“Ebbe il privilegio del viaggio in paradiso. Il 15 agosto 1698, giorno dell’Assunzione, la veggente sta recitando le litanie lauretane, quando fra le 19 e le 20, accompagnata da 4 angeli con il volto da bambini, le viene a far visita la Madonna che la inviata a seguirla: “Figlia mia, oggi voglio mostrarti delle cose che non hai mai visto e ti riempiranno di grande felicità”.
Questo libro racconta la vita di una veggente, la storia di una povera pastorella che ebbe in dono la comunicazione con l’aldilà. Benedetta Rencurel nacque nel settembre 1647 a Saint-Etienne- le- Laus. Una popolare leggenda fissa la nascita il giorno della festa di San Michele, quasi presagendo il suo forte legame con gli angeli. L’esistenza è dura sin dai primi anni di vita, gli stenti aumentano a dismisura con la morte del padre nel 1654, e la fame diviene pungente e quotidiana, ma i biografi annotano un’affermazione di Benedetta: “Il buon Dio e la sua Madre non possono lasciarci soli”. Non imparerà mai a leggere e a scrivere e fino al termine della vita firmerà con la consueta croce. Era un’ umile fanciulla, venne iniziata fin da bambina a zappare i campi altrui, a portare sulle spalle legna per il focolare, ad attingere l’acqua. Ne sortì un fisico tarchiato e resistente alla fatica e alle malattie.
“Il poveraccio solitario e reietto – afferma l’autore del libro, Vincenzo Mercante – sortisce solitamente un carattere chiuso, ottusamente fissato sui piccoli beni materiali. La roba, per chi ne ha un pugno, diventa sacra, intoccabile, da custodirsi con gelosia. Ma l’animo di Benedetta, reso sensibilissimo dalla miseria che l’attorniava, la spingeva invece a gesti di generosità”.
Dagli occhi di quella giovane traspariva qualcosa di strano, di non definibile a prima vista e i più si astenevano da ogni giudizio nell’attesa di qualcosa che sapeva di mistero. A 14 anni le nasce dentro un desiderio fortissimo: “Ho provato, ridirà più volte negli interrogatori, un bisogno insaziabile di sofferenza”. Un giorno le appare San Maurizio che le dice: “Dirigiti verso la vallata sopra Saint-Etienne, e lì ti sarà concesso di vedere la Madre di Dio”. Ai margini di un bosco, in una grande cava di gesso, si apriva una piccola grotta chiamata le Fornaci, è qui che alla umile pastorella appare una bella Signora che tiene amorevolmente per mano un bimbo di rara bellezza. Nelle successive apparizioni, la Madonna si presenta: “Io sono Maria, la Madre di Gesù. Recati a Laus e cerca un’angusta cappella da cui si sprigionano profumi celestiali; lì mi vedrai molto spesso ed io ti comunicherò i miei desideri”. Dal 1673 fino alla morte, la vita di suor Benedetta (ha infatti preso il velo nell’ordine di San Domenico) si svolge in maniera armoniosa illuminata dalla presenza della Vergine e del suo Angelo che la spingono a chinarsi su una dolente umanità, desiderosa di sollievo nel corpo e nello spirito, bisognosa di pace interiore. Tra accanimenti del maligno, persecuzioni fisiche e morali, trascorrono 54 anni di apparizioni e fede senza interruzioni. Suor Benedetta muore il 28 dicembre 1718, nel pieno della gioia per la comunione con il Cielo.
