Archive for the ‘Recensioni’ Category

La Forza sia con voi di Paolo Gulisano e Filippo Rossi (Ancora, 2017) a cura di Elena Romanello

25 luglio 2018

20170919-laforzasiaconvoi-coverSono passati ormai quarant’anni dall’uscita nei cinema di tutto il mondo del primo film di Star Wars, noto qui in Italia come Guerre stellari, titolo con cui gli over 40 continuano a chiamare la serie.
Anche nel nostro Paese escono ormai per fortuna saggi sui fenomeni dell’immaginario nerd, e La Forza sia con voi: Storia, simboli e significati della Saga di Star Wars, lavoro a quattro mani dei due esperti Paolo Gulisano e Filippo Rossi si inserisce nel filone, dimostrandosi uno degli studi più esaurienti e completi su un microcosmo che è ancora ben lontano dall’essere finito, visto che è in corso di uscita la nuova trilogia e altri film seguiranno.
Star Wars  è stato definito da molti fantascienza, ma, come ricordano i due autori in realtà ci siamo trovati di fronte ad un’opea in cui confluiscono il mito, l’epica, l’avventura, la fiaba, i richiami alle culture orientali. Nelle pagine del libro viene fuori il mondo di Luke e Anakin Skywalker, figlio e padre dai destini opposti ma complementari, dei loro amici, alleati e antagonisti, nelle varie fasi della storia di film che sono diventati il punto focale di un marketing multimediale, il primo in Occidente, oltre che una vera e propria epica  contemporanea.
Un universo complesso e affascinante, quello creato da George Lucas, una lotta per la libertà contro un potere totalitario che ricorda tanto i totalitarismi del Novecento, una serie di avventure, un confronto con l’altro e il diverso, un percorso di emancipazione della donna, un inno all’amicizia ma anche un omaggio alle filosofie orientali, al cinema di Akira Kurosawa, all’avventura in tutte le sue forme.
I due autori scendono in profondo nell’analisi dei film, raccontando tutte le simbologie che ci sono, mettendo al centro il tema fondamentale, gli errori dei buoni, i cavalieri Jedi, perché in realtà il loro ruolo è molto ambiguo ed è alla base dell’affermazione del lato oscuro della Forza. Paolo Gulisano e Filippo Rossi non dimenticano inoltre di fare paralleli con altre famose saghe dell’immaginario, a cominciare da quella del Signore degli anelli di Tolkien.

Provenienza: libro preso in prestito dalla biblioteca Riccardo Valla del Mufant, Museo del fantastico di Torino, a cui è stato donato dagli autori che ringraziamo.

Paolo Gulisano è nato il 27 maggio 1959 a Milano e vive a Lecco. È autore di una trentina di libri e la sua produzione ha trattato tutti i maggiori autori e argomenti della narrativa dell’immaginario, in particolare J.R.R. Tolkien, cui ha dedicato il saggio Tolkien. Il mito e la grazia e altri volumi su diversi aspetti del mondo della Terra di Mezzo. Si è occupato anche di C.S. Lewis, G.K. Chesterton, J.M. Barrie e il suo Peter Pan, Herman Melville e il suo Moby Dick. Ha scritto di Oscar Wilde, J.H. Newman e, come studioso della cultura celtica, è andato alle radici dei miti arturiani e delle leggende irlandesi. È autore di studi sulla Scozia, l’Irlanda e su temi religiosi di questi Paesi. Collabora con riviste, siti web, radio. Ha fondato ed è vicepresidente della Società Chestertoniana italiana.

Filippo Rossi Detto “Jedifil”, è nato il 14 febbraio 1971 a Rovigo e vive a Trieste. È uno dei massimi esperti di Star Wars. Oltre a essere ideatore e Presidente di Yavin 4 – il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza (www.yavinquattro.net) – ne dirige e realizza l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di Science fiction. Ha supervisionato per Mondadori la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Star Wars:  Guerre Stellari/Una nuova speranza (1977),  L’Impero colpisce ancora (1980) e  Il ritorno dello Jedi (1983). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.

