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:: Un’intervista con Charlotte Roth a cura di Giulietta Iannone

29 aprile 2021

Ciao Charlotte. Grazie di avere accettato questa mia intervista e benvenuta su Liberi di scrivere. Sei nata a Berlino, hai studiato lingua e letteraura tedesca e attualmente lavori come scrittrice free-lance ed editor. Raccontaci qualcosa di te, della tua infanzia, del tuo background.

Sono cresciuta in una famiglia di origini russo polacche, con una madre tedesca, un padre napoletano e quattro fratelli. Ho studiato a Napoli e Berlino, poi sono andata a vivere con mio marito, metĆ  andaluso, nato in Gran Bretagna, a Londra, che ĆØ la mia casa. Per formazione sono una traduttrice, mi piace la nostra famiglia, un cocktail di europei e amo viaggiare per il mondo, cosa che mi manca profondamente in questo momento.

Hi Charlotte. Thanks for accepting my interview an welcome on Liberi di scrivere. You were born in Berlin, you have studied German language and literature and work actually as a free-lance writer and editor. Tell us somenthing about you, your childhood, your background.

I grew up with a Polish-Russian bred, German born mother, a Neapolitan father and four brothers. I have studied in Naples and Berlin, then went to live with my British born, half Andalusian husband to live in London, which is my home. I am a translator by training, enjoy our European cocktail family and love travelling the world, which I deeply miss at the moment.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittrice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa?

Amo il cinema e volevo fare la regista ma all’ultimo momento non ho avuto il coraggio di andare avanti. PoichĆ© ho sempre scritto, ritengo di mettere su carta le storie che mi sarebbe piaciuto trasformare in film.

What prompted you to become a writer? What made you decide to start writing fiction?

I love cinema and wanted to be a director but at the last second, I didn’t have the courage to go ahead with it. Since I had always been writing I guess I try to put the stories that I would have loved to turn into films on paper instead.

C’ĆØ un insegnante che ĆØ stato per te fonte di ispirazione, o qualcuno che vuoi ringraziare per i suoi consigli? E quale ĆØ il consiglio più importante che hai ricevuto nella tua carriera?

Non proprio, ad essere onesta. Ma mio marito ĆØ un insegnante, se questo aiuta … Il consiglio più prezioso l’ho ricevuto dalla mia amica Angelica, che ĆØ stata la mia editor per tanti meravigliosi anni quando traducevo libri. Prima che il mio primo romanzo fosse pubblicato, mi disse: ā€œStai attenta. Un sogno realizzato ĆØ anche quello che non hai più.” Dato che essere una scrittrice era giĆ  il mio sogno sostitutivo, ĆØ stato estremamente utile che mi ricordassero che ĆØ meglio smettere di sognare troppo se vuoi pubblicare fiction.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you, or someone that you want to thank for the advices? And what was the most important advice that you have received in your career?

Not really, to be honest. But my husband is a teacher, if that helps … The most vital advice I received from my friend Angelica who was my editor through many wonderful years of translating books. Before my first novel was published, she said to me: ā€œBe careful. A dream fulfilled is also one that you don’t have anymore.ā€ Since being a writer was already my substitute dream, it was extremely helpful to be reminded that you better stop dreaming quickly if you want to publish fiction.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) ĆØ il tuo romanzo d’esordio, subito diventato un bestseller, e seguito da numerosi altri romanzi sul destino di donne sullo sfondo della storia tedesca. Puoi raccontarci un po’ di questo, e del tuo debutto?

Non ĆØ affatto il mio debutto. ƈ solo il mio primo libro con un nuovo pseudonimo, il mio primo bestseller e il mio primo – e purtroppo unico – libro tradotto in italiano. ƈ stato anche il primo libro che ho potuto scrivere sull’argomento di cui ho sempre voluto scrivere: la strada verso il fascismo, il periodo tra le due guerre mondiali e gli errori che sono stati commessi dalle persone che hanno cercato di fermare Hitler. Quando eravamo immortali ĆØ la storia della vita della nostra amica di famiglia Margarethe, una delle donne più straordinarie che abbia mai incontrato. Lo devo ai miei amici Cyril, Samantha e Nick che mi hanno regalato due scatole di materiale che lei aveva raccolto, in modo che potessi raccontare la sua storia.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) is your debut novel, soon a bestseller, followed by numerous other novels about stories of women’s fate agains the backdrop of German history. Can you tell us a bit about it, about your debut?

It’s not my debut at all. Just my first book under a new pseudonym, my first bestseller and my first – and sadly so far only – book translated into Italian. It was also the first book that I was able to write about the subject I always wanted to write about: The way into fascism, the time of the two world wars and the mistakes that were made by the people who tried to stop Hitler. Quando eravamo immortali is the life story of our family friend Margarethe who was one of the most impressive women I have ever met. I owe it to my friends Cyril, Samantha and Nick who giftet me with the two boxes of material she had collected, so that I could tell her story.

Cosa ti ha ispirato a scriverlo. Quale è stato il punto di partenza del processo creativo? È un romanzo ispirato alla storia della tua famiglia?

Margarethe faceva il miglior caffĆØ del mondo. Un giorno, poco prima di lasciare la scuola, eravamo tutti a casa sua, e quando ĆØ andata nella sua enorme meravigliosa cucina per farlo, l’ho seguita e le ho chiesto chi le avesse insegnato a farlo. Si voltò ed ĆØ stata la prima e unica volta che l’ho vista piangere. Ha detto che un giorno me l’avrebbe detto, ma avrei dovuto scriverlo. Mi ci sono voluti 25 anni fino a che finalmente l’ho fatto.

What inspired you to write it? What was the starting point in the writing process? Is this novel inspired by the story of your family?

Margarethe made the world’s best coffee. One day, shortly before we were leaving school, we were all in her house, and when she went to her wonderful huge kitchen to make it I followed her and asked her who taught her to make it. She turned around, and it was the first and only time I saw her cry. She said she would tell me one day – but I would have to write it down. It took me 25 years until I finally did.

Pensi sia caratterizzato da una particolare visione femminile della storia? Ti senti un’autrice femminista, se per te questa definizione ha un senso. O pensi che non ci sia differenza tra scrittura femminile e maschile?

No. Scrivo di donne perché gli editori non mi permettono di scrivere di uomini. Ammetto liberamente che lo preferirei perché quello di cui voglio scrivere è guerra e politica e potrei avvicinarmi molto di più a un protagonista malvagio. Ovviamente mi sento una femminista. Ma come femminista mi sarebbe piaciuto poter scrivere le storie che più mi interessano.

Do you think it is characterized by a particular feminine vision of history? Do you feel like a feminist author, if that definition makes sense. Or do you think there is no reeling between masculine and feminine in writing?

No. I write about women because publishers don’t allow me to write about men. I do freely admit that I would prefer it because what I want to write about is war and politics and I could get much closer with a mal protagonist. I feel of course as a feminist. But as a feminist I would have liked to be allowed to write the stories that most interest me.

Gli aspetti psicologici sono importanti nel tuo romanzo?

Are the psychological aspect of the story important in your novel?

A essere onesta – non lo so.

To be honest – I don’t know.

Leggi altri autori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

Tra gli scrittori viventi i miei preferiti in assoluto sono Orhan Pamuk e Stewart O’Nan. Non credo che mi abbiano influenzato perchĆ© sono miglia meglio di quanto mai potrei essere.

Do you read other contemporary writers? Who are some of your favourite writers? Who do you feel has influenced your writing?

Among the living writers my absolute favourites are Orhan Pamuk and Stewart O’Nan. I don’t think they have influenced me because they are miles better than I could ever be.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Al momento sto leggendo ā€œMidwinter Breakā€ di Bernard MacLaverty, che ĆØ meraviglioso.

What are you reading at the moment?

At the moment I read ā€œMidwinter Breakā€ by Bernard MacLaverty, which is wonderful.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualche aneddoto divertente accaduto durante questi incontri.

Non li faccio molto spesso. Dato che le librerie che mi prenotano devono pagare il volo e l’albergo oltre alle mie tariffe, sono semplicemente troppo costosa. Però faccio un breve tour per ogni libro (non da quando c’è il Corona virus, però…) e mi diverto sempre a incontrare persone a cui piacciono i miei libri, anche se non sono per niente una persona che ama la scena e mi sento molto nervosa a leggere i miei libri in pubblico.

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

I don’t do it very often. As the bookshops who book me have to pay for flight and hotel in addition to my fees, I am simply too expensive. I do a short tour for each book though (not since Corona, however …) and always enjoy to meet the people that actually like my books, even though I am not at all a stage person and feel very nervous to read in public.

Come ĆØ il tuo rapporto coi lettori? Come possono rimanere in contatto con te? Usi i social?

Ho una pagina Facebook Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth e un account Instagram CharlieLyne (questo è il mio vero nome, Roth è uno pseudonimo). Sono sempre molto felice di sentire i lettori e cercherò di rispondere a ogni messaggio, anche se può volerci del tempo.

What is your relationship with your readers? How can readers get in touch with you? Tou use the social recources?

I have a facebook page Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth and an Instagram account CharlieLyne (that’s my name, Roth is a pseudonym). I am always very happy to hear from readers and will try to answer every message, even if it can take some time.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Vengo in Italia molto spesso perchĆ© ho molti amici e parenti. Se qualche libreria mi vuole, sono più che felice di venire (appena la regina Corona lo consente …)

Will you come to Italy to introduce your novels?

I am very often in Italy as I have many friends and relations there. If any bookshop wants me – I am more than happy to come (as long as queen Corona allows …)

Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

Sarebbe il sogno della mia vita che si avvera in un modo tardivo e inaspettato. A parte le nascite dei miei figli e nipoti, sarebbe la cosa più felice che possa mai capitarmi, ma purtroppo la risposta è: No.

Any movie projects from your books?

That would be my life’s dream coming true in a late and unexpected way. Apart from the births of my children and grandchildren it would be the happiest that could ever happen to me – but sadly the answer is: No.

Quando uscirĆ  in Italia la saga de Grand Hotel Odessa? Puoi parlarci un po’ di questa saga?

Sfortunatamente, questo non dipende da me. I miei editori e la mia agenzia cercano di vendere i diritti a editori stranieri e posso solo sperare che un editore italiano si interessi. Mi renderebbe molto felice. I due romanzi sono ambientati nella meravigliosa Odessa durante la prima metĆ  del XX secolo: era un crogiolo europeo, una cittĆ  veramente multiculturale, molto ebraica e merita molti libri.

When will be released it in Italy the saga of Grand Hotel Odessa? Can you tell us a bit about this saga?

Unfortunately, that is not up to me. My publishers and my agency try to sell the rights to foreign publishers and I can only hope that an Italian publisher will be interested in it. It would make me very happy. The two novels are set in wonderful Odessa during the first half of the Twentieth Century – she was a European melting pot, a truly multicultural, very Jewish city and deserves many books.

Infine, la domanda che non può mancare: a cosa stai lavorando?

Abbastanza stranamente – su un romanzo ambientato in parte in Italia. Non mi ĆØ ancora permesso di raccontare alcun dettaglio, ma forse sarò fortunata e sarĆ  tradotto in italiano!

Finally, the inevitable question: what are you working on now?

Funnily enough – on a novel set partly in Italy. I am not allowed yet to tell any details – but maybe I will be lucky and get translated into Italian with that one!

:: Un’intervista con Marco Scardigli a cura di Giulietta Iannone

18 aprile 2021

Benvenuto Marco su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Docente, storico, saggista, romanziere, chi ĆØ Marco Scardigli? Punti di forza e di debolezza.

Lasciamo da parte il docente che appartiene a periodi lontani. Storico lo sono quasi di natura: essere storico ĆØ un modo di vedere il mondo, una particolare attenzione verso i segni del tempo, tutto ciò che determina un divenire, un cambiamento. Scrivere saggi per me ha sempre significato accompagnare il lettore ā€œdentroā€ un certo momento del passato, condividendo contenuti, ma anche emozioni e suggestioni. Il bello della Storia, in fondo, sono le storie individuali o delle comunitĆ , le narrazioni, i personaggi. Il romanziere ci aggiunge la fantasia e una certa libertĆ  di argomenti.

ƈ essenzialmente uno storico che ha iniziato a scrivere anche narrativa, o viceversa?

Come ho detto prima, per me la Storia ĆØ stata soprattutto appassionarmi a storie individuali o collettive; la narrativa ĆØ la stessa cosa. Diciamo che l’aspetto dominante ĆØ la passione per la lettura e la scrittura, senza badare alla catagolazione.

Quali sono i libri che leggeva da ragazzo? Quali sono i classici che ha più amato?

Da ragazzo leggevo come un forsennato, di tutto. Verne, Salgari, Stevenson e tanta storia, ovviamente: Bedeschi, Montanelli e tutta Storia Illustrata, di cui compulsavo religiosamente ogni pagina. L’archeologia di Ceram e i romanzi storici di Mino Milani sono stati certamente un altro tassello importante della mia formazione. Poi fantascienza a vagonate: Asimov, tutto, e la folgorazione di Douglas Adams. Infine l’innamoramento per il fantasy, a partire dall’imprescindibile Signore degli anelli.

Poi crescendo quali sono diventati i suoi scrittori preferiti?

I grandi maestri sono due: Simenon e Guareschi, le due architravi della mia biblioteca e, a mio parere, i due massimi artigiani della scrittura; e poi l’amatissimo Aldo Buzzi. Attorno a loro una corte infinita di autori che ho letto con la matita in mano per prendere appunti: Gary, Grossman, Montanari, Lemaitre, CarrĆØre, CabrĆ©, Pennac, tanto per limitarmi agli ultimi anni. E poi ovviamente tonnellate di gialli.

Qualche anno fa aveva attirato la mia attenzione Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018, Premio Selezione Bancarella), può parlarci della serie a cui appartiene?

La serie ĆØ formata da tre romanzi (Celestina. Il mistero del volto dipinto; Evelyne. Il mistero della donna francese e Tina. Il mistero dei pirati di cittĆ ) ambiantati nella Belle Epoque. Protagonisti sono un delegato di polizia, Marchini, una donna del popolo, Tina, e un ufficiale, Stoffel. Nel primo romanzo i tre si trovano coinvolti in uno stesso dramma: l’uccisione di una prostituta d’alto bordo, e i due uomini si innamorano di Tina. Nel secondo libro i protragonisti sono alle prese con una bellissima e misteriosa signora francese e nel terzo con dei delinquenti ā€œmoderniā€ (per chi viveva nel 1904). Insieme riescono a risolvere i casi, sopravvivere, crescere, trovare il loro posto nel mondo e perfino risolvere la questione di cuore.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al suo ultimo romanzo ā€œSibilā€. Come ĆØ nato il progetto di scriverlo?

In tutta onestĆ  non lo so e, guardandomi indietro adesso che il libro ĆØ uscito, non capisco dove io abbia trovato il coraggio di imbarcarmi in un’avventura simile, cosƬ lontana dagli argomenti che più sento miei e fuori dalla mia comfort zone. Forse ĆØ stata decisiva la voglia, a una certa etĆ , di provare nuove sfide; forse il fatto che Sibil non sia stato partorito come un blocco unico, ma che si sia formato progressivamente, strato dopo strato.

Chi o cosa, un saggio, un articolo di giornale, un documentario, le ha ispirato il personaggio di Sibil, una delle protagoniste del romanzo?

Anche il personaggio di Sibil non ĆØ nato dalla mia testa tutta intero, maturo e armato, come una Minerva. All’origine probabilmente c’è la mia passione per il funzionamento del cervello, per come si forma il pensiero o la memoria e poi qualche suggestione verso l’intelligenza artificiale. Il seme remoto ĆØ forse la frase raccontata dal mio amico, lo scrittore Alessandro Barbaglia. In occasione della nascita del primo figlio, un suo conoscente, insegnante al MIT, gli aveva detto: Ā«Lo sai che noi saremo gli ultimi uomini a morire interamente biologici e tuo figlio invece vivrĆ  con parti tecnologiche…».

ƈ un romanzo molto al femminile, perchĆ© questa scelta? PerchĆ© tutte donne nella task force della Guardia di finanza che segue l’indagine al centro del romanzo?

Anche questa ĆØ una cosa a cui non so dare una spiegazione. Pure negli altri gialli che ho scritto, i personaggi femminili sono predominanti e, forse, meglio riusciti dei loro colleghi maschi. Una spiegazione potrebbe essere che volendomi staccare dalla storia militare fatta per il 98% di maschi, mi sia venuto naturale porre al centro dei miei libri figure femminili.

