della fantasia. Tra i protagonisti ci sono ragazzi che fanno a gara con misteriosi giganti per vedere chi mangia di più. Accanto a loro, incontriamo principi- come Hatt- costretti a vivere al buio e a uscire solo dopo il tramonto, affinché nessuno li veda. Non mancano poi principesse trasformate in topoline da inspiegabili sortilegi e gelosie. Queste vicende si alternano alle avventure di umili contadini in lotta contro mostruosi giganti e draghi, oppure in cammino in boschi rigogliosi di una natura nordica nella quale si nascondono misteriose creature. Tra di esse ci sono troll che gelosamente custodiscono tesori, animali pronti a dare aiuto a chi ne ha davvero bisogno, lucci, rane e anche altre animali parlanti. Ognuna delle fiabe svedesi qui presenti è stata tratta da “Svenska folk-sagor ock äfventyr” (Fiabe e leggende popolari svedesi) di Gunnar Olof Hyltén e George Stephens, due amici che lavorarono assieme per la pubblicazione di una raccolta, uscita a Stoccolma nel 1844 e nel1849, diventata il punto di partenza per lo studio deli racconti della tradizione svedese. La “Fiabe svedesi” sono un’importante risorsa che aiuta il lettore contemporaneo a conoscere il patrimonio narrativo del Paese del Nord Europa, scovando paesaggi fatti da una vegetazione ben diversa da quella mediterranea, usi e costumi differenti da quelli del Sud dell’Europa e, allo steso tempo, personaggi fiabeschi che ritornano nella nostra memoria durante la lettura – vedi il richiamo a il Gatto con gli stivali o la Principessa sul pisello) raccolti dai fratelli Grimm, da Hans Christian Andersen, da Perrault, Basile. Nelle “Fiabe svedesi”, curate da Bruno Berni, riecheggiano i personaggi fiabeschi della tradizione, variati a seconda delle esigenze della cultura nordica, a dimostrazione di come nella tradizione narrativa orale esistano dei modelli (degli archetipi potremmo definirli) che ritornano in modo costane e continuo, presentati con forma diversa. Le “Fiabe svedesi”, vanno ad unirsi agli altri tre volumi dedicati alle fiabe nordiche pubblicati da Iperborea: “Fiabe Lapponi” (2014), “Fiabe Danesi” (2015), “Fiabe Islandesi” (2016). Volumi da leggere anche da adulti per ritrovare la spensieratezza magica di un tempo. Curatore e traduzione dallo svedese: Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source:  libro inviato dall’editore, ringraziamo Silvio dell’ Ufficio Stampa Iperborea.

:: Inferno – Il mondo in guerra 1939-1945 di Max Hastings (BEAT 2017) a cura di Viviana Filippini

