A più di settanta anni dall’ uscita di Cristo si è fermato a Eboli e a quarantatré dalla sua scomparsa, Carlo Levi resta uno dei più grandi scrittori del Novecento.
Italo Calvino scrisse che
«la peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore di un altro mondo all’interno del nostro mondo».
Paura della libertà, definito il manifesto poetico e politico di Carlo Levi, torna finalmente in libreria. Un grazie particolare all’ editore Neri Pozza che ha avuto il coraggio di riproporlo.
Giorgio Agamben in una bellissima e argomentata prefazione parla dell’attualità di Levi è definisce Paura della libertà, a suo modo, una testimonianza.
Lo stesso scrittore nell’avvertenza scrive che Paura della libertà è rivolto non verso un momento tragico del passato, ma è un’opera presente nella presente realtà.
La realtà, infatti, secondo Carlo Levi non è mai nel particolare in sé considerato, cioè in quello che appare. La realtà che interessa è quella viva – scrive in Paura della libertà – cioè il punto di incontro tra il determinato e l’indeterminato, fra il finito e l’infinito, fra il collettivo e l’individuale.
Calvino scrive che da questo libro raro nella nostra letteratura deve cominciare ogni discorso su Levi.
Tra le pagine di Paura della libertà si trovano riflessioni filosofiche, politiche e letterarie. Lo scrittore riflette sui rapporti tra la realtà e il sacro, sulla necessità di liberarsi da un Dio per rivolgersi a lui come a un pari.
Da spirito libero si distingue con il suo elevato pensiero critico e elabora riflessioni articolate e condivisibili sui percoli che arrivano al concetto della libertà dalle masse:
«Massa è ripetizione infinita, infinita uniformità, infinità impossibilità di rapporti, assoluta impossibilità di stato – ed insieme spavento sacro di questa immensa impotenza e bisogno irresistibile di determinazione e della irraggiungibile libertà. Dove si istituiscono rapporti umani, la massa finisce, e nasce l’uomo e lo Stato. Ma dove la massa permane col suo peso vago e il suo mortale spavento, una religione protettrice e salvatrice sostituisce all’ impossibile Stato un suo simbolo divino – e fa della stessa massa, insistente e angosciosa, un idolo che la nasconde e la rappresenta».
Parole d’allarme attuali per questo oggi in cui la deriva omologatrice è il pericolo che tutto sta demolendo. Non è un caso che Levi dedica questo libro ai giovani a cui augura un futuro senza paura.
Davanti alle paure odierne che minacciano la nostra libertà, paradossalmente si arriva anche ad avere pericolosamente paura della libertà stessa, le parole di Carlo Levi ora giungono provvidenziali con una chiara e schierata testimonianza d’impegno civile contro ogni forma di individualismo e di egoismo.
«La paura della libertà è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone e nulla è più faticoso e veramente spaventoso dell’esercizio della libertà».
Oggi sta accadendo di nuovo e Carlo Levi con tutta la sua opera e soprattutto con Paura della libertà si conferma maestro profetico di vita e di pensiero di questa nostra sciagurata realtà.
Carlo Levi è stato un pittore e scrittore italiano (Torino 1902 – Roma 1975). Laureato in medicina, fin dal 1923 si dedicò alla pittura frequentando lo studio di Felice Casorati. Nel 1945 pubblicò Cristo si è fermato a Eboli, opera seguita poi da L’orologio (1950), Le parole sono pietre (1955), Il futuro ha un cuore antico (1956), La doppia notte dei tigli (1959), Tutto il miele è finito (1964).
Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Neri Pozza.
ricorda cose della sua infanzia, ma per il resto vive in un eterno presente, ed è costretta a scrivere quello che le succede su un diario, sui post-it, o anche su mani e braccia.
letteratura, scritto da una donna, Mary Shelley, personalità in anticipo sui suoi tempi e antesignana di tutte le autrici che l’hanno seguita da allora cimentandosi con il fantastico in tutte le sue forme, da Ursula K. Le Guin a Margaret Atwood.
Puntuale, come un’allergia a cui non possiamo dire di no, arriva a vele spiegate l’estate con i suoi ritmi e le sue molteplici consuetudini. E allora ecco spuntare come funghi i cosiddetti giardinieri per diletto o per moda, esercito di forzati d’ogni sorta che d’inverno bivaccano in uffici e si perdono in aperitivi il fine settimana. Ma poi, quando le vacanze fanno capolino, gli stessi si investono ad honorem del titolo di pollice verde, non rendendosi conto di essere dei potenziali killer seriali di bonsai ed affini!