Un thriller tecnologico in cui l’ ā€œarmaā€ segreta ĆØ una ragazzina, un essere umano con poteri straordinari. Un’arma non convenzionale nella lotta contro il crimine l’ho definita. Quanto incide il fattore umano nell’ipertecnologico mondo della investigazione finanziaria contemporanea?  ƈ possibile che persone come Sibil esistano veramente e siano utilizzati realmente da governi, enti, istituzioni?

Domande da un milione. Diciamo che ĆØ inevitabile che l’intelligenza artificiale, destinata a entrare in tutti gli aspetti del vivere umano, avrĆ  un ruolo anche nell’investigazione, finanziaria e non. Altrettanto credo che i modi per ā€œaumentareā€ le capacitĆ  umane siano in fase avanzata di studio o, forse, giĆ  in sperimentazione. Io ho cercato di trovare una via ā€œumanaā€ al dilemma tra biologico e tecnologico, ma non so se sia una previsione o una speranza.

Come accennavo nella mia recensione dal suo romanzo partono molte riflessioni etiche e morali legate alla privacy, alla concentrazione di tanto potere in un’unica persona, alla violazione o superamento di leggi, confini e regolamenti che cesserebbero di avere importanza. Come viene gestita questa parte dalle sue protagoniste?

GiĆ  oggi, anzi da ieri, il mondo tecnologico supera, evita, infrange, scantona le normali leggi concepite per un mondo interamente biologico: basta pensare alle mille polemiche sul capitalismo della sorveglianza, sulla gestione dei big data e sulle intromissioni nella vita politica dei paesi. E sappiamo poco o nulla dell’uso dell’IA in finanza e nel militare. Certamente la gestione di questi temi ĆØ una delle grandi sfide del prossimo futuro e una di quelle più decisive, forse alla pari con il problema ambientale.

Come ultima domanda nel ringraziarla della sua disponibilità. Vorrei chiederle quali sono i suoi progetti per il futuro e se Sibil avrò un seguito.

Io a Sibil sono molto affezionato, le voglio davvero bene e mi piacerebbe vederla crescere. Diciamo che il suo destino ĆØ legato a quello del libro…

:: Un’intervista con Marilù Oliva a cura di Giulietta Iannone

17 aprile 2021

Benvenuta Marilù e grazie di avere accettato questa nuova intervista per Liberi di scrivere. Hai da poco pubblicato ā€œBiancaneve nel Novecentoā€ proposto da Maria Rosa Cutrufelli per l’edizione 2021 del Premio Strega, un romanzo molto particolare, anche doloroso se vogliamo, una storia doppiamente al femminile che unisce due generazioni di donne del Novecento. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Mi ha spinto il desiderio di raccontare due (che poi diventano tre) donne nel Novecento e seguirle nel loro cammino – costruito come una fiaba – fin da quando sono piccole o giovani. Lili ĆØ una vittima della storia, Bianca incarna le bambine che hanno subito qualche maltrattamento per colpa di uno o più adulti presi dai propri guai e feriti dal passato. Convinte entrambe che la Storia sia distaccata e in mano soltanto ai potenti, si illudono che scorra lontana, invece una ci si tuffa dentro per scelta volontaria, la studia, la scova, l’affronta; l’altra ne viene fagocitata, viene rinchiusa nel lager di Buchenwald e lƬ indotta a prostituirsi nel famigerato bordello.

Bianca e Lili sono le protagoniste, a capitoli alternati raccontano le loro vicende personali. Bianca è una bambina poi ragazza del presente, Lili è una anziana signora nata nel 1919 in Francia da una famiglia contadina. Non potrebbero essere più diverse ma in fondo hanno qualcosa di simile, non è vero?

SƬ, hanno in comune, inizialmente il fatto di essere travolte dal dolore (anche se si tratta di esperienze molto diverse), poi di cercare entrambe la luce. Ma hanno in comune anche lo stesso rapporto con la Storia, quella grande di cui parlavo sopra, con la S maiuscola: dapprima di completo disinteresse diventa poi un legame più profondo. Il loro viaggio verso la consapevolezza si compirĆ  quando entrambe capiranno che la Storia ci appartiene e, con ogni nostra scelta e comportamento, possiamo – seppur talvolta solo in minima parte – influenzarla.

Lili ha un passato molto doloroso, per avere ospitato nella casa di suo marito una famiglia ebrea fa l’esperienza dei campi di concentramento nazisti. Bene o male questi campi di prigionia e di sterminio hanno inciso nell’anima del Novecento. Ho letto che nulla di cosa racconti ĆØ inventato (a parte il personaggio di Lili che un po’ racchiude l’esperienze di tanti sopravvissuti), ti sei basata su libri, testimonianze, documentari. Come ti sei avvicinata a questo doloroso passato? Come hai affrontato le radici del male del Novecento?

ƈ da anni che leggo libri, saggi, vedo audiovisivi e porto avanti progetti nelle mie classi sullo sterminio, molto attenta alle parole di Primo Levi, quando nella ShemĆ  dice: ā€œMeditate che questo ĆØ stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuoreā€¦ā€. Conservare la memoria tutela noi da un futuro pericoloso ed ĆØ un atto doveroso verso ciò che ĆØ stato. In questo senso, col mio romanzo, volevo dare un piccolissimo, infinitesimale contributo a ciò che gli ebrei chiamano Tiqqun ‘olam (inĀ ebraico: ×Ŗ×™×§×•×Ÿ ×¢×•×œ×ā€Ž): un atto di riparazione nella speranza di un mondo migliore.

Nel tuo libro parli della tragica morte della principessa Mafalda di Savoia a Buchenwald, proprio Lili l’assiste nel Sonderbau, come ti sei documentata per questo episodio umanamente davvero terribile? un’atrocitĆ  nelle giĆ  tante atrocitĆ , considerato che una volta ferita ne hanno causato scientemente la morte.

Ho letto diverse sue biografie e testi storici, tutti elencati nella Bibliografia finale. La sorte riservata a questa principessa che ogni giorno andava avanti retta solo dalla speranza di rivedere i suoi figli ĆØ molto triste, anche se a lei – almeno quando era in vita – in virtù del suo rango fu riservato un trattamento leggermente migliore rispetto a quello di molti altri prigionieri.

Dopo la morte della principessa a Lili viene fatta una proposta che cambierĆ  per sempre la sua vita. Ce ne vuoi parlare?

Certo: viene proposto a Lili di prostituirsi nel Sonderbau, l’ ā€œedificio specialeā€ che corrispondeva al bordello del campo di concentramento di Buchenwald. Ho scelto di raccontare questa realtĆ , rimasta tabù per anni, quando sono venuta a scoprire che Himmler, nel 1942, decise di istituire dei bordelli nei campi di concentramento nazisti, dove le ragazze venivano reclutate con l’inganno: si prometteva loro che dopo 6 mesi sarebbero state liberate, ma questa promessa non fu mai mantenuta. Anzi, spesso capitava che si ammalassero o venissero colpite da malattie veneree e finivano nella baracca degli esperimenti. Questa realtĆ , rimossa fin dopo la Liberazione perchĆ© ritenuta scomoda e inopportuna e divenuta solo più tardi oggetto di ricerca storica, ha attirato la mia attenzione sia perchĆ© riguardala storia delle donne nella Shoah, sia perchĆ© racconta l’inferno nell’inferno. Le ragazze costrette a prostituirsi finivano per essere vittime più volte: vittime del lager, degli aguzzini e dei prigionieri, dei pregiudizi, dei loro sensi di colpa. Il perdurare del disprezzo nei loro confronti anche nei decenni successivi ĆØ indicativo, le si considerava le sole responsabili del trattamento subito, come se davvero avessero avuto molta possibilitĆ  di scelta. E questo ĆØ uno dei motivi per cui si possono rinvenire cosƬ poche testimonianze dirette.

La prostituzione femminile (esisteva anche quella maschile) ĆØ un tema che non viene spesso affrontato. Un’ulteriore umiliazione e violenza in realtĆ  dove la violenza e la sofferenza erano la norma. Tu hai avuto il coraggio di affrontare questo tema molto spesso dimenticato. GiĆ  i sopravvissuti si sentivano in colpa per essere sopravvissuti, le donne vittime di prostituzione, lo erano ancora di più. Come Lili metabolizza questo dolore?

Questo ĆØ un tema molto delicato, che io ho cercato di risolvere anche attraverso le testimonianze di altri ex-detenuti che non avevano certo potuto spazzare via con un colpo di spugna tutto ciò che era stato. Un’esperienza come l’internamento lascia ferite profonde e non sempre queste si rimarginano, basti soffermarsi sugli sguardi di alcuni testimoni. Il tempo guarisce tutto? Non lo so, nel mio romanzo il tempo forse potrebbe lenire, ma cosa resta nei nostri abissi più profondi? Ho provato a immaginare come avrebbe potuto affrontare una nuova vita una ragazza annichilita fin nel profondo che, contro ogni sua previsione, aveva però trovato nel lager qualcosa di prezioso.

Bianca è una bambina di quattro anni nel 1980. Molto più vicina alla tua generazione, ti è stato più facile costruire il suo personaggio?

Mi ĆØ stato più facile per quanto riguarda soprattutto le atmosfere dell’epoca, che conosco bene.

Hai una grande sensibilitĆ  soprattutto quando racconti l’infanzia e l’adolescenza, sicuramente il tuo lavoro di insegnante ti ha dato gli strumenti per indagare e comprendere meglio queste psiche ancora in formazione. Ma oltre a questo c’è proprio una tua sensibilitĆ  particolare che ti spinge a comprendere il mondo dell’infanzia. Sei stata una bambina amata e felice?

Non tornerei mai all’etĆ  dell’infanzia, sono stata una bimba abbastanza infelice e ho subito diverse perdite (in questo mi riconosco in Bianca), ma soprattutto non ho provato in pieno il senso di protezione che ogni bambino dovrebbe ricevere. Cercando una via di fuga, mi sono rifugiata nel mondo dei libri e questo forse ha acuito la mia predisposizione alla fantasia e all’ascolto dell’altro. Credo che derivi tutto da qui. Ogni volta che parlo di un bimbo che subisce una sopraffazione, sento la mia piccola voce indignata.

Tornando a Lili, il personaggio che mi ha più colpito per la sua forza, la sua determinazione e il suo non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita. Come supera sentimenti negativi come l’odio e la vendetta?

Attraverso la solidarietĆ . Seppure tutti noi non possiamo sfuggire alla nostra solitudine, dobbiamo anche ricordarci che, pur con tutta la nostra forza (quando c’è) da soli non combiniamo nulla. Se Lili non avesse incontrato persone come Sophie o come Elio, probabilmente non ce l’avrebbe fatta.

Il tuo libro ha anche valore di testimonianza, per avvicinare i ragazzi a queste pagine oscure del Novecento. Tu non calchi mai la mano, non cerchi l’effetto, anzi con mano lieve lasci trasparire anche tocchi poetici. Come ĆØ stato accolto il tuo romanzo nelle scuole?

Molto bene, riscontro nei ragazzi e nelle ragazze di oggi una grande sensibilitƠ verso il tema. Spesso mi rivolgono delle domande cosƬ interessanti e ricche di spunti di riflessione che ci penso anche nei giorni successivi.

Ringraziandoti per la tua disponibilitĆ , come ultima domanda vorrei chiederti quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Mi sto dedicando a un progetto nuovo, ma per scaramanzia non ne parlo. Anche se ĆØ solo un gioco, la mia parte miscredente non crede a queste cose! Grazie, Giulietta, per le tue belle domande.

:: Un’intervista con Flavio Troisi a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2021

Hai un blog ā€œLa fattoria dei libriā€, un canale Youtube ā€œBroken Storiesā€, sei un apprezzato ghost writer, scrivi saggi, racconti e romanzi. Insomma ti tieni occupato. Parlaci dunque di te, dicci qualcosa di molto, molto personale.

Il blog ĆØ moribondo, perchĆ© non lo aggiorno affatto, mentre Broken Stories su YouTube mi tiene allegramente impegnato e si sta conquistando la sua fetta di pubblico interessato a tutto ciò che riguarda la narrativa ad alta tensione, dark, immaginifica raccontata onorando le opere e gli autori. Mi tengo occupato facendo ciò che amo e mi interessa e mi gratifica, che poi mi pare uno dei pochi modi sensati di stare al mondo. Sono un tizio che ama passare il tempo a casa, con la testa fra le nuvole, immerso nell’arte di raccontare storie. Prima di tutto come lettore e spettatore. Solo dopo come autore. Il mestiere di ghost writer ĆØ un bel modo di pagare le bollette. Una cosa molto personale? Non mi sono mai sposato e non ho figli, non mi sono mai legato a nessun credo religioso, ho una mentalitĆ  analitica e positivista.

La tua scrittura trasuda buone letture, parlaci dei tuoi scrittori preferiti e del tuo amore per l’horror.

Ho alle spalle studi classici e letterari, mi sono laureato studiando comunicazione, ma sono cresciuto come lettore e scrittore leggendo fantascienza, fantasy, horror, mistery, thriller. La letteratura ĆØ sempre stata per me un luogo di ristoro, di recupero dal sovraccarico di realtĆ  imposto dalla vita. Forse per controbilanciare il mio stretto pragmatismo ho sempre sentito che l’immaginazione era la terapia che occorreva al mio spirito. E questa, oggi, vive soprattutto nelle narrazioni che usano il fantastico come materiale di impasto, come ingrediente. Il fantastico ĆØ di per sĆ© la vera letteratura, come spiegava Borges, mentre il realismo non ĆØ che un passaggio temporaneo, un incidente di percorso nella storia della letteratura. Questo però non fa di me uno scrittore del fantastico, nĆ© tanto meno horror. Io scrivo e basta, usando ogni elemento possibile per rendere una storia più avvincente e rilevante.
Come lettore di vecchia data, amo però l’horror perchĆ© ĆØ semplicemente uno dei filoni letterari più ricchi di stimoli e di talenti, nonchĆ© uno dei pochi generi in grado di rispondere alla perdita di coordinate morali ed emotive della contemporaneitĆ . Una contemporaneitĆ  fatta di smarrimento del senso, di prospettive ideali, depressione, soprattutto, di disagio mentale pervasivo, ovvero la piaga più diffusa e meno riconosciuta della contemporaneitĆ  consumistica. Le emozioni esplorate dalla letteratura weird e horror, come ha brillantemente illustrato il critico e filosofo Mark Fisher sono lo specchio di questo spaesamento, ma anche, per quanto mi riguarda, un rimedio. La depressione infatti non si esprime solo nella tristezza, ma soprattutto nella perdita di contatto con le proprie emozioni. I romanzi ad alta tensione bucano questa insensibilitĆ  ovattata e ci ricordano che abbiamo ferite dolenti di cui prenderci cura. Per farlo attingono alla nostra primitiva capacitĆ  di avvertire il pericolo. Ci dicono: smettila di fingere che sia tutto ok, qui c’è qualcosa che non va. Non ĆØ davvero poca cosa, ti pare? Certo, si può sempre decidere di continuare a dormire, a guardare altrove. L’elemento orrorifico di una buona narrazione ĆØ lƬ per risvegliare i nostri sensi annichiliti dalla depressione strisciante, endemica al nostro stile di vita iperconsumista.

Parliamo del tuo ultimo libro edito questa volta con il tuo nome, Ogni luogo un delitto, un thriller con venature horror, proprio splatter e un sentore di sovrannaturale. Ma tutto parte dalla mente umana che genera mostri e a volte può davvero essere misteriosa. Come ĆØ nata l’idea di scriverlo? Premetto che chi leggerĆ  il libro troverĆ  un anticipo sulla prima fonte di ispirazione.

Ogni luogo un delitto ĆØ un thriller con momenti ad alta tensione e momenti di confronto con il male, rappresentato da un assassino terribile. Di conseguenza suscita emozioni forti, come deve avvenire in un thriller. Ma ĆØ anche un romanzo di amicizia, amore, ed ĆØ costellato di momenti comici, che strappano più di una risata, mi dicono. Quindi, si spera, ĆØ un romanzo intenso. Non ci sono venature horror, per come le vedo, nĆ© splatter. ƈ un errore pensare che quando scorre il sangue siamo nello splatter e quando la tensione ci attanaglia siamo nell’horror. No, siamo molto semplicemente nell’efficacia narrativa, secondo me. Nel mio romanzo ci sono venature sincere, per come la vedo. Il male ĆØ il male e spaventa, la violenza ĆØ violenza e atterrisce. Nel mondo reale si può perdere la vita per un pugno. Nel modo reale si ha paura. Ma se intendi dire che una scena o due ti hanno spaventato, allora ho fatto bene il mio lavoro, e sono contento. Non so quale sia la primaria fonte di ispirazione, onestamente. L’idea di scriverlo ĆØ nata dalla voglia di firmare un romanzo, dopo altri scritti come ghost writer, sempre con passione. Firmare un romanzo ĆØ un atto di narcisismo e io ho ceduto.

