Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Polvere di Enrico Pandiani (Dea Planeta 2018) a cura di Marcello Caccialanza

13 giugno 2018

PolvereEnrico Pandiani nel suo intrigante thriller psicologico, edito dalla Dea Planeta, dal titolo “Polvere”, offre a noi lettori amanti del brivido un romanzo accattivante e pieno di brio e di adrenalina.
È la storia di Pietro, un uomo allo sbando da quando ha purtroppo perduto il suo incarico lavorativo, come capo della sicurezza. Questo evento è dunque per il protagonista di questa narrazione una clamorosa sconfitta esistenziale; perché in questo stesso frangente lui capisce la sua naturale fragilità di essere umano. Fragilità che lo porta a vestirsi di un’apatia costante e pericolosa. Niente infatti lo interessa più ! la vita medesima diviene piano piano una sorta di mare calmo e poco avventuroso, dove ogni forma di vita ha perso colore, sapore e profumo. Pietro è dunque caduto nel baratro di un abisso buio e preoccupante, dove la depressione è una specie di fantasma che si fa sempre più prepotente ed ammagliante, è in procinto di tendergli il suo tranello!
Ma un giorno, inaspettatamente, per il personaggio chiave di questo romanzo arriva una ghiotta occasione per rimettersi in sesto per imboccare di nuovo la giusta carreggiata: la sua vicina di casa, alla quale hanno ucciso una figlia, in circostanze alquanto misteriose, gli domanda aiuto per dipanare quella matassa.
Facendosi carico di questa patata bollente, Pietro in un colpo solo si libera anche da quel perfido maleficio chiamato apatia. E da questa liberazione prende così il via questo noir esistenziale che mescola con grande sapienza atmosfere cupe e sfumature psicologiche.
Piccolo grande romanzo noir da leggere tutto d’un fiato pagina dopo pagina; perché ti prende, ti cattura e ti catapulta in una dimensione surreale, dove bene e male si sfidano in battaglie di fine e sottile psicologia umana!

Enrico Pandiani (Torino, 1956), dopo una lunga carriera come grafico editoriale e illustratore, nel 2009 ha esordito con Les Italiens, inizio di una saga noir che diventerà una serie TV coprodotta da Italia e Francia.

Source: libro del recensore.

:: I Maigret 12 di Georges Simenon (Adelphi, 2016) a cura di Daniela Distefano

7 giugno 2018

I MAIGRET 12 - SimenonRaramente Maigret parlava del suo mestiere, e ancor più raramente esprimeva un’opinione sugli uomini e sulle loro istituzioni. Diffidava delle idee, sempre troppo nette per aderire alla realtà che invece, lo sapeva per esperienza, così mutevole”.

“Maigret e i vecchi signori”, “Maigret e il ladro indolente”, “Maigret e le persone per bene”, “Maigret e il cliente del sabato”, “Maigret e il barbone” sono i titoli di cinque racconti di Georges Simenon, impagabile scrittore di gialli dalla fattura geniale. In questo volume che li raccoglie – I Maigret 12 (Adelphi) – la sua creatura letteraria si imbatte in pezzi di società andati a male, individui corrotti dai filamenti di classi sociali che non li proteggono dai colpi del destino. Uomini e donne cristallizzati dalle abitudini, dallo scorrere sempre uguale dei giorni, oppure bevitori falliti che cercano un riscatto che non arriverà mai, persino barboni dal passato ineccepibile poi avariati per scelta, per non essere vinti, per viaggiare liberi sulle montagne russe. Simenon li accarezza, li mantiene saldi con una scrittura sempre impeccabile e fa ammirare scorci di una metropoli sfondo e insieme protagonista con i suoi cieli, con le sue stagioni che sembrano non mutare mai:

A Parigi si respirava ancora aria di vacanze. Non era più la Parigi deserta di agosto, ma continuava ad aleggiarvi una sorta di pigrizia, una riluttanza a riprendere la vita di tutti i giorni. Se avesse piovuto, se avesse fatto freddo, sarebbe stato più facile. Quell’anno, invece, l’estate non si decideva a finire”.

Maigret intanto gongola nel fare da paravento alle azioni criminose: annaspa, entra nella mente dell’assassino oppure si perde anche lui nei cunicoli della indeterminatezza esistenziale; vorrebbe riposarsi di più, poi però si butta a capofitto sui casi efferati, perché

Era stato contento, certo, di avanzare di grado, di diventare finalmente il signor commissario, capo della Squadra Omicidi. Eppure aveva nostalgia di certi appostamenti nelle notti d’inverno, quando si gela, delle portinerie sature degli odori più diversi in cui si andava per giornate intere a rivolgere sempre le stesse domande, in apparenza inutili. Non per niente nelle alte sfere gli rimproveravano di lasciare appena possibile l’ufficio per tornare a fare il segugio. Come spiegare, soprattutto a quelli della Procura, che aveva bisogno di vedere, di fiutare, di impregnarsi di un’atmosfera?”.