Vincenzo Mercante (San Vito di Leguzzano, 2 agosto 1936) è uno scrittore e presbitero italiano. Vive ed opera a Trieste. Laureato in lettere moderne all’Università di Padova, già insegnante di materie letterarie nei licei scientifici statali, diplomato in Sacra Scrittura a Roma, ha frequentato corsi in psicologia, cinematografia e biblioteconomia conseguendone attestati di merito. In qualità poi di giornalista-pubblicista ed esperto di comunicazione massmediale collabora con vari settimanali, riviste di argomento storico-letterario e numerosi periodici. Fondatore del Centro Culturale David Maria Turoldo, organizza incontri musicali, storici e letterari, sia di prosa che di poesia, nonché dibattiti cinematografici. Il Centro, gemellato con la missione don Bosco di Diamond Harbour nella provincia di Calcutta (Bengala – India), offe un costante aiuto per la realizzazione di opere socialmente utili come scavo di pozzi di acqua dolce ed istallazioni di apparecchiature per fornire luce e gas a persone bisognose; infine mediante le adozioni a distanza incrementa la scolarizzazione di ragazzi volonterosi. Particolarità del Centro Turoldo è l’apertura alla mondialità e al dialogo interculturale aderendo alle iniziative del Centro Interdipartimentale di ricerca sulla Pace “Irene” dell’Università di Udine e del Centro interreligioso di Trieste. Il 25 maggio 2008 Vincenzo Mercante ha ricevuto una Menzione Speciale da parte dell’Associazione Altamarea nell’ambito del Premio Letterario Internazionale Trieste “Scritture di Frontiera dedicato ad Umberto Saba 2007”. Precedentemente, oltre ad una segnalazione nel Concorso Nazionale Ibiskos Città di Salò per la narrativa, il 28 aprile 2008 gli è stato assegnato il secondo premio internazionale di letteratura Portus Lunae città di La Spezia per il saggio sul popolo ebraico intitolato Il dolore bimillenario.
Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo la signora Miriam dell’Ufficio Stampa “Edizioni Segno”.
“Ebbe il privilegio del viaggio in paradiso. Il 15 agosto 1698, giorno dell’Assunzione, la veggente sta recitando le litanie lauretane, quando fra le 19 e le 20, accompagnata da 4 angeli con il volto da bambini, le viene a far visita la Madonna che la inviata a seguirla: “Figlia mia, oggi voglio mostrarti delle cose che non hai mai visto e ti riempiranno di grande felicità”.
Questo è l’anno di Frankenstein, il primo romanzo di fantascienza di tutti i tempi, e della sua autrice, perché fu una donna la prima a cimentarsi con questo genere, anzi un’adolescente, Mary Shelley, e accanto a riedizioni e film, trova spazio una biografia insolita e agile, uscita per Il Castoro in italiano ad opera di Lita Judge.
“Il ladro di Maigret”: Quando era arrivato a Parigi, circa quarant’anni prima, c’erano gli stessi autobus con piattaforma, e all’inizio non si stancava mai di percorrere i Grand Boulevards sulla linea Madeline-Bastille. Era stata una delle sue prime scoperte. Così come non si stancava mai dei caffè con tavolini all’aperto da cui, davanti a un bicchiere di birra, si assiste allo spettacolo sempre mutevole della strada. Nel primo anno passato a Parigi l’aveva entusiasmato anche il fatto che già alla fine di febbraio si poteva uscire senza cappotto. Non sempre, ma qualche volta sì. E lungo certi viali, boulevard Saint-Germain in particolare, cominciavano a sbocciare gemme. C’era una ragione se quei ricordi stavano d’improvviso riaffiorando: si annunciava una primavera precoce, e quella mattina era uscito di casa senza cappotto. Si sentiva leggero, come l’aria frizzante. I colori dei negozi, dei cibi, degli abiti femminili erano allegri, vivaci. Non stava pensando a nulla di preciso. Nella sua mente c’erano solo brandelli di pensieri slegati.
Dopo Il libraio di Parigi e Il mistero della cripta sepolta, già recensiti sul nostro blog, esce in Italia Promessa di sangue di Mark Pryor (The Blood Promise, 2014), tradotto da Barbara Cinelli e pubblicato nella collana TimeCrime di Fanucci Editore.