:: Uomini e cani di Omar Di Monopoli (Adelphi 2018) a cura di Nicola Vacca

23 luglio 2018

copertina di monopoliÈ una voce particolare quella di Omar Di Monopoli, uno scrittore che con la sua lingua sferzante sa indagare i lati oscuri e il marcio che si annidano nella nostra pochezza di esseri umani.
Dopo Nella perfida terra di Dio, Adelphi rimanda in libreria Uomini e cani, un romanzo che Di Monopoli pubblicò nel 2007.
Ancora un’ altra storia gotica, un libro estremo, un amen narrativo per la nostra pochezza, un intreccio di narrazioni da una terra rozza e indisciplinata dove la speranza è morta.
Da un mondo fuori dal tempo (Languore, una immaginaria ma verosimile città del Salento), Omar Di Monopoli racconta storie di uomini malvagi, affaristi senza scrupoli che assumono la fisionomia di bestie.
Lo scrittore con una lingua barocca ma sempre diretta e dissacrante racconta una provincia che si tinge di orrori e affari sporchi , mette in scena un personale meridiano di sangue.
Al centro una dilaniata provincia pugliese nelle mani di uomini senza scrupoli dediti alla corruzione. Sullo sfondo di una terra martoriata dalle lottizzazioni e dagli abusi di potere, Di Monopoli racconta una settimana di ordinaria follia in cui si alternano violenza e brutalità . Il filo comune è il sangue, l’unico credo che i potenti della zona conoscono per raggiungere i loro obiettivi.
Toglie il respiro la scrittura di Omar Di Monopoli. Le sue cronache da una terra desolata sono popolate da personaggi che difficilmente dimenticheremo: Don Titta, il potente di turno che è disposto a ogni nefandezza per arricchirsi, il folle Pietro Lu Sergi che scatena un massacro, Nico, la guardia forestale senza pistola, onesto ma impotente davanti alla malavita che impazza, il vecchio Sputazza, che per difendere la sua proprietà combatte da sempre contro lo strapotere dei Minghella.
Uomini e cani è un’altra cartolina dall’inferno spedita da Omar Di Monopoli, scrittore originale che nei suoi libri ha sempre scavato nelle zone nascoste degli abissi umani, per raccontarci con una lingua che non fa sconti il rapporto stretto e intimo che noi esseri umani abbiamo con il male.
Come Nella perfida terra di Dio, Uomini e cani è un romanzo duro. Un grande libro.

Omar Di Monopoli (Bologna, 11 ottobre 1971) è uno scrittore italiano. Ha scritto Nella perfida terra di Dio e Uomini e cani.

Source: libro del recensore.

Il mistero dell’orto di Rocksburg, K. C. Constantine, Carbonio editore (2018) A cura di Viviana Filippini

23 luglio 2018

Prendete Rocksburg, una località della Pennsylvania, dove si ha la sensazione che nulla di strano accada. Poi prendete una donna, Mary Frances Romanelli alle prese la Ortomisteriosa scomparsa del marito. Aggiungete Mario BOrtoalzic, capo della polizia locale diviso tra i grattacapi con l’amministrazione locale e il lavoro sulla strada e avrete “Il mistero dell’orto di Rocksburg” dello scrittore americano K. C. Constantine, edito da Carbonio editore (Collana Cielo Stellato). Jimmy, ex minatore senza lavoro, passa molto tempo nel suo orto a coltivare pomodori rigogliosi, poi però scompare e questo getta nel panico la moglie che chiama la polizia. Jimmy sparisce una volta, due e poi torna, alla fine scompare in modo definitivo lasciando -ancora una volta- la consorte nella disperazione. Balzic, un uomo dalle origini italo serbe, indaga su quella che si è trasformata in una vera e propria scomparsa. Gli indizi porteranno ad un risoluzione che lascerà il capo della polizia, e anche il lettore, un po’ di stucco, perché non ci si aspetta come l’animo umano possa arrivare a compiere certi gesti. “Il mistero dell’orto di Rocksburg” non è solo una – la prima- delle indagini svolte da Balzic, il libro è un vero e proprio sguardo sulla società americana della zona nota con il nome di Rust Belt (cintura della ruggine), ossia quell’area che si estende per tutto il Nord Est statunitense, dai monti Appalachi fino ai Grandi Laghi, dove Rocksburg si trova. Una zona che nella seconda metà del ‘900 è stata investita da una profonda crisi del settore siderurgico e la crisi, non a caso, la si percepisce nel testo di Constantine. Jimmy Romanelli non lavora più come minatore, fa altro, lecito e non, per racimolare soldi. Lui e molti altri cittadini sono figli, nipoti di immigrati (nella trama ci si imbatte in diversi cognomi italiani e tipicamente europei) che arrivarono in America in cerca di fortuna e di un benessere che, nel mondo dello scrittore americano è già scomparso per lasciare spazio a industrie chiuse e fattorie sul lastrico. L’autore utilizza il filone del mistery e del giallo per mostrare ai lettori l’immagine reale della provincia americana segnata e ferita dalla crisi economica. Leggendo il lavoro Constantine – del quale si è scoperta la vera identità solo nel 2011 – ci si accorge che i personaggi per la miseria economica e umana che li caratterizzano richiamano alla memoria i protagonisti dei libri di Steinbeck, di Caldwell e di Faulkner. Sono esseri viventi duramente provati dal corso della vita. Basta vedere lo stesso Mario Balzic, uomo di legge, che non disegna l’alcol e non rifiuta modi e linguaggio bruschi pur di ottenere informazioni utili alle indagini. Jimmy Romanelli e lo suocero non sono di certo l’esempio del marito affettuoso e del padre premuroso, anzi l’essere maneschi con chi sta loro attorno è cosa del tutto normale e lo sa la povera Mary Frances Romanelli. “Il mistero dell’orto di Rocksburg” è il primo di diciassette romanzi con protagonista le inchieste dell’ispettore Mario Balzic, pubblicate da Constantine tra il 1972 e il 2002 e con Carbonio editore ora potremo conoscere il mondo letterario dello scrittore americano e le dinamiche psicologiche di tutti i suoi personaggi. Traduzione Nicola Manuppelli.

