Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: “Traiano. Il migliore imperatore di Roma”, Mirko Rizzotto, Graphe.it  (2024) A cura di Viviana Filippini

6 Maggio 2024

Quando si pensa a Traiano, la mente corre spesso alla Colonna Traiana innalzata  a Roma nel 113 d.C. per celebrare l’impresa che portò l’ imperatore Traiano a conquistare la  Dacia. La colonna narra per immagini i momenti più importanti e salienti della battaglia che permise all’imperatore l’importante vincita. In realtà ancora molto non si sa della vita di Traiano le cui ceneri, tra l’altro, si trovano nella base della colonna, e a narrarla per darci maggiori particolare ci pensa Mirko Rizzotto con “Traiano. Il migliore imperatore di Roma”, edito da Graphe.it. Il testo non solo racconta la persona di Traiano per le imprese compiute, perchè quello che l’autore cerca di fare è proprio restituire un ritratto umano dell’antico imperatore di origine spagnola che, salito al trono nel 98 d.C., e passato alla storia come l’ “Optimus Princeps”, ossia il migliore imperatore, qualità che come si nota nel libro, gli permise di conquistare fama ai suoi tempi e di riottenerne molta altra anche in epoca medievale. A tal fine nell’ultima parte del testo si trovano tutta una serie di scritti di epoca medievale riferiti a Traiano e alla sua importante figura. Questo interesse ieri e oggi perché? Per il semplice fatto che Traiano, dimostrò di essere un abile uomo di armi e stratega che fece guerre daciche e partiche grazie alle quali ampliò il suo impero arrivando in Dacia (Romania), Armenia, Mesopotamia, Assiria e che gli permisero anche di intessere interessanti rapporti con il regno indiano dei Kushan, frenati poi dall’improvvisa morte di Traiano stesso. Certo è che l’ imperatore riuscì a mettere in campo le sue qualità anche in ambienti non esclusivamente militari, ma nella vita di ogni giorno. Basti pensare all’amore per l’arte che lo portò,  durante il suo impero a Roma, a far realizzare i diversi monumenti che ancora oggi possiamo vedere, compresa la colonna che racconta le sue gesta descritta all’inizio della recensione. Il suo amore per la cultura lo portò a sostenere la maturazione di letterati come Plinio il Giovane, Tacito, Dione Crisostomo, segni evidenti della sua versatilità. A rendere più approfondita questa biografia ci sono anche una serie di testi rumeni che l’autore ha consultato e che gli hanno permesso di aggiungere ulteriori informazioni e dettagli in più su Traiano, sulle sue maggiori battaglie, ma anche sulla dimensione umana e colta di colui che venne poi definito nel tempo e nella memoria “il migliore degli imperatori”.

Mirko Rizzotto laureato in Storia romana all’università di Padova è insegnante di Italiano e Storia nell’istituto comprensivo statale del proprio paese natale dal 2004. È stato conservatore e poi collaboratore alla didattica nel Museo Civico Archeologico di Cologna Veneta, il più antico della provincia veronese. È direttore editoriale di varie collane per una casa editrice patavina e collaboratore con l’editore statunitense ABC-Clio (California). Tra le sue pubblicazioni ne ricordiamo alcune: “Mario Massimo. Frammenti” (2006);  “Xifilino. Vita dell’imperatore Traiano (2010); “Krum il grande nemico dell’Impero romano” (2011). Ha curato inoltre la pubblicazione dei frammenti delle opere dell’imperatore Traiano (2020), degli scritti del babilonese Beroso e dell’ambasciatore bizantino Pietro Patrizio (2021).

Source: inviata dall’editore. Grazie allo studio Comunicazione 1A.

:: Figlia di re – Un matrimonio per l’Italia di Patrizia Debicke Van der Noot (Ali Ribelli Edizioni 2024) a cura di Giulietta Iannone

5 Maggio 2024

La figura della principessa Maria Clotilde di Savoia è al centro del nuovo sontuoso romanzo storico di Patrizia Debicke Van der Noot Figlia di re – Un matrimonio per l’Italia, AliRibelli Edizioni, romanzo che tratteggia con grande padronanza storica e dovizia di particolari la storia franco-italiana che va dal luglio del 1858 al gennaio del 1861. Sposa giovanissima di Napoleon Joseph Bonaparte, nipote di Napoleole I e cugino di Napoleone III, Clotilde è appena una ragazzina, ha solo 15 anni, quando viene data in sposa, per ragioni di Stato, al principe francese che non potrebbe essere più diverso da lei: ateo, lei invece è religiosissima, più anziano di lei, ha solo due anni meno di suo padre Re Vittorio Emanuele II, con un’ingombrante fama da libertino.

Matrimonio fortemente voluto dal Cavour, abile stratega e intessitore di alleanze, per rinsaldare i legami tra Francia e Regno di Sardegna, in vista dei trattati di Plombières che posero i presupposti per lo scoppio della seconda guerra di indipendenza italiana, ma non certamente da Clotilde che strappa abilmente la concessione di poter decidere o meno di dare il suo assenso alle nozze solo dopo averlo visto. L’incontro avviene nel gennaio del 1859 a Torino e inaspettatamente Clotilde si innamora del francese catturata dai modi straordinariamente affascinanti del principe, poco avvezzo a trattare con le giovinette che già da subito la tratta da donna e l’ammalia con il racconto dei suoi viaggi, con l’amore per i cavalli e i complimenti galanti.

L’interesse che il principe le aveva dimostrato, la gentilezza, i complimenti ricevuti avevano fatto agevolmente breccia nelle sue difese.
Era la prima volta che qualcuno la trattava da donna e la corteggiava.
Si sentiva pronta al gran passo. Ufficialmente si “piegava alla ragion di stato”. In realtà voleva farlo.

Le nozze subito dopo, con grande sfarzo e forse precipitosamente come teme Napoleone III. Ma sono un successo diplomatico di Cavour e sembrano fermamente volute da entrambi gli sposi.

L’ambasciatore britannico Lord Cowley riferì in patria: «… Il matrimonio del principe Napoleon con la principessa Clotilde di Savoia è il più gran risultato di Cavour!».
Gli austriaci invece sostennero che Maria Clotilde di Savoia era la prima vittima della guerra.

Napoleon forse certo non la ama, ma è orgoglioso di poter sposare la figlia di un Re e godere dei vantaggi tra cui la cessione di Nizza e Savoia alla Francia in cambio dell’appoggio militare al Piemonte in caso di attacco. E arriverà ad ammirararla e rispettarla anche per le sue straordinarie doti di carattere, dandogli ben tre figli. La Debicke tratteggia, oltre alle vicende private e sentimentali dei personaggi, anche i cambiamenti politico sociali che coinvolsero la Francia, il Regno di Sardegna, la penisola italica tutta, e descrive, rivalutandone la figura, il personaggio di Napoleon Joseph meno vanesio e farfallone di quanto era stato dipinto ma anzi instacabile lavoratore e amico dei patrioti italiani di cui sostiene con passione la causa, offrendo pubblico sostegno ai Savoia per la conquista dell’Italia, anche nel lungo e tragico assedio di Gaeta.

Napoleon lavorava davvero. Con l’energia e i ritmi frenetici che lo distinguevano quando s’impegnava, mise a punto una serie di misure indispensabili per l’Algeria, che dovevano cambiare l’assetto legislativo e amministrativo del paese, si occupò del Senegal per contrastare la tratta dei neri nella regione, accordò il suo Patronato alla società creata da Lesseps per scavare il canale di Suez e provò a liberalizzare i mille laccioli burocratici che legavano alla patria la Reunion, l’isola francese a migliaia di miglia nel Pacifico.

Ma tornando a Clotilde sono soprattutto le sue doti di carattere, di buon garbo e di gentilezza che sapranno fare breccia nei cuori della corte francese e del marito che potrà confidare in lei come moglie devota e innamorata appoggiando le sue opere di beneficenza. Figlia di re – Un matrimonio per l’Italia è un romanzo storico straordinariamente emozionante che sa valorizzare una figura femminile poco nota come fu quella di Maria Clotilde di Savoia, ma straordinaria e ricca di inattese sfaccettature.