Direi di partire dall’inizio dall’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Che io trovo fulminante. Scuola americana, immagino?

Scuola di narrativa, più che altro. Tecnicamente ĆØ un flashforward, l’opposto del flashback, ma questo in particolare ĆØ un super flashforward, perchĆ© riassume tutto il libro facendo uno spoiler pazzesco, esattamente l’opposto di quello che si ritiene opportuno. Intorno a questo singolo incipit ho ragionato per una infinitĆ  di tempo. ƈ il primo dopo il prologo ed ĆØ una dichiarazione di onestĆ  verso il lettore. Gli sto dicendo: questa ĆØ la trama, questo ĆØ il tipo di libro che stai per leggere, ora che sai tutto, decidi se t’interessa, ma sappi che farò di tutto per sorprenderti, perchĆ© in realtĆ  non sai ancora niente.

La cultura rom ti affascina? Perché questo popolo migrante secondo te è vittima di così tanti pregiudizi? Pensi che sia la loro grande libertà che spaventa i popoli stanziali?

I protagonisti del romanzo sono un romano e un rom, che coprono il ruolo di detective, anche se improvvisati e un po’ scalcagnati. I rom, questo popolo migrante per necessitĆ , non per scelta, ĆØ un un po’ un mistero. Vive in una zona di ignoranza selettiva della nostra societĆ . Di loro sappiamo poco o niente, e molti si sentono in diritto di pensarne tutto il male possibile con una sorta di automatismo culturale orribile. Verso di loro si esercita un razzismo strisciante, onnipresente, che non mi va giù, prima di tutto in me. Dei rom emarginati (ma non ĆØ detto che lo siano per forza, ci sono rom perfettamente integrati) spaventa la povertĆ , non la libertĆ . Infatti c’è poca libertĆ  nella miseria. E forse ci spaventa anche il loro distintivo senso di appartenenza a una tradizione che non vuole farsi assorbire nel grande melting-pot indifferenziato, che ĆØ tanto utile in termini di marketing globalizzato ma non so quanto ci renda felici. Questa cultura mi affascina come tutte le culture, molto semplicemente ho deciso di cominciare a osservarla con attenzione e rispetto. La conoscenza ĆØ il primo passo verso l’empatia.

E veniamo alla domanda che volevo farti durante tutta la lettura del tuo libro: ma tu credi alle facoltĆ  medianiche, al sovrannaturale? O ĆØ solo ottimo materiale per scrivere storie di paura, e indagare l’inconscio collettivo della nostra societĆ ?

Non credo nel sovrannaturale. Credo nel naturale, che ĆØ giĆ  abbastanza miracoloso di suo, e molto minacciato. Ma come giustamente osservi, può essere un ottimo strumento di sintesi per addentrarci nell’inconscio collettivo, nel sentire comune che altrimenti ĆØ più arduo esprimere, e forse pure meno interessante. Il sovrannaturale non esiste nella realtĆ  fenomenica e sociale, esiste però nella dimensione psicologica e culturale, quindi non vedo come uno scrittore possa ignorarla o relegarla a sfizio escapista, un errore in cui quasi sempre scivola l’intellighenzia italiana.

La tua passione per King è manifesta: quale è il suo libro che ami di più?, e spiegane dettagliatamente i motivi.

Ho letto King da ragazzo, molto e con voracitĆ  appassionata, ma oggi la passione non c’è più. Solo grande ammirazione e gratitudine, soprattutto per le opere giovanili. Gli ho voluto bene, ĆØ stato un amico del mio cuore, ma si va avanti e non leggo più tutto quello che scrive, perchĆ© ho giĆ  dato quando eravamo in pochi ad apprezzarlo. Ma Stephen King ha scritto libri importanti. Fra quelli che ho amato alla follia c’è It e ā€œStagioni Diverseā€, che ospita quattro romanzi brevi, tre dei quali sono capolavori. ā€œUn ragazzo sveglioā€ ĆØ quello che più mi ha turbato e di solito non viene citato. Racconta del rapporto morboso fra un ex ufficiale nazista e un ragazzo ā€œper beneā€ che scopre il suo passato e comincia a ricattarlo per farsi raccontare i dettagli più macabri relativi ai campi di sterminio. Il male poco alla volta corrompe il ragazzo. Una storia scioccante, vera, senza un alito di soprannaturale, di un King morboso, che andava a toccare i nervi scoperti, come in ā€œOssessioneā€, titolo originale ā€œRage.ā€ Dove preconizzava le stragi scolastiche di ragazzi disagiati e armati pesantemente. Un romanzo che ha ritirato dal mercato, e posso capirlo, ma mi dispiace anche, perchĆ© quella storia aveva una rilevanza sociale autentica.

Ipotizziamo il futuro: il tuo libro viene tradotto in inglese, e King lo legge. Cosa ne penserebbe?

Non lo so. Che c’è suspence anche in Italia?

Fabio Castiglione e Costel una coppia di investigatori improbabili, vero che c’entra lo zampino di Lansdale? E poi volevo chiederti James Sallis lo conosci? L’hai mai letto?

Non conosco Sallis, mi spiace, ma apprezzo molto Joe R. Lansdale. I suoi detective improvvisati Hap & Leonard sono fra i buddies più riusciti nella tradizione appunto delle ā€œbuddy storiesā€, avventure che hanno per protagonisti due amici spesso antitetici su diversi piani, ma sempre affiatati,. In Hap & Leonard c’è in aggiunta il tema portante dell’antirazzismo, che nel mio romanzo ĆØ centrale. In ogni caso l’alchimia del rapporto amichevole e conflittuale nello stesso tempo ĆØ uno standard trasversale. Soprattutto al cinema funziona sempre, ma anche in TV. Da bambino guardavo sempre Starsky e Hutch, un telefilm classico di questo filone. Ha sempre funzionato accostare personaggi difformi, da Don Chisciotte e Sancho Panza in poi.

Infine ultima domanda, nel ringraziarti per la disponibilitĆ  vorrei chiederti i tuoi progetti per il futuro.

Sto lavorando a un nuovo thriller che mette al centro altre marginalitĆ , che indaga zone d’ombra differenti, una storia nera, ma anche molto romantica a modo suo. E continuo a esplorare il mondo della narrativa a tinte dark sul mio canale Broken Stories, che vi invito a seguire, se vi va. Vi si fa cultura con divertimento.

Un viaggio in versi nell’animo e nella societĆ  degli emarginati ai tempi del Covid-19 in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€di Filippo KalomenƬdis . A cura di Viviana Filippini

14 aprile 2021

Filippo KalomenƬdis racconta con la poesia un anno con il Coronavirus e gli sconvolgimenti che ha portato il suo arrivo. KalomenƬdis raccoglie il tutto in versi racchiusi in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€, edito da Homo Scrivens narrando come il tempo e la vita sua e di chi gli sta attorno siano cambiati con l’irrompere del Covid-19. Un diario lirico, a tratti inquieto, dove ogni poesia scritta da Filippo ĆØ un viaggio profondo, in certi momenti anche tormentato, nelle dimensioni umana, emotiva socioculturale e anche politica dei mondi (Italia, Sardegna, campi profughi in Grecia) attraversati dall’autore. Ne abbiamo parlato con Filippo KalomenƬdis.

PerchƩ hai scelto proprio la poesia per narrare la tua esperienza di convivenza col Covid-19?

I miei mesi di mobilitazione civile tra marzo e maggio del 2020 – in cui assieme a tante compagne e tanti compagni abbiamo offerto ai malati il nostro piccolo aiuto – potevano vivere solo in poche, autentiche parole che fossero appropriate, essenziali, lancinanti e, allo stesso tempo, che contenessero quella che gli antichi greci chiamavano ā€œPleromaā€, ossia la pienezza, la completezza, ā€œla luce al di sopraā€. Solo esprimendomi con dei versi potevo disegnare parole che attraversassero lo spazio sino a chi le riceve, portandosi dietro in un istante immagini, suoni e un’irriducibile veritĆ  emotiva.La poesia ĆØ un cammino senza scorciatoie, senza soste, per me l’unico possibile per raccontare la Nuova Storia, quella cominciata con la Catastrofe della pandemia. I versi chiamano le cose con il loro nome, toccano subito carne e anima, ovvero niente di più eversivo in questa era di a-nomia e di contraffazione della realtĆ .

Come e da cosa sono nate le tue poesie?

Sono nate dall’esigenza di scrivere un diario intimo e politico, dal bisogno di raccontare il viaggio interiore e fisico che ho compiuto per riappropriarmi della mia identitĆ  di uomo in rivolta. E soprattutto dalla mia vocazione a dare voce ai cancellati, agli ultimi, ai senza luogo, ai reclusi nella malattia e nella detenzione. CosƬ ho abbracciato le loro vite e le loro storie. Ho elaborato il silenzio artificiale dei mesi del lockdown, per poi cercare le parole giuste per romperlo, ascoltando e riportando spesso le parole del grande popolo degli abbandonati in una catastrofe causata – non scordiamolo mai – dai poteri predatori e assassini che ci governano.

Nel libro ritorna spesso il tema dell’amore perduto cosa ĆØ rimasto di esso?

Ho perso tanto, tantissimo nell’anno appena trascorso, ma la gratitudine per la bellezza che mi ĆØ stata donata resta. Ed ĆØ infinita.

Quanto il virus ha influito sul tuo modo di pensare, agire e scrivere?

Quando si vive una catastrofe individuale e collettiva, l’estremismo umano e l’estremismo politico sono risorse fondamentali. La generositĆ , il moto verso gli altri e con gli altri sono le uniche risposte necessarie contro l’isolamento in cui siamo stati sprofondati. Questa pandemia deve essere attraversata come un’opportunitĆ  ultima di cambiamento. Se non lotteremo con gioia e vitalitĆ  radicale per uscire dalla fine del capitalismo, di cui il virus ĆØ solo uno dei tanti disumanizzanti effetti, non avremo scampo.La scrittura autentica ĆØ una delle forme di lotta più alte e più consapevoli. Dopo anni vissuti come la maggior parte di noi nella menzogna, ho scelto la nuditĆ , la sinceritĆ  cruenta e luminosa. Ho cercato quindi di superare le cinque difficoltĆ  indicate da Brecht per chi vuole scrivere la veritĆ : il coraggio di scrivere la veritĆ , l’accortezza di riconoscerla, l’arte di renderla maneggevole come un’arma, il giudizio di scegliere coloro nelle cui mani diventa efficace, e l’abilitĆ  di propagarla tra molti. I versi de “La direzione ĆØ storta”vogliono comporre una sorta di lungo monologo, quasi teatrale, quasi musicale, perchĆ© hanno sempre all’interno un’interlocutrice, un interlocutore, individuo o massa che sia.

Quanto ĆØ stato importante avere con te tuo figlio durante la pandemia?

Mio figlio ĆØ, come scrivo in una delle pagine, il mio Ā«Muro MaestroĀ». La biunivocitĆ  nella trasmissione del sapere emotivo ed esperienziale tra genitori e figli ĆØ una delle possibilitĆ  di salvezza in questo tempo catastrofico. Al contrario di ciò che recenti teorie psicanalitiche mainstream affermano, la mancanza della legge del padre ĆØ una fortuna. I genitori devono saper essere guide dei figli e saper farsi guidare dai figli, come ci insegna l’episodio nella pancia della balena di Pinocchio. Il legaritarismo opprime i nostri bambini appena si affacciano nella societĆ . Dobbiamo quindi educarli alla libertĆ  e farci insegnare da loro l’immediatezza nell’esercitarla. Dobbiamo ritrovare assieme ai giovani gli spazi di amore, di espressione, e di sovversione del reale.Ā 

Il tuo libro si sviluppa in alcuni luoghi cardine: Bologna, Sassari e quelli che definisci campi di concentramento (dove ci sono i rifugiati). Cosa hanno in rappresentano per te questi tre posti?

Nel 2020, Bologna ĆØ stato il territorio della gratitudine per l’amore ricevuto e vissuto, ĆØ lƬ che ĆØ cambiata per sempre la mia vita; la Sardegna ĆØ la terra dove sono nato e dove ho deciso di ritornare ā€œfiglioā€ per potermi ritrovare come uomo e come padre; le isole della Grecia ai confini dell’Asia rappresentano invece il recupero definitivo delle mie origini di senza luogo, di nipote e figlio di profughi. In quelle isole che un tempo erano ponti dove i popoli s’incontravano e si mescolavano, ora sono stati edificati dall’Unione Europea i nuovi Lager in cui vengono rinchiusi e annientati le donne, gli uomini, i bambini del Sud del mondo in fuga dalle guerre e dalle carestie causate dall’Occidente.Ā  Per questo sono stato lĆ , insieme ai prigionieri e a chi lotta per la loro libertĆ . PerchĆ© le loro storie, i loro gesti, il loro amore, la loro rabbia potessero risuonare oltre l’orrore che vuole cancellarli in quanto parte di scarto del bottino di guerra.

Cosa hai ricevuto emotivamente dagli incontri con le persone in difficoltĆ  a Bologna e in quelle che hai incontrato in Grecia?

Per me sono vincoli indissolubili e prima inimmaginabili. Ogni parola in più rischierebbe di essere retorica. E chi soffre ed è oppresso non ha bisogno della pena aggiuntiva della retorica.

Quanto sei cambiato dal momento in cui hai cominciato a scrivere le tue poesie a quando hai concluso la tua raccolta?

Per risponderti cito un passaggio da ā€œPerchĆ© io, perchĆ© non tuā€ di Barbara Balzerani – punto di riferimento raro e infinitamente prezioso nel contemporaneo contesto letterario europeo – ā€œcapitano occasioni in cui si riconosce qualcosa di essenziale dell’impasto di cui si ĆØ fattiā€. Ecco, ciascuna delle esperienze che sono diventate le pagine de “La direzione ĆØ storta” hanno per me questo preciso significato.

:: Un’intervista con Andreas Gruber a cura di Giulietta Iannone

7 aprile 2021

Grazie Andreas per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi ĆØ Andreas Gruber? Punti di forza e di debolezza.

Nessun punto di forza, ma molti punti deboli. Mi piace mangiare cioccolatini mentre scrivo – e scrivo spesso -, amo i vecchi film, quindi sto collezionando DVD e non riesco a trovare il tempo poi per guardarli. E non posso mai dire “NO”, quando qualcuno mi chiede qualcosa.

Thank you Andreas for accepting my interview and welcome to Liberi di Scrivere. Tell us something about yourself. Who is Andreas Gruber? Strengths and weaknesses.

No strengths, but a lot of weaknesses. I like to eat chocolates during I write – and I write often –, I have a favor for old movies, so I am collecting DVDs and canĀ“t find the time, to watch them. And I canĀ“t say ā€œNOā€, when someone is asking me.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia. Eri un bambino curioso? Preferivi leggere libri o giocare in cortile con gli amici?

Ero figlio unico e avevo solo pochi amici. Quindi la maggior parte del tempo, soprattutto in inverno, lo passavo nella mia stanza a leggere libri. La maggior parte erano storie dell’orrore. Ma ho anche letto molti libri di saggistica, che compravo con la mia paghetta, principalmente di astronomia. Ero un bambino molto curioso, e lo sono ancora. Volevo sapere quanto era lontano l’universo, da quanto tempo esisteva, dove finisce e chi aveva creato tutto questo intorno a me. Nel frattempo, ho scoperto la risposta della maggior parte di queste domande, ma negli anni ’70 non c’era alcuna possibilitĆ  di ottenere una risposta a tutto questo. Successivamente ho studiato presso l’UniversitĆ  di Economia Aziendale di Vienna, mi sono laureato a 24 anni e ho lavorato per 22 anni come responsabile del controllo finanziario in diversi settori. Parallelamente al mio lavoro ho scritto racconti e romanzi e dal 2014 sono uno scrittore a tempo pieno.

Tell us something about your background, your studies, your childhood. Were you a curious child? Did you prefer to read books or play in the yard with friends?

I was a single child and had only a few friends. So most of the time, especially in winter, I was in my room, reading books. Most of them were horror stories. But I also read a lot of non-fiction books, which I bought with my pocket money, mostly about astronomy. I was a very curious child, and still am. I wanted to know, how far the universe was, how long it existed, where it ends and who created all this around me. Meanwhile, I found out most of these questions, but back in the 70s there was no chance to get an answer to all this. Later I studied at the University of Business Economics in Vienna, had a degree with 24 and worked for 22 years as a financial controller in different concerns. Parallel to my job I wrote short stories and novels, and since 2014 I am a full time writer.

