Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2018 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux, 2018) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2019

1Il fenomeno migratorio che ha attraversato il Vecchio continente negli ultimi anni sta creando profonde spaccature all’interno dell’Unione europea e nei singoli paesi membri. La questione è stata affrontata – troppo a lungo – come una semplice emergenza e non come un processo strutturale destinato a proseguire nei prossimi decenni. Dalla sua corretta gestione dipenderà molto probabilmente la tenuta futura dell’Unione, così come la creazione di stabili e pacifici rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. Quale sarà dunque la risposta dell’Europa e quale l’atteggiamento dei singoli paesi membri? Quali saranno gli effetti sui rapporti tra questi ultimi e i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente? A queste e a tante altre domande risponde l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2018. Il volume, divenuto negli anni punto di riferimento per gli studi sul tema, è corredato da 11 schede paese relative agli Stati della sponda sud del Mediterraneo, redatte da storici e analisti con l’obiettivo di raccontare l’attuale situazione geopolitica dell’area e gli scenari futuri.

È uscita l’edizione 2018 dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, dell’Istituto di studi Politici “S. Pio V”, in collaborazione con il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e oltre alle consuete schede paese, riservate ai paesi che si affacciano sulle sponde Sud del Mediterraneo, gli approfondimenti quest’anno sono rivolti al tema delle migrazioni, con due mini saggi: Europa e Africa alla prova delle migrazioni, di Marco Di Liddo e Paolo Crippa, e La risposta dell’Unione europea alla crisi migratoria del Mediterraneo. Tema caldo in questo momento di crisi economica, recessione e instabilità politica.
Da emergenza a processo strutturale il passo non è semplice anche nella percezione del semplice cittadino che osserva i processi in atto senza poter intervenire, perlomeno nei processi alla fonte del fenomeno, che al più vede lo straniero come un concorrente nelle politiche di welfare. Capire cosa sta succedendo invece è il primo passo per formulare e prendere decisioni consapevoli sia politiche che economiche o eventualmente assistenziali.
Emerge chiaro dai due saggi di cui poc’anzi vi ho parlato che lasciare la gestione logistica dei processi migratori alla criminalità comune o legata alle frange terroristiche più estremistiche non è una scelta saggia e ponderata e in questa direzione vanno tutte le politiche, anche comunitarie, atte a rispettare sia i diritti umani, che la sovranità dei paesi in cui questi migranti transitano o si dirigono definitivamente.
Il tema è vasto e complesso, non si può esaurire la sua discussione in poche pagine, o ancor più poche righe di questo mio commento, tuttavia è importante capire alcuni punti sostanziali dall’inutilità delle politiche repressive (è un fenomeno di tale portata che né muri e né steccati potranno arginarlo, e questo proposito consiglio di leggere approfonditamente la scheda paese Libia) alla necessità (nonostante le immani difficoltà) di una strategia comune di Bruxelles.
Se vogliamo sintetizzare le difficoltà da gestire non sono solo economiche, ma anche politiche, sociali, e psicologiche. I migranti essendo persone non oggetti che dove li collochi stanno hanno necessità dalla salute, al lavoro, all’integrazione, al benessere psico-fisico, tutti fattori da tenere presente se non si vuole rendere ancora più drammatico un fenomeno che già di per sé lo è.
Se anche non sono profughi scappati dalle varie guerre in atto (sì sottolinea come questi siano maggiormente ammassati in condizioni precarie in campi profughi o all’interno dei paesi stessi in guerra o nei paesi confinanti, avendo perso tutto non hanno neanche le risorse per iniziare viaggi), tuttavia sono persone che anche grazie a internet e alla globalizzazione in atto conoscono il nostro modo di vivere e le opportunità che i paesi dell’Europa possono offrire.
Sono persone di cultura medio alta, istruiti, pronti ad affrontare immani sofferenze con l’obbiettivo magari in futuro grazie al ricongiungimento familiare, di portare anche il resto della famiglia in paesi dove le condizioni di vita sono migliori.
La lettura di questo testo, indirizzato non solo a specialisti della materia, insomma amplierà le vostre conoscenze sull’argomento, migliorando la percezioni dei problemi che via via si pongono in essere. Buona lettura.

Link di approfondimento:

Più libri più liberi 2018 – Presentazione dell’Atlante geopolitico del Mediterraneo 2018

L’invasione dei migranti? Non c’è stata e la migrazione va regolata. Perché l’Italia dovrebbe aderire al Global Compact for Migration di Pier Giorgio Ardeni

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nerdopoli a cura di Eleonora C. Caruso (Effequ, 2018) a cura di Elena Romanello