K.C. Constantine ha rappresentato un enigma per il mondo editoriale fino al 2011, quando ha finalmente rivelato la sua identità, accontentando i numerosissimi fan. Constantine è Carl Kosak, classe 1934, ex marine, giornalista e professore di inglese di Greensburg, Pennsylvania. Annoverato tra i migliori scrittori statunitensi, nei suoi romanzi con il detective Mario Balzic ha raccontato tre decenni di storia americana, immortalando l’America dei sobborghi piccolo-borghesi.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa di Carbonio editore.

:: Geopolitica dell’incertezza di Giancarlo Elia Valori (Rubbettino, 2017), a cura di Daniela Distefano

19 luglio 2018

GEOPOLITICA dell'incertezzaQuesto libro raccoglie contributi e ragionamenti di un esperto di relazioni internazionali, Giancarlo Elia Valori, il quale a proposito della Brexit – che nel libro è una opzione non ancora convalidata dal voto – scrive:

La Gran Bretagna ha il potenziale, le idee e le armi per divenire, da sola, il power broken in tutte le aree che la interessano direttamente: il Mare del Nord, l’Oceano Indiano, il grande Medio Oriente. Londra, fuori dall’Unione, potrà rinegoziare un nuovo sistema tariffario globale senza essere obbligata a subire le normative di Bruxelles”.

Per quanto riguarda l’Italia, cosa fare?

Uscire dalla moneta unica non servirebbe. Ma, invece, operare liberamente sui grandi mercati globali, dove possiamo ancora fare concorrenza ai nostri “alleati” europei. Questo lo si deve fare subito, ma con tecniche dure e decise. Inoltre, accettare operazioni estero su estero, non in Euro, come avviene con la Cina e la Federazione russa. Ecco a cosa servirebbe una buona intelligence e una classe politica non composta da soli parvenu, come lo è oggi”.

Giancarlo Elia Valori è anche uno studioso certosino delle vicende che riguardano Medio Oriente e Israele. Secondo l’esperto, Israele fa una strategia globale, che è la ripetizione del vecchio “divide et impera” nello spazio arabo, tipico della Guerra Fredda, nonché della sua naturale ambizione a divenire potenza regionale, ora che l’Islam si scopre in guerra contro tutte le molteplici anime e poteri. Il riequilibrio strategico e nucleare si svilupperebbe poi in tre punti, tutti collegati fra loro. Il primo elemento riguarda un’Europa marginalizzata, dopo la fine della Guerra Fredda, che tale rimarrà negli anni a venire (sarà la Cina il prossimo competitor globale degli Usa). Il secondo tratto di rinnovamento geopolitico riguarda l’Asia, dove cresce la regionalizzazione delle tensioni e delle dottrine mondiali. Il terzo elemento di trasformazione riguarda il Medio Oriente. Integrare il caos mediorientale dentro un’area senza guida globale, salvo il ricatto petrolifero, e con un armamentario ormai obsoleto, come lo è oggi l’Ue, è un invito alla guerra, non alla pace. Infine, l’attezione va focalizzata proprio sullo scenario finale della crisi europea che si dibatte tra un umanitarismo da salotto e una reazione populista irrazionale e impossibile da gestire, esattamente come gli sbarchi dei migranti.

Tenere l’Europa sempre più irrilevante e spesso ridicola in politica estera, per contenere la Russia e poi la Cina, questo è il progetto degli Stati Uniti, che passerà da Barack Obama al suo successore, chiunque egli sia”.

Da il denaro.it, del 16 febbraio 2016.

Parole che suggellano le nostre inquietudini a due anni dal loro pronunciamento. Un libro che coinvolge, che perlustra, che sviscera fatti e dietrologie. Forse pecca di eccessivo tatticismo, di troppo meticoloso vivisezionamento delle prospettive geopolitiche, però questo è la garanzia che lo scrittore ha profuso riflessioni marcate da un punto di vista non sempre condivisibile ma di certo puntuali e ben argomentate.
Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario, è stato consulente di qualificati organismi. E’ presidente de “La Centrale Finanziaria Generale”, della “Fondazione Laboratorio per la Pubblica Amministrazione” e “Membro dell’Advisory Board School of Business Administration College of Management di Israele”.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Antonio e Maria dell’Ufficio Stampa “Rubbettino”.