Quando hai capito di voler diventare uno scrittore? Quando hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

In realtĆ  a 7 anni. Avevo cosƬ tanta immaginazione e volevo scrivere storie per le altre persone. Ho scritto il mio primo libro a 9 anni, era un romanzo poliziesco, ma dopo 3 pagine tutti i personaggi del libro erano morti, si erano uccisi a vicenda e il romanzo era finito. In seguito ho imparato a tracciare una storia. Vent’anni fa, durante i miei lavori come responsabile del controllo finanziario, avevo giĆ  il progetto di vivere come scrittore a tempo pieno, ma ĆØ stata una lunga strada per raggiungere quell’obbiettivo. Nel frattempo sto lavorando al mio venticinquesimo libro, quindi ho fatto della mia passione il mio lavoro.

When did you realize you wanted to be a writer? When did you realize that the passion for writing was turning into a real job?

Actually with 7 years. I had so much imagination and I wanted to write stories for other people. I wrote my first book with 9 years, it was a crime novel, but after 3 pages all the figures in the book were dead, they had killed each other, and the novel was finished. Later I learned, how to plot a story. Twenty years ago, during my financial controlling jobs, I had already the plan, to live as a full time writer, but it was a long way to that point. Meanwhile I am working on my 25th book, so I had made my passion to my job.

Hai avuto un insegnante che ti ha ispirato in particolare?

Ho imparato molto presto che la scrittura ĆØ un prodotto artigianale, quindi ho frequentato diversi campus di scrittura creativa per scrittori principianti. La maggior parte di loro erano in Germania, quindi ho viaggiato dall’Austria alla Germania. Ho imparato molto da scrittori affermati come Andreas Eschbach. Parallelamente a questi campus ho letto anche molti libri di scrittura creativa – libri di saggistica su come scrivere un romanzo – e ho anche visitato gruppi di scrittura. Quindi penso che sia un duro lavoro imparare tutte quelle cose che riguardano la trama, la suspense, i personaggi, i dialoghi e cosƬ via. E sono convinto che l’apprendimento non finisce mai.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you?

I learned very early that writing is a handcraft, so I visited creative writing camps for newcomer writers. Most of them have been in Germany, so I travelled from Austria to Germany and booked a lot of that camps. I learned a lot from established writers like Andreas Eschbach. Parallel to these camps I read a lot of creative writing stuff – non-fiction books about how to write a novel – and I also visited writing groups. So I think, itĀ“s hard work to learn all those things about plot, suspense, characters, dialogues and so on. And I am convinced, that the learning never ends.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo libro era una raccolta di 9 storie dell’orrore, intitolata “The 5fh Arch Angel”. Trovai un editore, che aveva una piccolissima casa editrice in Baviera chiamata ā€œMedusenblutā€ (Sangue di Medusa). Ci siamo incontrati e gli ho dato i miei manoscritti. Dopo alcune settimane mi ha detto che voleva pubblicare le mie storie in una raccolta. Il mio primo libro! Era il 2000. E il libro ĆØ stato stampato in un’edizione di 200 esemplari. Di cui 100 li ho comprato io.

Tell us something about your debut. Your way to publishing.

My first book was a collection of 9 Horror Stories, called ā€œThe 5fh Arch Angelā€. I found a publisher, who had a very little publishing house in Bavaria called ā€œMedusenblutā€ (Blood of Medusa). We met, and I gave him my manuscripts. After some weeks he told me, that he wanted to publish my stories in one collection. My first book! This was in 2000. And the book has been printed in an edition of 200 exemplars. 100 I bought by myself.

Sei un autore sia di racconti che di romanzi. Spazi dall’horror, alla fantascienza, al thriller. Che tipo di libri preferisci scrivere, quale genere ti ĆØ più congeniale? O metti un pizzico di tutti questi generi in ogni libro?

Solo quando scrivo racconti, mischio questi generi, perchĆ© non c’ĆØ alcun problema nel creare crossover. Quando invece scrivo romanzi, sono o polizieschi o horror. Quale di questi generi mi piace di più? Non posso dirlo, li amo tutti: fantascienza, horror, poliziesco, commedia. Quello che sicuramente non mi piace sono le storie d’amore, oh, suvvia! Tutto il resto va bene. E passo tra questi generi, perchĆ© questo cambiamento e questa diversificazione fa bene a me e alla mia creativitĆ . Mi ripetevo troppo spesso che avrei scritto polizieschi solo fino ai vent’anni, perchĆ© temevo che l’energia si sarebbe completamente esaurita. Quindi cambiando – cioĆØ scrivendo racconti dell’orrore e poi romanzi polizieschi -, posso ricaricare le batterie e poi spenderle per il prossimo progetto.

You are an author of both short stories and novels. Spaces from horror, to science fiction, to thriller. Which kind of books do you prefer to write, which genre is more congenial to you? Or do you put a splash of all kinds in each book?

I only mix theses genres, when I am writing short stories, because there is no problem in creating crossover-stories. When I write novels, they are either crime or horror. Which of these genres I like most? I canĀ“t tell, I love them all: Science Fiction, Horror, Crime, Comedy. What I definitely donĀ“t like are love-stories, oh, come on! Everything else is fine. And I switch between theses genres, because this change and diversification does good to me and my creativity. Would I only write crime within twenty years, I would repeat myself too often und one day, the energy would be completely out. So in switching – writing horror short stories and then crime novels -, I can reload my batteries, and then I burn for the next project.

Cosa ti piace di più quando scrivi i tuoi libri?

Soprattutto mi piace creare personaggi folli, sviluppare trame piene di suspense, trovare luoghi emozionanti, creare dialoghi interessanti. Secondo me questa è la parte più creativa del mio lavoro, fare tutto il lavoro preliminare. Una volta che so come finirà il libro e ho sviluppato tutti i dettagli, allora comincio a scrivere. E questa fase di gestazione della nuova storia è il lavoro più emozionante.

What did you most enjoy about writing your books?

Most of all I like to create crazy characters, to develop suspenseful plots, to find thrilling locations, to create cool dialogues. In my opinion, this is the most creative part of the work, to do all the pre-work. When I once know, how the book will end and have developed all the details, I start to write. And this phase of generating the new story is the most exciting work.

Sei un autore austriaco di lingua tedesca. Pensi che la scuola europea di thriller sia diversa dalla scuola statunitense? Quali sono le caratteristiche che differenziano queste due scuole di scrittura?

SƬ, secondo me c’ĆØ una grande differenza. Ma non penso esista una sorta di “scuola europea del thriller”. I thriller francesi, come quelli di Jean-Christophe GrangĆ©, sono molto diversi da quelli degli scrittori scandinavi come Jo Nesboe o Stieg Larsson. Gli autori britannici scrivono in modo molto diverso dagli scrittori spagnoli o dagli scrittori italiani come Andrea Camillieri. E c’ĆØ anche differenza tra gli scrittori austriaci e quelli tedeschi. Penso che gli scrittori statunitensi siano molto brevi, veloci, arrivano subito ​​al punto, usano i dialoghi brevi, usano pochi monologhi interiori. Gli scrittori tedeschi e austriaci cercano di essere molto intellettuali a volte, il che non ĆØ sempre positivo per la storia che raccontano. Quindi penso che un misto di entrambi potrebbe essere un buon modo di scrivere romanzi: unire cioĆØ la soliditĆ  dello stile americano e la profonditĆ  dello stile tedesco. Penso che gli scrittori britannici abbiano scoperto come gestire questa combinazione. Per esempio Shaun Hutson.

You are a German-speaking Austrian author. Do you think that the European school thriller genre differs from the American school one? What are the characteristics that differentiate these two schools of writing?

Yes, in my opinion there is a big difference. But I donĀ“t think, that there is some kind of ā€œEuropean school of thrillerā€. Thrillers from France, like from Jean-Christophe GrangĆ© are a lot different to those of the Scandinavian writers like Jo Nesboe or Stieg Larsson. British authors write a lot different than Spanish writers or italian writers like Andrea Camillieri. And there is even a difference between Austrian and German writers. I think that US-American writers are very quick, fast, come to the point, short dialogues, not many internal monologues. German and Austrian writers try to be very intellectual sometimes, which is not always good to the story, they tell.So I think a mixture of both could be a good way: The Fastness of American style and the deepness of German style. I think the British writers have found out, how to manage this combination. Shaun Hutson for example.

In Italia Longanesi pubblica due tuoi thriller: Fiaba di morte e Sentenza di morte. Leggeremo anche i tuoi racconti di fantascienza e horror? Ci sono piani per questo?

Questi sono il secondo e il terzo libro della serie del Profiler Maarten S. Sneijder. Spero che il primo romanzo di questa serie venga tradotto in Italia, perchĆ© questo ĆØ proprio l’inizio, dove Maarten S. Sneijders incontra la sua collega Sabine Nemez. Nel frattempo sto lavorando al sesto romanzo della serie, che uscirĆ  a settembre 2021. Se una casa editrice italiana tradurrĆ  una delle mie raccolte di racconti horror o di fantascienza, dipende dalle case editrici italiane. Finora non ho ricevuto alcuna offerta, ma sono pronto con più di cento storie. Andiamo, per favore chiedetemelo (sorride).

In Italy Longanesi publishes two of your thrillers: Fiaba di morte and Sentenza di morte. Will we also read your science fiction and horror stories? Are there any plans for this?

These are the second and third books of the series of Profiler Maarten S. Sneijder. I hope, that the first novel of this series will be translated in Italy, because this is the beginning, where Maarten S. Sneijders meets his colleague Sabine Nemez. Meanwhile I am working on novel no. 6, which comes out in September 2021. Wether an Italian publishing house will translate one of my Horror or Science-Fiction Short-Story-Collections, depends of the publishing houses in Italy. Up to now, I haven“t get an offer, but I am ready for this, with more than one hundred stories. Come on, please ask me.

Cosa stai leggendo in questo momento? Quali sono i tuoi autori preferiti?

Al momento sto leggendo un libro di saggistica sul cosmo, l’universo e il big bang. DopodichĆ© inizierò un voluminoso libro di saggistica sui 3000 anni di storia del Mar Mediterraneo. Amo il mare, le coste e il fascino di stare in spiaggia. E poi inizierò un grande progetto, leggendo i primi 40 libri della saga fantascientifica tedesca Perry Rhodan, che ĆØ stata scritta dal 1961. E poi, nel frattempo, devo finire la mia raccolta di fumetti di Dylan Dog. In Germania esistono circa 60 traduzioni e finora ne ho lette solo la metĆ . Quindi questi sono i piani per i prossimi anni.

What are you reading at the moment? What are your favorite authors?

At the moment I am reading a non-fiction book about cosmos, universe and big bang. After this I will start a thick non-fiction-book about the 3000 year old history of the Mediterranean Sea. I love the sea, the coasts and the flair of being at the beach. And then I will start a big project, reading the first 40 books of the German Sci-Fi-Saga Perry Rhodan, which has been written since 1961. And then, in between, I have to finish my Dylan Dog Comic Collection. In Germany there exists about 60 translations, and up to now I have only read the half of them. So this are the plans for the next years.

Chi ritieni abbia influenzato la tua scrittura?

Oh mio Dio, molte cose. Quasi tutto ciò che ho intorno. Ma soprattutto i romanzi thriller degli scrittori statunitensi Dennis Lehane e David Morrell, i film di Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, le serie TV come LOST e i temi riguardanti i serial killer, la vendetta e come creare l’omicidio perfetto. Un’altra fonte di ispirazione sono le ultime notizie in TV. Il problema ĆØ che mi interessano cosƬ tante cose e potrei scrivere senza smettere mai.

Who do you feel has influenced your writing?

Oh my god, a lot of things. Nearly everything, with which I am confronted with. But most of all, Thriller novels from US-writer Dennis Lehane and David Morrell, movies from Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, TV-series LOST and topics like serial killers, revenge and how to create the perfect murder. Also an inspiration are the breaking news on TV. The problem is, that I am interested in so many things, and I could write without any end.

Leggi le recensioni dei tuoi libri? Che effetto hanno su di te le critiche? Le prendi in considerazione?

Ebbene, questo dipende da come è stata fatta la critica. Non leggo le recensioni di una e due stelle su Amazon, perché alcune sono molto personali e aggressive. Questo mi deprimerebbe o mi farebbe arrabbiare, il che non fa bene al mio lavoro. Ma discuto i miei manoscritti con i miei 15 beta lettori, che sono anche miei amici e colleghi. Queste critiche sono ben fondate e alcune di queste discussioni richiedono circa cinque o sei ore. Ho anche ricevuto consigli dal mio editore, quindi siamo stati al telefono per alcune ore. E leggo le recensioni sulle riviste. A volte sono molto illuminanti, perché questi recensori spesso vedono cose che io non ho visto. E parlo al pubblico, dopo le presentazioni, e chiedo quanto sia piaciuto il romanzo o altrimenti perché non è piaciuto.

Do you read the reviews of your books? What effect do criticisms have on you? Do you take them into consideration?

Well, this depends on how the critic has been done. I do not read the one and two stars reviews on amazon, because some of them are very personal and aggressive. This would depress me or make me angry, which is not good for my work. But I discuss my manuscripts with 15 test-readers, which are friends and colleagues of mine. This critic is well-grounded and some of these discussions take about five or six hours. I also took advices from my editor, and so we have telephone calls about some hours. And I do read reviews in magazines. They are sometimes very enlightening, because these reviewers often see things, which I haven“t seen. And I speak to visitors, after a reading, how the liked the novel, and if not, why.

Nuovi progetti cinematografici dai tuoi libri?

Nel 2020 Constantin Film ha realizzato il secondo film della serie di Maarten S. Sneijder, che sarĆ  trasmesso su SAT.1 in TV entro questa primavera.

Any new movie projects from your books?

In 2020 Constantin Film made the second movie of the Maarten S. Sneijder series, which will be published on SAT.1 in TV within this spring.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

SƬ, mi piace essere in tour, parlare ai fan dopo l’evento, scrivere nella mia stanza d’albergo sul mio portatile il capitolo del prossimo romanzo. Tutto questo ĆØ molto stimolante. Vedo nuovi luoghi, incontro persone e posso fare nuove esperienze. E poichĆ© i miei fan sanno che sto cercando nuovi luoghi per i miei omicidi mentre sono in tour, mi raccontano tutto della loro cittĆ  dopo una presentazione. Quindi ho molte idee su come nascondere i corpi dei morti nelle piccole cittĆ .

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

Yes, I like being on tour, speaking to fans after the event, writing in my hotel room on my laptop the chapter of the next novel. All this is very inspiring. I see new locations, meet people and I can collect new experiences. And since my fans know, that I am looking for new locations for my murders while I am on tour, they tell me everything about their city after a reading-event. So I get many ideas how to hide death bodies in small towns.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sono stato in Italia due volte in tour, una a Roma e la seconda al festival di Gavoi in Sardegna. Wow, ĆØ stato molto interessante incontrare cosƬ tanti artisti diversi. Fino ad ora purtroppo non ho in progetto di tornare in Italia, ma spero che qualche libreria o qualche organizzatore di festival abbia l’idea di invitarmi. Come ho detto prima, sono pronto per partire (sorride di nuovo).

Will you come to Italy to present your novels?

I have been to Italy two times for promotion, once in Rome and the second time at the festival in Gavoi in Sardinia. Wow, this was very interesting, to meet so many different artists. Up to now I have unfortunately no plans to come to Italy again, but I hope, that some bookshop or festival organizer has the idea, to invite me. As I said before, I am ready for takeoff.

Infine, nel ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilitĆ , vorrei concludere questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Dopo aver finito il sesto romanzo della serie di Maarten S. Sneijder, rivedo un vecchio romanzo dell’orrore, che ĆØ andato fuori catalogo e sarĆ  ripubblicato alla fine dell’anno. E poi devo scrivere tre racconti polizieschi per progetti antologici. Bene, e poi nel 2022? Forse un prossimo romanzo di Sneijder ĆØ in attesa…

Finally, in thanking you for your kindness, I would like to conclude this interview by asking you what you are working on now, and what are your plans for the future.

After finishing the 6th novel of the Maarten S. Sneijder series, I re-work an old horror novel, which is out of print and will be re-published at the end of the year. And then I have to write three crime short stories for anthology-projects. Well, and then in 2022? Maybe a next Sneijder novel is waiting …

:: Parlando di libri con Tcheky Karyo, a cura di Giulietta Iannone

1 aprile 2021

A chi devi il tuo amore per i libri?

