:: Intervista a Scott Pratt a cura di Giulietta Iannone

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Ciao Scott, raccontaci qualcosa di te.

Sono diciamo una fioritura tardiva. Non ho iniziato la scuola di legge fino a 38 anni e non ho pubblicato il mio primo romanzo fino a 50. Non so perché forse sono solo un po’ lento. Amo lo sport, la musica di tutti i tipi, i bei film i libri. Io e mia moglie abbiamo 4 cani ora che i ragazzi sono cresciuti e sono fuori di casa. Abbiamo un pastore tedesco, uno yorkshire, un Bichon Friser, e un barboncino.

Come e quando hai iniziato a fare lo scrittore?

Ho iniziato a scrivere alle scuole superiori per una pubblicazione intitolata “Riflessioni”. Dopo di che nei primi anni 80 ho fatto il giornalista. Ho seguito l’istruzione, le corti criminali e i governi delle città e delle contee. Ho finito facendo giornalismo investigativo e alla fine mi hanno dato una mia colonna personale che ho scritto tutte le domeniche. E’ stato molto divertente e ho potuto scrivere tutto quello che volevo.

Hai reinventato il legal thriller. Ti piacciono i vari Grisham, Turow?

Mi piacciono e rispetto sia Turow che Grisham anche se credo che il mio lavoro è molto diverso dal loro. Il mio materiale è più spigoloso che il loro, io mi faccio scrupolo di tagliare un po’ del “grasso “ che tende a fare la trama drag. Faccio anche un grosso sforzo per concentrarmi sui temi e i simboli che esaminano il nostro attuale sistema giudiziario in modo critico pur mantenendo le storie fresche e divertenti.

Quali sono le tue influenze?

E’ difficile dire quali scrittori mi hanno influenzato. Amo Mark Twain e Joseph Heller e Kurt Vonnegut e Philip Roth e James Lee Burke e molti altri . Gli scrittori che possono allo stesso tempo intrattenermi e illuminarmi sono I miei preferiti.

Che cosa consideri più difficile nell’arte della scrittura?

La parte più difficile per me è mantenere il materiale fresco. Attualmente sto lavorando al mio 1uarto romanzo della serie di Joe Dillard e sono sempre vigilante sul rischio di cadere nella routine o impaludarmi nelle storie o scrivere frasi ripetitive. Può essere facile diventare pigri quando si scrive una serie. Non voglio che questo accada a me. La seconda parte più difficile è mantenere l’immaginazione fresca. Voglio dire ci sono un numero limitato di modi di descrivere il volto umano. Ho passato decisamente troppo tempo agonizzando nel cercare di descrivere il naso di un mio personaggio.

Come è il processo per la costruzione dei personaggi? Come , quando e per quanto tempo lavori alle tue storie?

Io costruisco i personaggi considerando per prima cosa come il personaggio servirà alla trama. Una volta che il personaggio ha uno scopo inizio a pensare a qualcuno che conosco che potrebbe sembrare o agire in modo analogo al personaggio di cui ho bisogno nella storia. A volte ciò funziona altre volte no . Se non funziona creo il personaggio di sana pianta. Una volta che ho in mente l’immagine fisica mi metto in ascolto. Io in realtà cerco di sentire il personaggio parlare nella mia testa- il suo tono di voce, l’accento, la dizione, tutto nel suo complesso. Dopo che ho una comprensione mentale del personaggio inizio a fargli avere un ruolo nella mia storia e vedo cosa succede. Questa è una parte del processo che veramente mi diverte, perché mi permetto la libertà di lasciare che i miei personaggi diventino imprevedibili. Ho avuto alcune deliziose sorprese lasciando che i miei personaggi reagissero alle situazioni e se mi sono sorpreso io voglio pensare che sia stato lo stesso per il lettore.

Raccontaci qualcosa dell’avvocato della difesa Joe Dillard. Ti somiglia?

Joe Dillard mi somiglia in molti modi, ma penso sia più una combinazione di cos aero, di cosa sono e di chi mi piacerebbe essere. Egli è una sorta di avvocato qualunque un uomo buono e coraggioso, in un mondo difficile e pericoloso, un marito devoto e un padre con un bagaglio emotivo e psicologico che gli permettono di fare ciò che “giusto”. Ho anche fatto uno sforzo cosciente per farlo crescere ed evolvere in ogni nuovo romanzo.

