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:: Un’intervista con Flavio Troisi a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2021

Hai un blog ā€œLa fattoria dei libriā€, un canale Youtube ā€œBroken Storiesā€, sei un apprezzato ghost writer, scrivi saggi, racconti e romanzi. Insomma ti tieni occupato. Parlaci dunque di te, dicci qualcosa di molto, molto personale.

Il blog ĆØ moribondo, perchĆ© non lo aggiorno affatto, mentre Broken Stories su YouTube mi tiene allegramente impegnato e si sta conquistando la sua fetta di pubblico interessato a tutto ciò che riguarda la narrativa ad alta tensione, dark, immaginifica raccontata onorando le opere e gli autori. Mi tengo occupato facendo ciò che amo e mi interessa e mi gratifica, che poi mi pare uno dei pochi modi sensati di stare al mondo. Sono un tizio che ama passare il tempo a casa, con la testa fra le nuvole, immerso nell’arte di raccontare storie. Prima di tutto come lettore e spettatore. Solo dopo come autore. Il mestiere di ghost writer ĆØ un bel modo di pagare le bollette. Una cosa molto personale? Non mi sono mai sposato e non ho figli, non mi sono mai legato a nessun credo religioso, ho una mentalitĆ  analitica e positivista.

La tua scrittura trasuda buone letture, parlaci dei tuoi scrittori preferiti e del tuo amore per l’horror.

Ho alle spalle studi classici e letterari, mi sono laureato studiando comunicazione, ma sono cresciuto come lettore e scrittore leggendo fantascienza, fantasy, horror, mistery, thriller. La letteratura ĆØ sempre stata per me un luogo di ristoro, di recupero dal sovraccarico di realtĆ  imposto dalla vita. Forse per controbilanciare il mio stretto pragmatismo ho sempre sentito che l’immaginazione era la terapia che occorreva al mio spirito. E questa, oggi, vive soprattutto nelle narrazioni che usano il fantastico come materiale di impasto, come ingrediente. Il fantastico ĆØ di per sĆ© la vera letteratura, come spiegava Borges, mentre il realismo non ĆØ che un passaggio temporaneo, un incidente di percorso nella storia della letteratura. Questo però non fa di me uno scrittore del fantastico, nĆ© tanto meno horror. Io scrivo e basta, usando ogni elemento possibile per rendere una storia più avvincente e rilevante.
Come lettore di vecchia data, amo però l’horror perchĆ© ĆØ semplicemente uno dei filoni letterari più ricchi di stimoli e di talenti, nonchĆ© uno dei pochi generi in grado di rispondere alla perdita di coordinate morali ed emotive della contemporaneitĆ . Una contemporaneitĆ  fatta di smarrimento del senso, di prospettive ideali, depressione, soprattutto, di disagio mentale pervasivo, ovvero la piaga più diffusa e meno riconosciuta della contemporaneitĆ  consumistica. Le emozioni esplorate dalla letteratura weird e horror, come ha brillantemente illustrato il critico e filosofo Mark Fisher sono lo specchio di questo spaesamento, ma anche, per quanto mi riguarda, un rimedio. La depressione infatti non si esprime solo nella tristezza, ma soprattutto nella perdita di contatto con le proprie emozioni. I romanzi ad alta tensione bucano questa insensibilitĆ  ovattata e ci ricordano che abbiamo ferite dolenti di cui prenderci cura. Per farlo attingono alla nostra primitiva capacitĆ  di avvertire il pericolo. Ci dicono: smettila di fingere che sia tutto ok, qui c’è qualcosa che non va. Non ĆØ davvero poca cosa, ti pare? Certo, si può sempre decidere di continuare a dormire, a guardare altrove. L’elemento orrorifico di una buona narrazione ĆØ lƬ per risvegliare i nostri sensi annichiliti dalla depressione strisciante, endemica al nostro stile di vita iperconsumista.

Parliamo del tuo ultimo libro edito questa volta con il tuo nome, Ogni luogo un delitto, un thriller con venature horror, proprio splatter e un sentore di sovrannaturale. Ma tutto parte dalla mente umana che genera mostri e a volte può davvero essere misteriosa. Come ĆØ nata l’idea di scriverlo? Premetto che chi leggerĆ  il libro troverĆ  un anticipo sulla prima fonte di ispirazione.

Ogni luogo un delitto ĆØ un thriller con momenti ad alta tensione e momenti di confronto con il male, rappresentato da un assassino terribile. Di conseguenza suscita emozioni forti, come deve avvenire in un thriller. Ma ĆØ anche un romanzo di amicizia, amore, ed ĆØ costellato di momenti comici, che strappano più di una risata, mi dicono. Quindi, si spera, ĆØ un romanzo intenso. Non ci sono venature horror, per come le vedo, nĆ© splatter. ƈ un errore pensare che quando scorre il sangue siamo nello splatter e quando la tensione ci attanaglia siamo nell’horror. No, siamo molto semplicemente nell’efficacia narrativa, secondo me. Nel mio romanzo ci sono venature sincere, per come la vedo. Il male ĆØ il male e spaventa, la violenza ĆØ violenza e atterrisce. Nel mondo reale si può perdere la vita per un pugno. Nel modo reale si ha paura. Ma se intendi dire che una scena o due ti hanno spaventato, allora ho fatto bene il mio lavoro, e sono contento. Non so quale sia la primaria fonte di ispirazione, onestamente. L’idea di scriverlo ĆØ nata dalla voglia di firmare un romanzo, dopo altri scritti come ghost writer, sempre con passione. Firmare un romanzo ĆØ un atto di narcisismo e io ho ceduto.

Direi di partire dall’inizio dall’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Che io trovo fulminante. Scuola americana, immagino?

Scuola di narrativa, più che altro. Tecnicamente ĆØ un flashforward, l’opposto del flashback, ma questo in particolare ĆØ un super flashforward, perchĆ© riassume tutto il libro facendo uno spoiler pazzesco, esattamente l’opposto di quello che si ritiene opportuno. Intorno a questo singolo incipit ho ragionato per una infinitĆ  di tempo. ƈ il primo dopo il prologo ed ĆØ una dichiarazione di onestĆ  verso il lettore. Gli sto dicendo: questa ĆØ la trama, questo ĆØ il tipo di libro che stai per leggere, ora che sai tutto, decidi se t’interessa, ma sappi che farò di tutto per sorprenderti, perchĆ© in realtĆ  non sai ancora niente.

La cultura rom ti affascina? Perché questo popolo migrante secondo te è vittima di così tanti pregiudizi? Pensi che sia la loro grande libertà che spaventa i popoli stanziali?

I protagonisti del romanzo sono un romano e un rom, che coprono il ruolo di detective, anche se improvvisati e un po’ scalcagnati. I rom, questo popolo migrante per necessitĆ , non per scelta, ĆØ un un po’ un mistero. Vive in una zona di ignoranza selettiva della nostra societĆ . Di loro sappiamo poco o niente, e molti si sentono in diritto di pensarne tutto il male possibile con una sorta di automatismo culturale orribile. Verso di loro si esercita un razzismo strisciante, onnipresente, che non mi va giù, prima di tutto in me. Dei rom emarginati (ma non ĆØ detto che lo siano per forza, ci sono rom perfettamente integrati) spaventa la povertĆ , non la libertĆ . Infatti c’è poca libertĆ  nella miseria. E forse ci spaventa anche il loro distintivo senso di appartenenza a una tradizione che non vuole farsi assorbire nel grande melting-pot indifferenziato, che ĆØ tanto utile in termini di marketing globalizzato ma non so quanto ci renda felici. Questa cultura mi affascina come tutte le culture, molto semplicemente ho deciso di cominciare a osservarla con attenzione e rispetto. La conoscenza ĆØ il primo passo verso l’empatia.

E veniamo alla domanda che volevo farti durante tutta la lettura del tuo libro: ma tu credi alle facoltĆ  medianiche, al sovrannaturale? O ĆØ solo ottimo materiale per scrivere storie di paura, e indagare l’inconscio collettivo della nostra societĆ ?

Non credo nel sovrannaturale. Credo nel naturale, che ĆØ giĆ  abbastanza miracoloso di suo, e molto minacciato. Ma come giustamente osservi, può essere un ottimo strumento di sintesi per addentrarci nell’inconscio collettivo, nel sentire comune che altrimenti ĆØ più arduo esprimere, e forse pure meno interessante. Il sovrannaturale non esiste nella realtĆ  fenomenica e sociale, esiste però nella dimensione psicologica e culturale, quindi non vedo come uno scrittore possa ignorarla o relegarla a sfizio escapista, un errore in cui quasi sempre scivola l’intellighenzia italiana.

La tua passione per King è manifesta: quale è il suo libro che ami di più?, e spiegane dettagliatamente i motivi.

Ho letto King da ragazzo, molto e con voracitĆ  appassionata, ma oggi la passione non c’è più. Solo grande ammirazione e gratitudine, soprattutto per le opere giovanili. Gli ho voluto bene, ĆØ stato un amico del mio cuore, ma si va avanti e non leggo più tutto quello che scrive, perchĆ© ho giĆ  dato quando eravamo in pochi ad apprezzarlo. Ma Stephen King ha scritto libri importanti. Fra quelli che ho amato alla follia c’è It e ā€œStagioni Diverseā€, che ospita quattro romanzi brevi, tre dei quali sono capolavori. ā€œUn ragazzo sveglioā€ ĆØ quello che più mi ha turbato e di solito non viene citato. Racconta del rapporto morboso fra un ex ufficiale nazista e un ragazzo ā€œper beneā€ che scopre il suo passato e comincia a ricattarlo per farsi raccontare i dettagli più macabri relativi ai campi di sterminio. Il male poco alla volta corrompe il ragazzo. Una storia scioccante, vera, senza un alito di soprannaturale, di un King morboso, che andava a toccare i nervi scoperti, come in ā€œOssessioneā€, titolo originale ā€œRage.ā€ Dove preconizzava le stragi scolastiche di ragazzi disagiati e armati pesantemente. Un romanzo che ha ritirato dal mercato, e posso capirlo, ma mi dispiace anche, perchĆ© quella storia aveva una rilevanza sociale autentica.

Ipotizziamo il futuro: il tuo libro viene tradotto in inglese, e King lo legge. Cosa ne penserebbe?

Non lo so. Che c’è suspence anche in Italia?

Fabio Castiglione e Costel una coppia di investigatori improbabili, vero che c’entra lo zampino di Lansdale? E poi volevo chiederti James Sallis lo conosci? L’hai mai letto?

Non conosco Sallis, mi spiace, ma apprezzo molto Joe R. Lansdale. I suoi detective improvvisati Hap & Leonard sono fra i buddies più riusciti nella tradizione appunto delle ā€œbuddy storiesā€, avventure che hanno per protagonisti due amici spesso antitetici su diversi piani, ma sempre affiatati,. In Hap & Leonard c’è in aggiunta il tema portante dell’antirazzismo, che nel mio romanzo ĆØ centrale. In ogni caso l’alchimia del rapporto amichevole e conflittuale nello stesso tempo ĆØ uno standard trasversale. Soprattutto al cinema funziona sempre, ma anche in TV. Da bambino guardavo sempre Starsky e Hutch, un telefilm classico di questo filone. Ha sempre funzionato accostare personaggi difformi, da Don Chisciotte e Sancho Panza in poi.

Infine ultima domanda, nel ringraziarti per la disponibilitĆ  vorrei chiederti i tuoi progetti per il futuro.

Sto lavorando a un nuovo thriller che mette al centro altre marginalitĆ , che indaga zone d’ombra differenti, una storia nera, ma anche molto romantica a modo suo. E continuo a esplorare il mondo della narrativa a tinte dark sul mio canale Broken Stories, che vi invito a seguire, se vi va. Vi si fa cultura con divertimento.

Un viaggio in versi nell’animo e nella societĆ  degli emarginati ai tempi del Covid-19 in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€di Filippo KalomenƬdis . A cura di Viviana Filippini

14 aprile 2021

Filippo KalomenƬdis racconta con la poesia un anno con il Coronavirus e gli sconvolgimenti che ha portato il suo arrivo. KalomenƬdis raccoglie il tutto in versi racchiusi in ā€œLa direzione ĆØ stortaā€, edito da Homo Scrivens narrando come il tempo e la vita sua e di chi gli sta attorno siano cambiati con l’irrompere del Covid-19. Un diario lirico, a tratti inquieto, dove ogni poesia scritta da Filippo ĆØ un viaggio profondo, in certi momenti anche tormentato, nelle dimensioni umana, emotiva socioculturale e anche politica dei mondi (Italia, Sardegna, campi profughi in Grecia) attraversati dall’autore. Ne abbiamo parlato con Filippo KalomenƬdis.

PerchƩ hai scelto proprio la poesia per narrare la tua esperienza di convivenza col Covid-19?

I miei mesi di mobilitazione civile tra marzo e maggio del 2020 – in cui assieme a tante compagne e tanti compagni abbiamo offerto ai malati il nostro piccolo aiuto – potevano vivere solo in poche, autentiche parole che fossero appropriate, essenziali, lancinanti e, allo stesso tempo, che contenessero quella che gli antichi greci chiamavano ā€œPleromaā€, ossia la pienezza, la completezza, ā€œla luce al di sopraā€. Solo esprimendomi con dei versi potevo disegnare parole che attraversassero lo spazio sino a chi le riceve, portandosi dietro in un istante immagini, suoni e un’irriducibile veritĆ  emotiva.La poesia ĆØ un cammino senza scorciatoie, senza soste, per me l’unico possibile per raccontare la Nuova Storia, quella cominciata con la Catastrofe della pandemia. I versi chiamano le cose con il loro nome, toccano subito carne e anima, ovvero niente di più eversivo in questa era di a-nomia e di contraffazione della realtĆ .

Come e da cosa sono nate le tue poesie?

Sono nate dall’esigenza di scrivere un diario intimo e politico, dal bisogno di raccontare il viaggio interiore e fisico che ho compiuto per riappropriarmi della mia identitĆ  di uomo in rivolta. E soprattutto dalla mia vocazione a dare voce ai cancellati, agli ultimi, ai senza luogo, ai reclusi nella malattia e nella detenzione. CosƬ ho abbracciato le loro vite e le loro storie. Ho elaborato il silenzio artificiale dei mesi del lockdown, per poi cercare le parole giuste per romperlo, ascoltando e riportando spesso le parole del grande popolo degli abbandonati in una catastrofe causata – non scordiamolo mai – dai poteri predatori e assassini che ci governano.

Nel libro ritorna spesso il tema dell’amore perduto cosa ĆØ rimasto di esso?

Ho perso tanto, tantissimo nell’anno appena trascorso, ma la gratitudine per la bellezza che mi ĆØ stata donata resta. Ed ĆØ infinita.

Quanto il virus ha influito sul tuo modo di pensare, agire e scrivere?

Quando si vive una catastrofe individuale e collettiva, l’estremismo umano e l’estremismo politico sono risorse fondamentali. La generositĆ , il moto verso gli altri e con gli altri sono le uniche risposte necessarie contro l’isolamento in cui siamo stati sprofondati. Questa pandemia deve essere attraversata come un’opportunitĆ  ultima di cambiamento. Se non lotteremo con gioia e vitalitĆ  radicale per uscire dalla fine del capitalismo, di cui il virus ĆØ solo uno dei tanti disumanizzanti effetti, non avremo scampo.La scrittura autentica ĆØ una delle forme di lotta più alte e più consapevoli. Dopo anni vissuti come la maggior parte di noi nella menzogna, ho scelto la nuditĆ , la sinceritĆ  cruenta e luminosa. Ho cercato quindi di superare le cinque difficoltĆ  indicate da Brecht per chi vuole scrivere la veritĆ : il coraggio di scrivere la veritĆ , l’accortezza di riconoscerla, l’arte di renderla maneggevole come un’arma, il giudizio di scegliere coloro nelle cui mani diventa efficace, e l’abilitĆ  di propagarla tra molti. I versi de “La direzione ĆØ storta”vogliono comporre una sorta di lungo monologo, quasi teatrale, quasi musicale, perchĆ© hanno sempre all’interno un’interlocutrice, un interlocutore, individuo o massa che sia.