Se avete voglia di leggere qualcosa di essenziale e perfetto come l’acqua pura, godetevi questo inizio d’estate con un libro che mette d’accordo la curiosità, il pungolo narrativo, il brivido nella pacatezza, il piglio sornione e quello istrionico.

“ … Tutte le persone della sala sembravano dare molte cose per scontate: che sarebbero state invitate a degli eventi sociali, che avrebbero avuto amici e parenti con cui parlare, che si sarebbero innamorati e che il loro amore sarebbe stato ricambiato, che forse avrebbero formato una propria famiglia ….”

Georges Simenon Liegi (Belgio), 13/2/1903 – Losanna (Svizzera), 1989 è stato un romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea.
Grande importanza ha poi all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret.
La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre.
Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla “Gazette de Liège”, dove rimane per oltre tre anni firmando con lo pseudonimo di Georges Sim.
Contemporaneamente collabora con altre riviste e all’età di diciotto anni pubblica il suo primo romanzo.
Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi; già nel 1923 collabora con una serie di riviste pubblicando racconti settimanali: la sua produzione è notevole e nell’arco di tre anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori: anni di apprendistato prima di dedicarsi a una letteratura di maggior impegno.
Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista “Détective”, appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret.
Nel 1931, si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere.
Con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi per tutti gli anni trenta. Nel 1939 nasce il primo figlio, Marc.
Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea: durante la guerra si occupa dell’assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un’errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree.
Accuse di collaborazionismo, poi rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà sua seconda moglie e madre di suoi tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta, prima in Costa azzurra e poi in Svizzera, a Epalinges nei dintorni di Losanna.
Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d’oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui avrà una lunga e duratura amicizia. Dopo pochi anni Simenon si separa da Denyse Ouimet.
Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, e infatti inizia l’epoca dei dettati: Simenon registra su nastri magnetici le parole che aveva deciso di non scrivere più. Nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida. Nel 1980 Simenon rompe la promessa fatta otto anni prima e scrive di suo pugno il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia.
Georges Simenon muore a Losanna nel 1989.

Source: Libro inviato al recensore dall’Editore. Ringraziamo Benedetta Senin dell’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Correre è la risposta di Ivana Di Martino (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Marcello Caccialanza

7 giugno 2018

Correre è la risposta di Ivana Di MartinoCorrere è la risposta” di Ivana Di Martino, edito dalla Sperling & Kupfer è un libro che merita di essere letto perché rappresenta una sorta di ideale vademecum per quanti nella loro vita hanno subito una clamorosa battuta d’arresto e, nonostante ciò, hanno deciso, con fermezza e convinzione, di non arrendersi e di dire sì ancora una volta alla vita!
Sono parole e pensieri di una delicatezza e di un’empatia che toccano il cuore e ti danno quella speranza che ti fa sfidare il mondo con un dito!
E anche se ti trovi nel buio più profondo, hai l’innata consapevolezza, dentro di te, che in fondo a qualsiasi tunnel, vi è sempre una luce a cui aggrapparsi con prepotenza. Sta a noi indossare l’armatura e sconfiggere quel mostro che si cela dietro le avversità quotidiane!
Ivana non è una super – donna, ma una moglie, un’amica ed una madre. Lei ha sempre amato correre veloce e sfidare il vento; perché questo sport richiede abnegazione, impegno e soprattutto sudore, ma alla fine come in ogni favola che si rispetti c’è sempre una morale nascosta: ogni sforzo ben ponderato regala energia e voglia di vivere!
Un giorno, però, Ivana ha una brutta sorpresa; scopre che il suo cuore ha problemi e che deve essere operata. Lei non si perde d’animo indossa la sua armatura e lotta con astio e convinzione contro questo drago! Lei è tosta e ce la fa!
Ma la parte più bella di questa narrazione è proprio nel racconto appassionato e vissuto di una miracolosa rinascita, che la porterà a ricominciare, contro il parere di quanti le stanno accanto, a correre e sfidare di nuovo quel vento amico e compagno di tante splendide avventure!
E dal 2013 lo farà solamente a scopo benefico. Non c’è che dire un contagioso e meraviglioso esempio di coraggio e di altruismo.

Source: libro del recensore.

:: Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman (Garzanti 2018) a cura di Valeria Giola

7 giugno 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman“ … Tutte le persone della sala sembravano dare molte cose per scontate: che sarebbero state invitate a degli eventi sociali, che avrebbero avuto amici e parenti con cui parlare, che si sarebbero innamorati e che il loro amore sarebbe stato ricambiato, che forse avrebbero formato una propria famiglia ….”