Sono cresciuto in un contesto familiare nel quale i libri erano piuttosto rari. L’educazione di mio padre, però, traspariva attraverso certi modi di dire Ā«Bisogna sapersene stare su una panchina con pane e formaggioĀ» Ā«Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromageĀ» che ĆØ come dire che nella vita bisogna sapersi accontentare o Ā«Fare l’attore? Be’, meglio un uovo oggi…» Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta mainĀ» o ancora Ā«Non ĆØ grazie ai libri che imparerai a vivereĀ» Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» ai quali lui ricorreva spesso; con la sua inclinazione inconsapevolmente filosofica, comunque, mio padre ha finito per passarmi il gusto per la lettura e per la riflessione.

J’ai grandis dans un environnement familial ou les livres Ć©taient plutĆ“t rares Ć  la maison. Mais mon pĆØre avait une faƧon de faire passer son Ć©ducation avec des phrases clĆ©s qu’il me ressortait souvent de maniĆØre insolite du genre Ā« Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage. Ā» ou Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main Ā» ou bien Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» et pourtant son talent de philosophe sans le savoir m’a donnĆ© le goĆ»t de la lecture et de la rĆ©flexion.

Che libri leggevi da ragazzo?

Ho scoperto presto che la letteratura ti permette di fare esperienze nuove. Il mio primo grande ricordo di lettore ĆØ legato a Ā«L’AdolescenteĀ» di Dostoevskij. Ne riemersi sconvolto, affascinato dalla storia di Arkadi Makarovitch Dolgoruki. La scrittura di Dostoevskij, cupa e romanzesca ad un tempo, mi rinfrancò; avevo l’impressione di non essere più solo, l’adolescente ero io. In seguito mi sono appassionato a Emile Zola. Ho amato questo giornalsita-scrittore che in ā€œGerminalā€ descriveva la vita quotidiana di una classe operaia con la quale m’identificavo. E poi Kafka, Pessoa, Cioran; autori che meritano di essere letti, quanta ironia traspare dai loro capolavori…

La lecture m’as appris que je pouvais aller voir lĆ -bas si j’y suis. Mon premier grand souvenir de lecteur, c’est Ā« l’Adolescent Ā» de DostoĆÆevski. J’en ressors bouleversĆ©, fascinĆ© par l’histoire de Arkadi Makarovitch Dolgorouki. L’écriture de DostoĆÆevski Ć  la fois sombre et romanesque me donnait des forces, j’avais l’impression de ne plus ĆŖtre seul, l’adolescent c’était moi. Ensuite, j’ai lu Emile Zola avec passion. J’ai aimĆ© ce journaliste Ć©crivain qui dĆ©crit dans Germinal, le quotidien des classes laborieuses auxquels je m’identifiais. Et puis Kafka, Pessoa, Cioran des auteurs qui gagnent Ć  ĆŖtre lus Ć  travers l’humour qu’ils laissent s’échapper de leurs œuvres gigantesques.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Michel Onfray ĆØ un intellettuale che scuote le coscienze senza indossare il guanto di velluto, ĆØ pragmatico, fattuale, dissacrante.  Mi trovo spesso d’accordo con il suo modo di interrogare il reale.  Bisogna rompere l’aura di sacralitĆ  degli oggetti, vagliarli, passarli al setaccio. CosƬ come Michel Onfray, leggo anche Alain Finkielkraut. Sono entrambi degli intellettuali contemporanei e contestatari, che dissentendo ci rendono un buon servizio. Ho appena finito il libro di  Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©antĀ», che mi ha trascinato in una riflessione sulla morte gioiosa e piena di humour. Da poco, poi, ho finito Ā«I ricordi mi vengono incontroĀ» di Edgar Morin. Lui ĆØ un uomo la cui riflessione ĆØ stata davvero forgiata dall’impegno sul campo. Il mondo sensibile, la sensualitĆ , il pragmatismo che lo accompagnano alla ricerca di soluzioni concrete per l’organizzazione di una societĆ  più giusta… E, in mezzo a tutti i suoi incontri e alle collaborazioni con intellettuali e pensatori, la sua vita amorosa cosƬ piccante e generosa. Mi sento bene con Edgar Morin come con un vecchio amico.

Michel Onfray est un intellectuel qui secoue les esprits sans prendre de gants, il est pragmatique, factuel, il dĆ©sacralise. Je me sens souvent en accord avec sa faƧon de questionner le rĆ©el. Il faut arrĆŖter de sanctuariser les choses, il faut les interpeller, les fouiller. En fait je lis Michel Onfray de la mĆŖme maniĆØre que je lis Alain Finkielkraut ce sont des intellectuels vivants contradictoires, ils font du bien, ils ne sont pas consensuels. Je viens de lire le bouquin de Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©ant Ā» qui m’a entrainĆ© dans une rĆ©flexion joyeuse et pleine d’humour sur la mort. Je viens Ć©galement de finir Ā« Les souvenirs viennent Ć  ma rencontre Ā» d’Edgar Morin. VoilĆ  un homme dont les engagements sur le terrain ont forgĆ© la pensĆ©e. Le monde sensible, la sensualitĆ©, le pragmatisme accompagnent ce chercheur qui tente de trouver des solutions concrĆØtes Ć  l’organisation juste des sociĆ©tĆ©s. Sa vie amoureuse au milieu de toutes ses collaborations et ses rencontres avec des gens qui pensent le monde est croustillante et gĆ©nĆ©reuse. Je me sens bien avec Edgar Morin.

Quali sono i tuoi libri del momento sul comodino?

Ā«Cani di pagliaĀ» del filosofo John Nicholas Gray, il quale analizza i nostri tempi alla luce della storia, dando il benservito ai preconcetti e alle trappole nelle quali cadiamo.  E Ā«Solo i bambini sanno amareĀ», del cantante e attore Bruno Cali, che torna con tenerezza alla sua infanzia; che bello, l’istinto di questo bambino che non si lascia prendere, che non si lascia sconfiggere dai grandi nemici, il nulla e il vuoto. ƈ un libro davvero commovente.

Ā«Straw DogsĀ» du philosophe essayiste John Nicholas Gray qui lui aussi analyse notre Ć©poque au regard de l’Histoire et met un grand coup de pieds dans les idĆ©es reƧues et les piĆØges dans lesquels on tombe. Et puis Ā« Seuls les enfants savent aimer Ā», Ć©crit par le chanteur acteur Bruno Cali. Il revient avec tendresse sur son enfance ; comme il est beau l’instinct de cet enfant qui ne laisse pas le nĆ©ant, le vide ennemi le saisir. J’ai trouvĆ© son livre poignant.

Traduzione dal francese di Fabrizio Fulio Bragoni. Testo scritto per il blog, giƠ apparso su Les Nouvelles LittƩraires.

Intervista a Rita Pilia per ā€œMedusa era una fanciulla. Poesie di metamorfosi e confiniā€ (Gilgamesh ed. 2020) A cura di Viviana Filippini

24 febbraio 2021

ā€œMedusa era una fanciulla.Ā  Poesie di metamorfosi e confiniā€ ĆØ la prima raccolta di poesie di Rita Pilia, edita da Gilgamesh. 150 componimenti che portano il lettore a viaggiare nelle emozioni dell’animo umano e dell’universo femminile. Quella di Rita Pilia ĆØ una poesia che indaga l’animo umano, lo analizza in modo garbato e intimo attraverso i versi nei quali l’autrice mette tutto il proprio sentire. Rita Pilia ĆØ laureata in Filologia Moderna e in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali, all’UniversitĆ  Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e ha conseguito un Dottorato di ricerca in Letteratura Italiana presso l’UniversitĆ  degli Studi di Siena. Attualmente ĆØ docente di Lettere presso l’I.I.S. “A. Lunardi” di Brescia. Lettura, scrittura e fotografia sono le sue passioni più grandi. Della raccolta e di come nasce la poesei ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come ĆØ nata la tua passione per la poesia? Quando ero adolescente le poesie di Dante, Shakespeare, Prevert, Nazim Hikmet, Emily Dickinson mi incantavano. Ricopiavo sul diario i loro versi, cercavo me stessa e i miei sentimenti nelle loro parole. Non scrivevo nulla di mio. La poesia mi sembrava qualcosa di “troppo elevato”. Mi piaceva leggerla, ma non pensavo sarei stata mai all’altezza di comporre io stessa. Iniziai a scrivere solo una volta conclusa l’universitĆ , ma non erano vere poesie all’inizio: si trattava di racconti enigmatici, onirici, densi di immagini. In pochi anni divennero sempre più brevi, era come se la prosa volesse nascondersi e spezzarsi finchĆ© un giorno mi accorsi con sorpresa che quelle frasi forse potevano essere chiamate poesia. Si erano trasformate.
ā€œMedusa era una fanciulla.  Poesie di metamorfosi e confiniā€. Quale ĆØ il senso del titolo della tua prima raccolta? La prima parte del titolo si riferisce a un’antica versione del mito di Medusa, secondo cui la Gorgone – il mostro dai capelli di serpe in grado di pietrificare gli uomini con un unico terribile sguardo – era in origine una fanciulla bellissima, ingiustamente punita dalla dea della Ragione per il suo potere seduttivo e da quel momento in poi costretta a custodire tutte le emozioni dentro di sĆ©, a mutare la bellezza in orrore. Quando la spada di Perseo la colpisce a morte, il dolore uccide il mostro, ma libera la fanciulla; il suo sangue ritorna a sgorgare, feconda gli abissi e rinasce, rosso e fortem, nel vivo corallo in cui lentamente si muta. I miti di metamorfosi come questo mi affascinano da sempre per la pluralitĆ  di interpretazioni a cui si prestano. La stessa vita umana può essere intesa come una continua metamorfosi, la continua necessitĆ  di varcare nuovi confini per sopravvivere. “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, diceva il filosofo Eraclito. Questa “instabilitĆ ” (nostra o della realtĆ  che ci circonda?) potrebbe spaventare, ma per me ĆØ stupore inesauribile, fonte di emozione e, dunque, di poesia.
Quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi versi? Le emozioni che la realtĆ  e le opere d’arte (la pittura simbolista innanzitutto; i Preraffaelliti e Klimt sono i miei artisti di riferimento) sono in grado di suscitare in me. Da empatica, spesso mi sento travolta da un eccesso di emotivitĆ . In quei momenti scrivo e vivo il processo creativo come un modo per fare ordine dentro di me. Alcune poesie sono nate in viaggio, ispirate da un panorama fuori dal finestrino, o nel dormiveglia, nel cuore della notte, nel tentativo di catturare un sogno prima di riaddormentarmi di nuovo e dimenticare tutto. Il desiderio di fermare un singolo istante, una specifica emozione, a volte mi fa percepire la poesia come una lotta contro il tempo. Del resto in epoca Barocca i miti di metamorfosi rappresentavano anche il tentativo di esorcizzare la paura dell’oblio.
Nella tua raccolta molte poesie hanno il nome di figure femminili della letteratura e della mitologia, che relazione c’ĆØ tra l’universo letterario e la realtĆ ? Il mito ĆØ un linguaggio potentissimo che permette di raccontare la realtĆ  e al tempo stesso di nasconderla. Proprio come la figura retorica della reticenza, il mito dice e non dice, spalancando le porte all’immaginazione. I miti mi consentono di narrare attimi di vita vissuta in maniera più enigmatica di quanto non accadrebbe se decidessi di narrarli in prosa. Le emozioni che i miti (e la letteratura) raccontano, convertendole in immagini, sono le stesse che proviamo tutti noi oggi: gioia, rabbia, dolore, rancore… Questo rende possibile l’immedesimazione. Io mi immedesimo nelle figure femminili di cui racconto la storia, comprendo le loro emozioni – capisco perchĆ© Francesca si innamorò di Paolo, per esempio (qui penso alla mia poesia “Canto V”) – e credo che ai lettori possa accadere lo stesso. Le emozioni sono un linguaggio universale che permette di valicare gli angusti confini spazio temporali della propria epoca, permette a una vita di fondersi in mille altre vite, (ri)scoprendo se stessa e esplorando nuove possibilitĆ .
Tra le poesie della raccolta ti ricordi quale ĆØ la prima  scritta e il momento in cui l’hai concepita? Nella raccolta tra le primissime ci sono senz’altro “Orfeo e Euridice” e “Orangerie”. Sono mie personali interpretazioni: la prima dell’omonimo mito, la seconda della novella di Boccaccio “Lisabetta da Messina”. Nel 2013 ero molto affascinata da questi testi e volevo attualizzarli, renderli più personali. Di Euridice ho messo in evidenza le paure, la diffidenza nei confronti di Orfeo, mentre nel caso di Lisabetta la mia versione ĆØ meno macabra rispetto all’originale: il vaso, infatti, non contiene la testa dell’amato, ma vecchie fotografie. In entrambi i casi, tuttavia, i ricordi permangono (crescono, si fanno pianta) con conseguenze nefaste sulla psiche. Si capisce che sono le prime anche dal punto di vista grafico: meno frantumate, conservano (soprattutto Euridice) alcuni tratti di prosa.
Il componimento al quale sei più affezionata e perchĆ©? Sicuramente “La strega”. Si tratta di un omaggio al romanzo di Vassalli, “La Chimera”, ma ĆØ molto di più: la sera in cui scrissi, quasi di getto, quei versi soffrivo molto perchĆ© un sogno in cui avevo creduto a lungo si era rivelato… una chimera appunto. E i desideri, quando restano irraggiungibili come le stelle fanno male: “desideri di vetro / da trafiggere i polsi”. Questo stato d’animo mi permise di immedesimarmi con Antonia, la “strega” del romanzo, fondere le mie emozioni con le sue, sentirmi meglio e piano piano, con il tempo, trovare nuove stelle, nuova luce. Un’altra poesia a me cara ĆØ “La colpa”. Grazie all’artista Mara Cantoni e all’editore Alberto Casiraghy nel 2016 era diventata un “pulcino elefante” in edizione limitata. Un’esperienza bellissima quella trascorsa a Osnago, a stampare a mano con i caratteri mobili e poi a cucire i singoli libretti. Ognuno era unico! Di questa poesia mi affascina il fatto che molti interpretino il “te” di “ƈ difficile perdonare agli altri /la colpa/ di non essere te” come un riferimento a se stessi, invece in quei versi io intendevo descrivere la rabbia impotente che si prova quando le persone che si hanno intorno sono potenzialmente perfette, ma hanno l’unica imperdonabile colpa di non essere quell’unico “te” dotato di valore, la persona ancora amata. Mi affascina scoprire come le stesse parole possano acquisire significati diversi a seconda dello stato d’animo di chi legge.
Colori, emozioni, elementi naturali, nomi, com’ĆØ il lavoro di  combinare le parole per creare emozioni in poesia? Nella maggior parte dei casi tutto ha origine da un’immagine. Io cerco di ricreare con le parole le emozioni che le immagini producono in me. Dal momento che tutto inizia di solito da una sensazione visiva, le mie poesie sono ricche di colori, le definirei pittoriche, a volte. La mia più grande gioia ĆØ vederle illustrate perchĆ© ĆØ come se fossero restituite alla loro dimensione originaria.
Ci racconti qualcosa sulla copertina del libro? La copertina ĆØ stata realizzata per me dall’artista Mara Cantoni ( www.maracantoni.com ), una cara amica con cui collaboro e che aveva giĆ  illustrato in precedenza alcune mie poesie. Lei ha visto nella fanciulla Medusa la Dea dei serpenti cretese ed ĆØ proprio alle statuette minoiche che la sua illustrazione si ispira. Il rosso del corallo si ĆØ trasferito nei capelli e nella collana che il personaggio indossa. I capelli ricci, il mio tratto distintivo, sono un omaggio a me e si trovano evocati in numerose poesie (“capelli di rovo”). L’idea di far continuare la chioma nel retro della copertina era un modo per valorizzarli. A volte penso che tanta fantasia poetica scaturisca proprio dai miei ricci… Forse sono un po’ come Sansone (anche se decisamente meno forzuta!)
Secondo te scrivere poesie ĆØ un atto che possono provare a fare tutti ? SƬ, tutti coloro che provano emozioni perchĆ© ĆØ di emozioni che la poesia si nutre. Alcuni riusciranno a esprimere questo mondo interiore con le parole (ĆØ il mio caso), altri con la pittura, altri ancora con ago e filo o con la danza… La poesia ha molte forme, ĆØ metamorfica essa stessa. Essenziale ĆØ imparare ad ascoltare e a ascoltarsi, soltanto dopo si potrĆ  tradurre la voce dell’anima in versi o in gesti. La poesia fa stare bene, trasforma il dolore in Bellezza. Tutti ne abbiamo bisogno, bisogna solo essere pronti ad accoglierla.

:: Un’intervista con Susanna Tamaro a cura di Giulietta Iannone

17 febbraio 2021

Benvenuta Susanna e grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con il chiederti di parlarci di te, della tua infanzia, dei tuoi studi.