Patrizia Debicke Van der Noot, è scrittrice e critica letteraria. Tra i suoi libri: “L’oro dei Medici “(TEA, 2009); “L’uomo dagli occhi glauchi” (Corbaccio, 2010); “La Sentinella del Papa” (Todaro, 2013); “La congiura di San Domenico” (Todaro, 2016); “La gemma del cardinale” (TEA, 2017); “L’eredità medicea” (Parallelo45 Edizioni, 2015; TEA, 2022); “L’enigma del fante di cuori” (Delos Digital, 2020), “Il Menestrello di Notre-Dame” (2021) a doppia firma con sua figlia Alessandra Ruspoli, e “Il segreto del calice fiammingo” (AliRibelli, 2022).
È relatrice di conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, l’Università del Lussemburgo e per circoli letterari. Ha coordinato e condotto la decima e la dodicesima edizione del Festival del Giallo di Pistoia. www.patriziadebicke.com.

:: Santa Veronica Giuliani. Visioni e rivelazioni di Vincenzo Speziale (Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

4 Maggio 2024

“Mio Dio, eccomi pronta a qualsiasi pena, purché si convertano a Voi tutti quelli che vi offendono. Mio Dio, Vi chiedo anime: queste vostre piaghe siano voci per me e dite con me medesima: o anime redente col sangue di Gesù, venite a queste fonti di amore. Io vi chiamo, e queste sante piaghe fan voce per me; però venite tutte”.

Orsola Giuliani nacque in un piccolo borgo della provincia di Pesaro-Urbino, Mercatello sul Metauro, 1361 anime, luogo di quiete, pascetudine, ma anche aguzzi ficcamenti di tenebre, il paradiso sulla Terra è un abbaglio luciferino. La futura Santa, ultima di sette figlie, già all’età di tre anni comincia ad avere visioni di Gesù e Maria che dai quadri si animavano e gli sorridevano e lei ricambiava con queste espressioni: “Gesù bello! Gesù caro! Io ti voglio tanto bene!”.

Dopo molti anni, una volta mentre faceva orazione, le parve di vedere il Signore con un paio di scarpette in mano tutte d’oro, e le disse: Queste son le scarpe che tu mi desti da piccola. Il povero ero io. – E subito disparve.

Durante il processo di canonizzazione, venne dichiarato che questo povero era in abiti da pellegrino e che la seconda scarpetta che Orsola gli gettò dalla finestra, rimase sopra l’architrave della porta di casa, al ché il pellegrino si sollevò in aria e andò a prendersi la scarpetta.

Ben presto, inizia la battaglia, “Io ti ho eletto per grandi cose, ma ti converrà patire molto per mio amore”. Quest’ultima parola restò così impressa nella sua mente che le servì d’aiuto. Così ogni volta che le sopraggiunge qualche patimento, pensa: per chi si deve patire?

I tormenti di suor Veronica trovano sollievo solo quando va in chiesa, ma il diavolo doveva metterci sempre lo zampino, assieme ai suoi servitorelli.

La santa scrive nei Suoi diari: “Mentre facevo penitenze, parve che si scatenasse l’inferno tutto, sentii rumori, urli e stridi, fischi come di serpenti. Alla fine parvemi di sentire una confusione di voci, né potevo capire cosa dicessero. Solo ricordo che alla fine dissero: “Maledetta che sei! Te la faremo così scontare”. Già il tentatore non voleva che si pregasse per la conversione dei peccatori, ed io presi animo… e andavo ai piedi di Gesù Crocifisso e di cuore mi mettevo per mezzana fra Esso e i peccatori, e una volta con voce sensibile mi disse: ”Mia sposa, mi sono grate codeste tue carità che fai a quelli che stanno in disgrazia mia, perciò ti confermo per mezzana come tu brami”.

Questa missione di mezzana la prende così tanto che i demoni la temono, specie quando si mortifica per la conversione dei peccatori. Oltre alle imprecazioni e alle grida orrende, gli urlavano di smettere di pregare, ma lei chiaramente continuava e sempre con maggiore fervore, tanto che i demoni presi dalla rabbia, le massacrarono un piede.

Esprimeva il suo amore in mille modi e spesso, anche nelle notti gelide dell’inverno correva nell’orto a fare a penitenza, abbracciava il cipresso e poi si metteva a urlare:”O peccatori ostinati venite a Dio e di cuore pentitevi, perché Esso vi ama, ed invece di castigo vi darà il suo amore. Venite, venite, lasciate il peccato, tornate a Dio. Via! Non più vi offese di Dio, ma pentimento e amore. A Dio, a Dio!”.

Suor Veronica vuole somigliare al suo Sposo e Gesù gli dona la corona di spine:

“Mi si presentò il Signore tutto piagato e coronato di spine. Stavo tra questi sentimenti: il suo Amore infinito e la mia ingratitudine. Signore mio, dicevo, datemi questa corona perché le punture delle spine siano voci per me per dirvi quanto io desideri amarVi”.

Il Signore le disse: “Queste pene le sentirai finché avrai vita, quando più quando meno secondo che vorrò io”.

Morì il nove luglio 1727, fu beatificata nel 1804 da papa Pio VII e canonizzata nel 1839 da papa Gregorio XVI.

La storia di questa Santa è intessuta di miracoli, visioni del Paradiso, lotte contro il demonio, battaglie, naufragi, pericoli di finire nel precipizio della perdizione, ma anche fiducia nella Bontà Divina superiore ad ogni sforzo umano. “Parvemi di sentire di molti suoni e canti di paradiso; e sentivo che cantavano quel verso: Veni sponsa Christi; accipe coronam quam tibi Dominus praeparavit in aeternum.Tutti i santi e sante risposero:Amen. Il Signore si cavò l’anello dal suo costato: “Ti voglio fare questa grazia per mia sposa”. Così dicendo mi pose l’anello in dito, e di nuovo, cantavano tutti quell’antifona: Veni sponsa Christi.