Quanto ĆØ stato importante avere con te tuo figlio durante la pandemia?

Mio figlio ĆØ, come scrivo in una delle pagine, il mio Ā«Muro MaestroĀ». La biunivocitĆ  nella trasmissione del sapere emotivo ed esperienziale tra genitori e figli ĆØ una delle possibilitĆ  di salvezza in questo tempo catastrofico. Al contrario di ciò che recenti teorie psicanalitiche mainstream affermano, la mancanza della legge del padre ĆØ una fortuna. I genitori devono saper essere guide dei figli e saper farsi guidare dai figli, come ci insegna l’episodio nella pancia della balena di Pinocchio. Il legaritarismo opprime i nostri bambini appena si affacciano nella societĆ . Dobbiamo quindi educarli alla libertĆ  e farci insegnare da loro l’immediatezza nell’esercitarla. Dobbiamo ritrovare assieme ai giovani gli spazi di amore, di espressione, e di sovversione del reale.Ā 

Il tuo libro si sviluppa in alcuni luoghi cardine: Bologna, Sassari e quelli che definisci campi di concentramento (dove ci sono i rifugiati). Cosa hanno in rappresentano per te questi tre posti?

Nel 2020, Bologna ĆØ stato il territorio della gratitudine per l’amore ricevuto e vissuto, ĆØ lƬ che ĆØ cambiata per sempre la mia vita; la Sardegna ĆØ la terra dove sono nato e dove ho deciso di ritornare ā€œfiglioā€ per potermi ritrovare come uomo e come padre; le isole della Grecia ai confini dell’Asia rappresentano invece il recupero definitivo delle mie origini di senza luogo, di nipote e figlio di profughi. In quelle isole che un tempo erano ponti dove i popoli s’incontravano e si mescolavano, ora sono stati edificati dall’Unione Europea i nuovi Lager in cui vengono rinchiusi e annientati le donne, gli uomini, i bambini del Sud del mondo in fuga dalle guerre e dalle carestie causate dall’Occidente.Ā  Per questo sono stato lĆ , insieme ai prigionieri e a chi lotta per la loro libertĆ . PerchĆ© le loro storie, i loro gesti, il loro amore, la loro rabbia potessero risuonare oltre l’orrore che vuole cancellarli in quanto parte di scarto del bottino di guerra.

Cosa hai ricevuto emotivamente dagli incontri con le persone in difficoltĆ  a Bologna e in quelle che hai incontrato in Grecia?

Per me sono vincoli indissolubili e prima inimmaginabili. Ogni parola in più rischierebbe di essere retorica. E chi soffre ed è oppresso non ha bisogno della pena aggiuntiva della retorica.

Quanto sei cambiato dal momento in cui hai cominciato a scrivere le tue poesie a quando hai concluso la tua raccolta?

Per risponderti cito un passaggio da ā€œPerchĆ© io, perchĆ© non tuā€ di Barbara Balzerani – punto di riferimento raro e infinitamente prezioso nel contemporaneo contesto letterario europeo – ā€œcapitano occasioni in cui si riconosce qualcosa di essenziale dell’impasto di cui si ĆØ fattiā€. Ecco, ciascuna delle esperienze che sono diventate le pagine de “La direzione ĆØ storta” hanno per me questo preciso significato.

:: Un’intervista con Andreas Gruber a cura di Giulietta Iannone

7 aprile 2021

Grazie Andreas per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi ĆØ Andreas Gruber? Punti di forza e di debolezza.

Nessun punto di forza, ma molti punti deboli. Mi piace mangiare cioccolatini mentre scrivo – e scrivo spesso -, amo i vecchi film, quindi sto collezionando DVD e non riesco a trovare il tempo poi per guardarli. E non posso mai dire “NO”, quando qualcuno mi chiede qualcosa.

Thank you Andreas for accepting my interview and welcome to Liberi di Scrivere. Tell us something about yourself. Who is Andreas Gruber? Strengths and weaknesses.

No strengths, but a lot of weaknesses. I like to eat chocolates during I write – and I write often –, I have a favor for old movies, so I am collecting DVDs and canĀ“t find the time, to watch them. And I canĀ“t say ā€œNOā€, when someone is asking me.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia. Eri un bambino curioso? Preferivi leggere libri o giocare in cortile con gli amici?

Ero figlio unico e avevo solo pochi amici. Quindi la maggior parte del tempo, soprattutto in inverno, lo passavo nella mia stanza a leggere libri. La maggior parte erano storie dell’orrore. Ma ho anche letto molti libri di saggistica, che compravo con la mia paghetta, principalmente di astronomia. Ero un bambino molto curioso, e lo sono ancora. Volevo sapere quanto era lontano l’universo, da quanto tempo esisteva, dove finisce e chi aveva creato tutto questo intorno a me. Nel frattempo, ho scoperto la risposta della maggior parte di queste domande, ma negli anni ’70 non c’era alcuna possibilitĆ  di ottenere una risposta a tutto questo. Successivamente ho studiato presso l’UniversitĆ  di Economia Aziendale di Vienna, mi sono laureato a 24 anni e ho lavorato per 22 anni come responsabile del controllo finanziario in diversi settori. Parallelamente al mio lavoro ho scritto racconti e romanzi e dal 2014 sono uno scrittore a tempo pieno.

Tell us something about your background, your studies, your childhood. Were you a curious child? Did you prefer to read books or play in the yard with friends?

I was a single child and had only a few friends. So most of the time, especially in winter, I was in my room, reading books. Most of them were horror stories. But I also read a lot of non-fiction books, which I bought with my pocket money, mostly about astronomy. I was a very curious child, and still am. I wanted to know, how far the universe was, how long it existed, where it ends and who created all this around me. Meanwhile, I found out most of these questions, but back in the 70s there was no chance to get an answer to all this. Later I studied at the University of Business Economics in Vienna, had a degree with 24 and worked for 22 years as a financial controller in different concerns. Parallel to my job I wrote short stories and novels, and since 2014 I am a full time writer.

Quando hai capito di voler diventare uno scrittore? Quando hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

In realtĆ  a 7 anni. Avevo cosƬ tanta immaginazione e volevo scrivere storie per le altre persone. Ho scritto il mio primo libro a 9 anni, era un romanzo poliziesco, ma dopo 3 pagine tutti i personaggi del libro erano morti, si erano uccisi a vicenda e il romanzo era finito. In seguito ho imparato a tracciare una storia. Vent’anni fa, durante i miei lavori come responsabile del controllo finanziario, avevo giĆ  il progetto di vivere come scrittore a tempo pieno, ma ĆØ stata una lunga strada per raggiungere quell’obbiettivo. Nel frattempo sto lavorando al mio venticinquesimo libro, quindi ho fatto della mia passione il mio lavoro.

When did you realize you wanted to be a writer? When did you realize that the passion for writing was turning into a real job?

Actually with 7 years. I had so much imagination and I wanted to write stories for other people. I wrote my first book with 9 years, it was a crime novel, but after 3 pages all the figures in the book were dead, they had killed each other, and the novel was finished. Later I learned, how to plot a story. Twenty years ago, during my financial controlling jobs, I had already the plan, to live as a full time writer, but it was a long way to that point. Meanwhile I am working on my 25th book, so I had made my passion to my job.

Hai avuto un insegnante che ti ha ispirato in particolare?

Ho imparato molto presto che la scrittura ĆØ un prodotto artigianale, quindi ho frequentato diversi campus di scrittura creativa per scrittori principianti. La maggior parte di loro erano in Germania, quindi ho viaggiato dall’Austria alla Germania. Ho imparato molto da scrittori affermati come Andreas Eschbach. Parallelamente a questi campus ho letto anche molti libri di scrittura creativa – libri di saggistica su come scrivere un romanzo – e ho anche visitato gruppi di scrittura. Quindi penso che sia un duro lavoro imparare tutte quelle cose che riguardano la trama, la suspense, i personaggi, i dialoghi e cosƬ via. E sono convinto che l’apprendimento non finisce mai.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you?

I learned very early that writing is a handcraft, so I visited creative writing camps for newcomer writers. Most of them have been in Germany, so I travelled from Austria to Germany and booked a lot of that camps. I learned a lot from established writers like Andreas Eschbach. Parallel to these camps I read a lot of creative writing stuff – non-fiction books about how to write a novel – and I also visited writing groups. So I think, itĀ“s hard work to learn all those things about plot, suspense, characters, dialogues and so on. And I am convinced, that the learning never ends.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo libro era una raccolta di 9 storie dell’orrore, intitolata “The 5fh Arch Angel”. Trovai un editore, che aveva una piccolissima casa editrice in Baviera chiamata ā€œMedusenblutā€ (Sangue di Medusa). Ci siamo incontrati e gli ho dato i miei manoscritti. Dopo alcune settimane mi ha detto che voleva pubblicare le mie storie in una raccolta. Il mio primo libro! Era il 2000. E il libro ĆØ stato stampato in un’edizione di 200 esemplari. Di cui 100 li ho comprato io.

Tell us something about your debut. Your way to publishing.

My first book was a collection of 9 Horror Stories, called ā€œThe 5fh Arch Angelā€. I found a publisher, who had a very little publishing house in Bavaria called ā€œMedusenblutā€ (Blood of Medusa). We met, and I gave him my manuscripts. After some weeks he told me, that he wanted to publish my stories in one collection. My first book! This was in 2000. And the book has been printed in an edition of 200 exemplars. 100 I bought by myself.

Sei un autore sia di racconti che di romanzi. Spazi dall’horror, alla fantascienza, al thriller. Che tipo di libri preferisci scrivere, quale genere ti ĆØ più congeniale? O metti un pizzico di tutti questi generi in ogni libro?

Solo quando scrivo racconti, mischio questi generi, perchĆ© non c’ĆØ alcun problema nel creare crossover. Quando invece scrivo romanzi, sono o polizieschi o horror. Quale di questi generi mi piace di più? Non posso dirlo, li amo tutti: fantascienza, horror, poliziesco, commedia. Quello che sicuramente non mi piace sono le storie d’amore, oh, suvvia! Tutto il resto va bene. E passo tra questi generi, perchĆ© questo cambiamento e questa diversificazione fa bene a me e alla mia creativitĆ . Mi ripetevo troppo spesso che avrei scritto polizieschi solo fino ai vent’anni, perchĆ© temevo che l’energia si sarebbe completamente esaurita. Quindi cambiando – cioĆØ scrivendo racconti dell’orrore e poi romanzi polizieschi -, posso ricaricare le batterie e poi spenderle per il prossimo progetto.

You are an author of both short stories and novels. Spaces from horror, to science fiction, to thriller. Which kind of books do you prefer to write, which genre is more congenial to you? Or do you put a splash of all kinds in each book?

I only mix theses genres, when I am writing short stories, because there is no problem in creating crossover-stories. When I write novels, they are either crime or horror. Which of these genres I like most? I canĀ“t tell, I love them all: Science Fiction, Horror, Crime, Comedy. What I definitely donĀ“t like are love-stories, oh, come on! Everything else is fine. And I switch between theses genres, because this change and diversification does good to me and my creativity. Would I only write crime within twenty years, I would repeat myself too often und one day, the energy would be completely out. So in switching – writing horror short stories and then crime novels -, I can reload my batteries, and then I burn for the next project.

Cosa ti piace di più quando scrivi i tuoi libri?

Soprattutto mi piace creare personaggi folli, sviluppare trame piene di suspense, trovare luoghi emozionanti, creare dialoghi interessanti. Secondo me questa è la parte più creativa del mio lavoro, fare tutto il lavoro preliminare. Una volta che so come finirà il libro e ho sviluppato tutti i dettagli, allora comincio a scrivere. E questa fase di gestazione della nuova storia è il lavoro più emozionante.

What did you most enjoy about writing your books?

Most of all I like to create crazy characters, to develop suspenseful plots, to find thrilling locations, to create cool dialogues. In my opinion, this is the most creative part of the work, to do all the pre-work. When I once know, how the book will end and have developed all the details, I start to write. And this phase of generating the new story is the most exciting work.

Sei un autore austriaco di lingua tedesca. Pensi che la scuola europea di thriller sia diversa dalla scuola statunitense? Quali sono le caratteristiche che differenziano queste due scuole di scrittura?

SƬ, secondo me c’ĆØ una grande differenza. Ma non penso esista una sorta di “scuola europea del thriller”. I thriller francesi, come quelli di Jean-Christophe GrangĆ©, sono molto diversi da quelli degli scrittori scandinavi come Jo Nesboe o Stieg Larsson. Gli autori britannici scrivono in modo molto diverso dagli scrittori spagnoli o dagli scrittori italiani come Andrea Camillieri. E c’ĆØ anche differenza tra gli scrittori austriaci e quelli tedeschi. Penso che gli scrittori statunitensi siano molto brevi, veloci, arrivano subito ​​al punto, usano i dialoghi brevi, usano pochi monologhi interiori. Gli scrittori tedeschi e austriaci cercano di essere molto intellettuali a volte, il che non ĆØ sempre positivo per la storia che raccontano. Quindi penso che un misto di entrambi potrebbe essere un buon modo di scrivere romanzi: unire cioĆØ la soliditĆ  dello stile americano e la profonditĆ  dello stile tedesco. Penso che gli scrittori britannici abbiano scoperto come gestire questa combinazione. Per esempio Shaun Hutson.

You are a German-speaking Austrian author. Do you think that the European school thriller genre differs from the American school one? What are the characteristics that differentiate these two schools of writing?

Yes, in my opinion there is a big difference. But I donĀ“t think, that there is some kind of ā€œEuropean school of thrillerā€. Thrillers from France, like from Jean-Christophe GrangĆ© are a lot different to those of the Scandinavian writers like Jo Nesboe or Stieg Larsson. British authors write a lot different than Spanish writers or italian writers like Andrea Camillieri. And there is even a difference between Austrian and German writers. I think that US-American writers are very quick, fast, come to the point, short dialogues, not many internal monologues. German and Austrian writers try to be very intellectual sometimes, which is not always good to the story, they tell.So I think a mixture of both could be a good way: The Fastness of American style and the deepness of German style. I think the British writers have found out, how to manage this combination. Shaun Hutson for example.

In Italia Longanesi pubblica due tuoi thriller: Fiaba di morte e Sentenza di morte. Leggeremo anche i tuoi racconti di fantascienza e horror? Ci sono piani per questo?

Questi sono il secondo e il terzo libro della serie del Profiler Maarten S. Sneijder. Spero che il primo romanzo di questa serie venga tradotto in Italia, perchĆ© questo ĆØ proprio l’inizio, dove Maarten S. Sneijders incontra la sua collega Sabine Nemez. Nel frattempo sto lavorando al sesto romanzo della serie, che uscirĆ  a settembre 2021. Se una casa editrice italiana tradurrĆ  una delle mie raccolte di racconti horror o di fantascienza, dipende dalle case editrici italiane. Finora non ho ricevuto alcuna offerta, ma sono pronto con più di cento storie. Andiamo, per favore chiedetemelo (sorride).

In Italy Longanesi publishes two of your thrillers: Fiaba di morte and Sentenza di morte. Will we also read your science fiction and horror stories? Are there any plans for this?

