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:: Il mio maestro Janusz Korczak di Itzchak Belfer (Gallucci Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

21 gennaio 2019

coverTra i libri di cui ho deciso di parlarvi per il Giorno della Memoria (il prossimo 27 gennaio) vi è un libro per bambini, dai sei anni in su, edito da Gallucci Editore dal titolo Il mio maestro Janusz Korczak, dello scultore e pittore polacco Itzchak Belfer.

È un breve libro illustrato, i disegni, molto belli, sono dello autore stesso, ed è un libro autobiografico in cui Belfer ci parla della sua infanzia molto particolare, vissuta nella Casa degli Orfani a Varsavia retta da Janusz Korczak (il cui vero nome era Henryk Goldszmit) un insigne medico pediatra polacco, di origine ebraica, che dedicò tutta la sua vita alla cura e all’educazione dei bambini.

Seppure i protagonisti sono piccoli orfani, a volte anche di entrambi i genitori, è un libro allegro e carico di speranza e ottimismo, ci parla infatti di infanzie felici, cosa piuttosto rara anche oggi.

Data l’eccezionalità del narrato Belfer si premura di assicurare che è tutto vero quello che scrive, per i dubbiosi che stentano a credere che un mondo a misura di bimbo possa esistere nella realtà. Dunque è tutto vero, Janusz Korczak ha davvero fatto esistere un mondo in cui i bambini oltre ad essere rispettati, hanno la possibilità di decidere, delimitare i loro spazi, appianare le loro controversie (anche utilizzando la nobile arte del pugilato se è il caso), giudicare anche gli adulti (ebbene anche loro sbagliano e Janusz Korczak fu il primo ad accettare il responso di questi tribunali fatti di bambini) e coltivare i loro talenti (il giorno più bello dell’ infanzia di Itzchak Belfer fu quando gli furono dati carta e matite colorate per disegnare).

janNon si può parlare di Janusz Korczak però senza nominare Stefania Wilczyńska, sua stretta collaboratrice nella Casa degli Orfani, una vera e propria mamma per questi ragazzi.

L’intento di Belfer, ormai consapevole di essere uno degli ultimi che hanno conosciuto Janusz Korczak in vita e sono stati suoi allievi, è appunto consegnare queste memorie ai bambini di oggi perché le conservino e a loro volta le tramandino ai loro figli e nipoti, in una catena di memoria virtuosa.

Janusz Korczak morì il 6 agosto del 1942, nel viaggio verso il campo di sterminio di Treblinka, avrebbe potuto salvarsi, infatti gli stessi nazisti l’avevano riconosciuto come personaggio eminente e volevano che non salisse a bordo del treno per il campo, ma Janusz Korczak non volle lasciare i suoi ragazzi.

Spesso nei sopravvissuti alla Shoa è presente una sorta di senso di colpa, proprio per essere restati in vita mentre amici e parenti sono morti, (credo lo stesso disturbo che psicologi e assistenti sociali devono fronteggiare ogni giorno con i sopravvissuti dei barconi che arrivano in Europa carichi di migranti) ma c’è un senso nella loro sopravvivenza, e in molti l’hanno trovato nel preservare e tramandare la memoria, per cui ogni 27 gennaio non provate fastidio a sentire questi racconti anche se ormai il tempo sembra avere diluito l’intensità dei fatti narrati. Infondo si celebra la vita, ed è bene che sia così. Più che davanti al tribunale della storia dobbiamo farlo davanti al tribunale della nostra coscienza.

Itzchak Belfer (Varsavia, 1923) è un pittore e scultore, che visse dall’età di sette anni fino ai 15 nella Casa degli Orfani di Janusz Korczak. È uno dei pochissimi testimoni di quell’esperienza straordinaria che siano sopravvissuti alla Shoah. Dopo la guerra si è trasferito in Israele, dove ha potuto coltivare il proprio talento artistico, dedicandosi in particolare alla commemorazione dell’Olocausto e al ricordo del suo indimenticabile maestro.

Source: Copia inviata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.