8 novembre 2017

infernoil mondo in guerraTutti, almeno così dovrebbe essere, abbiamo letto e studiato la Seconda guerra mondiale che scosse il globo terrestre dal 1939 al 1945. Per quanto ricordo, il mio fu uno studio fatto di nomi di persone, di luoghi e di date in successione. Un apprendere un po’ troppo meccanico che non mi permise di comprendere a fondo il dramma che travolse l’umanità intera. Poi, per fortuna esistono libri che raccontano quel dramma portandoti a contatto con chi lo visse. Uno di questi è “Inferno. Il mondo in guerra 1939-9145” di Max Hastings, edito da Beat. Il volume, sono quasi 900 pagine, racconta sì le vicende del secondo conflitto mondiale e i diversi fronti sui quali esse si insediarono, ma il tutto è fatto in modo diverso. Il testo di Hastings narra la guerra attraverso le esperienze umane di coloro che le vissero sulla propria pelle. Pagina dopo pagina, attraverso frammenti di vita di persone comuni, scopriamo come tutti coloro che furono coinvolti nel conflitto (dal soldato delle prima linea, alla maestra di scuola elementare, passando per il ragazzino rimasto a casa con la madre) fossero uniti da un unico e urgente bisogno: sopravvivere alla devastazione che imperava ovunque. Hastings presenta il conflitto che tormentò il mondo dal 1939 al 1945 come un vero e proprio inferno che travolse l’intero pianeta. Dall’invasione della Polonia, ai campi di sterminio, alle bombe atomiche, l’autore non esclude nulla e si concentra anche su fronti della guerra che non sempre sono stati accuratamente analizzati, come l’India, la Cina o il ruolo della Russia nel Nord Europa. Quello che emerge dal libro di Hastings non sono solo tanti interrogativi su come la Seconda guerra mondiale è stata condotta, ma ci sono anche riflessioni sui ruoli svolti dai diversi attori (Stati e Nazioni) coinvolti in essa. Pagina dopo pagina si alternano eventi bellici e storie di vita di essere umani (militari e non) le cui esistenze furono per sempre sconvolte. Tanto è vero che molti soldati, non si resero conto che una volta tornati a casa, la loro vita post bellica sarebbe stata in un certo senso influenzata dallo schieramento di appartenenza che avevano avuto sul campo di battaglia. Altro aspetto che impressiona è il numero dei morti che ebbe ogni Paese coinvolto, basti pensare che “tra il settembre del 1939 e l’agosto del 1945, 27.000 persone in media morirono a causa della guerra”. Questa era la media giornaliera, per il dato complessivo fate due calcoli e avrete il numero completo della catastrofe dello scontro. “Inferno. Il mondo in guerra 1939-1945” di Max Hastings è come una sorta di calamita, nel senso che una volta che lo si comincia a leggere, questo libro ti tiene incollato alla Storia raccontata attraverso le storie dei tanti individui da essa travolti. Hastings ci fa scoprire le vicende di coloro che, volontariamente o no, presero parte ad una delle pagine più sanguinose ìdel corso storico, dove il livello di odio e di disumanità verso il prossimo raggiunse livelli incalcolabili. Traduzione Roberto Serrai.

Max Hastings scrive per il “Daily Mail” e il “Financial Times”. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi libri e le sue inchieste – Reporter of the Year nel 1982 e Editor Of The Year nel 1988. Nel 2008 ha ottenuto la Medaglia Westminster per il suo contributo alla letteratura militare, e nel 2009 l’Edgar Wallace Trophy del Press Club di Londra.Ha presentato numerosi documentari televisivi ed è stato insignito di lauree honoris causa dalle università di Leicester e Nottingham. È stato promotore e presidente della Campagna per la protezione dell’Inghilterra rurale (2002-2007) e curatore e amministratore della National Portrait Gallery (1995-2004). Ha sessantasei anni e vive con la moglie nel West Berkshire.”

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

:: Dal 10 al 12 novembre alla Microeditoria tutti alla scoperta dei mestieri del libro con riparte la XV edizione della Rassegna della Microeditoria a Chiari a cura di Viviana Filippini

31 ottobre 2017

MicroeditoriaTorna dal 10 al 12 novembre la Rassegna della Microeditoria che ha fatto di Chiari, in provincia di Brescia, una vera e propria capitale del libro e della lettura. Lo spazio dedicato ai libri e che negli anni ha dato visibilità ai piccoli editori sarà sempre Villa Mazzotti.
Tema delle XV edizione della Microeditoria sarà la Filiera del libro, con un viaggio alla scoperta di chi dona forma alle storie nate nella testa e dalla penna degli autori, mettendole in libri fatti e finiti.
Il via ufficiale si terrà venerdì 10 novembre con la premiazione del concorso Mircroeditoria di Qualità -promosso in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Sud Ovest Bresciano e Rete Bibliotecaria Bresciana- e si proseguirà sabato e domenica con l’apertura dei 100 stand di piccoli e piccolissimi editori (lista completa http://www.microeditoria.it) provenienti da tutta Italia.
Tante le novità per questa edizione ci saranno diversi laboratori sul mestiere del libro (da come si realizza un ebook a come si scrive un incipit, da come presentarsi a una casa editrice, passando al mestiere di editing, fino all’ edizione e alla traduzione) uniti ad una serie di eventi e uno spazio-libreria dedicato ai più piccoli con la presenza di realtà come Lapis, Uovonero, Gallucci, Coccole books, oltre agli stand di Babalibri, Picarona, Voce in capitolo, Matti da rilegare e Vallardi I.G.
Tanti gli ospiti attesi a Villa Mazzotti nei giorni del Festival, a cominciare da Aldo Cazzullo, Alberto Casiraghy, Carolina Montessori, Staino, Riccardo Iacona, Fabio Genovesi, Alessandra Tedesco, Massimo Bray, Mons. Iacobone, Francesco Panetta, Achille Occhetto e Fulvio Scaglione per una rassegna che in tre giorni ha in programma più di 75 appuntamenti.
In realtà non mancheranno altri interessanti eventi curiosi e coinvolgenti, come il viaggio musicale-matematico nel Paradiso dantesco e la presentazione del volume “L’insegnamento di Don Lorenzo Milani” a 50 anni dalla scomparsa. Ci sarà spazio per l’omaggio a Jane Austen nel bicentenario della sua morte, a Gino Bartali e Luigi Tenco, e spazio per un omaggio e scoperta delle 18 donne che fecero “l’impresa” in Lombardia o la riflessione sull’editoria indipendente e la bibliodiversità nel contesto europeo.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione culturale l’Impronta in collaborazione con il Comune di Chiari, patrocinata da Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Fondazione Cogeme, Consigliera di Parità della Provincia di Brescia e sotto l’auspicio del Centro per la promozione della lettura.