Il tempo dei maghi di Cressida Cowell (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

18 luglio 2018

4117018-9788817099318In un’epoca molto lontana, i guerrieri decisero di estirpare dal mondo la magia, sterminando prima le streghe, depositarie della Magia Nera, e poi giurando guerra ai maghi e a tutte le altre creature di Magia Buona. I due fronti vivono ora separati nelle loro roccaforti, ma lo scontro prosegue senza esclusione di colpi, perché legato a un qualcosa che si pensa non poter cambiare.
Xar, 12 anni, è figlio di Ecanzo, re dei Maghi, ma a differenza del fratello maggiore Looter non mostra ancora di possedere poteri, però ha molto coraggio e farebbe di tutto pur di avere un po’ di magia. Seguito da un gruppo di creature fatate, entra nella foresta proibita a caccia di una strega che, è convinto, si nasconde lì dentro, per risolvere i suoi problemi e avere considerazione dai suoi simili.  Il  piano di cattura però non funziona e la trappola che prepara imprigiona invece Desideria, sua coetanea, figlia della regina dei Guerrieri, goffa e pasticciona proprio come lui, in possesso suo malgrado di un oggetto magico di cui vorrebbe disfarsi
I due ragazzi appartengono a tribù nemiche ma devono per forza unirsi per entrare nelle segrete della regina Sychorax dove qualcuno addormentato da secoli si sta risvegliando, pronto a seminare terrore.
Il binomio ragazzi e fantastico è vecchio ma funziona sempre, soprattutto oltre Manica, dove da decenni c’è una grande attenzione per questo, con toni diversi, anche a seconda della fascia d’età a cui ci si rivolge, dai bambini ai giovani adulti, ma sempre efficaci.
Non fa eccezione Il tempo dei maghi, una storia di avventure e di fantasia, dove l’aspetto grafico e delle illustrazioni ha una grandissima importanza, con il testo che si integra con immagini e impaginazione insolita, tutto per raccontare la storia di un viaggio in un mondo magico, da dove i due protagonisti torneranno cambiati. Cressida Cowell è del resto sia disegnatrice che illustratrice e racconta in maniera complementare le sue storie, alternando i due registi narrativi.
Tra l’altro i disegni ricordano molto quelli con cui Quentin Blake illustrava i romanzi di Road Dahl, a testimonianza di una tradizione di costruzione di universi fantastici che continua.
Il tempo dei maghi è un libro per ragazzi, ma non solo, un’epopea tutta da gustare con gli occhi, qualunque età uno abbia, immersi in una storia senza tempo che parla con parole e immagini, scorrevole ma che rimane dentro.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, si ringrazia Claudia Fachinetti.

Cressida Cowell ,cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie di libri fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli.

Maria Antonietta la gioventù di una regina di Fuyumi Soryo (Star Comics, 2018) a cura di Elena Romanello

18 luglio 2018

Maria_Antonietta-coverLa Star Comics propone l’edizione italiana del manga di Fuyumi Soryo Maria Antonietta la gioventù di una regina, realizzato dall’autrice con la supervisione e collaborazione della reggia di Versailles e inserito nelle varie edizioni internazionali nei bookshop del palazzo.
Si tratta di un volume unico concentrato sui primi anni di vita di Maria Antonietta a Versailles, con un antefatto che porta avanti di alcuni anni, quando è madre felice al Trianon, in alcune tavole a colori pastello semplicemente splendide.
Non si fa cenno alla sua tragica fine, ma i toni del manga non sono da favoletta perché prevale la ricostruzione storica e filologica, per raccontare non certo la storia di una principessina delle fiabe, ma di una giovanissima catapultata in una corte dove vigeva un’etichetta obsoleta e rigidissima. La storia racconta infatti i primissimi tempi di vita a corte della principessa austriaca, con una cura del dettaglio notevole e ambienti e costumi grandi protagonisti.
Ancora una volta Fuyumi Soryo dimostra il suo grande amore per le ricostruzioni storiche, con disegni e tavole ispirati ai quadri del Settecento e alle atmosfere, per un’opera di erudizione storica più che di svago, una versione in immagini dei tanti libri usciti negli anni su Maria Antonietta, comunque fedelissima alla realtà storica, un qualcosa che del resto sta molto a cuore all’autrice..
Del resto, Maria Antonietta è uno dei personaggi storici più amati in Giappone, al centro di eventi come un’importante mostra l’anno scorso alla torre di Tokyo e icona della moda Gothic Lolita, dai tempi di Versailles no Bara di Riyoko Ikeda, noto in italiano come Lady Oscar.
Però le due opere sono molto lontane negli intenti e nello stile: Riyoko Ikeda realizzò infatti un’epopea al femminile e femminista, dove la protagonista era Oscar, guardia del corpo di Maria Antonietta, guardando alla realtà storica ma non dimenticando la lezione romanzesca di autori come Dumas. Fuyumi Soryo invece vuole raccontare una storia reale, di secoli fa, e nello stesso tempo ricostruire un mondo ormai perduto, ma che rivive nelle sue pagine e visitando la reggia di Versailles.
Un’opera molto interessante, consigliata a tutti i cultori della Storia, in attesa di poter leggere dell’autrice i prossimi numeri di Cesare il creatore che ha distrutto, sua monumentale biografia di Cesare Borgia, altro personaggio della Storia europea amatissimo nel Paese del Sol levante.

Provenienza: libro del recensore.