ST Ho scritto un intero libro su di me, la mia infanzia e  di come ho scoperto di avere il talento della scrittura. Si intitola ‘Ogni angelo ĆØ tremendo’. Non so se ĆØ ancora in commercio. Comunque, riassumendo, ho avuto un’infanzia piuttosto difficile, priva di amore,  un rapporto con gli studi pessimo, mi sono trasferita poi da Trieste a  Roma dove a vent’anni mi sono diplomata in regia al Centro Sperimentale di Roma.  Prima di vivere dei miei libri,  ho fatto documentari sulla natura – che ĆØ la mia grande passione – per la Rai.

Che libri leggevi da ragazzina e poi crescendo quali sono diventati i tuoi scrittori preferiti?

ST Da bambina non amavo leggere. Capisco tutti i ragazzi che hanno difficoltĆ  nella lettura,  proprio per questo ho scritto  negli anni  libri per bambini  -Ā­ Cuore di ciccia, Il cerchio magico, Papirofobia, Tobia e l’angelo e Salta Bart! –   in cui penso non ci si annoi neanche un secondo. Il primo autore che ho letto e amato  da adolescente ĆØ stato Jack London.  Sono stati Il richiamo della foresta e Zanna bianca ad appassionarmi alla lettura: parlavano  di cani, altra mia grande passione. La scuola invece mi ha fatto odiare la letteratura. Ho ricominciato a leggere a 18 anni,  quando mi sono trasferita a Roma. Dovendo fare quattro ore di autobus al giorno per andare a CinecittĆ , ho letto moltissimo, iniziando dai grandi classici russi – Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Turgenev –  poi con quelli tedeschi – Thomas Mann, Kafka, Rilke –  i francesi – Stendhal, Balzac, Flaubert – e alla fine gli inglesi: Conrad e Dickens soprattutto, che amo particolarmente.

Come ĆØ nato in te l’amore per la scrittura? ƈ stato un percorso inevitabile e naturale o hai incontrato delle difficoltĆ ?

ST Scrivere ĆØ stato un percorso naturale, cominciato verso i 23 anni, mentre ĆØ stato molto poi difficile riuscire a trovare un editore. Ho impiegato dieci anni per  riuscire a pubblicare il primo libro.  

Hai esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989). Come sono stati i tuoi primi passi nel mondo letterario italiano? C’è qualcuno che ti ha incoraggiato e particolarmente sostenuto che vuoi ringraziare?

ST La testa fra le nuvole ha vinto il ‘Premio Elsa Morante, Opera prima’, e sono grata a Cesare de Michelis della Marsilio, un vero editore di quelli che ormai non esistono più, che ha creduto in me e mi ha scoperta. Per il secondo, Per voce sola, devo invece ringraziare Federico Fellini che ha amato moltissimo il libro e ne ha parlato ai giornalisti, facendomi uscire dall’anonimato.

Poi il grande successo di Va dove ti porta il cuore. Ti ha in qualche modo cambiato? Hai trovato difficoltosa l’improvvisa notorietĆ ?

ST SƬ, l’ho trovata spaventosa. So che molti scrittori non desiderano altro, ma per me ĆØ stato un grande trauma perchĆØ  ho sempre amato vivere nella penombra e la dimensione pubblica mi turba e mi agita. Ma, non lo nego,  ĆØ stata anche una grande gioia perchĆ© mi ha permesso di entrare in comunicazione profonda con un grandissimo numero di lettori in tutto il mondo.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al tuo ultimo romanzo ā€œUna grande storia d’amoreā€. Come ĆØ nato il progetto di scriverlo?

ST Era da tanti anni che volevo scrivere un romanzo che avesse per tema un amore che dura nel tempo. D’altronde la maggior parte dei grandi romanzi classici, da Anna Karenina, al Rosso il Nero, a Guerra e Pace,  a Jane Eyre,  prendono luce grazie alle contrastate storie d’amore che raccontano. Mi sembrava poi che, in questi tempi cosƬ confusi, ci fosse una sorta di imbarazzo di pudore a parlare dell’esistenza di un sentimento capace, nonostante le difficoltĆ  e gli ostacoli, di trasformarsi e durare nel tempo.  

Come si ĆØ sviluppata la scelta di scrivere una storia dal punto di vista di un lui, Andrea. Hai trovato difficile immedesimarti in una psicologia maschile?

ST Sono stata a lungo indecisa su quale punto di vista assumere e poi,  quando ho iniziato, mi ĆØ venuto spontaneo usare la voce maschile. L’ho fatto giĆ   in altri libri,  in Anima Mundi,  e in Per sempre e devo dire che mi viene  abbastanza naturale.

Il personaggio di lei, Edith lo consociamo attraverso gli occhi di lui, e tramite alcune lettere che scrive. Come hai costruito il suo personaggio?

ST L’ho costruito cercando di capire le sue passioni, le sue inquietudini, il mondo in cui era cresciuta, collegando i tanti tasselli di cui ĆØ fatta una vita.

Narri una profonda e vera storia d’amore tra un uomo e una donna che non potrebbero essere più diversi: lui serio, responsabile, ordinato; lei impulsiva, talentuosa, complicata. Gli opposti si attraggono come dice il detto?

ST Sicuramente. Gli opposti si attraggono e spesso fanno anche faville. Il bello della storia e della vita ĆØ proprio questo: che il destino spesso  ci mette accanto persone molto diverse, che ci fanno crescere e ci mantengono sentimentalmente vivaci.

Mi ha colpito molto il punto in cui narri la storia dei Re Magi, e del dono che Gesù gli fece per ricambiare l’oro, l’incenso e la mirra, dono di cui non capirono il valore e il significato. Pensi che nella vita le piccole e umili cose racchiudano tesori e molto spesso siamo troppo orgogliosi e ciechi per accorgercene?

ST Si, l’ho messo proprio per questo. Si tratta di un episodio narrato nel Milione di Marco Polo. I Magi si aspettavano qualcosa di prezioso da un re e vedendo una semplice pietra si sentono traditi e delusi. Ma quella pietra aveva il dono del fuoco eterno che, in qualche modo, ĆØ una metafora dell’amore.

Nel tuo romanzo oltre alla storia d’amore principale, narri una bellissima storia di paternitĆ  acquisita. L’amore di Andrea per Amy ĆØ fatto di scelte consapevoli, di crescita comune, come si sviluppa nella tua storia?

ST Questa era un’altra delle sfide da affrontare. Nella situazione attuale, ci si trova spesso davanti a forme non tradizionali di rapporti e, tra queste, il padre che non ĆØ il padre ĆØ una delle più frequenti. Mi sono sempre chiesta, e scrivendo ho cercato di rispondermi, che cosa sia veramente importante, che cosa caratterizzi davvero una figura paterna. Quando ho trovato il termine ziopapy ho trovato anche  la chiave d’accesso per comprendere.  Andrea accoglierĆ  Amy, con tutti i suoi problemi, quando lei si sentirĆ  pronta con l’affetto di una figura paterna capace di donarle stabilitĆ .

Ringraziandoti della disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti futuri.  

ST Magari un libro di riflessioni su questi tempi. Mi piacerebbe poi scrivere un altro libro per bambini.

Ringraziamo Algisa Gargano e Vicki Satlow e iniviamo a visitare laccount ufficiale di Susanna Tamaro.

:: Un’intervista con Diana Johnstone

12 febbraio 2021

Bentornata Mrs. Johnstone su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista. L’era Trump si ĆØ conclusa con i disordini di Capitol Hill. Anche se non c’è stata una vera guerra civile, ĆØ anche dovuto al fatto che hanno isolato Trump e chiuso il suo accesso ai social network? Il loro potere ĆØ cosƬ grande adesso?

DJ. Vorrei iniziare dicendo questo. Dalla caduta di Richard Nixon, il ruolo di un presidente degli Stati Uniti ĆØ diventato fondamentalmente quello di un venditore che ottiene il sostegno pubblico per le politiche originate dal complesso militare-industriale, Wall Street e varie potenti lobby, tutte che mirano a promuovere l’egemonia globale degli Stati Uniti. L’elezione del tutto inaspettata di Donald Trump nel 2016 ĆØ stata un incidente sorprendente che i veri governanti degli Stati Uniti hanno stabilito che non dovesse mai più accadere. Durante la sua presidenza, i media mainstream hanno ritratto Trump come un mostro orribile. Per mobilitare la sinistra, i Democratici lo hanno accusato di tutti i crimini di Identity Politics – sessismo, razzismo, anti-LGBTQ – culminati nella presunta minaccia dei violenti Suprematisti bianchi di prendere il potere.
Il massiccio passaggio alle votazioni per corrispondenza per le elezioni del 2020, i ritardi e le stranezze in vari seggi elettorali erano destinati a destare sospetti, soprattutto quando l’establishment aveva chiaramente deciso in anticipo che Biden doveva vincere. I sospetti di frode di Trump sono stati apertamente interpretati dall’establishment come prova che fosse un aspirante ā€œdittatoreā€. Non avrebbe dovuto essere affatto sorprendente che i sostenitori di Trump abbiano preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio per esprimere la loro indignazione per quella che credevano fosse un’elezione rubata. Le folle di invasori non avevano alcun piano, nessuna organizzazione e il principale atto di violenza ĆØ stata la fatale uccisione di una manifestante disarmata, una giovane madre e veterana dell’aeronautica. Denunciare questo evento confuso come una ā€œinsurrezioneā€ ha permesso alla leadership democratica di bollare Trump e i suoi sostenitori come nemici della repubblica e ā€œterroristi domesticiā€, un modo molto gradito per squalificarli politicamente.
I social media sono direttamente collegati allo stato di sicurezza. Dopo diversi anni passati a sviluppare un quasi monopolio della comunicazione interpersonale, FaceBook e Twitter sono in una posizione di forza per mettere a tacere chiunque scelgano. L’opinione dissidente viene sempre più messa a tacere, a cominciare dallo stesso ex presidente Trump.

Welcome back Mrs. Johnstone on Liberi di Scrivere and thank you for accepting this new interview. The Trump era ended with the Capitol Hill Riots. Even if there was no a real civil war, is it also due to the fact that they isolated Trump, and closed his access to social networks? Is their power so great now?

DJ. Let me start by saying this. Ever since the fall of Richard Nixon, the role of a U.S. President has basically become that of a sales person gaining public support for policies originating with the military-industrial complex, Wall Street and various powerful lobbies, all promoting US Global Hegemony. The totally unexpected election of Donald Trump in 2016 was an astonishing accident that the real rulers of the United States determined must never again be allowed to happen. Throughout his presidency, mainstream media portrayed Trump as a horrific monster. To mobilize the left, the Democrats accused him of all the Identity Politics crimes – sexism, racism, anti-LGBTQ – culminating in the alleged threat by violent White Supremacists to seize power.
The massive shift to mail-in ballots for the 2020 election, the delays and oddities in various polling stations, were bound to arouse suspicion, especially when the establishment had clearly decided in advance that Biden must win. Trump’s suspicions of fraud were loudly interpreted by the establishment as evidence that he was an aspiring ā€œdictatorā€. It should not have been one bit surprising that Trump supporters stormed the Capitol on January 6 to express their indignation at what they believed was a stolen election. The invading crowds had no plan, no organization, and the principal act of violence was the fatal shooting of an unarmed woman protester, a young mother and Air Force veteran. Denouncing this confused event as an ā€œinsurrectionā€ enabled the Democratic leadership to brand Trump and his supporters as enemies of the republic and ā€œdomestic terroristsā€, a very welcome way to disqualify them politically.
The social media are directly linked to the security state. After several years of developing a near monopoly of interpersonal communication, FaceBook and Twitter are in a position of force to silence whomever they choose. Dissident opinion is being increasingly silenced, starting with former President Trump himself.

Trump ĆØ uscito momentaneamente dal ring, metaforicamente, ma non il Trumpismo, che riflette il vero sentimento di molti americani (insomma, Trump non ha inventato nulla). Che ruolo giocherĆ  il Trumpismo, secondo lei, negli anni futuri?

DJ. Non sono sicura di cosa sia il trumpismo. Trump ha raccolto un seguito personale principalmente NON essendo come l’establishment politico. Il suo sostegno ĆØ più viscerale che programmatico. Non rispettava il codice vocale ā€œpoliticamente correttoā€. La sua opposizione all’immigrazione di massa gli ĆØ valsa la reputazione di razzista, ma sicuramente ha anche ottenuto sostegno. Il suo principale tema politico era combattere la delocalizzazione e favorire l’economia interna rispetto alla globalizzazione, ma non lo ha articolato chiaramente nĆ© ĆØ riuscito a realizzare un tale cambiamento in modo efficace. Inizialmente sembrava voler migliorare le relazioni con la Russia e persino la Corea del Nord, ma questi desideri sono stati sistematicamente sabotati. ƈ stato sviato verso il sostegno a tutto campo per Israele e l’estrema ostilitĆ  verso Cina, Iran e Venezuela.
Trump non ha mai avuto una chiara bussola politica. Non ha mai avuto nemmeno una squadra leale di aiutanti competenti ed ĆØ finito per essere circondato da nemici. Certamente, un’efficace opposizione all’establishment esistente ha bisogno di un leader molto più coerente di Trump. Un tale leader potrebbe essere migliore – o molto peggio, a seconda di quale direzione politica viene presa contro l’establishment.

Trump momentarily stepped out of the ring, metaphorically, but not Trumpism, which reflects the true feeling of many Americans (in short, Trump did not invent anything). What role will Trumpism play, in your opinion, in future years?

DJ. I’m not sure what Trumpism is. Trump gathered a personal following mainly by NOT being like the political establishment. His support is more visceral than programmatic. He didn’t respect the ā€œpolitically correctā€ speech code. His opposition to mass immigration earned him the reputation of racism, but surely also gained support. His main policy theme was to combat delocalization and favor the domestic economy over globalization, but he neither articulated this clearly nor managed to accomplish such a shift effectively. He initially appeared to want to improve relations with Russia and even North Korea, but these wishes were systematically sabotaged. He got sidetracked into all-out support for Israel and extreme hostility toward China, Iran and Venezuela.
Trump never had a clear policy compass. He never even had a loyal team of competent aides and ended up being surrounded by enemies. Certainly, an effective opposition to the existing establishment needs a much more coherent leader than Trump. Such a leader might be better – or much worse, depending on which policy direction is taken against the establishment.

Quindi Biden ĆØ il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Cattolico, bianco, democratico, forse anziano ma con una vicepresidente donna molto determinata. Kamala Harris ĆØ la vera sorpresa di queste elezioni? Pensi che sarĆ  in grado di esercitare un potere reale?

DJ. Non sorprende che la candidata alla vicepresidenza di Biden fosse una ā€œdonna di coloreā€. Ciò era necessario per accordarsi con la politica dell’identitĆ  del Partito Democratico. Kamala Harris ha ottenuto pochi voti alle primarie ed ĆØ stata ovviamente scelta dai leader del Partito per il suo aspetto e il suo conformismo. La sua personalitĆ  di procuratore dello Stato della California era autoritaria e il suo background indiano di casta superiore poteva essere considerato utile per sviluppare un’alleanza anti-cinese con l’India. Il team Biden-Harris ĆØ un puro anti-Trump: due ambiziosi politici di carriera su cui si può fare affidamento per perseguire l’agenda imperiale neoliberista.

So Biden is the new President of United States of America. Catholic, white, democratic, perhaps elderly but with a very determined female vice president. Is Kamala Harris the real surprise of this election? Do you think she will be able to exercise real power?

DJ. No surprise that Biden’s Vice Presidential candidate was a ā€œwoman of colorā€. This was required to accord with Democratic Party identity politics. Kamala Harris won few votes in the primaries and was obviously chosen by Party leaders for her looks and her conformism. Her personality as California State prosecutor was authoritarian and her upper caste Indian background might be considered useful for developing an anti-Chinese alliance with India. The Biden-Harris team is pure anti-Trump: two ambitious career politicians who can be relied on to pursue the neoliberal Imperial agenda.

Come ti sei sentita ascoltando il discorso di inaugurazione di Biden? Gli hai dato fiducia?

DJ. Confido che Biden sarĆ  cattivo come sembra: afferma aggressivamente l’eccezionalismo americano, riportando l’America come ā€œla forza trainante del bene nel mondoā€. Ciò significa bullizzare e punire altre nazioni per non essere abbastanza buone, perseguendo l’egemonia globale con tutti i mezzi possibili.
Biden ha parlato di promuovere l’unitĆ  nazionale, ma ha anche promesso di affrontare e sconfiggere ā€œrazzismo, nativismo, estremismo politico, supremazia bianca, terrorismo internoā€, che sono tutti termini che usa per denigrare l’opposizione come malvagia e persino criminale.
Ha promesso di ottenere la ā€œgiustizia razzialeā€. Nel vocabolario del Partito Democratico, il termine ha sostituito la giustizia sociale. Ma l’uno senza l’altro non ha senso.