31 gennaio 2019

31n2br3ps8zl._sx258_bo12c2042c2032c200_La scrittrice Eleonora C. Caruso nasce come nerd e membro attivo dei fandom dedicati a fumetti e fantastico e partendo da questo ha curato il volume Nerdopoli, una raccolta di saggi su un mondo di quelle che una volta si chiamavano controculture giovanili e che oggi stanno comunque acquisendo un peso sempre maggiore nelle varie industrie, a cominciare da quella dell’intrattenimento.
Dopo la prefazione dello storico e scrittore Tito Faraci si viene proprio immersi in vari universi, su cui riflettere e scoprire cose nuove, perché non sono solo storielle banali.
L’esperta di cultura otaku, quella che concerne manga ed anime, Susanna Scrivo esamina le storie animate e su fumetto che arrivano dal Giappone concernenti il mondo omosessuale, sia quelle inventate dagli appassionati (spesso appassionate) su determinate serie, sia quelle ufficiali, iniziate in maniera sotterranea con opere come Versailles no Bara e poi diventate sempre più presenti.
Eleonora C. Caruso si ritaglia uno spazio per parlare delle fanfiction, le storie inventate dai fan su un determinato fumetto, film, telefilm, nate decenni fa all’epoca del ciclostile ma assurte a vero e proprio fenomeno di costume con Internet, in vari fandom. L’autrice tratta una storia delle fanfiction partendo dalla sua esperienza personale, e ricordando che da sempre si è cercato di raccontare in maniera diversa le storie che si ascoltavano, in fondo da un certo punto di vista scrissero fanfiction su universi noti anche Virgilio e Ariosto, senza dimenticare le appassionate di Sherlock Holmes che vollero che il loro beniamino fosse resuscitato da Conan Doyle.
Alice Cucchetti parla invece di un altro fondamentale contenitore dell’immaginario di oggi, le serie TV, partendo dall’apporto dato da Joss Whedon con BuffyAngel e soprattutto Firefly, cult presso vari appassionati, senza dimenticare i vari Star TrekBattlestar GalacticaThe X-Files Lost, non dimenticando i cambiamenti di fruizione che ci sono stati.
Arianna Buttarelli si concentra sui videogiochi, elemento fondamentale della cultura nerd, e altra cosa che ha accompagnato ormai più generazioni, anche qui con un diverso modo di fruizione e l’inevitabile evoluzione tecnologica che ha cambiato i rapporti.
Simone Laudiero mette a confronto due universi essenziali, i giochi di ruolo e la narrativa fantasy, che nel corso degli anni si sono influenzati, viaggiando di pari passo ma sviluppando anche un antagonismo più o meno sano, come in una sorta di storia d’amore.
Matteo Grilli torna sull’universo degli otaku, raccontandone l’evoluzione e la liberazione, partendo dall’avvento delle serie di orfani e robot a fine anni Settanta e vedendo un punto fondamentale di questo processo con l’esplosione del fenomeno Dragonball all’inizio del nuovo Millennio, ma anche con l’opera e la personalità di Hideaki Anno.
Aligi Comandini esamina invece le dinamiche delle comunità nerd reali e virtuali, raccontando anche come certe storie hanno preso piede anche al di fuori del fandom degli appassionati.
Un libro per tracciare quindi delle linee guide su mondi sempre più presenti e capaci di influenzare economia e intrattenimento, anche perché ormai i nerd non si fossilizzano più su un solo immaginario o media, ma spaziano. Interessante sia per chi vuole approfondire e capire meglio la propria passione, sia per chi vuole scoprire di più su queste strane persone che stanno cambiando il mondo.

Provenienza: omaggio al recensore dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Eleonora C. Caruso (1986) ha pubblicato i romanzi Comunque vada non importa (Indiana Editore 2012) e Le ferite originali (Mondadori, 2018). Il prossimo è in uscita nel 2019, sempre per Mondadori. Edita manga, collabora e ha collaborato con numerose riviste («Wired», «Prismo») e case editrici di fumetti (JPop, RW). Vive a Milano, in una casa che contiene a stento le sue action figures.

:: Ingiustizia totale di Scott Pratt (TimeCrime 2018) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2019

