Archive for the ‘Recensioni’ Category

La rivoluzione delle api. Come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo, Monica Pelliccia, Adelina Zarlenga, (Nutrimenti 2018). A cura di Viviana Filippini

12 luglio 2018

Le api… insetti operosi, perfettamente organizzati nel loro vivere e operare, tanto che  lo stesso Tolstoj le lodava per questo loro ordine. Le api, e non so se lo sapete (io l’ho scoperto leggendo questo libro) sono le responsabili del settantacinque per cento di ciò che arriva sulle nostre tavole. api2Questo insetto è diventato il protagonista di “La rivoluzione delle api. Come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo”, scritto da Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga, edito da Nutrimenti 2018, con prefazione di Vandana Shiva.  Il libro è un interessante saggio in pellegrinaggio nei diversi luoghi del pianeta per mettere in evidenza l’importanza delle api per l’agricoltura e sottolineare i pericoli in cui esse incorrono a causa dell’utilizzo sproporzionato ed esasperato di pesticidi che, purtroppo, spesso decimano questi poveri insetti. Quando sentiamo parlare di api pensiamo subito al loro dolce miele, in realtà come indicato all’inizio di questo scritto e nel libro, gli insetti giallo e neri sono davvero importanti per la produzione di molta della frutta e verdura che permette a noi umani di sopravvivere.  Le api sono  le dirette protagoniste del processo di impollinazione e il loro essere bottinatrici (ossia raccogliere acqua, polline, propoli) è proprio ciò che garantisce la sopravvivenza e il ciclo vitale delle piante. Purtroppo questi insetti sono in pericolo, perché oltre ai pesticidi (in particolare i neonicotinoidi), ad eliminare le api ci sono i cambiamenti climatici. Sono degli insetti in perenne pericolo, ma il libro della Pelliccia e della Zarlenga racconta anche le storie umane di coloro che stanno lavorando e lottando per salvare le api. Questo sta avvenendo in contemporanea  e in diverse parti del globo. Tra le pagine del libro emerge una profonda speranza proprio perché ci sono apicoltori, studiosi del mondo naturale, agricoltori, enti, istituzioni pubbliche e pure ex cacciatori di miele che si sono rimboccati le maniche per sostenere i piccoli insetti e mantenerli in vita, favorendone la riproduzione. Ci si imbatte così nell’apicoltore di Castel San Pietro in provincia di Bologna che alleva le sue api per i girasoli che daranno l’olio di girasole. La contadina indiana che cresce api per favorire lo sviluppo del frutto del mango; le angurie dell’Honduras (a Nacaome) nate dall’amore per l’agricoltura di sussistenza di padre e figlia; le mele di Malles, in Val Venosta, coltivate senza pesticidi o il pregiato e salutare cardamomo del Sikkim (Stato a Nord est dell’India). “La rivoluzione delle api. Come salvare l’alimentazione e l’agricoltura nel mondo” è una vera e propria inchiesta che le due autrici hanno compiuto girando in lungo e in largo il mondo, evidenziando come in un globo sempre più ferito dai cambiamenti climatici e dai pesticidi, un piccolo e pacifico esercito di allevatori, stanno cercando di salvare e tutelare gli insetti volanti per permettere a tutti gli umani – noi compresi- di poter sopravvivere. Il libro è nato grazie al progetto Hunger for Bees, che ha permesso a Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga, con la fotografa Daniela Frechero, di vincere il Premio internazionale di Giornalismo ‘Innovation in development reporting’, gestito dal Centro europeo di Giornalismo.

Monica Pelliccia è giornalista freelance. È specializzata in questioni sociali e ambientali, specialmente su tematiche come la tutela della biodiversità, i diritti delle donne, le migrazioni climatiche, le popolazioni indigene e l’agroecologia. Ha realizzato reportage da India, Honduras, Brasile, Cambogia, Ecuador, pubblicati su testate italiane e internazionali.

Adelina Zarlenga è giornalista freelance. Scrive articoli e reportage, pubblicati su testate italiane e internazionali, prediligendo temi legati alla tutela dell’ambiente, all’agricoltura, all’alimentazione e al sociale. Svolge anche attività di ufficio stampa, in particolare nel settore dell’ecologia e dei viaggi.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Nutrimenti.