How did you feel listening to Biden’s inauguration speech? Did you trust him?

DJ. I trust Biden to be just as bad as he sounds: aggressively asserting American exceptionalism, restoring America as ā€œthe leading force for good in the worldā€. This means bullying and punishing other nations for not being good enough, pursuing global hegemony by all means possible.
Biden spoke of promoting national unity, but he also promised to confront and defeat ā€œracism, nativism, political extremism, white supremacy, domestic terrorismā€, which are all terms he uses to disparage the opposition as wicked and even criminal.
He promised to achieve ā€œracial justiceā€. In the Democratic Party vocabulary, the term has replaced social justice. But one without the other does not make sense.

Sta per iniziare una nuova stagione di politica estera per l’America? Biden sarĆ  più intrusivo di Trump?

DJ. Questo ĆØ un ritorno alla politica estera di Obama, ma mentre Obama occasionalmente ha mostrato una certa moderazione nell’uso del potere militare (in Siria nel 2013), Biden non mostra tali tendenze. Biden ha costantemente sostenuto ogni guerra aggressiva degli Stati Uniti, dall’Iraq alla Siria. Era in prima linea tra coloro che chiedevano il bombardamento NATO della Serbia e l’imperdonabile distruzione della Libia. La sua ostilitĆ  ottusa nei confronti della Russia ĆØ rafforzata dal rapporto scandalosamente proficuo di suo figlio con l’Ucraina, uno scandalo che i media statunitensi hanno sistematicamente represso.

Is a new season of foreign policy beginning for America? Will Biden be more intrusive than Trump?

DJ. This is a return to the Obama foreign policy, but whereas Obama occasionally showed some restraint in use of military power (in Syria in 2013), Biden displays no such tendencies. Biden has consistently supported every aggressive US war, from Iraq to Syria. He was in the forefront of those calling for the NATO bombing of Serbia and the unpardonable destruction of Libya. His narrow-minded hostility to Russia is enforced by his son’s scandalously profitable relationship with Ukraine – a scandal that US media systematically repressed.

Pensi che ci sarĆ  un legame stretto o almeno privilegiato tra l’amministrazione Biden e il Vaticano?

DJ. Questa domanda mi sorprende. Se prendi in parola Papa Francesco, parla negativamente del capitalismo e della guerra, non esattamente dei valori morali dell’amministrazione Biden. Certamente l’ostentata pietĆ  cattolica di Biden non si estende a questioni sociali come l’aborto e non vedo il Vaticano condividere il suo entusiasmo per la transessualitĆ . Potrebbero esserci convergenze geopolitiche che non riesco a vedere. Ho avuto la tendenza a vedere il cattolicesimo di Biden come un segnale di virtù e un segno di origine etnica irlandese.

Do you think there will be a close or at least a privileged link between the Biden Administration and the Vatican?

DJ. This question surprises me. If you take Pope Francis at his word, he speaks negatively of capitalism and of war, not exactly the moral values of the Biden administration. Certainly Biden’s ostentatious Catholic piety does not extend to societal issues such as abortion and I don’t see the Vatican sharing his enthusiasm for trans-sexuality. There may be geopolitical convergences which I fail to see. I have tended to view Biden’s Catholicism as a virtue signal and mark of ethnic Irish origin.

Ciò che preoccupa ora ĆØ la Russia, con i suoi fenomeni di strada e l’arresto e la condanna di un oppositore di Putin, che sembra avere molto appoggio in Occidente. PerchĆ© pensi che sia tornato in Russia, se ha apertamente accusato Putin di essere l’istigatore del suo avvelenamento?

DJ. Siamo in un periodo di malcontento popolare in tutto il mondo e non c’è motivo per cui la Russia non dovrebbe avere la sua parte. La differenza ĆØ che gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO sono attivamente coinvolti nel sostenere l’opposizione al presidente eletto della Russia, aggiungendo al contempo confusione accusando i russi di fare ciò che stanno facendo loro stessi. Non credo alla storia occidentale dell’avvelenamento di Alexei Navalny per il semplice motivo che la storia non ha senso, in molti modi. A mio avviso, questa ĆØ un’operazione di propaganda contro la leadership russa, e i noti legami di Navalny con Stati Uniti, Germania e Regno Unito indicano che sa cosa sta facendo come parte di questa operazione. Gli Stati Uniti vogliono apertamente sostituire Vladimir Putin con un altro Boris Eltsin, un leader debole che consentirebbe alle corporazioni occidentali di prendere il controllo delle risorse naturali della Russia e smantellare il suo potere militare. Navalny ĆØ stato condannato per alcune piccole truffe e non ĆØ stato punito eccessivamente, ma ĆØ un affare russo. Considerando il trattamento riservato a Julian Assange, l’ipocrisia delle potenze occidentali squalifica totalmente la loro tanto pubblicizzata preoccupazione per Navalny.

What is worrying now is Russia, with its street phenomena and the arrest and condemnation of an opponent of Putin, who seems to have a lot of support in the West. Why do you think he returned to Russia, if he openly accused Putin of being the instigator of his poisoning?

DJ. We are in a period of popular discontent all over the world, and no reason Russia should not have its share. The difference is that the United States and its NATO allies are actively involved in supporting opposition to Russia’s elected President, while adding to the confusion by accusing the Russians of doing what they are doing themselves. I do not believe the Western story of Alexei Navalny’s poisoning for the simple reason that the story makes no sense, in many ways. To my mind, this is a propaganda operation against the Russian leadership, and Navalny’s known links to the U.S., Germany and the UK indicate that he knows what he is doing as a part of this operation. The United States blatantly wants to replace Vladimir Putin with another Boris Yeltsin, a weak leader who would enable Western corporations to take control of Russia’s natural resources and dismantle its military power. Navalny has been convicted of some minor swindles and has not been excessively punished – but that is a Russian affair. Considering their treatment of Julian Assange, the hypocrisy of Western powers totally disqualifies their much-publicized concern for Navalny.

Russia e Unione Europea non troveranno mai un accordo? Ho letto che l’UE era interessata ai vaccini di Putin. Mi ero giĆ  posto questa domanda, ma alla luce dei nuovi sviluppi, come vede un post Putin?

DJ. Non vedo abbastanza avanti per un post-Putin. Non solo la Russia, ma il mondo ĆØ fortunato che al Cremlino ci sia un leader ragionevole, data tutta la pericolosa follia dell’Occidente. Con Putin e Lavrov a capo della politica estera russa, i leader statunitensi potrebbero costruire un mondo pacifico. Ma sono economicamente legati al loro complesso militare-industriale e psicologicamente legati al loro ā€œeccezionalismoā€ come ā€œfaro sulla collinaā€. E per questo, hanno bisogno di nemici. CosƬ trascinano con sĆ© i loro servili alleati europei nella fantasia di un’eterna egemonia globale euro-atlantica basata su ā€œvaloriā€ sempre più ridotti a vuoti slogan.
I russofobi strumentalizzano Navalny per cercare di sabotare il Nord Stream 2, cercando scuse moralistiche per antagonismi moralmente riprovevoli. Sarebbe un passo nella giusta direzione per l’UE rompere questa ostilitĆ  artificiale e cooperare con la Russia nella lotta al virus che sta sconvolgendo tutte le nostre vite.

Russia and the European Union will never find an agreement? I read that the EU was interested in Putin’s vaccines. I had already asked this question, but in light of the new developments, how do you see a post-Putin?

DJ. I do not see far enough ahead for a post-Putin. Not only Russia but the world is fortunate that there is a sensible leader in the Kremlin, given all the dangerous insanity in the West. With Putin and Lavrov in charge of Russian foreign policy, U.S. leaders could construct a peaceful world. But they are economically bound to their military-industrial complex and psychologically bound to their ā€œexceptionalismā€ as ā€œthe beacon on the hillā€. And for that, they need enemies. So they drag their subservient European allies along with them in the fantasy of eternal Euro-Atlantic global hegemony based on ā€œvaluesā€ that are increasingly reduced to empty slogans.
The Russophobes instrumentalize Navalny to try to sabotage the Nord Stream 2, seeking moralizing excuses for morally reprehensible antagonisms. It would be a step in the right direction for the EU to break from this artificial hostility and cooperate with Russia in combatting the virus that is disrupting all our lives.

Grazie per la disponibilità, speriamo di aver sensibilizzato i nostri lettori a questi problemi e di aver dato loro una visione più chiara. Come ultima domanda vorrei chiederti quali auspici desideri per il futuro?

DJ. Ho desiderato la stessa cosa per decenni: che gli europei guardassero il mondo da soli e si liberassero dall’occupazione militare statunitense e dall’infatuazione ideologica. Senza il supporto dei satelliti europei per le fantasie globali statunitensi, gli americani avrebbero la possibilitĆ  di sviluppare un atteggiamento realistico nei confronti del mondo.

Thanks for your availability, we hope to have made our readers aware of these issues and have given them a clearer vision. As a last question I would ask you what auspices do you wish for the future?

DJ. I’ve been wishing the same thing for decades: that Europeans would look at the world for themselves and liberate themselves from U.S. military occupation and ideological infatuation. Without the support of European satellites for U.S. global fantasies, Americans would have a chance of developing a realistic attitude toward the world.

Diana Johnstone, 8 February 2021

Quando vivere ĆØ “Tutta una questione di algoritmo” (BrĆØ Edizioni, 2020). Intervista a Luca Bovino a cura di Viviana Filippini

12 febbraio 2021

“Tutta una questione di algoritmo” ĆØ il romanzo di Luca Bovino edito da BrĆØ edizioni. Il protagonista – un avvocato- deve fare un immediato viaggio a Bologna per recuperare una somma. Lui parte, ma non sa che qule viaggio da Bari a Bologna gli cambierĆ  per sempre la vita e lo porterĆ  a mettere in discussione ogni aspetto del suo vissuto. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come ĆØ nata l’idea del libro? L’idea ĆØ nata dalla volontĆ  di liberarmi di alcuni fantasmi che aleggiavano nella mia testa da diverso tempo.Ā  Ho iniziato dapprima ad immaginare l’episodio centrale del libro, dove il protagonista si trova nella libreria e si imbatte in un libro in cui c’ĆØ scritto qualcosa che lo lascia sbigottito. Dopo, a poco a poco, ho ricostruito un percorso per arrivare, e poi per uscire, da quella situazione. Però, in parte, quanto narrato ĆØ ispirato ad un fatto accadutomi davvero durante un viaggio di lavoro. Lo spunto per un canovaccio romanzesco ce l’avevo davanti ai miei occhi, dovevo soltanto camuffarlo, e rendere il vero verosimile, e il possibile impossibile.

Quanto c’è di lei nel personaggio protagonista? SƬ, c’è tantissimo di me. E forse ĆØ necessario che sia cosƬ. Ogni testo ĆØ idiosincratico, ipersoggettivo. La riprova, diceva Todorov, ĆØ che non potrai mai avere due racconti identici di uno stesso fatto. NĆ© due riassunti uguali di uno stesso testo, come sanno bene gli studenti, loro malgrado. Quindi, in ogni scritto c’è il DNA del suo autore, i suoi tic, le sue devianze, le sue ossessioni. Ad ogni modo, il racconto ha effettivamente un antecedente biografico. Una mattina mi trovai in una libreria, tanto lontano da casa, stanco e spossato da un viaggio di lavoro, e mi imbattei in un libro che aveva un contenuto che mi sembrava originale. Mi partƬ un What if. Provo a spiegarmi con un esempio. Nell’Odissea l’indovino Tiresia diede un oracolo ad Ulisse pieno di immagini assolutamente incomprensibili: c’è un remo, un ventilabro, un popolo che non conosce il sale, e tante altre cose misteriose. Erano delle evidenti allusioni, ma non si capiva bene a cosa. Ero molto deluso del fatto che nessun critico ne parlasse mai, e mi chiedevo perchĆ© l’autore l’avesse lasciata cosƬ vaga. Poi, per caso, in un racconto dell’Aleph di Jorge Luis Borges trovai la spiegazione che Omero aveva dimenticato di dare. Allora non ero stato l’unico a pensarci? Provai una sensazione di felicitĆ  indescrivibile e travolgente. Ecco, quel giorno, in quella libreria, vissi un’esperienza del genere, ma moltiplicata per mille. Più proseguivo nella lettura, più crescevano le mie aspettative, perchĆ© sembrava che lƬ ci fosse l’intero universo delle risposte su cui mi interrogavo da sempre. Fu piacevole quanto straniante: sentivo come se da un momento all’altro potessi trovarci qualcosa di straordinario, ma sapevo che era impossibile. C’era da ridere e da restare seri. Era questo il what if: se esistesse davvero un libro in grado di sconvolgere la vita al suo lettore, quale contenuto potrebbe avere? Ma prima ancora di trovare una risposta mi sono detto: se hai una storia, con un’idea impossibile e verosimile, allora hai un romanzo! Dovevo solo scriverlo. E in effetti, poi, qualcosa ĆØ successo. E sta ancora succedendo.

Il viaggio fisico da Bari a Bologna, può essere visto anche come un viaggio interiore compiuto dal protagonista per la riscoperta del proprio io profondo? Certo, ogni viaggio lo ĆØ. Il mio romanzo ĆØ certamente picaresco. In fondo, ĆØ il racconto di un viaggio, e di frodi, di spostamenti e di illusioni, di movimenti e di immobilismi. E questo tipo di racconto ha metodiche rimaste, più o meno, costanti sin dal Medio Evo. Gli spostamenti a cavallo ora si fanno in automobile o in aereo; non si cerca il Graal ma qualcosa di altrettanto ineffabile; non si combattono i draghi ma mostri ugualmente pericolosi. E poi, una volta in strada, si ha la stessa sensazione di smarrimento del cavaliere errante: la realtĆ  che si immaginava di trovare prima di partire – con i suoi principi, codici, riti, modi – sembra scomparsa.Ā  Ogni viaggio fisico ĆØ anche un viaggio morale, e c’è anche una ragione quantistica su questo. In Helgoland il fisico Carlo Rovelli racconta di come gli atomi restino alterati una volta in contatto con altri atomi, e lo stesso accade anche ai corpi che sono fatti di atomi. Quindi ogni nuova interazione provoca nuova informazione con la particolaritĆ  che ogni tentativo di volgere uno sguardo verso sĆ© stessi fa perdere parte dell’informazione acquisita in precedenza e ne fa acquisire nuova. Ed ĆØ singolare come questa lettura regga benissimo anche dal punto di vista morale. Non accumuliamo conoscenze, le cambiamo sempre. Per questo, ogni volta, ad ogni nuova esperienza ci sembra sempre di non riconoscere più sĆ© stessi. Il punto ĆØ che ogni fisico teorico, ogni scrittore, ogni uomo ha sempre lo stesso problema: cercando di scavare nell’impenetrabilitĆ  di quel ā€œio profondoā€ finisce per non avere argomenti per esprimerlo (altrimenti non sarebbe impenetrabile). E ricorre alle formule, al linguaggio, ai simboli. Ma tutti i simboli lasciano sempre nascosto l’elemento che rappresentano; e allora interagiscono, interfacciano, interloquiscono in sua vece, e lasciando nell’ombra, nel profondo, l’elemento cui alludono. Questa ĆØ la grande lezione, una delle tante, che mi ha provocato la lettura di Luhmann, un titano del nostro tempo, al quale devo molto pur avendo appreso pochissimo, e ricordandolo qui cerco di ripagare in parte questo debito.