Nadia Paprikas è una blogger francese che cura un blog di cucina molto bello (vi consiglio di visitarlo
Per lei non sembrano esserci speranze di trovare qualcuno che la voglia. Poi, un giorno, un fortunato gesto del destino la porterà ad Avonlea, un piccolo paesino dove vivono Marilla e Matthew Cuthbert. I due anziani fratelli si aspettavano un ragazzo e quando vedono Anna rimangono un po’ perplessi, tanto è vero che Marilla vorrebbe rispedire Anna nel luogo da dove è arrivata. La piccola, protagonista del romanzo “Anna dai capelli rossi”, edito da Gallucci, racconta la sua drammatica storia e i due anziani la accolgono tra le mura della loro fattoria Green Gable. Anna hai i capelli rossi, tante lentiggini e un passato fatto di dolore e sofferenza al quale reagisce con la fantasia e l’immaginazione. Un agire non sempre compreso dalle persone che le stanno attorno, soprattutto da Marilla, una donna molto pragmatica e concreta. La storia di Anna è un romanzo di formazione creato dall’autrice nel 1908 per ogni tipo di lettore ma, nel corso del tempo esso si è trasformato in un classico della letteratura per l’infanzia. Anna è una bambina che ha avuto, a soli 11 anni, un passato di dolore, sofferenza (i genitori sono morti quando lei era molto piccola), di mancanza di affetto e per lei i due fratelli Cuthbert sono una nuova famiglia nella quale trovare un po’ di tranquillità. Certo per la protagonista non sarà facile conquistare i due anziani e i nuovi compagni di scuola (Gilbert compreso), però un poco alla volta, passo dopo passo, Anna riuscirà a sistemare le cose e a farsi comprendere da tutti. “Anna dai capelli rossi” della canadese Lucy Maud Montgomery, tradotto da Angela Ricci, è una storia di ricerca di amicizia, di amore e di speranza, dove la protagonista sarà sì sottoposta ad un serie di prove, ma la sua tenacia, la voglia di mettersi in gioco e di imparare le permetteranno di riuscire a trovare il suo posto nel mondo. Oltre alla famosa serie animata trasmessa in tv dagli anni ’80 (vista una marea di volte), Netflix ha distribuito in tutto il mondo una fiction di recente produzione con protagonista “Anna dai capelli rossi”.
Un’ altra appassionante vicenda narrativa offerta al suo vasto pubblico dall’irriducibile Danielle Steel che stavolta si butta a capofitto in una storia piccante ed ambigua: nel riscatto osé della protagonista, la procace e provocante Angélique.
L’indimenticabile Roberto Sanesi, uno dei maggiori poeti europei contemporanei e impareggiabile traduttore di Eliot e di Dylan Thomas e altri poeti importanti di lingua inglese (importante la sua antologia dei poeti americani della prima metà del secolo scorso recentemente ristampata da Bompiani), ha lavorato sulla rovine della parola costruendo intorno a essa un’esperienza assoluta.
La poesia italiana deve molto a Francesco Belluomini. Poeta e animatore culturale, nella sua vita si è speso da uomo libero e sincero senza mai accettare compromessi.

Con questo terzo romanzo Mirko Zilahy saluta il suo commissario Enrico Mancini. Un personaggio controverso, difficile, un investigatore dalle spiccate capacità intuitive. Mancini ha levato finalmente i guanti che gli proteggevano le mani e gli impedivano il contatto. Ha liberato molto lentamente la casa che condivideva con Marisa dalle sue cose più care. Ma il dolore per il vuoto che gli ha lasciato dentro, è ancora lì, in un angolino protetto, in bilico sul filo del riapparire. Mancini ha imparato a sottrarre dalla vista se stesso e non riesce a guardarsi in faccia. La barba nera che si è fatto crescere ne è una prova concreta. Non vuole vedersi perché non vuole più riconoscersi. Chi è veramente, e cosa porta con sé? La stessa domanda potremmo rivolgerla ai componenti della sua squadra, al medico legale, al pm … Chi sono davvero e cos’hanno dentro?
























