Benvenuti su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Alcune domande sono personali, ad altre potrete rispondere entrambi. Cominciamo con la prima, in realtà più una presentazione. Descrivetevi ai nostri lettori, raccontateci che studi avete fatto, dove siete cresciuti, cosa fate attualmente.
Franco Forte: classe 1962, ho dedicato la mia vita ai libri e alla scrittura. Milanese di nascita, ora vivo in un paesino della campagna lodigiana. Dopo gli studi di ingegneria elettronica mi sono dedicato al giornalismo, alla scrittura e alle traduzioni. Oggi pubblico romanzi con Mondadori, curo le collane Il Giallo Mondadori, Urania e Segretissimo, possiedo con altri soci una piccola casa editrice (Delos Digital) e mi occupo di scrittura a 360°, dal cinema alla tv al teatro.
Guido Anselmi: classe 1972, dopo venti anni dedicati all’ingegneria del software, ho deciso di averne abbastanza delle quattro mura entro le quali stavo confinando la mia vita. Dopo aver vinto il premio WMI, ho iniziato una fortunata collaborazione con Delos Digital, pubblicando due romanzi brevi e un racconto. “Romolo Il primo re” è il mio esordio con Mondadori.
Per Franco: Dunque in questo romanzo storico hai affrontato la figura di Romolo, il fondatore di Roma. Personaggio impegnativo, soprattutto perché le fonti storiche non sono molte, giusto? Come vi siete documentati?
Le fonti storiche sono molto frammentate, più che altro frutto di interpretazioni (spesso fantasiose) da parte di autori classici molto lontani dal periodo descritto, e questo ci ha dato modo da una parte di poter sfruttare la fantasia e l’immaginazione per coprire gli ampi squarci mai raccontati di questa vicenda, dall’altra ci ha costretto a discriminare attentamente fra tutte queste fonti, cercando quelle più plausibili e vicine a una possibile realtà su come si sono svolti i fatti che poi abbiamo raccontato nel romanzo. Un lavoro certosino ma molto interessante, che ci ha fatto scoprire un’epoca buia e tormentata, che ben pochi avevano raccontato in modo così approfondito.
Per Guido: Franco Forte ha all’attivo tantissimi romanzi storici, è un veterano nel trasformare personaggi come Caligola, Genis Khan in eroi. Come vi siete incontrati e come è stato lavorare con lui. Come vi siete divisi il lavoro?
La nostra prima collaborazione è avvenuta tramite la rivista Writers Magazine Italia, di cui Franco è responsabile, ed è continuata in maniera sempre più fitta e continuativa negli anni successivi. Lavorare con lui è stata un’esperienza tanto impegnativa quanto entusiasmante, non abbiamo diviso il lavoro in maniera rigida, ma abbiamo assegnato i compiti in base alle esigenze del momento, trovando sempre un grande accordo.
Per entrambi: Che idea vi siete fatti di Romolo, come ve lo siete immaginato per tutta la stesura del romanzo?
Romolo era un visionario, un uomo interessato non solo alla sopravvivenza spicciola, quella con cui si doveva combattere ogni giorno, ma anche a un possibile futuro per la sua gente. Intorno a lui si è coeso un progetto di comunità molto ardito per l’epoca, che ha fatto della comunione di intenti e della forza del gruppo un’arma formidabile per crescere nel tempo, fno a dare forma a quella che è stata la più grande fra le civiltà antiche dell’umanità: Roma. Solo un uomo straordinario, con una mente agile e lungimirante, avrebbe potuto perseguire un compito del genere, e Romolo l’ha fatto. A scapito di tante morti e di tanto sangue (fra cui anche quello del fratello Remo), ma non in nome del potere personale, bensì per dare un futuro al suo popolo. Crediamo che questa sia la misura della grandezza di questo personaggio.
Per Franco: La storia di Romolo e Remo, la loro rivalità che in un certo senso portò al fratricidio ricorda la storia di Caino e Abele, anche se Abele diciamo era il buono e quello che morì. Quando furono abbandonati Romolo e Remo in teoria dovevano essere lasciati alle acque del Tevere, questo fatto ricorda l’abbandono di Mosè in una cesta di canne. Quanto ha inciso secondo te la storia biblica nella creazione del mito legato a questi personaggi?
Diciamo che tutte le grandi storie si rifanno a degli archetipi che piacciono al pubblico che le ascolta, e dunque qualsiasi leggenda si rifà in qualche modo a quelle impalcature narrative primordiali che ancora oggi sono capaci di farci emozionare. Il nostro lavoro, come narratori, è stato quello di cercare di dare un senso, di rendere razionale e il più possibile plausibile, ciò che nel corso dei secoli, passando di bocca in bocca, si è accresciuto del sensazionalismo e della fantasia di chi ha cercato di rendere sempre più entusiasmante questa storia, affondando nel mito e nella superstizione per ammantare tutto con il sapore della leggenda.