Vi sarà capitato di leggere la recente notizia circa la novità introdotta dal premier inglese Theresa May. Nella verde Inghilterra, circa nove milioni di persone sostengono di sentirsi soli e ciò ha fatto scattare l’idea di istituire un “Minister of Loneliness”. A Mrs Tracey Crouch, già membro della camera dei Lord, è stato affidato il delicato compito di sfidare la piaga della solitudine attraverso elaborate strategie. Probabilmente una Eleanor Oliphant in carne e ossa diventerebbe un caso sul quale il team di Mrs Crouch potrebbe creare un piano ad- hoc.
Eleanor Oliphant sta benissimo” è il titolo del romanzo di esordio della scrittrice scozzese Gail Honeyman, edito da Garzanti e tradotto da Stefano Beretta. Eleanor vive in Scozia, in città. Ha un lavoro, una casa, una pianta “Polly”. Ha un’esistenza, che non significa avere una vita, per sua stessa ammissione. Ha un passato. Sopravvive al presente. Qualche volta sogna un futuro migliore. Eleanor è sola. Non ha una famiglia che la sostenga, non ha amici che le tengano compagnia, non ha parenti che si interessino a lei. Non ha un compagno né figli da amare. Eleanor non conosce l’amore e le carezze, ciò che ricorda della sua infanzia è uno spettro che la tormenta. Ma lei è come un fiore che cresce tra le faglie dell’asfalto: vive, nonostante tutto.
Il romanzo può essere visto come una sorta di diario, diviso in tre sezioni, nel quale la protagonista racconta un frangente della sua vita e rimanda se stessa (e il lettore) a frequenti flashback nel suo passato oscuro e violento. La narrazione in prima persona è perfetta in quanto, già dalle prime pagine, si evince come l’autrice desideri farci scoprire la personalità eccentrica della protagonista, la sua semplicità nonché le sue angosce. Saremmo di fronte a un romanzo denso di lacrime se non fosse che per tutte le trecentotrentotto pagine si respira un’ironia irresistibile e dosata alla perfezione che induce il lettore a innamorarsi di Eleanor Oliphant. Non è un caso se il Daily Mail ha definito quest’opera “ indimenticabile e vero”. Siamo di fronte a una miscela di sarcasmo e commozione, riflessioni corpose e dolcezza infinita che fanno de “Eleanor Oliphant sta benissimo” un autentico capolavoro.

Gail Honeyman è nata e cresciuta in Scozia, ora vive a Glasgow e fin dai tempi della scuola la scrittura per lei è stata non solo un’attitudine ma un sogno. Un sogno che ha custodito e coltivato per anni. Un sogno che è diventato un progetto a cui ha dedicato tutto il suo tempo: dalle pause pranzo alle notti di ispirazione. Quel progetto è Eleanor Oliphant sta benissimo, che oggi è un caso editoriale eccezionale, un bestseller venduto in 35 paesi.

Source: acquisto di Liberi di scrivere per il recensore.

Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi di Vari (Runa editrice), a cura di Elena Romanello

6 giugno 2018

Si dice spesso che i più giovani non leggono, distratti dalle nuove tecnologie, ma questo non è sempre corretto, perché i fantasticopiù importanti fenomeni letterari di successo degli ultimi vent’anni si sono proprio rivolti a loro, rilanciando gli universi dell’immaginario, tra fantascienza e fantasy.
Proprio a questo è dedicato il saggio, o meglio la raccolta di saggi, veloci, agili ma esaurienti, Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi – Luci e ombre di 10 serie di successo –, un modo per riflettere, ripassare e riscoprire storie che hanno creato nuovi mondi non solo d’evasione che non hanno conquistato solo preadolescenti e adolescenti, visto che molti adulti li hanno nelle loro librerie e non solo perché hanno figli.
Dieci saggi su altrettante saghe, aiutate in alcuni casi anche dal cinema, che hanno saputo portare in mondi alternativi ma sempre metaforici dell’oggi, scritti da esperti del genere. In particolare Silvana de Mari si è confrontata con Harry Potter di J. K. Rowling, Paolo Gulisano con Narnia di C. S. Lewis, riportata in auge dal cinema, Marina Lenti con invece la serie dell’Ultimo elfo appunto di Silvana de Mari, Chiara Valentina Segré con Hunger Games di Suzanne Collins, Martina Frammartino con Percy Jackson di Rick Riordan, Maria Cristina Calabrese con il Mondo emerso di Licia Troisi, Pia Ferrari con Barthimeus di Jonathan Stroud,  Laura Costantini con Twilight, Amneris di Cesare con Shadowhunters di Cassandra Clare, approdata in TV dopo un film deludente, Cristina Lattaro con Divergent di Virginia Roth, caso più unico che raro in cui si rinuncia al lieto fine.
Il risultato è quindi un’introduzione a universi irrinunciabili, in cui si sono rilette icone del fantastico, si sono scoperti nuovi mondi popolati da creature fiabesche, si è riflettuto sul rischio di trovarsi in futuri distopici, facendo emergere che il Fantastico, a qualsiasi età, non è una fuga dalla realtà, ma un modo per trattare gli aspetti fondamentali della vita, tragici o gioiosi che siano e evidenziare quei riti di passaggio connessi alla crescita che poi segnano per tutta la vita.
La raccolta di saggi è stata curata da Marina Lenti, già studiosa del genere e la prefazione è di Emanuele Manco, curatore di Fantasy Magazine.