L’innocenza e la colpa sono temi importanti nei tuoi libri. C’è gente realmente innocente?

La mia risposta è sì, alcune persone sono in realtà innocenti. Ogni settimana alcuni uomini vengono liberati dalle carceri negli Stati Uniti dato che elementi di prova del dna hanno rilevato la loro innocenza dopo aver scontato anni di carcere per crimini che non hanno commesso. I testimoni oculari non sono esattamente affidabili e sono probabilmente responsabili di più condanne ingiuste di qualsiasi altra cosa. Detto ciò per quanto riguarda la mia persona le esperienza di avvocato penalista della difesa meno dell’un per cento delle persone che ho rappresentato erano realmente innocenti. Mi ci è voluto un po’ per capirlo.

Hai qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Il miglior consiglio che posso dare agli aspiranti scrittori è questo : non arrendetevi. Se hai talento loro ti troveranno e per “loro” intendo gli agenti e gli editori. Ma bisogna tenere a mente che i criteri di valutazione sono soggettivi e se uno dirà di no non è detto che anche il prossimo dirà di no . Perciò bisogna continuare a provare.

Cosa stai scrivendo al momento?

Sto scrivendo il mio quarto romanzo della serie di Joe Dillard. Si intitola “L’onere della prova”. Dopo aver finito circa tra sei settimane ho intenzione di prendere un mese di pausa e poi di iniziare un nuovo thriller senza personaggio fisso.

Ci puoi descrivere la tua giornata tipo?

Mi alzo presto, faccio qualche esercizio di ginnastica, scrivo per tre ore, pranzo, faccio un po’ di esercizio all’aria aperta, quindi scrivo per almeno altre tre ore. Quando sono vicino a finire un romanzo passo anche più tempo a scrivere. La sera mi piace rilassarmi.

Sei mai stato tentato di scrivere una sceneggiatura?

In realtà ho scritto ben tre sceneggiature. Una circa il pirata Barbanera, una era un adattamento del mio secondo romanzo, una era l’adattamento di un romanzo scritto da un mio amico. Ho anche scritto un poco di teleplays. Trovo entrambi i formats estremamente limitanti. Mi piace molto di più scrivere romanzi.

Qualche progetto di film trattto dai tuoi libri?

C’è un importante produttore di Hollywood che sta cercando di sviluppare i miei libri in una serie televisiva sulla vita di Joe Dillard. Augurami buona fortuna.

Cosa pensi del moderno romanzo poliziesco americano?

Credo che ci sia la tendenza ad andare un po’ troppo sopra le righe con il sadico serial killer sessuale. I romanzi polizieschi offrono alcune interessanti possibilità di offrire spiegazioni sul perchè le persone fanno alcune cose. Perchè l’ha uccisa? Perchè lei è un poliziotto? Questo genere di cose. La tendenza ormai credo sia quella di esarcebare la violenza senza in realtà esaminare perchè è successa. Il risultato è un prodotto che non è soddisfacente almeno per me.

Ti piace Earle Stanley Gardner?

E’ difficile che non piaccia è praticamente un pioniere nel genere. Ciò che trovo più interessante su di lui è il suo appassionato coinvolgimento in un’ organizzazione che egli ha contribuito a formare che si chiama “The court of Last Resort”. Questa organizzazione è stata il precursore del moderno “Innocence Project” che ha aiutato a liberare gente ingiustamente imprigionata per crimini che non aveva commesso.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito “Out stealing Horses” di Per Petterson. La settimana prima ho letto “La Macchina Umana” di Philip Roth, e la settimana prima ho letto swan Peak di James Lee Burke. Adesso non sto leggendo niente. Sto lavorando duro per finire il romanzo che sto scrivendo.

Cos’è il talento per te un dono o duro lavoro?

E’ una combinazione di entrambi credo. Deve esserci una certa innata capacità di riprodurre modelli di linguaggio e di manipolare il linguaggio per descrivere quello che vogliamo descrivere ma c’è anche un’ enorme quantità di lavoro svolto. Io studio tutto il tempo e mi sembra sempre di non sapere abbastanza.

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