“Io faccio voto e prometto a voi, o dolcissimo sposo, alla Beata Vergine, al Padre S. Francesco, alla Madre Santa Chiara, a tutti i santi e sante, di voler osservare, tutto il tempo della mia vita, la regola e vita delle povere suore di Santa Chiara, ed anco le regole datemi da voi, o mio Sposo, vivendo in obbedienza, senza proprio, ed in castità, osservando la clausura ordinata dalla costituzione dell’ordine”. Il Signore le rispose:Ed io ti dico:se tu ciò farai, ti prometto la vita eterna”. Non ricchezze, non potere, non carriera, ma qualcosa che trascende queste cose terrene. Santa Veronica aveva anche predetto che la sua agonia sarebbe durata 33 giorni, perché doveva sostenere tre purgatori per espiare l’umanità peccatrice ed impenitente. Nessuno riesce a procurarle un poco di sollievo nelle sofferenze e nei dolori, ed è questo il primo purgatorio, il secondo deve sostenerlo a causa delle continue vessazioni che il demonio le procura contro la fede, la speranza e le altre virtù cristiane. Il terzo purgatorio lo deve all’obbedienza cieca e senza riserve alla volontà di Dio. Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologica-sponsale: è l’esperienza di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con un amore sempre più coinvolto e appassionato. In lei, tutto è interpretato in chiave di amore, e questo le infonde una profonda serenità. Ogni cosa è vissuta in unione con Cristo, per amore suo, e con la gioia di poter dimostrare a Lui tutto l’amore di cui è capace una creatura. Il Cristo a cui la Santa è profondamente unita è quello sofferente della passione, morte e resurrezione; è Gesù nell’atto di offrirsi al Padre per salvarci. Da questa esperienza deriva anche l’amore intenso e sofferente per la Chiesa, nella duplice forma della preghiera e dell’offerta. La Santa vive in quest’ottica: prega, soffre, cerca la “povertà santa”, come “esproprio”, perdita di sé, proprio per essere come Cristo, che ha donato tutto se stesso. Il suo cuore si dilata, vivendo con ansia il desiderio della salvezza di “tutto l’universo mondo”. Veronica grida: “O peccatori, o peccatrici… tutti e tutte venite al cuore di Gesù; venite alla lavanda del suo preziosissimo sangue… Egli vi aspetta con le braccia aperte per abbracciarvi”. Animata da un’ardente carità, dona alle sorelle del monastero attenzione, comprensione, perdono; offre le sue preghiere e i suoi sacrifici per il Papa, il suo vescovo, i sacerdoti e per tutte le persone bisognose, comprese le anime del purgatorio. Riassume la sua missione contemplativa in queste parole:”Noi non possiamo andare predicando per il mondo a convertire anime, ma siamo obbligate a pregare di continuo per tutte quelle anime che stanno in offesa di Dio… particolarmente con le nostre sofferenze, cioè con un principio di vita crocifissa. Per lei, il soffrire con gioia è la chiave dell’amore. Le ultime parole della Santa possono considerarsi la sintesi della sua appassionata esperienza mistica: “Ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato vedere!”. Oggi più che mai, questa umile Santa ci insegna come trovare la felicità anche su questa terra e ci suggerisce: “Abbandonandosi in tutto e per tutto, al solo divino volere, si partecipa un Paradiso in terra; perché stando l’anima nostra, in tutto, unita alla divina volontà, ella diventa una cosa sola con Dio che si comunica alla medesima anima, e le dà tutti i contenti, perché tutti i contenti si restringono tutti tutti, in questo solo volere di Dio. Ed ha tale efficacia questa divina volontà, che qualsiasi pena e tormento che ci avvenga, tutto ce lo fa apparire felicità e godimento. Trasforma il medesimo patire in gioia e contenti, perché un solo contento ci contenta in tutto: e questo altro non è che fare la volontà di Dio. Oh! Se mi fosse concesso di andare per tutto il mondo e poter far capire alle creature tutto questo gran bene affinché tutte si unissero a questa sola divina volontà! Credetemi che la stessa terra diverrebbe un Paradiso di viventi”. La Provvidenza divina ci sta additando questa Santa perché ci insegni la dottrina della Croce, che è dottrina di “espiazione”, di “penitenza”, di “sofferenza” per la salvezza delle anime.

Tutte queste cose da molti anni a questa parte non si sentono più nelle omelie, non si sente più parlare di peccato, di inferno e neppure di giustizia divina, ma solo di misericordia a basso costo, ma la cosa più grave è che non si hanno più quelle risposte che spiegano la morte e il dolore e dalla Chiesa vi è un esodo non indifferente. Stiamo perdendo, noi cattolici, noi battezzati, la fede, ma Santa Veronica viene in aiuto e ci dona tutte le risposte e le verità di fede che troviamo nei suoi scritti, solo la rugiada che ci serve per trovare nuova linfa al nostro modo di essere cristiani autentici.

:: Trudy di Massimo Carlotto (Einaudi 2024) a cura di Patrizia Debicke

1 Maggio 2024

Un thriller avvincente che mischia i destini di un ex commissario di sicurezza Giandomenico Farina, approdato ai vertici di un’agenzia di security, e di una giovane donna di provincia, Ludovica Baroni, il cui marito ricco e famoso commercialista, da un giorno all’altro è misteriosamente scomparso. Due persone che appartengono a mondi lontani e che si ritroveranno proiettati al centro di strani giochi di potere. Giochi nei quali ciascuno muoverà le sue fishes, mentre la posta sul tavolo continua a crescere pericolosamente. Tra i due, il più intrigante appare Farina, passato dal 2008 al privato dopo la proposta di insabbiare e chiudere in fretta una fastidiosa indagine (che contemplava la morte due agenti di polizia, una prostituta e di tale Molteni, un probabile serial killer ed ex sottufficiale dei paracadutisti della Folgore). Trasferito a Milano da quindici anni Farina è diventato Il Dottore, detto dai soci il Grigio per la sua estrema sobrietà nel vestire, assurto ai vertici dell’agenzia privata milanese Nsg in grado di offrire ogni genere di servizi di sicurezza con personale altamente specializzato: ovverosia di gente con un passato spesso nei corpi scelti dell’esercito o nelle forze dell’ordine. Costose prestazioni dunque quali scorte ovunque a vip e nelle aree di crisi (contractor in zone di guerra), discreto controllo di figli di gente influente, protezione di immobili, centri commerciali e attività produttive. E poi garantire indagini, intelligence, analisi dei rischi, destreggiarsi nel campo reputazione della gente, con raccolta di informazioni e addirittura intelligence, servendosi di intercettazioni, pedinamenti, ecc. ecc. Un mondo fitto di impalpabili personaggi, dove non è possibile fidarsi completamente di qualcuno.
Apparentemente molto meno interessante, ma mai dire mai, Ludovica Molteni abbandonata una bella mattina mentre dormiva nel suo letto della casa familiare, una bella villetta di Merate, dalla quale mancano solo alcune valigie ed effetti personali di Federico Riva suo marito. Che secondo la dichiarazioni da lei rese alla polizia , se ne sarebbe andato con un’altra donna , un’amante. Una della tante, lei l’aveva scoperto passato un po’ di tempo dopo il matrimonio, che non nascondeva di collezionare. Ludovica aveva ingoiato il rospo, era solo una ex graziosa commessa, sposarsi con un professionista arrivato le aveva cambiato completamente la vita, garantendole tranquillità economica e benessere, ed era rimasta pur pretendendo di avere almeno un figlio. Ma quel figlio non era arrivato…
Epperò né la polizia né la moglie sembrano troppo vogliosi di cercare Riva. Lei Ludovica addirittura, dopo avere aspettato con pazienza per qualche giorno, si è trasferita da sola in vacanza in Romagna, a Cesenatico.
Strana faccenda perché invece c’è chi, nella fattispecie un senatore di destra ben ammanigliato al Nord, dove il suo partito ha consolidato consensi e interessi economici non sempre legali, è pronto a pagare e bene pur di scoprire dove sia finito il Riva , o meglio addirittura ingaggiare la Nsg di Gianantonio Farina e i suoi uomini. Insomma pare che il commercialista Riva avesse le mani in pasta dappertutto e reggesse le fila di roba che scottava parecchio. Per non saper né leggere né scrivere anche stavolta Farina si fa preparare un dossier riservato sulla persona a cui gli affida l’incarico, non si sa mai. O forse perché sa sempre che non ci si può mai fidare di qualcuno e in futuro tutto può servire.
Stavolta comunque, vista la situazione e le richieste avute, al “Grigio” non resta che dare il via a un’indagine sotto copertura e, per non lasciare niente di incompiuto, mettere sotto stretta sorveglianza Ludovica, la moglie del commercialista, facendola intercettare e spiare, ora dopo ora giorno e notte. Sperando che prima o dopo li porti dal marito o da chi per lui.
Il tutto non senza averle affibbiato il ridicolo nome in codice Trudy che rimanda alla disneyana sposa di Gambadilegno. Quindi tutto dovrebbe essere sotto controllo. O invece… lei ha un altro piano. Chi può dire?
Altri attori arricchiscono la trama: Alex, capatosta ex buttafuori, poco affidabile e sempre pronto ad approfittare di ogni situazione per menare le mani; Duccio Baldi della Tosco Security, agenzia che fa parte della TSG e Serena Grandi, moglie di un sindacalista picchiato quasi a morte. Insomma non è certo un’Italia da cartolina quella descritta in Trudy, ma un mondo molto realistico in cui chi disturba deve essere eliminato o messo a tacere. Niente e nessuno mira a un bene comune. Tutto e tutti mirano invece solo a uno scopo, l’unico parrebbe e cioè il mero interesse personale.
Con la sua solita scrittura sobria e pulita, Massimo Carlotto costruisce una storia complicata dalle mille teste e code che si dipana pian piano spaziando da Milano alla comunità cinese di Prato, dalla Brianza fino alla costa romagnola. In mezzo a tutto questo girano solo interessi, tanti interessi e poi soldi e voltafaccia. Le diverse volontà dei personaggi si incrociano, si mischiano e magari si scontrano causando nuovi problemi pronti a deragliare. Ma, come solo lui sa fare, Carlotto riesce a trattare i fatti con le pinze rendendoli più duttili e malleabili prima di riposizionarli abilmente prima della conclusione.
La sua speciale “criminalità”, non più confinata in un recinto separato, avvalendosi di un maledetto patto tra le diverse parti contraenti che consente loro di rappresentarsi nel mondo dei “buoni”. Un patto avvallato non più solo dal piombo e dai soldi, ma anche e soprattutto dalle informazioni e dalla loro miracolosa capacità di mettere chiunque sotto ricatto. Niente killer, mafia, né esponenti della criminalità organizzata calpestano l’ampio terreno di gioco in cui si svolge Trudy: tutti o quasi gli attori della storia si presentano ammantati da una quasi banale normalità, pronti solo ad apparire migliori, desiderosi di far trionfare il bene, ma sempre disposti a superare ogni limite, pur di difendere i propri interessi.