La quindicesimi edizione della Rassegna di Microeditoria quest’anno è dedicata a Stefano Antonio Morcelli: uomo di cultura e uno dei protagonisti italiani dell’Illuminismo, che donò i propri libri alla gioventù clarense, certo che fossero un tesoro prezioso e non a caso ricorrono proprio i 200 anni della Biblioteca Morcelliana di Chiari.

:: Le ragazze dello studio di Munari di Alessandro Baronciani (Bao Publishing 2017) a cura di Viviana Filippini

20 ottobre 2017

Le ragazze dello studio MunariFabio è un giovane libraio collezionista di libri usati e di antiquariato. Lui è il protagonista de “Le ragazze dello studio di Munari”, di Alessandro Baronciani, uscito a settembre per Bao publishing. Il giovane è profondamente sofferente per essere stato lasciato dalla fidanzata e come consolazione si rifugia nel mondo di segni e di parole di Munari. Questo lo porta, in modo progressivo, alla ricerca di quello che potrebbe essere il vero amore della vita. Quello che ti ama, ti dona gioia e ti consola. Il problema è che Fabio intreccerà contemporaneamente, relazioni con diverse ragazze cadendo in un giochi di equivoci e scambi di persona. Scelta di vita che gli complicherà non poco le cose. Il libro di Baronciani torna sugli scaffali dopo un periodo di lunga assenza e lo fa con una veste del tutto nuova, nella quale quasi metà delle pagine sono state ridisegnate, con l’aggiunta di una copertina creata ex novo per la nuova edizione e, come nella prima stampa, non mancano geniali trovate cartotecniche (replicate dal pensiero creativo di Bruno Munari) come le pagine con un buco o le sovrapposizioni in trasparenza. “Le ragazze dello studio di Munari” è la storia di un giovane uomo alla ricerca di se stesso, un cammino spinto dal principio motore in cui il protagonista crede, quello che lo farà stare bene: sedurre e lasciarsi sedurre. La narrazione per immagini scorre veloce con in un film, portandoci dentro ai tormenti esistenziali di un ragazzo quasi uomo che deve sperimentare il più possibile per comprendere cosa gli dona davvero pace e conforto. “Le ragazze nello studio di Munari” di Alessandro Baronciani, edito da Bao, è un piccolo capolavoro letterario per immagini che scandaglia i tormenti di un animo ancora acerbo, alla ricerca di un giusto equilibro esistenziale ed emotivo.

Alessandro Baronciani è un autore tra i più amati della scena del fumetto e dell’illustrazione italiana. A cavallo tra due generazioni, il grande narratore pesarese fruga nei cassetti, tra le vecchie storie dei tempi delle autoproduzioni, e assembla una concatenazione di ricordi potentissimi, inanellati come tracce di un greatest hits, ma spesso rari come B-side.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Daniela Mazza dell’ Ufficio stampa Bao Publishing.