ingiustiziatotaleTerzo romanzo della serie con protagonista il procuratore legale Joe Dillard, Ingiustizia totale (Injustice for All, 2010) di Scott Pratt, tradotto da Carlo Vincenzi, ci porta nel profondo Sud degli Stati Uniti, più precisamente nel Tennesse, anima rurale delle Dixieland.
La serie in America è giunta al 9° episodio (nell’ ordine: An Innocent Client, In Good Faith, Injustice For All, Reasonable Fear, Conflict of Interest, Blood Money, A Crime of Passion, Judgment Cometh: And That Right Soon, Due Process). Solo i primi quattro titoli sono pubblicati in Italia da Fanucci, nella collana Time Crime.
Nel lontano 2009 intervistammo Scott Pratt, qui il link, per scoprire che non ha scritto solo libri di questa serie ma anche stand-alone.
Tornando al libro, Ingiustizia totale è un legal thriller che si differenzia un po’ dai classici thriller di argomento legale. Scott Pratt scrive infatti legal thriller molto particolari, più legati ai dilemmi etici, alle faccende private dei personaggi (non solo principali) che alla reale vita da tribunali con cavilli legali compresi.
Questa caratteristica è particolarmente accentuata in questo romanzo che inizia subito con l’esecuzione di Philip Johnson, e riflessioni etiche e morali sulla pena di morte, presente ancora in molti stati americani. L’efferatezza dei crimini, la quasi certezza delle prove, il dolore dei parenti delle vittime e della vittima stessa, giustificano questo omicidio legalizzato? Sembra chiederci il protagonista, anche lui combattuto tra dilemmi etici e la semplice e atavica vendetta.
Sull’effetto deterrente della pena di morte si è discusso in molte sedi, ma il tema non viene approfondito e invece l’autore ci porta nel cuore della trama del romanzo che si divide in due filoni: quello legato a Katie Dean (in che modo le vite di Katie di Joe Dillard sono legate lo scoprirete nel proseguo della lettura), e quello legato all’ omicidio, particolarmente efferato, del giudice Green, non esattamente una persona di specchiata moralità e integerrima condotta, a sua volta causa principale del suicidio del migliore amico di Joe Dillard.
Entrambi i casi si intrecceranno, rendendo ancora più complesso il dipanare degli eventi, in cui però c’è da dire tutto è consequenziale, e perfettamente credibile e verosimile.
Da avvocato penalista Scott Pratt conosce la legge, i diritti dei testimoni e delle persone coinvolte in fatti criminosi, i diritti degli stessi presunti colpevoli e inserisce queste informazioni nella narrazione senza apparire fastidioso o troppo didascalico, ma anzi accentuando suspense e colpi di scena, come si richiede da un vero thriller.
Quindi anche se non amate troppo le divagazioni legali, dovreste trovare ugualmente godibile questo romanzo, ricco anche di riflessioni umane e psicologiche, che vanno dall’assistenza di malati gravi, quando sono parte della nostra famiglia, al dramma di chi vive il suicidio di un genitore, a cosa vivono le vittime di stupri, aggressioni o sevizie di vario genere, a chi da innocente viene ingiustamente perseguitato dalla legge. Questa parte seppur trattata con una certa sensibilità, può in effetti essere non adatta a tutti, specie le pagine dove l’autore descrive le medicazioni che Joe Dillard fa alla moglie (malata di tumore al seno).
Insomma il romanzo è molto realistico anche psicologicamente, e sicuramente coinvolgente. Ho apprezzato l’abilità dell’autore nel far si che Joe Dillard resti un personaggio positivo, seppur affronti scelte e decisioni combattute, tra il suo conoscere la legge e perseguire la giustizia. Come sempre legge e giustizia possono viaggiare su binari separati, e spesso, bisogna fare ciò che è giusto, e tutelare i nostri cari, anche rischiando di persona, e salato. Decisamente notevole.

Scott Pratt, classe 1956, è nato a South Haven, nel Michigan. Laureato in giurisprudenza presso l’Università del Tennessee, ha svolto per diversi anni la professione di avvocato penalista prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Vive nel Tennesse con sua moglie e quattro cani. Per Fanucci Editore nella collana TimeCrime sono usciti i romanzi Un cliente innocente, In buona fede e Ingiustizia totale, primi tre volumi del ciclo di libri che vedono come protagonista Joe Dillard.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia Luciani Ufficio Stampa – Gruppo Editoriale Fanucci.

:: Tutto è Jazz di Lili Grün (Keller 2018) a cura di Viviana Filippini

29 gennaio 2019
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Tutto è jazz” è un piccolo capolavoro letterario recuperato. L’autrice è Lili Grün, viennese di origine ebraica deportata e uccisa nel 1942. “Tutto è jazz”, pubblicato da Keller ha per protagonista Elli, una ragazza partita da Vienna e diretta a Berlino in cerca di fortuna. La giovane, che in certi giorni si sente ragazzina e in altri donna matura, si troverà nella capitale tedesca negli anni Trenta e sarà travolta dal rutilante ritmo e dalla sferzante vitalità che anima il luogo. Elli è in cerca di riscatto e come lei il gruppo di amici che vogliono lavorare nel mondo delle spettacolo, però non è per loro così semplice. Provini, incontri, promesse fasulle sono quelle con le quali Elli e gli altri si dovranno scontrare e, allora, in loro nascerà un’idea: aprire un kabarett. Prenderà forma il Jazz dove la simpatica combriccola farà tutto: scriveranno le musiche, plasmeranno le scenografie, creeranno i testi, canteranno e balleranno per prepararsi al debutto. Poi, il grande giorno arriva e tutto sembra perfetto, tanto è vero che si affacceranno all’orizzonte figure come Fritz Lang, Max Reinhardt, René Clair e altri importanti registi interessati- a quanto sembra- a scovare qualche talento. Ellie, Hullo e i suoi amici vivranno nella trepidante attesa dell’evento che possa cambiare per sempre, e in meglio, le loro vite. In netto contrasto con le aspirazioni di Elli troviamo la figura di Robert, il suo fidanzato, un po’ apatico e tutto serioso, che non riesce a capire perché Ellie e gli amici, ma soprattutto lei, si ostinino a voler lavorare nel mondo dello spettacolo. “Tutto è jazz” è un romanzo frizzante, pieno di entusiasmo e di aspettative, ma non mancano in esso e nei suoi personaggi le preoccupazioni per le incertezze, i timori e le inquietudini per un futuro che all’inizio sembra chiaro, solo che che con il passare del tempo esso sembrerà diventare un po’ troppo incerto e precario. Questo accadrà perché Elli e i suoi compagni di avventura dovranno scontrarsi con la realtà nella quale, a volte, i sogni vengono traditi da false promesse e da improvvisi ostacoli che pregiudicheranno il fare dei protagonisti. Elli di “Tutto è jazz” ricorda molto da vicino la figura di Lili Grün, perché come la protagonista del romanzo ad un certo punto della sua vita – verso la fine degli anni Venti- Lili decise di trasferirsi a Berlino in cerca di fortuna e lavoro nel mondo del teatro. Solo che nella vita vera gli eventi non vanno come nei libri dove è chi scrive a decidere il destino dei personaggi. Nella realtà la povera Lili non ebbe vita facile, nel 1933 pubblicò questo suo romanzo d’esordio, ma la salute cagionevole e il poco lavoro la costrinsero a tornare a Vienna. Il tutto precipitò nel 1938 quando l’Austria venne annessa al Reich e nel 1942 la povera Lili venne deportata e uccisa. Dopo la sua morte, la Grün e le sue opere finirono nel dimenticatoio per ottanta anni e solo la recente e fortunata riscoperta di “Tutto è jazz”, permetterà a noi lettori di oggi di conoscere la piacevole scrittura di Lili Grün. Traduzione dal tedesco Enrico Arosio.

