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:: Ingiustizia totale di Scott Pratt (TimeCrime 2018) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2019

ingiustiziatotaleTerzo romanzo della serie con protagonista il procuratore legale Joe Dillard, Ingiustizia totale (Injustice for All, 2010) di Scott Pratt, tradotto da Carlo Vincenzi, ci porta nel profondo Sud degli Stati Uniti, più precisamente nel Tennesse, anima rurale delle Dixieland.
La serie in America è giunta al 9° episodio (nell’ ordine: An Innocent Client, In Good Faith, Injustice For All, Reasonable Fear, Conflict of Interest, Blood Money, A Crime of Passion, Judgment Cometh: And That Right Soon, Due Process). Solo i primi quattro titoli sono pubblicati in Italia da Fanucci, nella collana Time Crime.
Nel lontano 2009 intervistammo Scott Pratt, qui il link, per scoprire che non ha scritto solo libri di questa serie ma anche stand-alone.
Tornando al libro, Ingiustizia totale è un legal thriller che si differenzia un po’ dai classici thriller di argomento legale. Scott Pratt scrive infatti legal thriller molto particolari, più legati ai dilemmi etici, alle faccende private dei personaggi (non solo principali) che alla reale vita da tribunali con cavilli legali compresi.
Questa caratteristica è particolarmente accentuata in questo romanzo che inizia subito con l’esecuzione di Philip Johnson, e riflessioni etiche e morali sulla pena di morte, presente ancora in molti stati americani. L’efferatezza dei crimini, la quasi certezza delle prove, il dolore dei parenti delle vittime e della vittima stessa, giustificano questo omicidio legalizzato? Sembra chiederci il protagonista, anche lui combattuto tra dilemmi etici e la semplice e atavica vendetta.
Sull’effetto deterrente della pena di morte si è discusso in molte sedi, ma il tema non viene approfondito e invece l’autore ci porta nel cuore della trama del romanzo che si divide in due filoni: quello legato a Katie Dean (in che modo le vite di Katie di Joe Dillard sono legate lo scoprirete nel proseguo della lettura), e quello legato all’ omicidio, particolarmente efferato, del giudice Green, non esattamente una persona di specchiata moralità e integerrima condotta, a sua volta causa principale del suicidio del migliore amico di Joe Dillard.
Entrambi i casi si intrecceranno, rendendo ancora più complesso il dipanare degli eventi, in cui però c’è da dire tutto è consequenziale, e perfettamente credibile e verosimile.
Da avvocato penalista Scott Pratt conosce la legge, i diritti dei testimoni e delle persone coinvolte in fatti criminosi, i diritti degli stessi presunti colpevoli e inserisce queste informazioni nella narrazione senza apparire fastidioso o troppo didascalico, ma anzi accentuando suspense e colpi di scena, come si richiede da un vero thriller.
Quindi anche se non amate troppo le divagazioni legali, dovreste trovare ugualmente godibile questo romanzo, ricco anche di riflessioni umane e psicologiche, che vanno dall’assistenza di malati gravi, quando sono parte della nostra famiglia, al dramma di chi vive il suicidio di un genitore, a cosa vivono le vittime di stupri, aggressioni o sevizie di vario genere, a chi da innocente viene ingiustamente perseguitato dalla legge. Questa parte seppur trattata con una certa sensibilità, può in effetti essere non adatta a tutti, specie le pagine dove l’autore descrive le medicazioni che Joe Dillard fa alla moglie (malata di tumore al seno).
Insomma il romanzo è molto realistico anche psicologicamente, e sicuramente coinvolgente. Ho apprezzato l’abilità dell’autore nel far si che Joe Dillard resti un personaggio positivo, seppur affronti scelte e decisioni combattute, tra il suo conoscere la legge e perseguire la giustizia. Come sempre legge e giustizia possono viaggiare su binari separati, e spesso, bisogna fare ciò che è giusto, e tutelare i nostri cari, anche rischiando di persona, e salato. Decisamente notevole.

Scott Pratt, classe 1956, è nato a South Haven, nel Michigan. Laureato in giurisprudenza presso l’Università del Tennessee, ha svolto per diversi anni la professione di avvocato penalista prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Vive nel Tennesse con sua moglie e quattro cani. Per Fanucci Editore nella collana TimeCrime sono usciti i romanzi Un cliente innocente, In buona fede e Ingiustizia totale, primi tre volumi del ciclo di libri che vedono come protagonista Joe Dillard.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia Luciani Ufficio Stampa – Gruppo Editoriale Fanucci.