Massimo Carlotto è nato a Padova, dove vive. È considerato uno dei migliori scrittori di noir e hard boiled a livello internazionale. I suoi romanzi sono tradotti nelle principali lingue. Per Einaudi ha pubblicato, con Francesco Abate, il bestseller Mi fido di te (2007 e 2015), Respiro corto (2012), Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo, 2013), con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo «Le Vendicatrici» (Ksenia, Eva, Sara e Luz; la serie è stata ripubblicata nei Super ET nel 2014) e Trudy (2024).

:: Mi manca il Novecento: libri, scrittori e altre divagazioni di Nicola Vacca (Galaad Edizioni 2024) a cura di Giulietta Iannone

26 aprile 2024

Da gennaio 2018 prese il via sul blog letterario “Liberi di scrivere” una nuova rubrica dal titolo provocatoriamente evocativo: Mi manca il Novecento. Curata dal poeta e critico Nicola Vacca, ripercorre il secolo letterario appena trascorso e ci presenta voci e luci del Novecento, libri e autori troppo spesso ingiustamente dimenticati o proprio banditi da editori, critici, studiosi e lettori superficiali. L’idea era infatti di alternare libri di quel grande e irripetibile periodo a profili di scrittori tra i più significativi con un taglio moderno, essenziale che andava al cuore della loro poetica. Un modo per ricordare la grande letteratura e diffonderla tra i giovani e gli adulti che hanno ancora voglia di conoscere e apprezzare la bellezza, come inviti alla lettura ma non solo per mero spirito di divulgazione. Ora Mi manca il Novecento è finalmente un libro vero e proprio grazie all’editore Galaad Edizioni. La domanda che sottende è naturalmente: il Novecento ha ancora da dirci qualcosa? La risposta è un sonoro sì, anzi ritornare alle radici del Novecento è quanto mai vitale in un mondo letterario contemporaneo troppe volte autoreferenziale che ha ben poco da dire di veramente nuovo. Rileggere Tabucchi, Ennio Flaiaino, Albert Camus, Emil Cioran, Pasolini, Moravia, Buzzati, Celine e molti altri è un viaggio nel nostro recente passato sì, ma soprattutto è un viaggio dentro la grande letteratura del secolo breve, dal titolo di un celebre saggio dello storico Eric Hobsbawm pubblicato nel 1994, che divenne un modo per indicare il XX secolo. Un secolo che racchiuse ben due guerre mondiali e la caduta del Muro di Berlino, e nello stesso tempo diede i natali a grandi uomini che fecero della letteratura il loro grimaldello contro la barbarie e la dissoluzione delle coscienze. Che molti abbiano troppa fretta di chiudere i legami con il Novecento è evidente da molti atteggiamenti e da vera e propria ignoranza. Riscoprire il Novecento ha il pregio di dissipare le nebbie di questo grumo nero che oscura le nostre coscienze e ci riporta a scoprire che noi siamo figli e nipoti di quegli uomini, che non è possibile interrompere il ciclo di continuità. Nicola Vacca con il suo solito arguto acume e la sua penna pungente ci accompagna in questo viaggio che acquista coerenza e omogeneità, e tocca corde del profondo di ognuno di noi, corde nascoste che è bene tornino in superficie. Da leggere.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È  scrittore, opinionista, critico letterario,  collabora alle pagine culturali  di quotidiani e riviste. Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Dirige la riviata blog Zona di disagio. Ha  pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004),  Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007)  Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza  degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010),  Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto  ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017), Lettere a Cioran (Galaad edizioni 2017), Tutti i nomi di un padre (L’ArgoLibro editore 2019), Non dare la corda ai giocattoli (Marco Saya edizioni 2019), Arrivano parole dal jazz (Oltre edizioni 2020).

Source: libro inviato dall’editore.

:: L’onda nera di Davide Pappalardo (Pendragon 2024) a cura di Paola Rambaldi

24 aprile 2024

Davide Pappalardo, prima de L’onda nera, ha scritto tre romanzi : Buonasera signorina, Che fine ha fatto Sandra Poggi? e Il verso dell’assiolo, curato antologie e pubblicato molti racconti vincendo numerosi premi.

“Qualche tempo dopo, pur ancora distratto dai pensieri sul sex appeal di Maria, impiego la mattinata a leggere i giornali. Da qualche giorno si moltiplicano gli interventi sul Ratto della Venere, come è stata definita dai giornalisti la ruberia della vecchia statua. Si parla ogni dì dell’alto valore dell’opera. Ho persino l’impressione che la quotazione aumenti quasi di ora in ora. Non sanno che cosa scrivere questi scribacchini. In coda a un articolo pesco il nome del professor Colonna, il tipo spavaldo che sono andato a trovare qualche giorno fa. Il massimo esperto di archeologia della zona, già titolare di cattedre, qualifiche ed encomi, è convinto che si tratti di una perdita di valore incommensurabile: “Non si può dire a quanto ammonti, ma è come se Roma avesse perso il Colosseo”. Addirittura!

Libero Russo ha sempre fatto l’investigatore e anche oggi, a un passo dalla pensione, è la cosa che gli riesce meglio. Nonostante la cirrosi epatica e mille malanni che lo spingono a poltrire nell’appartamento di Bologna, stavolta si fa convincere dai pronipoti Emma e Nabucco a raggiungerli ad Acireale dove è appena stata rubata la statua della Venere dell’Etna dal museo. Gli allarmi non hanno funzionato e Nabucco, che ha involontariamente assistito al furto, imbambolato com’era dalla luce blu dell’elicottero che ha sollevato la scultura dal tetto del museo, si sente colpevole per non aver allertato prontamente le forze dell’ordine.

La preziosa statua scoperta nell’area archeologica di Santa Venera al Pozzo è estremamente cara ai concittadini, le indagini procedono con lentezza, e per ritrovarla c’è assolutamente bisogno del fiuto di Libero Russo. L’accoglienza sul posto non è delle migliori ma i pronipoti si offrono di fargli da guida. Libero parte dai bar in cerca informazioni, mentre in piazza i cittadini, guidati da un certo Mustazzi della cosca dei Trunzi, manifestano incolpando i clandestini del furto e chiedendo l’intervento l’esercito. Da sempre d’abitudine incolpano i migranti di tutte le loro disgrazie.