Lili Grün nasce a Vienna nel 1904 in una famiglia ebrea e perde precocemente sia la madre sia il padre. Dopo aver effettuato l’apprendistato come impiegata segue la propria vocazione per il teatro fino a spostarsi a Berlino sul finire degli anni Venti. Vi rimane fino al 1933, anno in cui per problemi economici e di salute ritorna a Vienna, ma nel quale pubblica anche il suo sorprendente libro d’esordio Tutto è Jazz. L’annessione al Reich nel 1938 e la conseguente adesione al nazionalsocialismo dell’Austria segnano il suo drammatico destino: nel 1942 viene rastrellata e uccisa.

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie all’ufficio stampa Keller.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Di morte, d’insonnia e d’altre canzoni di Riccardo Landini a cura di Federica Belleri

29 gennaio 2019

di morte, d'insonnia e d'altre canzoni di riccardo landiniCittadina di provincia del Nord Italia. Omicidi cruenti prendono a pugni in faccia l’ispettore capo Ezio Marvelli, rientrato in ufficio dopo alcuni mesi di assenza. Omicidi che lo scuotono nel profondo, anche se non lo dimostra. Morti violente che lo riportano indietro nel tempo, che spaccano il ghiaccio che si è formato a proteggere la sua sofferenza personale. Uno squarcio alla gola, la causa di queste morti. Un machete, l’arma utilizzata. Musicassette inviate in forma anonima all’ispettore Marvelli. Perché proprio a lui? Un magistrato, la dottoressa Maggio, molto ben disposta davanti ai riflettori. Un profilo da creare, che aiuti Marvelli e i suoi colleghi a individuare questo killer spietato. Chi è, e perché agisce in maniera fredda e spietata?
Nonostante alcune piccole imprecisioni nella stesura, ho trovato questo giallo molto interessante e ricco di spunti sui quali riflettere. Potrebbero sembrare scontati, ma così non è a mio avviso. Quanto conta l’amore e il supporto dei propri cari quando si sta seguendo un’indagine di questo tipo? Quanto è importante il proprio vissuto e quanto può influenzare le percezioni di ispettori e commissari? Quanto si ha paura di morire?
Di morte, d’insonnia e d’altre canzoni è un giallo ben costruito, dove alcuni dettagli apparentemente innocui hanno invece un’importanza decisiva per la risoluzione della vicenda. Interessanti i versi di alcune canzoni utilizzati come intro ai diciotto capitoli del libro.
Buona lettura.

Riccardo Landini, nato in Emilia, ma d’origine ed estrazione romagnole, nel 2009 ha presentato al pubblico il suo primo romanzo, “E verrà la morte seconda”, che gli è valso l’interesse della stampa e dei lettori. A questo hanno fatto seguito, negli anni a venire, parecchi altri lavori per Mondadori, Cordero, Eclissi e diverse altre Case. Per Cento Autori ha pubblicato il romanzo “Il primo inganno”, capitolo iniziale di una trilogia cui sono seguiti “Non si ingannano i morti” e “Ingannando si impara”. Vincitore di parecchi premi letterari, ama ricordare, tra tutti, il premio Giallo Stresa 2013.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: La stella che non brilla, Guia Risari, (Gribaudo 2019) a cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2019