Per Guido: Chi ha avuto l’idea di cercare di ricreare la vita quotidiana delle popolazioni di pastori dell’alto Lazio del 700 avanti Cristo?
L’idea è stata condivisa e portata avanti da entrambi, d’altronde non potevamo fare diversamente, vista la difficoltà di ricreare in modo realistico usi e costumi di tremila anni fa, dei quali si conservano testimonianze tutt’altro che esaustive.
Per entrambi: Quale è stata la parte più difficile nella stesura del libro: la raccolta delle fonti, la creazione dei dialoghi, la struttura narrativa?
Scrivere alla fine è la parte più facile, quando si hanno le idee chiare e si sa come farlo. Studiare le fonti è stato molto impegnativo, organizzare il lavoro e la struttura narrativa del testo, un po’ meno. Ma non si può costruire un romanzo di questo tipo senza tanto lavoro e senza sputare sangue, questo deve essere chiaro. Come ogni buon romanzo, ha richiesto molto lavoro e tanta dedizione, ma ci ha ripagato con grandi soddisfazioni, fra cui anche l’apprezzamento del pubblico.
Per Franco: Molta importanza è data all’azione, alla parte avventurosa della storia. Perché questa scelta?
Perché stiamo parlando di quasi 3000 anni fa, un peridodo primitivo, selvaggio, primordiale, dove la lotta per la sopravvivenza era all’ordine del giorno. Non c’era nulla che non fosse avventuroso, misterioso, pericoloso, e dunque dovevamo far muovere i nostri personaggi in questo contesto, che abbiamo cercato di ricostruire nel modo più verosimile possibile.
Per Guido: Il romanzo, sebbene uscito quasi in concomitanza con il film dallo stesso titolo di Matteo Rovere, non ha legami diretti con la pellicola cinematografica. Voi avete iniziato molto prima a lavorare alla stesura del libro, vero?
L’uscita in contemporanea del film e del romanzo è stata una incredibile coincidenza, che ha portato due progetti a lunga scadenza a vedere la luce allo stesso tempo. Dal nostro punto di vista, “Romolo” rappresenta solo il primo tassello di un progetto cui abbiamo dedicato tantissimo tempo e che coinvolgerà tanti altri validi autori, insieme ai quali intendiamo raccontare la storia dei primi sette re di Roma.
Per entrambi: Ci sono stati momenti in cui non eravate d’accordo su alcuni punti, su alcune soluzioni narrative? Avete discusso, come siete giunti a un accordo?
Si discute sempre su tutto, ci si infuria, si ride, ci si dà pacche sulle spalle, ci si sostiene, ci si insulta e si brinda insieme. È l’essenza stessa del lavoro di squadra, e dunque ci siamo passati anche noi. Ma è il bello della faccenda…
Per Franco: Nella stesura di un romanzo storico la grande difficoltà è il compromesso tra fedeltà alle fonti, perlomeno le più accreditate, e la fantasia, la creazione puramente letteraria. Ecco tu come ti comporti in questi casi, svelaci il tuo segreto?
Chi scrive romanzi storici deve sempre fare riferimento alle fonti più attendibili che riesce a trovare, dopodiché deve ricostruire per il lettore tutto ciò che gli storici non sono riusciti a scovare tra i resti archeologici, e sfruttare la fantasia e l’immaginazione per colmare questi buchi in modo verosimile e coerente con il contesto derivato dai lasciti storici. Un lavoro affascinante, che però va fatto con grande cautela, cercando di essere sempre pronti a rendere plausibile qualsiasi situazione si decida di descrivere.
Grazie a entrambi come ultima domanda vi chiederei a cosa state lavorando ora, quali sono i vostri progetti attuali?
Adesso ciascuno per la sua strada, con tanti progetti, tante idee e… diverse belle novità di cui presto daremo notizia.
I progetti sono diversi, alcuni a lunga scadenza, altri ormai prossimi a sbarcare in libreria, di cui tuttavia non possiamo ancora parlare 🙂
Stamattina papà la tua morte è tra le notizie di Facebook. Non ci sentivamo da quanto? Un mese? Non ricordo con precisione. Da ultimo eri tu a chiamarmi. E io spesso ero costretto a tagliare corto. No che non mi facesse piacere sentirti. Ma mi chiamavi sempre quando ero al lavoro. Del resto io non ho orari. E di questi tempi il lavoro viene prima di tutto. Ora che ci penso a volte non ti ascoltavo nemmeno. Anche perché sapevo già che cosa mi avresti detto. Furtwangler. Berlino. I Berliner e quella maledetta Nona Sinfonia.
Torna Alessandro Berselli con un nuovo libro. Piccole dimensioni, grande contenuto. La vicenda che ci racconta è centrata su Ivan Cataldo, trainer aziendale specializzato in marketing partitico. Uomo piacente, abbigliamento ricercato, amante della cucina raffinata e alternativa. Una moglie, una figlia vicina alla maggiore età e una in arrivo. Cosa gli manca? In apparenza nulla. È realizzato, i soldi non sono un problema, tutto sta procedendo al meglio. Finché … gli viene fatta una proposta lusinghiera, legata a nuove e ambiziose idee politiche. La sua curiosità si accende, i suoi equilibri diventano incerti. Superare o no la sottile linea che ha curato giorno dopo giorno in modo quasi maniacale? Non vi svelo altro.