Ma la complicata indagine si avvarrà presto di aiuti inaspettati come quello dell’affascinante ex preside Maria, una donna arguta che si esprime come Franca Leosini, dell’esperta archeologa Nina, di Biagio Mamma Mia sfegatato fan degli Abba, del rider Paolo e di altri curiosi personaggi. Naturalmente si faranno valere anche i nipoti Nabucco ed Emma esperta di Krav Maga, il famoso sistema di difesa israeliana che comprende mosse di boxe, wrestling, aikido, judo, karate, kung-fu e combattimento da strada senza regole. Anche se a vincere su tutto saranno sempre le Marlowiane battute di Libero Russo e le descrizioni dei suoi punti di vista.

Riusciranno i nostri eroi a recuperare la famosa statua che i giornali definiscono ormai preziosissima?

Un detective che ricorda Marlowe per un romanzo grottesco denso di humour nero e personaggi tra le righe che si muovono nelle splendide location siciliane che abbiamo imparato ad amare negli sceneggiati di Camilleri. Cinico e ironico, un antieroe che combatte razzismo e pregiudizio e che conquista subito la simpatia del lettore.

Incuriosita dalla statua, cercando su Google ho trovato l’omonima elezione annuale di Miss Venere dell’Etna un concorso per ragazze dai 14 ai 29 anni che valuta bellezza esteriore e anima delle concorrenti. Kermesse nata nel 2016 che include anche ragazze basse e formose, perché tutte hanno diritto di vivere la propria femminilità, che culmina in agosto nella Piazza del Duomo di Acireale e che ha per patron un signore che si chiama Russo come il nostro investigatore.

In attesa della prossima avventura di Libero Russo, buona lettura!

Davide Pappalardo è nato nel 1976 alle pendici dell’Etna e oggi vive e lavora a Bologna. Al suo attivo ha quattro romanzi e diversi racconti. Con Buonasera signorina (Eclissi, 2016) ha vinto il premio Nero Digitale al Garfagnana in Giallo. Con Che fine ha fatto Sandra Poggi? (Pendragon, 2019) ha vinto il Booktrailer Premium al Festival delle Arti di Cartoceto (finalista anche al Trailers FilmFest a Milano) ed è stato tra i cinque finalisti del premio Giallo Indipendente. Nel 2022 è stato uno dei tre curatori di Pirati e gregari (Augh!), antologia dedicata al ciclismo. Un suo racconto in edizione ebook, Doppio inganno (Todaro, 2017), nel 2021 è diventato un audiolibro. Per Pendragon ha pubblicato anche Il verso dell’assiolo (2022) e L’onda nera (2024).

:: Per un’ora d’amore di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2024) a cura di Patrizia Debicke

22 aprile 2024

Indagare e scrivere andando a fondo all’intima essenza di tante periferie. Al là dei confini di Bene e Male. Questo è ciò che ha sempre fatto e continua a fare Piergiorgio Pulixi, scrittore sardo, senza mai tirarsi indietro, pronto a descriverle in tutti i possibili particolari. Periferie che possono essere povere, disgraziate ma troppo spesso diventano articolate, ambigue e insondabili. Come insondabili, oscuri o a conti fatti dei noir, sono i suoi romanzi, sempre pronti a sondare le più sporche e recondite fantasie umane e i tanti problemi connessi alla società.
E optando per una scelta precisa, stavolta con quasi per unico scenario Milano città inquieta rabbiosa e indifferente, imprigionata dal cattivo tempo , prima causa ed effetto e poi collante di questo suo noir denso di umanità, emozione e delicatezza, Pulixi crea la sua nuova storia che scaturisce da un dramma famigliare. Una storia che finirà persino con ripercuotersi al di là della ben affiatata squadra del vice questore Strega una squadra ormai talmente integrata da sembrare quasi una famiglia, con le vite dei singoli membri della sua squadra, Strega in primis e poi, Bepi Pavan, Eva Croce, Clara Pontecorvo e Mara Rais. Una brutta storia talmente intricata da risvegliare i tanti fantasmi che loro forse speravano dimenticati . E andando persino oltre, costringendoli a confrontarsi in contorte dinamiche e oscuri percorsi paralleli. Con talvolta come imprevedibile bersaglio lui, Strega, come sempre in bilico e prigioniero del suo trauma psicologico, che è tornato reduce da due mesi di lontananza a bordo di un’Ong per salvare migranti in mare.
L’omicidio di Maria Donata Seu, trovata a casa sua con addosso uno splendido abito da sposa fatto indossare a forza, ma che non le apparteneva, troppo largo per lei … Un bambino di due anni rimasto orfano che costringe Italo, il nonno sardo e unico parente della Seu, vignaiolo oggi quasi ottantenne e malandato in salute ad affidare ad amici casa e podere e correre sul continente . Il mondo tranquillo di un vecchio che si stravolge. Un assurdo e brutale delitto che lo ha costretto a lasciare la sua vita in Sardegna per trasferirsi a Milano, e là trovare il modo di prendersi cura del nipotino, con la speranza di riuscire a trovare la verità. Di sperare che la polizia sia in grado di scoprire l’identità e arrestare l’assassino delle figlia.
Il legame tra un padre vedovo e una figlia unica è molto particolare, qualcosa di sacro e imprescindibile. Anche se Maria Donata era partita per Milano ormai da anni infatti , aveva promesso di trovare sempre modo e tempo per ritornare. Ma prima il lavoro e poi si era lasciata avvincere da quel legame con un uomo, un legame che si era rivelato marcio e pericoloso anche se tuttavia aveva lasciato dietro di sé qualcosa di buono, di prezioso, Filippo “Pippo” un bambino di due anni. I rapporti tra loro erano diventati devastanti tanto che Maria Donata negli ultimi tempi aveva ottenuta la piena tutela del figlio unita all’allontanamento forzoso dell’uomo, per minacce nei suoi confronti e addirittura botte davanti agli occhi di Pippo. Era stato su di lui, il bruto mascalzone, la prima persona sulla quale dopo l’omicidio la polizia aveva indagato , ma ohimè il suo alibi per l’ora del delitto era inoppugnabile. Ragion per cui dopo otto mesi di indagini a vuoto, il caso rischiava di essere archiviato. Ormai Italo Seu aveva un’unica speranza: riuscire ad avvicinare il criminologo Vito Strega, suscitare il suo interesse e ottenere il suo aiuto.
Ci riuscirà per l’interessamento di Bepi Pavan “inquilino” nella stanza del vice questore in sua assenza che, dopo essere stato cacciato di casa per eccesso di peso dalla moglie, terrorizzato, da le parole di una brava psicologa ha finalmente intrapreso la strada di una vera dieta. E stavolta sarà proprio Bepi Pavan a trovarsi al centro della storia, costretto prima a far decollare una nuova inchiesta e poi gestire la scena.
Insomma mentre Vito Strega e le tre donne della squadra, Eva, Clara e Mara saranno impegnati a indagare per chiarire alcuni fatti probabilmente collegati, l’ispettore Bepi Pavan, personaggio finora valutato soprattutto per il suo lato umoristico, diventerà il più operativo e vitale per lo svolgimento della trama. Sapremo già tuttavia fin dai primi riscontri, come la squadra sospetti che la morte di Maria Donata Seu possa essere collegata a una misteriosa serie di femminicidi. Strani e che si susseguono minacciosamente in città, con la polizia che pare impelagata solo in inutili cacce a misteriosi e introvabili assassini. Qual è l’oscuro disegno criminale che pare voler far sì che nessuna donna possa più sentirsi o addirittura essere al sicuro? Possibile che in qualche modo tutte questi delitti siano collegabili? Insomma un diabolico serial killer sarebbe entrato in gioco? In un torbido e misterioso incastro di morte? E la squadra di Strega sarà in grado di sbrogliare anche stavolta questa complessa e intricata matassa di omicidi ?
Molto forte è il vero tema accusatorio da mettere in conto a Milano ovverosia il duro impatto affrontato da Italo Seu un uomo anziano costretto a trasferirsi in un ambiente che percepisce diverso, a lui lontano, ostile, per occuparsi del nipotino . Considerando poi che l’uomo ritiene suo dovere scoprire chi ha ucciso sua figlia. Tutto questo perché sa che quando il bambino crescerà e farà domande, non potrà trincerarsi dietro una menzogna e dovrà invece spiegargli cosa sia veramente successo. Un uomo Seu visceralmente legato alla Sardegna , la sua terra, alle sue radici, e alle sane e antiche tradizioni campagnole , costretto per forza a catapultarsi in una città dove percepisce tutto ostile: il clima, la gente, l’ambiente. In una metropoli, che dietro la sua falsa facciata di ricca città sempre in movimento, scintillante e moderna. cela anche il lato oscuro del cattivo rapporto con gli anziani. Un rapporto che non pare in grado di gestire. Come applaudire infatti una città che pare quasi voler dimenticare o peggio espellere un’intera generazione. In una mondo dove anno dopo anno gli anziani stanno diventando la maggioranza…