:: Stagione di cenere di Pasquale Ruju (Edizioni E/O 2018) a cura di Federica Belleri

10 luglio 2018

Stagione di cenere di Pasquale RujuLa Sardegna brucia, per il calore del sole e del fuoco. Le fiamme si alzano improvvise e inarrestabili e il vento le porta nei punti giusti.
Franco Zanna, fotoreporter. Ha cambiato vita, nome e abitudini. Ha un vuoto nel cuore lasciato dalla precedente esistenza, un amore mai dimenticato, che ogni tanto torna nei pensieri e nei sogni. Ha una figlia che ama più di se stesso, ma vede giusto un paio di volte all’anno.
L’isola si sta popolando di turisti e Zanna ha il suo bell’impegno nel cogliere vip e stelline varie con la sua Canon. Anche questa volta si troverà nel posto giusto al momento sbagliato e si metterà nei guai.
Non riuscirà proprio a tirarsi indietro e si infilerà in affari sporchi di personaggi senza scrupoli, ricchi e infami. Uomini per i quali la vita altrui non ha alcuna importanza, si può cancellare con un accendino, pur di seguire il proprio interesse. Tutto per il vile denaro.
Franco Zanna subirà lo sguardo di una ragazza rimasta senza padre, morto in un incendio e avrà modo di ascoltare l’implacabile parere dello zio Gonario, l’uomo che lo ha aiutato a rinascere dal suo passato.
Pasquale Ruju ci porta ancora una volta in una terra unica e spettacolare, legata alla tradizione delle piccole realtà, dove “lo straniero” è guardato con sospetto e gli investimenti moderni portano scompiglio, rabbia e desiderio di combattere il nuovo che avanza.
Un romanzo questo, ricco di descrizioni e di ambientazioni. Ottima la trama, che trascina il lettore in un’indagine parallela, di morte e di fumo. Si percepisce il senso di soffocamento e di impotenza di fronte al fuoco che avanza senza sosta. Ci si indigna davanti a chi inganna, senza rimorso. Si prende più di una posizione, durante la lettura, perché nulla è esattamente come ci viene mostrato.
Nonostante l’orrore della morte, non manca l’aspetto sentimentale ed emotivo della storia, che concede delicatezza e un sorriso speciale.
Ottimo editing. Complimenti all’autore e ai curatori della collana Sabot/age, Colomba Rossi e Massimo Carlotto.
Assolutamente da leggere.

Source: omaggio al recensore dell’editore.

:: Dal tratto alle parole di Mario Pugliese e Nicola Vacca (I Quaderni del Bardo Editore 2018)

7 luglio 2018

Dal tratto alle paroleIl ritratto di Pier Paolo Pasolini ci dà il benvenuto sulla copertina del libro “Dal tratto alle parole” di Mario Pugliese (disegni) e Nicola Vacca (parole poetiche). Questi due artisti si sono uniti per omaggiare alcuni grandi della letteratura non solo del Novecento: uomini e donne, persone prima che personaggi, che hanno messo il loro talento al servizio dell’arte, della vita, della bellezza.
E questa passione emerge chiaramente da questo piccolo libro senza numero di pagine. Conosco Nicola, è un collaboratore di questo blog, ma vi assicuro che non mi faccio influenzare da questo nel dire che è dotato di una precisione chirurgica che spaventa quando scaglia le sue parole tese a colpire come una freccia che centra il nucleo artistico e poetico di queste grandi anime da Cioran a Borges, da Virginia Woolf a Simone Weil.

La memoria è una droga e un veleno

troviamo scritto nell’ omaggio poetico a Marcel Proust. Bastano queste poche scarne parole per darci un riflesso preciso e puntuale di tutta la Recherche, che è cos’ altro se non uno scavo nella memoria di questo scrittore, che ricostruisce un mondo perduto vivo solo più nella sua mente e poi sulla carta (condiviso con tutti i lettori). E così via. Il talento poetico di Nicola Vacca fa davvero paura, è teso alla sintesi, alla necessità di sfoltire il superflueo e con poche umili parole dare il senso dell’ infinito.
Ecco credo questo dovrebbero fare i veri poeti, e questo dovrebbero fare i lettori di poesia, cercare l’infintito in un verso.
Sono molti i versi che mi hanno colpito e che trovo epifanici. Ma lascio a voi scoprirli.
Bellissime le immagini di Mario Pugliese che fanno altreattanto, percorrono lo stesso percorso intrapreso dal poeta Nicola Vacca, ma invece di utilizzare i versi si esprimono in tratti di china. Come la scrittura a mano anche questi disegni sono interpretazione. Decodificare i segni spetta al lettore, attivo fruitore di questa opera artistica. Dolcissimo il ritratto di Virginia Woolf, pieno di luci e di ombre quello di Italo Calvino.
Segnalo infine l’interessante prefazione di Alessandro Vergari e la Postfazione di Giuseppe Scaglione. Buona lettura! E leggete poesia, fa bene al cuore e all’anima. Nessuno è troppo ignorante per non comprenderla e apprezzarla. Parla all’essenza più vera di tutti noi.

