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:: Un’intervista con Amalia Frontali & Rebecca Quasi, autrici di “Centro”

7 febbraio 2021

Benvenute su Liberi di scrivere, siete le vincitrici dell’undicesima edizione del Liberi di Scrivere Award, che negli anni mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e fatto conoscere libri interessanti magari anche non molto noti. Il mio premio è nato per questo, per dare visibilità ad autori e autrici meritevoli, per cui sono felice che siate qui. Parlateci di voi, dei vostri studi, del vostro lavoro, della vostra infanzia.

R: Sono una signora di mezza età, di vero lavoro faccio la maestra di scuola primaria e, durante la mia infanzia, ho avuto il privilegio di crescere con un nonno che ha fatto della narrazione il nostro principale sistema di comunicazione.

A: Ho la stessa età di Rebecca (ma mi rifiuto di dichiarare che sia mezza età), e ho avuto un’infanzia fantastica, immersa nei libri, visto che entrambi i miei genitori erano lettori fortissimi. Lavoro in ufficio, in ambito informatico, un lavoro con poca poesia, che però ha il gran pregio di non essere affatto noioso.

C’è da dire che comunque il vostro libro “Centro” è anche stato finalista al Premio Letterario Amazon Storyteller. Raccontateci come è andata.

R: Quando abbiamo terminato “Centro” casualmente erano aperte le candidature a Storyteller. “Che facciamo, partecipiamo?” ci siamo dette. Perché no? Lo abbiamo iscritto e non sappiamo bene com’è che è arrivato in finale.
E’ un romanzo che non appartiene, a mio parere, a una categoria precisa. l’accanimento nel definire ‘i sintomi’ dei vari generi e categorie mi lascia sempre molto perplessa. Mi piace pensare che “Centro” sia piaciuto perché appunto è difficile collocarlo con precisione.

A: L’emozione prevalente nello scoprire che era arrivato in finale è stata lo stupore. E’ un romanzo particolare, non ci aspettavamo davvero che attirasse l’attenzione. L’esperienza Storyteller nel complesso è stata molto divertente.

“Centro” è il primo libro che scrivete insieme? Come è nata questa collaborazione artistica?

R: A costo di sembrare ripetitiva, anche questo è accaduto per caso.
Ho amato moltissimo la saga epistolare che Amalia ha scritto a quattro mani con Amaryllis. La Saga della Sposa in 4 volumi, ha abitato la mia fantasia durante l’estate del 2019.
Quando Amalia mi ha proposto di scrivere qualcosa insieme, cosa che non avevo mai fatto, mi sono sentita lusingata ma anche impaurita, tuttavia, poichè il nostro motto è “vediamo come viene”, ho ritenuto di poter rischiare.

A: Be’ non proprio “per caso”. Dopo la lettura di “Dita come farfalle”, uno dei romance regency di Rebecca, mi ero ripromessa di conoscere l’autrice, tanto lo avevo apprezzato (il che non è frequente, sono un po’ sofistica sulle ambientazioni nella reggenza). Amo scrivere a quattro mani, la considero un’esperienza stupenda di condivisione, così quando alla fine ci siamo conosciute (si scrive conoscere e si legge abbordare online) le ho proposto un tentativo. Per lei era un salto nel vuoto, ma ho scoperto che Rebecca è una che ha il coraggio di saltare.

È un testo autoprodotto, vero? Avete ricevuto anche proposte editoriali tradizionali da editori? C’è qualcuno che volete ringraziare, che vi ha fatte incontrare?

R: Il libro è autoprodotto. Al momento non abbiamo ricevuto nessuna proposta da editori tradizionali. Il nostro incontro è avvenuto tramite i nostri libri, ci siamo lette a vicenda e ci siamo piaciute, prima come autrici e poi come persone.

A: Va detto che il self-publishing è uno strumento che entrambe amiamo molto. E’ perfetto per la scrittura amatoriale, perché consente di arrivare alla pubblicazione senza dover rendere conto a nessuno di tempi, modi, scelte. Questa è esattamente la filosofia con cui collaboriamo: divertirci senza nessun vincolo.

Avete ricevuto proposte di tradurlo in qualche lingua straniera? Avete progetti in merito?

R: Al momento non ci è stata fatta nessuna proposta per la traduzione del romanzo, devo dire che l’idea, però mi piacerebbe moltissimo, così come mi piacerebbe che diventasse un audiolibro.