These are the second and third books of the series of Profiler Maarten S. Sneijder. I hope, that the first novel of this series will be translated in Italy, because this is the beginning, where Maarten S. Sneijders meets his colleague Sabine Nemez. Meanwhile I am working on novel no. 6, which comes out in September 2021. Wether an Italian publishing house will translate one of my Horror or Science-Fiction Short-Story-Collections, depends of the publishing houses in Italy. Up to now, I haven“t get an offer, but I am ready for this, with more than one hundred stories. Come on, please ask me.

Cosa stai leggendo in questo momento? Quali sono i tuoi autori preferiti?

Al momento sto leggendo un libro di saggistica sul cosmo, l’universo e il big bang. DopodichĆ© inizierò un voluminoso libro di saggistica sui 3000 anni di storia del Mar Mediterraneo. Amo il mare, le coste e il fascino di stare in spiaggia. E poi inizierò un grande progetto, leggendo i primi 40 libri della saga fantascientifica tedesca Perry Rhodan, che ĆØ stata scritta dal 1961. E poi, nel frattempo, devo finire la mia raccolta di fumetti di Dylan Dog. In Germania esistono circa 60 traduzioni e finora ne ho lette solo la metĆ . Quindi questi sono i piani per i prossimi anni.

What are you reading at the moment? What are your favorite authors?

At the moment I am reading a non-fiction book about cosmos, universe and big bang. After this I will start a thick non-fiction-book about the 3000 year old history of the Mediterranean Sea. I love the sea, the coasts and the flair of being at the beach. And then I will start a big project, reading the first 40 books of the German Sci-Fi-Saga Perry Rhodan, which has been written since 1961. And then, in between, I have to finish my Dylan Dog Comic Collection. In Germany there exists about 60 translations, and up to now I have only read the half of them. So this are the plans for the next years.

Chi ritieni abbia influenzato la tua scrittura?

Oh mio Dio, molte cose. Quasi tutto ciò che ho intorno. Ma soprattutto i romanzi thriller degli scrittori statunitensi Dennis Lehane e David Morrell, i film di Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, le serie TV come LOST e i temi riguardanti i serial killer, la vendetta e come creare l’omicidio perfetto. Un’altra fonte di ispirazione sono le ultime notizie in TV. Il problema ĆØ che mi interessano cosƬ tante cose e potrei scrivere senza smettere mai.

Who do you feel has influenced your writing?

Oh my god, a lot of things. Nearly everything, with which I am confronted with. But most of all, Thriller novels from US-writer Dennis Lehane and David Morrell, movies from Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, TV-series LOST and topics like serial killers, revenge and how to create the perfect murder. Also an inspiration are the breaking news on TV. The problem is, that I am interested in so many things, and I could write without any end.

Leggi le recensioni dei tuoi libri? Che effetto hanno su di te le critiche? Le prendi in considerazione?

Ebbene, questo dipende da come è stata fatta la critica. Non leggo le recensioni di una e due stelle su Amazon, perché alcune sono molto personali e aggressive. Questo mi deprimerebbe o mi farebbe arrabbiare, il che non fa bene al mio lavoro. Ma discuto i miei manoscritti con i miei 15 beta lettori, che sono anche miei amici e colleghi. Queste critiche sono ben fondate e alcune di queste discussioni richiedono circa cinque o sei ore. Ho anche ricevuto consigli dal mio editore, quindi siamo stati al telefono per alcune ore. E leggo le recensioni sulle riviste. A volte sono molto illuminanti, perché questi recensori spesso vedono cose che io non ho visto. E parlo al pubblico, dopo le presentazioni, e chiedo quanto sia piaciuto il romanzo o altrimenti perché non è piaciuto.

Do you read the reviews of your books? What effect do criticisms have on you? Do you take them into consideration?

Well, this depends on how the critic has been done. I do not read the one and two stars reviews on amazon, because some of them are very personal and aggressive. This would depress me or make me angry, which is not good for my work. But I discuss my manuscripts with 15 test-readers, which are friends and colleagues of mine. This critic is well-grounded and some of these discussions take about five or six hours. I also took advices from my editor, and so we have telephone calls about some hours. And I do read reviews in magazines. They are sometimes very enlightening, because these reviewers often see things, which I haven“t seen. And I speak to visitors, after a reading, how the liked the novel, and if not, why.

Nuovi progetti cinematografici dai tuoi libri?

Nel 2020 Constantin Film ha realizzato il secondo film della serie di Maarten S. Sneijder, che sarĆ  trasmesso su SAT.1 in TV entro questa primavera.

Any new movie projects from your books?

In 2020 Constantin Film made the second movie of the Maarten S. Sneijder series, which will be published on SAT.1 in TV within this spring.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

SƬ, mi piace essere in tour, parlare ai fan dopo l’evento, scrivere nella mia stanza d’albergo sul mio portatile il capitolo del prossimo romanzo. Tutto questo ĆØ molto stimolante. Vedo nuovi luoghi, incontro persone e posso fare nuove esperienze. E poichĆ© i miei fan sanno che sto cercando nuovi luoghi per i miei omicidi mentre sono in tour, mi raccontano tutto della loro cittĆ  dopo una presentazione. Quindi ho molte idee su come nascondere i corpi dei morti nelle piccole cittĆ .

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

Yes, I like being on tour, speaking to fans after the event, writing in my hotel room on my laptop the chapter of the next novel. All this is very inspiring. I see new locations, meet people and I can collect new experiences. And since my fans know, that I am looking for new locations for my murders while I am on tour, they tell me everything about their city after a reading-event. So I get many ideas how to hide death bodies in small towns.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sono stato in Italia due volte in tour, una a Roma e la seconda al festival di Gavoi in Sardegna. Wow, ĆØ stato molto interessante incontrare cosƬ tanti artisti diversi. Fino ad ora purtroppo non ho in progetto di tornare in Italia, ma spero che qualche libreria o qualche organizzatore di festival abbia l’idea di invitarmi. Come ho detto prima, sono pronto per partire (sorride di nuovo).

Will you come to Italy to present your novels?

I have been to Italy two times for promotion, once in Rome and the second time at the festival in Gavoi in Sardinia. Wow, this was very interesting, to meet so many different artists. Up to now I have unfortunately no plans to come to Italy again, but I hope, that some bookshop or festival organizer has the idea, to invite me. As I said before, I am ready for takeoff.

Infine, nel ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilitĆ , vorrei concludere questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Dopo aver finito il sesto romanzo della serie di Maarten S. Sneijder, rivedo un vecchio romanzo dell’orrore, che ĆØ andato fuori catalogo e sarĆ  ripubblicato alla fine dell’anno. E poi devo scrivere tre racconti polizieschi per progetti antologici. Bene, e poi nel 2022? Forse un prossimo romanzo di Sneijder ĆØ in attesa…

Finally, in thanking you for your kindness, I would like to conclude this interview by asking you what you are working on now, and what are your plans for the future.

After finishing the 6th novel of the Maarten S. Sneijder series, I re-work an old horror novel, which is out of print and will be re-published at the end of the year. And then I have to write three crime short stories for anthology-projects. Well, and then in 2022? Maybe a next Sneijder novel is waiting …

:: Parlando di libri con Tcheky Karyo, a cura di Giulietta Iannone

1 aprile 2021

A chi devi il tuo amore per i libri?

Sono cresciuto in un contesto familiare nel quale i libri erano piuttosto rari. L’educazione di mio padre, però, traspariva attraverso certi modi di dire Ā«Bisogna sapersene stare su una panchina con pane e formaggioĀ» Ā«Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromageĀ» che ĆØ come dire che nella vita bisogna sapersi accontentare o Ā«Fare l’attore? Be’, meglio un uovo oggi…» Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta mainĀ» o ancora Ā«Non ĆØ grazie ai libri che imparerai a vivereĀ» Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» ai quali lui ricorreva spesso; con la sua inclinazione inconsapevolmente filosofica, comunque, mio padre ha finito per passarmi il gusto per la lettura e per la riflessione.

J’ai grandis dans un environnement familial ou les livres Ć©taient plutĆ“t rares Ć  la maison. Mais mon pĆØre avait une faƧon de faire passer son Ć©ducation avec des phrases clĆ©s qu’il me ressortait souvent de maniĆØre insolite du genre Ā« Il faut que tu sois capable d’être sur un banc avec du pain et du fromage. Ā» ou Ā« Être acteur c’est comme un oiseau dans ta main Ā» ou bien Ā« ce n’est pas dans les livres que tu vas apprendre Ć  vivre Ā» et pourtant son talent de philosophe sans le savoir m’a donnĆ© le goĆ»t de la lecture et de la rĆ©flexion.

Che libri leggevi da ragazzo?

Ho scoperto presto che la letteratura ti permette di fare esperienze nuove. Il mio primo grande ricordo di lettore ĆØ legato a Ā«L’AdolescenteĀ» di Dostoevskij. Ne riemersi sconvolto, affascinato dalla storia di Arkadi Makarovitch Dolgoruki. La scrittura di Dostoevskij, cupa e romanzesca ad un tempo, mi rinfrancò; avevo l’impressione di non essere più solo, l’adolescente ero io. In seguito mi sono appassionato a Emile Zola. Ho amato questo giornalsita-scrittore che in ā€œGerminalā€ descriveva la vita quotidiana di una classe operaia con la quale m’identificavo. E poi Kafka, Pessoa, Cioran; autori che meritano di essere letti, quanta ironia traspare dai loro capolavori…

La lecture m’as appris que je pouvais aller voir lĆ -bas si j’y suis. Mon premier grand souvenir de lecteur, c’est Ā« l’Adolescent Ā» de DostoĆÆevski. J’en ressors bouleversĆ©, fascinĆ© par l’histoire de Arkadi Makarovitch Dolgorouki. L’écriture de DostoĆÆevski Ć  la fois sombre et romanesque me donnait des forces, j’avais l’impression de ne plus ĆŖtre seul, l’adolescent c’était moi. Ensuite, j’ai lu Emile Zola avec passion. J’ai aimĆ© ce journaliste Ć©crivain qui dĆ©crit dans Germinal, le quotidien des classes laborieuses auxquels je m’identifiais. Et puis Kafka, Pessoa, Cioran des auteurs qui gagnent Ć  ĆŖtre lus Ć  travers l’humour qu’ils laissent s’échapper de leurs œuvres gigantesques.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

Michel Onfray ĆØ un intellettuale che scuote le coscienze senza indossare il guanto di velluto, ĆØ pragmatico, fattuale, dissacrante.  Mi trovo spesso d’accordo con il suo modo di interrogare il reale.  Bisogna rompere l’aura di sacralitĆ  degli oggetti, vagliarli, passarli al setaccio. CosƬ come Michel Onfray, leggo anche Alain Finkielkraut. Sono entrambi degli intellettuali contemporanei e contestatari, che dissentendo ci rendono un buon servizio. Ho appena finito il libro di  Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©antĀ», che mi ha trascinato in una riflessione sulla morte gioiosa e piena di humour. Da poco, poi, ho finito Ā«I ricordi mi vengono incontroĀ» di Edgar Morin. Lui ĆØ un uomo la cui riflessione ĆØ stata davvero forgiata dall’impegno sul campo. Il mondo sensibile, la sensualitĆ , il pragmatismo che lo accompagnano alla ricerca di soluzioni concrete per l’organizzazione di una societĆ  più giusta… E, in mezzo a tutti i suoi incontri e alle collaborazioni con intellettuali e pensatori, la sua vita amorosa cosƬ piccante e generosa. Mi sento bene con Edgar Morin come con un vecchio amico.

Michel Onfray est un intellectuel qui secoue les esprits sans prendre de gants, il est pragmatique, factuel, il dĆ©sacralise. Je me sens souvent en accord avec sa faƧon de questionner le rĆ©el. Il faut arrĆŖter de sanctuariser les choses, il faut les interpeller, les fouiller. En fait je lis Michel Onfray de la mĆŖme maniĆØre que je lis Alain Finkielkraut ce sont des intellectuels vivants contradictoires, ils font du bien, ils ne sont pas consensuels. Je viens de lire le bouquin de Jean-Claude CarriĆØre Ā« La vallĆ©e du nĆ©ant Ā» qui m’a entrainĆ© dans une rĆ©flexion joyeuse et pleine d’humour sur la mort. Je viens Ć©galement de finir Ā« Les souvenirs viennent Ć  ma rencontre Ā» d’Edgar Morin. VoilĆ  un homme dont les engagements sur le terrain ont forgĆ© la pensĆ©e. Le monde sensible, la sensualitĆ©, le pragmatisme accompagnent ce chercheur qui tente de trouver des solutions concrĆØtes Ć  l’organisation juste des sociĆ©tĆ©s. Sa vie amoureuse au milieu de toutes ses collaborations et ses rencontres avec des gens qui pensent le monde est croustillante et gĆ©nĆ©reuse. Je me sens bien avec Edgar Morin.

Quali sono i tuoi libri del momento sul comodino?

Ā«Cani di pagliaĀ» del filosofo John Nicholas Gray, il quale analizza i nostri tempi alla luce della storia, dando il benservito ai preconcetti e alle trappole nelle quali cadiamo.  E Ā«Solo i bambini sanno amareĀ», del cantante e attore Bruno Cali, che torna con tenerezza alla sua infanzia; che bello, l’istinto di questo bambino che non si lascia prendere, che non si lascia sconfiggere dai grandi nemici, il nulla e il vuoto. ƈ un libro davvero commovente.

Ā«Straw DogsĀ» du philosophe essayiste John Nicholas Gray qui lui aussi analyse notre Ć©poque au regard de l’Histoire et met un grand coup de pieds dans les idĆ©es reƧues et les piĆØges dans lesquels on tombe. Et puis Ā« Seuls les enfants savent aimer Ā», Ć©crit par le chanteur acteur Bruno Cali. Il revient avec tendresse sur son enfance ; comme il est beau l’instinct de cet enfant qui ne laisse pas le nĆ©ant, le vide ennemi le saisir. J’ai trouvĆ© son livre poignant.

Traduzione dal francese di Fabrizio Fulio Bragoni. Testo scritto per il blog, giƠ apparso su Les Nouvelles LittƩraires.