Provenienza: omaggio dell’editore che ringraziamo

Marina Lenti è una saggista italiana specializzata in letteratura fantastica, esperta della saga di Harry Potter a cui ha dedicato gli studi L’Incantesimo Harry Potter, (Delos Books, 2006), La Metafisica di Harry Potter, (Camelozampa, 2012), Harry Potter: il cibo come strumento letterario (Runa, 2015), J.K. Rowling: l’incantatrice di 450 milioni di lettori, (Ares, 2016).

:: Drammi quotidiani, di Paolo Panzacchi (Pendragon 2018) a cura di Federica Belleri

6 giugno 2018

drammi quotidianiAvete presente le gag di Aldo, Giovanni e Giacomo? E Camera Cafè? O Giuseppe Giacobazzi?
Ecco, mescolatele. Aprite il libro di Paolo Panzacchi e lo scoprirete. Vivrete la quotidianità di Francesco Garelli, pubblicitario, e della sua famiglia. Lo stress di ogni giorno, il tempo che è sempre troppo poco, il disordine e lo stipendio risicato. I risvegli del lunedì e i panni da stendere. Il complicato equilibrio tra carriera e coppia. L’invadenza dei suoceri e molto altro.
Questa è una storia per chiunque si senta stretto e costretto, per chi ha voglia di perdersi nei ricordi e di lasciarsi andare alla malinconia. Si ride, certo. E si sorride parecchio, ma nulla viene tolto alle descrizioni dei nostri anni, all’amore trascurato e ai difficili progetti da realizzare.
Le scelte si pagano, è inevitabile. La nostalgia prevale, la voglia di prendere un’iniziativa anche solo una, è devastante.
E allora si decide, si cambia, ci si rinnova. Ci si libera dalle convenzioni e via, un tuffo nel blu. O no?
Una lettura che apre spunti per interessanti riflessioni.
Assolutamente consigliato.

Source: omaggio dell’autore.

Veloce la vita, Sylvie Schenk, (Keller editore 2018) A cura di Viviana Filippini

5 giugno 2018

Veloce la vita

Veloce la vita, di Sylvie Schenk è la storia di un’esistenza che scorre rapida come i fotogrammi di un film nelle pagine del libro edito in Italia da Keller. La vicenda prende il via a Lione, nell’immediato dopoguerra, dove sono ancora ben presenti e tangibili i segni del conflitto bellico. Ferite più morali ed emotive, che fisiche. In questo mondo che tenta di rinascere prende il via la storia di Louise, una giovane in arrivo a Lione dopo aver lasciato il suo paesino di residenza sulle Alpi francesi. La ragazza giunge in una dimensione per lei tutta nuova lontana dalla sua famiglia un po’ opprimente e ottusa. Per la protagonista la città è un insieme di luci, movimento, nuove conoscenze divertimento e anche un po’ di insidie.  Un assaggio di forte autonomia e indipendenza che la porteranno a scoprire la vita e anche l’amore. Due sono i poli d’attrazione di Louise: Henri e Johannes. Henri, grazie al suo talento, fa il pianista jazz, però nasconde un dolore profondo che lo tormenta. Il giovane non riesce ad accettare l’uccisione dei genitori. Orfano, vive con la nonna in una vecchia casa dove c’è una grande biblioteca completamente vuota. Tra Louise e Henri non è vero amore, ma amicizia e anche confidenza che portano a galla il passato di dolore del giovanotto. L’intimità tra i due permetterà alla ragazza di scoprire che sono stati i Nazisti a far sparire i libri che un tempo riempivano quella casa. Johannes invece è tedesco e vive momentaneamente in Francia. Louise se ne innamora alla follia. La ragazza è così coinvolta che pur di sposare e stare con l’amato andrà contro la sua famiglia che non vede di buon occhio il suo matrimonio con un giovane straniero, soprattutto tedesco. Lei, testarda e tenace, accetterà di andare a vivere lontano della Francia per sentirsi coronare il suo sogno d’amore ed essere libera di agire. Solo una cosa la assilla Louise, giorno dopo giorno per il resto della sua vita, una frase detta da Henri che evidenzia come le persone della sua nuova famiglia forse non sono così innocenti come sembrano o come vogliono far credere. Parole che per Louise peseranno come un macigno. Nel romanzo della Schenk la storia della vita delle persone comuni come la protagonista e i suoi compagni di avventura si mescola con la Storia dei grandi e drammatici eventi che sconvolsero l’Europa tra il 1940 e il 1945, ponendo attenzione alle conseguenze che essi continuarono ad avere una volta finita la guerra. Nel libro non solo si assiste allo scorrere rapido del vissuto di Louise dall’adolescenza all’età adulta. Dalle pagine di Veloce la vita, a poco a poco, emergono anche le infanzie di Henri e Johannes, esistenze dove non sono mancate povertà, fame, discriminazione, sensi di colpa e lotta per la sopravvivenza. Eventi del passato che agiranno in modo forte sui personaggi e sul loro agire. Sylvie Schenk crea un romanzo dinamico, in movimento, dove i protagonisti attraversano e vivono la Storia. Veloce la vita è la vicenda di una donna che lotta per la sua autonomia e indipendenza in una società postbellica, non del tutto abile e propensa a fare i conti e a convivere con i tremendi spettri del passato. Traduzione dal tedesco Franco Filice.