Arriva in Italia grazie a Bao Publishing il primo volume- “Il guardiano delladiga”- di una trilogia a fumetti creata da Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, fautori dello studio di animazione, Tonko House, che ne ha fatto anche un cortometraggio nominato agli Oscar nel 2015. I protagonisti nel libro sono animali. Maiale è un giovanotto che fa il guardiano alla diga costruita tempo prima dal padre. La chiusa è gigante e separa la Valle dell’Aurora dal resto del mondo. Il fatto che il padre di Maiale le abbia dato forma è perché oltre ad essa c’è un pericolo – la nebbia nera- che porta scompiglio e morte in chiunque si imbatta in lei. Maiale, che ha perso il padre e ha ereditato da lui il ruolo di guardiano della diga, non è del tutto solo nell’ importante missione dove sarà coinvolto. Accanto a Maiale, i suoi amici, anche loro giovani e animali, Volpe e Hippo. I tre si troveranno catapultati in strane situazioni, a tratti reali, a tratti degli incubi allucinati, che li porteranno a doversi rimboccare le maniche per agire in modo tale da salvare la Valle dell’Aurora e la sua gente. La storia è caratterizzata da un ritmo incalzante che crea suspense e lascia nel lettore la curiosità di capire, e scoprire, se il piccolo Maiale e i suoi compagni di avventura riusciranno a compiere la loro impresa. Di certo, facendo un’analisi del personaggio principale – Maiale- ci si rende conto che il suo essere e agire richiamano la figura classica dell’eroe delle fiabe. Maiale, non a caso, dovrà compiere ogni azione per salvare il suo mondo dal pericolo, dovrà rispettare l’impegno e il compito che ha ereditato dal padre (fare il guardiano della diga) e dovrà portare a termine una missione per ristabilire la pace e armonia. Accanto a lui ci saranno Volpe e Hippo, amici, compagni di avventura e aiutanti. Oltre ad un piccolo eroe, Maiale si dimostra da subito coinvolto in un percorso di prove e ostacoli che lo metteranno a dura prova, ma che fanno dedurre il processo di formazione che lo aiuterà a crescere. Perfette e molto curate sono le immagini realizzate Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, le quali rendono il libro elegante e accattivante, nel senso che arrivati alla fine del primo volume de “Il guardiano della diga”, si resta in attesa nella speranza che arrivi presto il seguito, per scoprire il destino di Maiale, dei suoi amici e della Valle dell’Aurora. Traduzione Caterina Marietti.
Rebel love di Erin Watt, edito dalla Sperling & Kupfer, costo al pubblico euro 17.90, è un delizioso romanzo di genere per quanti nell’epoca dei social possono ancora definirsi romantici.
L’archetipo dell’invasione aliena, come metafora della paura che un giorno arrivi sulla Terra qualcuno di più forte di noi che tratti il genere umano come lui si è sempre comportato con gli animali e le culture concepite come inferiori, è presente da sempre nel genere della fantascienza, e ha attraversato romanzi, a partire da La guerra dei mondi di Wells, film, dai B Movies ai blockbuster come Indipendence Day, telefilm, da V a Defiance, fumetti e cartoni animati, partendo dai mitici robottoni giapponesi di Go Nagai, Goldrake in testa.
“Lotto per la libertà perché senza di essa non sono nessuno, perché ho dovuto riconquistarla dopo una lunga e dura lotta. Per me la libertà è la cosa più preziosa, qualcosa che non si può alienare. Ho gettato tutta la mia giovinezza sul fuoco della lotta per la sua conquista, e se a me, socialista, mi dovessero offrire le più radicali riforme sociali al prezzo della libertà, rifiuterei, perché la libertà non può essere merce di scambio”.
Il sorprendente romanzo “Il boss è immortale” edito dalla Mondadori, costo al pubblico euro 18.00, è ultima fatica letteraria del giornalista e corrispondente per il Corriere della Sera da Parigi, Massimo Nava.
Se vi state chiedendo se sia possibile commettere cinque, e sottolineo cinque, omicidi girovagando indisturbati per l’America di fine anni ‘90 (alla guida di un camioncino rosso e macchine rubate) la risposta, per quanto sia assurda e atipica, è straordinariamente SI. O almeno, qualcuno ci è riuscito.
Louise Lacroix è la voce narrante di Gli scellerati (Les Scélérats, 1959) piccolo gioiellino noir scovato da Rizzoli dal vastissimo repertorio di Frédéric Dard (1921-2000) e tradotto dal francese, senza sbavature, da Elena Cappellini.
Prima di Conrad, di Dumas, di Stevenson, c’è stato lui. Un poeta girovago, raffigurato cieco dalla tradizione, che duemila e settecento anni fa avrebbe composto le due opere cardini di una civiltà e di quelle a venire. Ora, sarebbe un esercizio futile descrivere la trama, che i giovani hanno masticato sui banchi di scuola e i grandi hanno assaporato sul grande e piccolo schermo, quindi sarà meglio passare ai vari motivi per cui sarebbe interessante dedicarsi alla lettura del grande classico.
