:: Sono pesi queste mie poesie e altre liriche di Nika Turbina, cura e traduzione di Federico Federici (Via del Vento Edizioni, 2008) a cura di Daniela Distefano

6 luglio 2018

NIKA TURBINASono pesi queste mie poesie,/
pietre spinte lungo una salita./
Le porterò stremata/
allo strapiombo./
Poi cadrò, viso nell’erba,/
non avrò lacrime abbastanza./
Smembrerò la strofa/
scoppierà in singhiozzi il verso/
e si pianterà nel palmo/
con dolore anche l’ortica./
L’amarezza di quel giorno/
tutta trasmuterà in parola”.

(“Sono pesi queste mie poesie”, 1981).

Questi versi sono stati scritti da Nika Turbina, poetessa di fama internazionale sin dai sette anni di età. Da una pagina del suo diario si legge:

Tutto quello che dovevo, l’ho detto da bambina, nelle mie poesie. Non c’era bisogno che divenissi donna”.

Un manifesto della sua onestà intellettuale, la cifra di donna che ha cominciato a porsi cruciali quesiti sin da piccola. Ma cos’era la poesia per Nika Turbina? Per lei la scrittura era gioco:

Ho iniziato componendo ad alta voce quando avevo tre anni. Picchiavo i pugni sul pianoforte e componevo. Le poesie venivano come qualcosa di incredibile, che ti raggiunge, poi ti lascia”.

In questo meccanismo, la scrittura diviene immagine-luogo della vita. E la vita è sempre accompagnata da sofferenza, ostacoli, traguardi mai eterni. Per la giovane poetessa, la coscienza del dolore aggiunge conoscenza:

Una persona deve capire che la vita non è lunga. E se dà valore alla propria vita, allora questa vita sarà lunga e, se davvero lo merita, sarà eterna, persino dopo la morte”.

Anche la solitudine ha il suo perché, nel suo incastro nelle nostre vicissitudini personali. L’amicizia e l’abbandono sono collegati da un filo remoto sospeso nel cielo dell’ imponderabile.

Cerco gli amici,/
e li ho lasciati andare./
E cerco le parole,/
con loro son partite./
Come sfuggono rapidi dietro/
quelli che già mi abbandonano/
i giorni che cerco!”

(“Cerco gli amici”, 1982).

Una raccolta di poesie unica, magica, sconvolgente se si pensa che a comporla è stata una bambina prodigiosa, poi donna sfortunata e alla fine genio assoluto della nostra epoca.

NIKA TURBINA 2Nika Turbina nasce a Yalta, il 17 dicembre 1974, in una famiglia di artisti. La madre è scultrice, la nonna interprete, il nonno scrittore e poeta. Nika raggiunge l’apice della notorietà all’inizio della sua vita, quando a soli sette anni i suoi versi appaiono su un quotidiano nazionale. Nel giro di un anno la sua prima raccolta, “Quaderno di appunti”, viene publicata a Mosca. In occasione del festival internazionale di poesia “Poeti e pianeta Terra” tenutosi in Italia, nel 1985 le viene conferito il Leone d’oro di Venezia. Prima di lei, solo un altro poeta russo è stato insignito dello stesso riconoscimento: Anna Achmàtova. Le sue poesie sono state tradotte e pubblicate in dodici paesi. Nika trascorre l’ultima parte della sua vita lontano dall’attenzione generale. Muore tragicamente a Mosca, a soli ventisette anni, l’11 maggio 2002.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Fabrizio Zollo de “Via del Vento Edizioni.