Fuyumi Soryo, classe 1959, è una mangaka che si è affermata scrivendo shojo di ambientazione contemporanea, per poi preferire dedicarsi a opere a sfondo storico oltre i confini del genere. Tra le sue opere ricordiamo MarsTamaraCactus, Never Ending Heart, ES, in cui si mescolano tematiche anche thriller e paranormali. Da alcuni anni sta lavorando a Cesare, il creatore che ha distrutto, biografia di Cesare Borgia, che alterna ad altre storie, come appunto questa su Maria Antonietta. In Italia Fuyumi Soryo è stata pubblicata da Star Comics.

:: Il peso dell’ inchiostro di Rachel Kadish (Neri Pozza, 2018) a cura di Marcello Caccialanza

18 luglio 2018

peso inchiostroIl peso dell’inchiostro,” splendido gioiellino dell’autrice Rachel Kadish edito dalla Casa Editrice Neri Pozza, racconta la toccante ed avvolgente vicenda di Helen Watt, una studiosa di storia ebraica.
Il romanzo si sviluppa nella Londra degli anni duemila e prende inizio dal momento in cui la nostra protagonista viene convocata con urgenza in una casa privata del XVII secolo al fine di visionare alcuni documenti ritrovati provvidenzialmente.
Questa dunque non è che una consulenza di routine per la nostra Helen!
Sembrerebbe quasi una banale richiesta di un lavoro qualunque, ma non è così! Infatti Helen si ritroverà, senza un vero perché, catapultata nei misteri più profondi ed angoscianti della rifondazione della comunità ebraica, dopo ben quattro secoli di espulsione forzata dal suolo inglese.
Nella sua professione, talvolta, alla nostra protagonista, le capita, dunque ,di venire a contatto con alcune vecchie carte, magari sepolte per anni in una buia soffitta; celate misteriosamente sul fondo di un baule di famiglia. Quindi, come vuole la stessa prassi, o si procede informando la Soprintendenza, o ci si rivolge direttamente ad una facoltà di Storia dell’arte di un’ Università. Ma cosa succede ad Helen Watt di tanto anomalo che fa partire a bomba questo intrigo? Il giorno prima dell’avvenuta scoperta, un uomo misterioso compie un gesto inspiegabile e telefona inaspettatamente a lei, la protagonista di questa vicenda, per metterla sulle tracce di questa immensa scoperta dai mille risvolti. Naturalmente giunta sul posto, Helen è al settimo cielo; non riesce a trattenere lo stupore, l’adrenalina è al top! Infatti in un ripostiglio segreto, situato in un vano rettangolare e, segregato con grazia, da un pannello, la attendono due pacchetti colmi di documenti: da una parte trova dunque una serie di preziose lettere scritte in ebraico e in portoghese; che risalgono a più di tre secoli prima e dall’altra fascicoli sciolti ed alcuni volumi rilegati in cuoio dai dorsi sbiaditi.
Tutto ciò diviene , a sorpresa, una sorta di testimonianza inedita e preziosa della medesima rifondazione della comunità ebraica avvenuta dopo quasi quattro secoli di espulsione dal suolo inglese. La nostra Helen per compiere questo lavoro, così imponente e coinvolgente, necessita della presenza e dell’aiuto di Aaron Levy, lui è uno studente americano, molto dotato ed assai preparato sulla materia in questione.
Il giovane viene scelto in quanto in quel preciso momento della sua vita è alle prese con una tesi sulle possibili connessioni fra l’opera di Shakespeare e gli ebrei, che si sono rifugiati nella Londra elisabettiana, per sfuggire alle stesse persecuzioni.
La protagonista nelle sue innumerevoli ricerche scopre dunque che le lettere appartengono al rabbino HaCoen Mendes. Questo individuo non è altro che uno dei primi insegnanti della rifondata comunità ebraica londinese. In gioventù è stato accecato dall’Inquisizione; e non dimentichiamoci pure di quelle innumerevoli vergate ricevute dallo scriba!
Analizzando in modo pedissequo e certosino le lettere in questione; i due giovani studiosi possono osservare come queste rechino in basso, nell’angolo a destra, la lettera ebraica aleph, che non nasconde altro che la stessa iniziale del nome del misterioso copista.
Queste ricerche condurranno Helen e soci in una dimensione misteriosa, in un certo senso quasi mistica, verranno quindi trascinati a sorpresa dinnanzi ad una sconcertante rivelazione: a tradurre sulla carta i pensieri del stesso rabbino non era, come si era creduto fino a quel momento, un suo studente, bensì niente di meno che una anonima donna!
Poco alla volta, come spogliando una margherita quasi inerme, da queste meravigliose pergamene finemente vergate e lavorate, va emergendo il prezioso ritratto di Ester Velasquez, una giovane ebrea che, nella Londra del XVII secolo, aveva combattuto per gli unici due valori esistenziali, capaci di dare un senso alla propria vita: la libertà di essere e la sete di conoscere.
Un libro meravigliosamente educativo ben scritto che narra in modo davvero impeccabile una vicenda epica, forse lontana e poco conosciuta che ancora oggi ha però l’innata capacità di commuovere ed appassionare anche quelle stesse generazioni di lettori, che, per la loro età anagrafica, non hanno –grazie a Dio – neppure annusato una tale sciagura! Da leggere e rileggere più volte con vivo interesse, per poi riflettere in silenzio dentro di noi!