Piergiorgio Pulixi fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de fogu (Edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco, inserito nel trittico noir Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazzeo iniziata col noir Una brutta storia (Edizioni E/O 2012), miglior noir del 2012 per i blog Noir italiano e 50/50 Thriller e finalista al Premio Camaiore 2013, proseguita con La notte delle pantere (Edizioni E/O 2014), vincitore del Premio Glauco Felici 2015, e Per sempre (Edizioni E/O 2015). Nel 2014 per Rizzoli ha pubblicato anche il romanzo Padre Nostro e il thriller psicologico L’appuntamento (Edizioni E/O), miglior thriller 2014 per i lettori di 50/50 Thriller. Nel 2015 ha dato alle stampe Il Canto degli innocenti (Edizioni E/O) vincitore del Premio Franco Fedeli 2015, primo libro della serie thriller I canti del male. Altre pubblicazioni: Lo stupore della notte (Rizzoli, 2018), L’isola delle anime (Rizzoli, 2019), Per mia colpa (Mondadori, 2021) e Stella di mare (Rizzoli, 2023).

:: Città in rovine di Don Winslow (HarperCollins 2024) a cura di Valerio Calzolaio

22 aprile 2024

Las Vegas, Nevada. Giugno 1997 – fine 1998. Danny Ryan, cuore tenero e spalle larghe, un metro e ottantatre, capelli castani ribelli verso il rossiccio, ormai è quasi quarantenne. Abbiamo già seguito le sue vicende tumultuose, prima fra l’agosto 1986 e il Natale 1988, poi dalla fine del 1988 all’aprile 1991, sopravvissuto a stento. Lo ritroviamo socio multimilionario e responsabile di fatto di due hotel sulla Strip di Las Vegas, una villa in città e uno chalet nello Utah, però scontento, vuole di più, gli piace progettare e intende mantenere lontani da sé e da tutti i ricordi del proprio passato, continuando a non rimescolarsi con le mafie attive. Duramente ferito dalla perdita dei due grandi amori della vita, morti giovani la moglie Terri (per malattia) e l’attrice Diane (suicida), ora frequenta con reciproco piacere in una stabile relazione, segreta per reciproca scelta, la bella introversa psicologa ebrea Eden Landau, capelli neri, labbra piene, occhi luminosi, divertente spiritosa affascinante, appagata dai tanti studenti e pazienti, gran lettrice a sua differenza. Il figlio Ian ha dieci anni, sta spesso con la potente regale nonna Madeleine McKay, riceve per la gran festa di compleanno una mountain bike e la promessa di una settimana intera fuori casa, solo con il padre, in macchina, in bicicletta e a piedi, in campeggio mangiando cibi spazzatura in ristoranti e fast food. Danny si destreggia fra i due partiti statunitensi con regalie e mediazioni, pur di non essere indagato e di poter comprare nuovi alberghi da ristrutturare per costruire sogni. La concorrenza e la lotta si fanno più aspre, molti reclamano colpi duri e bassi oltre che di fioretto; ricompaiono antichi complici criminali, sodali mafiosi e potenti Dea-Fbi; vengono richiamate squadre e assoldati killer; molto si frantuma, la vita si fa rischiosa per tutti, gli omicidi risorgono a grappoli; i processi e le storie del New England e della California non sono mai finite, dai sogni restano rovine. Forse. Lo scopriremo in una coda del 2023.

Terzo magnifico atto della trilogia in due anni (tutta scritta col medesimo elegante incedere, ora quieto ora adrenalinico) dell’eccelso scrittore americano Don Winslow (New York, 1953) che all’uscita del primo repentinamente annunciò (e sempre confermato) il successivo ritiro dalle scene letterarie. Il libro è disponibile in contemporanea in decine di paesi, subito avanti nelle classifiche, a primavera 2024 Winslow sta gioendo per il notevole successo di critica e di pubblico in un ultimo giro di presentazioni per Usa ed Europa (anche Italia), mentre si sfinisce dedicandosi giustamente a tempo pieno a impedire la possibile rielezione di Trump nel 2024. Gli e ci appare sempre più urgente e difficile. Come spesso in precedenza, la narrazione è in terza varia al presente, anche qui vi sono tre parti (“La festa di compleanno di Ian” fino all’acquisto del cruciale albergo Lavinia; “I poteri dell’inferno”, dalla vendetta escogitata dalla vicedirettrice FBI all’accidentale morte del figlio del rivale; “Le regole della giustizia” sui tanti mesi delle guerre giudiziarie, finanziarie e materiali); le prime due con esergo tratto dall’Eneide di Virgilio, mentre nella terza parte ci sono Le Eumenidi di Eschilo (anche queste terze della finale trilogia), decisamente noir; l’epilogo è ancora con Virgilio (contemporaneo e a Casa); ognuna con vari capitoli (in tutto centodue, molti brevissimi) e ficcanti dialoghi, che ricostruiscono quanto trascorso dai vari punti di vista e seguono in diretta i tanti personaggi su molteplici scene e fronti. Volutamente, niente di esatto storicamente, tutto plausibile venticinque anni fa, minuziosamente basato sulla classica antichissima epopea di Enea. Di continuo l’autore dispensa efficaci misurati coinvolgenti inserti biografici, funzionali alla storia (Stavros è diabetico), in particolare anche qui su personalità cruciali nel dipanarsi degli eventi, spesso donne. Eden sa che Danny è innamorato del proprio dolore, attaccato al romanticismo delle sue tragedie; sono la sua definizione di sé, che se ne renda conto o meno; non si libererà mai della sua tristezza, non saprebbe cosa fare. Non è il solo. Vino rosso, birra o whisky, dipende. Per riflettere il notturno di Chopin; non per Danny affascinato dal più grande poeta americano contemporaneo, il boss Bruce Springsteen. Su Winslow ho scritto saggi (fra l’altro sul magazine scientifico patavino: https://ilbolive.unipd.it/it/news/don-winslow-alta-letteratura-politica-quotidiana-1, https://ilbolive.unipd.it/it/news/don-winslow-alta-letteratura-crime-politica), intanto il terzo non è meno capolavoro del primo e del secondo, pur ormai con qualche ripetizione di stile. Imprescindibile, da leggere. Finirà presto sugli schermi.

Don Winslow. Ex investigatore privato, esperto di antiterrorismo e consulente giuridico, è l’autore di ventidue romanzi che sono diventati bestseller mondiali vincendo innumerevoli premi. Tra le sue opere spiccano Corruzione, Il cartello, Il potere del cane, L’inverno di Frankie Machine e Le belve, da cui il premio Oscar Oliver Stone ha tratto l’omonimo film. Dalla trilogia con protagonista Art Keller (Il potere del cane, Il cartello e Il confine) sarà tratta un’importante serie tv, mentre il bestseller Corruzione sarà adattato per il grande schermo da 20th Century Studios. Vive tra la California e il Rhode Island. Con HarperCollins ha pubblicato Broken, La lingua del fuoco e Morte e vita di Bobby Z.