:: Paura della libertà di Carlo Levi (Neri Pozza 2018) a cura di Nicola Vacca

5 luglio 2018

received_2019421141435367(1)A più di settanta anni dall’ uscita di Cristo si è fermato a Eboli e a quarantatré dalla sua scomparsa, Carlo Levi resta uno dei più grandi scrittori del Novecento.
Italo Calvino scrisse che

«la peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore di un altro mondo all’interno del nostro mondo».

Paura della libertà, definito il manifesto poetico e politico di Carlo Levi, torna finalmente in libreria. Un grazie particolare all’ editore Neri Pozza che ha avuto il coraggio di riproporlo.
Giorgio Agamben in una bellissima e argomentata prefazione parla dell’attualità di Levi è definisce Paura della libertà, a suo modo, una testimonianza.
Lo stesso scrittore nell’avvertenza scrive che Paura della libertà è rivolto non verso un momento tragico del passato, ma è un’opera presente nella presente realtà.
La realtà, infatti, secondo Carlo Levi non è mai nel particolare in sé considerato, cioè in quello che appare. La realtà che interessa è quella viva – scrive in Paura della libertà – cioè il punto di incontro tra il determinato e l’indeterminato, fra il finito e l’infinito, fra il collettivo e l’individuale.
Calvino scrive che da questo libro raro nella nostra letteratura deve cominciare ogni discorso su Levi.
Tra le pagine di Paura della libertà si trovano riflessioni filosofiche, politiche e letterarie. Lo scrittore riflette sui rapporti tra la realtà e il sacro, sulla necessità di liberarsi da un Dio per rivolgersi a lui come a un pari.
Da spirito libero si distingue con il suo elevato pensiero critico e elabora riflessioni articolate e condivisibili sui percoli che arrivano al concetto della libertà dalle masse:

«Massa è ripetizione infinita, infinita uniformità, infinità impossibilità di rapporti, assoluta impossibilità di stato – ed insieme spavento sacro di questa immensa impotenza e bisogno irresistibile di determinazione e della irraggiungibile libertà. Dove si istituiscono rapporti umani, la massa finisce, e nasce l’uomo e lo Stato. Ma dove la massa permane col suo peso vago e il suo mortale spavento, una religione protettrice e salvatrice sostituisce all’ impossibile Stato un suo simbolo divino – e fa della stessa massa, insistente e angosciosa, un idolo che la nasconde e la rappresenta».

Parole d’allarme attuali per questo oggi in cui la deriva omologatrice è il pericolo che tutto sta demolendo. Non è un caso che Levi dedica questo libro ai giovani a cui augura un futuro senza paura.
Davanti alle paure odierne che minacciano la nostra libertà, paradossalmente si arriva anche ad avere pericolosamente paura della libertà stessa, le parole di Carlo Levi ora giungono provvidenziali con una chiara e schierata testimonianza d’impegno civile contro ogni forma di individualismo e di egoismo.

«La paura della libertà è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone e nulla è più faticoso e veramente spaventoso dell’esercizio della libertà».

Oggi sta accadendo di nuovo e Carlo Levi con tutta la sua opera e soprattutto con Paura della libertà si conferma maestro profetico di vita e di pensiero di questa nostra sciagurata realtà.

Carlo Levi è stato un pittore e scrittore italiano (Torino 1902 – Roma 1975). Laureato in medicina, fin dal 1923 si dedicò alla pittura frequentando lo studio di Felice Casorati. Nel 1945 pubblicò Cristo si è fermato a Eboli, opera seguita poi da L’orologio (1950), Le parole sono pietre (1955), Il futuro ha un cuore antico (1956), La doppia notte dei tigli (1959), Tutto il miele è finito (1964).

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Neri Pozza.

L’unico ricordo di Flora Banks di Emily Barr (Salani, 2018), a cura di Elena Romanello