Sylvie Schenk è nata nel 1944 a Chambéry, in Francia. Ha studiato a Lione e si è trasferita in Germania nel 1966. Ha pubblicato poesie in francese e, dal 1992, ha iniziato a scrivere in tedesco. Vive vicino a Aachen (Aquisgrana) e a La Roche –de-Rame, nelle Alte Alpi francesi. Quando Veloce è la vita è stato pubblicato in Germania nel 2016, i libraio lo hanno scelto come uno dei cinque libri più belli dell’anno.

Source: inviato dall’editore.

:: Il venditore di bibite, di Achille Maccapani (Fratelli Frilli Editori 2018) a cura di Federica Belleri

31 Maggio 2018

Il venditore di bibitePrima indagine per il Capitano Roberto Martielli e la sua compagna, il Sostituto Procuratore Antimafia Viviana Croce. Origini pugliesi per lui, calabresi per lei. Ed è proprio in Calabria che il Capitano subisce un agguato e viene gravemente ferito. Dopo il coma e le cure necessarie viene trasferito nel Ponente ligure a capo di una task force contro la ‘ndrangheta. Sarà necessario per lui e la sua donna entrare nella vita privata e imprenditoriale di industriali, boss, avvocati influenti e collusi. In ballo le elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale di Ventimiglia. Il Capitano Martielli si immergerà in un mondo già piuttosto conosciuto per lui, ma sempre in grado di sorprenderlo per l’abilità e la testardaggine nell’insabbiare e eludere i controlli legali. L’apparenza sarà quella di estrema efficienza e pulizia. Il nocciolo della questione si dimostrerà invece torbido, intricato e difficile. L’estensione di un’organizzazione dalla Calabria alla Lombardia, al Veneto, al Piemonte e all’Emilia. Una rete ben strutturata di mafiosi che decidono il clima quotidiano, le imprese da coinvolgere, il denaro da riciclare e la droga da distribuire. Il tutto per portare avanti una candidatura sospetta e riservare le poltrone alle persone “giuste”.
E via quindi alla consultazione di nomi, date, conversazioni telefoniche e intercettazioni ambientali. Al via i controlli capillari e le perquisizioni a sorpresa.
Il venditore di bibite è la caparbietà di un imprenditore a perseguire i suoi scopi, è il coraggio di andare avanti nonostante tutto. È una storia tenace e complessa che tocca i vertici dell’amministrazione pubblica, dove tutti sono corrotti o corruttibili, dipende dall’occasione.
Tenace, dicevo, la ‘ndrangheta. Ma tenace il Capitano Martielli, ligio al dovere e determinato a portare a termine la missione assegnata.
Noir ricco di particolari relativi all’indagine, dove il territorio si respira e si vive un malessere diffuso fatto di sospetto e insicurezza. L’autore utilizza il tempo presente e la tensione emotiva dei personaggi si tocca con mano.
Aspettiamo la seconda indagine. Intanto, buona lettura.

Fonte: omaggio dell’editore.

Achille Maccapani (Rho, 1964) ha pubblicato saggi di storia locale, manuali di diritto della pubblica amministrazione e i romanzi Taci, e suona la chitarra – Milano rock Ottanta (Fratelli Frilli Editori, 2005 – XXII Premio Città di Cava de’ Tirreni), Delitto all’Aquila nera (Zona, 2007), Confessioni di un evirato cantore (Fratelli Frilli Editori, 2009 – fiorino d’argento del Premio Firenze) e Bacchetta in levare (Marco Valerio, 2010). Dopo la prima apparizione nell’antologia Una finestra sul noir (Fratelli Frilli Editori, 2017), dedicata all’editore Marco Frilli, questa è la prima indagine dell’ufficiale dei carabinieri Roberto Martielli e del magistrato Viviana Croce.