:: La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora di Ben Pastor (Sellerio 2023) a cura di Giulietta Iannone

22 aprile 2024

In attesa del prossimo romanzo di Ben Pastor con protagonista Martin Bora1, tormentato ufficiale della Wehrmacht sotto Hitler, esce sempre per Sellerio una nuova raccolta di racconti lunghi, dopo La morte, il Diavolo e Martin Bora (Tre fratelli, La finestra sui tetti, Bocca di inferno ricompariranno anche nel nuovo libro), dal titolo “La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora“, otto bellissimi racconti, che vanno dal 1941 al 1944, divisi in due parti: la prima ambientata sul fronte orientale (Tre fratelli, La finestra sui tetti, Il giaciglio di acciaio e Onegin); la seconda ambientata sul fronte italiano (Il sangue dei santo, Nodo d’amore, Non si sentivano i treni e Bocca di inferno). Alcuni racconti sono già apparsi tempo fa su antologie italiane e straniere, altri sono totalmente inediti, ma tutti quanti sono stati rivisti, aggiornati e abbondantemente ampliati come ci ha segnalato l’autrice. Di carattere più intimista rispetto ai romanzi, i racconti si riservano il privilegio di evidenziare aspetti del carattere di Bora più romantici e melanconici, pur conservando il suo spirito investigativo teso a una ricerca disperata della verità, quasi metafisica. Bora non si arrende e tra i milioni di assassinati dalla guerra cerca i colpevoli di piccoli delitti, se vogliamo anche banali, per giustificare il suo essere ancora umano in un mondo di barbarie. E’ sempre un piacere leggere i libri di Ben Pastor, per la sua scrittura ricca e compositamente elegante, per metterli da parte e poi rileggerli in futuro. Si sa il tempo cronologico non è una cosa che interessa all’autrice e questo le permette di tornare sui suoi passi e approfondire aspetti del carattere di Bora che erano parsi nei romanzi sotto traccia. Se nei romanzi l’investigazione ha il privilegio di attirare l’attenzione del lettore, in questi racconti è il mutevole stato d’animo di Bora sotto i riflettori, un uomo del suo tempo, con lampi di eterno che squarciano le tenebre e i misteri dell’essere umano assoluto, vittima e allo stesso tempo carnefice di un gioco di cui non conosce appieno le regole. E più il tempo passa, più i morti si assommano ai morti, e più Bora si fa consapevole, e la sua autocoscienza rivela i tarli della corruzione che su di lui quasi per miracolo restano solo in superficie. Lui sente che la sconfitta è vicina, quasi una sconfitta del male assoluto sul bene, e si sente parte di questo periodo catartico della storia e ne cerca un senso. Un senso nel padre che denuncia il figlio, un senso nella morte di una strega-prostituta sotto i cieli dell’Ucraina. Più amari e disperati i racconti ambientati in Italia, anche se forse anche i più sentimentali, quando anche l’amore per Benedickta è ormai perduto e la disillusione è completa, con Bora sempre più consapevole dei propri limiti e delle proprie mancanze. Parlavo di ricerca della verità, verità che si riflette su se stesso, in ogni indagine più che un colpevole cerca verità su di sè, verità scomode e dolorose che non portano a una ricomposizione dell’ordine frantumato e perduto. Anzi al contrario pongono altri dubbi e altre sfide, perchè il mistero dell’animo umano è un mistero senza soluzione.

1Sì, mi confermano che è iniziata la stesura in inglese di un nuovo Bora (che non sarà l’ultimo). Titolo provvisorio: “Lo specchio del pellegrino“. L’azione si svolge ad Odessa nel 1941 e ha a che fare con l’omicidio di un giudice dell’ufficio crimini di guerra.

Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012, 2022), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017), La notte delle stelle cadenti (2018), La canzone del cavaliere (2019), La sinagoga degli zingari (2021), La Venere di Salò (2022), La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora.

:: Donne che chiedono giustizia di Luigi Guicciardi (Damster 2024) a cura di Patrizia Debicke

12 aprile 2024

4 giugno venerdi pomeriggio alle 18 una telefonata anonima annuncia un macabro ritrovamento e la sonnolenta quiete pomeridiana della città , viene sconvolta. Qualcuno ha segnalato la presenza del cadavere di una giovane donna in una casa abbandonata della periferia di Modena .
La casa, semidiroccata, si trova in fondo a una strada: via della Chiesa Santa Maria di Mugnano, ma un po’ oltre la chiesa.
Il commissario capo Cataldo, subito avvertito contemporaneamente al medico legale Salvatore Scarso detto Turi, si recherà in macchina sul posto accompagnato dall’ispettore De Pasquale da sempre sua valida spalla. Al suo arrivo troverà il medico legale e la scientifica già sul posto che stanno per mettersi al lavoro e fare i primi accertamenti.
La vittima, una giovane bionda, a prima occhiata si direbbe caduta a testa in giù da una finestra sul retro , dall’altezza di circa sette metri . È vestita piuttosto bene, con proprietà ma non porta gioielli e non ha documenti su di sé . La sua identità è un mistero, come finora appaiono un mistero i motivi che hanno causato la sua morte. Bisogna riuscire a capire cosa sia accaduto esattamente.
Si tratta di uno sfortunato incidente? O invece di un suicidio, anche se non è stato rinvenuto alcun biglietto d’addio o invece bisogna pensare al peggio, a un omicidio?
Delle relative indagini verrà incaricato il commissario capo Giovanni Cataldo poliziotto dal fiuto infallibile e dall’animo tormentato. Che si avvarrà anche stavolta della proficua collaborazione del fidato ispettore De Pasquale, con cui forma un duo inossidabile, già incontrato al suo fianco in altre importanti indagini. Ma Cataldo in fase di faticoso rodaggio, nei panni che gli vanno stretti di Davide contro Golia per, parrebbe, incompatibilità caratteriale col nuovo questore Antonietta Castellani Tarabini, donna inflessibile e ambiziosa, mastica amaro.
Ciò nondimeno, nonostante che il risicato consenso, la Castellani appena trasferita a Modena pare già pronta a metter dei bastoni tra le ruote alla sua squadra. Non perderà occasione infatti per intromettersi, trasformando la faccenda in una difficile inchiesta e, creando tensioni e ostacoli che non faranno altro che rallentare l’indagine. Ma il lavoro li attende per cui bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Identificata la vittima, dalla compagna di stanza e di lavoro, come Jelka Zolnir, una quasi ventenne cameriera slovena in Italia con regolare permesso di soggiorno , l’inchiesta (la ventiquattresima addirittura) di Cataldo si focalizzerà inevitabilmente sul ristorante di buon livello, Il golfo del Principe, dove la ragazza prestava servizio da cinque mesi e sulla cerchia degli abituali frequentatori. Ma Jelka era molto riservata, tanto che neppure la collega è in grado di dire molto su di lei. Sa solo che si vedeva con qualcuno, ma non l’ha mai incontrato e non ne conosce il nome.
Ma la spirale di sangue innestata dalla morte della giovanissima slovena non si ferma. Ben presto infatti la casa abbandonata alla periferia di Modena ospiterà un secondo barbaro delitto. E stavolta visto che la vittima è stata picchiata e strangolata, non possono sussistere dubbi. Si tratta di un omicidio e la morta un’altra giovane ragazza, è una figlia della Modena bene. Ma la faccenda si complicherà maggiormente e diventerà quasi un incubo con l’uccisione in modo sadico e feroce di una terza donna di una bellezza enigmatica, con Cataldo che deve barcamenarsi nel tentativo di individuare un qualche possibile trait-d’unione tra questi delitti con vittime tanto diverse. Un brutto puzzle, dove ogni tessera sembra messa là per confondere le acque. Tra depistaggi, segreti inconfessabili e colpi di scena, Cataldo e la sua squadra si caleranno in un’indagine che li condurrà persino nelle zone più buie dell’animo umano. Man mano che la sua inchiesta si allarga faticosamente senza riuscire a individuare un vero sbocco, Cataldo deve barcamenarsi con un variegato ventaglio di personaggi. Una brutta faccenda che lo coinvolge in un caso, complicato soprattutto da una serie di tensioni, incomprensioni e ostacoli che si sovrappongono maldestramente creando false illusioni. Tensioni che oltre a rallentare e fargli rischiare di smarrire il filo nella sua inchiesta, finiranno con collegarsi con il destino del commissario, addirittura coinvolgendolo pericolosamente di persona. Bisogna fare in fretta e soprattutto riconoscere le piste che confondono sovrapponendosi dolorosamente e raggiungere il burrascoso crescendo finale, per sbrogliare il caso e scoprire la sconvolgente e tristissima verità.
Ancora un’atmosfera densa di suspense per il commissario capo Cataldo che dovrà decifrare un’altra diversa realtà di una città che non si accontenta mai di fare da scenario e palcoscenico ma mira sempre a ritagliarsi un ruolo da coprotagonista. Un preciso ruolo nel mondo indigente dei quartieri popolari che ospitano un’umanità , spesso spinta da svariate motivazioni e nell’opulento, variegato e ambiguo mondo della Modena bene.

