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:: Il commediante trasformato di Stefan Zweig, a cura e traduzione di Claudia Ciardi (Via Del Vento edizioni, 2019) a cura di Daniela Distefano

15 luglio 2019

ZWEIG STEFAN 1(..) Io voglio avere in pugno tutti quelli che mi si oppongono, voglio possedere la gran folla del mondo. Stasera a teatro ci riuscirò. Già lo vedo. Aspettano, se ne stanno lì, sonnolenti, da loro spira un gelo spettrale. Allora io sferro un calcio dentro questa roccia. Faccio saltare le barriere del silenzio. E da lì scendo a estrarre il mio oro: occhi lucidi, e poi un sospiro, un grido, una lacrima. Io li scuoto: sveglia, sveglia! E come una grandinata che si abbatte sul loro torpore, la mia febbre li contagia. In quell’attimo si aprono i mille occhi della loro anima, vorrebbero parlare, dare risposte ed ecco, infine, il loro sentire divampa. E io lo sollevo in altro, in trionfo, e questo poi torna a me in fragorose cascate”.

Chi  pronuncia queste parole –  che tagliano come lame di coltello tra le dita –  è un giovane avventuriero, un umile commediante che si trova al cospetto di una contessa per vedere alleviata la propria misera condizione. Ma in pochi istanti, il tempo di risolvere il problema di un triangolo peccaminoso,  con armamentario teatrale  improvvisato, tutta la sua vita prende un sentiero inaspettato e fatale. Il ragazzo comincia a recitare davanti al Principe geloso della contessa mentre il Cavaliere importuno rimane nascosto per non destare equivoci o scandali. L’attore si fa dio, anzi deus ex machina cambiando le carte in tavola della contessa amata. L’epilogo di questo atto unico è sorprendente. Il commediante che prima strisciava per ottenere un cencio di considerazione, adesso detta le sue condizioni,  però la contessa lo trattiene ad un passo dalla voragine della megalomania:          

Pensa davvero di recitare col favore del mondo e aver sempre energie rinnovate? Com’è ingenuo! Crede forse che io non debba guadagnarmi il favore qui, ogni giorno, sfoggiare un sorriso, essere astuta, vivace e bella e dire parole alle quali io son la prima a non credere? Forse la prossima è già lì davanti alla porta, nuove parole l’aspettano e si aggirerà splendente nelle mie stanze quando il sipario sarà sceso su di me, dimenticata. Noi tutti recitiamo nel grande spettacolo del mondo, passiamo con le nostre maschere variopinte, ridiamo, diciamo bugie e a malapena sappiamo se ci siamo riusciti – la mia parte è sfaccettata e difficile: io recito l’amore, e non è neanche del tutto credibile. Ma spesso si recita meglio ad avere una routine e nessuna passione”.

Il protagonista – dunque – muove dalle soglie di una timidezza remissiva alla piena conquista del proprio ruolo. Con i dovuti limiti della sua illuminazione, imposti da una contessa che conosce la sua parte nel mondo.

Il presente lavoro – scrive Claudia Ciardi che lo ha tradotto e curato – calato in un’epoca aristocratica di merletti e inchini rococò, su cui aleggia il demone di Shakespeare, riflette problematiche contemporanee al suo autore. Il senso di precarietà e oppressione dell’artista, bandito dal potere, abbandonato a un infausto destino quando il regnante di turno gli volta le spalle”.

Eppure chi recita diviene anche un elemento rivelatore come pochi altri. Forse questo il messaggio più incandescente di Zweig che non ha vissuto i decenni odierni dell’estremo apparire, dell’esibirsi, dell’ostentare contro ogni rimostranza dell’essere. Zweig si è tolto la vita in pieno dramma di guerre e apocalisse umana, ma questo libro ci consegna un ritratto limpido della metaformosi che può riguardare non solo bruchi e farfalle, l’arte dei commedianti, il pensiero bipolare, ma anche i Kafka e gli Ulisse di ogni epoca, capaci di mettersi o togliersi una maschera con gli stracci e i trucchi della Verità.

ZWEIG STEFAN 2Stefan Zweig è stato uno scrittore austriaco (Vienna 1881 – Petrópolis, Rio de Janeiro, 1942). Ebreo, emigrò in Inghilterra nel 1924, poi (1940) in Brasile, dove morì suicida. Dopo un primo volume di liriche (Silberne Saiten, 1901), pubblicò novelle, traduzioni (in genere dal francese) e saggi critici (Drei Meister: Balzac, Dickens, Dostojewsky, 1920; Der Kampf mit dem Dämon: Hölderlin, Kleist, Nietzsche, 1925; ecc.). L’origine viennese, il suo ebraismo, la raffinata educazione, contribuirono molto a creare quell’atmosfera d’intellettualità cosmopolita, spregiudicata e aperta a ogni influsso, in cui si muovono sia le sue notissime biografie romanzate (Marie Antoinette, 1932; Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam, 1935; Magellan, 1938; Balzac, 1946), sia le sue seducenti opere narrative (Amok, 1922; Verwirrung der Gefühle, 1927; Schachnovelle, 1942), o quelle di rievocazione storico-autobiografica (Die Welt von Gestern, 1941). Della sua produzione teatrale è notevole Jeremias (1917), dramma corale e fortemente antibellicista che risente dell’influenza dell’amicizia con R. Rolland.