:: Intervista a Scott Pratt a cura di Giulietta Iannone

10 ottobre 2009

scott1

Ciao Scott, raccontaci qualcosa di te.

Sono diciamo una fioritura tardiva. Non ho iniziato la scuola di legge fino a 38 anni e non ho pubblicato il mio primo romanzo fino a 50. Non so perché forse sono solo un po’ lento. Amo lo sport, la musica di tutti i tipi, i bei film i libri. Io e mia moglie abbiamo 4 cani ora che i ragazzi sono cresciuti e sono fuori di casa. Abbiamo un pastore tedesco, uno yorkshire, un Bichon Friser, e un barboncino.

Come e quando hai iniziato a fare lo scrittore?

Ho iniziato a scrivere alle scuole superiori per una pubblicazione intitolata “Riflessioni”. Dopo di che nei primi anni 80 ho fatto il giornalista. Ho seguito l’istruzione, le corti criminali e i governi delle città e delle contee. Ho finito facendo giornalismo investigativo e alla fine mi hanno dato una mia colonna personale che ho scritto tutte le domeniche. E’ stato molto divertente e ho potuto scrivere tutto quello che volevo.

Hai reinventato il legal thriller. Ti piacciono i vari Grisham, Turow?

Mi piacciono e rispetto sia Turow che Grisham anche se credo che il mio lavoro è molto diverso dal loro. Il mio materiale è più spigoloso che il loro, io mi faccio scrupolo di tagliare un po’ del “grasso “ che tende a fare la trama drag. Faccio anche un grosso sforzo per concentrarmi sui temi e i simboli che esaminano il nostro attuale sistema giudiziario in modo critico pur mantenendo le storie fresche e divertenti.

Quali sono le tue influenze?

E’ difficile dire quali scrittori mi hanno influenzato. Amo Mark Twain e Joseph Heller e Kurt Vonnegut e Philip Roth e James Lee Burke e molti altri . Gli scrittori che possono allo stesso tempo intrattenermi e illuminarmi sono I miei preferiti.

Che cosa consideri più difficile nell’arte della scrittura?

La parte più difficile per me è mantenere il materiale fresco. Attualmente sto lavorando al mio 1uarto romanzo della serie di Joe Dillard e sono sempre vigilante sul rischio di cadere nella routine o impaludarmi nelle storie o scrivere frasi ripetitive. Può essere facile diventare pigri quando si scrive una serie. Non voglio che questo accada a me. La seconda parte più difficile è mantenere l’immaginazione fresca. Voglio dire ci sono un numero limitato di modi di descrivere il volto umano. Ho passato decisamente troppo tempo agonizzando nel cercare di descrivere il naso di un mio personaggio.

Come è il processo per la costruzione dei personaggi? Come , quando e per quanto tempo lavori alle tue storie?

Io costruisco i personaggi considerando per prima cosa come il personaggio servirà alla trama. Una volta che il personaggio ha uno scopo inizio a pensare a qualcuno che conosco che potrebbe sembrare o agire in modo analogo al personaggio di cui ho bisogno nella storia. A volte ciò funziona altre volte no . Se non funziona creo il personaggio di sana pianta. Una volta che ho in mente l’immagine fisica mi metto in ascolto. Io in realtà cerco di sentire il personaggio parlare nella mia testa- il suo tono di voce, l’accento, la dizione, tutto nel suo complesso. Dopo che ho una comprensione mentale del personaggio inizio a fargli avere un ruolo nella mia storia e vedo cosa succede. Questa è una parte del processo che veramente mi diverte, perché mi permetto la libertà di lasciare che i miei personaggi diventino imprevedibili. Ho avuto alcune deliziose sorprese lasciando che i miei personaggi reagissero alle situazioni e se mi sono sorpreso io voglio pensare che sia stato lo stesso per il lettore.

Raccontaci qualcosa dell’avvocato della difesa Joe Dillard. Ti somiglia?

