:: “Santa Geltrude La “Grande” di Helfta (Germania) – di Irene Corona, (Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

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La santa oggetto di questo opuscoletto è una delle più grandi mistiche del XIII secolo. Devota al Sacro Cuore di Gesù, il suo simbolo, di forza, coraggio e purezza è il giglio, mentre l’etimologia del nome significa “la vergine della lancia”. La storia di santa Gertrude o (Geltrude) la Grande (1256-1301), monaca tedesca in cui rifulse la grazia del Signore, è costellata di eventi soprannaturali, visioni, profezie, contemplazioni estatiche, dialoghi intensi con il figlio di Dio che le dettò i contenuti del suo libro più noto: le Rivelazioni. A questa santa, protettrice dei diabetici è legato anche un altro manuale fondamentale: gli Esercizi (compendio di preghiere e meditazioni per elevarsi nello spirito), indispensabili per ottenere sollievo dalle sofferenze spirituali e fisiche e per approfondire la dimensione della fede e perfezionarsi nella devozione. Gesù disse di lei: “Essa è per me una colomba senza fiele, perché come fiele detesta ogni peccato. E’ un giglio che mi compiaccio di portare in mano, perché è mia suprema delizia il trattenermi in un’anima pura e casta. E’ una rosa profumatissima, per la pazienza e la fedeltà che dimostra nel rendere grazie nelle cose avverse. E’ come un fiore di primavera in cui il mio sguardo si compiace di riposare perché vede in lei il desiderio e lo sforzo di tendere alla virtù e alla pienezza della perfezione. E’ un dolce tintinnìo che io sento risuonare intorno al mio capo, perché le sofferenze che essa sopporta sono come altrettante campanelle d’oro sospese al mio diadema, il cui suono diletta tutti gli abitanti del cielo”.

Votatesi completamente a Dio, sperimentò altissime forme di unione mistica anticipate da fenomeni straordinari come la ferita d’amore (la cosiddetta trasverberazione del cuore), lo scambio dei cuori e le stigmate interiori (o stigmate invisibili). Fu lei la prima in assoluto a tracciare una teologia della devozione al Sacro Cuore e ai suoi tempi, fra il 1200 e il 1300, era considerata già santa in vita. Fu canonizzata nel 1677.

Ma quali sono le notizie sulle sue origini? Quel che è certo è l’ingresso nel 1261 ancora giovanissima – ad appena 5 anni – nel monastero Cistercense di Helfta, in Germania, dove si segue la regola di San Benedetto. Le monache le fecero un piccolo abito monastico. Geltrude si distinse come migliore alunna e ad Helfta trascorrerà tutta la sua vita imparando –tra prove, tribolazioni e sofferenze – a dedicarsi esclusivamente a Gesù eletto a suo Sposo.

Il sapere era la sua passione, l’innalzamento culturale la sua finalità.  La futura Santa, fino all’età di 25 anni, si dedicò in maniera assidua allo studio dei saperi liberali (lettere, canto, miniatura, filosofia), restando però con l’anima divisa fra l’amore per Dio e l’amore per la letteratura. Ma la Provvidenza aveva deciso che Geltrude avrebbe conosciuto una fortissima crisi interiore che durerà alcune settimane. Dalle rovine avrà inizio la sua rinascita spirituale che la condurrà irresistibilmente a Dio, facendole riacquistare nell’amore divino la serenità perduta e il conforto dell’anima.

La nuova Geltrude si trova in unione mistica con Dio, grazie anche agli straordinari carismi concessi dall’Alto.

Ma che cosa determinò questa incredibile conversione? Tutto si spiega con una visione, la prima, che la santa ebbe di Gesù.

Cominciò a capire che la scienza umana ha una dimensione limitata e non è in grado di fornire risposte necessarie per placare la sete della conoscenza superiore. Il Figlio di Dio le appare nella sembianza di un adolescente che le annuncia l’imminente salvezza e le assicura che sarà lui a salvarla e liberarla: “Non temere!”.

Ai suoi tempi la fama di santità si sparse per ogni dove. La monaca ispirava una salutare compunzione o elargiva il conforto della consolazione spirituale.

Dolce e penetrante nella sua eloquenza, ella si immolava per la conversione degli infedeli e dei peccatori ma era intenta anche a promuovere la santificazione delle anime che vivevano in condizione religiosa.

“Ogni religioso – rivela il Signore alla sua apostola – è obbligato alla correzione e alla santificazione dei suoi fratelli. Egli deve dar loro saggi consigli e informare i Superiori dei difetti  che osserva in essi, affinché vi mettano riparo, guardandosene dallo scusarsi col dire ’Io non valgo più di loro’ ”.

E’ un compito di cui Geltrude si sente investita: se i religiosi lasciano perire i fratelli, il Signore domanderà loro un conto severo.