la stella che non brilla, guia risari,In occasione della Giornata della Memoria, Guia Risari torna in libreria con “La stella che non brilla”, edito da Gribaudo. Eva è una bimba curiosa e un giorno, mentre mamma corregge i compiti e il babbo legge, la piccola va a giocare in soffitta. Poi, all’improvviso Eva trova una scatola con oggetti strani per lei. Dentro a quella vecchia scatola arrugginita ci sono una stella a sei punte, una foto con tanti uomini in pigiama e un dente. Quando la piccola chiede ai genitori cosa siano quegli strani ricordi, la coppia non ha il coraggio di raccontare e chiama il nonno. Sarà proprio grazie a lui che Eva scoprirà la Seconda guerra mondiale, il Nazismo, il Fascismo e che quegli uomini della foto non indossano un pigiama, ma sono prigionieri, sono ebrei deportati in un campo di concentramento. Guia Risari torna in libreria con un libro per bambini illustrato da Gioia Marchegiani, nel quale si affronta con parole e illustrazioni il tema della Shoah. Il tutto con delicatezza e profonda sensibilità. Eva ascolta attenta il nonno, scoprendo le sofferenze che lui e la sua famiglia, come molti altri ebrei e deportati, furono costretti a sopportare. Eva comprende il significato della stella, della foto e di quel dente al quale il bisnonno era tanto legato. Tra la bambina e l’adulto si crea una forte empatia che permette all’uomo maturo di tramandare alla nipotina (e ad ogni lettore) una parte dell’immenso dramma che colpì innocenti vite durante il conflitto mondiale. Quello che si crea in “La stella che non brilla” di Guia Risari è uno scambio di sapere, di ricordi, di emozioni e sensazioni che giungono a noi lettori con un invito esplicito e importante: Zakhor, ossia Ricordare in lingua ebraica, e ricordare sempre, nella speranza che tragedie come quella dei campi di concentramento e dello sterminio di vite innocenti non accadano più. Il libro edito da Gribaudo è munito anche di un interessante appendice storica nella quale vengono fornite tutte le informazioni base sullo sviluppo del Nazismo, del Fascismo, del numero di vittime che quell’epoca causò. Accanto ad essa un’appendice artistica con indicate le opere artistiche, in Italia e all’estero, che hanno il compito di fare Memoria.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani.

Gioia Marchegiani è nata a Roma nel 1972. Diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, illustra e scrive libri per l’infanzia. Insegna disegno e pittura ai bambini della scuola primaria. È cofondatrice dell’associazione “Semidicarta”, per la quale progetta e svolge laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura. Ha pubblicato vari albi illustrati per l’infanzia, tra cui Iole, la balena mangiaparole con Gribaudo, vincendo diversi premi.

Source: richiesto all’autrice. Grazie a Guia Risari.

Mostri, supereroi e navi spaziali di Fulvio Gatti (Impressionigrafiche, 2018) a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2019

mostri-supereroi e navi spaziali_fulvio gattiFulvio Gatti è tornato in libreria con una nuova fatica, sempre dedicata alla cultura nerd dei fumetti e del fantastico: Mostri, supereroi e navi spaziali si presenta con un sottotitolo molto esplicativo Inventario emotivo delle storie globali e immerge in un mondo di suggestioni varie degli ultimi quarant’anni almeno di immaginario, proveniente da Oltre oceano ma non solo.
L’autore parte raccontando un aneddoto molto simpatico sulla sua infanzia su un cuginetto lontano dall’altra parte del mondo a cui lo unì la passione comune per le Tartarughe Ninja e poi costruisce un dizionario enciclopedico, divertente e divertito ma non banale, in cui trovano spazio vari personaggi e suggestioni, raccontati per sommi capi ma in maniera che riesce comunque ad essere esauriente.
I toni sono leggeri ma non certo sciocchi, per raccontare mondi che hanno unito persone dagli angoli del mondo più lontani, in un pianeta in cui si cerca ormai purtroppo di costruire sempre più muri e sempre più ponti. Nelle pagine del libro trovano spazio storie e filoni, dagli alieni agli zombie, passando per un film cult come Matrix, il serial per antonomasia degli anni Novanta The X-Files, l’universo di Star Trek, la principessa Leia di Star Wars, l’icona horror Freddy Kruger, il mondo di Game of thrones, i viaggi intergalattici di Doctor Who e molto altro ancora.
Un libro per appassionati, dove chi si interessa di cultura nerd e otaku troverà storie e eroi, ma anche per chi vuole saperne di più, per i nostalgici e non solo, perché tira le somme su decenni di sogni e avventure in maniera simpatica e esauriente.
La copertina e le vignette interne sono di Gabriele Sanzo, con riletture divertite di vari universi.

Provenienza: libro del recensore.

Fulvio Gatti (Torino, 1983), giornalista e scrittore, scrive da alcuni anni su testate locali e nazionali. Ha ideato il festival di satira Tuco a Calamandrana (Asti) e dirige la webzine e podcast Finché c’è nerd. Ad Alba (Cuneo) ha curato la mostra su Dylan Dog Alba e i morti viventi. Ha pubblicato per Las Vegas edizioni I nerd salveranno il mondo. Il suo sito ufficiale è http://www.fulviogatti.it

:: La rivoluzione sconosciuta a cura di Guido Ceronetti (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

23 gennaio 2019

copertina gcNel presentare ai cittadini e agli amici la mostra spettacolo sul terrore micidiale della rivoluzione francese (una raccoglimento intorno al mistero della Storia, il 1789 e le sue propaggini materiali e occulte). Guido Ceronetti, insieme agli attori del Teatro dei Sensibili, decise di porre come epigrafe una frase di Céline tratta dal romanzo Viaggio al termine della notte:

«Tutto quel che è interessante avviene nell’ombra, decisamente. Nulla si sa dell’autentica storia degli uomini».