Joe Dillard mi somiglia in molti modi, ma penso sia più una combinazione di cos aero, di cosa sono e di chi mi piacerebbe essere. Egli è una sorta di avvocato qualunque un uomo buono e coraggioso, in un mondo difficile e pericoloso, un marito devoto e un padre con un bagaglio emotivo e psicologico che gli permettono di fare ciò che “giusto”. Ho anche fatto uno sforzo cosciente per farlo crescere ed evolvere in ogni nuovo romanzo.

L’innocenza e la colpa sono temi importanti nei tuoi libri. C’è gente realmente innocente?

La mia risposta è sì, alcune persone sono in realtà innocenti. Ogni settimana alcuni uomini vengono liberati dalle carceri negli Stati Uniti dato che elementi di prova del dna hanno rilevato la loro innocenza dopo aver scontato anni di carcere per crimini che non hanno commesso. I testimoni oculari non sono esattamente affidabili e sono probabilmente responsabili di più condanne ingiuste di qualsiasi altra cosa. Detto ciò per quanto riguarda la mia persona le esperienza di avvocato penalista della difesa meno dell’un per cento delle persone che ho rappresentato erano realmente innocenti. Mi ci è voluto un po’ per capirlo.

Hai qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Il miglior consiglio che posso dare agli aspiranti scrittori è questo : non arrendetevi. Se hai talento loro ti troveranno e per “loro” intendo gli agenti e gli editori. Ma bisogna tenere a mente che i criteri di valutazione sono soggettivi e se uno dirà di no non è detto che anche il prossimo dirà di no . Perciò bisogna continuare a provare.

Cosa stai scrivendo al momento?

Sto scrivendo il mio quarto romanzo della serie di Joe Dillard. Si intitola “L’onere della prova”. Dopo aver finito circa tra sei settimane ho intenzione di prendere un mese di pausa e poi di iniziare un nuovo thriller senza personaggio fisso.

Ci puoi descrivere la tua giornata tipo?

Mi alzo presto, faccio qualche esercizio di ginnastica, scrivo per tre ore, pranzo, faccio un po’ di esercizio all’aria aperta, quindi scrivo per almeno altre tre ore. Quando sono vicino a finire un romanzo passo anche più tempo a scrivere. La sera mi piace rilassarmi.

Sei mai stato tentato di scrivere una sceneggiatura?

In realtà ho scritto ben tre sceneggiature. Una circa il pirata Barbanera, una era un adattamento del mio secondo romanzo, una era l’adattamento di un romanzo scritto da un mio amico. Ho anche scritto un poco di teleplays. Trovo entrambi i formats estremamente limitanti. Mi piace molto di più scrivere romanzi.

Qualche progetto di film trattto dai tuoi libri?

C’è un importante produttore di Hollywood che sta cercando di sviluppare i miei libri in una serie televisiva sulla vita di Joe Dillard. Augurami buona fortuna.

Cosa pensi del moderno romanzo poliziesco americano?

Credo che ci sia la tendenza ad andare un po’ troppo sopra le righe con il sadico serial killer sessuale. I romanzi polizieschi offrono alcune interessanti possibilità di offrire spiegazioni sul perchè le persone fanno alcune cose. Perchè l’ha uccisa? Perchè lei è un poliziotto? Questo genere di cose. La tendenza ormai credo sia quella di esarcebare la violenza senza in realtà esaminare perchè è successa. Il risultato è un prodotto che non è soddisfacente almeno per me.

Ti piace Earle Stanley Gardner?

E’ difficile che non piaccia è praticamente un pioniere nel genere. Ciò che trovo più interessante su di lui è il suo appassionato coinvolgimento in un’ organizzazione che egli ha contribuito a formare che si chiama “The court of Last Resort”. Questa organizzazione è stata il precursore del moderno “Innocence Project” che ha aiutato a liberare gente ingiustamente imprigionata per crimini che non aveva commesso.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito “Out stealing Horses” di Per Petterson. La settimana prima ho letto “La Macchina Umana” di Philip Roth, e la settimana prima ho letto swan Peak di James Lee Burke. Adesso non sto leggendo niente. Sto lavorando duro per finire il romanzo che sto scrivendo.

Cos’è il talento per te un dono o duro lavoro?

E’ una combinazione di entrambi credo. Deve esserci una certa innata capacità di riprodurre modelli di linguaggio e di manipolare il linguaggio per descrivere quello che vogliamo descrivere ma c’è anche un’ enorme quantità di lavoro svolto. Io studio tutto il tempo e mi sembra sempre di non sapere abbastanza.