:: Peccato che non avremo mai figli di Giuseppina La Delfa (Aut aut Edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

30 Maggio 2018

Piatto_Peccato che non avremo mai figliGiuseppina La Delfa è fondatrice e socia delle Famiglie Arcobaleno, di cui per undici anni ha rivestito anche l’incarico di presidente. Da sempre impegnata in prima fila nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili.
Da trentasei anni vive con Raphaelle. Adesso Giuseppina ha deciso di scrivere un libro per raccontare la storia di questo grande amore ma anche i sacrifici e gli anni di battaglie, di conquista e di soddisfazioni.
In questi giorni è uscito Peccato che non avremo mai figli, questo è il titolo di un romanzo di formazione, intenso e avvincente in cui il privato e l’intimo si tuffano nella storia, proprio come nelle pagine più belle della grande scrittrice Annie Ernaux.
Non è un caso che il libro di Giuseppina La Delfa inizia il suo racconto con una citazione della Ernaux:

«L’intimo è ancora e sempre del sociale, perché un io puro, in cui gli altri, le leggi, la storia, non sarebbero presenti è inconcepibile».

Giuseppina, figlia di emigrati italiani e Raphaelle, appartiene a una famiglia borghese, si incontrano e si innamorano a prima vista. Tutto ha inizio più di trenta anni fa in Francia e da quel momento non si lasceranno più. Naturalmente gli ostacoli alla loro storia sembrano insormontabili.
Dai banchi di liceo, all’università sempre insieme anche contro la volontà delle famiglie. Giuseppina e Raphaelle formano la loro famiglia e vanno a vivere insieme, mettono su casa tra mille sacrifici, lavorano duro senza arrendersi mai.
Giuseppina studia e legge, lei è consapevole che i libri le salveranno la vita. Si laurea discutendo una tesi sul fantastico di Dino Buzzati. Riceve un incarico come lettrice di madrelingua presso il campus universitario di Fisciano. Successivamente anche Raphaelle la raggiungerà.
Nel libro ovviamente c’è spazio per l’impegno nella battaglia per il riconoscimento dei diritti civili. Dalla realtà delle famiglie arcobaleno alla lista lesbica italiana. Una storia intensa di militanza che l’autrice definisce ricca di incontri e di relazioni.
L’attivismo per i diritti LGBT incontra la narrazione privata. Sullo sfondo di queste pagine le protagoniste sono due grandi donne che si amano. È la storia di un grande amore al servizio di una battaglia che a che fare con la dignità di tutte le persone in antitesi a ogni forma di oscurantismo e pregiudizio.

«Stamattina, martedì 2 marzo 2016, mi sono svegliata dicendo a me stessa «Dai, alzati, vai a scrivere che voglio conoscere il seguito». È buffo. Il seguito lo conosco, non sto inventando nulla.
È la mia storia. Ma sono stupita io stessa di ciò che viene fuori, dei ricordi che tornano a galla e di come le parole tirano altre parole e di come un racconto porta a un altro racconto. È una sorpresa. Perciò voglio sapere il seguito anche io. Al di là del futuro di questo libro. Lo sto scrivendo perché penso di avere avuto una vita di ribellione testarda e non violenta. Ho fatto, tutto sommato, tutto ciò che volevo fare. Anche se è stato spesso difficile prendere decisioni e andare avanti, a volte contro tutti».
Insomma fino a oggi non mi sono mai tradita. E la mia vita, fino a oggi, è stata una bella vita, intensa, vera, onesta. È già qualcosa di cui vado fiera. Ma non ho vissuto così per andarne fiera, ma solo perché sono consapevole da sempre che la vita è un’occasione da non sprecare.
Questo libro lo scrivo soprattutto per Lisa Marie e per Andrea Giuseppe. Perché sappiano chi era la loro madre, chi erano le loro madri. Chi erano anche quando loro non erano nemmeno concepibili e quale percorso abbiamo dovuto fare, insieme, per arrivare fino a loro. E poi scrivo anche per i tanti ragazzi che ancora oggi non vivono felici e continuano a tacere. È un modo per dire loro che se ce l’abbiamo fatto noi quando eravamo davvero sole al mondo, ce la faranno anche loro a vivere la vita che vogliono ora che siamo legioni a poter accompagnarli per affrontare lo sguardo di chi pensa ancora di essere l’unico nel giusto».

Con queste parole toccanti Giuseppina La Delfa si rivolge ai lettori. Tra le pagine di questa storia vera ci siamo tutti, perché le scelte di Giuseppina e Raphaelle, non sono personali, appartengono a ognuno di noi e ci riguardano da vicino. In gioco ci sono le relazioni umane, il vivere civile e la libertà.