Il filosofo ignoto, come tutti gli scettici, è un nemico dell’utopia. Il concetto di rivoluzione rappresenta la più tragica variazione di quell’andare in nessun luogo.
Adelphi pubblica postumo La rivoluzione sconosciuta, un volume che raccoglie una scelta di testi curata e tradotta da Guido Ceronetti. Un percorso di pensieri in libertà, un errare in compagnia del pensiero di scrittori e filosofi nei labirinti complessi della rivoluzione francese, che in un certo senso è la madre di tutte le contraddizioni della Storia.
Ceronetti chiama a raccolta, da traduttore e interprete, gli spiriti affini che hanno accompagnato la sua vita di uomo, pensatore e scrittore per mostrare, attraverso il loro pensiero, tutta la forza del disincanto scettico nei confronti degli ideali rivoluzionari che in un certo senso hanno condotto l’umanità al fallimento.
Da George Bataille che in Littérature et le mal scrive:

«Il 14 luglio fu veramente liberatore, ma nella maniera dissimulata di un sogno»

a Guido Piovene che in Verità e menzogna osserva:

«Il male si ha quando comincia la sensazione di bassezza, la nostra, arida e senza correttivi. È una morte spirituale, che conduce alla morte fisica»,

passando per Leopardi che nello Zibaldone annota:

«La rivoluzione francese posto che fosse preparata alla filosofia, non fu eseguita da lei, perché la filosofia specialmente moderna, non è capace per se medesima di operar nulla».

Nel suo percorso Ceronetti non dismette mai i panni dello scettico soprattutto quando demolisce, avvalendosi della parole di François Furet, il genio manicheo di Robespierre.
Il senso drammatico della rivoluzione è di fronte alla volontà meccanizzata del plotone d’esecuzione davanti al quale si consuma la tragedia della volontà inane, dell’impotenza assoluta (Jean Starobinski, 1789 – Les Emblémes de la raison).
Davanti alla rivoluzione che ha scacciato lo spirito del mondo reale, rendendolo troppo orribile (così scrive Joubert), Guido Ceronetti, scettico, disincantato, antiutopico che non crede a nessun paradiso in terra, lascia parlare Charles Baudelaire:

«C’è in ogni mutamento qualche cosa d’infame e di piacevole insieme, che ha dell’infedeltà e del trasloco. Tanto basta a spiegare la rivoluzione francese».

Il filosofo ignoto prende in prestito le parole dei suoi scrittori preferiti e ci serve su un piatto d’argento l’illusione della rivoluzione e tutti i suoi misfatti:

«Ogni giorno muore qualche rivoluzionario. Impedire soltanto che ne nascano».

Così alla fine sposa il pensiero di Joseph Joubert per dirci senza equivoco alcuno (come era nel suo stile) da che parte sta e come la pensa.

:: Diligenza del non padre di famiglia (art. 1176 c.c.) di Riccardo Mazzamuto (Italic 2019) a cura di Nicola Vacca

22 gennaio 2019

mazzamuto_coverRiccardo Mazzamuto è un poeta che sta nell’oggi. La sua poesia entra nella realtà e la spacca.
Diligenza del non padre di famiglia (art. 1176 c.c.) è il suo nuovo libro. Quindici poemetti che capovolgono il concetto giuridico e elencato nel nostro codice civile.
Una poesia che guardando ai fatti nega l’esistenza di una diligenza. Oggi in questo caos dell’attualità siamo davanti a una negligenza che ci sta portando nel baratro.
Mazzamuto si conferma poeta di impegno civile. In questa nuova raccolta con acume e lucidità passa in rassegna questo nostro tempo con un’amara ironia che non fa prigionieri.
Il poeta è sensibile a tutti i segnali d’allarme e in ogni suo verso denuncia apertamente la perdita del buon senso.
Una poesia che sa intercettare le ingiustizie sociali e esistenziali di un tempo in cui gli esseri umani hanno smesso di essere umani:

«Momenti di dialogo / opinioni vorrebbe / parlare con qualcuno / e se stesso, lontano / dall’indifferenza / di città ammassate … / famigli brulicanti / vittime di iper –coop / coop carrefur lidol / vetrine cattoliche».

Questo libro può considerarsi il seguito del precedente La volpe e il gatto (2016).
Il poeta livornese sceglie ancora una volta il poemetto civile per affondare la penna nel marcio ordinario dell’epoca che viviamo.
I quindici poemetti che compongono questo libro in un’unica narrazione danno conto senza filtri del disagio nel quale siamo precipitati. Ogni verso si insinua nell’abisso di questo nostro sciagurato tempo dove il buon senso ha lasciato il posto a una indolenza che ha ferito a morte ogni possibilità di riscatto.
Senza alcun orpello Riccardo Mazzamuto è poeta che non si arrende davanti a questa immanente collezione di disgusti che è diventata la nostra esistenza.
La poesia con le sue parole è un arma per resistere in questo «inverno burrascoso, / piovoso da crisi /esistenziale, crisi».