4 luglio 2018

Flora Banks, diciassette anni, ha perso la memoria a breve termine dopo una malattia che l’ha colpita a dieci anni:0683118_L unico ricordo di flora banks_Esec@01.indd ricorda cose della sua infanzia, ma per il resto vive in un eterno presente, ed è costretta a scrivere quello che le succede su un diario, sui post-it, o anche su mani e braccia.
Vive in un paesino della Cornovaglia con i suoi genitori, ha un fratello, Jacob, che da anni sta a Parigi, e un’amica, Paige, che si occupa di lei e del suo rapporto con il mondo esterno.  Ma una sera, durante una festa, Flora viene baciata dal bellissimo Drake, il ragazzo di Paige, e questo ricordo rimane nella sua mente, mentre tutto il resto sparisce. Paige si arrabbia con lei, i suoi genitori devono andare di corsa in Francia perché Jacob è gravemente malato e Drake parte per motivi di lavoro per l’estremo nord della Norvegia.
Flora decide di partire per ritrovare l’unica persona che forse può farle scoprire la verità: sarà un viaggio lungo, da cui tornerà con qualcosa in più, nuove consapevolezze e il sapere chi è, cosa le è successo davvero tanti anni prima e cosa vuole diventare.
Sotto l’etichetta di letteratura young adult spesso si trovano libri illeggibili e di pessima qualità: non è il caso di questo romanzo, un esordio, in cui non si cade nelle trappole del romanzetto ma si parla di argomenti non proprio facili come la memoria, il proprio posto nel mondo, chi si vuole essere, l’elaborazione del lutto e la ricerca della verità.
I media hanno raccontato spesso storie di persone da una certa età in poi che si confrontano con la perdita delle memoria dovuta a varie patologie, qui la protagonista è giovanissima e il non ricordare le ha tolto il senso del tempo, dell’esistenza, del fare progetti, dell’andare oltre il momento che presto svanisce. Una tematica non certo facile e che non si esaurisce nel corso del libro, perché Flora troverà un equilibrio ma la sua esistenza è ancora tutta da costruire, da inventare e da ricordare, anche se avrà finalmente, anche se con dolore e difficoltà, trovato dei punti fermi a cui appigliarsi.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Simona Scandellari.

Emily Barr ha lavorato come giornalista a Londra, ma il suo desiderio più profondo è sempre stato quello di stare in una stanza tranquilla a scrivere un libro. Così è partita per un lungo viaggio ed è tornata con un’idea per il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti più di una decina, ma questo è il suo esordio nella letteratura per giovani adulti: acclamato dalla critica e dal pubblico, è in corso di traduzione in più di 25 Paesi.

Lady Frankenstein e l’orrenda progenie a cura di Anna Maria Crispino e Silvia Neonato (Iacobelli, 2018) , a cura di Elena Romanello

4 luglio 2018

Sono passati duecento anni esatti dall’uscita di Frankenstein, il primo romanzo di fantascienza della Storia dellatrasferimento letteratura, scritto da una donna, Mary Shelley, personalità in anticipo sui suoi tempi e antesignana di tutte le autrici che l’hanno seguita da allora cimentandosi con il fantastico in tutte le sue forme, da Ursula K. Le Guin a Margaret Atwood.
Per festeggiare questo importante anniversario, nato da una sfida letteraria durante l’estate più buia e fredda degli ultimi due secoli sul lago di Ginevra a Villa Diodati, è senz’altro bene riprendere in mano il libro, ma anche immergersi nelle pagine dell’agile saggio edito da Iacobelli Lady Frankenstein e l’orrenda progenie, una raccolta di contributi di donne di oggi che si sono confrontate con l’autrice e la sua icona letteraria.
Dietro al libro, c’è un’associazione letteraria, Amiche e Amici di Mary Shelley, nata in Italia tra Lerici, Viareggio e La Spezia per ricordare i luoghi nel nostro Paese in cui visse la scrittrice durante la sua vita tormentata e errabonda, e questa è solo una delle scoperte che si fanno leggendo il libro.
Il primo saggio di Silvia Neonato racconta la personalità di Mary Shelley nel suo rapporto con il dolore e il lutto, presenti fin dalla sua nascita, che causò la morte della madre, Mary Wollenscraft, antesignana del femminismo, e che proseguì tutta la vita, con il suicidio dell’amata sorellastra, la morte di tutti i suoi figli in fasce, tranne uno, l’annegamento del marito Percy e il rapporto conflittuale con il padre.
Carla Sanguineti parla invece delle permanenze di Mary Shelley in Italia, Paese da lei amato, come da molti altri giovani intellettuali inglesi della sua generazione, che si appassionavano ai primi moti carbonari. Marina Vitale invece traccia un parallelo tra il personaggio di Frankenstein e il tema della generazione, materna o in questo caso artificiale, al centro della nascita di un essere che non ha chiesto di venire al mondo e si trova a dover fare i conti con la sua esistenza.
Sara de Simone parla del rapporto dell’autrice con mostruosità, morte e maternità, mentre Anna Maria Crispino si addentra a svelare come il mostro di Frankenstein sia stato solo il primo di una serie di creature meccaniche, che hanno portato poi ai moderni cyborg, più o meno simili agli esseri umani, come per esempio i replicanti di Blade Runner dal racconto di Philip K. Dick. Anna Maria Crispino cita anche il genere della distopia, il futuro negativo, perché Mary Shelley scrisse la prima storia distopica con un altro romanzo, meno noto ma non meno interessante, L’ultimo uomo.
Giovanna Pezzuoli racconta invece le incarnazioni cinematografiche di Frankenstein, con film interpretati da attori come Boris Karloff, Christopher Lee, Peter Cushing, Kenneth Branagh, Robert de Niro, senza dimenticare le parodie come l’esilarante Frankenstein junior di Mel Brooks con Gene Wilder e film su temi simili come Blade RunnerThe Rocky Horror Picture show L’isola del dottor Moreau dal romanzo di Welles.
Un libro interessante sia per gli studiosi di letteratura che per i cultori del fantastico, per scoprire o riscoprire come certi archetipi vengano da lontano e abbiano ancora molto da dire e da far riflettere oggi.