:: Chi ha bisogno di te di Elisabetta Bucciarelli (Skira 2017) a cura di Viviana Filippini

17 ottobre 2017

Bucciarelli-copChi ha bisogno di te” è il nuovo romanzo edito da Elisabetta Bucciarelli, per Skira. La protagonista è una ragazzina di 17 anni, Meri, ma questo non deve indurre il lettore a pensare che la storia narrata sia per un pubblico di adolescenti. La ragione? Semplice. L’autrice mette in gioco un percorso di ricerca esistenziale e di senso del vivere che coinvolge anche i lettori. Meri, a differenze della compagne di classe, non ha ancora trovato il vero amore, lo sta cercando e questa impresa non è per niente facile. La ragazzina si divide tra scuola e casa, dove vive con una madre che la educa all’amore per le piante e ai loro semi e che le parla citando, in ogni occasione, frasi delle canzoni dei Queen. Tra i banchi di scuola, invece, Meri ha Sara, la sua migliore amica e le due si dividono tra libri, quaderni, chiacchiere e giochetti da ragazzini. Quello che emerge dalla narrazione della vita scolastica è che la protagonista ha sì gli stessi interessi e anche manie delle compagne, ma a Meri accadrà qualcosa di particolare. Ad un certo punto della sua giovane vita, l’adolescente cresciuta a piante e rock comincia a ricevere dei fogliettini di carta con scritto dei messaggi. Frasi mirate, precise, e solo chi la conosce bene può sapere certe cose di lei. Meri è spiazzata, perché non ha la più pallida idea di chi potrebbe essere il misterioso mittente, ma questo non le impedirà di agire per scoprire chi sia il portatore di messaggi e per dare un senso al suo vivere. “Chi ha bisogno di te” è un romanzo dal ritmo ironico, ma mai banale, e musicale, non solo perché ci son le canzoni di Freddie Mercury e Co., ma perché le relazioni, le amicizie, gli eventi, i dialoghi di Meri con chi la circonda, sembrano la melodia in movimento su uno spartito musicale. Una musica con variazioni sul tema, che narrano il cammino di una giovane donna pronta ad affacciarsi alla vita. Il romanzo della Bucciarelli è romantico, ma non mieloso, anzi direi che è diretto e incisivo, nel senso che nonostante il vivere sia spesso imprevedibile, la protagonista lotta per trovare un valore per la propria identità, e per farlo le serviranno tante esperienze e incontri. Questi eventi possono essere identificati come delle vere e proprie prove che Meri deve affrontare per capirsi e comprendere il mondo che la circonda. E allora la storia della scrittrice milanese può essere definita anche romanzo di formazione, proprio perché per la protagonista – e pure molti dei personaggi letterari che lei incontrerà- scatterà un vero e proprio processo di trasformazione e cambiamento. “Chi ha bisogno di te” di Elisabetta Bucciarelli è una delicata storia di crescita, nella quale le ansie di un giovane cuore diretto verso l’età adulta sono raccontate con garbo. Qualità che ci donano una trama coinvolgente, con un’ottima colonna sonora (io sono un po’ di parte perché adoro i Queen) e nella quale ogni lettore potrebbe trovare, o ritrovare, un po’ di sé.

Elisabetta Bucciarelli è una scrittrice milanese. Autrice per il teatro, la televisione e il cinema, dove è stata premiata alla 53a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per la sceneggiatura del film Amati Matti, scritta dopo dieci anni di laboratori teatrali con pazienti affetti da disagio psichico. Ha firmato i saggi Io sono quello che scrivo, la scrittura come atto terapeutico (Calderini Edizioni) e Le professioni della scrittura (Ed. Il Sole24Ore). Nel 2005 esce il romanzo Happy Hour che ha inaugurato la felice serie dell’ispettrice Maria Dolores Vergani. Con “Io ti perdono” (Kowalski, 2009) vince il Premio Franco Fedeli e con “Ti voglio credere” (Kowalski, 2010) il Premio Giorgio Scerbanenco per il miglior Noir dell’anno. Tra gli altri suoi libri, “Corpi di scarto” (Edizioni Ambiente, 2011) e “Femmina de Luxe” (Perdisa Pop, 2008; Feltrinelli Zoom, 2013), dove compare per la prima volta il personaggio di Olga, presente anche in “L’etica del parcheggio abusivo” (Feltrinelli e Feltrinelli Zoom, 2013). È tradotta in Germania, Spagna e Francia.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.