Giuseppina La Delfa è italo-francese, nata nel nord della Francia nel 1963. Laureata in Lingua e Letteratura italiana con specializzazioni in Letterature comparate e Didattica delle lingue straniere, nel 1990 si trasferisce in Italia con la compagna e da allora insegna lingua francese all’Università di Salerno. Nel 2000 si “pacsa” con la compagna al consolato di Francia a Napoli. Nel 2005 crea l’associazione Famiglie Arcobaleno di cui è Presidente dal giugno 2005 a ottobre 2015. Nel 2016 entra a fare parte del direttivo di Nelfa, il Network delle Associazioni di genitori LGBTQI* europee di cui è la vice presidente.

Source: libro inviato al recensore dall’ Ufficio stampa.

:: L’ immensità del tempo di Raffaella Marchese (New Books 2018) a cura di Marcello Caccialanza

30 Maggio 2018
L'immensità del tempo

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L’immensità del tempo”, edito dalla New Books e realizzato dalla sapiente penna dell’autrice Raffaella Marchese; già nota al grande pubblico per due suoi romanzi precedenti assai apprezzati, quali “La Pipa di Terracotta” e “ Alle quattro del mattino” è una preziosa opera letteraria che incanta e commuove allo stesso tempo. Ha il merito di accompagnare con estrema dolcezza anche il lettore più critico verso una riconciliazione insperata con sé stesso e con la vita che conduce. Ha l’innato pregio di redimere anche i più cinici e di spingerli tra le braccia della bellezza dei sentimenti più alti; come l’amore, la bontà, il piacere più vero e l’umiltà più sincera.
L’immensità del tempo è una delicata raccolta di pensieri, riflessioni, brevi racconti di vita vissuta e di lettere indirizzate ai destinatari più disparati: dalla amatissima cagnolina Jolie a Papa Francesco in persona.
La bellezza di queste pagine consiste a mio avviso nel fatto che ciascuna di esse riesce ad emozionare a tal punto il lettore che lo stesso si accorge di possedere un cuore capace ancora di battere per sentimenti nobili e rari!
Forse la migliore recensione scritta per questo testo l’ha firmata la famosa scrittrice Sveva Casati Modignani nella sua presentazione al testo della Marchese.

Dotata dalla sorte di intelligenza e di sensibilità, attraverso la scrittura Raffaella ha deciso di condividere con i lettori i suoi doni straordinari .

Tutto quel buio di Cristiana Astori (Eliot 2018) a cura di Elena Romanello

29 Maggio 2018

14198-tutto-quel-buioCristiana Astori torna con un nuovo capitolo delle avventure di Susanna Marino, non più uscito per Mondadori in una collana da edicola, ma per Eliot edizioni in libreria.
Tutto quel buio vede Susanna, ormai laureata ma sempre alle prese con problemi di lavori precari e disoccupazione, oltre che con una famiglia che non capisce il suo desiderio di lavorare nel cinema, che resta il suo grande amore, di nuovo in cerca di un mistero legato ad un film perduto.
Stavolta Susanna viene mandata a Budapest sulle tracce di quello che sarebbe il primo, vero film su Dracula, Drakula halála di Károly Lajthay, girato negli anni Venti e dato per perduto, e si immergerà nella capitale ungherese, in un’atmosfera che ricorda gli horror dell’espressionismo tedesco, tra i primi film di genere fantastico ad essere realizzati. Tra cinici cacciatori di pellicole, folli collezionisti, ricordi delle dittature del Secolo breve e la presenza dell’affascinante gruppo ungherese dei Bela Lugosi’s Quartet, Susanna dovrà faticare non poco a portare a termine una missione da cui dipende la sua prossima sopravvivenza, rischiando anche non poco e scoprendo una storia man mano più intricata, toccante e agghiacciante legata al film.
Susanna Marino non è una vera investigatrice né una donna d’azione, ma un’eroina per caso, curiosa e testarda, guidata da una grande passione per il cinema, con problemi di narcolessia, con accanto spesso il personaggio ambiguo ma divertente di Steve Salvatori, un misto tra Tarantino e i Manetti Bros, anche lui cercatore di pellicole ma meno cristallino di lei.
Tutto quel buio è un thriller originale e insolito, ma anche un tributo al cinema: Drakula halála è un film realmente esistito, anche se è perso per sempre nella realtà, e molte delle circostanze raccontate nel libro sono reali. D’altro canto nei precedenti romanzi dedicati alle indagini cinefile di Susanna, Tutto quel neroTutto quel rosso e Tutto quel blu editi dal Giallo Mondadori si è parlato di film leggendari. Tutto quel rosso è un tributo a un cult riconosciuto come Profondo rosso di Dario Argento, mentre Tutto quel nero ha portato lo sguardo su un film che è stato davvero recuperato, (Un día en Lisboa con la bellissima e morta prematuramente Soledad Miranda), mentre in Tutto quel blu ha fatto riscoprire L’Autuomo film di fantascienza ritirato dalla circolazione dal regista Marco Masi.
Un libro per cinefili, curiosi e cultori del thriller, con una grande protagonista, oltre che Susanna, la città di Budapest, e un tributo all’immaginario sui vampiri, tra i più potenti ancora oggi.