Provenienza del libro: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Stefania Baldazzi

Anna Maria Crispino è giornalista culturale e consulente editoriale, ha ideato e dirige la rivista letteraria Leggendaria. Libri Letture Linguaggi. È tra le fondatrici della Società italiana delle letterate (SIL).
Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri antologici di saggi.

:: Come non uccidere le tue piante di Veronica Peerless (Bur Biblioteca Universale Rizzoli 2018) a cura di Marcello Caccialanza

4 luglio 2018

Come non uccidere le piantePuntuale, come un’allergia a cui non possiamo dire di no, arriva a vele spiegate l’estate con i suoi ritmi e le sue molteplici consuetudini. E allora ecco spuntare come funghi i cosiddetti giardinieri per diletto o per moda, esercito di forzati d’ogni sorta che d’inverno bivaccano in uffici e si perdono in aperitivi il fine settimana. Ma poi, quando le vacanze fanno capolino, gli stessi si investono ad honorem del titolo di pollice verde, non rendendosi conto di essere dei potenziali killer seriali di bonsai ed affini!
Niente paura forse quest’anno i decessi potrebbero diminuire a sorpresa, ci pensa Veronica Peerless regalandoci la sua ultima fatica letteraria dal titolo: “ Come non uccidere le tue piante” edito dalla Rizzoli, costo al pubblico 15 euro.
È una guida colorata e facile da seguire, anche per i profani di ogni età. Cataloga oltre cento tipi di piante fotografate ed è piena di utili consigli per tenerle in vita:

⦁ Luogo adatto
⦁ Luce giusta
⦁ Il nutrimento
⦁ L’acqua
⦁ L’umidità
⦁ Gli insetti ai quali fare dovuta attenzione

Bello da leggere perché questo libro è veramente semplice e fondamentale per quanti non riescono a gestire le piante domestiche, trasformandoli così in veri e propri specialisti del verde.

:: Cucina marocchina con solo quattro ingredienti di Nadia Paprikas (Il Castello Editore 2018)

3 luglio 2018

Cucina MarocchinaNadia Paprikas è una blogger francese che cura un blog di cucina molto bello (vi consiglio di visitarlo https://paprikas.fr/).
Ha scritto anche un libro di ricette che riprendono i sapori e gli odori della cucina marocchina, una cucina semplice ma ricca di gusto, molto speziata e colorata.
Il libro si intitola Cucina marocchina con solo quattro ingredienti e la particolarità è proprio questa, invece di lunghe e complicate ricette, Nadia Paprikas ha creato numerose ricette con solo quattro ingredienti che si abbinano armoniosamente tra loro.
Ingredienti per  noi italiani esotici come il coriandolo, la curcuma, il cumino, il ras el hanout sono combinati tra loro rendendo il piacere di cucinare anche una gioia per gli occhi.
Questo libro permette a chiunque, anche a chi non sia un cuoco provetto, di  cucinare per sè e per i suoi amici queste prelibatezze alla portata di tutte le tasche.
Tra le ricette possiamo scegliere tra antipasti, come il zaalouk di carote, o il chlada di ravanello all’arancia; tra i piatti e contorni Fdawech di pollo o il delizioso pane all’anice; infine tra le bevande e i dolci la rinfrescante limonata alla menta o le mezzelenune con mandorle e sesamo.
Il volume è anche esteticamente molto curato e colorato, non ho potuto visionare la copia cartacea ma solo quella digitale, ma nonostante questo si vede l’ amore e la cura che Nadia Paprikas ci ha messo nello scriverlo.
Se amate viaggiare anche solo con la fantasia, conoscere mondi nuovi anche solo in cucina, beh dovreste leggerelo e magari sperimentarne le ricette. Non dimenticate di aggiungerci un tocco di fantasia e creatività tutto vostro.
Buona lettura!