Intervista a Rita Pilia per ā€œMedusa era una fanciulla. Poesie di metamorfosi e confiniā€ (Gilgamesh ed. 2020) A cura di Viviana Filippini

24 febbraio 2021

ā€œMedusa era una fanciulla.Ā  Poesie di metamorfosi e confiniā€ ĆØ la prima raccolta di poesie di Rita Pilia, edita da Gilgamesh. 150 componimenti che portano il lettore a viaggiare nelle emozioni dell’animo umano e dell’universo femminile. Quella di Rita Pilia ĆØ una poesia che indaga l’animo umano, lo analizza in modo garbato e intimo attraverso i versi nei quali l’autrice mette tutto il proprio sentire. Rita Pilia ĆØ laureata in Filologia Moderna e in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali, all’UniversitĆ  Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e ha conseguito un Dottorato di ricerca in Letteratura Italiana presso l’UniversitĆ  degli Studi di Siena. Attualmente ĆØ docente di Lettere presso l’I.I.S. “A. Lunardi” di Brescia. Lettura, scrittura e fotografia sono le sue passioni più grandi. Della raccolta e di come nasce la poesei ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come ĆØ nata la tua passione per la poesia? Quando ero adolescente le poesie di Dante, Shakespeare, Prevert, Nazim Hikmet, Emily Dickinson mi incantavano. Ricopiavo sul diario i loro versi, cercavo me stessa e i miei sentimenti nelle loro parole. Non scrivevo nulla di mio. La poesia mi sembrava qualcosa di “troppo elevato”. Mi piaceva leggerla, ma non pensavo sarei stata mai all’altezza di comporre io stessa. Iniziai a scrivere solo una volta conclusa l’universitĆ , ma non erano vere poesie all’inizio: si trattava di racconti enigmatici, onirici, densi di immagini. In pochi anni divennero sempre più brevi, era come se la prosa volesse nascondersi e spezzarsi finchĆ© un giorno mi accorsi con sorpresa che quelle frasi forse potevano essere chiamate poesia. Si erano trasformate.
ā€œMedusa era una fanciulla.  Poesie di metamorfosi e confiniā€. Quale ĆØ il senso del titolo della tua prima raccolta? La prima parte del titolo si riferisce a un’antica versione del mito di Medusa, secondo cui la Gorgone – il mostro dai capelli di serpe in grado di pietrificare gli uomini con un unico terribile sguardo – era in origine una fanciulla bellissima, ingiustamente punita dalla dea della Ragione per il suo potere seduttivo e da quel momento in poi costretta a custodire tutte le emozioni dentro di sĆ©, a mutare la bellezza in orrore. Quando la spada di Perseo la colpisce a morte, il dolore uccide il mostro, ma libera la fanciulla; il suo sangue ritorna a sgorgare, feconda gli abissi e rinasce, rosso e fortem, nel vivo corallo in cui lentamente si muta. I miti di metamorfosi come questo mi affascinano da sempre per la pluralitĆ  di interpretazioni a cui si prestano. La stessa vita umana può essere intesa come una continua metamorfosi, la continua necessitĆ  di varcare nuovi confini per sopravvivere. “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, diceva il filosofo Eraclito. Questa “instabilitĆ ” (nostra o della realtĆ  che ci circonda?) potrebbe spaventare, ma per me ĆØ stupore inesauribile, fonte di emozione e, dunque, di poesia.
Quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi versi? Le emozioni che la realtĆ  e le opere d’arte (la pittura simbolista innanzitutto; i Preraffaelliti e Klimt sono i miei artisti di riferimento) sono in grado di suscitare in me. Da empatica, spesso mi sento travolta da un eccesso di emotivitĆ . In quei momenti scrivo e vivo il processo creativo come un modo per fare ordine dentro di me. Alcune poesie sono nate in viaggio, ispirate da un panorama fuori dal finestrino, o nel dormiveglia, nel cuore della notte, nel tentativo di catturare un sogno prima di riaddormentarmi di nuovo e dimenticare tutto. Il desiderio di fermare un singolo istante, una specifica emozione, a volte mi fa percepire la poesia come una lotta contro il tempo. Del resto in epoca Barocca i miti di metamorfosi rappresentavano anche il tentativo di esorcizzare la paura dell’oblio.
Nella tua raccolta molte poesie hanno il nome di figure femminili della letteratura e della mitologia, che relazione c’ĆØ tra l’universo letterario e la realtĆ ? Il mito ĆØ un linguaggio potentissimo che permette di raccontare la realtĆ  e al tempo stesso di nasconderla. Proprio come la figura retorica della reticenza, il mito dice e non dice, spalancando le porte all’immaginazione. I miti mi consentono di narrare attimi di vita vissuta in maniera più enigmatica di quanto non accadrebbe se decidessi di narrarli in prosa. Le emozioni che i miti (e la letteratura) raccontano, convertendole in immagini, sono le stesse che proviamo tutti noi oggi: gioia, rabbia, dolore, rancore… Questo rende possibile l’immedesimazione. Io mi immedesimo nelle figure femminili di cui racconto la storia, comprendo le loro emozioni – capisco perchĆ© Francesca si innamorò di Paolo, per esempio (qui penso alla mia poesia “Canto V”) – e credo che ai lettori possa accadere lo stesso. Le emozioni sono un linguaggio universale che permette di valicare gli angusti confini spazio temporali della propria epoca, permette a una vita di fondersi in mille altre vite, (ri)scoprendo se stessa e esplorando nuove possibilitĆ .
Tra le poesie della raccolta ti ricordi quale ĆØ la prima  scritta e il momento in cui l’hai concepita? Nella raccolta tra le primissime ci sono senz’altro “Orfeo e Euridice” e “Orangerie”. Sono mie personali interpretazioni: la prima dell’omonimo mito, la seconda della novella di Boccaccio “Lisabetta da Messina”. Nel 2013 ero molto affascinata da questi testi e volevo attualizzarli, renderli più personali. Di Euridice ho messo in evidenza le paure, la diffidenza nei confronti di Orfeo, mentre nel caso di Lisabetta la mia versione ĆØ meno macabra rispetto all’originale: il vaso, infatti, non contiene la testa dell’amato, ma vecchie fotografie. In entrambi i casi, tuttavia, i ricordi permangono (crescono, si fanno pianta) con conseguenze nefaste sulla psiche. Si capisce che sono le prime anche dal punto di vista grafico: meno frantumate, conservano (soprattutto Euridice) alcuni tratti di prosa.
Il componimento al quale sei più affezionata e perchĆ©? Sicuramente “La strega”. Si tratta di un omaggio al romanzo di Vassalli, “La Chimera”, ma ĆØ molto di più: la sera in cui scrissi, quasi di getto, quei versi soffrivo molto perchĆ© un sogno in cui avevo creduto a lungo si era rivelato… una chimera appunto. E i desideri, quando restano irraggiungibili come le stelle fanno male: “desideri di vetro / da trafiggere i polsi”. Questo stato d’animo mi permise di immedesimarmi con Antonia, la “strega” del romanzo, fondere le mie emozioni con le sue, sentirmi meglio e piano piano, con il tempo, trovare nuove stelle, nuova luce. Un’altra poesia a me cara ĆØ “La colpa”. Grazie all’artista Mara Cantoni e all’editore Alberto Casiraghy nel 2016 era diventata un “pulcino elefante” in edizione limitata. Un’esperienza bellissima quella trascorsa a Osnago, a stampare a mano con i caratteri mobili e poi a cucire i singoli libretti. Ognuno era unico! Di questa poesia mi affascina il fatto che molti interpretino il “te” di “ƈ difficile perdonare agli altri /la colpa/ di non essere te” come un riferimento a se stessi, invece in quei versi io intendevo descrivere la rabbia impotente che si prova quando le persone che si hanno intorno sono potenzialmente perfette, ma hanno l’unica imperdonabile colpa di non essere quell’unico “te” dotato di valore, la persona ancora amata. Mi affascina scoprire come le stesse parole possano acquisire significati diversi a seconda dello stato d’animo di chi legge.
Colori, emozioni, elementi naturali, nomi, com’ĆØ il lavoro di  combinare le parole per creare emozioni in poesia? Nella maggior parte dei casi tutto ha origine da un’immagine. Io cerco di ricreare con le parole le emozioni che le immagini producono in me. Dal momento che tutto inizia di solito da una sensazione visiva, le mie poesie sono ricche di colori, le definirei pittoriche, a volte. La mia più grande gioia ĆØ vederle illustrate perchĆ© ĆØ come se fossero restituite alla loro dimensione originaria.
Ci racconti qualcosa sulla copertina del libro? La copertina ĆØ stata realizzata per me dall’artista Mara Cantoni ( www.maracantoni.com ), una cara amica con cui collaboro e che aveva giĆ  illustrato in precedenza alcune mie poesie. Lei ha visto nella fanciulla Medusa la Dea dei serpenti cretese ed ĆØ proprio alle statuette minoiche che la sua illustrazione si ispira. Il rosso del corallo si ĆØ trasferito nei capelli e nella collana che il personaggio indossa. I capelli ricci, il mio tratto distintivo, sono un omaggio a me e si trovano evocati in numerose poesie (“capelli di rovo”). L’idea di far continuare la chioma nel retro della copertina era un modo per valorizzarli. A volte penso che tanta fantasia poetica scaturisca proprio dai miei ricci… Forse sono un po’ come Sansone (anche se decisamente meno forzuta!)
Secondo te scrivere poesie ĆØ un atto che possono provare a fare tutti ? SƬ, tutti coloro che provano emozioni perchĆ© ĆØ di emozioni che la poesia si nutre. Alcuni riusciranno a esprimere questo mondo interiore con le parole (ĆØ il mio caso), altri con la pittura, altri ancora con ago e filo o con la danza… La poesia ha molte forme, ĆØ metamorfica essa stessa. Essenziale ĆØ imparare ad ascoltare e a ascoltarsi, soltanto dopo si potrĆ  tradurre la voce dell’anima in versi o in gesti. La poesia fa stare bene, trasforma il dolore in Bellezza. Tutti ne abbiamo bisogno, bisogna solo essere pronti ad accoglierla.

:: Un’intervista con Susanna Tamaro a cura di Giulietta Iannone

17 febbraio 2021

Benvenuta Susanna e grazie di avere accettato questa intervista. Inizierei con il chiederti di parlarci di te, della tua infanzia, dei tuoi studi.

ST Ho scritto un intero libro su di me, la mia infanzia e  di come ho scoperto di avere il talento della scrittura. Si intitola ‘Ogni angelo ĆØ tremendo’. Non so se ĆØ ancora in commercio. Comunque, riassumendo, ho avuto un’infanzia piuttosto difficile, priva di amore,  un rapporto con gli studi pessimo, mi sono trasferita poi da Trieste a  Roma dove a vent’anni mi sono diplomata in regia al Centro Sperimentale di Roma.  Prima di vivere dei miei libri,  ho fatto documentari sulla natura – che ĆØ la mia grande passione – per la Rai.

Che libri leggevi da ragazzina e poi crescendo quali sono diventati i tuoi scrittori preferiti?

ST Da bambina non amavo leggere. Capisco tutti i ragazzi che hanno difficoltĆ  nella lettura,  proprio per questo ho scritto  negli anni  libri per bambini  -Ā­ Cuore di ciccia, Il cerchio magico, Papirofobia, Tobia e l’angelo e Salta Bart! –   in cui penso non ci si annoi neanche un secondo. Il primo autore che ho letto e amato  da adolescente ĆØ stato Jack London.  Sono stati Il richiamo della foresta e Zanna bianca ad appassionarmi alla lettura: parlavano  di cani, altra mia grande passione. La scuola invece mi ha fatto odiare la letteratura. Ho ricominciato a leggere a 18 anni,  quando mi sono trasferita a Roma. Dovendo fare quattro ore di autobus al giorno per andare a CinecittĆ , ho letto moltissimo, iniziando dai grandi classici russi – Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Turgenev –  poi con quelli tedeschi – Thomas Mann, Kafka, Rilke –  i francesi – Stendhal, Balzac, Flaubert – e alla fine gli inglesi: Conrad e Dickens soprattutto, che amo particolarmente.

Come ĆØ nato in te l’amore per la scrittura? ƈ stato un percorso inevitabile e naturale o hai incontrato delle difficoltĆ ?

ST Scrivere ĆØ stato un percorso naturale, cominciato verso i 23 anni, mentre ĆØ stato molto poi difficile riuscire a trovare un editore. Ho impiegato dieci anni per  riuscire a pubblicare il primo libro.  

Hai esordito con il romanzo La testa fra le nuvole (1989). Come sono stati i tuoi primi passi nel mondo letterario italiano? C’è qualcuno che ti ha incoraggiato e particolarmente sostenuto che vuoi ringraziare?

ST La testa fra le nuvole ha vinto il ‘Premio Elsa Morante, Opera prima’, e sono grata a Cesare de Michelis della Marsilio, un vero editore di quelli che ormai non esistono più, che ha creduto in me e mi ha scoperta. Per il secondo, Per voce sola, devo invece ringraziare Federico Fellini che ha amato moltissimo il libro e ne ha parlato ai giornalisti, facendomi uscire dall’anonimato.

Poi il grande successo di Va dove ti porta il cuore. Ti ha in qualche modo cambiato? Hai trovato difficoltosa l’improvvisa notorietĆ ?

ST SƬ, l’ho trovata spaventosa. So che molti scrittori non desiderano altro, ma per me ĆØ stato un grande trauma perchĆØ  ho sempre amato vivere nella penombra e la dimensione pubblica mi turba e mi agita. Ma, non lo nego,  ĆØ stata anche una grande gioia perchĆ© mi ha permesso di entrare in comunicazione profonda con un grandissimo numero di lettori in tutto il mondo.

Ora vorrei dedicare la seconda parte di questa intervista al tuo ultimo romanzo ā€œUna grande storia d’amoreā€. Come ĆØ nato il progetto di scriverlo?

ST Era da tanti anni che volevo scrivere un romanzo che avesse per tema un amore che dura nel tempo. D’altronde la maggior parte dei grandi romanzi classici, da Anna Karenina, al Rosso il Nero, a Guerra e Pace,  a Jane Eyre,  prendono luce grazie alle contrastate storie d’amore che raccontano. Mi sembrava poi che, in questi tempi cosƬ confusi, ci fosse una sorta di imbarazzo di pudore a parlare dell’esistenza di un sentimento capace, nonostante le difficoltĆ  e gli ostacoli, di trasformarsi e durare nel tempo.  

Come si ĆØ sviluppata la scelta di scrivere una storia dal punto di vista di un lui, Andrea. Hai trovato difficile immedesimarti in una psicologia maschile?

ST Sono stata a lungo indecisa su quale punto di vista assumere e poi,  quando ho iniziato, mi ĆØ venuto spontaneo usare la voce maschile. L’ho fatto giĆ   in altri libri,  in Anima Mundi,  e in Per sempre e devo dire che mi viene  abbastanza naturale.

Il personaggio di lei, Edith lo consociamo attraverso gli occhi di lui, e tramite alcune lettere che scrive. Come hai costruito il suo personaggio?

ST L’ho costruito cercando di capire le sue passioni, le sue inquietudini, il mondo in cui era cresciuta, collegando i tanti tasselli di cui ĆØ fatta una vita.

Narri una profonda e vera storia d’amore tra un uomo e una donna che non potrebbero essere più diversi: lui serio, responsabile, ordinato; lei impulsiva, talentuosa, complicata. Gli opposti si attraggono come dice il detto?

ST Sicuramente. Gli opposti si attraggono e spesso fanno anche faville. Il bello della storia e della vita ĆØ proprio questo: che il destino spesso  ci mette accanto persone molto diverse, che ci fanno crescere e ci mantengono sentimentalmente vivaci.

Mi ha colpito molto il punto in cui narri la storia dei Re Magi, e del dono che Gesù gli fece per ricambiare l’oro, l’incenso e la mirra, dono di cui non capirono il valore e il significato. Pensi che nella vita le piccole e umili cose racchiudano tesori e molto spesso siamo troppo orgogliosi e ciechi per accorgercene?

ST Si, l’ho messo proprio per questo. Si tratta di un episodio narrato nel Milione di Marco Polo. I Magi si aspettavano qualcosa di prezioso da un re e vedendo una semplice pietra si sentono traditi e delusi. Ma quella pietra aveva il dono del fuoco eterno che, in qualche modo, ĆØ una metafora dell’amore.

Nel tuo romanzo oltre alla storia d’amore principale, narri una bellissima storia di paternitĆ  acquisita. L’amore di Andrea per Amy ĆØ fatto di scelte consapevoli, di crescita comune, come si sviluppa nella tua storia?

ST Questa era un’altra delle sfide da affrontare. Nella situazione attuale, ci si trova spesso davanti a forme non tradizionali di rapporti e, tra queste, il padre che non ĆØ il padre ĆØ una delle più frequenti. Mi sono sempre chiesta, e scrivendo ho cercato di rispondermi, che cosa sia veramente importante, che cosa caratterizzi davvero una figura paterna. Quando ho trovato il termine ziopapy ho trovato anche  la chiave d’accesso per comprendere.  Andrea accoglierĆ  Amy, con tutti i suoi problemi, quando lei si sentirĆ  pronta con l’affetto di una figura paterna capace di donarle stabilitĆ .