Claudia Ciardi è nata il 6 ottobre 1981 a Pisa, dove si è laureata in lettere classiche. È autrice di un’opera letteraria dedicata ai Pisan Cantos di Ezra Pound e ha firmato diversi contributi ospitati da periodici a stampa e portali di internet con i quali collabora. Da alcuni anni, nella propria ricerca intellettuale e artistica, si dedica ad approfondire il rapporto tra mito antico e letteratura contemporanea, con particolare attenzione al ventennio segnato dalle due guerre mondiali e all’esperienza della Repubblica di Weimar, tenendo lezioni pubbliche su questi argomenti.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Fabrizio Zollo della “Via Del Vento Edizioni”.

:: Tutto è Jazz di Lili Grün (Keller 2018) a cura di Viviana Filippini

29 gennaio 2019
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Tutto è jazz” è un piccolo capolavoro letterario recuperato. L’autrice è Lili Grün, viennese di origine ebraica deportata e uccisa nel 1942. “Tutto è jazz”, pubblicato da Keller ha per protagonista Elli, una ragazza partita da Vienna e diretta a Berlino in cerca di fortuna. La giovane, che in certi giorni si sente ragazzina e in altri donna matura, si troverà nella capitale tedesca negli anni Trenta e sarà travolta dal rutilante ritmo e dalla sferzante vitalità che anima il luogo. Elli è in cerca di riscatto e come lei il gruppo di amici che vogliono lavorare nel mondo delle spettacolo, però non è per loro così semplice. Provini, incontri, promesse fasulle sono quelle con le quali Elli e gli altri si dovranno scontrare e, allora, in loro nascerà un’idea: aprire un kabarett. Prenderà forma il Jazz dove la simpatica combriccola farà tutto: scriveranno le musiche, plasmeranno le scenografie, creeranno i testi, canteranno e balleranno per prepararsi al debutto. Poi, il grande giorno arriva e tutto sembra perfetto, tanto è vero che si affacceranno all’orizzonte figure come Fritz Lang, Max Reinhardt, René Clair e altri importanti registi interessati- a quanto sembra- a scovare qualche talento. Ellie, Hullo e i suoi amici vivranno nella trepidante attesa dell’evento che possa cambiare per sempre, e in meglio, le loro vite. In netto contrasto con le aspirazioni di Elli troviamo la figura di Robert, il suo fidanzato, un po’ apatico e tutto serioso, che non riesce a capire perché Ellie e gli amici, ma soprattutto lei, si ostinino a voler lavorare nel mondo dello spettacolo. “Tutto è jazz” è un romanzo frizzante, pieno di entusiasmo e di aspettative, ma non mancano in esso e nei suoi personaggi le preoccupazioni per le incertezze, i timori e le inquietudini per un futuro che all’inizio sembra chiaro, solo che che con il passare del tempo esso sembrerà diventare un po’ troppo incerto e precario. Questo accadrà perché Elli e i suoi compagni di avventura dovranno scontrarsi con la realtà nella quale, a volte, i sogni vengono traditi da false promesse e da improvvisi ostacoli che pregiudicheranno il fare dei protagonisti. Elli di “Tutto è jazz” ricorda molto da vicino la figura di Lili Grün, perché come la protagonista del romanzo ad un certo punto della sua vita – verso la fine degli anni Venti- Lili decise di trasferirsi a Berlino in cerca di fortuna e lavoro nel mondo del teatro. Solo che nella vita vera gli eventi non vanno come nei libri dove è chi scrive a decidere il destino dei personaggi. Nella realtà la povera Lili non ebbe vita facile, nel 1933 pubblicò questo suo romanzo d’esordio, ma la salute cagionevole e il poco lavoro la costrinsero a tornare a Vienna. Il tutto precipitò nel 1938 quando l’Austria venne annessa al Reich e nel 1942 la povera Lili venne deportata e uccisa. Dopo la sua morte, la Grün e le sue opere finirono nel dimenticatoio per ottanta anni e solo la recente e fortunata riscoperta di “Tutto è jazz”, permetterà a noi lettori di oggi di conoscere la piacevole scrittura di Lili Grün. Traduzione dal tedesco Enrico Arosio.

Lili Grün nasce a Vienna nel 1904 in una famiglia ebrea e perde precocemente sia la madre sia il padre. Dopo aver effettuato l’apprendistato come impiegata segue la propria vocazione per il teatro fino a spostarsi a Berlino sul finire degli anni Venti. Vi rimane fino al 1933, anno in cui per problemi economici e di salute ritorna a Vienna, ma nel quale pubblica anche il suo sorprendente libro d’esordio Tutto è Jazz. L’annessione al Reich nel 1938 e la conseguente adesione al nazionalsocialismo dell’Austria segnano il suo drammatico destino: nel 1942 viene rastrellata e uccisa.

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie all’ufficio stampa Keller.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.