:: Fratello minore: Sorte, amori e pagine di Peter B. di Stefano Zangrando (Arkadia Editore 2018) recensione di Federica Belleri

22 gennaio 2019

imagesStefano Zangrando omaggia con questo libro lo scrittore berlinese Peter Brasch. Ci racconta della sua famiglia conservatrice e conformista, dalle origini ebree. La vita e le passioni di Peter lo incuriosiscono al punto tale da frequentare Berlino più e più volte. Partendo da un romanzo dello scrittore,  apparentemente introvabile, la voce narrante ripercorre gli anni di Peter all’università di Lipsia, gli anni del crollo del Muro, il suo amore per la scrittura e la fatica immane di emergere. Di lui ci racconta la passione per l’alcol e le sigarette, la poesia, la prosa e il teatro. Del suo non-bisogno degli altri e delle sue donne, che lo hanno amato o abbandonato. Ne esce un personaggio controverso ma particolare, in grado ad esempio di entrare nella mente pura dei bambini dando loro spunti per liberare la fantasia o provocandoli in modo bonario ma fermo perché non si uniformassero alla massa. Così pure emerge un Peter Brasch rivoluzionario, seccato dalla povertà e dalle censure della DDR e legato in maniera profonda al fratello maggiore Thomas che, al contrario, sta avendo successo nella Repubblica Federale. Perché Peter B. si sentiva incompreso e rifiutato? Perché era così visionario e instabile?
Fratello minore. Un unico libro suddiviso in più parti e raccontato da voci diverse, che interpretano la vita di Peter dal loro personale punto di vista. Vi invito a questa interessante e originale lettura.

Stefano Zangrando è autore, traduttore e docente. Nel 2008 ha ottenuto una borsa di scrittura dell’Accademia delle Arti di Berlino, nel 2009 il riconoscimento Nuove leve del Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria. È membro fondatore del Seminario Internazionale sul Romanzo presso l’Università di Trento e co-presidente dell’Unione Autrici e Autori del Sudtirolo. Ha collaborato o collabora con varie testate, riviste e blog, fra cui Alias, il manifesto, L’indice dei libri, Doppiozero, Nazione indiana e Zibaldoni. Tra le sue opere narrative Quando si vive (Keller, 2009) e Amateurs (Alpha Beta, 2016). Vive e lavora fra il Trentino Alto Adige e Berlino.  Per Arkadia è autore del romanzo “Fratello minore. Sorte, amori e pagine di Peter B.”, seconda pubblicazione della collana di narrativa “Senza rotta”, curata da Marino Magliani e Luigi Preziosi.

Source: libro inviato al recensore dall editore. Si ringrazia Tania Murenu.

:: Il colombo d’argento di Andrej Belyj (Fazi 2018) a cura di Viviana Filippini

22 gennaio 2019
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“Il colombo d’argento” di Andrej Belyj, edito da Fazi, è un libro intrigante che catapulta il lettore nel passato ai tempi della Russia pre-rivoluzionaria. La storia si apre con un giovane che sembra camminare senza meta, completamente assorto nei suoi pensieri. Quel ragazzo diretto non si sa bene dove, è Pëtr Dar’jal’skij. Lui, all’apparenza così spaesato, è in realtà molte cose assieme: è studioso, poeta e uno di quei nuovi intellettuali che stava formandosi prima della Rivoluzione. Il suo vagare appare da subito come un cammino di ricerca, perché Dar’jal’skij sta davvero cercando qualcosa di importante: la verità̀ su se stesso e sul mondo. Ad un certo punto il protagonista arriva a Celeebevo, qui conoscerà tutta la comunità composta da un umanità a tratti grottesca e strampalata e i diversi gruppi culturali e religiosi presenti nella località, tutti impegnati a fortificarsi e prepararsi per essere pronti a partecipare alla rivoluzione. Tante sette ci sono nella vecchia Russia narrata e non a caso troviamo quelli della Vecchia Fede, gli Evangelisti, gli Stundisti, i Molokani, i famosi Chlysty – sicilisti nel libro-  nati nel XVII secolo e sostenitori del principio che Cristo fosse già presente spiritualmente in ogni membro della setta durante la sua vita terrena- e i Colombi d’argento. Pëtr Dar’jal’skij entrerà in contatto con molti di loro, ascolterà i loro discorsi e leggerà i loro scritti, ma sarà il gruppo dei Colombi d’argento a travolgerlo con maggiore forza, trascinandolo in un percorso di completa metamorfosi. Pagina dopo pagina, Andrej Belyj narra la storia di queste terre russe nelle quali, a contatto con questi gruppi settari, il protagonista perderà ogni certezza fino a subire un completo cambiamento che lo porterà a compiere azioni per lui impensabili. Tra di esse, per esempio, la rottura del fidanzamento di Dar’jal’skij con Katia, una giovane di buona famiglia con parenti nobili, e con la quale sembra esserci la possibilità di un matrimonio. La relazione andrà a monte, perché il ragazzo si lascerà travolgere dalla passione per la contadina Matrëna Semënovna, serva dell’ambiguo falegname Mitrij Kudejarov, capo della setta dei “colombi”. Sarà proprio questa figura femminile, non particolarmente bella, ma con qualcosa di irresistibile, ad accalappiare il giovane per farlo diventare l’ “uomo nuovo”, che avrà il compito di rinnovare la Russia e dare il via a un Regno di Luce. Il protagonista Dar’jal’skij ad un certo punto finirà in un circolo vizioso dal quale non riuscirà ad uscirne, e questo fa capire al lettore quanto possa essere potente il processo di manipolazione mentale al quale il giovanotto di trova sottoposto. “Il colombo d’argento” di Andrej Belyj è un storia forte, narrata a tratti con una sottile ironia che ci porta dentro alla Russia del passato in un periodo di grande fermento culturale e intellettuale nell’attesa del grande cambiamento. Un mondo di tensioni, di ansie e di investigazione del nuovo che rigenera, che –in teoria- dovrebbe fortificare e che, come accadrà a Pëtr Dar’jal’skij, non sempre corrisponde al raggiungimento della pace e tranquillità. Traduzione di Carmelo Cascone.