Ringraziandoti della disponibilitĆ , come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti futuri.  

ST Magari un libro di riflessioni su questi tempi. Mi piacerebbe poi scrivere un altro libro per bambini.

Ringraziamo Algisa Gargano e Vicki Satlow e iniviamo a visitare laccount ufficiale di Susanna Tamaro.

:: Un’intervista con Diana Johnstone

12 febbraio 2021

Bentornata Mrs. Johnstone su Liberi di Scrivere e grazie per aver accettato questa nuova intervista. L’era Trump si ĆØ conclusa con i disordini di Capitol Hill. Anche se non c’è stata una vera guerra civile, ĆØ anche dovuto al fatto che hanno isolato Trump e chiuso il suo accesso ai social network? Il loro potere ĆØ cosƬ grande adesso?

DJ. Vorrei iniziare dicendo questo. Dalla caduta di Richard Nixon, il ruolo di un presidente degli Stati Uniti ĆØ diventato fondamentalmente quello di un venditore che ottiene il sostegno pubblico per le politiche originate dal complesso militare-industriale, Wall Street e varie potenti lobby, tutte che mirano a promuovere l’egemonia globale degli Stati Uniti. L’elezione del tutto inaspettata di Donald Trump nel 2016 ĆØ stata un incidente sorprendente che i veri governanti degli Stati Uniti hanno stabilito che non dovesse mai più accadere. Durante la sua presidenza, i media mainstream hanno ritratto Trump come un mostro orribile. Per mobilitare la sinistra, i Democratici lo hanno accusato di tutti i crimini di Identity Politics – sessismo, razzismo, anti-LGBTQ – culminati nella presunta minaccia dei violenti Suprematisti bianchi di prendere il potere.
Il massiccio passaggio alle votazioni per corrispondenza per le elezioni del 2020, i ritardi e le stranezze in vari seggi elettorali erano destinati a destare sospetti, soprattutto quando l’establishment aveva chiaramente deciso in anticipo che Biden doveva vincere. I sospetti di frode di Trump sono stati apertamente interpretati dall’establishment come prova che fosse un aspirante ā€œdittatoreā€. Non avrebbe dovuto essere affatto sorprendente che i sostenitori di Trump abbiano preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio per esprimere la loro indignazione per quella che credevano fosse un’elezione rubata. Le folle di invasori non avevano alcun piano, nessuna organizzazione e il principale atto di violenza ĆØ stata la fatale uccisione di una manifestante disarmata, una giovane madre e veterana dell’aeronautica. Denunciare questo evento confuso come una ā€œinsurrezioneā€ ha permesso alla leadership democratica di bollare Trump e i suoi sostenitori come nemici della repubblica e ā€œterroristi domesticiā€, un modo molto gradito per squalificarli politicamente.
I social media sono direttamente collegati allo stato di sicurezza. Dopo diversi anni passati a sviluppare un quasi monopolio della comunicazione interpersonale, FaceBook e Twitter sono in una posizione di forza per mettere a tacere chiunque scelgano. L’opinione dissidente viene sempre più messa a tacere, a cominciare dallo stesso ex presidente Trump.

Welcome back Mrs. Johnstone on Liberi di Scrivere and thank you for accepting this new interview. The Trump era ended with the Capitol Hill Riots. Even if there was no a real civil war, is it also due to the fact that they isolated Trump, and closed his access to social networks? Is their power so great now?

DJ. Let me start by saying this. Ever since the fall of Richard Nixon, the role of a U.S. President has basically become that of a sales person gaining public support for policies originating with the military-industrial complex, Wall Street and various powerful lobbies, all promoting US Global Hegemony. The totally unexpected election of Donald Trump in 2016 was an astonishing accident that the real rulers of the United States determined must never again be allowed to happen. Throughout his presidency, mainstream media portrayed Trump as a horrific monster. To mobilize the left, the Democrats accused him of all the Identity Politics crimes – sexism, racism, anti-LGBTQ – culminating in the alleged threat by violent White Supremacists to seize power.
The massive shift to mail-in ballots for the 2020 election, the delays and oddities in various polling stations, were bound to arouse suspicion, especially when the establishment had clearly decided in advance that Biden must win. Trump’s suspicions of fraud were loudly interpreted by the establishment as evidence that he was an aspiring ā€œdictatorā€. It should not have been one bit surprising that Trump supporters stormed the Capitol on January 6 to express their indignation at what they believed was a stolen election. The invading crowds had no plan, no organization, and the principal act of violence was the fatal shooting of an unarmed woman protester, a young mother and Air Force veteran. Denouncing this confused event as an ā€œinsurrectionā€ enabled the Democratic leadership to brand Trump and his supporters as enemies of the republic and ā€œdomestic terroristsā€, a very welcome way to disqualify them politically.
The social media are directly linked to the security state. After several years of developing a near monopoly of interpersonal communication, FaceBook and Twitter are in a position of force to silence whomever they choose. Dissident opinion is being increasingly silenced, starting with former President Trump himself.

Trump ĆØ uscito momentaneamente dal ring, metaforicamente, ma non il Trumpismo, che riflette il vero sentimento di molti americani (insomma, Trump non ha inventato nulla). Che ruolo giocherĆ  il Trumpismo, secondo lei, negli anni futuri?

DJ. Non sono sicura di cosa sia il trumpismo. Trump ha raccolto un seguito personale principalmente NON essendo come l’establishment politico. Il suo sostegno ĆØ più viscerale che programmatico. Non rispettava il codice vocale ā€œpoliticamente correttoā€. La sua opposizione all’immigrazione di massa gli ĆØ valsa la reputazione di razzista, ma sicuramente ha anche ottenuto sostegno. Il suo principale tema politico era combattere la delocalizzazione e favorire l’economia interna rispetto alla globalizzazione, ma non lo ha articolato chiaramente nĆ© ĆØ riuscito a realizzare un tale cambiamento in modo efficace. Inizialmente sembrava voler migliorare le relazioni con la Russia e persino la Corea del Nord, ma questi desideri sono stati sistematicamente sabotati. ƈ stato sviato verso il sostegno a tutto campo per Israele e l’estrema ostilitĆ  verso Cina, Iran e Venezuela.
Trump non ha mai avuto una chiara bussola politica. Non ha mai avuto nemmeno una squadra leale di aiutanti competenti ed ĆØ finito per essere circondato da nemici. Certamente, un’efficace opposizione all’establishment esistente ha bisogno di un leader molto più coerente di Trump. Un tale leader potrebbe essere migliore – o molto peggio, a seconda di quale direzione politica viene presa contro l’establishment.

Trump momentarily stepped out of the ring, metaphorically, but not Trumpism, which reflects the true feeling of many Americans (in short, Trump did not invent anything). What role will Trumpism play, in your opinion, in future years?

DJ. I’m not sure what Trumpism is. Trump gathered a personal following mainly by NOT being like the political establishment. His support is more visceral than programmatic. He didn’t respect the ā€œpolitically correctā€ speech code. His opposition to mass immigration earned him the reputation of racism, but surely also gained support. His main policy theme was to combat delocalization and favor the domestic economy over globalization, but he neither articulated this clearly nor managed to accomplish such a shift effectively. He initially appeared to want to improve relations with Russia and even North Korea, but these wishes were systematically sabotaged. He got sidetracked into all-out support for Israel and extreme hostility toward China, Iran and Venezuela.
Trump never had a clear policy compass. He never even had a loyal team of competent aides and ended up being surrounded by enemies. Certainly, an effective opposition to the existing establishment needs a much more coherent leader than Trump. Such a leader might be better – or much worse, depending on which policy direction is taken against the establishment.

Quindi Biden ĆØ il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Cattolico, bianco, democratico, forse anziano ma con una vicepresidente donna molto determinata. Kamala Harris ĆØ la vera sorpresa di queste elezioni? Pensi che sarĆ  in grado di esercitare un potere reale?

DJ. Non sorprende che la candidata alla vicepresidenza di Biden fosse una ā€œdonna di coloreā€. Ciò era necessario per accordarsi con la politica dell’identitĆ  del Partito Democratico. Kamala Harris ha ottenuto pochi voti alle primarie ed ĆØ stata ovviamente scelta dai leader del Partito per il suo aspetto e il suo conformismo. La sua personalitĆ  di procuratore dello Stato della California era autoritaria e il suo background indiano di casta superiore poteva essere considerato utile per sviluppare un’alleanza anti-cinese con l’India. Il team Biden-Harris ĆØ un puro anti-Trump: due ambiziosi politici di carriera su cui si può fare affidamento per perseguire l’agenda imperiale neoliberista.

So Biden is the new President of United States of America. Catholic, white, democratic, perhaps elderly but with a very determined female vice president. Is Kamala Harris the real surprise of this election? Do you think she will be able to exercise real power?

DJ. No surprise that Biden’s Vice Presidential candidate was a ā€œwoman of colorā€. This was required to accord with Democratic Party identity politics. Kamala Harris won few votes in the primaries and was obviously chosen by Party leaders for her looks and her conformism. Her personality as California State prosecutor was authoritarian and her upper caste Indian background might be considered useful for developing an anti-Chinese alliance with India. The Biden-Harris team is pure anti-Trump: two ambitious career politicians who can be relied on to pursue the neoliberal Imperial agenda.

Come ti sei sentita ascoltando il discorso di inaugurazione di Biden? Gli hai dato fiducia?

DJ. Confido che Biden sarĆ  cattivo come sembra: afferma aggressivamente l’eccezionalismo americano, riportando l’America come ā€œla forza trainante del bene nel mondoā€. Ciò significa bullizzare e punire altre nazioni per non essere abbastanza buone, perseguendo l’egemonia globale con tutti i mezzi possibili.
Biden ha parlato di promuovere l’unitĆ  nazionale, ma ha anche promesso di affrontare e sconfiggere ā€œrazzismo, nativismo, estremismo politico, supremazia bianca, terrorismo internoā€, che sono tutti termini che usa per denigrare l’opposizione come malvagia e persino criminale.
Ha promesso di ottenere la ā€œgiustizia razzialeā€. Nel vocabolario del Partito Democratico, il termine ha sostituito la giustizia sociale. Ma l’uno senza l’altro non ha senso.

How did you feel listening to Biden’s inauguration speech? Did you trust him?

DJ. I trust Biden to be just as bad as he sounds: aggressively asserting American exceptionalism, restoring America as ā€œthe leading force for good in the worldā€. This means bullying and punishing other nations for not being good enough, pursuing global hegemony by all means possible.
Biden spoke of promoting national unity, but he also promised to confront and defeat ā€œracism, nativism, political extremism, white supremacy, domestic terrorismā€, which are all terms he uses to disparage the opposition as wicked and even criminal.
He promised to achieve ā€œracial justiceā€. In the Democratic Party vocabulary, the term has replaced social justice. But one without the other does not make sense.

Sta per iniziare una nuova stagione di politica estera per l’America? Biden sarĆ  più intrusivo di Trump?

DJ. Questo ĆØ un ritorno alla politica estera di Obama, ma mentre Obama occasionalmente ha mostrato una certa moderazione nell’uso del potere militare (in Siria nel 2013), Biden non mostra tali tendenze. Biden ha costantemente sostenuto ogni guerra aggressiva degli Stati Uniti, dall’Iraq alla Siria. Era in prima linea tra coloro che chiedevano il bombardamento NATO della Serbia e l’imperdonabile distruzione della Libia. La sua ostilitĆ  ottusa nei confronti della Russia ĆØ rafforzata dal rapporto scandalosamente proficuo di suo figlio con l’Ucraina, uno scandalo che i media statunitensi hanno sistematicamente represso.

Is a new season of foreign policy beginning for America? Will Biden be more intrusive than Trump?

DJ. This is a return to the Obama foreign policy, but whereas Obama occasionally showed some restraint in use of military power (in Syria in 2013), Biden displays no such tendencies. Biden has consistently supported every aggressive US war, from Iraq to Syria. He was in the forefront of those calling for the NATO bombing of Serbia and the unpardonable destruction of Libya. His narrow-minded hostility to Russia is enforced by his son’s scandalously profitable relationship with Ukraine – a scandal that US media systematically repressed.

Pensi che ci sarĆ  un legame stretto o almeno privilegiato tra l’amministrazione Biden e il Vaticano?

DJ. Questa domanda mi sorprende. Se prendi in parola Papa Francesco, parla negativamente del capitalismo e della guerra, non esattamente dei valori morali dell’amministrazione Biden. Certamente l’ostentata pietĆ  cattolica di Biden non si estende a questioni sociali come l’aborto e non vedo il Vaticano condividere il suo entusiasmo per la transessualitĆ . Potrebbero esserci convergenze geopolitiche che non riesco a vedere. Ho avuto la tendenza a vedere il cattolicesimo di Biden come un segnale di virtù e un segno di origine etnica irlandese.

Do you think there will be a close or at least a privileged link between the Biden Administration and the Vatican?

DJ. This question surprises me. If you take Pope Francis at his word, he speaks negatively of capitalism and of war, not exactly the moral values of the Biden administration. Certainly Biden’s ostentatious Catholic piety does not extend to societal issues such as abortion and I don’t see the Vatican sharing his enthusiasm for trans-sexuality. There may be geopolitical convergences which I fail to see. I have tended to view Biden’s Catholicism as a virtue signal and mark of ethnic Irish origin.

Ciò che preoccupa ora ĆØ la Russia, con i suoi fenomeni di strada e l’arresto e la condanna di un oppositore di Putin, che sembra avere molto appoggio in Occidente. PerchĆ© pensi che sia tornato in Russia, se ha apertamente accusato Putin di essere l’istigatore del suo avvelenamento?

DJ. Siamo in un periodo di malcontento popolare in tutto il mondo e non c’è motivo per cui la Russia non dovrebbe avere la sua parte. La differenza ĆØ che gli Stati Uniti ei loro alleati della NATO sono attivamente coinvolti nel sostenere l’opposizione al presidente eletto della Russia, aggiungendo al contempo confusione accusando i russi di fare ciò che stanno facendo loro stessi. Non credo alla storia occidentale dell’avvelenamento di Alexei Navalny per il semplice motivo che la storia non ha senso, in molti modi. A mio avviso, questa ĆØ un’operazione di propaganda contro la leadership russa, e i noti legami di Navalny con Stati Uniti, Germania e Regno Unito indicano che sa cosa sta facendo come parte di questa operazione. Gli Stati Uniti vogliono apertamente sostituire Vladimir Putin con un altro Boris Eltsin, un leader debole che consentirebbe alle corporazioni occidentali di prendere il controllo delle risorse naturali della Russia e smantellare il suo potere militare. Navalny ĆØ stato condannato per alcune piccole truffe e non ĆØ stato punito eccessivamente, ma ĆØ un affare russo. Considerando il trattamento riservato a Julian Assange, l’ipocrisia delle potenze occidentali squalifica totalmente la loro tanto pubblicizzata preoccupazione per Navalny.

What is worrying now is Russia, with its street phenomena and the arrest and condemnation of an opponent of Putin, who seems to have a lot of support in the West. Why do you think he returned to Russia, if he openly accused Putin of being the instigator of his poisoning?

DJ. We are in a period of popular discontent all over the world, and no reason Russia should not have its share. The difference is that the United States and its NATO allies are actively involved in supporting opposition to Russia’s elected President, while adding to the confusion by accusing the Russians of doing what they are doing themselves. I do not believe the Western story of Alexei Navalny’s poisoning for the simple reason that the story makes no sense, in many ways. To my mind, this is a propaganda operation against the Russian leadership, and Navalny’s known links to the U.S., Germany and the UK indicate that he knows what he is doing as a part of this operation. The United States blatantly wants to replace Vladimir Putin with another Boris Yeltsin, a weak leader who would enable Western corporations to take control of Russia’s natural resources and dismantle its military power. Navalny has been convicted of some minor swindles and has not been excessively punished – but that is a Russian affair. Considering their treatment of Julian Assange, the hypocrisy of Western powers totally disqualifies their much-publicized concern for Navalny.