Provenienza:  acquisto personale.

Cristiana Astori è bibliotecaria,  scrittrice, saggista e traduttrice, ha pubblicato su varie antologie, tra cui Eros e Thanatos (Supergiallo Mondadori, 2010), La Sete(Coniglio Editore, 2009), Anime Nere Reloaded (Mondadori, 2008) ed è autrice della graphic novel L’amore ci separerà (De Falco, 2003) e la raccolta di racconti Il re dei topi e altre favole oscure (Alacràn, 2006).
Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo Tutto quel nero, seguito da Tutto quel rosso (2012 ) e Tutto quel blu (2014), nella collana Giallo Mondadori.

Storie della buona notte per bambine ribelli volume 2 di Francesca Cavallo e Elena Favilli a cura di Elena Romanello

29 Maggio 2018

bambineribelli2Dopo il grandissimo successo del primo volume, è arrivato in libreria Storie della buona notte per bambine ribelli 2, sempre ad opera Francesca Cavallo e Elena Favilli, pronto a raccontare altri cento destini straordinari di donne di ieri e di oggi, come fonte di ispirazione per le giovani generazioni ma anche come mezzo per combattere contro gli stereotipi di genere e i luoghi comuni, che vogliono le donne da sempre in posizioni subordinate e inattive e mai protagoniste di eventi o creatrici di mondi.
Difficile fare meglio della prima volta, con un libro che ha girato il mondo, conquistando anche vip come Priscilla Chan, pediatra, filantropa e moglie di Mark Zuckerberg, e l’attrice Ashley Judd, membro del movimento Metoo contro le molestie sessuali, oltre che vincitore di numerosi premi: il secondo volume è pari al primo, con nuove scoperte di donne, di vari Paesi, alcune protagoniste della cronaca di oggi, altre da riscoprire per le nuove generazioni e non solo per loro, con spazio davvero a tutte le culture e i Paesi, cosa non solo politically correct ma essenziale per una visione del mondo inclusiva.
Tra i nomi presenti in questo volume ci sono quelli della giallista Agatha Christie, ancora oggi l’autrice più venduta al mondo, di Anne Bonny, piratessa leggendaria nei Caraibi del Settecento, di Bebe Vio, atleta paralimpica e attivista sociale, di Cristina di Svezia, regina ribelle che preferì essere libera anziché regnare, di Eleanor Roosevelt, non solo una first lady, di Ellen Degeneres, una delle prime attrici a dichiararsi gay, di Emma Bonino, politica responsabile delle grandi battaglie civili nel nostro Paese, di Giusy Nicolini, sindaca dalla parte dei migranti e dell’umanità da Lampedusa, di J. K Rowling, autrice del grande fenomeno dell’immaginario del nostro tempo, la saga di Harry Potter, di Mary Shelley, ideatrice di un’icona del fantastico come Frankenstein giusto duecento anni fa, di Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, di Madonna, cantante e imprenditrice, di Beatrix Potter, a cui dobbiamo i primi libri per bambini, di Hedy Lamarr, attrice ma soprattutto scienziata che mise a punto le tecnologie grazie alle quali oggi si usano gli smart phone.
Ci sono anche schede dedicate a più donne, come le Black Mambas, donne poliziotte che combattono in Africa contro il bracconaggio, le matematiche afroamericane Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, che portarono gli uomini nello spazio, e le attiviste per i diritti degli aborigeni australiani Molly Kelly, Daisy Kadibill e Gracie Fields.
Il libro è illustrato da varie donne, provenienti da più Paesi, Stati Uniti, Italia, Cina, Spagna, Indonesia, India, Regno Unito, Polonia, Svezia, all’interno di un progetto che ha saputo varcare i confini e essere riconosciuto ovunque per il suo valore e il suo interesse. Un progetto che si rivolge ad un pubblico di bambine ma che è senz’altro utile per chi da bambina non ha avuto in mano questo tipo di storie, senza paura di parlare di argomenti tabù e di storie non sempre a lieto fine, raccontando destini per troppo tempo assenti dai libri di Storia ma oggi fondamentali da approfondire.

Provenienza: acquisto personale.

Francesca Cavallo ed Elena Cavilli sono le autrici del bestseller mondiale Storie della buonanotte per bambine ribelli, tradotto in più di quaranta lingue e con oltre un milione di copie vendute in un anno. Nate e cresciute in Italia, nel 2012 si sono trasferite negli Stati Uniti, dove hanno fondato Timbuktu, una media company che sta ridefinendo i confini dell’editoria indipendente. Timbuktu unisce un appassionato gruppo di ribelli che lavorano a Los Angeles, New York, Atlanta, Merida (Messico), Londra e Milano.