Luigi Guicciardi (Modena, 23 gennaio 1953) è uno scrittore e insegnante italiano, ex docente di lettere presso il liceo scientifico Alessandro Tassoni di Modena. Di lontane origini siciliane, ha creato il personaggio del commissario Cataldo, protagonista di una serie di romanzi polizieschi comprendente finora 24 opere.

:: Misterioso omicidio a Tokyo di Tetsuya Honda (Piemme 2024) a cura di Giulietta Iannone

11 aprile 2024

Se amate il poliziesco orientale, più nello specifico quello nipponico, con le sue atmosfere in bilico tra l’high tech più estrema e la tradizione, è uscito da poco, per Piemme, Misterioso omicidio a Tokyo di Tetsuya Honda. Seguito di Omicidio a Mizumoto Park, è il secondo romanzo di una serie, per ora di otto romanzi e due raccolte di racconti, con protagonista Reiko Himekawa una giovane donna poliziotto della sezione Omicidi di grandi capacità immersa in un mondo prettamente ancora maschile e maschilista. Reiko, troppo giovane e troppo bella per il ruolo che ricopre nel dipartimento della polizia metropolitana di Tokyo non deve quindi vedersela solo coi delinquenti ma anche coi colleghi che faticano, e non poco, ad attribuirle i meriti che le spettano. L’indagine parte dal ritrovamento di Kenichi Takaoka o meglio da ciò che resta di lui, una mano sul retro di un piccolo furgone bianco. Ma chi era in realtà Kenichi Takaoka? Un artigiano improvvisatosi imprenditore edile a capo della Takaoka Construction? O c’è sotto qualcosa? In una Tokyo ammorbarata dalla corruzione, in cui imprese apparentemente lecite hanno mille diramazioni o servono da paravento a imprese della delinquenza organizzata giapponese, la temibile e temuta Yakuza, la storia si dipana e la nostra giovane Reiko Himekawa si trova a indagare in un ginepraio di frodi, collusioni, minacce e delitti. Tetsuya Honda è un autore molto conosciuto in Giappone, relativamente giovane è del 1969, che ha creato questa serie di grande successo, con riduzioni televisive e cinematografiche, con una protagonista donna, forte e fragile nello stesso tempo, dall’indubbio fiuto da segugio. L’autorità è un tema molto dibattuto nella società giapponese, non solo nella polizia, in cui si fatica ancora a vedere una donna ai vertici se pensiamo solo che la stessa principessa Aiko per legge non potrà diventare imperatrice in quanto donna e Honda indaga su questo tema mentre crea le sue indagini verosimili e interessanti come ogni police procedural che si rispetti. Traduzione di Cristina Ingiardi.

Tetsuya Honda, classe 1969, è uno dei maggiori autori giapponesi, pluripremiato e con quasi cinque milioni di copie vendute solo in patria. I gialli della serie con protagonista la detective della Omicidi di Tokyo Reiko Himekawa sono tradotti in molti Paesi, e hanno ispirato diverse serie tv e film. Honda vive a Tokyo ed è membro dei Mystery Writers of Japan.

:: Il predatore di Marco Niro (Bottega Errante Edizioni 2024) a cura di Giulietta Iannone

9 aprile 2024

Da pochi mesi è uscito in libreria il romanzo d’esordio, come voce solista, di Marco Niro, fondatore assieme a Mattia Maistri del collettivo di scrittura Tersite Rossi, che ha all’attivo una ricca produzione letteraria composta da quattro romanzi e due raccolte di racconti. Il romanzo si intitola Il predatore ed è edito da Bottega Errante Edizioni. Definire il genere di questo romanzo è alquanto complicato, forse lo si può definire un noir con venature gialle e thriller, ma per altri versi non perde la connotazione di romanzo letterario sia per l’ottima e sensibile scrittura dell’autore che per i temi trattati, anche poeticamente (specie quando dà voce all’interiorità degli orsi e alle leggende popolari che li riguardano). Il tema centrale del romanzo verte sul rapporto tra l’uomo e la natura, o meglio indaga sulla difficile relazione tra l’uomo e gli animali selvatici, gli orsi in questo caso che popolano una foresta ancora sacra e misteriosa e che rappresentarono in passato una fonte di cibo per i cacciatori, e ora rappresentano una specie protetta e monitorata. Romanzo ambientalista dunque anche nella misura in cui rivela l’importanza di rispettare e valorizzare gli ecosistemi pericolosamente compromessi sia dai vistosi cambiamenti climatici, conseguenza diretta dell’avidità e sconsideratezza umana, ma anche dalla semplice ignoranza e dal pressapochismo con cui gli uomini considerano la natura, non come habitat comune con specie animali e vegetali, ma unicamente al loro egoistico servizio. Ambientato a Cimalta, isolato borgo di montagna, ci presenta i principali personaggi: don Ruggero, un prete ribelle alla ricerca della fede perduta, un medico che sogna di diventare primario e per questo trascura moglie e figlio, il sindaco per cui la carriera politica è tutto, e un commissario che sogna un caso importante che gli permetta finalmente di essere promosso a questore. Già nel prologo assistiamo all’aggressione di un orso a un turista che sconsideratamente si era avvicinato troppo per scattare una fotografia. Ma nel proseguo del romanzo accade un fatto ben più grave: alcuni ragazzi organizzano una gita sull’Ertissimo, la montagna che torreggia Cimalta e scompaiono. Il padre di uno di loro preoccupato li va a cercare e trova la tenda dove si erano accampati e i corpi dei ragazzi aggrediti apparentemente da un orso. Ma erano partiti in tre i corpi ritrovati nella tenda sono solo due. Il corpo del terzo ragazzo viene infatti ritrovato solo dopo mezzo chilometro da lì. Inizia così la caccia all’orso che ci porterà a indagare anche nell’animo dei protagonisti fino all’adrenalinico finale.

Marco Niro (1978), fondatore insieme a Mattia Maistri del collettivo di scrittura Tersite Rossi, è giornalista e scrittore. Laureato in Scienze della comunicazione, ha collaborato con varie testate giornalistiche e oggi si occupa di comunicazione ambientale. Ha all’attivo un saggio (Verità e informazione. Critica del giornalismo contemporaneo, Dedalo 2005), un libro per ragazzi (L’avventura di Energino, Erickson 2022) e, con Tersite Rossi, quattro romanzi (È già sera, tutto è finito, Pendragon 2010; Sinistri, e/o 2012; I Signori della Cenere, Pendragon 2016; Gleba, Pendragon 2019) e due raccolte di racconti (Chroma. Storie degeneri, Les Flâneurs 2022; Pornocidio, Mincione 2023). Il predatore (Bottega Errante 2024) è il suo romanzo d’esordio.