Russia e Unione Europea non troveranno mai un accordo? Ho letto che l’UE era interessata ai vaccini di Putin. Mi ero giĆ  posto questa domanda, ma alla luce dei nuovi sviluppi, come vede un post Putin?

DJ. Non vedo abbastanza avanti per un post-Putin. Non solo la Russia, ma il mondo ĆØ fortunato che al Cremlino ci sia un leader ragionevole, data tutta la pericolosa follia dell’Occidente. Con Putin e Lavrov a capo della politica estera russa, i leader statunitensi potrebbero costruire un mondo pacifico. Ma sono economicamente legati al loro complesso militare-industriale e psicologicamente legati al loro ā€œeccezionalismoā€ come ā€œfaro sulla collinaā€. E per questo, hanno bisogno di nemici. CosƬ trascinano con sĆ© i loro servili alleati europei nella fantasia di un’eterna egemonia globale euro-atlantica basata su ā€œvaloriā€ sempre più ridotti a vuoti slogan.
I russofobi strumentalizzano Navalny per cercare di sabotare il Nord Stream 2, cercando scuse moralistiche per antagonismi moralmente riprovevoli. Sarebbe un passo nella giusta direzione per l’UE rompere questa ostilitĆ  artificiale e cooperare con la Russia nella lotta al virus che sta sconvolgendo tutte le nostre vite.

Russia and the European Union will never find an agreement? I read that the EU was interested in Putin’s vaccines. I had already asked this question, but in light of the new developments, how do you see a post-Putin?

DJ. I do not see far enough ahead for a post-Putin. Not only Russia but the world is fortunate that there is a sensible leader in the Kremlin, given all the dangerous insanity in the West. With Putin and Lavrov in charge of Russian foreign policy, U.S. leaders could construct a peaceful world. But they are economically bound to their military-industrial complex and psychologically bound to their ā€œexceptionalismā€ as ā€œthe beacon on the hillā€. And for that, they need enemies. So they drag their subservient European allies along with them in the fantasy of eternal Euro-Atlantic global hegemony based on ā€œvaluesā€ that are increasingly reduced to empty slogans.
The Russophobes instrumentalize Navalny to try to sabotage the Nord Stream 2, seeking moralizing excuses for morally reprehensible antagonisms. It would be a step in the right direction for the EU to break from this artificial hostility and cooperate with Russia in combatting the virus that is disrupting all our lives.

Grazie per la disponibilità, speriamo di aver sensibilizzato i nostri lettori a questi problemi e di aver dato loro una visione più chiara. Come ultima domanda vorrei chiederti quali auspici desideri per il futuro?

DJ. Ho desiderato la stessa cosa per decenni: che gli europei guardassero il mondo da soli e si liberassero dall’occupazione militare statunitense e dall’infatuazione ideologica. Senza il supporto dei satelliti europei per le fantasie globali statunitensi, gli americani avrebbero la possibilitĆ  di sviluppare un atteggiamento realistico nei confronti del mondo.

Thanks for your availability, we hope to have made our readers aware of these issues and have given them a clearer vision. As a last question I would ask you what auspices do you wish for the future?

DJ. I’ve been wishing the same thing for decades: that Europeans would look at the world for themselves and liberate themselves from U.S. military occupation and ideological infatuation. Without the support of European satellites for U.S. global fantasies, Americans would have a chance of developing a realistic attitude toward the world.

Diana Johnstone, 8 February 2021

Quando vivere ĆØ “Tutta una questione di algoritmo” (BrĆØ Edizioni, 2020). Intervista a Luca Bovino a cura di Viviana Filippini

12 febbraio 2021

“Tutta una questione di algoritmo” ĆØ il romanzo di Luca Bovino edito da BrĆØ edizioni. Il protagonista – un avvocato- deve fare un immediato viaggio a Bologna per recuperare una somma. Lui parte, ma non sa che qule viaggio da Bari a Bologna gli cambierĆ  per sempre la vita e lo porterĆ  a mettere in discussione ogni aspetto del suo vissuto. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come ĆØ nata l’idea del libro? L’idea ĆØ nata dalla volontĆ  di liberarmi di alcuni fantasmi che aleggiavano nella mia testa da diverso tempo.Ā  Ho iniziato dapprima ad immaginare l’episodio centrale del libro, dove il protagonista si trova nella libreria e si imbatte in un libro in cui c’ĆØ scritto qualcosa che lo lascia sbigottito. Dopo, a poco a poco, ho ricostruito un percorso per arrivare, e poi per uscire, da quella situazione. Però, in parte, quanto narrato ĆØ ispirato ad un fatto accadutomi davvero durante un viaggio di lavoro. Lo spunto per un canovaccio romanzesco ce l’avevo davanti ai miei occhi, dovevo soltanto camuffarlo, e rendere il vero verosimile, e il possibile impossibile.

Quanto c’è di lei nel personaggio protagonista? SƬ, c’è tantissimo di me. E forse ĆØ necessario che sia cosƬ. Ogni testo ĆØ idiosincratico, ipersoggettivo. La riprova, diceva Todorov, ĆØ che non potrai mai avere due racconti identici di uno stesso fatto. NĆ© due riassunti uguali di uno stesso testo, come sanno bene gli studenti, loro malgrado. Quindi, in ogni scritto c’è il DNA del suo autore, i suoi tic, le sue devianze, le sue ossessioni. Ad ogni modo, il racconto ha effettivamente un antecedente biografico. Una mattina mi trovai in una libreria, tanto lontano da casa, stanco e spossato da un viaggio di lavoro, e mi imbattei in un libro che aveva un contenuto che mi sembrava originale. Mi partƬ un What if. Provo a spiegarmi con un esempio. Nell’Odissea l’indovino Tiresia diede un oracolo ad Ulisse pieno di immagini assolutamente incomprensibili: c’è un remo, un ventilabro, un popolo che non conosce il sale, e tante altre cose misteriose. Erano delle evidenti allusioni, ma non si capiva bene a cosa. Ero molto deluso del fatto che nessun critico ne parlasse mai, e mi chiedevo perchĆ© l’autore l’avesse lasciata cosƬ vaga. Poi, per caso, in un racconto dell’Aleph di Jorge Luis Borges trovai la spiegazione che Omero aveva dimenticato di dare. Allora non ero stato l’unico a pensarci? Provai una sensazione di felicitĆ  indescrivibile e travolgente. Ecco, quel giorno, in quella libreria, vissi un’esperienza del genere, ma moltiplicata per mille. Più proseguivo nella lettura, più crescevano le mie aspettative, perchĆ© sembrava che lƬ ci fosse l’intero universo delle risposte su cui mi interrogavo da sempre. Fu piacevole quanto straniante: sentivo come se da un momento all’altro potessi trovarci qualcosa di straordinario, ma sapevo che era impossibile. C’era da ridere e da restare seri. Era questo il what if: se esistesse davvero un libro in grado di sconvolgere la vita al suo lettore, quale contenuto potrebbe avere? Ma prima ancora di trovare una risposta mi sono detto: se hai una storia, con un’idea impossibile e verosimile, allora hai un romanzo! Dovevo solo scriverlo. E in effetti, poi, qualcosa ĆØ successo. E sta ancora succedendo.

Il viaggio fisico da Bari a Bologna, può essere visto anche come un viaggio interiore compiuto dal protagonista per la riscoperta del proprio io profondo? Certo, ogni viaggio lo ĆØ. Il mio romanzo ĆØ certamente picaresco. In fondo, ĆØ il racconto di un viaggio, e di frodi, di spostamenti e di illusioni, di movimenti e di immobilismi. E questo tipo di racconto ha metodiche rimaste, più o meno, costanti sin dal Medio Evo. Gli spostamenti a cavallo ora si fanno in automobile o in aereo; non si cerca il Graal ma qualcosa di altrettanto ineffabile; non si combattono i draghi ma mostri ugualmente pericolosi. E poi, una volta in strada, si ha la stessa sensazione di smarrimento del cavaliere errante: la realtĆ  che si immaginava di trovare prima di partire – con i suoi principi, codici, riti, modi – sembra scomparsa.Ā  Ogni viaggio fisico ĆØ anche un viaggio morale, e c’è anche una ragione quantistica su questo. In Helgoland il fisico Carlo Rovelli racconta di come gli atomi restino alterati una volta in contatto con altri atomi, e lo stesso accade anche ai corpi che sono fatti di atomi. Quindi ogni nuova interazione provoca nuova informazione con la particolaritĆ  che ogni tentativo di volgere uno sguardo verso sĆ© stessi fa perdere parte dell’informazione acquisita in precedenza e ne fa acquisire nuova. Ed ĆØ singolare come questa lettura regga benissimo anche dal punto di vista morale. Non accumuliamo conoscenze, le cambiamo sempre. Per questo, ogni volta, ad ogni nuova esperienza ci sembra sempre di non riconoscere più sĆ© stessi. Il punto ĆØ che ogni fisico teorico, ogni scrittore, ogni uomo ha sempre lo stesso problema: cercando di scavare nell’impenetrabilitĆ  di quel ā€œio profondoā€ finisce per non avere argomenti per esprimerlo (altrimenti non sarebbe impenetrabile). E ricorre alle formule, al linguaggio, ai simboli. Ma tutti i simboli lasciano sempre nascosto l’elemento che rappresentano; e allora interagiscono, interfacciano, interloquiscono in sua vece, e lasciando nell’ombra, nel profondo, l’elemento cui alludono. Questa ĆØ la grande lezione, una delle tante, che mi ha provocato la lettura di Luhmann, un titano del nostro tempo, al quale devo molto pur avendo appreso pochissimo, e ricordandolo qui cerco di ripagare in parte questo debito.

Cosa intende per Algoritmo Esistenziale del quale il protagonista deve occuparsi? Un ā€œalgoritmo esistenzialeā€ per me ĆØ soltanto un ossimoro; il titolo che ho dato al libro ĆØ chiaramente un’antifrasi. E la cosa divertente ĆØ che nessun algoritmo potrĆ  mai riconoscerlo: l’ironia ĆØ sempre meta testuale; la prima volta che un computer avrĆ  istruzioni per ridere da solo il mondo finirĆ . In fondo la vita non ĆØ razionale. Non ci sarĆ  mai nessuna equazione, o teoria, a spiegarci come funziona davvero la natura. Sono arrivati ad ammetterlo anche i fisici, dopo aver scoperto (o forse inventato) la teoria dei quanti. Woody Allen disse una volta: se Dio esistesse dovrebbe spiegarmi molte cose; e in effetti ĆØ cosƬ. Però, diciamola tutta, non penso neanche che la realtĆ  sia narrativa; cioĆØ che esista una mano invisibile a distribuire premi e lieti finali. Mi piacciono i romanzi proprio perchĆ© sono romanzi. Ma non ci credo. La razionalitĆ  e la narrativitĆ  sono soltanto le proprietĆ  dei nostri emisferi cerebrali. Certo, guardiamo il mondo attraverso loro. Ma appartengono a noi, non al mondo. Ma c’è anche un’altra riflessione da fare. C’è stato un altro grande pensatore italiano, Emanuele Severino, che aveva ricordato come la cifra del nostro tempo sia la vittoria della tecnica. CioĆØ della capacitĆ  quasi irreversibile dei mezzi di diventare scopi. Il sistema sociale che oggi domina non ĆØ il capitalismo o la democrazia o altro, ma ĆØ la tecnica: la tendenza di qualsiasi sistema a predisporre mezzi che amplifichino altri mezzi che a loro volta amplifichino altri mezzi che dovrebbero in teoria raggiungere scopi, ma che questa continua amplificazione fa allontanare sempre più. Fino diventare degli scopi solo teorici. L’informatica, a pensarci bene, ha avuto questa evoluzione: i sistemi telematici sono costruiti per migliorare innanzitutto se stessi, e solo accidentalmente per migliorare il tenore di vita delle persone. Eppure era per quello che furono concepiti. Ma lo stesso vale per la politica, per l’economia, per il diritto. Ogni sistema riproduce innanzitutto gli elementi che riguardano se stesso, sono principalmente autopoietici (come ricordava sempre Luhmann) e forse autopoetici (come ricordava Baumann, a proposito della visione di Luhmann) e spostano sempre più al loro esterno i fini, sostituendo i mezzi con altri mezzi. La tecnica non ĆØ la serva, ma la padrona del nostro mondo. E la tecnica si esprime attraverso gli algoritmi.

Lei ĆØ avvocato come ĆØ stato scrivere un romanzo? ƈ stato un po’ come sentirsi allo stesso tempo il narcotrafficante e l’agente antidroga, per usare una felice battuta di David Foster Wallace. L’avvocato ha sempre il panico di essere frainteso, per questo si appoggia ai luoghi comuni del suo gergo: per non farsi scoprire. In fondo nel settore giuridico c’è giĆ  un testo (che ĆØ la legge) e c’è giĆ  un lettore ufficiale (che ĆØ il giudice). Quindi lui deve interpretare l’interpretazione, e cerca di farlo in punta di piedi, nel modo meno originale possibile, per non dare l’impressione di essere un usurpatore. Il linguaggio letterario, invece, ĆØ creativo; il testo non c’è: lo realizza lo scrittore, con la collaborazione del lettore. Scrittore e lettore sono un’associazione a delinquere finalizzata alla creazione di falsi. Umberto Eco l’aveva detto bene: tra quei due c’è un patto illecito: uno fa finta di scrivere la veritĆ , l’altro fa finta di crederci. E si divertono frodandosi a vicenda. I poeti sono strane creature, ogni volta che parlano ĆØ una truffa, cantava De AndrĆØ (che era sia poeta che musicista, e quindi doppiamente illecito). E poi la scrittura non ha vere e proprie regole: si possono usare licenze lessicali, abolire la sintassi, invertire sequenze temporali, alterare la logica. Tutto può andare bene per rendere un’immagine con le parole. Forse la vera incompatibilitĆ  la vedrei tra la poesia e la matematica, più che tra questa e la filosofia. Solo due persone nella storia dell’umanitĆ  hanno scritto opere matematiche in forma di poesia: Omar Khayyann e Giordano Bruno. Eccezioni irripetibili. Qui, la regola ĆØ che non ci sono regole: per questo le metafore vanno continuamente aggiornate. Ecco, se dovessi fare un paragone tra il linguaggio giuridico e quello letterario, direi che i loro discorsi hanno mire invertite, e retoriche speculari. Lo scrittore può anche giocare con i ragionamenti, ma vuole provocare un’emozione. Mentre l’avvocato potrĆ  anche giocare le emozioni, ma vuole provocare un ragionamento.