Anna dai capelli rossi, Lucy Maud Montgomery, (Gallucci 2018) A cura di Viviana Filippini

2 luglio 2018

Anna, una ragazzina orfana affidata a diverse famiglie, finisce in un orfanotrofio. Anna.Per lei non sembrano esserci speranze di trovare qualcuno che la voglia. Poi, un giorno, un fortunato gesto del destino la porterà ad Avonlea, un piccolo paesino dove vivono Marilla e Matthew Cuthbert. I due anziani fratelli si aspettavano un ragazzo e quando vedono Anna rimangono un po’ perplessi, tanto è vero che Marilla vorrebbe rispedire Anna nel luogo da dove è arrivata. La piccola, protagonista del romanzo “Anna dai capelli rossi”, edito da Gallucci, racconta la sua drammatica storia e i due anziani la accolgono tra le mura della loro fattoria Green Gable. Anna hai i capelli rossi, tante lentiggini e un passato fatto di dolore e sofferenza al quale reagisce con la fantasia e l’immaginazione. Un agire non sempre compreso dalle persone che le stanno attorno, soprattutto da Marilla, una donna molto pragmatica e concreta. La storia di Anna è un romanzo di formazione creato dall’autrice nel 1908 per ogni tipo di lettore ma, nel corso del tempo esso si è trasformato in un classico della letteratura per l’infanzia. Anna è una bambina che ha avuto, a soli 11 anni, un passato di dolore, sofferenza (i genitori sono morti quando lei era molto piccola), di mancanza di affetto e per lei i due fratelli Cuthbert sono una nuova famiglia nella quale trovare un po’ di tranquillità. Certo per la protagonista non sarà facile conquistare i due anziani e i nuovi compagni di scuola (Gilbert compreso), però un poco alla volta, passo dopo passo, Anna riuscirà a sistemare le cose e a farsi comprendere da tutti. “Anna dai capelli rossi” della canadese Lucy Maud Montgomery, tradotto da Angela Ricci, è una storia di ricerca di amicizia, di amore e di speranza, dove la protagonista sarà sì sottoposta ad un serie di prove, ma la sua tenacia, la voglia di mettersi in gioco e di imparare le permetteranno di riuscire a trovare il suo posto nel mondo. Oltre alla famosa serie animata trasmessa in tv dagli anni ’80 (vista una marea di volte), Netflix ha distribuito in tutto il mondo una fiction di recente produzione con protagonista “Anna dai capelli rossi”.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice del successo nel 1908 con “Anna dai capelli rossi”, primo di una serie di otto volumi. Le vicende dell’orfanella erano in parte ispirate all’infanzia dell’autrice, che da piccola aveva perso la madre ed era stata allevata dai nonni. Le storie si Anna sono state tradotte in decine di lingue.

Source richiesto all’editore. Grazie a Marina Fanasca dell’ufficio stampa.

:: La duchessa di Danielle Steel (Sperling & Kupfer, 2018) a cura di Marcello Caccialanza