Finalmente in volume esce oggi, unicamente su Amazon, la mia prima raccolta di racconti: Il Meglio di Shanmei: Sette racconti Fantasy dell’Antica Cina e un Mystery Storico.
Tornano le avventure e le indagini del Brigadiere del Carmine, nato dalla penna di Enrico Mirani, giornalista e scrittore. La città di ambientazione è la Brescia del 1915, un luogo che in Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915, edito da Liberedizioni, sente l’incombere della guerra -la Prima-, dove ci sono manifestazioni pubbliche tra interventisti e neutralisti, dove cominciano ad attrezzarsi ospedali e caserme militari per essere pronti al prossimo conflitto bellico, e dove, le incursioni aeree diventano, giorno dopo giorno, una routine che getta nel panico la popolazione. La nuova avventura del Carabiniere Francesco Setti sradica il protagonista delle intricate maglie della città di Brescia e lo costringe, per esigenze lavorative, a trasferirsi nella campagna locale, dove l’atroce misfatto si è compiuto. In un piccolo paesino di provincia, in un campo, è stato ritrovato il corpo abbandonato e martoriato di una ragazzina, assassinata senza pietà. Chi l’avrà uccisa? Perché? Francesco Setti cercherà di trovare una soluzione, ma le indagini si riveleranno molto più complesse del previsto. Tanto per cominciare il protagonista dovrà affrontare un senso di spaesamento determinato dal fatto che lui è abituato a acciuffare criminali per le vie del Carmine a Brescia e nel quartiere delle Pescherie (quando ancora c’era, visto che nel 1927 venne demolito per lasciare spazio a Piazza della Vittoria), mentre questa caccia all’assassino si svolgerà in piena campagna, un ambiente sconosciuto, misterioso, tutto da scoprire, perché le cose non sono mai quello che sembrano a prima vista. Setti non sarà solo, con lui l’inseparabile Mario Serafini. Il duo avrà una “bella gatta da pelare”, nel senso che nel piccolo centro campagnolo, gli imprevisti pronti ad ostacolare le indagini arriveranno inaspettati. Tra di essi ci saranno la profonda omertà e la poca disposizione a collaborare della popolazione locale. Setti dovrà lavorare duro per conquistare la fiducia della gente di paese, persone umili, ma molto diffidenti, che lo vedono come l’elemento estraneo, lo straniero arrivato dalla città per passare alla lente d’ingrandimento le loro vite e trovare il responsabile dell’atroce morte della piccola e innocente vittima. Non solo, perché il protagonista avrà un altro bel grattacapo che gli darà un po’- tanto- tormento: la nuova fidanzata. Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915 è un giallo avvincente, che richiama la struttura narrativa del giallo tradizionale, con un l’aggiunta dell’analisi della dimensione psicologica del protagonista e degli altri attori narrativi. Un elemento che rende il Carabiniere Francesco Setti e gli altri personaggi delle creature letterarie simili ai tanti tipi umani che caratterizzano la realtà della vita quotidiana. Altro aspetto interessante, come nel precedente lavoro, è il fatto che in Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915, l’ambientazione nel passato permetta al lettore di scoprire o riscoprire aspetti della città di Brescia e del suo territorio mutati per sempre nel corso di un secolo.
Bentornata Paola su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. È appena uscito Brisa, il tuo nuovo romanzo, ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?
Vince l’edizione 2019 del Premio letterario “La Provincia in Giallo” Raul Montanari autore del romanzo “La vita finora” edito da Baldini + Castoldi, romanzo sul cyberbullismo diffuso tra i giovani.
Daniel Woodrell è uno dei più significativi esponenti del Southern gothic americano contemporaneo, lo stesso autore ha coniato poi il termine “country noir” per definire i suoi lavori, (vi rimando a questo interessante
Una storia vera. Una diagnosi difficile che cambia completamente la vita del protagonista. Da Bologna al Niguarda di Milano per fare accertamenti specifici. Dalla casa in cui convive con la sua donna al reparto di oncologia, in pochi giorni. I ricordi lo confondono, riemergono e lo spiazzano. Tutto viene rimesso in discussione, anche il sesso. La depressione si fa sentire, prepotente. Cosa si aspetta da una diagnosi che non lascia spazio all’equivoco? Deve affrontarla a muso duro o nascondersi per essere coccolato e capito? Quanto conta per lui avere abitudini, sognare, desiderare? Cosa vuol dire stordirsi pur di non provare dolore? Che significato acquistano in un percorso come questo la vita e l’amore? E la morte?
“I rompiscatole. Storie di giovani eroi senza mantello”

