Tutta una questione di algoritmo”, può essere visto come un romanzo di formazione, dove il protagonista anche se adulto ĆØ chiamato a trovare un nuovo sĆ©? La domanda tocca un punto nevralgico. Ogni romanzo ĆØ la storia di una quiete infranta, che un protagonista dovrĆ  ripristinare. E se ci riesce, di solito, diventa un eroe. PerchĆ© grazie a lui la vicenda collettiva riconquista l’equilibrio che aveva perduto. Qualcuno ha detto che la vicenda collettiva ĆØ di solito circolare, mentre quella individuale ĆØ lineare. Il meccanismo era giĆ  stato studiato nei primi anni del Novecento da Propp nella sua Morfologia della fiaba, a proposito dei racconti popolari. Il protagonista elimina la minaccia del regno e diventa principe. Però non sempre gli va bene. Il cambio di status potrebbe anche diventare una pena. La riconquista del paradiso perduto talvolta esige il sacrificio di un messia. Gli studi di Propp si rivelarono un’autentica miniera d’oro. Cinquant’anni dopo gli strutturalisti francesi provarono ad applicare i suoi studi al romanzo, non sempre con risultati efficaci. Anche in Italia ci sono stati lavori importanti sul tema. Ricordo Gianni Rodari e la sua Grammatica della fantasia, secondo cui il romanzo sarebbe un’allegoria dell’adolescenza: dopo aver attraversato il bosco dell’infanzia, nessuno riesce a tornare bambino. E, in effetti, anche nel mio racconto, ad un certo punto, c’è un bosco e un bambino che lo attraversa tornandone cambiato. ƈ una citazione, neanche troppo velata, a questo compianto autore, che oggi avrebbe compiuto cento anni. Nell’ultimo capitolo di Se una notte di inverno un viaggiatore anche Italo Calvino si interrogava su un’altra intuizione del russo: tutti i romanzi potrebbero delle variazioni sul tema di un unico racconto primordiale? Chi può dirlo. Il romanzo ĆØ comunque una reazione simbolica all’ineluttabilitĆ  dell’entropia. E da questo punto di vista, forse, potrebbe essere formativo.

Se dovessero fare un film chi vedrebbe nella parte del protagonista? Domanda imbarazzante. Dovrebbe essere un soggetto riflessivo, ma anche impulsivo; intraprendente ma anche pigro; determinato ma anche indolente; moderatamente intellettuale però anche molto screanzato; energico ma anche nevrastenico. Non riesco a vedere un attore italiano che oggi riesca a dare voce a tutte queste contraddizioni. Certo, per caritĆ , oggi ci sono attori bravissimi in Italia, ma forse sono un po’ troppo caratterizzati (diciamo che ĆØ difficile trovare qualcuno che riesca a non fare sempre la stessa espressione col viso). Io vedrei bene un attore che riesca a trovarsi a suo agio in un’atmosfera iberica, piena di elementi grotteschi e stranianti, uno dei tanti che recitavano per i film di Bunuel, o per Kubrik. Però la domanda ĆØ anche cattivella, l’attore ĆØ la maschera che sceglie il regista in base a come lui legge il testo, in base alle tensioni e alle pertinenze che lui avrebbe individuato come essenziali nel racconto. Dire ad un regista quale attore dovrebbe scegliere ĆØ come dire ad un lettore il modo con cui dovrebbe leggere un romanzo. Un romanzo si legge proprio perchĆ© ha moltissimi livelli di fruizione e ognuno più scegliere quale gli aggradi. ƈ come portare un bambino ad un negozio di caramelle e poi scegliere al suo posto quali dovrĆ  mangiare. O scegliere al posto di un allenatore i giocatori che dovrebbe far scendere in campo. Certo, potrĆ  essere molto educativo, molto funzionale, molto pragmatico. Ma ĆØ la morte della poesia, della fantasia, del gioco. E forse ĆØ anche per questo che il cinema ĆØ attualmente in crisi, almeno quasi quanto la nostra nazionale: le scelte le fanno gli altri, e non ci si diverte più.

:: Un’intervista con Amalia Frontali & Rebecca Quasi, autrici di “Centro”

7 febbraio 2021

Benvenute su Liberi di scrivere, siete le vincitrici dell’undicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e fatto conoscere libri interessanti magari anche non molto noti. Il mio premio ĆØ nato per questo, per dare visibilitĆ  ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che siate qui. Parlateci di voi, dei vostri studi, del vostro lavoro, della vostra infanzia.

R: Sono una signora di mezza etĆ , di vero lavoro faccio la maestra di scuola primaria e, durante la mia infanzia, ho avuto il privilegio di crescere con un nonno che ha fatto della narrazione il nostro principale sistema di comunicazione.

A: Ho la stessa etĆ  di Rebecca (ma mi rifiuto di dichiarare che sia mezza etĆ ), e ho avuto un’infanzia fantastica, immersa nei libri, visto che entrambi i miei genitori erano lettori fortissimi. Lavoro in ufficio, in ambito informatico, un lavoro con poca poesia, che però ha il gran pregio di non essere affatto noioso.

C’è da dire che comunque il vostro libro ā€œCentroā€ ĆØ anche stato finalista al Premio Letterario Amazon Storyteller. Raccontateci come ĆØ andata.

R: Quando abbiamo terminato ā€œCentroā€ casualmente erano aperte le candidature a Storyteller. ā€œChe facciamo, partecipiamo?ā€ ci siamo dette. PerchĆ© no? Lo abbiamo iscritto e non sappiamo bene com’è che ĆØ arrivato in finale.
E’ un romanzo che non appartiene, a mio parere, a una categoria precisa. l’accanimento nel definire ā€˜i sintomi’ dei vari generi e categorie mi lascia sempre molto perplessa. Mi piace pensare che ā€œCentroā€ sia piaciuto perchĆ© appunto ĆØ difficile collocarlo con precisione.

A: L’emozione prevalente nello scoprire che era arrivato in finale ĆØ stata lo stupore. E’ un romanzo particolare, non ci aspettavamo davvero che attirasse l’attenzione. L’esperienza Storyteller nel complesso ĆØ stata molto divertente.

ā€œCentroā€ ĆØ il primo libro che scrivete insieme? Come ĆØ nata questa collaborazione artistica?

R: A costo di sembrare ripetitiva, anche questo ĆØ accaduto per caso.
Ho amato moltissimo la saga epistolare che Amalia ha scritto a quattro mani con Amaryllis. La Saga della Sposa in 4 volumi, ha abitato la mia fantasia durante l’estate del 2019.
Quando Amalia mi ha proposto di scrivere qualcosa insieme, cosa che non avevo mai fatto, mi sono sentita lusingata ma anche impaurita, tuttavia, poichĆØ il nostro motto ĆØ ā€œvediamo come vieneā€, ho ritenuto di poter rischiare.

A: Be’ non proprio ā€œper casoā€. Dopo la lettura di ā€œDita come farfalleā€, uno dei romance regency di Rebecca, mi ero ripromessa di conoscere l’autrice, tanto lo avevo apprezzato (il che non ĆØ frequente, sono un po’ sofistica sulle ambientazioni nella reggenza). Amo scrivere a quattro mani, la considero un’esperienza stupenda di condivisione, cosƬ quando alla fine ci siamo conosciute (si scrive conoscere e si legge abbordare online) le ho proposto un tentativo. Per lei era un salto nel vuoto, ma ho scoperto che Rebecca ĆØ una che ha il coraggio di saltare.

ƈ un testo autoprodotto, vero? Avete ricevuto anche proposte editoriali tradizionali da editori? C’è qualcuno che volete ringraziare, che vi ha fatte incontrare?

R: Il libro ĆØ autoprodotto. Al momento non abbiamo ricevuto nessuna proposta da editori tradizionali. Il nostro incontro ĆØ avvenuto tramite i nostri libri, ci siamo lette a vicenda e ci siamo piaciute, prima come autrici e poi come persone.

A: Va detto che il self-publishing ĆØ uno strumento che entrambe amiamo molto. E’ perfetto per la scrittura amatoriale, perchĆ© consente di arrivare alla pubblicazione senza dover rendere conto a nessuno di tempi, modi, scelte. Questa ĆØ esattamente la filosofia con cui collaboriamo: divertirci senza nessun vincolo.

Avete ricevuto proposte di tradurlo in qualche lingua straniera? Avete progetti in merito?

R: Al momento non ci ĆØ stata fatta nessuna proposta per la traduzione del romanzo, devo dire che l’idea, però mi piacerebbe moltissimo, cosƬ come mi piacerebbe che diventasse un audiolibro.

A: Mi associo. A dire il vero mi piacerebbe anche moltissimo vederlo trasposto sullo schermo.

Di cosa parla il vostro libro? Quali sono i personaggi principali?

A: ā€œCentroā€ parla di due atleti, uno schermidore e un’arciera, che gareggiano alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si conoscono e si innamorano, con la consapevolezza che la loro avventura debba in breve tempo terminare con una separazione. Il destino li farĆ  rincontrare sei anni dopo, in una Vienna alle soglie della guerra, dove tutti i nodi verranno al pettine.

R: ā€œAccordiā€, il nostro nuovo romanzo, che uscirĆ  il mese prossimo, racconta la storia di un matrimonio aristocratico nell’alta nobiltĆ , contratto secondo le consuetudini dell’epoca ma che le circostanze e i ā€˜contraenti’ muteranno in una storia d’amore. I protagonisti di ā€œAccordiā€ sono personaggi secondari in ā€œCentroā€.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtĆ ? Essendo un romanzo storico so che avete fatto molte ricerche, ma in alcuni punti avete come dire preso delle licenze poetiche, non ĆØ vero?

A: In molti punti, direi che ĆØ pieno di licenze. Abbiamo cercato di ricostruire più che altro le atmosfere della belle epoque, sospese su un mondo in equilibrio instabile fra la tradizione e la modernitĆ . Anche i personaggi incarnano questo contrasto, con il rispettivo vissuto. La parte storica legata alle Olimpiadi (che sono molto ben documentate anche online) ĆØ piuttosto fedele per quanto riguarda luoghi, tempi e modi, ma i personaggi storici li abbiamo ā€œpresi in prestitoā€ offrendo loro destini più clementi di quelli che la storia gli ha riservato. Anche per questo abbiamo inserito un paragrafo di note storiche e di scuse ai personaggi, per le libertĆ  che ci siamo concesse.
Per la cornice storica abbiamo più che altro giocato sui piccoli dettagli, per cercare di trasmettere in modo realistico l’ambientazione.
In che genere può essere collocato? Ne segue le regole principali, o ĆØ innovativo e un po’ si discosta?

R: Non credo che ā€œCentroā€ sia ligio alle regole di collocamento. E’ rosa, ma non rosa rosa. E’ storico ed ĆØ anche uno sport-romance. E’ sicuramente una storia d’amore e ha l’intento di mostrare come eventi che non possiamo controllare, influenzino la vita delle persone.

Che accoglienza avete avuto dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

R: In generale l’accoglienza ĆØ stata positiva. Come ĆØ naturale qualcuno non ha apprezzato il romanzo, alcune critiche le ho trovate molto pertinenti e costruttive. Personalmente sono molto grata a ā€œCentroā€, scrivere con un’altra persona, avere un confronto continuo su trama, personaggi, dettagli e sfumature, l’ho trovato molto formativo. E’ assai diverso discutere di una storia ā€˜strada facendo’ rispetto ad avere un confronto finale con beta readers, editor e blogger.

A: Se parliamo di numeri, non ĆØ un romanzo che abbia scalato le classifiche, forse anche a causa della sua atipicitĆ , come si diceva. Ha però ricevuto diversi riscontri positivi, ottime critiche costruttive e soprattutto ci ha permesso di conoscerci, divertirci e far sbocciare un’amicizia, risultato che personalmente considero impagabile.

Quali sono i vostri autori preferiti? Che genere di libri amate di più leggere?

R: Leggo di tutto a parte l’horror. Tra i miei autori preferiti ci sono J. Austen, A. Trollope, E. Wharton, E. Von Arnim. Tra i contemporanei A. Tyler.

A: Sono piuttosto eclettica, l’unico tipo di romanzi che non leggo sono quelli sulle malattie e la disabilitĆ , tipo cancer books e ho qualche riserva sullo spionaggio. Tra i miei autori preferiti posso citare Austen, Wharton, Zweig, Durrenmatt. Più recenti McMaster, McEwan, Ng.

Infine, ringraziandovi della disponibilitĆ , l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

R: Non abbiamo materialmente iniziato nulla di nuovo, ma abbiamo diverse idee in cantiere. Senz’altro completeremo la serie ā€œBelle Epoqueā€ con un terzo romanzo che narrerĆ  le vicende di Ernest, comparso in ā€œCentroā€.

A: L’unica certezza ĆØ che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere la collaborazione, ci siamo divertite troppo.

:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che ĆØ successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilitĆ  del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, ĆØ mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi ĆØ difficile immaginarlo lƬ, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontĆ  in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, ā€œThis empire is collapsing.ā€

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term ā€œLiterary Fiction.ā€ But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo ĆØ anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua ĆØ lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa ĆØ poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltĆ . La voce di Amy mi ĆØ sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona ĆØ una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma ĆØ vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sĆ© autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi ĆØ molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy ĆØ l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identitĆ . In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa ĆØ la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione ĆØ una forma insolita di influenza, perchĆ© non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non ĆØ razzista, ma ĆØ negativamente influenzato dall’idea di Tom che ā€œla forza ĆØ dirittoā€. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma ĆØ troppo tardi.
Hastings ĆØ perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater ā€œmight makes rightā€ ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione ĆØ molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo ĆØ molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. ƈ una cosa bellissima, ed ĆØ il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perchĆ© molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist ĆØ frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalitĆ  sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma ĆØ difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. ƈ cosƬ che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo ĆØ difficile da trovare in televisione, perchĆ© il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase ā€œimponderable nature of the world,ā€ and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscuritĆ  del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. ƈ l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la cittĆ  stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding ĆØ stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtĆ  e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E cosƬ, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che ĆØ disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinitĆ  con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from ā€œThe Southern Gothicā€ tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

:: Review Party: Venezia Enigma di Alex Connor (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2021

Venezia, XVI secolo. Dopo un disperato tentativo fallito di assassinare il suo aguzzino, Marco Gianetti fugge con la sua amante, Tita Boldini. Angosciato dai crimini che pesano sulla sua coscienza, in cerca di redenzione si ĆØ rivolto all’enigmatico olandese Nathaniel der Witt. Ma der Witt brama vendetta: ĆØ giunto a Venezia per indagare su una serie di brutali omicidi che hanno sconvolto la cittĆ ; omicidi legati ai famigerati Lupi di Venezia, ai quali non perdona l’assassinio di sua figlia. Con il suo nuovo alleato, sotto la minaccia dello spietato Pietro Aretino, der Witt inizia la sua ricerca. Mentre a uno a uno i Lupi cominciano a essere scoperti, Marco Gianetti crede di aver trovato finalmente la pace. Ma la vita di qualcuno che gli ĆØ molto vicino potrebbe essere in grave pericolo e una spia un tempo fedele ad Aretino, Adamo Baptista, minaccia di svelare i segreti di Marco: la Serenissima ĆØ sempre più un luogo sinistro e la sete di sangue dei Lupi di Venezia non ĆØ ancora placata… 

Se amate i thriller a tinte forti ambientati nel mondo dell’arte certamente conoscerete Alex Connor, la scrittrice e artista inglese molto amata anche qui da noi, da alcuni ritenuta la Dan Brown donna, sebbene sia caratterizzata da uno stile molto particolare e personale che forse si discosta dal Re del romanzo avventuroso-esoterico. Il suo stile ĆØ infatti sensuale, immaginifico, sanguigno, a tratti selvaggio come il passato che fa rivivere nei suoi romanzi.  Poi indaga sulle luci e sulle ombre del passato della nostra penisola, che ama molto.

Ama l’Italia, la sua storia e il suo patrimonio artistico e li valorizza nei suoi romanzi più di molti italiani, in un certo senso. Grande ĆØ la sua sensibilitĆ  nel descrivere la bellezza e il fascino di un mondo perduto, ai più sconosciuto. Sebbene non ne nasconda affatto le miserie e le abiezioni soprattutto dei ricchi e dei potenti, e degli uomini e le donne al loro servizio.

In Venezia Enigma ci porta in una Venezia macchiata da una scia di sangue, molti delitti vengono commessi da dei misteriosi assassini denominati I lupi di Venezia, di cui nessuno conosce l’identitĆ .