Rachel Kadish è la pluripremiata autrice dei romanzi From a Sealed Room, Tolstoy Lied: A Love Story e del racconto I Was Here. Le sue opere sono apparse su NPR e New York Times, Plowshares e Tin House. Vive fuori Boston.

Source: libro del recensore.

:: Il quaderno dei nomi perduti di Sofia Lundberg (DeA Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza

18 luglio 2018

nomi perdutiSofia Lundberg confeziona un delizioso romanzo che per contenuti si può tranquillamente definire di “formazione esistenziale”.
Infatti “Il quaderno dei nomi perduti” non rappresenta altro che un mistico viaggio compiuto dai personaggi femminili nei meandri più segreti delle loro passioni; delle loro vicissitudini più intime, come se silenziosamente avessero deciso di fare un improbabile cheek-up alle loro storie di famiglia, nel bene o nel male!
La vicenda narrata dalla Lindberg ha dunque inizio nel momento in cui la nostra prima protagonista, all’anagrafe Doris, ritrova sulla sua strada, con vivido stupore, quel piccolo e prezioso quaderno, che il suo stesso padre le ha regalato quand’era piccina con la solenne promessa di annotarvi, con meticolosa puntualità, ogni nome e situazione importante.
Di cosa è fatta davvero una vita? Cosa vale la pena salvare dalla stessa impalpabilità dei giorni degli anni; che trascorrono tiranni e feroci? Se lo chiede, tutta sola nel suo appartamento a Stoccolma, l’anziana Doris.
La risposta è racchiusa in questo piccolo quaderno, per tanti forse banale, ma per lei molto speciale. Alle sue pagine ingiallite e sbiadite dal tempo incalzante, Doris ha consegnato tutti i nomi della sua lunga e tumultuosa esistenza: Stoccolma, Parigi, New York. Madame Serafin, Gösta il pittore, l’ingenua sorella Agnes e Allan: parenti, nemici, amanti; ognuno occupa un posto cruciale nel romanzo della sua vita. Ognuno ha una storia e tocca proprio a lei, la nostra amata Doris raccoglierla. Per poi riannodare le fila di un destino che, malgrado tutto, prepara gli ultimi colpi di scena. Col risultato inaspettato di ritrovare a sorpresa il senso di un viaggio che forse si chiama amore!
Da quel giorno sono oramai trascorsi parecchi anni e la stessa Doris pensa che quella mappa dei ricordi potrebbe essere il dono più adatto – la terapia più azzeccata – per la nipote Jenny, affinché la medesima abbia in questo modo la ghiotta opportunità di ritrovare il senso di una vita alquanto complessa!
Il quaderno dei nomi diviene dunque una sorta di specchio magico, in cui la giovane Jenny, come moderna Alice, può tuffarsi al suo interno per scoprire finalmente le parti più recondite del suo animo in tumulto e i segreti più torbidi del suo clan familiare!

Sofia Lundberg, classe 1974, è una giornalista e redattrice svedese e vive a Stoccolma insieme a suo figlio. Il quaderno dei nomi è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro del recensore.

:: Fontamara – Ignazio Silone – Oscar Mondadori 1981

17 luglio 2018

FontamaraLessi Fontamara di Ignazio Silone e La paga del soldato di William Faulkner in terza media, pressapoco agli inizi degli anni ’80, la maggior parte dei miei lettori forse non era ancora nata, e io avevo su per giù 14 anni. Cosa ricordo di questo libro? Innanzitutto che era molto bello, doloroso, ma molto bello. Ringrazio la professoressa di italiano di allora di avercelo proposto. Parlava di un corso d’acqua e della lotta senza esclusione di colpi per ottenerne la proprietà esclusiva. Parlava di cafoni, che non erano altro che i contadini meridionali, il termine “Cafoni” nell’ accezione di Silone non aveva alcuna connotazione negativa, anzi il contrario. Ignazio Silone scrive divinamente, e il fatto che si sia occupato di temi per così dire umili, della sofferenza della povera gente, che non trova certo spazio nei libri di storia, il fatto che i suoi personaggi siano persone “invisibili” da un punto di vista sociale e economico, la cui lotta per la sopravvivenza è reale, (lottano ogni giorno per vivere, per mangiare, per avere i mezzi primari di sussistenza), non ne sminuisce il valore, anzi l’accresce. La lotta impari contro una natura avversa, fa di questi personaggi degli eroi moderni, nel senso antico del termine. Il Fato qui è spietato, crudele, senza speranza. I personaggi non sognano un futuro di quiete, si accontentano di non morire di fame. E quando ci si trova in una situazione così estrema, è facile per noi dare giudizi, sempre con la pancia piena, pieni di agi, e di privilegi. Ignazio Silone non lo fa, documenta la realtà in maniera “verista”. Non giudica, ma si indigna. Perchè le ingiustizie che patiscono queste persone gridano vendetta (o meglio giustizia) al Cielo. Ripeto lessi questo libro molto giovane, e in un certo senso contribuì a costruire la mia coscienza etica e sociale. Già da bambina non ho mai creduto alle favole, ho sempre saputo che erano racconti allegorici, non ho mai creduto reali gli spettacoli televisivi, (mio nonno se mi vedeva troppo coinvolta o spaventata, mi ricordava è solo un film), ho sempre avuto una percezione distinta tra il reale e l’immaginario, sempre grazie a lui e ai suoi insegnamenti. Sul libro ho poco altro da dire, ma vi consiglio la lucida analisi di Giacomo Raccis che potete trovare qui.  Buona lettura!