Passava a riassumere da mattina a sera lunghe pagine della Sacra Scrittura o a spiegare i passaggi più ostici. Faceva apostolato della Parola. La mistica era anche Messaggera del Sacro Cuore, in quanto rivelatrice all’ Umanità dei desideri e della volontà del Creatore. La sua missione consisteva anche nella consolazione delle persone afflitte.

Accanto alla virtù dell’umiltà – fedele custode di tutte le virtù – Geltrude possedeva tutte le altre virtù: iniziamo con la discrezione (madre di tutte le virtù) e la modestia. Cercava sempre il parere degli altri anche se erano di gran lunga  a lei inferiori, e ne teneva conto. Brillava la monaca per le virtù come l’obbedienza, l’astinenza, la povertà volontaria, la prudenza, la fortezza, la temperanza, la misericordia, la carità fraterna, la costanza, la riconoscenza, la gioia per la felicità altrui, il disprezzo del mondo e delle cose terrene, la carità verso Dio e il prossimo, regina di tutte le virtù. E sopra ogni cosa la totale fiducia in Dio. Il suo campo di apostolato erano gli afflitti e i peccatori. Ella aveva anche il dono della profezia. Fu lei ad annunciare alla badessa Sofia di Mansfeld che l’Imperatore eletto dai prìncipi  dell’Impero sarebbe morto per mano del legittimo successore, come avvenne nel 1289.  E ancora: il Signore le apparve per comunicare la morte imminente della sorella della badessa, Matilde, indicandole il giorno esatto.  Pare inoltre che i vestiti della monaca fossero forieri di frutti miracolosi: si racconta nelle Rivelazioni l’episodio di una persona che voleva comunicarsi ma era afflitta da pensieri cattivi. Allora, l’angelo custode le indicò di raccogliere un pezzetto di stoffa del vestito della monaca che aveva messo da parte. Lo avvicinò al cuore e, dopo le preghiere, il Signore la liberò dai pensieri di tentazione. Santa Geltrude è stata definita la “teologa del Sacro Cuore”. In nome della carità sottraeva anche del tempo alle estasi che l’univano a Dio. Stessa carità ebbe anche per i defunti in favore dei quali arrivava a spogliarsi completamente dei suoi meriti presenti e futuri suffragandone l’anima con speciali preghiere personali, oltre a quelle collettive, secondo la pratica seguita nel monastero di Helfta.

A lei il Signore concesse pure il dono delle stimmate invisibili, porterà fino alla morte impressa nell’anima l’icona dei chiodi della croce. Si tratta di un dono supremo di mistica che si raggiunge dopo sofferenze e prove, dopo cioè aver superato le “notti oscure dello spirito” (malattie, infermità, rammarico per non poter prendere parte alle cerimonie comuni e al coro) attraverso cui si purifica la parte superiore dell’anima.

La monaca si ammalò gravemente all’inizio del febbraio 1288. Le precarie condizioni di salute peggiorarono a causa di complicanze. Continuò a scrivere preghiere anche sul letto di morte. Pare che sia stata colta dalla morte quand’era in estasi. “Presto ti ritirerò da questa vita”: preannunciò Gesù alla sua serva. “Tutte le anime che hai salvato verranno a te incontro tra breve per condurti in Paradiso”. Molto probabilmente il suo trapasso avvenne il 17 novembre del 1302 (o del 1301, o del 1303). Non resta traccia del suo sepolcro.

Questo articolo su Santa Geltrude La Grande lo dedico alla mia ex professoressa di religione del liceo classico nonché amica di tanti anni di parrocchia insieme, Geltrude Anastasi. Con lei tutte le mattine intoniamo canti di Lode al Signore e alla Madonna nella gioia e nel santo dono dell’Eucarestia.

Il suo nome e il suo carattere richiamano quelli della santa di Helfta, la dolcezza, la fermezza, la carità e la pazienza, sono anche sue virtù. Spero di farne sempre tesoro qualunque strada un giorno possa dividerci fisicamente.

Nel cuore, la sentirò sempre vicina.

Preghiera mia a Santa Geltrude

O amata Sposa del Signore, o’ Santa Geltrude,

tu che percorresti il globo in un viaggio della mente,

tu che scacciasti le Erinni della scienza per cavalcare l’onda della Fede,

tu che accarezzasti il Cuore di Dio facendo semplicemente la Sua Volontà,

tu che patisti le forche dell’oscurità nelle settimane che precedono l’aurora,

apri il mio pensiero al Sole dell’Anima, a Gesù Cristo amante veramente fedele.

Fa che possa imitarti nelle dita spinose, nei ludìbri dello spirito.

Rendi immortale il tuo ricordo nelle mie giornate, nelle mie pause di vita

così da sperimentare il tuo conforto nelle mie afflizioni e tribolazioni quotidiane. Grazie per la Luce che hai trasmesso nella vita che hai condotto come un filo elettrico percorso dalla elettricità di Cristo, Vera Vita e Redenzione.


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