Bakita faticava a comprendere. Ā«Ma qual ĆØ l’obiettivo di questi Lupi? Vogliono soltanto uccidere?Ā»
Ā«E chi lo saĀ», rispose Caterina. Ā«Potere, sangue, concupiscenza, il totale controllo sulla vita e la morte? Venezia ĆØ famosa per offrire ogni genere di piacere e depravazione. Forse questi massacri sono soltanto l’ennesima aberrazione in una cittĆ  giĆ  abbastanza dissolutaĀ»

E poi c’ĆØ lui Pietro Aretino un villain all’ennesima potenza, come in ogni thriller che si rispetti, emblema del male che può nascondersi anche dietro un uomo di ingegno, e forse per questo ancora più letale. A lui si contrappongono Marco Gianetti, capo di una delle famiglie più ricche della cittĆ , uomo tormentato e in cerca di redenzione, alleato dell’ enigmatico olandese Nathaniel der Witt, nella cittĆ  lagunare per maturare la sua vendetta. Strana coppia di eroi che troveranno la chiave di questo mistero? A voi toccherĆ  scoprirlo leggendo il libro che vi garantisco non vi darĆ  il tempo di annoiarvi.

Una storia di vendetta, potere, sangue in uno scenario sfarzoso in cui la corruzione convive con il lusso e lo splendore di un mondo in bilico tra Occidente e Oriente, crocevia di commerci, idee, e passioni.

Traduzione di Tessa Bernardi.

Per l’occasione ho voluto anche farle un paio di domande, e lei come sempre molto diponibile ha risposto.

Vorrei sapere come ĆØ nata la genesi di Venezia Enigma, il terzo libro della collana “I lupi di Venezia”.

ƈ stata una serie molto complicata con molti personaggi – e mi mancano moltissimo! Volevo scrivere del passato e dell’arte, ma volevo anche esplorare l’omicidio nella storia dell’arte; la bruttezza della brutalitĆ , sullo sfondo della cittĆ  più bella della terra. L’idea di The Wolves of Venice era quella di incorporare alcuni personaggi della vita reale – Pietro Aretino, Tintoretto e Tiziano – in una immaginaria serie di eventi straordinari. Volevo anche intrecciare le loro vite con sconosciuti, tutti con le loro diverse ragioni per essere a Venezia. Quindi, dopo aver costruito la mia storia attorno all’antieroe Marco Gianetti, ho riunito tutti i personaggi in Venezia Enigma rendendo ognuno di loro un possibile sospetto. I lupi quando saranno rivelati dovrebbero essere una rivelazione!

Venezia ĆØ una cittĆ  d’arte, insieme a Firenze forse la più bella d’Italia e del mondo. Com’era nel XVI secolo?

La Venezia del XVI secolo era straordinaria, ammirata dal mondo. Non c’era nessun altro posto come la cittĆ  lagunare e intorno a lei nacque una leggenda. I visitatori hanno trovato la disposizione delle piazze e delle strade, dei canali ad incastro e della Laguna, una meraviglia del mondo. Un trionfo di ingegnositĆ  e invenzione. La maestositĆ  di San Marco e la gloria dell’architettura sullo sfondo dell’Adriatico in continua evoluzione erano un contrasto diretto con le strade intensamente trafficate di Roma e Firenze. E poichĆ© Venezia era cosƬ spettacolare ha attirato le persone più spettacolari, cortigiane, attori, musicisti, banchieri, gioiellieri – e un centinaio di altri mestieri da ogni angolo del mondo. I mercanti venivano perchĆ© sapevano che la popolazione diversificata significava un mercato pronto e che la nobiltĆ  esigente ed esigente desiderava essere viziata con le spezie, i tessuti, i mobili e i gioielli d’argento più insoliti e costosi. Venezia ĆØ stata anche fortunata ad avere molti geni, Tiziano, Tintoretto e Veronese, oltre a molti villaines. Nel XVI la cittĆ  era bellissima, ma poteva anche essere pericolosa. I vicoli e i canali che erano cosƬ affascinanti alla luce del giorno ospitavano prostitute e borseggiatori di notte, e c’erano molti casi di ladri che si spacciavano per preti per derubare viaggiatori incauti e persino rapire bambini. Dove c’era grande ricchezza, c’era grande malvagitĆ  e la contraffazione era un fiorente commercio, molti dipinti e incisioni venivano esportate in altri paesi d’Europa via mare. Eppure gli stessi grandi velieri che portavano il lusso portavano anche parassiti, e con la seta e le spezie venne la peste … La Venezia del XVI secolo era un luogo eccitante, pieno di opportunitĆ , talento e morte.

Descrivi un mondo di spie, segreti, inganni e vendette. Un mix ideale per un thriller, non credi?

Il migliore! Le spie affascinano il lettore e lo respingono allo stesso tempo. Ammiriamo la loro abilitĆ  e astuzia, ma detestiamo l’ipocrisia con cui sopravvivono. Ci rendiamo conto che se spiano gli altri, ci spiano. Come con i segreti, oh, il potere dei segreti e di coloro che li custodiscono ĆØ intrigante. Non ĆØ un caso che Pietro Aretino abbia accumulato una fortuna ricattando, tenendo nel palmo della mano due Re, oltre a tanti nobili che manipolava come un burattinaio. ƈ sopravvissuto a due tentativi di omicidio eppure ha continuato con le sue estorsioni. Ovviamente il brivido del ricatto era un piacere troppo ricco per resistere. Ci vuole un certo carattere per essere una spia o un ricattatore, un distacco dalla morale degli altri, ma questo ĆØ ciò che li rende cosƬ avvincenti. La vendetta, ovviamente, ĆØ qualcosa con cui ci identifichiamo tutti. A quale persona sulla terra non ĆØ stato mentito, non ĆØ stata ingannata, derubata, minacciata o ingannata? Fa parte della vita e tutti noi desideriamo – di solito solo fugacemente – di poter esigere vendetta e la nostra forma di giustizia. I personaggi de I LUPI DI VENEZIA si vendicano e cosƬ facendo permettono al lettore di provare un brivido surrogato. Un cattivo serve come terapia! Ci permette di esplorare l’immoralitĆ  tra le copertine sicure di un libro.

Come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti futuri

Sto scrivendo il primo libro di una nuova trilogia sul tema dei Borgia. Tuttavia non sto seguendo le orme che hanno fatto la TV o altri libri, sto invece setacciando la veritĆ  dalla finzione e sto scoprendo un’enfasi diversa. Ci ĆØ stato detto dell’immortalitĆ  dei Borgia, dell’incesto, degli omicidi, ma quanto di questo sono semplici calunnie dei loro rivali? Molti dei quali eguagliavano i Borgia nella loro spietatezza. No, questo non ĆØ un tentativo di edulcorare la famiglia, ma ĆØ un modo per suggerire che la minaccia era grande sia dall’interno che dall’esterno. E ovviamente sto scrivendo dei pittori entrati in contatto con i Borgia. Pinturicchio, e più tardi Leonardo da Vinci – un inaspettato guerrafondaio. Ci sono molti dettagli e molti fatti veri. Guerra e amore. Odio e aviditĆ . SarĆ  brutale, sensuale, inquietante e, farĆ  riflettere.

ALEX CONNOR  ƈ autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte. Lei stessa ĆØ un’artista e vive in Inghilterra. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, ĆØ diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha pubblicato la sua trilogia su Caravaggio, composta da Caravaggio enigma, Maledizione Caravaggio ed EreditĆ  Caravaggio; Goya enigma; Tempesta maledetta; I Lupi di Venezia; I cospiratori di Venezia e Venezia enigma. Per saperne di più: www.alexandra-connor.co.uk

Intervista a Paolo Venturini per ā€œMichele Dancelli, l’asso di fioriā€, Compagnia della stampa Massetti Rodella (2020) A cura di Viviana Filippini

25 gennaio 2021

ā€œMichele Dancelli, l’asso di fioriā€Ā ĆØ il libro del giornalista Paolo Venturini con protagonista il ciclista bresciano Michele Dancelli attivo dal 1963 al 1974 nel mondo del ciclismo con 54 successi, tra i quali la Milano-San Remo del 1970 con una fuga in solitaria di 70 chilometri. Il libro edito da Compagnia della Stampa Massetti Rodella, grazie alle fotografie e ai testi di Venturini ripercorre le imprese sportivi di Dancelli e, allo stesso tempo, lo racconta dal punto di vista umano e emotivo, dando al lettore un ritratto completo di Dancelli sportivo e uomo. Ne abbiamo parlato con l’autore. Prefazione Ernesto Colnago.

Paolo ben trovato a Liberi di scrivere, perchĆ© hai scelto di scrivere un libro sul ciclista Dancelli? L’idea ĆØ nata a fine 2019 dal momento che nel 2020 si celebravano i 50 anni dalla vittoria alla Milano Sanremo di Michele Dancelli al termine di un’impresa epica che fotografa in pieno il carattere di attaccante e ribelle di Michele Dancelli. La vittoria alla Sanremo ĆØ il successo più prestigioso nella carriera del ciclista bresciano. ma non l’unico. Purtroppo la sua immagine ĆØ legata a quell’impresa e quasi tutti gli appassionati lo ricordano solo per questo. CosƬ ho pensato di rendergli omaggio raccontando la sua figura affinchĆ© non fosse dimenticato. In fondo si dice che i libri donino l’eternitĆ . A parte questo non volevo emulare altri che hanno scritto in passato sul campione di Castenedolo ed ho pensato di legare la sua figura al momento storico, ovvero la fine degli anni ā€˜60 per contestualizzarlo e farlo diventare a suo modo un figlio del suo tempo, ovvero un corridore e un uomo ribelle alle convenzioni, istintivo e rivoluzionario nel modo di interpretare la corsa senza eccessivi tatticismi, ma con tanta creativitĆ . Tant’è che il titolo originale dell’opera doveva essere ā€œIl Ribelleā€, poi…

ā€œL’asso di fioriā€ del titolo che cosa rappresenta? Quando stavo raccogliendo il materiale per la pubblicazione del libro ho scoperto che la vittoria alla Milano Sanremo di Dancelli funge da ispirazione a Ernesto Colnago, oggi ambasciatore del made in Italy per quanto riguarda le bici da corsa e profondo innovatore tecnico (introdusse per primo il telaio in carbonio e i freni a disco), per la creazione del suo logo famoso in tutto il mondo, l’asso di fiori. Ma pochi sanno che quel simbolo nacque proprio in seguito alla vittoria di Michele a Sanremo. Colnago all’epoca, il 19 marzo del 1970, ĆØ il meccanico di Dancelli, lo segue in ammiraglia con la bici in spalla durante la sua fuga e gioisce con lui per la vittoria. Al ritorno entusiasta da Sanremo, la sera si ferma a cenare in un ristorante di Laigueglia dove incontra Bruno Raschi, storica firma della Gazzetta dello sport intento a scrivere per il giornale sportivo dell’impresa di Dancelli. Confidandosi con il giornalista, Colnago gli rivela che sta cercando un nuovo logo per la produzione delle sue biciclette e vorrebbe fare qualcosa in ricordo di quella straordinaria giornata. Raschi gli suggerisce l’asso di Fiori, perchĆ© l’asso ĆØ lui Colnago, re della bici, ma ĆØ anche Dancelli, il fuoriclasse e i fiori che ricordano la Riviera dove si ĆØ celebrata l’impresa. Da lƬ inizia una storia imprenditoriale tutta nuova e di grande soddisfazione per Colnago. In senso più esteso però l’asso di fiori rappresenta anche una carta vincente, proprio come Dancelli, capace se vuole ed ha fortuna, di qualsiasi impresa.

Come è stato ricostruire la vita del ciclista bresciano? Naturalmente alla base ci sono stati una serie di colloqui interviste nelle quali ho sollecitato alcune risposte e ho chiesto di raccontarmi qualche aneddoto. Per fortuna Dancelli è stato molto lucido e alcuni episodi li ricordava perfettamente, come fosse ieri, regalandomi anche alcune chicche. Poi però ho dovuto fare un grande lavoro di ricerca per ricostruire gli avvenimenti sportivi e non solo di quel periodo per arricchire il racconto che non vuole essere una semplice biografia.

Quale ĆØ l’aspetto che più ti ha colpito di Dancelli sportivo e di Dancelli uomo? Innanzitutto la sua carica umana, correva per passione ma anche per mangiare, la bici era per lui un mezzo di riscatto sociale da una condizione iniziale di povero muratore orfano. Eppure una delle prime cose che mi ha detto ĆØ che vincere in fondo gli dispiaceva per chi veniva battuto, soprattutto se batteva non campioni per i quali una vittoria in più poteva fare la differenza. Poi nella vita privata ĆØ stato uomo di grandi passioni, ha vissuto a tratti intensamente, ha commesso errori, ma mai senza intenzionalitĆ  o peggio cattiveria.

Come definiresti la pedalata del ciclista nativo di Castenedolo (Brescia)? In gergo tecnico si dice rotonda e pulita quando un ciclista sa esprimere a pieno le sue potenzialitĆ  tecniche. Il problema di Dancelli non erano le gambe, finchĆ© non ha patito infortuni, fisicamente era fra i migliori corridori della sua epoca ricca peraltro di grandissimi campioni (Anquetil, Merckx, Gimondi, Motta solo per citarne alcuni); bensƬ la testa. PerchĆØ quando si abbassava la bandiera di una gara equivaleva per lui al drappo rosso per un toro nell’arena e si scatenava. Ma come il toro, per la sua prematura irruenza, spesso veniva infilzato dagli avversari.

Michele Dancelli ha partecipato alla stesura del libro? Che impressione ha avuto nel momento in cui si è ritrovato protagonista di una biografia? Senza il suo consenso questo libro non avrebbe visto la luce. Ho dovuto corteggiarlo per qualche mese affinché accettasse di fare il libro e sottoporsi alle domande. Avevano già scritto qualche biografia su di lui, ma le precedenti non avevano mai scavato nella sua vita privata e da lì è nata la sua ritrosia. Poi quando ha letto le prime pagine del libro, allora è stato molto contento, direi lusingato.

Quanto ĆØ stato sofferto l’abbandono del ciclismo per Dancelli?

Più di quanto non si creda. Oggi buona parte dei corridori di livello che non vogliono abbandonare l’ambiente si ricicla come direttore sportivo o manager, ai suoi tempi non c’era questa possibilitĆ . Ha fatto il possibile per restare nell’ambiente e la nostalgia per la competizione l’ha portato ad affrontare per qualche tempo le gare amatoriali della domenica.

Un’ultima domanda Paolo. Questo ĆØ il tuo primo libro, come ĆØ stato scriverlo? Stai giĆ  pensando a qualcosa d’altro? ƈ stato impegnativo perchĆ© ho dovuto conciliare il lavoro di redazione con questo. Spesso mi sono trovato a scrivere di notte. Ma alla fine ĆØ stato talmente eccitante che quando iniziavo a scrivere un capitolo andavo avanti senza sosta fino alle 6 del mattino. Mi ha particolarmente appassionato il lavoro di ricerca storica e la costruzione della storia stessa. Penso sia quello che ho sempre voluto fare nella vita e forse non ho avuto mai il coraggio, l’occasione o la giusta ispirazione per fare. E’ stato talmente eccitante e di soddisfazione la realizzazione del libro (anche se penso che avrei potuto fare meglio, col senno di poi) che ho giĆ  in cantiere altri lavori. Due libri in particolare dovrebbero vedere la luce entro fine anno, uno ancora in argomento ciclistico e un altro dedicato ad un tema completamente diverso. Entrambe saranno biografie romanzate. Di più non posso rivelare. Grazie.