Femmes magnifiques di Varie autrici (Oscar Ink, 2018), a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

La biblioteca ideale di libri e graphic novel dedicate a storie di donne insolite e ribelli si arricchisce di un nuovo titolo978880468457HIG-318x480 con Femmes Magnifiques, nella collana Oscar Ink con cui Mondadori si dedica da alcuni mesi al mondo delle nuvole parlanti presentando opere di interesse culturale e non solo di puro intrattenimento.
Femmes Magnifiques è un’antologia di storie disegnate dedicate a donne celebri di ieri e di oggi, realizzate da fumettiste contemporanee, ognuna con un suo stile particolare, dalla pop art alla graphic novel stile Neil Gaiman, dal manga alle vignette stile striscia di quotidiano. Il libro è completato da alcuni contributi di Cindy Whitehead, Nina Simone, di Kristy Miller, di Cathy Unsworth e Shelly Bond, oltre che dalla possibilità di creare la propria storia a fumetti, con vignette vuote dove sbizzarrirsi e i consigli di alcune professioniste del settore. Per l’edizione italiana si segnala l’aggiunta dell’introduzione di Claudia Durastanti.
Come anche Cattive ragazze uscite per Sinnos e Indomite della BaoFemmes magnifiques  si rivolge ad un pubblico eterogeneo, di giovani e giovanissime ma anche a chi avrebbe voluto e dovuto avere graphic novel come queste anni fa su cui formarsi.
Ogni donna è raccontata da tre pagine, attraverso o un episodio cardine della sua vita o alcuni suoi stati d’animo: chiaramente non è un’enciclopedia, ma uno stimolo ad approfondire, con letture e ricerche, la vita di cinquanta donne straordinarie, che in qualche modo si sono ribellate a schemi e stereotipi, in società e luoghi diversi, ma sempre ottenendo risultati, anche pagando prezzi alti, ma cambiando la loro vita e quella delle donne che sono venute dopo di loro.
Nelle pagine del libro emergono i nomi delle cantanti Bjork e Kate Bush, della paleontologa Mary Anning, ispiratrice delle teorie dell’evoluzione di Darwin, della cronista Nellie Bly, della matematica della NASA Margaret Hamilton, delle autrici di fantascienza Ursula K. Le Guin e Margaret Atwood, della collezionista d’arte Peggy Guggenheim, della dottoressa e attivista per il controllo delle nascite Margaret Sargent, dell’astronauta Sally Ride, delle autrici di fumetti Dale Messick e Rumiko Takahashi, della spia contro i nazisti Margery Booth, della prima ballerina afroamericana Misty Copeland, delle pioniere dell’informatica Ada Lovelace e Hedy Lamarr, dell’icona nerd Carrie Fisher.
Tanti nomi, tante vicende note e meno note, tante curiosità e un mondo che emerge per far crescere curiosità e autoconsapevolezza. Un’antologia da leggere, rileggere, approfondire a qualsiasi età.

Provenienza: libro del recensore.

Shelly Bond è l’ideatrice e curatrice di Femmes magnifiques. Ha lavorato come direttrice editoriale presso la Vertigo Comics e ha lanciato recentemente la nuova linea Black Crown.

I guerrieri di Wyld L’orda delle tenebre di Nicholas Eames (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