Cosa intende per Algoritmo Esistenziale del quale il protagonista deve occuparsi? Un ā€œalgoritmo esistenzialeā€ per me ĆØ soltanto un ossimoro; il titolo che ho dato al libro ĆØ chiaramente un’antifrasi. E la cosa divertente ĆØ che nessun algoritmo potrĆ  mai riconoscerlo: l’ironia ĆØ sempre meta testuale; la prima volta che un computer avrĆ  istruzioni per ridere da solo il mondo finirĆ . In fondo la vita non ĆØ razionale. Non ci sarĆ  mai nessuna equazione, o teoria, a spiegarci come funziona davvero la natura. Sono arrivati ad ammetterlo anche i fisici, dopo aver scoperto (o forse inventato) la teoria dei quanti. Woody Allen disse una volta: se Dio esistesse dovrebbe spiegarmi molte cose; e in effetti ĆØ cosƬ. Però, diciamola tutta, non penso neanche che la realtĆ  sia narrativa; cioĆØ che esista una mano invisibile a distribuire premi e lieti finali. Mi piacciono i romanzi proprio perchĆ© sono romanzi. Ma non ci credo. La razionalitĆ  e la narrativitĆ  sono soltanto le proprietĆ  dei nostri emisferi cerebrali. Certo, guardiamo il mondo attraverso loro. Ma appartengono a noi, non al mondo. Ma c’è anche un’altra riflessione da fare. C’è stato un altro grande pensatore italiano, Emanuele Severino, che aveva ricordato come la cifra del nostro tempo sia la vittoria della tecnica. CioĆØ della capacitĆ  quasi irreversibile dei mezzi di diventare scopi. Il sistema sociale che oggi domina non ĆØ il capitalismo o la democrazia o altro, ma ĆØ la tecnica: la tendenza di qualsiasi sistema a predisporre mezzi che amplifichino altri mezzi che a loro volta amplifichino altri mezzi che dovrebbero in teoria raggiungere scopi, ma che questa continua amplificazione fa allontanare sempre più. Fino diventare degli scopi solo teorici. L’informatica, a pensarci bene, ha avuto questa evoluzione: i sistemi telematici sono costruiti per migliorare innanzitutto se stessi, e solo accidentalmente per migliorare il tenore di vita delle persone. Eppure era per quello che furono concepiti. Ma lo stesso vale per la politica, per l’economia, per il diritto. Ogni sistema riproduce innanzitutto gli elementi che riguardano se stesso, sono principalmente autopoietici (come ricordava sempre Luhmann) e forse autopoetici (come ricordava Baumann, a proposito della visione di Luhmann) e spostano sempre più al loro esterno i fini, sostituendo i mezzi con altri mezzi. La tecnica non ĆØ la serva, ma la padrona del nostro mondo. E la tecnica si esprime attraverso gli algoritmi.

Lei ĆØ avvocato come ĆØ stato scrivere un romanzo? ƈ stato un po’ come sentirsi allo stesso tempo il narcotrafficante e l’agente antidroga, per usare una felice battuta di David Foster Wallace. L’avvocato ha sempre il panico di essere frainteso, per questo si appoggia ai luoghi comuni del suo gergo: per non farsi scoprire. In fondo nel settore giuridico c’è giĆ  un testo (che ĆØ la legge) e c’è giĆ  un lettore ufficiale (che ĆØ il giudice). Quindi lui deve interpretare l’interpretazione, e cerca di farlo in punta di piedi, nel modo meno originale possibile, per non dare l’impressione di essere un usurpatore. Il linguaggio letterario, invece, ĆØ creativo; il testo non c’è: lo realizza lo scrittore, con la collaborazione del lettore. Scrittore e lettore sono un’associazione a delinquere finalizzata alla creazione di falsi. Umberto Eco l’aveva detto bene: tra quei due c’è un patto illecito: uno fa finta di scrivere la veritĆ , l’altro fa finta di crederci. E si divertono frodandosi a vicenda. I poeti sono strane creature, ogni volta che parlano ĆØ una truffa, cantava De AndrĆØ (che era sia poeta che musicista, e quindi doppiamente illecito). E poi la scrittura non ha vere e proprie regole: si possono usare licenze lessicali, abolire la sintassi, invertire sequenze temporali, alterare la logica. Tutto può andare bene per rendere un’immagine con le parole. Forse la vera incompatibilitĆ  la vedrei tra la poesia e la matematica, più che tra questa e la filosofia. Solo due persone nella storia dell’umanitĆ  hanno scritto opere matematiche in forma di poesia: Omar Khayyann e Giordano Bruno. Eccezioni irripetibili. Qui, la regola ĆØ che non ci sono regole: per questo le metafore vanno continuamente aggiornate. Ecco, se dovessi fare un paragone tra il linguaggio giuridico e quello letterario, direi che i loro discorsi hanno mire invertite, e retoriche speculari. Lo scrittore può anche giocare con i ragionamenti, ma vuole provocare un’emozione. Mentre l’avvocato potrĆ  anche giocare le emozioni, ma vuole provocare un ragionamento.

Tutta una questione di algoritmo”, può essere visto come un romanzo di formazione, dove il protagonista anche se adulto ĆØ chiamato a trovare un nuovo sĆ©? La domanda tocca un punto nevralgico. Ogni romanzo ĆØ la storia di una quiete infranta, che un protagonista dovrĆ  ripristinare. E se ci riesce, di solito, diventa un eroe. PerchĆ© grazie a lui la vicenda collettiva riconquista l’equilibrio che aveva perduto. Qualcuno ha detto che la vicenda collettiva ĆØ di solito circolare, mentre quella individuale ĆØ lineare. Il meccanismo era giĆ  stato studiato nei primi anni del Novecento da Propp nella sua Morfologia della fiaba, a proposito dei racconti popolari. Il protagonista elimina la minaccia del regno e diventa principe. Però non sempre gli va bene. Il cambio di status potrebbe anche diventare una pena. La riconquista del paradiso perduto talvolta esige il sacrificio di un messia. Gli studi di Propp si rivelarono un’autentica miniera d’oro. Cinquant’anni dopo gli strutturalisti francesi provarono ad applicare i suoi studi al romanzo, non sempre con risultati efficaci. Anche in Italia ci sono stati lavori importanti sul tema. Ricordo Gianni Rodari e la sua Grammatica della fantasia, secondo cui il romanzo sarebbe un’allegoria dell’adolescenza: dopo aver attraversato il bosco dell’infanzia, nessuno riesce a tornare bambino. E, in effetti, anche nel mio racconto, ad un certo punto, c’è un bosco e un bambino che lo attraversa tornandone cambiato. ƈ una citazione, neanche troppo velata, a questo compianto autore, che oggi avrebbe compiuto cento anni. Nell’ultimo capitolo di Se una notte di inverno un viaggiatore anche Italo Calvino si interrogava su un’altra intuizione del russo: tutti i romanzi potrebbero delle variazioni sul tema di un unico racconto primordiale? Chi può dirlo. Il romanzo ĆØ comunque una reazione simbolica all’ineluttabilitĆ  dell’entropia. E da questo punto di vista, forse, potrebbe essere formativo.

Se dovessero fare un film chi vedrebbe nella parte del protagonista? Domanda imbarazzante. Dovrebbe essere un soggetto riflessivo, ma anche impulsivo; intraprendente ma anche pigro; determinato ma anche indolente; moderatamente intellettuale però anche molto screanzato; energico ma anche nevrastenico. Non riesco a vedere un attore italiano che oggi riesca a dare voce a tutte queste contraddizioni. Certo, per caritĆ , oggi ci sono attori bravissimi in Italia, ma forse sono un po’ troppo caratterizzati (diciamo che ĆØ difficile trovare qualcuno che riesca a non fare sempre la stessa espressione col viso). Io vedrei bene un attore che riesca a trovarsi a suo agio in un’atmosfera iberica, piena di elementi grotteschi e stranianti, uno dei tanti che recitavano per i film di Bunuel, o per Kubrik. Però la domanda ĆØ anche cattivella, l’attore ĆØ la maschera che sceglie il regista in base a come lui legge il testo, in base alle tensioni e alle pertinenze che lui avrebbe individuato come essenziali nel racconto. Dire ad un regista quale attore dovrebbe scegliere ĆØ come dire ad un lettore il modo con cui dovrebbe leggere un romanzo. Un romanzo si legge proprio perchĆ© ha moltissimi livelli di fruizione e ognuno più scegliere quale gli aggradi. ƈ come portare un bambino ad un negozio di caramelle e poi scegliere al suo posto quali dovrĆ  mangiare. O scegliere al posto di un allenatore i giocatori che dovrebbe far scendere in campo. Certo, potrĆ  essere molto educativo, molto funzionale, molto pragmatico. Ma ĆØ la morte della poesia, della fantasia, del gioco. E forse ĆØ anche per questo che il cinema ĆØ attualmente in crisi, almeno quasi quanto la nostra nazionale: le scelte le fanno gli altri, e non ci si diverte più.

:: Un’intervista con Amalia Frontali & Rebecca Quasi, autrici di “Centro”

7 febbraio 2021

Benvenute su Liberi di scrivere, siete le vincitrici dell’undicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e fatto conoscere libri interessanti magari anche non molto noti. Il mio premio ĆØ nato per questo, per dare visibilitĆ  ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che siate qui. Parlateci di voi, dei vostri studi, del vostro lavoro, della vostra infanzia.

R: Sono una signora di mezza etĆ , di vero lavoro faccio la maestra di scuola primaria e, durante la mia infanzia, ho avuto il privilegio di crescere con un nonno che ha fatto della narrazione il nostro principale sistema di comunicazione.

A: Ho la stessa etĆ  di Rebecca (ma mi rifiuto di dichiarare che sia mezza etĆ ), e ho avuto un’infanzia fantastica, immersa nei libri, visto che entrambi i miei genitori erano lettori fortissimi. Lavoro in ufficio, in ambito informatico, un lavoro con poca poesia, che però ha il gran pregio di non essere affatto noioso.

C’è da dire che comunque il vostro libro ā€œCentroā€ ĆØ anche stato finalista al Premio Letterario Amazon Storyteller. Raccontateci come ĆØ andata.

R: Quando abbiamo terminato ā€œCentroā€ casualmente erano aperte le candidature a Storyteller. ā€œChe facciamo, partecipiamo?ā€ ci siamo dette. PerchĆ© no? Lo abbiamo iscritto e non sappiamo bene com’è che ĆØ arrivato in finale.
E’ un romanzo che non appartiene, a mio parere, a una categoria precisa. l’accanimento nel definire ā€˜i sintomi’ dei vari generi e categorie mi lascia sempre molto perplessa. Mi piace pensare che ā€œCentroā€ sia piaciuto perchĆ© appunto ĆØ difficile collocarlo con precisione.

A: L’emozione prevalente nello scoprire che era arrivato in finale ĆØ stata lo stupore. E’ un romanzo particolare, non ci aspettavamo davvero che attirasse l’attenzione. L’esperienza Storyteller nel complesso ĆØ stata molto divertente.

ā€œCentroā€ ĆØ il primo libro che scrivete insieme? Come ĆØ nata questa collaborazione artistica?

R: A costo di sembrare ripetitiva, anche questo ĆØ accaduto per caso.
Ho amato moltissimo la saga epistolare che Amalia ha scritto a quattro mani con Amaryllis. La Saga della Sposa in 4 volumi, ha abitato la mia fantasia durante l’estate del 2019.
Quando Amalia mi ha proposto di scrivere qualcosa insieme, cosa che non avevo mai fatto, mi sono sentita lusingata ma anche impaurita, tuttavia, poichĆØ il nostro motto ĆØ ā€œvediamo come vieneā€, ho ritenuto di poter rischiare.

A: Be’ non proprio ā€œper casoā€. Dopo la lettura di ā€œDita come farfalleā€, uno dei romance regency di Rebecca, mi ero ripromessa di conoscere l’autrice, tanto lo avevo apprezzato (il che non ĆØ frequente, sono un po’ sofistica sulle ambientazioni nella reggenza). Amo scrivere a quattro mani, la considero un’esperienza stupenda di condivisione, cosƬ quando alla fine ci siamo conosciute (si scrive conoscere e si legge abbordare online) le ho proposto un tentativo. Per lei era un salto nel vuoto, ma ho scoperto che Rebecca ĆØ una che ha il coraggio di saltare.

ƈ un testo autoprodotto, vero? Avete ricevuto anche proposte editoriali tradizionali da editori? C’è qualcuno che volete ringraziare, che vi ha fatte incontrare?

R: Il libro ĆØ autoprodotto. Al momento non abbiamo ricevuto nessuna proposta da editori tradizionali. Il nostro incontro ĆØ avvenuto tramite i nostri libri, ci siamo lette a vicenda e ci siamo piaciute, prima come autrici e poi come persone.

A: Va detto che il self-publishing ĆØ uno strumento che entrambe amiamo molto. E’ perfetto per la scrittura amatoriale, perchĆ© consente di arrivare alla pubblicazione senza dover rendere conto a nessuno di tempi, modi, scelte. Questa ĆØ esattamente la filosofia con cui collaboriamo: divertirci senza nessun vincolo.

Avete ricevuto proposte di tradurlo in qualche lingua straniera? Avete progetti in merito?

R: Al momento non ci ĆØ stata fatta nessuna proposta per la traduzione del romanzo, devo dire che l’idea, però mi piacerebbe moltissimo, cosƬ come mi piacerebbe che diventasse un audiolibro.

A: Mi associo. A dire il vero mi piacerebbe anche moltissimo vederlo trasposto sullo schermo.

Di cosa parla il vostro libro? Quali sono i personaggi principali?

A: ā€œCentroā€ parla di due atleti, uno schermidore e un’arciera, che gareggiano alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si conoscono e si innamorano, con la consapevolezza che la loro avventura debba in breve tempo terminare con una separazione. Il destino li farĆ  rincontrare sei anni dopo, in una Vienna alle soglie della guerra, dove tutti i nodi verranno al pettine.

R: ā€œAccordiā€, il nostro nuovo romanzo, che uscirĆ  il mese prossimo, racconta la storia di un matrimonio aristocratico nell’alta nobiltĆ , contratto secondo le consuetudini dell’epoca ma che le circostanze e i ā€˜contraenti’ muteranno in una storia d’amore. I protagonisti di ā€œAccordiā€ sono personaggi secondari in ā€œCentroā€.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtĆ ? Essendo un romanzo storico so che avete fatto molte ricerche, ma in alcuni punti avete come dire preso delle licenze poetiche, non ĆØ vero?

A: In molti punti, direi che ĆØ pieno di licenze. Abbiamo cercato di ricostruire più che altro le atmosfere della belle epoque, sospese su un mondo in equilibrio instabile fra la tradizione e la modernitĆ . Anche i personaggi incarnano questo contrasto, con il rispettivo vissuto. La parte storica legata alle Olimpiadi (che sono molto ben documentate anche online) ĆØ piuttosto fedele per quanto riguarda luoghi, tempi e modi, ma i personaggi storici li abbiamo ā€œpresi in prestitoā€ offrendo loro destini più clementi di quelli che la storia gli ha riservato. Anche per questo abbiamo inserito un paragrafo di note storiche e di scuse ai personaggi, per le libertĆ  che ci siamo concesse.
Per la cornice storica abbiamo più che altro giocato sui piccoli dettagli, per cercare di trasmettere in modo realistico l’ambientazione.
In che genere può essere collocato? Ne segue le regole principali, o ĆØ innovativo e un po’ si discosta?

R: Non credo che ā€œCentroā€ sia ligio alle regole di collocamento. E’ rosa, ma non rosa rosa. E’ storico ed ĆØ anche uno sport-romance. E’ sicuramente una storia d’amore e ha l’intento di mostrare come eventi che non possiamo controllare, influenzino la vita delle persone.

Che accoglienza avete avuto dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

R: In generale l’accoglienza ĆØ stata positiva. Come ĆØ naturale qualcuno non ha apprezzato il romanzo, alcune critiche le ho trovate molto pertinenti e costruttive. Personalmente sono molto grata a ā€œCentroā€, scrivere con un’altra persona, avere un confronto continuo su trama, personaggi, dettagli e sfumature, l’ho trovato molto formativo. E’ assai diverso discutere di una storia ā€˜strada facendo’ rispetto ad avere un confronto finale con beta readers, editor e blogger.

A: Se parliamo di numeri, non ĆØ un romanzo che abbia scalato le classifiche, forse anche a causa della sua atipicitĆ , come si diceva. Ha però ricevuto diversi riscontri positivi, ottime critiche costruttive e soprattutto ci ha permesso di conoscerci, divertirci e far sbocciare un’amicizia, risultato che personalmente considero impagabile.

Quali sono i vostri autori preferiti? Che genere di libri amate di più leggere?

R: Leggo di tutto a parte l’horror. Tra i miei autori preferiti ci sono J. Austen, A. Trollope, E. Wharton, E. Von Arnim. Tra i contemporanei A. Tyler.

A: Sono piuttosto eclettica, l’unico tipo di romanzi che non leggo sono quelli sulle malattie e la disabilitĆ , tipo cancer books e ho qualche riserva sullo spionaggio. Tra i miei autori preferiti posso citare Austen, Wharton, Zweig, Durrenmatt. Più recenti McMaster, McEwan, Ng.

Infine, ringraziandovi della disponibilitĆ , l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

R: Non abbiamo materialmente iniziato nulla di nuovo, ma abbiamo diverse idee in cantiere. Senz’altro completeremo la serie ā€œBelle Epoqueā€ con un terzo romanzo che narrerĆ  le vicende di Ernest, comparso in ā€œCentroā€.

A: L’unica certezza ĆØ che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere la collaborazione, ci siamo divertite troppo.