A: Mi associo. A dire il vero mi piacerebbe anche moltissimo vederlo trasposto sullo schermo.

Di cosa parla il vostro libro? Quali sono i personaggi principali?

A: “Centro” parla di due atleti, uno schermidore e un’arciera, che gareggiano alle Olimpiadi di Londra del 1908, dove si conoscono e si innamorano, con la consapevolezza che la loro avventura debba in breve tempo terminare con una separazione. Il destino li farà rincontrare sei anni dopo, in una Vienna alle soglie della guerra, dove tutti i nodi verranno al pettine.

R: “Accordi”, il nostro nuovo romanzo, che uscirà il mese prossimo, racconta la storia di un matrimonio aristocratico nell’alta nobiltà, contratto secondo le consuetudini dell’epoca ma che le circostanze e i ‘contraenti’ muteranno in una storia d’amore. I protagonisti di “Accordi” sono personaggi secondari in “Centro”.

Come vi siete documentate nella stesura? Ci sono parti tratte dalla realtà? Essendo un romanzo storico so che avete fatto molte ricerche, ma in alcuni punti avete come dire preso delle licenze poetiche, non è vero?

A: In molti punti, direi che è pieno di licenze. Abbiamo cercato di ricostruire più che altro le atmosfere della belle epoque, sospese su un mondo in equilibrio instabile fra la tradizione e la modernità. Anche i personaggi incarnano questo contrasto, con il rispettivo vissuto. La parte storica legata alle Olimpiadi (che sono molto ben documentate anche online) è piuttosto fedele per quanto riguarda luoghi, tempi e modi, ma i personaggi storici li abbiamo “presi in prestito” offrendo loro destini più clementi di quelli che la storia gli ha riservato. Anche per questo abbiamo inserito un paragrafo di note storiche e di scuse ai personaggi, per le libertà che ci siamo concesse.
Per la cornice storica abbiamo più che altro giocato sui piccoli dettagli, per cercare di trasmettere in modo realistico l’ambientazione.
In che genere può essere collocato? Ne segue le regole principali, o è innovativo e un po’ si discosta?

R: Non credo che “Centro” sia ligio alle regole di collocamento. E’ rosa, ma non rosa rosa. E’ storico ed è anche uno sport-romance. E’ sicuramente una storia d’amore e ha l’intento di mostrare come eventi che non possiamo controllare, influenzino la vita delle persone.

Che accoglienza avete avuto dalle lettrici e dai lettori? E dalle blogger e dalla stampa?

R: In generale l’accoglienza è stata positiva. Come è naturale qualcuno non ha apprezzato il romanzo, alcune critiche le ho trovate molto pertinenti e costruttive. Personalmente sono molto grata a “Centro”, scrivere con un’altra persona, avere un confronto continuo su trama, personaggi, dettagli e sfumature, l’ho trovato molto formativo. E’ assai diverso discutere di una storia ‘strada facendo’ rispetto ad avere un confronto finale con beta readers, editor e blogger.

A: Se parliamo di numeri, non è un romanzo che abbia scalato le classifiche, forse anche a causa della sua atipicità, come si diceva. Ha però ricevuto diversi riscontri positivi, ottime critiche costruttive e soprattutto ci ha permesso di conoscerci, divertirci e far sbocciare un’amicizia, risultato che personalmente considero impagabile.

Quali sono i vostri autori preferiti? Che genere di libri amate di più leggere?

R: Leggo di tutto a parte l’horror. Tra i miei autori preferiti ci sono J. Austen, A. Trollope, E. Wharton, E. Von Arnim. Tra i contemporanei A. Tyler.

A: Sono piuttosto eclettica, l’unico tipo di romanzi che non leggo sono quelli sulle malattie e la disabilità, tipo cancer books e ho qualche riserva sullo spionaggio. Tra i miei autori preferiti posso citare Austen, Wharton, Zweig, Durrenmatt. Più recenti McMaster, McEwan, Ng.

Infine, ringraziandovi della disponibilità, l’ultima domanda. State lavorando a un nuovo romanzo? Quali sono i vostri programmi per il futuro?

R: Non abbiamo materialmente iniziato nulla di nuovo, ma abbiamo diverse idee in cantiere. Senz’altro completeremo la serie “Belle Epoque” con un terzo romanzo che narrerà le vicende di Ernest, comparso in “Centro”.

A: L’unica certezza è che non abbiamo nessuna intenzione di interrompere la collaborazione, ci siamo divertite troppo.