Andrej Belyj Pseudonimo di Boris Nikolaevič Bugaev, è stato una figura di assoluto rilievo nel panorama letterario russo. Scrittore, poeta, saggista, critico letterario, filosofo, negli anni dell’adolescenza entrò in contatto con Sergej Solov’ëv, nipote del filosofo Vladimir Solov’ëv, le cui dottrine influenzeranno tutta la sua opera. Esponente di spicco del movimento simbolista russo, a partire dal 1903 ebbe un intenso rapporto epistolare con Aleksandr Blok, che in seguito conobbe personalmente. Fu autore di raccolte di poesie, romanzi (Pietroburgo, definito da Nabokov «uno dei quattro più̀ grandi romanzi del ventesimo secolo»), saggi e libri di memorie che restituiscono in modo brillante la travagliata parabola storico-culturale della Russia d’inizio secolo.

Source: richiesto dal recensore all’ufficio stampa Fazi, grazie a Cristina e a tutto lo staff.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il mio maestro Janusz Korczak di Itzchak Belfer (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

21 gennaio 2019

coverTra i libri di cui ho deciso di parlarvi per il Giorno della Memoria (il prossimo 27 gennaio) vi è un libro per bambini, dai sei anni in su, edito da Gallucci Editore dal titolo Il mio maestro Janusz Korczak, dello scultore e pittore polacco Itzchak Belfer.

È un breve libro illustrato, i disegni, molto belli, sono dello autore stesso, ed è un libro autobiografico in cui Belfer ci parla della sua infanzia molto particolare, vissuta nella Casa degli Orfani a Varsavia retta da Janusz Korczak (il cui vero nome era Henryk Goldszmit) un insigne medico pediatra polacco, di origine ebraica, che dedicò tutta la sua vita alla cura e all’educazione dei bambini.

Seppure i protagonisti sono piccoli orfani, a volte anche di entrambi i genitori, è un libro allegro e carico di speranza e ottimismo, ci parla infatti di infanzie felici, cosa piuttosto rara anche oggi.

Data l’eccezionalità del narrato Belfer si premura di assicurare che è tutto vero quello che scrive, per i dubbiosi che stentano a credere che un mondo a misura di bimbo possa esistere nella realtà. Dunque è tutto vero, Janusz Korczak ha davvero fatto esistere un mondo in cui i bambini oltre ad essere rispettati, hanno la possibilità di decidere, delimitare i loro spazi, appianare le loro controversie (anche utilizzando la nobile arte del pugilato se è il caso), giudicare anche gli adulti (ebbene anche loro sbagliano e Janusz Korczak fu il primo ad accettare il responso di questi tribunali fatti di bambini) e coltivare i loro talenti (il giorno più bello dell’ infanzia di Itzchak Belfer fu quando gli furono dati carta e matite colorate per disegnare).

janNon si può parlare di Janusz Korczak però senza nominare Stefania Wilczyńska, sua stretta collaboratrice nella Casa degli Orfani, una vera e propria mamma per questi ragazzi.

L’intento di Belfer, ormai consapevole di essere uno degli ultimi che hanno conosciuto Janusz Korczak in vita e sono stati suoi allievi, è appunto consegnare queste memorie ai bambini di oggi perché le conservino e a loro volta le tramandino ai loro figli e nipoti, in una catena di memoria virtuosa.

Janusz Korczak morì il 6 agosto del 1942, nel viaggio verso il campo di sterminio di Treblinka, avrebbe potuto salvarsi, infatti gli stessi nazisti l’avevano riconosciuto come personaggio eminente e volevano che non salisse a bordo del treno per il campo, ma Janusz Korczak non volle lasciare i suoi ragazzi.

Spesso nei sopravvissuti alla Shoa è presente una sorta di senso di colpa, proprio per essere restati in vita mentre amici e parenti sono morti, (credo lo stesso disturbo che psicologi e assistenti sociali devono fronteggiare ogni giorno con i sopravvissuti dei barconi che arrivano in Europa carichi di migranti) ma c’è un senso nella loro sopravvivenza, e in molti l’hanno trovato nel preservare e tramandare la memoria, per cui ogni 27 gennaio non provate fastidio a sentire questi racconti anche se ormai il tempo sembra avere diluito l’intensità dei fatti narrati. In fondo si celebra la vita, ed è bene che sia così. Più che davanti al tribunale della storia dobbiamo farlo davanti al tribunale della nostra coscienza.

Itzchak Belfer (Varsavia, 1923 – Israele 2021) è un pittore e scultore, che visse dall’età di sette anni fino ai 15 nella Casa degli Orfani di Janusz Korczak. È uno dei pochissimi testimoni di quell’esperienza straordinaria che siano sopravvissuti alla Shoah. Dopo la guerra si è trasferito in Israele, dove ha potuto coltivare il proprio talento artistico, dedicandosi in particolare alla commemorazione dell’Olocausto e al ricordo del suo indimenticabile maestro.

Source: Copia inviata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.