2 luglio 2018

La duchessaUn’ altra appassionante vicenda narrativa offerta al suo vasto pubblico dall’irriducibile Danielle Steel che stavolta si butta a capofitto in una storia piccante ed ambigua: nel riscatto osé della protagonista, la procace e provocante Angélique.
Il romanzo si intitola semplicemente “La Duchessa” ed è edito dalla Sperling & Kupfer.
Ci troviamo catapultati, con grande dovizia di mestiere, nell’Inghilterra del XIX° secolo. E lei, la nostra eroina all’anagrafe Angélique Latham, dopo un’esistenza alquanto dissoluta e discutibile, dove il denaro ed una sorta di potere personale la rendono, in un certo senso, privilegiata in seno alla medesima società inglese, senza un vero e proprio perché, viene dunque estromessa dall’asse ereditario familiare.
Sconvolta ed offesa nel suo intimo, la donna decide di lasciare la sua amata patria per costruirsi una nuova vita nel capoluogo francese. Si può dire che Parigi diventi per lei una sorta di strumento provvidenziale per riprendere fiducia nelle sue proprie capacità e per dimostrare in questo modo la sua caparbietà e la sua contagiosa voglia di rivincita su tutto e tutti!
In questa città Angélique aprirà al pubblico Le Boudoir, una specie di raffinata casa di piacere, nella quale – come è prevedibile- orbiteranno grandi nomi di facoltosi industriali, politici e nobili.
Ma questa nuova esistenza, sicuramente alquanto discutibile e sotto certi versi anche un po’ scandalosa è davvero per Angélique una reale fonte di riscatto? Agli attenti lettori l’ardua sentenza!

Danielle Steel vive tra gli Stati Uniti e la Francia. È la scrittrice più popolare del mondo, con oltre 650 milioni di copie vendute in 69 Paesi. I suoi romanzi pubblicati in Italia da Sperling & Kupfer sono tutti bestseller internazionali e dal 1981 l’autrice è sempre presente nella classifica del New York Times. Nel 2014 le è stata conferita la più alta onorificenza francese, la Legion d’Onore.

Source: libro del recensore.

:: Walt Whitman di Roberto Sanesi (Lindau 2018) a cura di Nicola Vacca

29 giugno 2018

cop swL’indimenticabile Roberto Sanesi, uno dei maggiori poeti europei contemporanei e impareggiabile traduttore di Eliot e di Dylan Thomas e altri poeti importanti di lingua inglese (importante la sua antologia dei poeti americani della prima metà del secolo scorso recentemente ristampata da Bompiani), ha lavorato sulla rovine della parola costruendo intorno a essa un’esperienza assoluta.
Anche del grande Walt Whitman, Roberto Sanesi ne ha fatto una straordinaria esperienza assoluta di poesia.
Il 5 luglio per i tipi di Lindau esce Walt Whitman tradotto da Roberto Sanesi, un bel volume di 200 pagine tutto da leggere. Sanesi con la sua grande professionalità ci dà anche l’occasione per tornare sui passi di Whitman, padre indiscusso della poesia americana e influencer di buona parte della lirica contemporanea.
Foglie d’erba e l’epica della libertà di un poeta che è stato il primo eroico profeta che abbia avuto il coraggio di prendere l’anima per il collo e cacciarla in mezzo ai rottami (come scrive Lawrence).

«La poesia di Whitman ha una funzione morale, e la sua morale più alta è questa, da cui derivano tutti gli altri aspetti di una posizione articolata sulla «simpatia», sull’abbraccio del mondo, su una completa unione senza peccato. Una morale ripetuta a ogni passo, variata nelle sue infinite possibilità, da cui deriva l’insistenza, caratteristica, su una sorta di panteismo vagamente misticheggiante che finisce con l’essere anche senso di socialità, sebbene vada oltre. L’io diviene sempre l’altro, gli altri, e gli altri divengono l’io, in una fusione costante che, non essendo limitata alle presenze umane, condusse necessariamente il poeta a una volontà di «immersione totale»: il cui porto definitivo non poteva essere, dopo la coscienza dell’amore, che la coscienza della morte e il completo abbandono a essa».

Non possiamo non essere d’accordo con queste parole che abbiamo letto nella prefazione.
Roberto Sanesi nella sua traduzione ci restituisce un Walt Whitman poeta presente del suo tempo che esprime in forma letteraria e senza compromessi la sua persona fisica, emotiva, morale, intellettuale ed estetica.
Sanesi lo traduce mettendo in evidenza tutta la profondità della sua poesia che, come a pochi accade, procede in senso orizzontale e può essere letta di conseguenza in senso estensivo.
Nel tradurre Whitman Sanesi, da quell’immenso poeta che è, ci consegna una parola fatta di materia, e allo stesso tempo corale, nella quale si consumano gli strappi con il divenire e i suoi tragici mutamenti della e nella Storia, restituendoci il grande poeta americano in tutta la sua grandezza etica.

Roberto Sanesi (Milano, 18 gennaio 1930 – Milano, 2 gennaio 2001) è stato un critico d’arte, storico dell’arte, poeta e saggista italiano.