La casa editrice Nord è stata per decenni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di fantasy e fantascienza,41569-0001 con collane amatissime e ricercatissime ancora oggi. Negli ultimi anni sembra purtroppo aver un po’ mollato filoni che continuano a piacere e a appassionare, ma ogni tanto esce un titolo presso di loro che farebbe sperare ad un ritorno a vecchi e mai dimenticati fasti, guardando anche alle tante voci di oggi, non solo anglosassoni, per generi che hanno sempre qualcosa da dire.
I guerrieri di Wyld L’ora delle tenebre è il primo romanzo di una nuova saga, che si pone sull’onda del successo suscitato da George R. R. Martin, ma con una sua originalità e anche, per fortuna di noi lettori, meno personaggi da seguire.
Clay Cooper si è ritirato a vita privata in un paesino sperduto e ogni sera va nella solita locanda, dove qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca con le sue avventure picaresche. Ogni sera Clay ascolta chi ne parla, spesso molto giovane e che non sa che lui è stato uno dei Saga, anche se ormai quei tempi sono finiti, il mondo è cambiato e il passato è svanito per sempre. O almeno lui crede che sia così.
Ma una notte arriva a casa sua Gabe, il vecchio comandante della banda, ormai anziano, anche se nei suoi occhi si vede ancora la voglia di combattere: è venuto a chiedergli aiuto per ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di un’orda di mostri e orchi.  Clay non vorrebbe accettare, ha una famiglia a cui pensare ed è stanco, ma capisce presto che se Castia cade l’invasione arriverà fin da loro e che deve difendere la vita che si è costruito, perché tutto altrimenti verrà spazzato via.
Per raggiungere Castia però bisogna attraversare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori, da cui nessuno è riuscito ad uscire vivo, tranne i Saga che a questo punto dovranno riunirsi per salvare il mondo da una nuova minaccia.
Nicholas Eames riprende gli archetipi del fantasy, ma si confronta con un tema con cui difficilmente gli autori, da Tolkien a Martin, hanno voglia di avere a che fare, cioè con che succede agli eroi quando diventano vecchi, riprendendo Dumas e i suoi moschettieri vent’anni dopo, ma anche Kurosawa con le storie di anziani samurai pronti a scendere in campo per un’ultima volta. Il risultato è una storia originale e appassionante, con eroi insoliti, non senza macchia e senza paura e nemmeno cinici e bastardi, ma una via di mezzo e per questo molto umani e realistici. Una storia di cui sarà interessante leggere i prossimi sviluppi.
Lo stile avvincente e anche divertente dell’autore è stato ben reso in italiano da Aislinn Sara Benatti, lei stessa autrice di romanzi di genere fantastico.

Provenienza: libro del recensore.

Nicholas Eames ha iniziato a scrivere racconti alle superiori, suscitando l’ammirazione di Ed Greenwood, il creatore di Forgotten Realms. Ma ci sono voluti ancora diversi anni e una laurea in Teatro prima che riuscisse a completare la stesura dei Guerrieri di Wyld. I Guerrieri di Wyld è il suo romanzo d’esordio.

Il patto dell’abate nero di Marcello Simoni (Newton Compton, 2018) a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

Marcello Simoni continua la Secretum Saga con un nuovo capitolo, Il patto dell’abate nero, ambientato di nuovo nell’Italia del Quattrocento, tra lo splendore della Firenze dei Medici e zone meno note ma altrettanto interessanti, come la Sardegna, crocevia di varie culture, tra cui quella ebraica e quella musulmana, purtroppo assente dai libri di Storia e dai romanzi storici ambientati in quell’epoca.
Tutto parte infatti dal porto di Alghero, oggi noto luogo di vacanza ma allora snodo importante in un mare che si percepiva ancora come ricco di pericoli e insidie, oltre che luogo di incontro di interessi commerciali di culture politicamente contrapposte dove un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, Teofilo Capponi. Scopo dell’incontro è vendere un segreto, l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcania, un saraceno vissuto all’epoca di Carlo Magno e scomparso in circostanze misteriose, lasciando dietro di sé la leggenda di ricchezze scomparse, uno dei tanti miti del genere che fiorirono legati all’epopea dei paladini e che durarono per secoli.
La notizia arriva alle orecchie di Bianca de’ Brancacci, infelice moglie di Capponi, che giunge alla conclusione che quel tesoro può avere a che fare con la morte di suo padre. Per questo, Bianca elabora un piano, in cui coinvolge il noto ladro fiorentino Tigrinus, legato a Cosimo de’ Medici. Tigrinus parte per Alghero, dove dovrà spacciarsi per Teofilo Capponi e poi mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus. Ma non mancheranno colpi di scena e imprevisti, tra Firenze, Alghero e altri luoghi di un Mediterraneo ricco di culture e contrasti, allora come oggi.
Ancora una volta Marcello Simoni porta nel passato, mescolando il thriller con il romanzo di avventure storiche alla Dumas, e ancora una volta fa centro, costruendo un intreccio avvincente, da cui non si riesce a staccarsi, ma nello stesso tempo documentato sul piano storico e senza licenze poetiche e inesattezze.
Ne Il patto dell’abate nero sono molti i punti di interesse e le scoperte che si fanno mentre ci si diverte e ci si appassiona, a cominciare dal già citato ruolo della Sardegna, Regione di cui non si parla abbastanza nei romanzi storici e dove avvennero fatti interessanti anche se meno noti. Poi torna il tema della caccia al tesoro, archetipo da Stevenson in poi, riletto in una chiave mediterranea e leggendaria, partendo dalle tradizioni della Storia europea tra Medio Evo e Rinascimento, tutte da rileggere, perché non hanno niente a che invidiare a epopee ben più note come quella dei Corsari dei Caraibi.
Un secondo capitolo interessante per una saga che avrà altri sviluppi che a questo punto i lettori sono ben ansiosi di leggere. Spesso si sente fare il discorso trito e ritrito che gli italiani non sono bravi nella letteratura di genere, per fortuna Marcello Simoni è uno dei tanti che smentisce questo luogo comune ormai superato.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringrazia Federica Capelli.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimistaIl labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga(L’abbazia dei cento peccatiL’abbazia dei cento delitti L’abbazia dei cento inganni) e i primi due capitoli della Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero Il patto dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.